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PAPA FRANCESCO. LA CAREZZA DI UN PADRE, di Maria Di Lorenzo

febbraio 17, 2014

PAPA FRANCESCO, LA CAREZZA DI UN PADRE, di Maria Di Lorenzo

a cura di Simona Lo Iacono

La Provvidenza è fantasiosa e imprevedibile, non conosce la stanchezza o la fiacca, è una laboriosa cospiratrice al servizio di Dio.
Armeggia, la Provvidenza e, a nostra insaputa, tesse momenti e colpi di scena. E’ ospitale e allegra, tenerissima e paziente, e – soprattutto – ha un chiodo fisso: la nostra salvezza.
Perciò niente di strano che in questi anni, mentre noi eravamo occupati ad amare, a sbagliare, a lavorare, a creare e distruggere, a costruire una famiglia o a perderla, Lei operava segreta e sepolta, intuendo i nostri bisogni, soccorrendoci senza darlo a vedere.
Una serie di incastri e meraviglie che neanche il più arguto dei registi avrebbe saputo costruire, un fluire di eventi logico, necessario, di intensità crescente fino ad arrivare a Lui. Questo Papa.
La sequenza è perfetta: le luci abbaglianti di un papa buono, prima, di un papa sorridente, poi. E di un santo papa polacco subito dopo. Infine, un papa umilissimo che legge nel futuro e preannuncia l’arrivo di questo padre, la cui unica missione è sanare, consolare, portare tenerezza.
Maria Di Lorenzo in “Papa Francesco. La carezza di un padre” (Edizioni dell’Immacolata) ripercorre le tappe della vita di Jorge Bergoglio con lo spirito della cronista rigorosa e della conoscitrice della Provvidenza. Nella storia di quest’uomo semplice, senza orpelli e ornamenti, non vede solo un Pontefice apertissimo, vitale, vibrante di passione evangelica.
Vede anche il dono da lungo tempo preparato, il mistero che – nuovamente – ci si rivela con pienezza e ardore.
Papa Bergoglio arriva a Roma straniero ma con sangue italiano nelle vene, ha alle spalle un lungo esercizio tra gli ultimi e i diseredati. Ha imparato presto che amare vuol dire una cosa soltanto: esserci. Piangere con chi piange. Ridere con chi ride. Non lo interessa il giudizio, e forse non sa neanche come formularlo. La notte in cui un terribile rogo devasta l’affollata discoteca Cromañòn, nel 2004, fa il giro degli ospedali per consolare le famiglie e assistere i sopravvissuti. Sette anni dopo, quando un treno deraglia nella stazione di Once, accorre dai feriti. Lava e bacia i piedi degli ammalati di AIDS, offre ai poveri, accoglie, accarezza, abbraccia. Quando, nel 1998, diventa arcivescovo e gli assegnano l’appartamento arcivescovile, preferisce rifiutare e trasferirsi in una cameretta al terzo piano della Curia, simile ai suoi, povero tra i poveri. Già Papa, corre a Lampedusa, mescola le sue lacrime al sangue del mare. Piange i figli che non conosceva, le traversate accorate verso la speranza. Se tuona di indignazione è per scuotere l’indifferenza, per invitare l’uomo a farsi carico dell’altro uomo.
Per il resto, non gli importa nulla della vita di chi gli sta davanti, non giudica. In ogni caso, vede un ferito, una persona in attesa di un gesto. Come quando Matteo scrive: “Gesù vide un pubblicano e siccome lo guardò con sentimento d’amore e lo scelse, gli disse: Seguimi”.
Papa Francesco fa la stessa cosa. Guarda con sentimento d’amore, fa spallucce alle categorie, alle barricate che gli esseri umani costruiscono. Piuttosto, risana, sorride, entra nella necessità più lacerata di ognuno di noi, nel mistero più doloroso: essere amati. La misericordia non è affare per i buoni e per i giusti, scova anzi i figli più sgangherati e imperfetti, gli arrovellati e gli indecisi, i traditori e i refrattari. E’ calda, la Misericordia, ci conosce e ci rassicura. Sembra dirci: poichè sei caduto, ti amo di più.

– Cara Maria, raccontaci chi è questo Papa, da dove proviene.
Da dove posso cominciare? Hai usato delle parole così vere, e così profonde, per descrivere papa Francesco, cara Simona, che adesso io mi sento un po’ imbarazzata ad aggiungervi qualcosa che possa superare quanto tu hai appena detto. Posso dire allora, riassumendo alcuni miei pensieri, che cosa è, che cosa significa questo papa per me, per la mia vita. Forse qualcuno potrà riconoscersi nelle cose che io dico, che mi vengono dal cuore.
Questo papa, che per me era – e continua ad essere – padre Jorge, quell’umile e spirituale prete argentino che ha trascorso tutta la vita ad amare i poveri, ad ascoltare e a fasciare i cuori feriti delle persone conosciute lungo la strada, a un certo punto è divenuto un pastore universale, la guida spirituale di oltre un miliardo di cattolici nel mondo. Mi ha dato una gioia immensa, per me è stata la compiuta realizzazione di un sogno lungamente coltivato nel mio cuore. Io sognavo infatti che padre Jorge un giorno diventasse papa, lo sognavo caparbiamente e malgrado tutto, perché era un dono che volevo per il mondo, desideravo che il mondo intero lo conoscesse ed amasse, e che potesse farsi riscaldare dalla fiamma del suo cuore, un cuore caldo e tenero di padre.
Da dove proviene papa Francesco, tu mi chiedi. Soltanto geograficamente egli proviene dall’Argentina, “un paese – come disse lui stesso la sera dell’elezione – quasi alla fine del mondo”. In realtà questo papa proviene da un “luogo” molto, molto vicino a noi, direi quasi interno al nostro cuore. Proviene dagli abissi della nostra solitudine, dal vuoto assordante delle nostre vite segnate dal disamore, mai neppure sfiorate dalla tenerezza, vite come cisterne screpolate senza una goccia d’acqua che l’arsura divora e che quell’acqua così anelata la ritrovano forse, qualche volta, solo nel sogno. Ecco che, a un certo punto, quel sogno per milioni di noi si è materializzato il 13 marzo 2013, ha preso consistenza, aveva un nome e un volto, una voce e un sorriso. E finalmente ci regalava quello che non avevamo osato chiedere mai, che non avevamo osato dire neppure a noi stessi. Noi, quel giorno, non siamo stati più orfani.

– E poi, quella data di inizio del suo Pontificato. Il 19 Marzo 2013 Francesco inizia ufficialmente con una Messa solenne in San Pietro. Nel giorno di San Giuseppe, dunque. Non è un’incredibile coincidenza con questo suo essere, prima di tutto, “padre”?
Sì, è proprio una bella coincidenza, ma lasciami dire, Simona, che nelle cose della fede, come in quelle della vita, le coincidenze non esistono. Esistono i fili di un destino la cui trama incessantemente si dipana sulle vite degli uomini e delle donne di ogni tempo e di ogni latitudine. Esiste l’evidenza. E l’evidenza in questo caso si coniuga con una data, il 19 marzo, che è estremamente significativa per la storia personale di papa Francesco. Fin da ragazzo infatti Jorge Bergoglio è stato per così dire amorevolmente “perseguitato” dalla figura di San Giuseppe, io questo lo scrivo nel mio libro. Fin da quel lontano 21 settembre 1953, quando non ancora diciassettenne entrò nella chiesa di San Giuseppe a Buenos Aires per una fugace visita al tabernacolo e sentì nel suo cuore in modo chiaro e ineludibile la chiamata al sacerdozio. Quel giorno, proprio quel giorno molto lontano, cara Simona, ci veniva dato un padre. Un padre le cui parole, tutte le sue parole pronunciate con la sua voce calma e pacata dalla calda cadenza argentina, sono come stille di dolcezza che scendono nei cuori infreddoliti e desolati di tanti uomini e donne del nostro tempo.

– Il primo viaggio è a Lampedusa l’8 luglio 2013. Ad accoglierlo, striscioni con su scritto: “benvenuto tra gli ultimi”. La gente sente di somigliargli, lo vede soprattutto come un papa vicino, prossimo alla nostra esperienza e alla nostra fragilità. Un papà “tenero”. Anzi, credo che sia proprio la “tenerezza” la vera rivoluzione di Papa Francesco. Non credi, cara Maria?
Sì, dici bene, la tenerezza è la vera “rivoluzione” di questo pontefice. Lo scrittore Fëdor Dostoevskij, che papa Francesco ama in modo particolare, dice che “la tenerezza è la forza dell’amore umile”. E’ bellissima questa definizione, e molto vera. Noi potremmo aggiungere che la tenerezza è il volto affettivo della misericordia, ed è qui la chiave del pontificato di Jorge Bergoglio: la misericordia. Papa Francesco è venuto per annunciarci la misericordia di Dio.
Che cosa è mai la misericordia, ci domandiamo. Siamo in tanti a non saperlo oggigiorno. La parola “misericordia” è un concetto che suona alquanto incomprensibile alla maggior parte della gente, spesso svuotata del suo significato più autentico, eppure anelata, più o meno inconsciamente, da tanti uomini e donne del nostro tempo, persone a cui la vita ha graffiato il cuore lasciando profonde cicatrici mai rimarginate.
La misericordia è l’amore senza “se” e senza “ma”, quello che trabocca dal cuore, quello che non giudica ma accoglie, che si dà a piene mani. Un amore che forse noi non abbiamo conosciuto mai, che forse non riusciamo neanche a concepire, ma che ci dà la gioia di abbandonarci come semplici creature nelle mani del Padre, e la nostra gioia scaturisce dalla certezza di essere voluti ed amati molto al di là dei nostri meriti umani. Amati senza condizioni. Nella nostra miseria e nella nostra imperfezione. Per pura gratuità. Vale a dire per puro amore.
Papa Francesco, con ogni sua parola, con ogni suo gesto che gli viene dal cuore – perché questo è il suo stile, con lui le “cose del cuore” hanno la precedenza su tutto – sta qui a ricordarcelo e ci dice anche la necessità che abbiamo tutti quanti, credenti e non credenti, di intraprendere un cammino, e – se lo vogliamo – noi questo cammino lo possiamo fare insieme a lui, che ci si pone accanto come un compagno di strada. Perchè alla fine, sai, arriva un giorno in cui si giunge a comprendere che l’amore è l’unica casa da abitare in questa vita. Una casa in cui poter far respirare l’anima al soffio della tenerezza e assaporare quell’infinito che il nostro cuore cerca e ardentemente desidera. La vita, in fondo, è solo questo per noi: una teofania luminosa e oscura dell’amore.

– Grazie per questo dono, cara Maria, per questo libro che ci fa sentire figli amatissimi dal Padre.

***

Maria Di Lorenzo – Scrittrice e giornalista culturale, autrice di cinema e di teatro, ha pubblicato fino ad oggi una quindicina di libri compresi nei generi narrativa, poesia e saggistica, la maggior parte dei quali tradotti in diverse lingue (inglese, portoghese, polacco, turco, ceco e sloveno). Dopo il romanzo “Non lasciarmi andare via“, pubblicato nell’autunno 2012 e appena ritornato in libreria nella nuova edizione 2014, sta uscendo proprio in questi giorni la sua nuova fatica editoriale: “Papa Francesco. La carezza di un padre” (Edizioni dell’Immacolata). Il suo blog personale è: http://mariadilorenzo.wordpress.com

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