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Daniele Zito ci racconta LA SOLITUDINE DI UN RIPORTO

febbraio 4, 2014

Daniele Zito ci racconta LA SOLITUDINE DI UN RIPORTO (Hacca edizioni). Domani pubblicheremo uno stralcio del romanzo.

di Daniele Zito

La solitudine di un riporto” racconta la solitudine estremamente rumorosa di un piccolo libraio di provincia e il suo goffo tentativo di conquistare una libertà  che gli è sempre stata negata.
E’ un romanzo al quale ho lavorato per circa due anni raccogliendo materiale, riferimenti e citazioni praticamente ovunque: dalla Letteratura con la ‘l’ maiuscola a quella con la ‘l’ minuscola, dalle canzoni pop a quelle impegnate, sino ad arrivare a cinema, fiction e televisione. Finito questo lavoro sfiancante, ho montato tutto come se fosse un grande mosaico.

L’obbiettivo era quello di costruire una sorta di libro-libreria all’interno del quale far muovere il mio libraio. Perché tutto ciò funzionasse ho dovuto creare dal nulla uno stile che interpolasse tutti gli stili dei frammenti che avevo raccolto (in modo da non dar luogo a troppe dissonanze). Volevo approdare a un libro leggibile, di facile fruizione, che celasse in ogni modo la complessità con la quale era stato intessuto. Anche questo è stato un lavoro estenuante, spesso contraddittorio e disperato. Ho provato diversi registri, diversi ritmi, diverse posture. Alle fine ho optato per una scrittura prevalentemente grottesca: più che descrivere la realtà, o raccontarla, ero interessato a prenderla in giro, a complicarla, a esasperarla fino al parossismo.
Ne è uscito fuori un libro molto strano che contiene in parte i miei incubi e in parte gli incubi degli autori che ho via via citato in esso. Sin dalla sua uscita si è costruito uno zoccolo duro di lettori, molti dei quali proprio librai che nella parabola di questo piccolo libraio bombarolo (che di giorno odia i clienti e di notte fa saltare in aria grandi librerie di catena) hanno visto il riflesso deformato della propria vicenda esistenziale e lavorativa. Gran parte del successo del libro lo devo a loro e alla loro complicità, oltre che alla loro solidarietà.

© Letteratitudine

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