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MARIAGIOVANNA LUINI ci racconta IL MALE DENTRO

marzo 19, 2014

mariagiovanna luiniMARIAGIOVANNA LUINI ci racconta IL MALE DENTRO, (edito da Cairo editore). Di seguito, un estratto del romanzo…

di MariaGiovanna Luini

Un ospedale è un mondo a parte, e se si tratta di un istituto di eccellenza che si occupa di oncologia il mondo a parte diventa un pianeta alieno. Un luogo dove la maggioranza della gente ha (o ha avuto) un tumore ribalta le priorità, le emozioni, il concetto stesso di vita: cosa è la vita per chi rischia di perderla in un tempo breve? E per chi ogni giorno ha scelto di aiutare i pazienti oncologici?
“Il male dentro” è un romanzo. Una storia corale che riunisce piccole, grandi storie di persone che hanno un unico, fortissimo denominatore comune: da pazienti, medici, familiari, infermieri, amministrativi vivono grande parte del loro tempo in un istituto oncologico. Barbara è una chirurgo di imminente specializzazione: il chirurgo, si sa, vuole operare e per lei la scelta di trascorrere alcuni mesi di tirocinio nella divisione di chirurgia senologica di un istituto di eccellenza è una scelta facile e impegnativa insieme. Facile perché operare il seno è chirurgia minore (“una tetta, cosa vuoi che sia?”), impegnativa perché bastano pochi giorni per comprendere che il confronto quotidiano con le persone ammalate di tumore non è ciò che si era immaginata. E non si tratta solo di dolore, ansia, paura: c’è anche l’ironia! C’è la bellezza di tanti volti, degli sguardi, delle risate che – incredibile! – si riescono a fare proprio con quelli che con tanta banalità si definiscono “pazienti”. Un istituto oncologico è un luogo che, visto dall’interno, ti getta nella crisi ma ti risolleva in fretta grazie alla bellezza perfetta delle relazioni che nascono. La bellezza essenziale, quella che se ne frega se sei ricco, povero, bello o brutto: ci sei, sei lì e combatti per la vita (tua o di altri) e scopri che le sciocchezze del mondo esterno si dissolvono in un niente. Riesci perfino a innamorarti: la relazione di Barbara con Stefano Solda, fascinoso direttore della chirurgia senologica, è conseguenza quasi scontata di una prossimità fisica che spinge a distrarsi, a condividere ansie e cameratismo, sensualità e trasgressione.
Barbara (giovane, bella e molto ambiziosa come previsto dal manuale della perfetta chirurgo) scaraventa se stessa, volontariamente ma senza consapevolezza, in un istituto di eccellenza dove ai malati, ai medici, agli infermieri, perfino alle persone che passano per caso si devono offrire risposte, si deve donare ascolto e ci si affeziona. Ci si affeziona a Giulia, così giovane e affascinante nonostante il tumore avanzato, a Rosa, mamma di tre bambini mollata dal marito quando le hanno tolto il seno, Giovanna, regista di teatro che è guarita ma non riesce a evitare di raccontare ancora e ancora i propri ricordi. Ci si affeziona ai colleghi, si ricrea la propria vita dentro il pianeta alieno e quando si ritorna a casa non si è gli stessi. Che luogo strano: Barbara non avrebbe mai creduto che esistessero medici come Anna, senologa che non va in sala operatoria e si occupa di comunicazione e crede alla pranoterapia (l’energia che esce dalle mani in un centro di eccellenza?), o come Maiorini, un ginecologo che appena apre bocca dice cose terribili contrarie a ogni etica di relazione con i pazienti. Non credeva di dovere assistere alla malattia di un collega: Luc van Reijen, chirurgo toracico belga, a un certo punto si ammala e si trova a essere “paziente”, non più un medico che salva le vite degli altri. Come è possibile che esista un luogo così?
“Il male dentro” non è un romanzo sulla malattia, il cancro non merita un romanzo. Lo meritano le persone e lo merita l’amore. L’amore è il senso di tutto: le storie che si incrociano, i pettegolezzi da bar e gli amori extraconiugali tra colleghi, i dubbi enormi e qualche volta indicibili, le relazioni tra medici e pazienti e tra infermieri, medici e pazienti, gli interventi chirurgici descritti con realismo, la comunicazione come perno intorno al quale ruota la medicina, le invidie inevitabili in un posto di lavoro, i fuori programma nel nome delle esigenze di chi sta male… L’amore giustifica il pianeta alieno nella sua complessità ma anche nell’indimenticabile bellezza di ogni singola persona che, anche solo per un attimo, si trova a frequentarlo.
E’ un romanzo scritto dopo anni di esitazione. Marco Garavaglia di Cairo ha ottenuto il mio “sì” là dove altri, negli anni precedenti, avevano avuto un rifiuto. Ero convinta fosse difficile creare un romanzo – quindi una “finzione” – vivendo davvero ogni giorno in un luogo tanto, tanto reale come un istituto oncologico: ho capito scrivendo che ho il privilegio di conoscere in profondità ciò che altri scrittori devono inventare perché il dolore, la leggerezza, l’ansia, la commozione, ma soprattutto l’amore, sono proprio i miei. Siamo alla quarta edizione in meno di un anno: i lettori a quanto pare hanno colto quello stesso amore.

(Riproduzione riservata)

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Un estratto del romanzo IL MALE DENTRO, (pagina 50, capitolo 6), di MariaGiovanna Luini

“Entrava nell’atrio al piano terra e contava le persone: due. dieci, venti, trenta. Era l’inizio della giornata. Escludeva chi indossava un camice o una divisa e contava di nuovo. Due. dieci, quindici. E faceva fatica a rendersi conto che l’ottanta per cento del numero che otteneva fosse costituito da malati di cancro. Possibile che fossero così tanti? L’istituto era un mondo separato, un insieme di persone con caratteristiche inusuali. Non che nel mondo normale mancassero i malati: solo che erano diluiti, palline rosse più rare in mezzo a tante palline blu che erano la maggioranza. L’istituto era pieno di palline rosse, tante, aiutate dalle palline blu, che rotolavano qua e là scambiandosi gesti, pensieri ed energia, si toccavano, scontravano, sfioravano e non si rendevano conto che occhi estranei cogliessero l’orrore dell’esistenza della malattia, e del dolore. Così denso da gravare sulle spalle e rallentare i passi…”.

(Riproduzione riservata)

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