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Archive for marzo 2014

IL GRANDE BALIPEDIO, di Carlo Della Corte

IL GRANDE BALIPEDIO, di Carlo Della Corte
Endemunde Edizioni, 2014 – Collana: ’60/70

di Claudio Morandini

Le Edizioni Endemunde di Andrea e Elena Garbarino hanno meritoriamente ripubblicato “Il grande balipedio”, romanzo di Carlo Della Corte uscito per la prima volta nel 1969 presso Mondadori. Si tratta, in un certo senso, di un romanzo storico, visto che l’ambientazione è quella della Prima Guerra Mondiale, tutta fango, trincee, sangue, assalti dissennati e attese della morte (“Usmò l’aria intorno, senza sollevare il naso: carne bruciata. E sterco” si legge quasi subito). Di questo panorama orribile il protagonista, il colto e disincantato tenente Germano Bandiera (nome e cognome ironicamente parlanti), coglie subito la connotazione infernale, dando sin dalle prime pagine il nome dei diavoli delle Malebolge dantesche alle bombe che gli piovono attorno – ma lo fa con un’ironia molto contemporanea, scevra di ogni enfasi, impaurita e consapevole dell’assurdo.
C’è una forte componente a-eroica, più che antieroica, in queste pagine dense di sofferenza, pesanti di melma e insieme leggere di voli di pensiero. Vi si colgono echi, inevitabili, di “Un anno sull’altipiano” di Lussu, dei “Giorni di guerra” di Comisso, del Gadda del “Giornale di guerra e di prigionia”, dell’amato Palazzeschi autore di quel formidabile j’accuse che è “Due imperi… mancati”, certo (senza contare che talune figure secondarie possono far venire in mente, oltre ai personaggi di Lussu, alcuni figuranti de “La grande guerra” di Monicelli, scrostati però da ogni facile rimando regionalistico). Ma il tenente Bandiera non è come certi protagonisti della letteratura sulla Grande Guerra, prima brucianti di amor di patria poi ustionati da una delusione altrettanto veemente. In lui la Guerra sembra essere solo la manifestazione più lampante dell’insensatezza del tutto (anche gli amori, a cui corre spesso con il pensiero, lo sono, con il vantaggio che immalinconiscono soltanto e di sicuro non provocano milioni di morti). È, insomma, la vita di trincea, il paradigma di una condizione universale, fatta di violenza, prevaricazione, irrazionalità, attesa del nulla, attacchi e fughe, subitanei squarci di solidarietà. La retorica tradizionale della guerra, i cascami dell’estetismo dannunziano, di un eroismo alla Beethoven o in versi martelliani (cito da una sorta di decalogo di cose da odiare compitato da Bandiera) risuonano tutt’intorno a lui, nelle parole vuote e negli ordini insensati di un colonnello incongruo sin nel portamento da giraffa, o, rigirata in pura demenza, in quelle di un capitano paranoico incontrato nel corso di una pericolosa spedizione fuori dalle trincee. Leggi tutto…

FIERA DEL LIBRO DELLA ROMAGNA – Cesena, Palazzo del Capitano 5-6 aprile 2014

IL PADRE INFEDELE, di Antonio Scurati

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di Massimo Maugeri

Quando gli chiedo di leggermi una pagina, non ha esitazioni nel formulare la scelta. C’è questa scena, nella seconda parte del romanzo, in cui il protagonista – un quarantenne neopadre – deve cimentarsi con il canto di una ninnananna per addormentare la figlioletta di tre anni. È una prova difficile perché per quanto si sforzi di pensare a una nenia buona per l’occorrenza, non gli viene in mente nulla. E poi non è neppure intonato. Forse farebbe bene a lasciar perdere, ma c’è questa figlia da far dormire e non può tirarsi indietro. Così, all’improvviso, prova a intonare la melodia e le parole di uno dei pochi brani di cui ha memoria: “Bella ciao”. C’è un evidente paradosso nella scelta: un canto del risveglio che viene usato come filastrocca per conciliare il sonno; un inno alla resistenza che diventa un invito all’abbandono. Mi fa una certa impressione ascoltare Antonio Scurati mentre interpreta il protagonista del suo romanzo che cantilena, con amorevole lentezza, «Una mattina mi son svegliato, o bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao». Annuisco. Ne condivido empaticamente il senso. E alla fine, funziona. Sulle note scorticate dell’ultima strofa, la bimba si addormenta.
Il protagonista e voce narrante del nuovo ottimo romanzo di Antonio Scurati, “Il padre infedele” (Bompiani), è Glauco Revelli: un laureato in filosofia che ha scelto di non intraprendere la carriera universitaria per diventare lo chef di un rinomato ristorante di Milano ereditato dal padre. La sua matrice filosofica lo aiuterà a tracciare il percorso narrativo di questo diario su cui primeggia il nodo centrale della sua vita: la nascita della figlia e l’inizio della paternità.
La storia comincia con una scena forte che ci fa immergere nella dimensione problematica e dolorosa che vivono Glauco e Giulia dopo la nascita di Anita. Le dinamiche di coppia, che in parte si consumano nel corso delle esperienze che preludono alla nascita (le sedute del corso di preparto naturale, l’ingresso in ospedale, l’esperienza in sala parto, la scelta del nome), si sbriciolano sotto il peso dell’esercizio delle nuove funzione di mamma e papà fino alla morte dell’eros coniugale. C’è questa frase che Giulia rivolge al marito: “Forse non mi piacciono gli uomini.” Una frase tremenda, preceduta e accompagnata da un pianto disperato. Una considerazione forte, dolorosa, in parte edulcorata da quel “forse” iniziale, a cui però fa seguito, l’enunciazione di un pensiero che rivela una crisi profonda e senza ritorno. Perché Glauco sa benissimo che quel “non mi piacciono gli uomini” è riferito a lui. È lui, Glauco, che non piace più alla sua Giulia. Il diario di questa storia parte da qui, e da qui prosegue il suo percorso, con un itinerario che ci porta indietro nel tempo, prima della nascita della piccola Anita, e poi dopo, fino a ritornare a quel muro di dolore. Un storia che è sempre raccontata dal punto di vista di Glauco, uomo/marito/padre quarantenne, protagonista di questa sorta di rivoluzione antropologica e generazionale che ha al suo centro lo sviluppo di una nuova forma di affettività: un amore materno che diventa elemento caratterizzante del nuovo padre, che non può più essere fedele al modello che lo ha preceduto. In un certo senso è come se Glauco, e dunque i padri quarantenni di oggi, si trovassero loro malgrado a doversi reinventare la condizione paterna in assenza di punti di riferimento con cui confrontarsi, giacché quelli del passato appaiono sbiaditi. E forse sentono sulle loro spalle il peso della responsabilità di dover costruire un nuovo modello a cui guarderanno le successive generazioni di padri. Eppure c’è questa voce che parla dal fondo del tempo e dice a Glauco: “non sei il solo, non sei il primo, non sei l’unico, ma stai in un’immensa schiera che marcia. Non sei l’ultimo, soprattutto questo dice la voce”. Una voce che si rivolge a coloro a cui il libro è dedicato: i nuovi padri che, disarmati, stanno imparando la tenerezza delle culle. Leggi tutto…

Messaggio di Brett Bailey per la giornata mondiale del teatro 2014

Messaggio di BRETT BAILEY  per la giornata mondiale del teatro 2014

Messaggio Internazionale Giornata Mondiale Teatro 2014

International Theatre Institute ITI – World Organization for the Performing Arts
Messaggio di Brett Bailey per la giornata mondiale del teatro 2014

di Brett Bailey

Ovunque ci sia una società umana, lo spirito irrefrenabile del teatro si manifesta.
Sotto gli alberi nei piccoli villaggi, sui palchi tecnologicamente avanzati nelle  metropoli internazionali; nelle palestre scolastiche e nei campi e nei templi; nelle baraccopoli, nelle piazze, nei centri di quartiere e negli scantinati del centro città, le persone sono portate a condividere gli effimeri mondi del teatro che noi creiamo per esprimere la nostra complessità umana, la nostra diversità e la nostra vulnerabilità, con il corpo, il respiro e la voce .
Ci riuniamo per piangere e per ricordare, per ridere e per contemplare;  per imparare e affermare ed immaginare. Per meravigliarsi della destrezza tecnica, e per incarnare gli dèi . Per afferrare il nostro respiro collettivo e la nostra abilità nel produrre la bellezza e la compassione e la mostruosità. Veniamo per caricarci di energia ed essere più forti. Per celebrare la ricchezza delle nostre diverse culture  e per far dissolvere i confini che ci dividono.
Ovunque ci sia la società umana, lo Spirito irrefrenabile del teatro si manifesta.
Nato dalla gente, indossa le maschere e i costumi delle nostre diverse tradizioni. Sfruttando le nostre lingue, i ritmi ed i gesti, il teatro libera uno spazio in mezzo a noi .
E noi, gli artisti che lavorano con questo antico spirito, ci sentiamo obbligati a canalizzarlo attraverso i nostri cuori, le nostre idee e i nostri corpi,  per rivelare le nostre realtà in tutta la loro mondanità e scintillante  mistero.
Ma, in questa epoca in cui tanti milioni di persone stanno lottando per sopravvivere, stanno soffrendo sotto regimi oppressivi ed un capitalismo predatorio, sono in fuga dai conflitti e dal disagio; un epoca in cui il nostro diritto alla riservatezza è invaso dai servizi segreti e le nostre parole sono censurate da governi invadenti, in cui le foreste vengono distrutte, le specie animali sterminate e gli oceani avvelenati: cosa ci sentiamo in dovere di rivelare?
In questo mondo dove il potere è distribuito in modo diseguale, in cui vari ordini egemonici cercano di convincerci che una nazione, una razza, un genere, un orientamento sessuale, una religione, una ideologia , una cornice culturale è superiore a tutte le altre, è davvero difendibile insistere sul fatto che le arti devono essere staccate dai programmi sociali?
Noi, gli artisti delle arene e dei palcoscenici, ci stiamo conformando alle sterilizzanti richieste del mercato  o stiamo prendendo il potere che abbiamo per aprire uno spazio nei cuori e nelle menti della società , per riunire le persone attorno a noi, per ispirare , incantare, informare, e  creare un mondo di speranza e di sincera collaborazione?

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ALBERTO MORAVIA TRA ITALIA ED EUROPA – 3 aprile (Perugia)

ALBERTO MORAVIA TRA ITALIA ED EUROPA – 3 aprile (Perugia)

Convegno Internazionale di Studi realizzato dall’Associazione Fondo Alberto Moravia – Onlus in collaborazione con il Dipartimento di Lettere dell’Università di Perugia, per analizzare e riflettere sulla straordinaria esperienza del Moravia scrittore e intellettuale, che seppe e volle essere testimone del suo tempo proprio nella dialettica tra un’opera radicata prevalentemente in Italia e nella sua Roma e una cultura profondamente europea e cosmopolita, che potremmo definire “globale”. Ripensare Moravia è un momento necessario per capire il Novecento, la nostra storia e il nostro presente. Con la collaborazione del Circolo dei Lettori di Perugia, la Fondazione PerugiAssisi 2019, l’Università per Stranieri di Perugia, e con il contributo dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Perugia e di Bompiani RCS Libri.

In una doppia sessione mattutina e pomeridiana, che si terrà nell’Aula Magna della Facoltà di Lettere dell’Università di Perugia, dopo i saluti istituzionali interverranno: Roberto Barzanti (già Membro e Vice-presidente del Parlamento Europeo) su “Moravia a Strasburgo”, Raffaele Manica (Università di Roma “Tor Vergata”) su “Il Diario europeo”, René de Ceccatty (scrittore) su “Moravia e la cultura francese”, Annalisa Volpone (Università di Perugia ) su “Moravia e la cultura inglese”, Enrico Terrinoni (Università per Stranieri di Perugia) su “Il Joyce europeo di Moravia”, Dacia Maraini (scrittrice) su “Moravia in Europa”, Massimiliano Tortora (Università di Perugia) su “Moravia, un mese in URSS”, Salvatore Silvano Nigro (Università IULM) su “Moravia, Manzoni e il romanzo europeo”, Simone Casini (Università di Perugia, curatore del convegno e della raccolta delle Opere di Moravia per Bompiani) su “Moravia e Roma”, Giuseppe Nicoletti (Università di Firenze) su “Moravia e Firenze”, Alessandra Grandelis (UniversitàdiPadova) su “Moravia e Perugia”. A seguire, nel Palazzo dei Priori, un incontro tra Dacia Maraini e René de Ceccatty, moderato da Mario Andreose (Direttore Letterario RCS Libri). Per concludere, presso il Cinema Zenith, la proiezione del film “Il conformista” di Bernardo Bertolucci (1970).

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GIORNATA MONDIALE DEL TEATRO 2014

giornata mondiale teatro27 marzo 2014 – 52ª GIORNATA MONDIALE DEL TEATRO

Gli eventi della 52ª GIORNATA MONDIALE DEL TEATRO

La Giornata Mondiale del Teatro è stata creata a Vienna nel 1961 durante il IX Congresso mondiale dell’Istituto Internazionale del Teatro su proposta di Arvi Kivimaa a nome del Centro Finlandese. Dal 27 marzo 1962, la Giornata Mondiale del Teatro è celebrata dai Centri Nazionali dell’I.T.I. che esistono in un centinaio di paesi del mondo.
L’Istituto Internazionale del Teatro è stato creato nel 1948, per iniziativa dell’U.N.E.S.C.O. e di personalità famose nel campo del teatro, ed è la più importante organizzazione internazionale non governativa nel campo delle arti della scena.
L’I.T.I. cerca “di incoraggiare gli scambi internazionali nel campo della conoscenza e della pratica delle Arti della Scena, stimolare la creazione ed allargare la cooperazione tra le persone di teatro,sensibilizzare l’opinione pubblica alla presa in considerazione della creazione artistica nel campo dello sviluppo, approfondire la comprensione reciproca per partecipare al rafforzamento della pace e dell’amicizia tra i popoli, associarsi alla difesa degli ideali e degli scopi definiti dall’U.N.E.S.C.O.”.

Le manifestazioni che segnano la Giornata Mondiale del Teatro permettono di concretizzare questi obiettivi.

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L’editoria per ragazzi in sintesi: i dati

L’editoria per ragazzi in sintesi: i dati

(Fonte: AIE)

Popolazione residente (Fonte Istat):
Bambini 0-14 anni: 8.348.338
Bambini 6-14 anni: 5.047.464

Lettori di «almeno un libro non scolastico nei 12 mesi precedenti» (2013; Fonte Ufficio studi Aie su dati Istat):
2-5 anni: 63,3% («Legge, colora, sfoglia libri o albi illustrati tutti giorni al di fuori dell’orario scolastico»;
2011)
6-10 anni: 49,3%
11-14 anni: 57,2%
15-17 anni: 50,6%
18-19 anni: 50,1%
Media Italia: 43,0%

Lettori (6-14 anni, in proiezione): 2.472.232 (-7,4%)

Hanno «letto o scaricato on line libri o e-book» (2013; Fonte Ufficio studi Aie su dati Istat):

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I NUMERI DELL’EDITORIA PER RAGAZZI

photogallery image n: 2I NUMERI DELL’EDITORIA PER RAGAZZI: in Collegamento con il BOLOGNA CHILDREN’S BOOK FAIR  (FIERA DEL LIBRO PER RAGAZZI) e con l’AIE

A Bologna la 51ma edizione della Fiera internazionale del Libro per ragazzi (24-27 marzo). Il mercato dell’editoria per ragazzi torna a registrare nel 2013 il segno +, chiudendo con un + 3,1% complessivo (nei canali trade, esclusa la Grande distribuzione organizzata – dati Nielsen per Associazione Italiana Editori – AIE). In particolare, cresce del 4,8% la fascia dei piccolissimi (0-5 anni) e del 13,4% quella dei 10-13enni. I più piccoli leggono anche più della media nazionale (ma meno del 2012): «Questa chiusura positiva del mercato 2013 non ci esime dal porci alcune domande sul valore del libro per ragazzi oggi – spiega Francesca Archinto, coordinatrice del Gruppo editori per ragazzi dell’AIE –. Credo non si sia ancora arrivati ad attribuirgli quel ruolo di caposaldo per il corretto sviluppo del bambino nell’infanzia, come invece si fa negli altri Paesi. Il disallineamento che vediamo quest’anno tra andamento della lettura e del mercato rivela come la prima soffra di fronte alle nuove occasioni che il bambino ha di occupare il suo tempo libero con i device più diversi. Solo nella primissima infanzia, fino ai cinque anni, recuperiamo quelle vendite e quelle quote di mercato che si smarriscono al crescere dell’età. Le nostre iniziative in fiera, da Facce da Libri ad Amo chi legge…e gli regalo un libro, intendono proprio accrescere e conservare questo rapporto con il libro a tutte le età».

I numeri – Il settore, secondo i dati dell’Ufficio studi AIE, vale 200milioni di euro (se consideriamo tutti i canali, compresi toy center, uffici postali, grande distribuzione), con 194 editori attivi e 5.198 titoli pubblicati nel 2013. I titoli ebook disponibili sono 2.854 nel 2013 (erano 2.177 nel 2012).

I più piccoli leggono più della media degli italiani (ma meno del 2012): s

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SICILIA ESOTERICA a Fiumefreddo

SICILIA ESOTERICA a Fiumefreddo – 29 marzo 2014

Sabato 29 marzo, alle 17,30, nella suggestiva location del Castello degli Schiavi a Fiumefreddo di Sicilia, l’Associazione culturale Zzenia Arte Cultura Spettacolo, la Fidapa sez Fiumefreddo .in collaborazione con il Comune di Fiumefreddo di Sicilia presentano:
“Sicilia esoterica” della scrittrice Marinella Fiume.

L’intervista all’autriceUno stralcio del libro

“Sicilia Esoterica” è un libro che ci guida fra le tenebre dell’isola del sole, raccogliendo dai luoghi e dai personaggi di un passato più o meno lontano briciole di sotterraneo mistero. Come capire altrimenti la Sicilia, questa cerniera tra Oriente e Occidente? L’essenza esoterica dell’isola ce la restituiscono scrittori come Giovanni Verga e il suo amico spiritista Luigi Capuana, ma anche Luigi Pirandello, che con lui partecipò a sedute medianiche. E come non ricordare Giuseppe Tomasi di Lampedusa, impietoso analista di una classe aristocratica, la sua, al crepuscolo e di una nascente avida borghesia? Questo è innanzitutto un libro alla ricerca dei simboli perduti, perché luoghi, circostanze e fenomeni fisici non sono in Sicilia che simboli d’altro…
Trovare il significato non è semplice, sia perché occorre risalire alle antiche testimonianze delle religioni misteriche, sia perché la trasmissione di un certo sapere avveniva oralmente. Distinguendo tra esoterismo e occultismo, si racconta anche del ruolo della Massoneria, del Magnetismo animale e dell’omeopatia, dell’interesse per il sonnambulismo e delle applicazioni di nuovi metodi sul versante della psichiatria.

Saluti:

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TRINACRIA PARK a Floridia – 28 marzo

trinacria park floridia

Presentazione di Trinacria Park di Massimo Maugeri
venerdì 28 febbraio 2014, ore 18, Floridia (Sr) – Centro Artistico Culturale “Giuseppe Ierna”.

Le recensioni di: Simona Lo Iacono, Giuseppe Giglio, Salvo Sequenzia

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TRINACRIA PARK

Le recensioni – Il booktrailer – Il dibattito

Dalla rassegna stampa del romanzo

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CATALOGO DEI GIORNI FELICI, di Daniela D’Angelo

Pubblichiamo tre poesie scelte dal CATALOGO DEI GIORNI FELICI, di Daniela D’Angelo (Salvatore Sciascia editore) opera vincitrice del Premio nazionale di Narrativa e Poesia “Città di Fabriano”

di Emanuele Trevi (dalla bandella del libro)

Questo libro possiede due qualità: l’intensità e l’originalità. Sono queste le fate che tengono a battesimo il Catalogo, garantendogli un posto inconfondibile nella memoria dei lettori.

Non è un’ambizione facile da soddisfare, di questi tempi. Ma l’autrice possiede parecchie frecce per il suo arco. E non ne risparmia nessuna.

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Approfondimenti: Il Messaggero

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Da CATALOGO DEI GIORNI FELICI, di Daniela D’Angelo (Salvatore Sciascia editore)

Ho messo campanelli alle porte
caso mai dovessi tornare mentre dormo.
Ho messo campanelli alle finestre
caso mai da lì tu dovessi entrare
– potrei non accorgermene.
Ho messo tagliole negli angoli
nel caso tu volessi tornare
ma con cattive intenzioni,
nel caso tu volessi dirmi
che non è più tempo di sogni.
Ho messo tagliole,
e campanelli su tutte le porte.

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BOLOGNA CHILDREN’S BOOK FAIR 2014

Bologna Children's Book FairBOLOGNA CHILDREN’S BOOK FAIR: FIERA DEL LIBRO PER RAGAZZI

L’evento più importante del mercato del copyright per ragazzi
dal 24 al 27 Marzo 2014 

Quartiere Fieristico di Bologna > Ingresso Piazza Costituzione

Fiera rigorosamente riservata agli operatori del settore

Lunedì, Martedì, Mercoledì: ore 9.00 > 18.30
Giovedì: ore 9.00 > 15.00

LA FIERA – ESPOSITORI – VISITATORI – CATALOGHI – ILLUSTRATORI – 

TRADUTTORI – NEWS – PROGRAMMA – MEDIA – CONTATTI

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Alta professionalità, tradizione, esperienza, innovazione

Riconosciuta in tutto il mondo come l’evento da non perdere per tutti coloro che si occupano di contenuti culturali per ragazzi, alla Fiera del Libro sono ammessi unicamente gli operatori del settore: editori, autori, illustratori, traduttori, agenti letterari, business developer, licensor e licensee, packager, stampatori, distributori, librai, bibliotecari, insegnanti, fornitori di servizi editoriali.

Gli operatori del mercato globale del copyright possono trovare in questa Fiera

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ACHAB compie un anno

La rivista letteraria ACHAB, fondata e diretta da Nando Vitali, compie un anno. Nel congratularci per i dodici mesi di vita, pubblichiamo il comunicato stampa del nuovo numero semestrale (disponibile anche in libreria)

ACHAB – Scritture Solide in Transito: rivista letteraria fondata e diretta da Nando Vitali

Una rivista che affronta il tempo liquido e vulnerabile in cui viviamo con il coraggio di una pubblicazione cartacea: la scelta di conservare la propria forma resistendo al tempo ma anche attraversandolo con una scrittura solida che non rinuncia alla complessità, forte di un continuo scavo alle radici della nostra esistenza. Achab vuole raccontare il presente avendo coscienza di un’origine cui far ritorno, raccontarlo senza servire il dato o un astratto sentimento sociale, ma nella bellezza del sogno. Fra realtà e immaginazione, ogni parola «si trasforma in ramponi, fiocina, e vele spiegate all’assalto del mare non sempre favorevole, delle increspature e dei cavalloni giganti» – scrive Nando Vitali nella Premessa al primo numero –, è insieme la bellezza e la fatica di inseguire la propria solitaria visione: il sogno che ci vuole raggiungere.
La rivista ha un’area critica, curata da Andrea Caterini, che propone un diverso tema ad ogni uscita. Dopo aver dedicato il numero due ad Albert Camus, Achab porta avanti la sua sfida con un nuovo numero rivolto al sacro.
Riletture dei testi biblici e di personaggi quali Giobbe, Rut, Giuseppe, Isaia per coglierne quel significato che chiede di essere rivissuto nel nostro presente.
L’area narrativa, in genere a tema libero, segue in questo numero il tema individuato dall’area critica. Storie storte, capovolte dall’occhio dell’ironia – gli Dei non hanno smesso di ridere – ma anche racconti che sanno illuminare gli abissi e gli sprofondamenti di ogni uomo, o portano la fiamma sempre accesa delle favole antiche.
Altre pagine della rivista sono dedicate all’inchiesta, che qui tratta della Napoli islamica, e alla graphic novel.
La forza espressiva di Achab non è soltanto nei testi, ma anche nella sua immagine. La cura particolare nella scelta della carta, la grafica creativa e l’ampio spazio dedicato alle illustrazioni, storie nelle storie, ne fanno un oggetto da collezione.

LE ULTIME NOVITA’
Come un ponte che si allunga e unisce le diverse città d’Italia, Achab ha da poco una redazione anche a Milano, che va ad aggiungersi a quelle di Napoli e Roma. Nella redazione milanese, a cura di Sara Calderoni: Sara Calderoni, Fabrizio Elefante, Franz Krauspenhaar, Giuseppe Munforte, Cristina Mesturini (illustrazione).
Segnaliamo infine che Achab è arrivata ora anche in libreria.

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Scheda tecnica Leggi tutto…

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PETER HANDKE ha vinto l’International Ibsen Award 2014

File:Peter-handke.jpgPETER HANDKE ha vinto l’International Ibsen Award 2014. In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo un estratto dal libro di Peter Handke “Storie del dormiveglia” (per gentile concessione dell’editore Guanda).

Peter Handke ha vinto l’International Ibsen Award 2014, il massimo riconoscimento in ambito teatrale.

Dello scrittore austriaco la casa editrice Guanda ha appena ristampato “Il peso del mondo” e “Storie del dormiveglia”, e ha in programma per giugno la pubblicazione del nuovo libro “Saggio sul luogo tranquillo”.
Il premio verrà conferito ad Handke il prossimo settembre a Oslo.

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Il venditore ambulante (da “Storie del dormiveglia”)

di Peter Handke

I vestiti di un venditore ambulante sono quasi sempre color castano; qualche volta anche grigi; i pantaloni sono troppo larghi e quando cammina svolazzano intorno alle gambe. Generalmente sono strappati sulle ginocchia; raramente dietro, anche perché appena lui volta le spalle gli spettatori si distrarrebbero. Un ambulante si muove piegando all’indietro la parte superiore del corpo; lascia pendere la testa di lato e così si osserva per un momento guardando in basso finché il suo viso si agita e inizia a parlare mentre la mano sta liberando lentamente le spalle dallo zaino. Può darsi che l’ambulante stia parlando con un bambino; infatti l’espressione dei suoi occhi, ancora indefinita, si trasforma adesso in un sorriso. Mentre slaccia lo zaino continua a parlare, ha capelli irsuti che gli spuntano fin dalle orecchie, non guarda in giù verso le mani ma bene in avanti; ora che s’è piegato, con un ginocchio appoggiato per terra, parla ad un bambino che lo ascolta attentamente. Tira fuori una tavoletta di cioccolato e la dà al bambino che apre l’involucro e tagli la carta argentata con l’unghia. Poi rompe un pezzo di cioccolato e lo offre all’ambulante; ma costui si rialza proprio in quell’attimo e la mano del bambino lo segue; l’ambulante si china di nuovo e prende il pezzo di cioccolato oppure non lo prende affatto, ma agguanta il braccio del bambino torcendoglielo di colpo, cosicché il piccolo lancia un urlo e cade sull’erba. Leggi tutto…

PREMIO STREGA – CLASSICO CONTEMPORANEO // Domenico Starnone e Giorgio Bassani

PREMIO STREGA – CLASSICO CONTEMPORANEO

Auditorium Parco della Musica
Viale Pietro De Coubertin, 30 – Roma
Ingresso 5 euro

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23 marzo
Teatro Studio ore 11
Domenico Starnone
Cinque storie ferraresi di Giorgio Bassani

13 aprile
Sala Petrassi ore 11
Walter Siti
Sillabario n. 2 di Goffredo Parise

4 maggio
Teatro Studio ore 11
Alessandro Barbero
Il dolore perfetto di Ugo Riccarelli

16 febbraio
Teatro Studio ore 11
Melania Mazzucco
L’isola di Arturo di Elsa Morante

Quattro partiture letterarie per i vincitori dello Strega Leggi tutto…

GIORNATA MONDIALE DELLA POESIA 2014

In occasione della GIORNATA MONDIALE DELLA POESIA 2014, pubblichiamo il messaggio del Direttore Generale dell’UNESCO, Irina Bokova. A seguire, il messaggio del Prof. Giovanni Puglisi Presidente della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO.

L’odierna puntata radiofonica di “Letteratitudine in Fm” del 21 marzo 2014 è dedicata alla poesia, con la partecipazione del saggista e critico letterario Filippo La Porta, autore di “Poesia come esperienza. Una formazione nei versi” (Fazi editore).

Ogni anno si celebra la Giornata Mondiale della Poesia nel primo giorno di primavera.  Istituita dall’UNESCO in quanto si riconosce all’espressione poetica un ruolo privilegiato della promozione del dialogo interculturale, della comunicazione e della pace.

di Irina Bokova

L’UNESCO celebra ogni anno coloro che vivono la poesia come una delle più alte espressioni della lingua e della cultura. La poesia è un canto di libertà, per affermare la propria identità creativa. La poesia è anche il canto dei nostri sentimenti più profondi: “anche involontariamente, è poesia ogni parola che esce dall’emozione», disse il poeta brasiliano e diplomatico João Cabral de Melo Neto. Con le parole e con il suo ritmo, la poesia dà forma ai nostri sogni di pace, giustizia e dignità. Dà la forza e la voglia di mobilitarsi per esse.
Tutti i popoli nella storia hanno sviluppato e praticato una forma di poesia, sia per trasmettere oralmente le loro conoscenze, i loro miti e la loro storia – i Veda, il Rāmāyana in India, la Bibbia ebraica, l’Iliade e l’Odissea in Grecia, e molti altri testi filosofici e religiosi – o per esprimere i loro sentimenti, parlare della vita quotidiana, sopportare prove o divertirsi. Oggi le forme contemporanee di poesia, dai graffiti allo Slam, consentono ai giovani di impegnarsi e di rinnovarne la pratica aprendo la porta a un nuovo spazio creativo. Le forme si evolvono, ma l’impulso poetico rimane intatto. Shakespeare ha descritto la poesia come “la musica che ogni uomo porta dentro di sé”. E secoli dopo, il jazzista Herbie Hancock, Ambasciatore dell’UNESCO, nominato professore di poesia per l’anno 2014 alla Harvard University, offrirà giustamente una lettura del suo testo “La sapienza di Miles Davis” ricordando le affinità tra poesia, letteratura e musica.
Come espressione profonda dello spirito umano, come arte universale, la poesia è uno strumento di dialogo e riconciliazione. Poiché dà l’accesso all’espressione autentica di una lingua, la diffusione della poesia aiuta al dialogo tra le culture e alla comprensione reciproca. Lo vediamo nel fervore della gente volto a celebrare il patrimonio culturale immateriale, le lingue indigene e la diversità culturale, dove la poesia svolge un ruolo importante. Questo è il motivo per cui l’UNESCO incoraggia a sostenere gli autori, i traduttori, gli artigiani della poesia di modo che si possa trarre dalle loro opere il gusto della bellezza e ispirazione per la pace.

21 Marzo 2014

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Il messaggio originale in lingua francese
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Rapporto Nielsen 2014: IN ITALIA SI LEGGE SEMPRE MENO

Rapporto Nielsen 2014: IN ITALIA SI LEGGE SEMPRE MENO

IN ITALIA SI LEGGE SEMPRE MENO – Il rapporto Nielsen sull’acquisto e la lettura dei libri su un campione di 9.000 famiglie conferma un trend negativo: dal 2011 al 2013 la percentuale di lettori è scesa dal 49% al 43% della popolazione. Gli acquirenti più forti sono laureati, donne, giovani (25-34 anni) e chi vive nel Centro-Nord.

(Roma, 20 marzo 2014)
Non arrivano buone notizie da L’Italia dei Libri 2011-2013, il rapporto sull’acquisto e la lettura di libri in Italia, commissionato dal Centro per il Libro e la Lettura all’agenzia di rilevamento Nielsen. I dati relativi al triennio 2011-2013 fanno segnare un calo medio sia nella percentuale dei lettori (dal 49% al 43% della popolazione) che degli acquirenti (dal 44% al 37%). L’Italia rimane inoltre un paese spaccato a metà dove si comprano e leggono libri soprattutto nel Centro-Nord, tra le fasce di reddito più benestanti e tra chi possiede un titolo di studio più alto.

Risultati – Acquirenti e lettori nel 2013
La fotografia scattata da Nielsen mostra un paese in cui il 37% della popolazione (19,5 milioni di individui) ha acquistato almeno un libro nel 2013, per un totale di 112 milioni di copie vendute. Gli acquirenti sono per la maggior parte diplomati/laureati, risiedono tra il Nord e il Centro Italia, hanno un profilo giovane (25-34 anni) e sono in maggioranza donne: il 41% della popolazione femminile ha acquistato un libro, contro il 33% di quella maschile.
Ulteriore discriminante è la fascia di reddito: più gli individui sono benestanti, maggiore è la loro predisposizione a investire in libri. Più della metà dei libri acquistati è compresa nella fascia di prezzo medio-bassa: il 28% riguarda i titoli sotto i 5€, il 31% quelli tra i 6€ e i 10€. Si conferma il ruolo preponderante dei lettori forti: il 4% della popolazione ha acquistato il 36% delle copie vendute nel 2013.
Mentre cala la quantità dei libri acquistati, aumenta quella dei volumi in prestito. Il risultato è che in Italia si legge più di quanto si acquista: il 43% della popolazione ha letto almeno un libro (22,4 milioni di lettori, per un totale di 153 milioni di copie lette). Le lettrici sono più numerose dei lettori (il 48% delle donne contro il 38% degli uomini) e la fascia di età più forte è quella dei ragazzi tra i 14 e i 19 anni (dove i lettori si attestano al 60%). Il genere preferito è la narrativa (71% di gradimento), seguita da biografie/autobiografie e dai libri storici.

Risultati – Un triennio a confronto (2011-2013) Leggi tutto…

ANTONIO SCURATI A CATANIA – giovedì 27 marzo ore 17,30

Le Librerie Cavallotto e Naxoslegge presentano

ANTONIO SCURATI A CATANIA – giovedì 27 marzo – ore 17,30

 naxos legge

antonio-scurati-il-padre-infedele

Giovedì 27 marzo ore 17,30 – Libreria Cavallotto 

Corso Sicilia 91 – Catania

Presentazione del libro
“Il padre infedele” di Antonio Scurati (Bompiani) – Introduce Massimo Maugeri

Il libro
“Forse non mi piacciono gli uomini.” Il giorno in cui tua moglie, all’improvviso, scoppia a piangere in cucina, è una piccola apocalisse. Uno di quei giorni in cui la tua vita va in frantumi ma giunge, anche, per un attimo, a dire se stessa. E allora Glauco Revelli, chef di un ristorante blasonato, maschio di quaranta anni, padre di una figlia di tre, va alla ricerca della propria verità di uomo. Dall’ingresso nell’età adulta, l’innamoramento, la costruzione di una famiglia, la nascita e l’accudimento di una figlia, fino al disamore della moglie (che gli si nega dal momento del parto) e al ritorno feroce degli insaziabili demoni del sesso, tutto è passato in rassegna dal suo sguardo implacabile e commosso. Con Il padre infedele Antonio Scurati scrive il suo libro più personale, infiammato dal tono accorato della confessione e, al tempo stesso, il romanzo dell’educazione sentimentale di una generazione.

La puntata radiofonica con ANTONIO SCURATI, ospite di “Letteratitudine in Fm” di venerdì 29 novembre 2013

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Antonio Scurati (Napoli 1969) è ricercatore alla IULM di Milano e coordina il Centro studi sui linguaggi della guerra e della violenza. Editorialista della “Stampa”, ha scritto i saggi Guerra. Narrazioni e culture nella tradizione occidentale (2003, finalista al Premio Viareggio) e Televisioni di guerra (2003). Bompiani ha pubblicato, in versione aggiornata, il suo romanzo d’esordio Il rumore sordo della battaglia (2006), i saggi La letteratura dell’inesperienza (2006), Gli anni che non stiamo vivendo (2010) e i romanzi Il sopravvissuto, con cui l’autore ha vinto la XLIII edizione del Premio Campiello, Una storia romantica (2007, Premio SuperMondello), Il Bambino che sognava la fine del mondo, finalista al Premio Strega 2009. Del 2011 il romanzo, uscito sempre per Bompiani, La seconda mezzanotte.

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SCUSATE LA POLVERE – dal romanzo allo spettacolo teatrale

ELVIRA SEMINARA-webSCUSATE LA POLVERE – dal romanzo di Elvira Seminara (nella foto accanto) allo spettacolo teatrale. A seguire, alcune foto tratte dallo spettacolo

[il dibattito sul romanzo su LetteratitudineBlog]

TEATRO MUSCO – Catania – dal 18 al 23 marzo 2014

di Elvira Seminara
riduzione e adattamento Rita Verdirame
regia Gianpiero Borgia
scene e costumi Dora Argento
musiche Papaceccio MMC & Francesco Santalucia
luci Franco Buzzanca

con Loredana Solfizi
Luana Toscano, Egle Doria, Giada Colonna, Giorgia Boscarino

produzione Teatro Stabile di Catania

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http://letteratitudine.blog.kataweb.it/files/2011/06/elvira-seminara-scusate-la-polvere.jpgdi Elvira Seminara

Eccole qui. Vere, fiammeggianti, ridenti ombrose irridenti. Matte da slegare. Coscienza, Mia, Alice, anima una-e-trina. Vi sono grata. Penso non ci sia, per un romanziere, emozione più grande (ehm, escluso il Nobel, ma fino al pomeriggio non ho avuto chiamate dalla Svezia) di questa : vedere animarsi sulla scena (dunque sulla vita, di cui la scena è specchio perfezionato) i tuoi personaggi. Così come li hai immaginati, scoperti, amati, perduti e rimpianti. Grazie a Zen-Luana Toscano, a Mia-Giorgia Boscarino, ad Alice-Egle Doria , per avergli dato corpi e fiato, sudore, smorfie e tremori, lampi e sussulti. E danza soprattutto, sul bordo a specchio della vita.

Foto: Eccole qui. Vere, fiammeggianti, ridenti ombrose irridenti. Matte da slegare. Coscienza, Mia, Alice, anima una-e-trina. Vi sono grata. Penso non ci sia, per un romanziere, emozione più grande (ehm, escluso il Nobel, ma fino al pomeriggio non ho avuto chiamate dalla Svezia) di questa : vedere animarsi sulla scena (dunque sulla vita, di cui la scena è specchio perfezionato) i tuoi personaggi. Così come li hai immaginati, scoperti, amati, perduti e rimpianti. Grazie a Zen-Luana Toscano, a Mia-Giorgia Boscarino, ad Alice-Egle Doria , per avergli dato corpi e fiato, sudore, smorfie e tremori, lampi e sussulti. E danza soprattutto, sul bordo a specchio della vita.

Scheda dello spettacolo

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MARIAGIOVANNA LUINI ci racconta IL MALE DENTRO

mariagiovanna luiniMARIAGIOVANNA LUINI ci racconta IL MALE DENTRO, (edito da Cairo editore). Di seguito, un estratto del romanzo…

di MariaGiovanna Luini

Un ospedale è un mondo a parte, e se si tratta di un istituto di eccellenza che si occupa di oncologia il mondo a parte diventa un pianeta alieno. Un luogo dove la maggioranza della gente ha (o ha avuto) un tumore ribalta le priorità, le emozioni, il concetto stesso di vita: cosa è la vita per chi rischia di perderla in un tempo breve? E per chi ogni giorno ha scelto di aiutare i pazienti oncologici?
“Il male dentro” è un romanzo. Una storia corale che riunisce piccole, grandi storie di persone che hanno un unico, fortissimo denominatore comune: da pazienti, medici, familiari, infermieri, amministrativi vivono grande parte del loro tempo in un istituto oncologico. Barbara è una chirurgo di imminente specializzazione: il chirurgo, si sa, vuole operare e per lei la scelta di trascorrere alcuni mesi di tirocinio nella divisione di chirurgia senologica di un istituto di eccellenza è una scelta facile e impegnativa insieme. Facile perché operare il seno è chirurgia minore (“una tetta, cosa vuoi che sia?”), impegnativa perché bastano pochi giorni per comprendere che il confronto quotidiano con le persone ammalate di tumore non è ciò che si era immaginata. E non si tratta solo di dolore, ansia, paura: c’è anche l’ironia! C’è la bellezza di tanti volti, degli sguardi, delle risate che – incredibile! – si riescono a fare proprio con quelli che con tanta banalità si definiscono “pazienti”. Un istituto oncologico è un luogo che, visto dall’interno, ti getta nella crisi ma ti risolleva in fretta grazie alla bellezza perfetta delle relazioni che nascono. La bellezza essenziale, quella che se ne frega se sei ricco, povero, bello o brutto: ci sei, sei lì e combatti per la vita (tua o di altri) e scopri che le sciocchezze del mondo esterno si dissolvono in un niente. Riesci perfino a innamorarti: la relazione di Barbara con Stefano Solda, fascinoso direttore della chirurgia senologica, è conseguenza quasi scontata di una prossimità fisica che spinge a distrarsi, a condividere ansie e cameratismo, sensualità e trasgressione. Leggi tutto…

Ci lascia EZIO RAIMONDI

Il 18 marzo 2014, a Bologna, è venuto a mancare Ezio Raimondi (nato a Lizzano in Belvedere il 22 marzo 1924): è stato un filologo, saggista e critico letterario italiano.
Lo ricordiamo riproducendo una breve nota biografica, un video e alcuni approfondimenti.

I libri di Ezio Raimondi

Raimondi comincia la sua carriera accademica nel 1955 presso la Facoltà di Magistero. Negli anni sessanta, contemporaneamente all’insegnamento alla Facoltà di Magistero, tiene la cattedra di Letteratura Italiana presso la Scuola Superiore Interpreti di Bologna. Dopo alcune esperienze negli Stati Uniti, ritorna in Italia all’inizio degli anni settanta. Dal 1975 insegna presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bologna. Inizialmente è professore di storia del teatro, poi diventa titolare della cattedra di Letteratura italiana all’Università di Bologna (corso di laurea in Lettere classiche e moderne).

Nella sua vasta opera critica, Raimondi ha unito la ricerca filologica e documentaria con la sperimentazione dei più moderni metodi interpretativi. La sua lunga attività critica spazia dalle origini al Novecento: Raimondi ha scritto in particolare su Dante Alighieri, Niccolò Machiavelli, Torquato Tasso, Alessandro Manzoni, Renato Serra, Gabriele d’Annunzio, Carlo Emilio Gadda. Di grande rilievo anche i contributi sulle metodologie della critica, sulla letteratura scientifica e la storia della critica d’arte.

Raimondi è stato condirettore di “Convivium” e di “Lingua e stile”, ha collaborato a tutte le principali riviste di storia letteraria. Attualmente partecipa alla direzione delle riviste “Lingua e stile” e “Intersezioni”.

Ezio Raimondi è stato: Leggi tutto…

ENZO APICELLA – Sicilia in Tour 2014

ENZO APICELLA – Sicilia in Tour 2014

Enzo Apicella (Napoli, 26 giugno 1922) è un fumettista, designer, pittore e giornalista italiano.
Dal 1954 vive a Londra. Ha collaborato e tuttora collabora con quotidiani e riviste di fama internazionale come il «Guardian», l’«Observer», «il manifesto», «Punch», l’«Economist», «Private Eye» e «Harpers & Queen».
Inoltre ha progettato oltre 140 ristoranti e dipinto numerosi murales.
È designer e grafico, architetto e decoratore. Ma soprattutto cartoonist: il profilo di un creativo che ha scelto di stare con i più deboli. Da Cuba alla Palestina.

L’approfondimento su Doppiozero  – Il tumblr di Enzo Apicella.

Di seguito, la locandina del Sicilia Tour 2014: dal 23 al 30 marzo (cliccare sull’immagine per ingrandirla).
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ÉLOGE DU CHAT, di Stéphanie Hochet

Mise en page 1ÉLOGE DU CHAT, di Stéphanie Hochet Éditions Léo Scheer

Uscita prevista: aprile 2014

 di Claudio Morandini

Questo breve trattato di Stéphanie Hochet (autrice francese che ha all’attivo nove romanzi e da noi è nota per “Le effemeridi”, pubblicato nel 2013 da La Linea nella traduzione di Monica Capuani) non è e non vuole essere un libro sui gatti. È, prima di tutto, un saggio sul rapporto tra gli uomini e i gatti, sull’immagine che i secondi hanno assunto presso i primi, sul portato allegorico di cui hanno finito per caricarsi. Si presenta, in sostanza, come una riflessione sulla “gattitudine”, vale a dire su un modo di vedere e interpretare il mondo e di agire, di vivere insomma, giocato tra poli estremi (stasi-agitazione, dolcezza-ferocia, calcolo-giocosità, e potremmo continuare) che trovano una loro sintesi nel concetto avvolgente di flessibilità, un modus che possiamo trovare non solo tra i felini, ma anche presso alcuni uomini di eccezionale levatura (vengono fatti i nomi di Mazzarino e Richelieu, di Bonaparte).

Il gatto, proprio per l’inafferrabilità della sua natura ora domestica ora selvatica si presta a diventare metafora di realtà assai diverse: come emblema di libertà è equiparabile all’artista, all’anticonformista; politicamente – diciamo così – potrebbe interpretare (e lo fa, in effetti) ruoli sia da anarchico sia da tiranno (da salotto o da cortile, ma pur sempre tiranno), o, sfidando la logica, entrambi assieme; è creatura incline alla visceralità e alla sensualità, ergo è considerato (oscuramente o meno) a dominante femminile, anche quando è maschio (e, come femmina, è oggetto di innamoramenti improvvisi, di passioni brucianti).
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OMAGGIO A CESARE SEGRE

Oggi, domenica 16 marzo 2014, a Milano, è venuto a mancare CESARE SEGRE: filologo, semiologo e critico letterario italiano. Era nato a Verzuolo, il 4 aprile 1928

Cesare Segre (Verzuolo, 4 aprile 1928 – Milano, 16 marzo 2014) è stato un filologo, semiologo e critico letterario italiano. È stato Professore Emerito dell’Università di Pavia, ha diretto il Centro di Ricerca su Testi e tradizioni testuali dello IUSS di Pavia, ed è stato Accademico dei Lincei.

Di famiglia israelitica, è vissuto e ha studiato a Torino, dove si è laureato nel 1950, allievo di Benvenuto Terracini e dello zio Santorre Debenedetti. Libero docente di filologia romanza dal 1954, ha poi insegnato presso le Università di Trieste e di Pavia, dove, negli anni sessanta, è divenuto ordinario della materia. È inoltre stato visiting professor presso le Università di Manchester, Rio de Janeiro, Harvard, Princeton, Berkeley.
Ha collaborato a numerose riviste: fra le altre, «Studi di filologia italiana», «Cultura neolatina», «L’Approdo letterario»; è stato redattore di «Paragone»; direttore, con Maria Corti, D’Arco Silvio Avalle e Dante Isella, di «Strumenti critici»; condirettore di «Medioevo romanzo» e della collana «Critica e filologia» dell’editore Feltrinelli. Fa inoltre parte del consiglio direttivo di «Esperienze Letterarie». Ha collaborato con Carlo Ossola alla stesura di un’antologia della poesia italiana presso l’editore Einaudi e con Clelia Martignoni a un’ampia antologia scolastica per Bruno Mondadori.
È stato sposato con Maria Luisa Meneghetti, anch’essa docente di filologia romanza presso l’Università degli Studi di Milano. È stato redattore della pagina culturale del Corriere della sera.
È stato presidente della International Association for Semiotic Studies. Con le sue ricerche ha contribuito a introdurre le teorie formaliste e strutturali nella critica italiana. Da un punto di vista teorico e metodologico, sono centrali studi come:

  • I segni e la critica (1969);
  • I metodi attuali della critica in Italia (1970), in collaborazione con Maria Corti;
  • Le strutture e il tempo (1974);
  • Lingua, stile e società (1976);

Avviamento all’analisi del testo letterario (1985) (che riprende anche gli articoli scritti per l’«Enciclopedia Einaudi»);
Notizie della crisi (1993)
Socio corrispondente dal 1974, il 23 maggio 1988 fu eletto accademico della Crusca.
Si ricordano anche le sue fondamentali edizioni critiche delle Satire di Ludovico Ariosto, della Chanson de Roland, del Libro dei vizi e delle virtù di Bono Giamboni e, in collaborazione con Santorre Debenedetti, dell’Orlando Furioso; ha scritto inoltre molte prefazioni a testi di linguisti e autori classici della letteratura non solo italiana. Più recentemente Segre ha raccontato il suo percorso intellettuale in Per curiosità. Una specie di autobiografia (1999).

(fonte: wikipedia)

Per ricordarlo proponiamo un video e alcuni approfondimenti


[Video: Conversazione con il professor Cesare Segre in occasione della XIVth International Bakhtin Conference, 4-8 luglio 2011, Bertinoro (FC), Italia]

Approfondimenti su: la Repubblica, Paolo Mauri (su la Repubblica), il Corriere della Sera, La Stampa, Il Messaggero, enciclopedia Treccani

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IL QUADERNO PERDUTO DI PIRANDELLO a Catania – mercoledì 19 marzo

IL QUADERNO PERDUTO DI PIRANDELLO a Catania – mercoledì 19 marzo, h. 18 –  Libreria Cavallotto (Corso Sicilia, 91 – Catania)

quaderno pirandello

L’autoracconto d’autoreUn estratto del libro

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ANNE RICE E QUEI NON-MORTI DEI VAMPIRI

Secondo Adnkronos Anne Rice continuerà a scrivere di vampiri (segnalazione in collegamento con il forum “Letteratura dei vampiri” su Letteratitudine)

New York, 13 mar. – (Adnkronos)

Anne Rice ci ripensa e torna a scrivere di vampiri, annunciando un nuovo romanzo con protagonista l’incontrastato principe delle tenebre da lei creato, Lestat. La scrittrice statunitense, in un’intervista, ha precisato che il prossimo 28 ottobre uscira’ nelle librerie americane ”Prince Lestat”. L’ultimo libro delle ‘Cronache dei Vampiri’ di Anne Rice, dal titolo ”Blood Canticle”, risale al 2003. E all’epoca l’autrice di ”Intervista col Vampiro” (che apri’ la serie nel 1976) affermo’ che sarebbe stato il capitolo finale della saga di Lestat. Ma ora Rice ha fatto sapere di aver cambiato idea, rendendo felici i suoi milioni di lettori sparsi nel mondo: il vampiro centenario tornera’ a regnare nelle tenebre.

In un’intervista concesso a The Dinner Party Show Sunday, una trasmissione online, Anne Rice ha dichiarato che il nuovo romanzo, che uscira’ alla vigilia di Halloween, continuera’ la storia di Lestat e per certi aspetti avviera’ una fase nuova delle ‘Cronache dei Vampiri’, ricollegando tutti i fili dei precedenti libri e aprendo nuovi scenari, lasciando intendere che usciranno altri sequel.
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PALERMO DI CARTA, di Salvatore Ferlita (le prime pagine del libro)

In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo le prime pagine del volume “PALERMO DI CARTA. Guida letteraria della città“, di Salvatore Ferlita (Il Palindromo edizioni)

Il libro
Palermo di carta è misterica, fantasmatica, sotterranea, uno scrigno ro­manzesco dalle incredibili potenzialità, che spesso però rispecchia scorci e strade con impressionante accuratezza, quasi con precisione protocollare.
Un affascinante invito al viaggio, rivolto a lettori curiosi, escursionisti della pagina scritta, pronti ad avventurarsi in un continente canagliesco e ambiguo, che alterna le rovine di una città apocalittica e la sua im­provvisa e sorprendente rifondazione.
Al centro di questa guida inconsueta è una città sospesa tra realtà e in­venzione, tra insidie e bellezze nascoste: la Palermo compromessa con l’immaginario di oltre trenta scrittori e scrittrici, da Luigi Natoli e Enrico Onufrio, passando per Antonio Pizzuto, Giuseppe Tomasi di Lampedusa,Angelo Fiore, Michele Perriera sino ai contemporanei come, ad esempio, Fulvio Abbate, Roberto Alajmo, Marcello Benfante, Giosuè Calaciura, Domenico Conoscenti, Gian Mauro Costa, Emma Dante, Piergiorgio Di Cara, Davide Enia, Valentina Gebbia, Santo Piazzese, Giuseppe Rizzo, Evelina Santangelo, Giuseppe Schillaci e Giorgio Vasta.
Il volume contiene in allegato la mappa letteraria della città con indicati i luoghi chiave dei romanzi discussi.

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Avvertenza e modalità d’uso

di Salvatore Ferlita

Stai per intraprendere, caro lettore, un viaggio che potrebbe non contemplare il ritorno.
Preparati a varcare una soglia invisibile: perché una volta let­te queste pagine, il tuo rapporto con la città muterà sensibilmente. Meglio: la Palermo che finora hai conosciuto, che pensi di domi­nare nell’intrico dei suoi vicoli, nelle pieghe dei suoi quartieri, nella mappa fisiognomica dei volti di chi quotidianamente l’attraversa, che hai percorso mille volte puntellandone con lo sguardo monumenti e blasoni, d’un tratto rovinosamente si accartoccerà, risucchiata dalla botola malevola della letteratura.
Ancora di più: dall’inchiostro dei romanzi o racconti di seguito evocati (che sono quelli, va detto a scanso di equivoci, che l’autore domina meglio: se inadempienze verranno colte, dunque, sono da addebitare alla conoscenza lacunosa di chi scrive, non da ricondurre a certa mala fede. Alcune esclusioni sono consapevoli: non è stato inserito in queste pagine, ad esempio, il palermitano Girolamo Ra­gusa Moleti, autore di Mentre russava e Il signore di Macqueda: intellet­tuale vivace ma narratore inconsistente, al quale s’è preferito di gran lunga Enrico Onufrio) si innalzerà, alla stregua di un’Araba Fenicie che dalle sue stesse ceneri risorge, una città sconosciuta ma altret­tanto vera, misteriosa seppur larvatamente presente. Quella tirata su dall’immaginario, ricostruita per intuizioni o funeste profezie, quella intercettata per speculum in aenigmate, verrebbe da dire.
In forza di una febbrile visione, che apparentemente altera i con­torni, sfoca e stravolge: con l’effetto paradossale, antifrastico, di re­stituire il vero sembiante, carsico, misterico, di una città che spesso si è rintanata negli anfratti inaccessibili di una fantasmatica profondità. Del resto, come ha scritto Herman Melville nel romanzo Moby Dick, a proposito dell’isola remota di Rokovoko: «Non è segnata in nessu­na carta: i luoghi veri non lo sono mai».
Ne consegue che la città annebbiata e confusa, caotica e ostile che stenta a riconoscersi e nella quale spesso non ci si riconosce, trova una sorta di certificazione di esistenza in vita nelle carte degli scrittori: che certamente, nella seconda metà del Novecento, si sono moltiplicati, quasi per partenogenesi, rispetto all’avvilente penuria registrata da Vitaliano Brancati nel 1938, in una sua lettera al Diret­tore: «Non credo che la letteratura abbia molti artisti palermitani. I pochi, che passano per tali, sono nati dall’equivoco, in cui cadono sovente i deboli filosofi, di credersi forti poeti». Leggi tutto…

8 MINUTI PER LEIMA

8 minuti - Concorso letterarioSegnaliamo “8 minuti” – Concorso letterario indetto da LEIMA edizioni

LEGGI IL REGOLAMENTO   –  SCARICA IL MODULO DI ISCRIZIONE

I termini del concorso

  • I FASE – INVIO MANOSCRITTI: fino alle ore 24 di domenica 30 marzo 2014
  • II FASE – VOTO DEL PUBBLICO: da lunedì 31 marzo alle ore 24 di sabato 12 aprile 2014
  • III FASE – VOTO DELLA GIURIA DI ESPERTI: la giuria valuterà i finalisti a partire dal 13 aprile, gli 8 vincitori saranno proclamati durante un apposito evento organizzato nel corso della Fiera del libro di Torino (8-12 maggio 2014)

La Giuria
Giacomo Cacciatore – scrittore
Giuditta Casale – blogger
Enrico Del Mercato – giornalista
Marina Finettino – editor
Fabrizio Piazza – libraio
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PIRANDELLO EUROPEO a Catania

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GABBIA – tra musica e letteratura

GABBIA – in collegamento al forum di Letteratitudine dedicato al rapporto tra “Letteratura e Musica

Massimo Barbiero, percussionista, leader storico degli Odwalla e tra i membri fondatori degli Enten Eller, è da anni l’animatore di progetti musicali che coinvolgono musicisti non solo dell’area jazz e non solo italiani. Una delle sue creature più longeve è l’Open Jazz Festival che si tiene a Ivrea e dintorni ogni anno verso marzo: quest’anno, il 21 marzo, alle 21, presso il Teatro Giacosa di Ivrea, sarà presentato il CD “Gabbia”, un lavoro frutto della sintonia tra lo stesso Barbiero e Marta Raviglia, sorprendente e intensa cantante a suo agio in ogni tipo di sperimentazione. Ho avuto il piacere di dare un piccolo contributo alla creazione del CD, in uscita proprio in quei giorni per la Splasc(h) Records, dapprima selezionando una serie di testi letterari incentrati sul tema della “gabbia”, dai quali Marta e Massimo hanno liberamente attinto per le loro improvvisazioni, e scrivendo infine le note di copertina, che ripropongo qui di seguito.

“Dove entrai io qua dentro, o come e quando?”
di Claudio Morandini

La gabbia – il tema della gabbia, o meglio ancora la metafora della gabbia – attraversa secoli di letteratura, adattandosi a concetti assai diversi. Spesso fa riferimento ai vincoli d’amore, e allora diventa volentieri allegoria drammatica, si infittisce e ispessisce fino a diventare cella di prigione, doloroso ricetto (“Gabbia senz’uscio e carcer senza uscita,/mar senza riva e selva senza varco,/labirinto ingannevole d’errore” declama Giovambattista Marino, in endecasillabi sonanti che Marta Raviglia e Massimo Barbiero rendono alienanti, manicomiali). Amore è davvero guardiano severo, quando non spietato: hai voglia a sperare nella libertà, a sognare di volar via verso il cielo, o verso nuovi flirt meno teatrali. Il suo palazzo – e tuo carcere – è un’uccelliera priva di porte e finestre, è anzi un labirinto in cui ci si può solo perdere. Certo, si può sempre sospettare che tutta questa crudeltà sia parodistica, e che l’amore carnefice cantato dai poeti sia una burla tirata per le lunghe, un gioco di ruolo (come suggerisce “For de la bella cayba” di anonimo bolognese). Ma spesso la spietatezza è reale, dilaniante, e sincero il dramma della reclusione.
Sentite in “Qual vaga Filomela” (da Tullia d’Aragona) come la voce di Marta Raviglia si aggira inquieta negli spazi ristretti di queste gabbie che il tocco di Massimo Barbiero evoca con tonfi, sgocciolii, echi, scuotimenti metallici, bombiti. La voce esplora attenta i limiti della prigione, e per farlo meglio si moltiplica, si fa coro. Non è la voce seduttrice di Circe, Morgana, Armida, o di tutte le donne fatali su cui una lunga tradizione misogina ha fantasmato mentre erigono piranesiane architetture di inganni per distruggere il maschio. È invece la voce di tutte le donne che la letteratura per secoli ha descritto prigioniere, legate, immolate, abbandonate, facendone un emblema non solo della condizione femminile, ma della condizione umana in generale.
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LIBRI COME 2014 – ROMA: 13/16 marzo 2014

Libri come. Festa del Libro e della Lettura "Il Lavoro"LIBRI COME: dal 13/03/2014 al 16/03/2014 

Auditorium Parco della Musica – Una produzione Fondazione Musica per Roma 

Libri come. Festa del Libro e della Lettura “Il Lavoro” 

Calendario del festival – Biglietti:  Info 06 80241281 

a cura di Marino Sinibaldi
con la collaborazione di Michele De Mieri e Rosa Polacco

La quinta edizione della Festa avrà come tema centrale il lavoro. Se ne parlerà nelle conferenze tenute da autorevoli ospiti internazionali – quali il sociologo statunitense Richard Sennett e l’etnologo e antropologo francese Marc Augé – e in due maratone previste per le giornate conclusive di sabato e domenica, in cui si intrecceranno in una le analisi di esperti e nell’altra le riflessioni/contributo di personaggi del mondo artistico. Un percorso tradizionale di Libri come, confermato e consolidato nell’edizione 2014, è quello degli incontri con i grandi protagonisti della narrativa italiana e straniera. Dopo l’anteprima del 28 gennaio con il maestro del legal thriller Scott Turow, la Festa si prepara ad accogliere scrittori molto amati dal pubblico come John Grisham e Andrea Camilleri. L’elenco degli ospiti prosegue con il romanziere irlandese John Banville, gli scrittori americani Donna Tartt e Philipp Meyer, la maggiore autrice coreana Kyung-sook Shin, la britannica Taiye Selasi. Al fianco degli appuntamenti individuali, Libri come prevede anche la formula del dialogo a tema, in cui si confronteranno scrittori, giornalisti, saggisti: Mauro Corona e Antonio Pennacchi, Michele Serra e Sandro Veronesi, il Premio Pulitzer Jhumpa Lahiri, con Melania Mazzucco, Francesco Piccolo e Stefano Rodotà, David Grossman e Antonio Moresco. Anche sul fronte della non-fiction il programma è ricco e stimolante. Dagli Stati Uniti sono attesi la sociologa Camille Paglia e lo scienziato Jared Diamond, dall’Italia lo psicanalista lacaniano Massimo Recalcati e il sociologo Giuseppe De Rita. Sfumature enigmatiche e avventurose del passato emergeranno nell’incontro speciale dedicato al mito di Atlantide e di altri luoghi leggendari, a cura di Umberto Eco e con la partecipazione di Stefano Bartezzaghi. 

Protagonista di altri due importanti incontri di Libri come, quelli con i cantautori (e scrittori) Francesco Guccini e Ivano Fossati. L’intreccio tra musica, parole, memoria e tradizione popolare troverà ulteriore sviluppo nell’appuntamento con l’attore, regista e “contastorie” Mimmo Cuticchio.
La musica sarà anche una delle componenti di Serata Giallo-Nero, spettacolo multimediale in cui la sera di venerdì 14 marzo si incroceranno le letture da Maigret dell’attore Giuseppe Battiston e il reading a tinte blues Il mondo non mi deve nulla, con lo scrittore Massimo Carlotto, l’attrice Anna Bonaiuto e la colonna sonora curata da Maurizio Camardi. Leggi tutto…

ALGRA

di Massimo Maugeri

In Italia si legge poco. Lo ha confermato anche l’Istat, qualche giorno fa, nel rapporto “Noi Italia”. Nel 2013 solo il 43% della popolazione (tra le persone dai 6 anni in su) ha letto almeno un libro nel corso dell’anno. Non è tutto. Si legge molto di più al Nord (50,6%), mentre la regione dove si legge meno è la Sicilia (27,6%). Eppure, anche in Sicilia, continuano a nascere nuove realtà editoriali. Coraggio o incoscienza? L’ho chiesto ad Alfio Grasso, responsabile e direttore editoriale, di Algra Editore (casa editrice nata da pochissimo)…

– Alfio, considerata l’attuale crisi dell’editoria (e non solo dell’editoria), aprire oggi una nuova casa editrice richiede una buona dose di coraggio (o di incoscienza). Cosa ti ha spinto a farlo?
Che sia più coraggio o incoscienza me lo sono sempre chiesto, ma ho sempre evitato di darmi una risposta, sarebbe potuta non piacermi. In verità, ho sempre creduto che aspettare la fine dei momenti difficili senza fare nulla o, molto spesso, piegando la testa, sia semplicemente l’alibi dei pigri o il coraggio dei disperati. Io non sono un pigro e, soprattutto, sono troppo giovane per parlare di disperazione. Vivo ancora la fase delle speranze, dei sogni e delle ambizioni, e la mia più grande ambizione è sempre stata quella di diventare un editore, sin da quando, più di dieci anni fa, ho cominciato a lavorare nel settore. Perché oggi? Semplicemente perché era il momento giusto per me, per la mia vita privata e professionale. Oggi sono nel pieno delle mie energie, ho ancora tutto il mio entusiasmo e quel tanto di esperienza necessaria per partire.

– Qual è il progetto editoriale di Algra? Leggi tutto…

ANTONELLA LATTANZI ci racconta PRIMA CHE TU MI TRADISCA

antonella lattanziANTONELLA LATTANZI ci racconta il suo nuovo romanzo PRIMA CHE TU MI TRADISCA (edito da Einaudi – Stile libero Big). Ieri abbiamo pubblicato le prime pagine del libro

di Antonella Lattanzi

Prima che tu mi tradisca nasce nella primavera del 2010 ma in realtà, come tutte le storie importanti per chi le racconta, nasce insieme a me. È successo anche col mio primo romanzo, Devozione: ci ho lavorato full time per cinque anni ma in realtà ci lavoravo da sempre; così per Prima che tu mi tradisca: c’era qualcosa – la storia?, i personaggi?, l’ambientazione?, non so dirlo con precisione – che da che mi ricordo mi pungolava, ricorreva nelle mie idee, nei racconti che mi formulavo in mente. Il casus belli è stato un racconto di mio padre: un giorno che ero in Puglia mi parlò del Disastro di Bari – episodio di guerra chimica del dicembre ’43 – e io ne rimasi ossessionata. Com’era possibile che nessuno, nemmeno i baresi, sapessero di questa storia? Mio padre stesso, nato a Bari nel ’43 e vissuto sempre lì, ne era venuto a conoscenza solo pochi mesi prima. Fu grazie a quell’episodio – che racconto nel primo capitolo del romanzo – che tutte le storie, i personaggi, la Storia, i luoghi che avevo in mente da tempo confluirono, corsero tutti dentro un unico romanzo. Poi però ci sono voluti quattro anni per arrivare al libro finito.
Prima che tu mi tradiscaIl libro finito, Prima che tu mi tradisca, deve il suo titolo a Paolo Repetti, direttore editoriale, insieme a Severino Cesari, di Einaudi Stile Libero. Alla loro genialità io come scrittrice e persona e Prima che tu mi tradisca dobbiamo moltissimo. Ho portato a Severino un libro ancora troppo lungo, magmatico, pieno di cose fino a diventarne traboccante. Lui ci ha intravisto il tessuto, la trama, l’ordito molto prima di me: il lavoro di editing con lui è stata una delle esperienze più importanti della mia vita, che spero di poter ripetere. Poi c’è stato un secondo editing, prima con Severino e Luca Briasco, americanista ed editor Einaudi Stile Libero, poi anche con Francesco Colombo, editor Stile Libero anche lui. Come dico sempre, ho sentito che stavamo lavorando tutti a un unico fine: perché questo romanzo fosse al suo meglio, perché il lettore ricevesse tra le sue mani il miglior testo che Prima che tu mi tradisca avrebbe mai potuto essere. È bello lavorare in questo modo. Ti riempie così tanto da gettare una luce bellissima su tutto il resto della tua vita.
Quando Prima che tu mi tradisca è uscito avevo, come sempre, paura. Una paura totale. Poi pian piano sono cominciati ad arrivare i primi commenti, i primi giudizi, e allora sono stata felice. Dalla paura, però, non si guarisce mai. Credo che scrittori non si diventi mai, che scrittore è un’espressione che ti devi guadagnare a ogni nuova parola, che ogni nuova parola mette in dubbio, mette in gioco, tutto il tuo essere o non essere scrittore. E non per una questione di sacralità: ma perché la scrittura – come tutte le altre attività artistiche – non è mai data una volta per tutte, non è mai guadagnata per sempre.
Prima che tu mi tradisca racconta la storia di due sorelle, Leggi tutto…

PRIMA CHE TU MI TRADISCA, di Antonella Lattanzi (le prime pagine del libro)

Prima che tu mi tradiscaPubblichiamo le prime pagine di PRIMA CHE TU MI TRADISCA, di Antonella Lattanzi (Einaudi – Stile libero Big). Domani l’autrice ci “racconterà” il suo romanzo.

Non c’è nulla che non si possa perdonare a una sorella, soprattutto se all’improvviso scompare, nulla tranne averci rubato la scena nel momento piú importante della nostra adolescenza.

Il libro
Giovanni Cipriani era appena nato quando è sopravvissuto per miracolo al bombardamento di Bari del ’43, ma quel disastro sembra avere lasciato in eredità alle sue figlie una specie di infezione che le ha danneggiate per sempre, votandole al tradimento. Diversissime, segnate da segreti che le rendono al tempo stesso complici e rivali, Angela e Michela si muovono tra una Bari che dietro l’apparente rinascita brucia come il suo Petruzzelli e una Roma sfibrata, divenuta temporaneo rifugio. La loro vita di ragazze – poi donne – è condizionata dall’attrito fra la bellezza di Angela e la timidezza aggressiva di Michela. Un conflitto che non si scioglie nemmeno quando la prima svanisce e l’altra assapora la possibilità di diventare padrona del campo. In un balletto atroce e divertentissimo di bugie, accuse e finzioni, Prima che tu mi tradisca mette in scena tutto l’amore e lo squallore che si annida nelle relazioni di una famiglia in cui si conosce un solo modo per stare insieme, farsi del male.

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Le prime pagine di PRIMA CHE TU MI TRADISCA, di Antonella Lattanzi (Einaudi)

Parte prima
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OMAGGIO A MANLIO SGALAMBRO

Oggi, 6 marzo 2014, a Catania, è venuto a mancare il filosofo Manlio Sgalambro (era nato a Lentini il 9 dicembre 1924). È stato anche scrittore, poeta e paroliere italiano. È noto al grande pubblico per la collaborazione con il cantautore Franco Battiato.

Lo ricordiamo proponendo i seguenti approfondimenti e alcuni video (dove Sgalambro e Battiato sono ospiti di una trasmissione di Gianni Minà e – a seguire – di Melog 2.0)

Approfondimenti su: la Repubblica, il Corriere della Sera, La Stampa, Il Giornale

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PIETRA È IL MIO NOME, di Lorenzo Beccati (un capitolo del libro)

Pubblichiamo un capitolo del romanzo di Lorenzo Beccati intitolato PIETRA È IL MIO NOME (Editrice Nord)

Il libro
Genova, 1601. La chiamano la Tunisina. La disprezzano. La temono. Eppure è a lei che i genovesi si rivolgono quando hanno bisogno d’aiuto. Pietra sostiene di essere una rabdomante. In realtà è solo una donna consapevole che il mondo non le perdonerebbe mai il suo straordinario intuito e il suo eccezionale acume. Talenti grazie ai quali riesce a trovare non solo sorgenti d’acqua, ma anche bambini scomparsi e gioielli rubati. E, quando vengono compiuti delitti all’apparenza inspiegabili, persino le autorità cittadine si avvalgono dei suoi servigi. In questo caso, però, Pietra è stata chiamata dal Bargello per un motivo diverso: accanto al corpo di una donna, picchiata a morte, è stata trovata una bacchetta da rabdomante, circostanza che fa di lei la principale indiziata dell’omicidio. Per dimostrare la propria innocenza, Pietra sarà costretta a indagare per conto proprio e, ben presto, si renderà conto che quella giovane è come un fantasma emerso dalle ombre del suo passato, che riporta in superficie vecchi rancori e rimpianti mai sopiti. E adesso è venuto il momento di affrontarli, prima che l’assassino torni per lei…

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Il primo capitolo di  PIETRA È IL MIO NOME di Lorenzo Beccati (Editrice Nord)
Genova, 2 marzo 1601, venerdì di carnevale

Come da occhi di demoni, le fiamme escono dalle due finestre più in alto del palazzo dei conti de Negri in vico Lepre. Vorticando, colonne di fumo raggiungono il tetto e salgono nel cielo di una notte senza nuvole.
Per strada, nessuno si accorge di nulla. I genovesi sono impegnati a festeggiare « il carnevale dei folli », tirandosi arance e limoni e inseguendosi lungo i carruggi.
Un gruppo di musici suona all’angolo di una strada e un bambino corre dietro ai passanti per chiedere un obolo. « Una moneta per la musica e una per gli angeli! »
Alcuni giovani ballano e fanno giravolte, ubriachi d’allegria. Da un carro in movimento, delle bambine, vestite da ancelle, lanciano sui passanti petali di rosa e ridono, come se fosse una marachella.
Solo una figura scura, un’ombra di ragazza alta e magra, addossata al muro della casa di fronte all’edificio che brucia, tiene gli occhi chiari da gatta triste sulle lingue di fuoco che, strisciando, hanno invaso la parte alta del palazzo. Sembra che il suo sguardo
alimenti le fiamme. Ha un volto affilato che mostra appena i suoi ventidue anni. Indossa una veste nera che non disegna le forme del corpo e uno scialle che copre le spalle ossute e leggermente curve. Una cintura le cinge la vita sottile, ma senza stringere. I capelli corvini sono raccolti con impegno sulla parte bassa della nuca. Ha labbra carnose e una fossetta le nasce al centro di una sola guancia ogni volta che sorride. Non capita spesso.
Le dita sono affusolate e l’indice è lungo quanto il medio. È di una bellezza non convenzionale e non usa belletti per esaltarla.
Il suo nome è Pietra, ma tutti la conoscono come « la Tunisina ». Leggi tutto…

L’ORA DEL DIAVOLO, di Fernando Pessoa

File:216 2310-Fernando-Pessoa.jpgL’ORA DEL DIAVOLO, di Fernando Pessoa

di Erica Donzella

“Come la notte è il mio regno,

il sogno è il mio dominio”.

 

E’ attraverso un processo di demolizione dello stereotipo che Fernando Pessoa ci presenta una delle figure più trattate e –  ideologicamente –  più raccontate nella storia della letteratura: il Diavolo di cui lo scrittore portoghese narra in questo breve racconto –  progettato in inglese con il titolo Devil’s Voice –  soppianta totalmente la classica denominazione del Mefistofele crudele e malefico, da sempre rappresentazione del Male e del Peccato.
Pessoa contrasta, in questo testo, l’abituale concezione dicotomica tra Bene e Male, tra Dio e il Diavolo. Un intento che si muove da quelle Pagine Esoteriche dello stesso autore, la cui produzione frammentaria connota una poliedricità di argomenti in sintonia complementare e incessante tra gli stessi. Pessoa l’inquieto, l’eteronimo infinito, il nulla e il tutto, il capovolgimento dell’universo metafisico nella parola, il Poeta Fingitore che vive di dubbio nella sua Affollata Solitudine.
In sintonia con le filosofie orientali, Pessoa presenta il Diavolo come la Luna di quel Sole che è Dio (“No light, but rather darkness visible”, epigrafe in inglese dal testo originale). Dio e il Diavolo sarebbero complementari, il concavo e il convesso dell’universo stesso, il sogno e la realtà, l’immaginazione e la sua negazione.
La brevissima trama, prende le mosse dalla vicenda della giovane Maria che, dopo un ballo in maschera, descritta nell’atto di rincasare, si ritrova improvvisamente al cospetto di una creatura gentile, un uomo di rosso vestito. Egli con ammirevole disinvoltura si presenta a Maria dicendo di essere appunto il Diavolo. I due intraprendono un fittizio viaggio non raccontato nei suoi particolari geografici, ma è l’occasione per il Cavaliere di fare una sorta di apologia di se stesso.
Un  dialogo/monologo per ribaltare e rimettere in discussione i cliché che da sempre lo costringono nella veste del Male, nel corso di tanti secoli di simbolismo esoterico e religioso; egli non si presenta come il serpente del Genesi oppure come il tentatore del Vangelo di Matteo, ma come “[non] lo spirito che nega, ma lo spirito che contraria”. Leggi tutto…

ICONE su Rai 5 – si parte con Carmelo Bene e Paolo Poli

Segnaliamo la trasmissione ICONE su Rai 5. Oggi, a partire dalle 22,20 circa andrà in onda la puntata dedicata a Carmelo Bene e Paolo Poli

Come si diventa un’icona? Come si lascia un segno indelebile nel campo della letteratura, della musica e del teatro tale da diventare immortali? Ce lo racconta Icone, che per questa seconda edizione ha scelto come conduttore il giornalista Stefano Cappellini: una fenomenologia inedita di grandi personaggi della cultura italiana del Novecento. Attraverso la guida di Cappellini e con l’aiuto di esperti – studiosi di comunicazione, critici d’arte, scrittori, giornalisti – saranno svelati i segreti del fascino e dell’appeal di illustri personaggi e gli ingredienti che hanno permesso loro di passare alla storia come “icone”. Un viaggio di dieci puntate nella cultura italiana, fatto attraverso il materiale di repertorio e le interviste; un viaggio tra i pilastri fondamentali del Novecento italiano: attori che hanno cambiato il teatro i come Carmelo Bene e Paolo Poli, uomini che hanno regalato pagine fondamentali alla nostra letteratura come Claudio Magris e Alberto Arbasino, direttori d’orchestra del calibro di Riccardo Muti Claudio Abbado, magnifici registi quali Luca Ronconi e Giorgio Strehler, voci e volti memorabili, come quella di Arnoldo Foà.

[Tra gli autori della trasmissione: Stefano Ciavatta]
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A TUTTO VOLUME – il Festival letterario di Ragusa: dal 6 all’8 giugno 2014

A TUTTO VOLUME – il Festival letterario di Ragusa: dal 6 all’8 giugno 2014

Da Silvia Avallone a Marco Travaglio e Giancarlo De Cataldo, da Alessia Gazzola a Domenico De Masi e Corrado Formigli fino al premio Oscar Nicola Piovani

Da venerdì 6 a domenica 8 giugno 2014 Ragusa accoglie alcuni dei protagonisti del mondo letterario ed editoriale: da Silvia Avallone a Marco Travaglio e Giancarlo De Cataldo, da Alessia Gazzola a Domenico De Masi e Corrado Formigli fino al premio Oscar Nicola Piovani al debutto con il libro frutto dei suoi ricordi. “Proponiamo un programma ricco, che spazia dalla narrativa alla saggistica più qualificata, in grado di richiamare gli appassionati di tutta Italia e il turismo culturale, e che testimonia il fermento esistente a dispetto della sofferenza a cui è sottoposta oggi l’editoria” afferma il direttore editoriale, lo scrittore Roberto Ippolito, annunciando i partecipanti della quinta edizione di “A tutto volume – Libri in festa a Ragusa”, concepita dalla Fondazione degli Archi.

Nella magia di Ragusa, tra i tesori del barocco, tre giorni densi di incontri che consentono al pubblico di vivere e confrontarsi con gli scrittori. I testi scelti offrono un’opportunità particolare di guardare dentro i sentimenti e le idee delle persone. Gli autori, osservatori speciali della realtà, propongono a “A tutto volume” spunti di riflessione su temi sociali ed economici di grande impatto. Osserva il direttore organizzativo Alessandro Di Salvo: “Grazie ai libri presentati, Ragusa diventa il luogo privilegiato dell’approfondimento. E con il suo festival letterario invita a immergersi per tre giorni nell’incantata cornice della capitale del barocco alla scoperta degli angoli più suggestivi del sito patrimonio mondiale dell’Unesco”.

Nel programma di “A tutto volume” messo a punto da Ippolito figurano Leggi tutto…

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OMAGGIO A MARIO LODI

Il 2 marzo 2014 è scomparso il pedagogista, scrittore e insegnante italiano MARIO LODI

Vorrei esprimere, a nome dell’Unicef Italia, grande commozione e dolore per la scomparsa del maestro Mario Lodi. Importante è stato il suo contributo, il suo impegno per tanti bambini negli ultimi decenni“. Così in una nota il presidente dell’Unicef Italia Giacomo Guerrera, esprime cordoglio per la scomparsa dello scrittore Mario Lodi, morto il 2 marzo a 92 anni nella sua casa di Drizzona, in provincia di Cremona. (fonte: Adnkronos)

Approfondimenti su Repubblica: l’articolol’intervistail ricordo di Tullio De Mauro

Video: L’educazione democratica nel pensiero e nell’opera di Mario Lodi – Università di Macerata


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TO JEST, di Fabio Izzo (un estratto del libro)

Pubblichiamo un estratto del romanzo TO JEST, di Fabio Izzo, edito da Il Foglio letterario

Ci si innamora sempre di odori, sapori e sensazioni. Gabbie sensoriali costruite per intrappolare attimi. Collezioniamo ricordi, chi più chi meno, o almeno ci proviamo. Non possiamo impedire alla vita di andare avanti, possiamo però sbrindellarne il tessuto e tenerci nelle tasche i secondi più preziosi.
L’estate polacca diffonde sempre un qualcosa di tragico durante le sue ultime uscite di scena della stagione, come quell’attore in un dramma di Beckett o di Kantor che avevo visto all’una di notte in una replica sulla televisione nazionale. Chissà che altri parti avrà recitato, quali altri grandi ruoli avrà ottenuto. La malinconia è il soggetto preferito di troppe mie inquadrature, non so, sarà per via della polverosa danza del vento che sbatte e percuote il tappeto del crepuscolo, illuminato dai raggi solari, che profuma di sale, di mare, di lacrime, di nero, di bianco e della decadenza ampliata del colore. L’estate, qui, risulta un unico lungo addio destinato a ripetersi nelle vite, congelate dal mesto vivere di sempre, laico e profano, ininterrotto nel suo libero scorrere.

Le ultime gocce distillate della stagione vengono raccolte nel fazzoletto che asciuga la fronte di quell’uomo incurante di tutto quel che gli succede attorno; si preoccupa solo di passarmi alle spalle, frettoloso com’è, nell’attesa di un altro inverno. Le luci accese irrompono sulla scena e il mondo sembra giocondo dentro le riproduzioni artefatte di se stesso. Sono arrivato qui qualche mese nel tentativo folle di voler raccontare una storia, o per tentare di farlo, in un mondo che vuole sentire solo l’immediato egoismo del presente, dimenticando di coniugare tutto all’altruismo di un futuro incerto. Raccontare storie per salvare il mondo che merita di essere raccontato. Sono in un paese dove l’estate è quasi un preavviso di tragedia, qui, in una nazione cancellata dalla mappa dell’Europa e riammessa dai padroni stranieri solo dopo l’ennesima guerra persa. Una nazione decapitata due volte e due volte nello stesso luogo, a Katyn; durante la Seconda Guerra Mondiale prima e nella Nuova Guerra dell’Indifferenza, ora. La sua classe politica e dirigenziale è puff, scomparsa, svanita nel sangue a seguito di un incidente aereo, mandando il paese in lutto. Ora, non per tornare a essere il solito cinico bastardo che ero e che sono, ma da noi le cose sarebbero andate in maniera diversa.  Ma cosa ne pensa la vera opinione pubblica? Cosa ne pensa la gente ferma nei bar, alle fermate degli autobus, nelle stazioni ferroviarie fumanti e negli assonati autogrill? La prima volta che l’opinione pubblica si espresse alla televisione fu nel 1963 quando una troupe televisiva americana intervistò una bambina sull’omicidio dell’allora presidente, cioè John Fitzgerald Kennedy. Mah, chissà quale pensiero profondo si aspettavano. Nessuno a dire il vero. Nessuno può essere così ingenuo. Puntavano sull’emotività. Semplice e diretta. Sull’emotività spontanea dell’immagine. Nulla di più primitivo in effetti. In fondo l’uomo si è evoluto con la scrittura. Prima disegnava scene di caccia e di sesso, poi è passato a scrivere tormentandosi l’anima pubblica e privata, ma non che poi l’opinione pubblica abbia mostrato chissà che cosa. Dal 1963 e da Dallas in poi ne sono successe di cose e migliaia di persone sono state chiamate di fronte a una telecamera per esprimere la loro pubblica opinione sull’aumento del costo delle uova o sulla guerra in qualche paese. In fondo però siamo animali destinati a non capirci, ostinati come siamo nella complicazione del linguaggio. Ad ogni modo sono arrivato qui, attratto dalla possibilità di impedire a una storia locale di restare nell’ombra. Anche se all’inizio, come tutti i narratori troppo egocentrici, pensavo di raccontare solo la mia storia. Ora invece so che questa è la storia di tutti. La storia di tutti quelli che vogliono farsi raccontare un’altra storia ma è anche la storia di ogni minatore polacco, di ogni contadino messicano, di ogni operaio americano e di tutte le lotte degli ultimi su questo strafottente pianetucolo da abitanti del terzo universo, perché tutti portano con sé la loro storia e tutti hanno il diritto di raccontarla per farsi ascoltare. Leggi tutto…

EURISPES – Il 66% degli italiani preferisce il Dvd alle sale cinematografiche

L’EURISPES CONFERMA LA CRISI DEI CONSUMI CULTURALI

Il 66% degli italiani preferisce il Dvd alle sale cinematografiche

Paolo Sorrentino con la sua “Grande Bellezza” ha trionfato nella notte degli Oscar. Decisamente un buon segno per l’industria cinematografica italiana anch’essa alle prese ormai da anni con la crisi economica. Del resto, ben il 66,6% degli italiani, nel quadro di una riduzione generale delle proprie spese per il tempo libero, ha preso l’abitudine di guardare un film in dvd o in streaming invece di andare al cinema (dati Eurispes 2014). Meno della metà della popolazione dai 6 anni in su (49,8%) afferma di essere andata al cinema, anche solo una volta, nel corso del 2012 (dati Istat). La quota fa registrare un evidente calo rispetto al biennio precedente (nel 2011 era il 53,7%), ad indicare che anche un settore tradizionalmente anticiclico, come il cinema, e dal costo relativamente contenuto rispetto ad altri svaghi, ha iniziato a soffrire all’accentuarsi della crisi economica. Del resto dal 2011 al 2012 anche altri consumi culturali hanno fatto registrare un’importante flessione: le mostre (-19%), il teatro (-7%), gli spettacoli sportivi (-3%) (fonte Siae).

L’Eurispes ha quindi effettuato un’analisi sulla base dei dati resi disponibili da Mibac-DGCinem a/Anica. Nel 2013 sono stati distribuiti in Italia 453 nuovi film (in aumento rispetto ai 364 del 2012), di cui 161 quelli a capitale interamente italiano o coprodotti (erano 127 nel 2012). Esaminando la nazionalità dei film di nuova uscita si riscontra il primato degli Usa, con 148 nuove pellicole, seguiti da vicino dai film italiani (145, in aumento rispetto ai 112 del 2012). Terza la Francia (46), quarta l’Inghilterra (30). Le caratteristiche dell’industria cinematografica italiana, composta da pochissime major (sostanzialmente solo Medusa e Rai Cinema) e numerose case produttrici di piccole dimensioni, determinano un volume importante di film low budget.  Tra i film prodotti nel 2012 con capitale interamente italiano ben 36 hanno avuto un costo inferiore ai 200.000 euro e 25 un costo compreso tra 200.001 e 800.000 euro. Solo 24 pellicole sono costate più di 3,5 milioni di euro, cifra comunque relativamente contenuta. Quello italiano si conferma un cinema fatto di piccole e piccolissime produzioni, con alcune produzioni medie e pochissime grandi produzioni che rappresentano una vera eccezione. Se per una piccola casa produttrice anche il fallimento di un prodotto di medio budget può essere un colpo da cui risulta difficile rialzarsi, non mancano i casi di piccoli film che a fronte di costi decisamente bassi garantiscono, spesso inaspettatamente, guadagni soddisfacenti. Nel 2013 le prime 3 case di distribuzione (Warner Bros Italia, Universal e Medusa) hanno raccolto quasi la metà degli incassi totali della stagione.

Nel 2013 si contano nel nostro Paese 1.063 cinema, Leggi tutto…

Omaggio a LA GRANDE BELLEZZA

LA GRANDE BELLEZZA, film di Paolo Sorrentino, riceve l’Oscar 2014 per il miglior film straniero


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IL CARNEVALE DEGLI ADULTI, di Christiana de Caldas Brito

La scrittrice e psicoterapeuta Christiana de Caldas Brito, residente in Italia, ci offre un suo racconto sul Carnevale. In collegamento con il forum UN CARNEVALE DA RACCONTARE, su LetteratitudineBlog

 

IL CARNEVALE DEGLI ADULTI

di Christiana de Caldas Brito

Noi, bambini, avevamo la nostra festa di carnevale nel giardino di casa. Mamma ci raccomandava di non andare oltre il cancello che portava in strada, luogo di rischi e pericoli. La balia diceva che qualcuno avrebbe potuto portarci via. Ma fuori, sulla strada, c’era il carnevale vero, non quello dei bambini. Chi erano quei mascherati che noi, piccoli, non potevamo avvicinare? Per saperlo, sarebbe bastata una sbirciata dal cancello. La babà si distraeva facilmente nel correre dietro a mia sorella più piccola.
In uno di quei momenti, decisi di guardare al di là del cancello. Volevo conoscere il carnevale degli adulti.
I miei ricci saltavano in testa mentre mi allontanavo a passi rapidi dal regno sicuro, conosciuto, per esplorare il mondo degli adulti, pieno di insidie.
Non volevo disubbidire, volevo solo dare una sbirciata oltre il cancello. Sarei tornata subito a giocare con gli altri bambini.
Il cancello mi invitava. “Come,” sembrava dirmi, “non vieni a guardare cosa riservo a quelli che osano?”
Feci una corsa. Saranno stati cinquanta metri, ma la strada sembrava molto più lunga. Un po’ perché ero piccola, un po’ perché quella strada era fatta dal desiderio di quello che non poteva offrirmi il carnevale dei bambini.
Infilai i piedi su una delle assi di ferro del cancello, pronta a guardare fuori, pronta a conoscere quello che gli adulti mi impedivano di vedere.
Con audacia mi sporsi in avanti. Oh, no! Il terrore mi aveva paralizzata. Nella mia direzione, si avvicinava il diavolo. Sì, proprio lui!
Una persona adulta non avrebbe visto che un uomo mascherato, ma la bambina di quattro anni vide il diavolo stesso che saltava su di lei, per portarla via, come aveva predetto la balia.
Cos’altro aspettava un diavolo carnevalesco se non una bambina impaurita? Le sue brutte boccacce e le contorsioni della sua faccia hanno plasmato la mia memoria. In quell’attimo, vedendolo, ho pensato che non valeva la pena disubbidire agli adulti, che loro avevano ragione, che il prezzo dell’audacia era troppo alto. Non sarà stato questo l’effetto più demoniaco di quell’apparizione nel lontano carnevale carioca?
Mi ci son voluti alcuni anni per capire che a me la figura del diavolo, prima o poi, e con maschere diverse, si sarebbe presentata comunque. Non una ma tante volte. In me e fuori di me.
Quei cinquanta metri, dal fondo del giardino fino al cancello, sono stati la mia strada per scoprire la diversità. Al ritorno dal cancello, non esisteva più il piccolo Eden che era il giardino di casa mia. Leggi tutto…

CALCIO E ACCIAIO, di Gordiano Lupi (intervista all’autore)

CALCIO E ACCIAIO. Dimenticare Piombino, di Gordiano Lupi (Acar edizioni). Ieri abbiamo pubblicato un capitolo del libro

di Massimo Maugeri

Nel suo nuovo romanzo, “Calcio e acciaio. Dimenticare Piombino” (Acar edizioni), Gordiano Lupi traccia l’affresco di un luogo che conosce benissimo mettendo insieme alcuni degli elementi caratterizzanti di quel territorio: l’acciaio dell’industria siderurgica e il sogno del gioco del calcio. E il sogno mancato di Giovanni, ex calciatore di scarsa fortuna, si incrocia oggi con la speranza di Tarik, un giovane marocchino approdato in Toscana a bordo di una imbarcazione strampalata e che sui campi di calcio cerca il suo riscatto. Ne parliamo con l’autore…

– Gordiano, partiamo agganciandoci al titolo del libro. In che modo “Calcio e acciaio” hanno interagito in una realtà come quella della Piombino che racconti? Potrebbero essere considerati, calcio e acciao, come due opportunità per farcela? E fino a che punto?
Il calcio è stato parte della mia vita. Non è obbligatorio saperlo, ma sono stato nel mondo del calcio per 23 anni (da 16 a 39). Ho giocato nelle giovanili e ho fatto l’arbitro di calcio, raggiungendo la serie C1, con alcune apparizioni in A e B come Quarto Uomo. Condivido la regola base della scrittura creativa: si deve parlare solo di cose che si conoscono. Ambientare una storia nel mondo del calcio credo che mi riesca facile, tra l’altro l’avevo già fatto ne “Il ragazzo del Cobre“, storia di un ragazzino brasiliano che si riscatta grazie al foootball. L’acciaio, invece, è Piombino, il suo simbolo, l’identità di una provincia siderurgica che scandisce il passare dei giorni al suono della sirena, secondo i turni incessanti dello stabilimento. La vocazione siderurgica di Piombino proviene dagli etruschi, gioia e dolore di questa terra, perché la crisi dell’industria significa crisi della città. Pure il calcio in questa piccola provincia maremmana ha avuto momenti di gloria, sempre grazie all’industria, quando negli anni Cinquanta la squadra locale calcò i palcoscenici della serie B, a un passo dalla serie nazionale, e sconfisse persino la Roma per tre reti a uno, in una partita rimasta nella leggenda, che a Piombino si tramanda di padre in figlio.

– Come è cambiata Piombino nell’arco temporale a cui il romanzo fa riferimento?
Il romanzo avrebbe l’aspirazione di sviluppare un racconto sociale. Piombino significa provincia e lavoro operaio. Si racconta la crisi dell’industria e l’amore di un vecchio calciatore per la sua terra. Nostalgia, saudade, malinconia, ma anche voglia di dedicarsi a un progetto per farlo rifiorire. Il romanzo narra una storia d’integrazione razziale, paragonando la storia del nostri vecchi in cerca di fortuna verso l’America a quella dei nordafricani che trovano rifugio nella nostra terra. Il cambiamento di Piombino segue il modificarsi della nostra realtà economica, in una situazione dove l’acciaio – vecchia ricchezza di questa terra – non è più così importante.

– Sullo sfondo del gioco del calcio, si dipanano le vite dei protagonisti del romanzo. Vite di ieri e vite di oggi. Il calcio, a tuo avviso, può essere considerato come metafora della vita? Leggi tutto…

Il 1° marzo compriamo un libro: flash mob letterario di Caffeina

Segnaliamo il flash mob letterario di Caffeina: il 1° marzo compriamo un libro


“Il primo marzo compriamo un libro” è il titolo della nuova iniziativa organizzata dalla Fondazione Caffeina per incentivare le persone a investire in cultura, il vero motore di questo Paese. Il flash mob, nato quasi per caso sul web, che in poco tempo ha superato i 70.000 partecipanti, sta ancora crescendo in modo esponenziale. Tantissime le librerie di tutto il territorio nazionale – grandi catene e librerie indipendenti – che stanno aderendo al flash mob, promuovendo l’evento, proponendo sconti o organizzando altre iniziative.
Come funziona: il primo marzo basta andare, con il segno di riconoscimento del flash mob, ovvero un nastro bianco sui vestiti, in qualsiasi libreria della propria città e comprare un libro, o più di uno. E ancora prima cliccare su “parteciperò” all’evento virtuale e condividere per far partecipare più gente possibile e quindi sensibilizzare sul tema cultura.

Qui, l’elenco completo delle librerie che aderiscono in tutta Italia: http://www.caffeinacultura.it/news/le-librerie-del-flash-mob_188.htm
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