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Archive for marzo 2014

IL GRANDE BALIPEDIO, di Carlo Della Corte

IL GRANDE BALIPEDIO, di Carlo Della Corte
Endemunde Edizioni, 2014 – Collana: ’60/70

di Claudio Morandini

Le Edizioni Endemunde di Andrea e Elena Garbarino hanno meritoriamente ripubblicato “Il grande balipedio”, romanzo di Carlo Della Corte uscito per la prima volta nel 1969 presso Mondadori. Si tratta, in un certo senso, di un romanzo storico, visto che l’ambientazione è quella della Prima Guerra Mondiale, tutta fango, trincee, sangue, assalti dissennati e attese della morte (“Usmò l’aria intorno, senza sollevare il naso: carne bruciata. E sterco” si legge quasi subito). Di questo panorama orribile il protagonista, il colto e disincantato tenente Germano Bandiera (nome e cognome ironicamente parlanti), coglie subito la connotazione infernale, dando sin dalle prime pagine il nome dei diavoli delle Malebolge dantesche alle bombe che gli piovono attorno – ma lo fa con un’ironia molto contemporanea, scevra di ogni enfasi, impaurita e consapevole dell’assurdo.
C’è una forte componente a-eroica, più che antieroica, in queste pagine dense di sofferenza, pesanti di melma e insieme leggere di voli di pensiero. Vi si colgono echi, inevitabili, di “Un anno sull’altipiano” di Lussu, dei “Giorni di guerra” di Comisso, del Gadda del “Giornale di guerra e di prigionia”, dell’amato Palazzeschi autore di quel formidabile j’accuse che è “Due imperi… mancati”, certo (senza contare che talune figure secondarie possono far venire in mente, oltre ai personaggi di Lussu, alcuni figuranti de “La grande guerra” di Monicelli, scrostati però da ogni facile rimando regionalistico). Ma il tenente Bandiera non è come certi protagonisti della letteratura sulla Grande Guerra, prima brucianti di amor di patria poi ustionati da una delusione altrettanto veemente. In lui la Guerra sembra essere solo la manifestazione più lampante dell’insensatezza del tutto (anche gli amori, a cui corre spesso con il pensiero, lo sono, con il vantaggio che immalinconiscono soltanto e di sicuro non provocano milioni di morti). È, insomma, la vita di trincea, il paradigma di una condizione universale, fatta di violenza, prevaricazione, irrazionalità, attesa del nulla, attacchi e fughe, subitanei squarci di solidarietà. La retorica tradizionale della guerra, i cascami dell’estetismo dannunziano, di un eroismo alla Beethoven o in versi martelliani (cito da una sorta di decalogo di cose da odiare compitato da Bandiera) risuonano tutt’intorno a lui, nelle parole vuote e negli ordini insensati di un colonnello incongruo sin nel portamento da giraffa, o, rigirata in pura demenza, in quelle di un capitano paranoico incontrato nel corso di una pericolosa spedizione fuori dalle trincee. Leggi tutto…

FIERA DEL LIBRO DELLA ROMAGNA – Cesena, Palazzo del Capitano 5-6 aprile 2014

IL PADRE INFEDELE, di Antonio Scurati

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di Massimo Maugeri

Quando gli chiedo di leggermi una pagina, non ha esitazioni nel formulare la scelta. C’è questa scena, nella seconda parte del romanzo, in cui il protagonista – un quarantenne neopadre – deve cimentarsi con il canto di una ninnananna per addormentare la figlioletta di tre anni. È una prova difficile perché per quanto si sforzi di pensare a una nenia buona per l’occorrenza, non gli viene in mente nulla. E poi non è neppure intonato. Forse farebbe bene a lasciar perdere, ma c’è questa figlia da far dormire e non può tirarsi indietro. Così, all’improvviso, prova a intonare la melodia e le parole di uno dei pochi brani di cui ha memoria: “Bella ciao”. C’è un evidente paradosso nella scelta: un canto del risveglio che viene usato come filastrocca per conciliare il sonno; un inno alla resistenza che diventa un invito all’abbandono. Mi fa una certa impressione ascoltare Antonio Scurati mentre interpreta il protagonista del suo romanzo che cantilena, con amorevole lentezza, «Una mattina mi son svegliato, o bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao». Annuisco. Ne condivido empaticamente il senso. E alla fine, funziona. Sulle note scorticate dell’ultima strofa, la bimba si addormenta.
Il protagonista e voce narrante del nuovo ottimo romanzo di Antonio Scurati, “Il padre infedele” (Bompiani), è Glauco Revelli: un laureato in filosofia che ha scelto di non intraprendere la carriera universitaria per diventare lo chef di un rinomato ristorante di Milano ereditato dal padre. La sua matrice filosofica lo aiuterà a tracciare il percorso narrativo di questo diario su cui primeggia il nodo centrale della sua vita: la nascita della figlia e l’inizio della paternità.
La storia comincia con una scena forte che ci fa immergere nella dimensione problematica e dolorosa che vivono Glauco e Giulia dopo la nascita di Anita. Le dinamiche di coppia, che in parte si consumano nel corso delle esperienze che preludono alla nascita (le sedute del corso di preparto naturale, l’ingresso in ospedale, l’esperienza in sala parto, la scelta del nome), si sbriciolano sotto il peso dell’esercizio delle nuove funzione di mamma e papà fino alla morte dell’eros coniugale. C’è questa frase che Giulia rivolge al marito: “Forse non mi piacciono gli uomini.” Una frase tremenda, preceduta e accompagnata da un pianto disperato. Una considerazione forte, dolorosa, in parte edulcorata da quel “forse” iniziale, a cui però fa seguito, l’enunciazione di un pensiero che rivela una crisi profonda e senza ritorno. Perché Glauco sa benissimo che quel “non mi piacciono gli uomini” è riferito a lui. È lui, Glauco, che non piace più alla sua Giulia. Il diario di questa storia parte da qui, e da qui prosegue il suo percorso, con un itinerario che ci porta indietro nel tempo, prima della nascita della piccola Anita, e poi dopo, fino a ritornare a quel muro di dolore. Un storia che è sempre raccontata dal punto di vista di Glauco, uomo/marito/padre quarantenne, protagonista di questa sorta di rivoluzione antropologica e generazionale che ha al suo centro lo sviluppo di una nuova forma di affettività: un amore materno che diventa elemento caratterizzante del nuovo padre, che non può più essere fedele al modello che lo ha preceduto. In un certo senso è come se Glauco, e dunque i padri quarantenni di oggi, si trovassero loro malgrado a doversi reinventare la condizione paterna in assenza di punti di riferimento con cui confrontarsi, giacché quelli del passato appaiono sbiaditi. E forse sentono sulle loro spalle il peso della responsabilità di dover costruire un nuovo modello a cui guarderanno le successive generazioni di padri. Eppure c’è questa voce che parla dal fondo del tempo e dice a Glauco: “non sei il solo, non sei il primo, non sei l’unico, ma stai in un’immensa schiera che marcia. Non sei l’ultimo, soprattutto questo dice la voce”. Una voce che si rivolge a coloro a cui il libro è dedicato: i nuovi padri che, disarmati, stanno imparando la tenerezza delle culle. Leggi tutto…

Messaggio di Brett Bailey per la giornata mondiale del teatro 2014

Messaggio di BRETT BAILEY  per la giornata mondiale del teatro 2014

Messaggio Internazionale Giornata Mondiale Teatro 2014

International Theatre Institute ITI – World Organization for the Performing Arts
Messaggio di Brett Bailey per la giornata mondiale del teatro 2014

di Brett Bailey

Ovunque ci sia una società umana, lo spirito irrefrenabile del teatro si manifesta.
Sotto gli alberi nei piccoli villaggi, sui palchi tecnologicamente avanzati nelle  metropoli internazionali; nelle palestre scolastiche e nei campi e nei templi; nelle baraccopoli, nelle piazze, nei centri di quartiere e negli scantinati del centro città, le persone sono portate a condividere gli effimeri mondi del teatro che noi creiamo per esprimere la nostra complessità umana, la nostra diversità e la nostra vulnerabilità, con il corpo, il respiro e la voce .
Ci riuniamo per piangere e per ricordare, per ridere e per contemplare;  per imparare e affermare ed immaginare. Per meravigliarsi della destrezza tecnica, e per incarnare gli dèi . Per afferrare il nostro respiro collettivo e la nostra abilità nel produrre la bellezza e la compassione e la mostruosità. Veniamo per caricarci di energia ed essere più forti. Per celebrare la ricchezza delle nostre diverse culture  e per far dissolvere i confini che ci dividono.
Ovunque ci sia la società umana, lo Spirito irrefrenabile del teatro si manifesta.
Nato dalla gente, indossa le maschere e i costumi delle nostre diverse tradizioni. Sfruttando le nostre lingue, i ritmi ed i gesti, il teatro libera uno spazio in mezzo a noi .
E noi, gli artisti che lavorano con questo antico spirito, ci sentiamo obbligati a canalizzarlo attraverso i nostri cuori, le nostre idee e i nostri corpi,  per rivelare le nostre realtà in tutta la loro mondanità e scintillante  mistero.
Ma, in questa epoca in cui tanti milioni di persone stanno lottando per sopravvivere, stanno soffrendo sotto regimi oppressivi ed un capitalismo predatorio, sono in fuga dai conflitti e dal disagio; un epoca in cui il nostro diritto alla riservatezza è invaso dai servizi segreti e le nostre parole sono censurate da governi invadenti, in cui le foreste vengono distrutte, le specie animali sterminate e gli oceani avvelenati: cosa ci sentiamo in dovere di rivelare?
In questo mondo dove il potere è distribuito in modo diseguale, in cui vari ordini egemonici cercano di convincerci che una nazione, una razza, un genere, un orientamento sessuale, una religione, una ideologia , una cornice culturale è superiore a tutte le altre, è davvero difendibile insistere sul fatto che le arti devono essere staccate dai programmi sociali?
Noi, gli artisti delle arene e dei palcoscenici, ci stiamo conformando alle sterilizzanti richieste del mercato  o stiamo prendendo il potere che abbiamo per aprire uno spazio nei cuori e nelle menti della società , per riunire le persone attorno a noi, per ispirare , incantare, informare, e  creare un mondo di speranza e di sincera collaborazione?

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ALBERTO MORAVIA TRA ITALIA ED EUROPA – 3 aprile (Perugia)

ALBERTO MORAVIA TRA ITALIA ED EUROPA – 3 aprile (Perugia)

Convegno Internazionale di Studi realizzato dall’Associazione Fondo Alberto Moravia – Onlus in collaborazione con il Dipartimento di Lettere dell’Università di Perugia, per analizzare e riflettere sulla straordinaria esperienza del Moravia scrittore e intellettuale, che seppe e volle essere testimone del suo tempo proprio nella dialettica tra un’opera radicata prevalentemente in Italia e nella sua Roma e una cultura profondamente europea e cosmopolita, che potremmo definire “globale”. Ripensare Moravia è un momento necessario per capire il Novecento, la nostra storia e il nostro presente. Con la collaborazione del Circolo dei Lettori di Perugia, la Fondazione PerugiAssisi 2019, l’Università per Stranieri di Perugia, e con il contributo dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Perugia e di Bompiani RCS Libri.

In una doppia sessione mattutina e pomeridiana, che si terrà nell’Aula Magna della Facoltà di Lettere dell’Università di Perugia, dopo i saluti istituzionali interverranno: Roberto Barzanti (già Membro e Vice-presidente del Parlamento Europeo) su “Moravia a Strasburgo”, Raffaele Manica (Università di Roma “Tor Vergata”) su “Il Diario europeo”, René de Ceccatty (scrittore) su “Moravia e la cultura francese”, Annalisa Volpone (Università di Perugia ) su “Moravia e la cultura inglese”, Enrico Terrinoni (Università per Stranieri di Perugia) su “Il Joyce europeo di Moravia”, Dacia Maraini (scrittrice) su “Moravia in Europa”, Massimiliano Tortora (Università di Perugia) su “Moravia, un mese in URSS”, Salvatore Silvano Nigro (Università IULM) su “Moravia, Manzoni e il romanzo europeo”, Simone Casini (Università di Perugia, curatore del convegno e della raccolta delle Opere di Moravia per Bompiani) su “Moravia e Roma”, Giuseppe Nicoletti (Università di Firenze) su “Moravia e Firenze”, Alessandra Grandelis (UniversitàdiPadova) su “Moravia e Perugia”. A seguire, nel Palazzo dei Priori, un incontro tra Dacia Maraini e René de Ceccatty, moderato da Mario Andreose (Direttore Letterario RCS Libri). Per concludere, presso il Cinema Zenith, la proiezione del film “Il conformista” di Bernardo Bertolucci (1970).

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GIORNATA MONDIALE DEL TEATRO 2014

giornata mondiale teatro27 marzo 2014 – 52ª GIORNATA MONDIALE DEL TEATRO

Gli eventi della 52ª GIORNATA MONDIALE DEL TEATRO

La Giornata Mondiale del Teatro è stata creata a Vienna nel 1961 durante il IX Congresso mondiale dell’Istituto Internazionale del Teatro su proposta di Arvi Kivimaa a nome del Centro Finlandese. Dal 27 marzo 1962, la Giornata Mondiale del Teatro è celebrata dai Centri Nazionali dell’I.T.I. che esistono in un centinaio di paesi del mondo.
L’Istituto Internazionale del Teatro è stato creato nel 1948, per iniziativa dell’U.N.E.S.C.O. e di personalità famose nel campo del teatro, ed è la più importante organizzazione internazionale non governativa nel campo delle arti della scena.
L’I.T.I. cerca “di incoraggiare gli scambi internazionali nel campo della conoscenza e della pratica delle Arti della Scena, stimolare la creazione ed allargare la cooperazione tra le persone di teatro,sensibilizzare l’opinione pubblica alla presa in considerazione della creazione artistica nel campo dello sviluppo, approfondire la comprensione reciproca per partecipare al rafforzamento della pace e dell’amicizia tra i popoli, associarsi alla difesa degli ideali e degli scopi definiti dall’U.N.E.S.C.O.”.

Le manifestazioni che segnano la Giornata Mondiale del Teatro permettono di concretizzare questi obiettivi.

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L’editoria per ragazzi in sintesi: i dati

L’editoria per ragazzi in sintesi: i dati

(Fonte: AIE)

Popolazione residente (Fonte Istat):
Bambini 0-14 anni: 8.348.338
Bambini 6-14 anni: 5.047.464

Lettori di «almeno un libro non scolastico nei 12 mesi precedenti» (2013; Fonte Ufficio studi Aie su dati Istat):
2-5 anni: 63,3% («Legge, colora, sfoglia libri o albi illustrati tutti giorni al di fuori dell’orario scolastico»;
2011)
6-10 anni: 49,3%
11-14 anni: 57,2%
15-17 anni: 50,6%
18-19 anni: 50,1%
Media Italia: 43,0%

Lettori (6-14 anni, in proiezione): 2.472.232 (-7,4%)

Hanno «letto o scaricato on line libri o e-book» (2013; Fonte Ufficio studi Aie su dati Istat):

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