Archivio

Archive for aprile 2014

Festival Britten: “Peter Grimes”, “Curlew River”

britten 1Festival Britten all’Opéra de Lyon

10-29 aprile 2014

Seconda parte: “Peter Grimes”, “Curlew River”

di Claudio Morandini

In “Peter Grimes”, la prima grande opera di Benjamin Britten, potentemente messa in scena all’Opéra de Lyon da Yoshi Oida con le scene di Tom Schenk e la direzione di Kazushi Ono (e l’interpretazione intensa di Alan Oke nella parte del protagonista), colpiscono la miriade di riferimenti, la densità di connessioni con la tradizione operistica da una parte, con il linguaggio musicale più moderno dall’altra. Britten dimostra, in quest’opera dalla lunga gestazione (soprattutto per via delle vicissitudini legate al libretto, più che per la stesura della musica), di essere un compositore dalla larghissima tavolozza, ma non un eclettico: nel senso che nella sua musica convivono molto naturalmente, senza stridori, senza attriti, elementi molto antichi e molto moderni, procedimenti innovativi e moduli tradizionali, Berg e Stravinskij, Puccini e Purcell, e chissà chi altri.

“Peter Grimes” è l’opera della ricostruzione, della presa di coscienza, dell’orgoglio anche, sia pure virati in tragedia: concepita negli anni della seconda guerra mondiale a partire da alcune pagine di “The Borough”, un poemetto del 1810 di George Crabbe, lungamente elaborata nel libretto affidato a Montague Slater, la cui stesura non dev’essere stata pacifica, finalmente messa in musica con relativa velocità tra il ‘44 e l’inizio del ’45, l’opera racconta assai modernamente un intreccio di conflitti: tra ciò che si è e ciò che gli altri (cioè la comunità del villaggio di mare del Suffolk in cui si ambientano le scene) vorrebbero che si fosse, innanzitutto; tra impulsi contrastanti e dilanianti interni a ogni natura umana, poi; tra singolo e folla; tra uomo e natura, per forza (e la natura qui è il mare, che impone una dura vita di sacrifici e di violenza); tra odio e amore, tra desiderio di costruire e vertigine del distruggere; tra scelte personali e destino; tra legge e verità.
Leggi tutto…

DESDEMONA e le altre – Siracusa, 3 maggio

http://marialuciariccioli.files.wordpress.com/2014/04/noi-siamo-desdemona-siracusa.jpgLa FILDIS Siracusa combatte il ‘femminicidio’ e la violenza di genere

CONVEGNO “Desdemona… e le altre”
Sabato 3 Maggio 2014, ore 17.00 – Sala Borsellino, Palazzo del Senato

Programma
Apre i lavori
Maria Vittoria Fagotto Berlinghieri,
Presidente della FILDIS di Siracusa
Saluti
Francesco Italia, Vice-Sindaco di Siracusa
Adriana Prazio, Presidente del Centro Antiviolenza “La Nereide” di Siracusa, socia FILDIS Siracusa

Moderano
Simona Lo Iacono, Magistrato e scrittrice,
socia FILDIS Siracusa
Elena Flavia Castagnino Berlinghieri, Archeologa, socia FILDIS Siracusa

Intervengono
Ezechia Paolo Reale, Direttore Istituto Superiore Internazionale di Scienze Criminali, Antonio Nicastro, Sostituto Procuratore della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Siracusa, Silvana Gambuzza, Assessore alle Pari Opportunità, Comune di Siracusa, Oriana Ortisi, Avvocato Matrimonialista

Alfio Grasso, Editore del libro “Io sono Desdemona”(Algra, 2014) con le scrittrici Angela Bonanno, Mavie Parisi, Anna Pavone, Maria Rita Pennisi, Tea Ranno, Maria Lucia Riccioli, Elvira Seminara

Il regista Agostino De Angelis, gli attori Marco Scuotto e Giulia Acquasana dell’“Associazione “Extramoenia” di Siracusa
Il Maestro Angelo Grasso, Direttore dell’Academia Projecto-Tango di Catania
Leggi tutto…

The turn of the Screw

Festival Britten all’Opéra de Lyon

10-29 aprile 2014

Prima parte: “The turn of the Screw”

di Claudio Morandini

Ho avuto modo di assistere alle tre serate dedicate nel mese di aprile dall’Opéra de Lyon alla produzione operistica di Benjamin Britten, del quale cadeva nel 2013 il centenario della nascita. La bellezza delle realizzazioni ha esaltato, in tutti e tre i casi e in modi diversi, il fascino straordinario della musica, e ha ribadito (non che ce ne fosse bisogno) il ruolo di primo piano che il compositore inglese ha avuto nella musica del Novecento. Voglio condividere alcune impressioni sugli spettacoli, e magari, tornando a recuperare il senso originale del forum di Letteratitudine dedicato ai rapporti tra musica e scrittura, soffermarmi proprio sulla genesi delle opere, sull’impiego del libretto, sul rapporto tra il libretto e l’opera letteraria da cui proviene.

Ne “Il giro di vite” (“The Turn of the Screw”, opera in due atti con un prologo rappresentata per la prima volta alla Fenice di Venezia nel 1954) il punto di partenza è, ovviamente, il celebre racconto lungo di Henry James. Nel testo di James la cornice è data da un gruppo di amici che, secondo un’efficace convenzione propria della ghost story, si raccontano paurose vicende di fantasmi; uno di loro estrae a un certo punto il manoscritto dell’istitutrice, che nei capitoli successivi diventerà l’io narrante, una voce dapprima speranzosa e via via più sgomenta. Nella riduzione del libretto affidato alla poetessa Myfanwy Piper, questa cornice diventa l’antefatto declamato dalla voce di un Prologo, come in tanto teatro del bel tempo andato: soluzione che impone un diverso artificio alla costruzione dell’opera, e che virgoletta le vicende messe in scena subito dopo. Aggiungiamo che il tenore che interpreta il Prologo è il medesimo che interpreterà il ruolo di Quint (lo spettro di Quint, cioè, a Lione un efficace, insinuante Andrew Tortise): questo crea un effetto inquietante di avvolgimento, di chiusura (le vicende nel palazzo di campagna chiuse nelle spire del medesimo timbro di voce, le vite dei personaggi viventi prigioniere del racconto del personaggio morto). Nella figura spettrale di Peter Quint sta di sicuro la maggiore novità del libretto rispetto al racconto di James (se escludiamo l’inevitabile registro declamatorio, l’enfasi esclamativa e interrogativa propria della scrittura dei versi per musica): perché Quint appare in scena, sì, ma non come presenza muta, dietro ai vetri di una finestra, ma come ruolo di primo piano, con una parte vocale di intricata e sinuosa cantabilità. La sua figura non è più solo minacciosa: è seduttiva, esprime una voracità trattenuta che si esprime in richiami, minacce addolcite che paiono inviti: il testo dà corpo ai sogni, la voce avviluppa la vittima, il piccolo Miles:
Leggi tutto…

IL GIRO D’ITALIA IN 80 LIBRERIE

la prima staffetta ciclistica, culturale, ambientale
attraverso il Paese più bello del mondo
prima edizione 
da Aosta a Roma 
2 maggio – 21 giugno 2014

Il 2 maggio casco in testa e piede sui pedali per dare il via a un giro unico al mondo!

Tantissimi scrittori e artisti si daranno il cambio in sella a quattro biciclette ufficiali.
2000 km su due ruote per disegnare il filo che lega librerie e biblioteche, veri luoghi di
sogno e di piacere.
Con loro librai, bibliotecari, traduttori, insegnanti, lettori e chiunque voglia condividere
un pezzetto di strada, per riscoprire insieme il piacere della lentezza che rivela differenze
e affinità.

Per approfondimenti, cliccare QUI Leggi tutto…

UNA SECONDA OCCASIONE, di Elvira Siringo (un estratto del libro)

https://i1.wp.com/www.edizionidifelice.it/2014/copertine/L-siringo.jpgPubblichiamo uno stralcio del romanzo UNA SECONDA OCCASIONE, di Elvira Siringo (edizioni DiFelice)

Il libro
Un giovane carabiniere torna in Sicilia per scagionare una ragazza, anticonformista e ribelle, dall’accusa d’avere ucciso il padre. Ma arriva tardi, la giovane è morta in carcere e i parenti accolgono la rivelazione d’innocenza con freddezza, col fastidio e con la paura di dover subire la riapertura del caso per individuare un altro responsabile.
La cornice è una natura ancora intatta, un mare di cristallo a confine fra due mondi e due continenti. I flutti dell’Isola delle Correnti si scontrano e si congiungono, come le vicende dei personaggi che si incontrano, si aggrovigliano e si confondono. Le sorprese si alternano ai paesaggi mozzafiato e confluiscono in un finale “a incastro” in cui ogni dettaglio rivelerà la sua logica, naturale, spiegazione.

* * *

Un estratto di UNA SECONDA OCCASIONE, di Elvira Siringo (edizioni DiFelice)

Antefatto

Pugni chiusi

Pugni chiusi
non ho più speranze,
in me c’è la notte più nera
viene l’alba
e un raggio di sole
disegna il tuo viso per me…

 

Una gran berlina argentata costeggiò il muro sbrecciato del cimitero e si fermò all’ingresso ferrigno. Scesero tre donne, l’uomo alla guida parcheggiò sullo sterrato fra cipressi e pini contorti dal vento.
«Lino caro, ti prego» squittì la più matura, in gramaglie, appoggiata a due ragazze infagottate in mantelle color topo «vai avanti e comincia ad aprire, così cambia l’aria.»
L’uomo distinto, impeccabile in doppiopetto fumo di Londra, gettò uno sguardo distratto all’orizzonte che sfumava livido nella spuma delle onde. Le sorpassò portando una borsa, una tanica d’acqua e una sedia pieghevole.
«Io sono lenta, sono vecchia ormai, che volete fare? Per poco, ancora, mi dovete sopportare… spe-riamo» lamentò. In realtà era solo indispettita. gli anni, eccessivi per dirsi giovane, erano ancora scarsi per ritirarsi in buon ordine dal gioco della vita.
«Che vecchia e veecchia, mamà non parlare così, che porta maale!»
«Ah, che ne sai tu, Melina mia? Sto tanto male, nessuno mi capisce» piagnucolò scuotendo il capo.
«Certo che ti capisco, che figlia sarei altrimeenti?» Melina le asciugò la fronte e le ravvivò i capelli con una carezza «da mesi dico di chiamare un meedico» appallottolò il fazzoletto di batista nella borsetta e abbozzò un sorriso che si scontrò nei cupi occhi materni.
«Non serve» si stizzì «qua ci sono solo ciarlatani! niente mi può guarire, ormai. Tu sei brava, tu. No come quella, quella là… chissà di chi era figlia “quella là”!» alzò i pugni chiusi al cielo struggendosi in pianto.
Si fermarono un attimo, grondanti di sudore. l’umidità sospesa non si decideva a diventare pioggia e impastava d’umori mattutini i tailleur antracite troppo pesanti, estratti dalla cassapanca del mezzo lutto per sostituire i neri al compimento del primo anno di lutto stretto. Impregnavano di canfora un autunno corteggiato invano, ancora saturo di tenaci residui estivi.
Singhiozzi e passi riecheggiarono, dalla ghiaia del viale solitario al fianco della collina, infrangendo la quiete di interminabili metri, fino alla cappella gentilizia. accanto allo stemma del barone Fazio di Torrevecchia li accolse un angelo ingrigito, di sentinella ai loculi con la spada in pugno e due piccioni appollaiati su un’ala. Senza curarsene la baronessa entrò e si afflosciò sulla sedia che lino aveva predisposto davanti alla lapide già spolverata. chinò gli occhi e cominciò a biascicare il rosario. L’uomo continuò a lucidare i candelieri d’ottone e Melina tornò indietro, dalla fioraia all’ingresso, a prendere garofani bianchi e crisantemi gialli, i colori dello stemma di famiglia.
L’altra giovane, smunta e taciturna, andò a sciacquare i vasi. Versando l’acqua marcia nella grata del tombino fu assalita da un moto di nausea. Tornò più pallida che mai. Leggi tutto…

VALERIO AIOLLI ci racconta IL SONNAMBULO

ImmagineVALERIO AIOLLI ci racconta il suo romanzo IL SONNAMBULO (Gaffi editore). Stamattina abbiamo pubblicato le prime pagine del libro

di Valerio Aiolli

Prima di uscire e provare a farsi strada nel mondo, Il Sonnambulo ha abitato diverse case della mia vita, ha assunto diverse forme, preso diversi nomi, è entrato in contatto con diverse persone, tutte di grande importanza per lui (se ci si può riferire a un romanzo come a un lui) e per me.
Nacque nell’estate del 1992, in diretta rispetto ai fatti che narra, che sono appunto ambientati nei mesi di giugno e luglio di quell’anno. Il ciclone di Tangentopoli era solo all’inizio, ma quella frana crescente di tutto un sistema mi colpì al punto da generare in me l’esigenza di provare a raccontarla non dall’esterno, come ovviamente non potevano non fare i giornalisti, bensì dall’interno, mettendomi nei panni di chi fino a quel momento in quel sistema ci aveva vissuto come l’unico possibile, e adesso si ritrovava sbattuto fuori e messo alla gogna. Volevo cercare di comprendere come si intrecciavano acquiescenze personali e ipocrisie collettive, abbandono dei sogni di gioventù e crisi personali e di coppia. Senza giustificare nessuno, senza scendere in pietismi, ma senza cedere alla facile credenza che quelle persone lì fossero tutte dei mostri. Leonardo (il manager pubblico protagonista della storia), Corrado (suo amico d’infanzia e principale collaboratore), Paola, Monica, Carla (moglie, segretaria-amante, stagista), e molti degli altri personaggi di contorno nacquero allora, in sei-sette paginette a cui all’epoca avevo dato il nome di La distrazione e la forma di un soggetto per un film. Sì, perché in quel periodo ero convinto di essere molto più portato a scrivere film che romanzi. Più di vent’anni dopo posso dire con certezza che mi sbagliavo alla grande: ho pubblicato sette libri, non ho scritto nessun film. La distrazione comunque fu concepita in una casa luminosa anche se non molto grande rispetto al fatto che ci abitavamo in tre (poi in quattro), e ricevette la lettura attenta, critica ma benevola di mia moglie e, qualche mese più tardi, di Chiara Tozzi, scrittrice e mia insegnante in un corso di sceneggiatura. Provai anche a scriverla una sceneggiatura tratta da quel soggetto: non ne venne fuori niente di buono. Capivo che ero solo all’inizio di un cammino, che sarei dovuto scendere molto più in profondità rispetto a dove mi ero fermato per il momento. Leggi tutto…

IL SONNAMBULO, di Valerio Aiolli (un estratto del libro)

https://i1.wp.com/www.gaffi.it/images/upload/godot/GodotCeccato/cop_Aiolli.jpgPubblichiamo un estratto del romanzo IL SONNAMBULO, di Valerio Aiolli (Gaffi editore). Nel pomeriggio, l’autore ci racconterà il suo libro

Il libro
1992, l’anno cruciale di tangentopoli, Leonardo direttore generale dell’Alutec, aspira alla presidenza, ma troppi grovigli esistenziali lo stanno stritolando. La moglie Paola si dissolve in una sterile nebbia. La stessa cosa accade a Monica, la sua segretaria. Rimane Carla, una giovane stagista di cui Leonardo s’innamora, e che tiene in piedi un atroce rimpianto per quel tempo in cui non si era abbagliati dalla sfrenata ambizione.

* * *

Giugno

Giugno era scoppiato come un temporale atteso troppo a
lungo. Fiocchi lanuginosi ti si infilavano nel naso, nugoli di
zanzare all’ora del tramonto risalivano le strette vie in pendenza
di Francavilla, dalle rive del Sele quasi in secca su su
fino alla sommità della collina, per arrivare a succhiar sangue
a tutti gli avvocati, commercialisti, notai, proprietari
immobiliari, giornalisti del Gazzettino e dirigenti Alutec che
l’avevano a loro volta succhiato ai loro clienti, inquilini o
dipendenti per tutta la giornata, e che si riunivano per l’aperitivo
al Caffè dell’Orologio. Francavilla sembrava quasi
bella, accarezzata dalla luce sfuggente di quel crepuscolo
lento, bastava non volgere troppo d’intorno lo sguardo.
Digradava piano dal nucleo medievale giù verso la valle, ma
via via che si avvicinava al fiume perdeva uniformità fino a
raggiungere le scomposte propaggini periferiche qua e là
coagulate nelle macchie rossastre delle villette a schiera, veri
e propri villaggi fuori-le-mura perfettamente autosufficienti
con la piazzetta piastrellata in gres, il minimarket incastonato
al piano terra, il parcheggio a lisca di pesce, le auto lì in
attesa della notte per trovare un po’ di fresco. Erano tutte
vuote quelle auto, tranne una Bmw color canna di fucile.
«Adesso tocca a te» disse Monica. Si accese una sigaretta. Una
Marlboro lights. La diciannovesima Marlboro lights della giornata.
Poi si sporse per accendere quella che avrebbe potuto
essere la ventesima e che invece aveva offerto a Leonardo che le
sedeva accanto, al posto di guida. Leggi tutto…

GRAMSCIANA, di Angelo d’Orsi (un estratto del libro)

Pubblichiamo uno stralcio dell’introduzione del volume “GRAMSCIANA. Saggi su Antonio Gramsci” di Angelo d’Orsi (Mucchi editore)

Il libro
Dagli scritti qui raccolti esce un ritratto complessivo di Antonio Gramsci, del suo pensiero, e delle sue pratiche politiche, tra il periodo giovanile, la maturità, e gli anni del carcere. Si presta anche attenzione alla “fortuna”, e agli usi e abusi, fino alle polemiche più recenti. Emerge l’originalità della posizione di Gramsci tanto nella storia della cultura e della politica italiana, quanto nel panorama della teoria marxista e dello stesso mondo del comunismo internazionale. La spiegazione, in sintesi, del perché Gramsci sia forse il solo pensatore “marxista” e comunista sopravvissuto al crollo del Muro; anzi del perché proprio la fine del “socialismo reale”, ne abbia rilanciato il nome su scala mondiale, fino a fare di lui l’autore italiano più studiato e tradotto nel mondo.

* * *

Uno stralcio dell’Introduzione di GRAMSCIANA. Saggi su Antonio Gramsci” di Angelo d’Orsi (Mucchi editore)

La Gramsci Reinassance

Antonio Gramsci moriva a Roma, in una casa di cura, nel 1937, a
46 anni, dopo aver trascorso tra carcere, confino di polizia e cliniche, in
stato di detenzione o semidetenzione, oltre 10 anni, dopo che un tribunale
speciale del fascismo lo aveva condannato a venti anni (20 anni, 4
mesi, 5 giorni) di reclusione.
Ma la “fortuna” di Gramsci comincia prima della morte, dopo pochi
mesi dall’arresto; e ne fu promotore colui che aveva preso il suo posto
alla testa del Partito Comunista d’Italia, ossia Palmiro Togliatti, con
il quale Gramsci aveva rotto ogni rapporto poco prima dell’arresto, a seguito
dell’aspro dissenso scoppiato tra di loro sul giudizio relativo all’operato
della maggioranza del Pcb di Stalin e Bucharin contro il fronte delle
minoranze di sinistra di Trockij, Kamenev e Zinov’ev. Gramsci, segretario
del PcdI aveva scritto una lettera nella quale, pure con la comprensibile
prudenza connessa al proprio ruolo, esprimeva una critica di fondo
alla linea staliniana, e richiamava i “compagni russi” alle loro responsabilità
davanti al movimento comunista internazionale. La lettera, come
sappiamo, non fu consegnata da Togliatti (con l’accordo di Bucharin),
suscitando l’aspra reazione di Gramsci. Eppure, a dispetto di quell’episodio,
che segnò la rottura fra i due, anche sul piano personale, Togliatti
si propose e si impose, con abilità, quale prosecutore, interprete fedele
e quasi fratello minore di Gramsci; dall’altra si impegnò da subito a valorizzare
la figura di quel combattente caduto nella rete del nemico. Potremmo
dire che, in nuce, nel dissenso dell’ottobre 1926 risiede l’essenza
della fortuna di Gramsci, alla quale assistiamo sulla scena internazionale
ormai da un quarto di secolo. Leggi tutto…

MINIMUM FAX: i 20 anni della casa editrice

MINIMUM FAX: i 20 anni della casa editrice e il Salone del Libro

Nata del 1994, dopo venti anni e oltre 500 titoli pubblicati la casa editrice minimum fax di Marco Cassini e Daniele di Gennaro è una realtà ormai consolidata nel panorama editoriale e culturale italiano.
Quest’anno minimum fax si presenta al Salone del Libro di Torino con importanti novità e nuovi assetti interni, a partire proprio dal ruolo operativo dei due editori. 

 

Marco Cassini, oltre che direttore editoriale del marchio indipendente di recente nascita Edizioni SUR, si concentrerà sul rilancio dei corsi di formazione (editoria e scrittura) che minimum fax, attraverso l’associazione emme effe, promuove da anni; dello sviluppo ulteriore dell’attività della libreria minimum fax a Roma; e dell’organizzazione del festival La grande invasione, la cui seconda edizione è prevista a Ivrea i prossimi 30 maggio-2 giugno.
Daniele di Gennaro, dopo aver consolidato e strutturato l’attività legata al comparto audiovisivo di minimum fax media, rafforza la sua presenza nella casa editrice come responsabile editoriale di minimum fax.

 

Il 2014 segna anche l’ingresso di nuove figure professionali nella squadra minimum fax: Leggi tutto…
Categorie:Eventi Tag:

RISCATTO di Melo Freni

RiscattoRISCATTO” di Melo Freni (edizioni San Paolo)

di Vito Caruso

Raramente mi è capitato di leggere un romanzo che poteva andare benissimo oltre le 500 pagine e invece riesce a condensare una trama complessa in soli 26 capitoletti e 174 pagine!
Questo per me è un pezzo di bravura, che potrebbe fare da scuola ai tanti che si cimentano con la scrittura. Testo, “scritto in un linguaggio modernissimo e semplicissimo- ha sottolineato la scrittrice Giovanna Giordano –anche se la storia è tutt’altro che elementare”. Concordo. “Riscatto” (Edizioni Paoline) racconta di un bravo giovane siciliano, Genni Fleris, sprofondato, in epoca recente, negli abissi della violenza e del carcere, all’ergastolo, per essersi fatto giustizia da sé, uccidendo un boss mafioso mandante della morte della giovane e amatissima moglie, della grazia ottenuta per buona condotta dopo oltre trenta anni di reclusione, e di un senso ritrovato alla propria vita (ecco il riscatto del titolo) attraverso il volontariato prestato in Kenya con un amore che lo porterà a mettere in gioco la sua stessa esistenza.
Melo Freni, siciliano, vive a Roma, dove per 35 anni è stato redattore culturale e poi redattore capo del TG1. Ha scritto dieci romanzi ed è anche autore di diverse raccolte di poesia e di saggi letterari. “Scrivo per flussi di memorie- esterna Freni –memorie che mi danno l’impulso a costruire situazioni che poi diventano le pagine dei miei libri. Nel momento in cui rileggi, ti accorgi poi di aver rubato qualcosa ad autori molto più importanti di te, senza essertene accorto”. Leggi tutto…

JANA DI MOTTA – Motta Sant’Anastasia, 29 aprile

Iana di MottaMartedì 29 aprile ore 18 al castello il libro “Jana di Motta” di Salvatore Calanna

di Vito Caruso

Nell’ambito della rassegna “Stasera libro – incontro con l’autore”, dell’assessorato comunale alla Cultura, e del progetto Beni Culturali tra storia e leggenda del locale Comprensivo “G. D’Annunzio” , referente la prof.ssa Luisa Spampinato, con la collaborazione della sezione Fidapa Motta S.A. e della sezione provinciale AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla) e il patrocinio di Ministero Istruzione-Università-Ricerca, Regione Sicilia e Unicef, sarà presentato martedì 29 aprile 2014, ore 18, a Motta Sant’Anastasia, nel salone piano terra del castello normanno, il libro “Jana di Motta” (Edizioni Del Faro, 302 pagine, 19 euro) di Salvatore Calanna, mottese, alto ufficiale in pensione dell’Aeronautica, vive in Provincia di Padova, già autore delle raccolte memorialistiche “Racconti della Novena” e “Opunzie e Olivastri”, dedicate al proprio amato borgo natio.
In “Jana di Motta”, figura storico/leggendaria di popolana mottese, autrice della storica beffa al conte di Modica Bernardo Cabrera, prigioniero nel dongione di Motta Sant’Anastasia, Calanna riesce a scovare tra le pieghe della leggenda delle briciole di vita, verità nascoste che lo hanno indotto quasi a reinventarla quella leggenda, costruendo, attraverso il canone del romanzo storico, una tenera storia d’amore che rielabora in maniera originale l’episodio leggendario. Leggi tutto…

Categorie:Eventi Tag:

MAGGIO DEI LIBRI 2014

AL VIA IL MAGGIO DEI LIBRI 2014

Roma, 22 aprile 2014. Per il quarto anno consecutivo torna Il Maggio dei Libri, la campagna nazionale promossa dal Centro per il libro e la lettura del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo incollaborazione con l’Associazione Italiana Editori, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblicae con il patrocinio della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCOLa campagna si avvale inoltre del supporto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome e dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani.

Nata nel 2011 con l’obiettivo di sottolineare il valore sociale della lettura come elemento chiave della crescita personale, culturale e civile, la campagna inizia il 23 aprile, in coincidenza con la Giornata mondiale UNESCO del libro e del diritto d’autore, e si conclude il 31 maggio.

Quest’anno sono tre i claim scelti per rappresentare e accompagnare l’iniziativa: Un libro ti accende,Cresci con noi Leggere non è mai un pacco. Tre suggestioni – testuali, grafiche, ideali – che racchiudono lo spirito dell’intera campagna e lo straordinario potenziale dei libri: strumenti che permettono di ampliare gli orizzonti e migliorarsi (crescere significa anche imparare a leggere la realtà, ad affrontare la crisi) a qualsiasi età, senza dimenticare che le esperienze vissute da bambini ci accompagneranno anche da grandi.

Oltre a riproporsi con nuove parole-chiave e nuovi eventi, l’edizione 2014 conferma la propria ispirazione originaria, determinante per il successo della campagna, anno dopo anno: Leggi tutto…

MAGGIO DEI LIBRI a CATANIA

MAGGIO DEI LIBRI a CATANIA
———————————————————–
da mercoledì 23 aprile a domenica 1 giugno
si svolgerà a Catania la rassegna “Maggio dei Libri”
promossa, su tutto il territorio nazionale,
dal “Centro per il Libro e la Lettura” .

L’evento di apertura, della rassegna catanese, si svolgerà mercoledì 23 aprile, nella prestigiosa Biblioteca “Ursino Recupero”, in concomitanza della Giornata Mondiale del Libro dell’UNESCO.

PROGRAMMA:

–> Mercoledì 23 aprile – Ore 17.00
Iniziativa a cura delle Biblioteche Riunite “Civica” e “A. Ursino Recupero”
Presentazione del libro: Dopo il diluvio. Sommario dell’Italia contemporanea, a cura di Silvano Nigro (Sellerio Editore)
Con: Rita Carbonaro, Antonio Di Grado, Orazio Licandro, Massimo Maugeri, Silvano Nigro
c/o Biblioteche Riunite “Civica” e “A. Ursino Recupero” (Via Biblioteca, 13)

–> Dal 23 aprile al 31 maggio
Iniziativa a cura della Biblioteca “V. Bellini”
Il libro dei miei pensieri. Sarà esposto un libro bianco su cui gli utenti potranno lasciare una testimonianza in parole e/o immagini.
c/o Biblioteca “V. Bellini” (Via Spagnolo – ang. Via Etnea, 531)

–> Dal 23 aprile al 31 maggio
Iniziativa a cura della Biblioteca “V. Bellini”
Leggiamo insieme. Un libro per conoscersi. Le scolaresche potranno partecipare all’iniziativa prenotando (tel. 095/7151846 e 095436910)
prevista la visita guidata ai beni librari in via Spagnolo e alle raccolte audio e video insieme ai testi relativi alla cultura locale e musicale in via Sangiuliano
c/o Biblioteca “V. Bellini” (Via Spagnolo – ang. Via Etnea, 531 e via A. di Sangiuliano n. 307)

–> Mercoledì 30 aprile – Ore 19.00
Iniziativa a cura del teatro “Erwin Piscator”
Presentazione del libro: La spartenza di Tommaso Bordonaro , a cura di Santo Lombino; Prefazione di Goffredo Fofi (Navarra Editore)
Con: Marinella Fiume, Santo Lombino, Grazia Messina
c/o Teatro “Erwin Piscator” (Via Sassari, 116)

–> Mercoledì 30 aprile Ore 18.00
Iniziativa a cura della libreria Feltrinelli
Presentazione del libro: Dentro due valigie rosse di Mavie Parisi
Con: Mariolina Fondacaro, Mavie Parisi, Lucia Russo
c/o Libreria Feltrinelli (via Etnea, 285)

Leggi tutto…

CHIARA GAMBERALE ci racconta PER DIECI MINUTI

CHIARA GAMBERALE ci racconta PER DIECI MINUTI (Feltrinelli).
Qui, le prime pagine del romanzo (vincitore del Premio Selezione Bancarella)

di Chiara Gamberale

Capita.
Che all’improvviso si spenga la luce. Poi si riaccende, ma tutto quello con cui eravamo abituati a identificare la nostra vita è sparito.
Capita che, per dirne una, lo spazzolino accanto al nostro, in bagno, ecco: non ci sia più.
O che magari arriviamo al lavoro, facciamo per sederci alla nostra scrivania, e invece no. Non è più nostra, quella scrivania: tante grazie, la sua esperienza finisce qui, arrivederci. Ci verrà detto, poi.
O che traslochiamo da un posto che era davvero casa e ci ritroviamo in un posto dove niente riesce a esserci familiare. O che i figli crescono: capita. Che se ne vadano e che i genitori pensino: e adesso? O che i genitori muoiano.
Capita che ci si lasci, capita che si parta, che si rimanga, che qualcosa si spezzi e non si ricomponga. Capita che si cambia, ecco.
Lì per lì sembra mortale.
Eppure non c’è niente di più vitale.
A me è capitato.
Diciamo che sono stata costretta a farlo: ben tre delle esperienze che ho snocciolato come esempi all’inizio di questo flusso di (in)coscienza, mi sono cadute addosso, insieme, senza nemmeno il buon gusto di mettersi in fila.
Per almeno un anno e mezzo non ho capito più niente di quanto mi succedesse dentro e attorno.
Niente.
Fatto sta che, giorno dopo giorno, a un certo punto arriva quello in cui ti svegli e scopri di essere sopravvissuta. Non è una bella scoperta, lì per lì: perché se il tuo cuore, lentamente, riprende a pulsare, se la tua testa riprende a girare, non hai comunque più una vita a cui metterli a disposizione.
Così dal dolore scivoli nello smarrimento.
Io stavo per affondarci, quando una donna straordinaria, il 3 dicembre scorso, mi ha buttato lì:- Sai cosa consiglia Rudolf Steiner, in momenti come questo? Di giocare.
–         Giocare?
–         Sì. Perché non provi a fare ogni giorno, per un mese, per dieci minuti, una cosa che non hai mai fatto prima?
–         Tipo? Leggi tutto…

PER DIECI MINUTI, di Chiara Gamberale (le prime pagine)

Per dieci minutiPubblichiamo le prime pagine del romanzo PER DIECI MINUTI di Chiara Gamberale (Feltrinelli), vincitore del Premio Selezione Bancarella 2014. Domani, Chiara Gamberale ci “racconterà” il suo libro.

Il libro
Dieci minuti al giorno. Tutti i giorni. Per un mese. Dieci minuti per fare una cosa nuova, mai fatta prima. Dieci minuti fuori dai soliti schemi. Per smettere di avere paura. E tornare a vivere. Tutto quello con cui Chiara era abituata a identificare la sua vita non esiste più. Perché, a volte, capita. Capita che il tuo compagno di sempre ti abbandoni. Che tu debba lasciare la casa in cui sei cresciuto. Che il tuo lavoro venga affidato a un altro. Che cosa si fa, allora? Rudolf Steiner non ha dubbi: si gioca. Chiara non ha niente da perdere, e ci prova. Per un mese intero, ogni giorno, per almeno dieci minuti, decide di fare una cosa nuova, mai fatta prima. Lei che è incapace anche solo di avvicinarsi ai fornelli, cucina dei pancake, cammina di spalle per la città, balla l’hip-hop, ascolta i problemi di sua madre, consegna il cellulare a uno sconosciuto. Di dieci minuti in dieci minuti, arriva così ad accogliere realtà che non avrebbe mai immaginato e che la porteranno a scelte sorprendenti. Da cui ricominciare. Con la profonda originalità che la contraddistingue, Chiara Gamberale racconta quanto il cambiamento sia spaventoso, ma necessario. E dimostra come, un minuto per volta, sia possibile tornare a vivere.

 

* * *

Le prime pagine di PER DIECI MINUTI di Chiara Gamberale (Feltrinelli)

Abitavo nella stessa casa di campagna, alle porte di Roma,
da sempre, prima con i miei genitori, poi con una serie di
coinquilini, poi con l’uomo che sarebbe diventato mio marito.
Ero sposata da dieci anni, da otto tenevo una rubrica per
un settimanale, “Pranzi della domenica”, che mi portava
per una settimana, da domenica a domenica, a pranzare con
una famiglia normalissima o assurda, comunque uguale solo
a se stessa, e a raccontarla.
In meno di un anno, dall’ottobre del 2011 al settembre
del 2012, mio marito aveva insistito per traslocare in città,
poi era partito per fare un master a Dublino e il giorno prima
di tornare mi aveva telefonato per annunciarmi che no,
non sarebbe tornato, ma sì, stava bene, e se per un po’ non
l’avessi più sentito non dovevo preoccuparmi: anzi, il punto
era proprio che forse aveva scoperto di stare meglio senza di
me. Insomma, aveva bisogno di mettersi in aspettativa dal
suo lavoro e dal nostro matrimonio, e pensare. Da solo. In
Irlanda. Leggi tutto…

DOPO IL DILUVIO a Catania – 23 aprile

Dopo il diluvio. Sommario dell'Italia contemporaneaIl 23 aprile 2014, nell’ambito della Giornata Mondiale del Libro (indetta dall’UNESCO) sarà presentato, a Catania, h. 17, presso le Biblioteche Riunite “Civica” e “A. Ursino Recupero” (di Via Biblioteca), il volume “Dopo il diluvio. Sommario dell’Italia contemporanea” curato da Salvatore Silvano Nigro (Sellerio Editore)

Relatori: Antonio Di Grado – Massimo Maugeri – Salvatore Silvano Nigro

“Dopo il diluvio. Sommario dell’Italia contemporanea” curato da Salvatore Silvano Nigro (Sellerio Editore)

Il libro
Il ritratto del nostro Paese affidato a trenta scrittori italiani, fra gli altri: Moravia, Piovene, Carlo Levi, Soldati, Savinio, Ungaretti, Noventa, Palazzeschi, Emilio Cecchi, Zavattini, Bernari, Bigiaretti. Ognuno di loro venne incaricato di redigere una voce – città, chiesa, borghesia, teatro, musica, paesaggio, contadini etc. – e di svilupparla a suo piacimento dal punto di vista letterario. Ne venne fuori un autentico sommario, una testimonianza dell’Italia dell’immediato dopoguerra scritta ancora a caldo, sotto l’impressione dell’orrore del conflitto mondiale e la coscienza della ritrovata libertà.

A cura di Salvatore Silvano Nigro

Edizione originale a cura di Dino Terra

Ci vollero due anni di preparazione perché questo «ragguaglio dell’Italia dopo i disastri della guerra» potesse arrivare in libreria nel mese di giugno del 1947. L’opera è un atlante politico, un censimento e un compendio di problemi e questioni, un «ritratto dell’Italia»: una ricomposizione enciclopedica della Nazione; uno specchio di fronte al quale il paese venne messo per prendere coscienza delle rovine e darsi un nuovo «peso specifico morale e mentale», come aveva esortato a fare Alberto Savinio in quel trattatello politico del 1945, Sorte dell’Europa, che è l’antecedente e il presupposto di Dopo il diluvio. L’organizzatore dell’impresa, Dino Terra, raccolse attorno a sé una libera «Società di letterati»: trenta collaboratori, «dilettanti» per elezione (alla Savinio), tutti in grado di far aderire la letteratura alla vita con «libertà mentale» e con «leggerezza» saggistico-narrativa; fra essi Moravia, Piovene, Carlo Levi, Soldati, Savinio, Ungaretti, Noventa, Palazzeschi, Emilio Cecchi, Zavattini, Bernari, Bigiaretti. Dopo una «diseducazione ventennale», e le violenze della guerra, i contributi affrontavano, con lucidità politica, per lo più, e chiaroveggenza, questioni che sono fondamentali in un paese civile: il paesaggio come bene culturale, da salvaguardare insieme a tutte le risorse artistiche; la politicità dell’urbanistica e dei piani regolatori, che sono «insieme un’opera di critica storica, di previsione politica, di creazione sociale e di critica artistica»; la libertà della stampa e la responsabilità della comunicazione; i rapporti tra le classi sociali, tra artigianato e industria, tra campagna e città, tra Stato e Chiesa, tra autonomie regionali e centralizzazione; e poi i partiti politici, la letteratura e i letterati, la musica, gli spettacoli, lo sport. Si era «dopo il diluvio». Ma Noventa continuava a chiedersi se l’Italia fosse davvero uscita dal cataclisma, o se non si trattasse piuttosto di un «istante di calma» prima di altri «diluvi»: di nuove «preghiere» e di nuove «bestemmie».
Questa nuova edizione di Dopo il diluvio comprende, in appendice, una recensione scritta a caldo da Raffaello Ramat nel 1947, e un saggio di Guido Crainz. Leggi tutto…

I VINCITORI DEL PREMIO MONDELLO 2014

Premio Mondello logoMilano, 16 aprile 2014 – Anniversario rotondo, traguardo storico: il Premio Mondello giunge quest’anno alla sua 40esima edizione. Nato nel 1975, e promosso dalla Fondazione Sicilia in partnership con il Salone Internazionale del Libro di Torino, il Mondello è a tutti gli effetti un punto di riferimento nel panorama culturale del Paese.

Ma non è solo una questione anagrafica: l’autorevolezza, il Premio Mondello se l’è conquistata sul campo dimostrando negli anni di essere in grado di cogliere i segnali più limpidi dello scenario letterario premiando firme di assoluto valore, di sapere sempre interpretare i gusti (mutevoli col mutare delle epoche) dei lettori, di riuscire a fungere da talent scout puntando su autori validi ma magari ancora in nuce. – sottolinea Giovanni Puglisi, Presidente della Fondazione Sicilia – Un frizzante spirito di rinnovamento anima le dinamiche del Premio. Anche in questa edizione, in cui si celebra il suo 40esimo compleanno, il Mondello dimostra di essere sensibile al ‘nuovo’ e aperto ai cambiamenti. Al centro ci sono i giovani. Giovani sono i critici che compongono il Comitato di Selezione delle opere; giovani, anzi giovanissimi, sono i componenti della Giuria degli studenti che, preposta ad assegnare uno dei riconoscimenti del Premio, quest’anno diventa ancor più capillare coinvolgendo oltre alle scuole di Palermo, di Enna e di Noto anche un liceo di Marsala. Sempre nell’ottica del rinnovamento va letta la decisone di rivedere la formula della cerimonia finale prediligendo per il momento della premiazione un dibattito, e non più una cerimonia, centrato sul ruolo che oggi ha la letteratura. 

Per il 2014 il Mondello ha affidato il compito di selezionare i tre libri vincitori della Sezione Opera Italiana a un ristretto Comitato di Selezione, composto da Giancarlo Alfano, Salvatore Ferlita e Filippo La Porta, tre critici letterari fra i più quotati nel contesto culturale italiano. A essi si affianca lo scrittore Niccolò Ammaniti chiamato, in qualità di Giudice Monocratico, a individuare il vincitore del Premio Autore Straniero.

Questi i riconoscimenti per il 2014:

Si aggiudicano il Premio Opera Italiana (€ 3.500 cad.)

Leggi tutto…

Il programma del XXVII Salone Internazionale del Libro di Torino

È stato presentato il programma del XXVII Salone Internazionale del Libro di Torino

Salone Internazionale del Libro di Torino 2014 - Bene in Vista

Il Pdf del PROGRAMMA

Il 27° Salone in breve

• La ventisettesima edizione del Salone Internazionale del Libro si tiene da giovedì 8 a lunedì 12 maggio 2014 al Lingotto Fiere (via Nizza 280, 10126 – Torino). Il Salone 2014 occupa con i propri spazi espositivi quattro padiglioni di Lingotto Fiere: l’1, 2, 3 e 5.

• Orari: gio-do-lu 10-22; ve-sa 10-23. Biglietto intero 10.00 €, ridotto 8.00 €.

• Il Salone è promosso e coordinato dalla Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura, presieduta da Rolando Picchioni. Direttore editoriale è Ernesto Ferrero. L’organizzazione fieristica e commerciale è di GL events Italia – Lingotto Fiere.

• Tema conduttore del Salone 2014 è il Bene. Il Bene nelle sue implicazioni filosofiche, etiche, storiche, letterarie e neuroscientifiche. Il concetto di Bene comune. La suggestione di Primo Levi del «lavoro fatto bene» per riscoprire la cura artigianale anche nella creazione e produzione editoriale.

• Paese Ospite d’onore è Leggi tutto…

PREMIO SELEZIONE BANCARELLA 2014

Segnaliamo i libri vincitori e le manifestazioni del Premio Bancarella 2014

Il Bancarella ha inaugurato oggi 15 aprile, nella Sala Consiglio della Banca Cesare Ponti di Milano, la sessantaduesima edizione, presentando i 6 libri vincitori del Premio Selezione 2014.

I librai, interpreti del gusto dei lettori, hanno individuato, per il successo di pubblico conseguito, in un percorso iniziato il 4° marzo 2013, e concluso il 28 febbraio 2014, i seguenti volumi tutti editi nell’intervallo di tempo indicato: Roland Balson, VOLEVO SOLO AVERTI ACCANTO (Garzanti), Alberto Custerlina, ALL’OMBRA DELL’IMPERO, (Baldini & Castoldi), Albert Espinosa, BRACCIALETTI ROSSI (Salani), Chiara Gamberale, PER DIECI MINUTI, (Feltrinelli), Veit Heinchen, IL SUO PEGGIOR NEMICO (Edizioni E/O), Michela Marzano, L’AMORE È TUTTO (Utet)

Volevo solo averti accantoIl segreto del Mandylion. All'ombra dell'imperoBraccialetti rossi. Il mondo giallo. Se credi nei sogni, i sogni si creeranno

Per dieci minutiIl suo peggior nemicoL'amore è tutto: è tutto ciò che so dell'amore
Leggi tutto…

PARTITA DI ANIME, di Giovanni Agnoloni

partitadianimePARTITA DI ANIME, di Giovanni Agnoloni (Galaad Edizioni)

Il libro
Partita di anime di Giovanni Agnoloni (Galaad Edizioni), spin-off del romanzo d’esordio dell’autore (Sentieri di notte, pubblicato anche in lingua spagnola), è il secondo atto della saga “della fine di internet”, che ipotizza, in un futuro ormai prossimo, il crollo della Rete e l’impossibilità di un ritorno al prima.

* * *

di Massimo Maugeri

Dopo “Sentieri di notte“, Giovanni Agnoloni torna in libreria con una nuova opera di narrativa (anche questa pubblicata per i tipi di Galaad Edizioni). Il volume si intitola “Partita di anima” (pag. 88, euro 10) e raccoglie due racconti.
Due racconti a sé stanti“, leggiamo nella scheda del libro, “eppure legati da un filo sottile, sullo sfondo di un’Europa ormai priva di internet. Nel primo, un giornalista indaga sull’omicidio di un assicuratore italiano nel cuore di Amsterdam. Sulle tracce dell’assassino, scoprirà di essere al centro di una partita di anime impegnate a ricucire il tessuto strappato delle proprie vite. Nel secondo seguiamo le peregrinazioni notturne di uno scrittore per le vie di una Firenze segreta, alla ricerca del suo amore perduto“.
Ne discutiamo con l’autore.
Leggi tutto…

IL CASTELLO DEI DESTINI INCROCIATI, di Italo Calvino

IL CASTELLO DEI DESTINI INCROCIATI, di Italo Calvino

Il puzzle dell’immaginazione.  Il castello dei destini incrociati.
Italo Calvino, Einaudi 1973.

 di Erica Donzella

Quando ci si mette in bocca il nome di un grande autore come Calvino il rischio è pur sempre quello di avanzare teorizzazioni approssimative su uno dei più complessi scrittori della nostra tradizione letteraria. Con non poca disattenzione, spesso, la letteratura paga il pegno delle “opere più famose”, senza tracciare una linea parallela fuori dal raggio d’azione della conoscenza condivisa e di massa, la stessa che storcerebbe le narici per la dubbia legittimità pragmatica dell’associare un mazzo di tarocchi a una struttura letteraria.
Il castello dei destini incrociati, pubblicato da Einaudi nel 1973, è l’ultima opera che diede alla luce Italo Calvino, con non poche perplessità e ansie da parte dell’autore, per via di una genesi travagliata e per la tessitura complessa dell’intreccio narrativo. L’idea fu quella di adoperare i tarocchi come una macchina narrativa combinatoria, in un gioco quasi del tutto innocente dello stesso autore che, spinto da una curiosità quasi fanciulla nel lasciarsi trasportare da un iconologia immaginaria, riporta la dimensione della scrittura ad un piano di ludica genialità, abbozzando e incastrando probabilità di grande combinazione stilistica e sintattica.
Calvino guarda i tarocchi con attenzione, Leggi tutto…

BooksInItaly

BooksInItaly – sito di promozione dell’editoria, della lingua  e della cultura italiana nel mondo 

 

Oggi, 14 aprile, Cristina Cappellini, Gian Arturo Ferrari, Luisa Finocchi, Luca Formenton, Andrea Meloni, Romano Montroni, Stefano Parise, Marco Polillo e Oliviero Ponte di Pino hanno presentato BooksinItaly, il primo sito di promozione dell’editoria, della lingua e della cultura italiana nel mondo.

Nella doppia versione italiana e inglese, il sito vuole essere un punto di riferimento e di informazione e, soprattutto, una piattaforma di scambio e di confronto sulla produzione editoriale italiana nel mondo, capace di raccogliere il flusso delle idee e il dibattito tra professionisti del settore.
“L’occasione di fare di BooksinItaly uno dei fulcri dell’azione di promozione del libro italiano all’estero – ha ricordato Andrea Meloni, direttore generale della Direzione Sistema Paese del Ministero degli Affari Esteri – sarà presto offerta dalla prossima edizione della Settimana della Lingua Italiana nel Mondo, che da ben quattordici anni vede impegnata tutta la rete delle Rappresentanze all’estero, Ambasciate, Consolati e Istituti. Il tema di quest’anno, infatti, sarà “Scrivere la nuova Europa: editoria italiana, autori e lettori nell’era digitale”: un scelta che pone in rilievo, nell’ambito del Semestre di Presidenza italiana dell’Unione Europea, il ruolo del libro nelle sue molteplici connotazioni, dal cartaceo al digitale, nello sviluppo del concetto di Europa e quale strumento di diffusione della cultura e vettore di civilizzazione delle società.”
BooksinItaly si rivolge a una pluralità di destinatari: in primo luogo agli editori, italiani e stranieri, cui intende fornire un servizio informativo fluido, rapido e aggiornato, valorizzando la rete internazionale degli Istituti italiani di cultura e dei dipartimenti di italianistica nel mondo; in secondo luogo al settore professionale della produzione libraria (scout, agenti letterari, illustratori, traduttori) e, infine, a tutti coloro che hanno interesse a promuovere i libri, la lingua e la cultura italiana: bibliotecari e librai italiani e stranieri, studenti, docenti e italianisti. Leggi tutto…

L’UNDICESIMA, di Raimondo Raimondi

L’UNDICESIMA di Raimondo Raimondi (raccolta di racconti edita da Il Foglio). Pubblichiamo di seguito la prefazione firmata da Veronica Tomassini e il racconto che dà il titolo al volume

di Veronica Tomassini

Raimondo Raimondi riesce a raccontare ancora una Sicilia arcaica, lo fa in alcune piccole storie contenute in questa raccolta. Ha il respiro del narratore di razza. E opera qualcosa di più, non racconta soltanto di una Sicilia primitiva, ne intercetta i suoni reali, gli intercalare, le chiusure, lo fa introducendo l’elemento nuovo ovvero la contemporaneità, la crudeltà della contemporaneità che investe in special modo i personaggi – spesso soli, di una solitudine inaudita che incontra la durezza di un paesaggio eppur mai privo di fecondi germogli – come il vecchio di Pietre Rosse, il racconto che inaugura questa riuscita composizione. Procedendo di storia in storia, la Sicilia dei poderi, delle mulattiere, dei vecchi solidi e rugosi simili a tronchi d’ulivo, si sottraggono all’attenzione del lettore per cedere il passo al nesso con l’argomento centrale – io credo – della raccolta ovvero il male, il suo pedissequo ingerire con l’ordinarietà dei suoi deboli esecutori; il male che tracima con le sue assurde lusinghe nelle vicende private, ancorché brevi e mai assolutorie, dei protagonisti. Non è un tremendismo facile quello adottato da Raimondo Raimondi, propone nudamente l’efferatezza di certi segreti dell’animo umano con la competenza del grande conoscitore di vizi e virtù. Sì, Raimondo Raimondi dimostra la precisione del narratore. La sua scrittura è governata, è piacevole, traduce l’eleganza di uno stile che ho imparato ad apprezzare negli anni (Raimondi ha pubblicato molto altro). Leggi tutto…

MARCO GHIZZONI ci racconta IL CAPPELLO DEL MARESCIALLO

Marco GhizzoniMARCO GHIZZONI ci racconta IL CAPPELLO DEL MARESCIALLO (Guanda). Ieri abbiamo pubblicato il primo capitolo del romanzo

di Marco Ghizzoni

Quando avevo 11 anni e mi apprestavo a godere una splendida e spensierata pubertà- seguita ad un’infanzia che definirei indimenticabile- mia madre e mia zia decisero di acquistare un bar in un piccolo paese della provincia cremonese. Manco a farlo apposta, alcuni miei compagni di classe, tra cui il mio migliore amico, abitavano proprio lì. Immaginatevi la gioia di un ragazzino di quell’età nel sapere che tutti i giorni avrebbe potuto scroccare un passaggio a sua mamma e farsi portare a qualche km da Cremona per passare il pomeriggio a giocare a calcio con i suoi amici!
E così ho iniziato a frequentare il paesello, a fare i primi incontri curiosi e a sentire e vivere quelle storie al limite del verosimile che hanno sempre- e continuano a tutt’oggi- attirato la mia attenzione.
Dopo un decennio o giù di lì, quelle storie hanno cominciato a bussare alle mie tempie, prima, e a spingere prepotentemente poi, per poter uscire e vivere di vita propria. Così ho iniziato a scrivere, tanto, fino a quando la materia narrativa nella mia testa ha trovato il giusto equilibrio; i personaggi, invece, non hanno fatto altro che palesarsi per quello che erano, nel senso che non potevo non pensare a loro senza dargli un viso, un nome e un cognome. Il mio lavoro è stato quello di fare un collage per mischiare le carte ed evitare problemi di ovvia natura.
Per esempio, non esiste un maresciallo Bellomo, ma esistono almeno tre persone che messe insieme formano il suddetto maresciallo; e lo stesso dicasi per gli altri due carabinieri, per il sindaco e per tutti gli altri personaggi principali fatto salvo per l’impiegata comunale Gigliola Bittanti: lei c’è davvero e mi ha pure fatto dannare quando ho avuto bisogno dei suoi servigi. Eh, non fraintendetemi, parlo di servigi professionali.
Chi merita una menzione particolare è l’oste Raffaele: si tratta di un omaggio alla cucina di mia madre- non alla sua persona- ripeto, alla sua cucina. Le ricette che trovate nel romanzo sono tutte opera sua e ho tralasciato, per mancanza di spazio, quelle che si inventava all’una di notte quando i ragazzi entravano al bar con una fame da lupi senza preavviso e lei doveva fare i conti con le loro voglie e la mancanza di materie prime!
Il burbero personaggio, invece, l’ho ricavato ribaltando esattamente quello che è il carattere della mia genitrice. Leggi tutto…

I 12 LIBRI DEL PREMIO STREGA 2014

PREMIO STREGA 2014: i 12 libri selezionati

La Fondazione Bellonci comunica i titoli dei dodici libri selezionati dal Comitato Direttivo del Premio Strega (che si contenderanno l’entrata in cinquina)

Roma, 11 aprile 2014. Il Comitato direttivo del Premio Strega, promosso dalla Fondazione Maria e Goffredo Bellonci in collaborazione con Liquore Strega, ha selezionato i dodici libri che si disputeranno la sessantottesima edizione tra i 27 presentati lo scorso 4 aprile dagli Amici della domenica:

1. Non dirmi che hai paura (Feltrinelli) di Giuseppe Catozzella
Presentato da Giovanna Botteri e Roberto Saviano

2. Lisario o il piacere infinito delle donne (Mondadori) di Antonella Cilento
Presentato da Nadia Fusini e Giuseppe Montesano

3. Bella mia (Elliot) di Donatella Di Pietrantonio
Presentato da Antonio Debenedetti e Maria Ida Gaeta

4. unastoria (Coconino Press-Fandango) di Gipi
Presentato da Nicola Lagioia e Sandro Veronesi

5. Come fossi solo (Giunti) di Marco Magini
Presentato da Maria Rosa Cutrufelli e Piero Gelli

6. Nella casa di vetro (Gaffi) di Giuseppe Munforte
Presentato da Arnaldo Colasanti e Massimo Raffaeli

7. La vita in tempo di pace (Ponte alle Grazie) di Francesco Pecoraro
Presentato da Giuseppe Antonelli e Gabriele Pedullà

8. La terra del sacerdote (Neri Pozza) di Paolo Piccirillo
Presentato da Valeria Parrella e Romana Petri

9. Il desiderio di essere come tutti (Einaudi) di Francesco Piccolo
Presentato da Paolo Sorrentino e Domenico Starnone

10. Storia umana e inumana (Bompiani) di Giorgio Pressburger
Presentato da Gianfranco De Bosio e Sergio Givone

11. Ovunque, proteggici (nottetempo) di Elisa Ruotolo
Presentato da Marcello Fois e Dacia Maraini

12. Il padre infedele (Bompiani) di Antonio Scurati
Presentato da Umberto Eco e Walter Siti

* * *

Il Comitato direttivo del Premio Strega – composto da Leggi tutto…

IL CAPPELLO DEL MARESCIALLO, di Marco Ghizzoni (il 1° cap. del libro)

Il cappello del marescialloPubblichiamo il primo capitolo del romanzo IL CAPPELLO DEL MARESCIALLO, di Marco Ghizzoni (edito da Guanda). Domani, Marco Ghizzoni ci racconterà qualcosa su questo suo romanzo.

Il libro
Boscobasso, succulento borgo in provincia di Cremona, è in subbuglio. Non solo il liutaio Arcari è stato trovato morto in circostanze imbarazzanti, ma pare che la sua perfetta mogliettina si sia messa a intrallazzare col becchino, mentre l’ex sindaco è «fuggito» dalla sua tomba: è troppo persino per il maresciallo Bellomo e per i suoi due obbedienti sottoposti. Nel breve volgere di due giorni, mezzo paese viene preso dalla febbre dell’intrigo, che non risparmia nessuno: dalla segretaria comunale Gigliola, zelante in tutto tranne che nel lavoro, al ruvido macellaio milanista Primo Ruggeri, per non parlare della bella barista Elena, contesa tra due uomini e ben decisa a conquistarne un terzo. L’indagine si complica, finché il maresciallo perderà, se non la testa, perlomeno il cappello…
Una commedia degli equivoci sul filo del giallo che mette in scena con gusto la provincia italiana, i suoi caratteri, la sua allegria e i suoi misteri, in un intreccio che coinvolge e trascina come una sarabanda.

* * *

Il primo capitolo de IL CAPPELLO DEL MARESCIALLO, di Marco Ghizzoni

Il becchino comunale Luigi « Bigio » Bertoletti non poteva credere ai suoi occhi: dopo aver messo sotto terra metà dei suoi amici di infanzia – e sì che aveva passato di poco le sessanta primavere – quella mattina di un lunedì di autunno incipiente si trovò davanti il cadavere del liutaio Antonio Arcari, sdraiato sul tavolo dell’agenzia di pompe funebri di suo cognato.
Avrebbe voluto esultare, ma si contenne e si fece un caffè.
Era lì per ricevere alcune indicazioni in merito alla sepoltura e per dare una mano all’anaffettivo parente che sarebbe potuto arrivare da un momento all’altro. Meglio darsi un contegno, poi, una volta solo, avrebbe potuto urlare a perdifiato.
Davanti a lui si apriva uno scenario di conquista insperato che gli dipinse in volto un’espressione nuova, cosa che non sfuggì al marito di sua sorella, Arturo Morselli, titolare dell’omonima agenzia funebre, che proprio allora entrò in ufficio portandosi dietro una nuvola di umidità e la sua inseparabile ventiquattrore di pelle nera consunta.
Morselli stava quasi per chiedere al cognato cosa avesse da essere così felice ma cambiò subito idea, non era nella sua natura interessarsi agli altri. Non ai vivi, almeno.
Antonio Arcari era uno dei più rinomati liutai di Cremona, trasferitosi nel piccolo paese di Boscobasso – a sud della città – per motivi di cuore e di portafoglio. Sua moglie, infatti, l’affascinante Edwige Dalmasso – pronunciato all’italiana – qui era nata e cresciuta, benché i suoi genitori fossero piemontesi e i suoi nonni, si vociferava, venissero addirittura dalla Sicilia. Lei negava risolutamente e attribuiva quella desinenza tutta meridionale del suo cognome alla storpiatura di un fantomatico cognome francese proveniente dalla vicina Valle d’Aosta.
I due si erano conosciuti a un’esposizione liutaria in occasione del duecentocinquantesimo anniversario della morte di Stradivari, quando l’Arcari aveva ancora la bottega in città e il Comune lo vessava con tasse e imposte che lui cercava di eludere con stratagemmi del tutto originali e, bisogna ammetterlo, pure efficaci.
Lei, l’Edwige, era lì come madrina dell’evento in virtù della sua prorompente bellezza mediterranea e della sua relazione non tanto nascosta con l’assessore Mandelli, cremonese doc, sposato e con prole come ogni politico che si rispetti, uomo dalla spiccata generosità e con un debole per le donne, per quel tipo di donne.
Quando la vide sul palchetto allestito nel cortile Federico II, in mezzo a due gigantografie del sommo maestro, Arcari perse letteralmente la testa. Scoperto dove abitava, il giorno dopo era già fuori da casa sua con un mazzo di fiori e un invito per il concerto di Natale al teatro Ponchielli che si sarebbe tenuto la sera della Vigilia, di lì a cinque giorni.
Nel giro di un mese o poco più, l’assessore era già stato scaricato e i due erano convolati a nozze, con somma gioia dei genitori di Edwige che vedevano nell’Arcari un buon partito per la figlia. Leggi tutto…

PREMIO STREGA – CLASSICO CONTEMPORANEO // Walter Siti e Goffredo Parise

PREMIO STREGA – CLASSICO CONTEMPORANEO

Auditorium Parco della Musica
Viale Pietro De Coubertin, 30 – Roma
Ingresso 5 euro

* * *

 

13 aprile
Sala Petrassi ore 11
Walter Siti
Sillabario n. 2 di Goffredo Parise
Leggi tutto…

RACCONTO INEDITO DI TENNESSEE WILLIAMS

File:Tennessee Williams NYWTS.jpg“Crazy Night”, racconto inedito di Tennessee Williams sarà pubblicato dalla rivista americana “The Strand”

New York – (Adnkronos) – Un breve racconto ancora inedito dello scrittore statunitense Tennessee Williams (1911-1983) sarà pubblicato a distanza di 80 anni dalla sua stesura. Intitolato “Crazy Night” (Notte pazza), narra una storia d’amore, fin nell’intimità, ispirata da una storia vera, il fidanzamento di Williams con una giovane studentessa al tempo del college. A pubblicare per la prima volta il testo sarà la rivista americana “The Strand” nel suo fascicolo primaverile.

La protagonista dell’inedito, scritto intorno al 1930, è Anna Jean, dietro cui si celerebbe Anna Jean O’Donnell, che Williams frequentò per un breve periodo all’Università del Missouri. Alla ragazza aveva già dedicato alcune poesie, mentre sporadiche citazioni di lei appaiono nei taccuini giovanili dello scrittore.

Per Andrew Gulli, direttore del periodico “The Strand”, “Crazy Night” potrebbe essere “il pezzo mancante di un puzzle” sulla vita sentimentale dell’autore di “Un tram che si chiama desiderio”. Nell’inedito racconto compaiono già alcuni temi chiave delle opere successive di Williams, compresa la menzogna. Il racconto si svolge alla fine dell’anno scolastico del college, quando gli studenti bevono e a tarda notte si apprestano a cercare un qualche ‘nascondiglio’ per consumare un flirt con la fidanzata.
(fonte: Adnkronos)

* * *

La vita di Tennessee Williams
Leggi tutto…

L’ALIBI DELLA VITTIMA, di Giovanna Repetto

L’ALIBI DELLA VITTIMA, di Giovanna Repetto (Gargoyle, 2014)

di Claudio Morandini

Confezionato dall’editore come un thriller (il titolo, l’immagine per la verità non particolarmente accattivante della copertina, le note in quarta), “L’alibi della vittima” di Giovanna Repetto è, per fortuna, qualcosa di più. Gli ingredienti del poliziesco, o se vogliamo del mistery, ci sono tutti: struttura a puzzle che a poco a poco si ricompone, tensioni che sfoceranno prima o poi in un omicidio, indagini successive, depistaggi, svelamenti. Repetto si muove all’interno di queste convenzioni con abilità, da lettrice appassionata e da scrittrice “non” di genere: e, nel rispettarle, le adatta in realtà a un suo personale intendimento, che non prescinde mai dal nitore della scrittura di qualità (il che mi ha ricordato in diverse pagine l’uso che del giallo ha fatto un maestro al di là di ogni genere come Pontiggia). Per una mia personale idiosincrasia, ho provato a leggere “L’alibi della vittima” non come un thriller, ma come un romanzo tout court: e anche in questa veste l’opera funziona, perché, come dicevo, lo stile è sorvegliato e ricco, i caratteri complessi si tengono alla larga dai cliché psicologici che banalizzano spesso i personaggi di questo tipo di letteratura, e l’autrice nel costruire l’ampia narrazione è attenta a disporre tasselli di anime più che a disseminare indizi veri o falsi. Giovanna Repetto, che è psicologa, esplora in questo suo libro proprio le “problematiche legate alle dipendenze patologiche” di cui si occupa da decenni: ed ecco una galleria di personaggi inquieti e fragili, spesso incapaci di esprimersi compiutamente o portati a mentire, pronti a simulare per difesa, i quali covano dipendenze di vario genere (dalla droga, certo, ma anche dal lavoro, da un’altra persona, che sia un marito, un amante, un figlio, un guru a capo di un centro di recupero, o da errori commessi, o da ciò che gli altri sembrano volere da loro). L’autrice li osserva e li studia con il rispetto dovuto a figure reali, e qui si intuisce quanti casi simili l’esperienza pluridecennale nel settore deve averle messo di fronte. Leggi tutto…

DON GIOVANNI IN SICILIA, di Vitaliano Brancati

DON GIOVANNI IN SICILIA, di Vitaliano Brancati

di Simona Lo Iacono

Spassa leggera, facendo ondulare il panno della gonna.
Le gambe svettano dai tacchi e risentono di uno strano cigolare, che accompagna l’andatura come una danza.
Non sa che ogni suo movimento è seguito e soppesato, e che guizzerà quasi come i flash di un film amatissimo, rivisto mille volte alla moviola.
Eccola, diranno gli spettatori, è qui, prende a braccetto un’amica, cala sulla fronte la veletta nera. Ecco, ora asciuga il sudore, e una goccia sfugge alla mano, facendo un rigagnolo e un solco. Ecco, ora assesta un colpo al soprabito e non sa che – stringendolo al petto – è ancora più desiderabile.
E’ la donna.
Ma non la donna di ogni paese, o di ogni luogo, no. Quella che adesso oscilla e ciangola, investendo con zaffate di profumo le vie cittadine, è la donna per eccellenza, che si nega e si offre, che ammalia e recede.
E’, cioè, la donna vista da un siciliano.
E’, dunque, una donna che va immaginata, la cui ombra deve balenare come un sogno sulle pareti, quando la canicola spande vorace la sua forza, e gli scuri vengono socchiusi per schermare l’insistenza di un sole arraggiato e sconturbante.
Una donna così, non può che rendere inattivi, indurre a fantasticherie, a peregrinazioni dello spirito e dei sensi.
Ben lo sa Vitaliano Brancati, autore di “Don Giovanni in Sicilia“, che all’osservazione della donna ha dedicato ore trasognate.
File:Vitaliano Brancati.jpgE ben lo sa il protagonista del suo romanzo, Giovanni Percolla.
Catanese, unico fratello di tre vecchie signorine senza marito che lo circondano di attenzioni, Giovanni Percolla si trascina tra la villa Bellini e la via Etnea fiutando piste languorose, inventando scenari, murmuriando – con gli inseparabili amici Muscarà e Scannapieco – di questa e di quella.
Vitaliano Brancati sa che dietro tutto questo fermento c’è dell’altro. Sa che il “discorrere sulla donna”, è – per un siciliano – più importante che averla davvero.
Perhè – attraverso quelle infinite discussioni – la donna aggrega, spinge a una condivisione arcana, fatta di mistero e dolore, di vita e senso della morte. Ed è come se, per il solo fatto di parlarne, si stabilisse un prodigioso fenomeno di socializzazione, che insaporisce le giornate di poesia.
La donna si ritrova a conferire senso a un’epoca fatale, ai limiti della seconda guerra, a compensare le solitudini dell’anima, i vuoti esistenziali. Leggi tutto…

LIBRI AL CENTRO – Roma, dal 7 al 13 aprile

LIBRI AL CENTRO – Roma, dal 7 al 13 aprile 2014

Con il coinvolgimento di molti autori: Beha, Castaldo, Damilano, Di Paolo, Fede e Tinto, Gamberale, Gazzola, Gratteri, Lodoli, Malvaldi, Manzini, Nicaso, Polacchi, Rizzo, Scafuri, Stella, Torregrossa, Tozzi, Travaglio, Vitali.

“Libri al centro” si svolge a Cinecittàdue, dalle 17.00 di lunedì 7 aprile 2014 fino alla sera di domenica 13. Ingresso principale viale Palmiro Togliatti 2 Roma, fermata metro Cinecittà.

Il pdf del programma
Leggi tutto…

Categorie:Eventi Tag:

LA CASA DEL MANDORLO, di Lella Seminerio (uno stralcio del libro)

La casa del mandorlo - Lella Seminerio - copertinaPubblichiamo uno stralcio del romanzo d’esordio della giornalista Lella Seminerio, intitolato “La casa del mandorlo” (Euno edizioni)

La storia della mennula

Il possente albero era legato alla famiglia Mancuso da una storia funesta, ma che nascondeva un che di prodigioso, capace di suscitare, da sempre, uno stupore misterioso che sapeva quasi di sacro incanto.
Fu messo a dimora quasi mezzo secolo prima dalle mani sapienti di Tano Mancuso, il nonno di Mara, il giorno in cui, dopo ben sei femmine vide la luce Vincenzino, il suo primo bellissimo maschio. Il bambino e la mennula crebbero insieme per cinque anni, fino a quando, una febbre improvvisa recise impietosamente come una falce affilata, quella giovane vita.
La notte in cui spirò, nell’angusta casa, attorno al letto del piccolo c’era un’ aria irrespirabile. L’odore intenso delle cappate di linusa che Maridda aveva comprato in farmacia, messo nei sacchetti di stoffa, cucito e fatto bollire, toglieva il respiro.
Gli impacchi caldi erano stati appoggiati sul petto e sulle spalle, ma il tentativo di curare la polmonite di Vincenzino si era rivelato vano. Maridda Ragonese, quando il bambino esalò l’ultimo affannoso respiro, parve uscire pazza: in un lampo si alzò e cominciò a buttare all’aria ogni cosa che le capitò a tiro, gridando come un’ossessa. Pareva posseduta.
Poi cercò, con le mani ancora bagnate dalle cappate, di strapparsi il viso, graffiandoselo con le unghie. Tano la fermò stringendola forte a sé e circondandole le spalle con le sue braccia robuste. Le bambine piangevano spaventate, mentre il padre, portò a forza fuori dalla casa la donna che, bestemmiando, tirava calci peggio di una mula. Leggi tutto…

TERREMOTIVITA’, di Marco Lombardi (uno stralcio del libro)

In concomitanza del 5° anniversario del terremoto a L’Aquila, l’editore Iacobelli ha pubblicato Terremotività di Marco Lombardi. Si tratta di una storia che prende avvio da un fatto vero: una persona che si è barricata in una casa puntellata della zona rossa della città. Ne pubblichiamo uno stralcio, per gentile concessione dell’editore

La scheda del libro
Claudia fa volontariato nel tentativo di dare un senso alla sua vita. Perciò, quando una città a lei vicina viene distrutta da un terremoto, molla il lavoro e gli amici per prestare soccorso in una tendopoli.
La sua ansia salvifica si scontra con le tensioni presenti in quei luoghi, fin quando viene a contatto con “la città proibita”, cioè con il centro storico che è stato interdetto al pubblico, anche ai residenti, per il pericolo di crolli e di sciacallaggio.
Claudia si convince che lì dentro c’è qualcuno che non vuole andarsene, ed è questa convinzione che la trascinerà dentro una storia estrema, di passione e di dolore, dalla quale uscirà diversa da prima.
Intanto la osserva da lontano una montagna, forse quella che ha causato il terremoto, mentre un misterioso personaggio continua a inviarle delle poesie…

* * *

Da Terremotività di Marco Lombardi (Cap. 28)

– Guarda che stronzo quello, fa le riprese come fosse in vacanza, – disse Finny.
– Proprio stronzo, – replicò Claudia.
– Mica è uno della televisione?
– Non credo, ha una telecamerina da quattro soldi. Sarà un volontario come noi, però stronzo.
La due ragazze stavano fumando sedute sul muretto che delimitava la tendopoli.
– Ma tu l’hai visto il centro? – chiese Finny.
– Qualcosa.
– E cosa?
– Qualche via, qualche piazza…
– E quando?
– L’altro giorno, quando sono andata a parlare con Fabio.
– Ah già, e com’è andata?
– È andata. Lasciamo stare.
Finny buttò fuori il fumo come stesse sbuffando.
– E tu, invece? – chiese Claudia.
– Io cosa?
– Se hai visto il centro.
– No, io no.
– E perché?
– Non voglio fare la turista come quello là. E dire che faccio un sacco di filmatini col cellulare… riprendo i miei amici in tutti i modi possibili, dopo un po’ non ne possono più e mi mandano affanculo!
Claudia sorrise.
– Ma ce l’hai un ragazzo? – chiese Claudia.
– No. C’è uno che mi piace, ma non è mai successo niente. Poi c’è un tipo molto più grande di me con cui scopo, ma non stiamo insieme. Mi sa che è pure sposato, – disse Finny. S’intristì per un attimo. Poi s’infilò una mano in tasca e tirò fuori il cellulare.
– È tardi, bisogna andare in mensa! Che quelli poi ci licenziano, – disse Finny ridendo.
Si mise a correre verso la mensa. Quando Claudia la raggiunse era già dietro il bancone del self service con indosso il grembiule. Gli occhi di Finny brillavano come il mare d’estate. Con indosso quell’abito bianco, e quell’entusiasmo sincero, era bella. Persino sensuale, nonostante l’abbigliamento.
– Fai in fretta, – le sussurrò Finny porgendole un grembiule.
– È pronto! – disse un omone pieno d’ironia. – Oggi lo chef, che modestamente sono io, s’è permesso di condire la pasta con del burro di Normandia e una grattatina di tartufo nero. Ho fatto bene? – disse allungando una vaschetta di metallo con dentro le penne al pomodoro
che preparava quasi tutti i giorni. Leggi tutto…

BRUNELLA SCHISA ci racconta LA SCELTA DI GIULIA

Brunella SchisaBRUNELLA SCHISA ci racconta LA SCELTA DI GIULIA (Mondadori). Ieri abbiamo pubblicato le prime pagine del romanzo

di Brunella Schisa

Ho avuto molti ripensamenti durante la scrittura de La scelta di Giulia. L’argomento mi toccava direttamente. Avevo deciso di scrivere la storia, anzi le storie della mia famiglia di cui sapevo poco, soltanto pochi racconti disordinati di mia madre a cui non avevo prestato attenzione. Sapevo che la mia famiglia materna aveva fondato la sua fortuna nelle colonie ma a parte Zighinì, il cane di mio nonno dal nome orientaleggiante, il tutto mi lasciava indifferente.
Fino a quando, durante la convalescenza dopo un piccolo intervento, sono venute a farmi visita la sorella di mia madre e sua cugina. Mamma se ne è andata presto, troppo presto e loro facevano le veci della grande assente. In quel periodo scrivevo il secondo romanzo sull’omicidio della Contessa Lara, Dopo ogni abbandono. Non ricordo come si arrivò a parlare della nostra famiglia, le due visitatrici cominciarono a raccontare storie che sentivo per la prima volta. Almeno così mi sembrava. Ero allibita! Tradimenti, figli illegittimi, testamenti strappati. Un crogiolo di menzogne, passioni e amore. Dovevo assolutamente scriverne.
Avrei giocato in casa. Non più Parigi o Roma, ma Napoli, la mia città, dove ho vissuto fino alla laurea. Proprio da quel momento volevo partire. Dal giorno in cui una vecchia prozia, la sorella di mio nonno, aveva telefonato per dirmi che voleva farmi un regalo per la laurea, un anello meraviglioso, appartenuto alla mia bisnonna Giulia, dal quale da allora non mi sono più separata.
La storia sarebbe partita proprio da quell’anello che mi legava a una donna che avevo conosciuto e che ricordavo bene. Aveva vissuto 94 anni. La grande nonna di mia madre.
Ma cosa sapevo io di Giulia? Leggi tutto…

PREMIO STREGA 2014: sono 27 i libri presentati

PREMIO STREGA 2014: sono 27 i libri presentati 

La Fondazione Bellonci comunica che all’edizione 2014 del Premio Strega sono state ufficialmente candidate le seguenti opere.

 

Roma, 4 aprile 2014.

Con la chiusura delle candidature prende il via il LXVIII Premio Strega, promosso dalla Fondazione Maria e Goffredo Bellonci in collaborazione con Liquore Strega. Sono 27 le opere presentate dagli Amici della domenica, lo storico corpo votante che dal 1947 attribuisce il riconoscimento a un libro di narrativa italiana pubblicato tra il 1° aprile dell’anno precedente e il 31 marzo dell’anno in corso.

 

Questi i libri presentati:

1. Intanto anche dicembre è passato (Baldini&Castoldi) di Fulvio Abbate
Presentato da Michele Mari e Massimo Onofri

2. Oltre le Colonne d’Ercole (Book Sprint) di Lorenzo Bracco e Dario Voltolini
       Presentato da Daria Bignardi e Paolo Di Stefano

3. Match nullo (Cavallo di Ferro) di Luca Canali
Presentato da Roberto Pazzi e Paolo Ruffilli

4. Non dirmi che hai paura (Feltrinelli) di Giuseppe Catozzella
Presentato da Giovanna Botteri e Roberto Saviano

5. Lisario o il piacere infinto delle donne (Mondadori) di Antonella Cilento
Presentato da Nadia Fusini e Giuseppe Montesano

6. Il mantello di porpora (La Lepre) di Luigi De Pascalis
Presentato da Filippo La Porta e Claudio Strinati

7. Il paese senza nome (Carabba) di Lucianna Di Lello
Presentato da Vittorio Avanzini e Ludovico Gatto

8. C’è posto tra gli indiani (Perrone) di Alessio Dimartino
       Presentato da Antonio Augenti e Elena Clementelli

9. Bella mia (Elliot) di Donatella Di Pietrantonio
Presentato da Antonio Debenedetti e Maria Ida Gaeta

10. Publisher (Fazi)di Alice Di Stefano
Presentato da Giuseppe Conte e Francesca Pansa

11. Riscatto (Libroteca Paoline) di Melo Freni
Presentato da Giampaolo Rugarli e Giovanni Russo

12. unastoria (Coconino Press)di Gipi
Presentato da Nicola Lagioia e Sandro Veronesi

13. To Jest (Edizioni il Foglio) di Fabio Izzo
Presentato da Predrag Matvejević ed Elisabella Kelescian

14. Calcio e acciaio (Acar) di Gordiano Lupi
Presentato da Marcello Rotili e Wilson Saba

15. Viaggiatori di nuvole (Marsilio) di Giuseppe Lupo
Presentato da Salvatore Silvano Nigro e Sebastiano Vassalli

16. Come fossi solo (Giunti) di Marco Magini
Presentato da Maria Rosa Cutrufelli e Piero Gelli

17. Ganymede e la notte dei cristalli (Biblioteca dei Leoni) di Franco Massari
Presentato da Giorgio Bàrberi Squarotti e Luciano Luisi

18. Oltre il vasto oceano (Avagliano) di Beatrice Monroy
Presentato da Renato Besana e Corrado Calabrò

19. Nella casa di vetro (Gaffi) di Giuseppe Munforte
Presentato da Arnaldo Colasanti e Massimo Raffaeli

20. La mia ora di vento (Il Papavero) di Gerardo Pepe
Presentato da Piero Mastroberardino e Cesare Milanese

21. La terra del sacerdote (Neri Pozza) di Paolo Piccirillo
Presentato da Valeria Parrella e Romana Petri

22. La vita in tempo di pace (Ponte alle Grazie) di Francesco Pecoraro
Presentato da Giuseppe Antonelli e Gabriele Pedullà

23. Il desiderio di essere come tutti (Einaudi) di Francesco Piccolo
Presentato da Paolo Sorrentino e Domenico Starnone

24. Storia umana e inumana (Bompiani) di Giorgio Pressburger
Presentato da Gianfranco De Bosio e Sergio Givone

25. Venga pure la fine (e/o) di Roberto Riccardi
Presentato da Francesco Guccini e Giuseppe Leonelli

26. Ovunque, proteggici (nottetempo) di Elisa Ruotolo
Presentato da Marcello Fois e Dacia Maraini

27. Il padre infedele (Bompiani) di Antonio Scurati
Presentato da Umberto Eco e Walter Siti

Il Comitato direttivo del Premio, presieduto da Tullio De Mauro, si riunirà venerdì 11 aprile per selezionare tra le proposte degli Amici della domenica i 12 libri che si disputeranno la sessantottesima edizione.

Il comitato, alla scadenza del triennio precedente nel 2013, è stato parzialmente rinnovato. A Tullio De Mauro e Valeria Della Valle (rispettivamente presidente e consigliera della Fondazione Bellonci) e ad Alberto Foschini e Giuseppe D’Avino (presidente e amministratore delegato di Strega Alberti spa), si aggiungono: gli scrittori vincitori del Premio Strega Paolo Giordano, Melania G. Mazzucco, Edoardo Nesi,la giornalista e saggista Simonetta Fiori, il giornalista Enzo Golino e lo storico della lingua Luca Serianni. In questa nuova composizione il comitato resterà in carica per il triennio 2014-2016.

 Il libri selezionati dal Comitato direttivo concorreranno anche alla prima edizione del Premio Strega Giovani, che coinvolgerà una giuria di circa quattrocento ragazze e ragazzi, di età compresa tra i 16 e i 18 anni, in rappresentanza di licei e istituti diffusi su tutto il territorio italiano e all’estero (a Berlino, Bucarest e Parigi).

Quest’anno sono stati nominati quattordici nuovi Amici della domenica. Oltre a Walter Siti, Premio Strega 2013, che entra di diritto a far parte della giuria, sono stati scelti: Maria Pia Ammirati, scrittrice e vicedirettore di Rai Uno; Pietrangelo Buttafuoco, giornalista e scrittore; Anna Grazia D’Oria, direttore editoriale Manni editori; Franco Di Mare, giornalista, conduttore televisivo e scrittore; Maria Cristina Donnarumma, insegnante e operatrice culturale; Dario Franceschini, avvocato, scrittore e uomo politico, Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo; Linda Giuva, archivista e docente universitaria; Roberto Ippolito, giornalista e scrittore; Massimo Lugli, giornalista e scrittore; Lisa Roscioni, storica e saggista; Rossana Rummo, direttore generale per le biblioteche, gli istituti culturali ed il diritto d’autore del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo; Benedetta Tobagi, giornalista, scrittrice e consigliere di amministrazione della Rai; Monique Veaute, giornalista, presidente della Fondazione Romaeuropa.

I nuovi giurati entrano a far parte del corpo votante del premio che comprende – oltre agli Amici della domenica60 lettori forti selezionati ogni anno da librerie indipendenti italiane e quindici voti collettivi espressi da scuole, università e Istituti Italiani di Cultura all’estero, per un totale di 460 aventi diritto

* * *

Le fasi successive del premio:
Leggi tutto…

LA SCELTA DI GIULIA, di Brunella Schisa (il primo capitolo)

Pubblichiamo il primo capitolo del romanzo LA SCELTA DI GIULIA, di Brunella Schisa (Mondadori). Domani, l’autrice ci racconterà qualcosa sul suo romanzo e sulla sua genesi.

Il libro
E’ un’abbagliante mattina di luglio quando Emma, neolaureata in Lettere, riceve una telefonata inattesa: l’anziana prozia Carolina, che lei a malapena conosce, la invita a casa sua perché, dice, ha un regalo per lei. La curiosità di Emma si tramuta in stupore quando – tra le mura solenni del palazzo di via dei Mille, a Napoli, teatro di tutte le vicende della sua famiglia – la zia le affida un astuccio che contiene un anello: una meravigliosa corniola ovale con una figura incisa sostenuta da una catena liberty d’oro rosso. Un oggetto prezioso, appartenuto in origine a Giulia, la mitica bisnonna capostipite della famiglia. L’anello, la cui pietra somiglia a un cuore pulsante, sembra lanciare un richiamo al quale la nuova proprietaria non riesce a sottrarsi: abbandonato ogni progetto di vacanza estiva, Emma si dedica alla ricostruzione di una storia famigliare che si rivela coinvolgente oltre ogni sua previsione. Dalle carte rese fragili dal tempo emergono parole piene di passione, le foto ingiallite mostrano volti fieri e misteriosi, la voce di zia Carolina narra di amori e tradimenti, di guerre, speranze e sconfitte – ma a tratti si indurisce in una reticenza impenetrabile. Le vite degli uomini bellissimi e infedeli e delle donne volitive della famiglia Cortesi offrono a Emma chiavi preziose per capire se stessa; ed è sempre più chiaro che all’anello è legato un segreto bruciante…

* * *

Il primo capitolo di LA SCELTA DI GIULIA, di Brunella Schisa

1
L’anello

Era una torrida mattina di luglio quando la mia vita scartò su un binario
imprevisto. Ma non potevo saperlo mentre rispondevo al telefono.
Né il tono di zia Carolina mi aveva messa in allarme. Ripensandoci
ora, posso dire che ero stata sorpresa dalla sua cordialità.
«Cercavo proprio te, Emma. Congratulazioni!»
A tutta prima non avevo riconosciuto la voce: tentavo disperatamente
di associarla a un viso e intanto lei, per fortuna, proseguiva.
«So che ti sei fatta onore e me ne compiaccio!»
Il tono assertivo era inconfondibile.
«Grazie, zia Carolina, mi fa piacere sentirti» risposi mentendo.
Ero allibita. In ventitré anni quella donna non mi aveva mai degnata
di attenzione.
«Ho un regalo per te» continuò, rinunciando ai convenevoli. «Vieni
a prenderlo presto perché sto perdendo la testa e la memoria, potrei
dimenticarlo e cadere dalle nuvole quando verrai a reclamarlo.»
La frase non mi sembrò un vezzo: forse zia Carolina stava davvero
svampendo. Già quell’affettuosità era inconsueta. Inappropriata,
vista l’indifferenza a cui erano sempre stati improntati i nostri rapporti.
Era la zia di mia madre, la sorella di mio nonno Luigi, ma
per tutti era zia Carolina. Non c’era mai stata confidenza tra noi.
Giusto qualche visita di cortesia insieme con mamma, quando ero
bambina, andandocene da casa dei nonni, che abitavano al piano
sopra al suo nel palazzo di via dei Mille. Un rumoroso schiocco di
baci, come usa in famiglia, un fuoco di battute brusche ma affettuose,
e subito fuori.
Che volesse farmi un regalo pareva dunque bizzarro. Non ero la
prima nipote a laurearsi cum laude. Mia cugina Alessandra e mia
sorella Eleonora, pur essendolo già da un pezzo, erano state ignorate
bellamente dalla prozia.
Sempre che zia Carolina non fosse al corrente della mia poco gloriosa
carriera scolastica e volesse premiarmi per il brillante exploit
universitario. Che fossi una capra a scuola era ben noto a tutti, avendo
io manifestato il mio disinteresse allo studio fin dalle elementari.
Il contrasto con mia sorella Eleonora era evidente. L’odiosa
secchiona quando prendeva dieci meno si gettava in lacrime tra le
gonne di nostra madre chiedendole perdono. Figuriamoci. Io, da
secondogenita, avevo chiarito fin da subito che con me se lo poteva
scordare. E quando prendevo un otto, dico otto, che alle elementari
te lo gettano in faccia, mio padre ci portava a cena fuori per festeggiare.
In prima media ero stata rimandata in italiano, e questa
macchia me la sono portata dietro per anni. Non c’era volta che, a
pranzo dalla nonna Letizia, sedute alla sua bella tavola, lei non mi
chiedesse: «E quest’anno quali materie porterai a settembre?». Io
mi offendevo a morte e la nonna si divertiva a provocarmi. Era diventato
uno sketch fisso e avevamo finito col riderci insieme.
Non escludo però che sia stato per togliermi tutti quegli schiaffi
dalla faccia che ho poi deciso di farmi valere all’università. Volendo
misurarmi nello stesso campo di mia sorella, mi ero iscritta
a Lettere, con grande scorno di mio padre che già mi vedeva dottore
commercialista nel suo solido studio, a sgobbare dietro numeri
e imposte varie.
Se la prozia era davvero svampita come diceva, dovevo battere
il ferro finché era caldo. Non avevo la minima idea di cosa volesse
regalarmi, magari un prezioso libro antico illustrato, che avrei
dimenticato su uno scaffale della libreria o rivenduto a un anti-
quario. Nel dubbio, il giorno dopo inforcai la Vespa e guidai fino
a via dei Mille 91. Mi infilai nel palazzo umbertino dove mia madre
era nata, dove ancora abitavano i miei nonni e tutti i Cortesi
rimasti a Napoli.
Leggi tutto…

CENT’ANNI DALLA NASCITA DI MARGUERITE DURAS

Il 4 aprile 1914, a Saigon, nasceva MARGUERITE DURAS: scrittrice e regista francese. La ricordiamo proponendo un video e una nota biografica.

Ne approfittiamo per segnalare il nuovo libro di Sandra Petrignani (dedicato a questa grande scrittrice): MARGUERITE (Neri Pozza)

Marguerite Duras, pseudonimo di Marguerite Germaine Marie Donnadieu (Saigon, 4 aprile 1914 – Parigi, 3 marzo 1996), è stata una scrittrice e regista francese.
Nacque a Gia Dinh, un toponimo situato presso Saigon, nell’Indocina francese (oggi Vietnam), il 4 aprile del 1914. Il padre, Henri Donnadieu, era dirigente scolastico e la madre, Marie, insegnante, ambedue coloni francesi. Successivamente la famiglia si trasferisce prima a Sadek e poi a Vinhlong, dove la madre, rimasta vedova, muore durante una alluvione. Viene mandata in collegio a Saigon ove si innamora di un ricco e giovane cinese. La sua esperienza in Indocina, la lebbra, la giungla, la società coloniale, la natura riemergeranno sempre dai suoi numerosi romanzi. Nel 1932 si trasferisce in Francia, per studiare diritto, matematica e scienze politiche, non smettendo mai di pensare all’Indocina. Afferma: da otto anni a diciassette ho visto, vicino a Vinh-Long, il sole tramontare fra le risaie…detesto la montagna che mi angoscia e mi nasconde i tramonti. Non mi sono mai abituata ai frutti europei. Nel 1939 sposa lo scrittore Robert Antelme. Nel 1942 muore il suo primo figlio e il fratello preferito Paulo. Nel 1943 cambia il proprio cognome in Duras, dal nome di un villaggio nel dipartimento del Lot e Garonna, dove si trovava la casa del padre.
Partecipa alla Resistenza durante l’occupazione nazista, insieme al marito Robert Antelme, che verrà deportato a Dachau. Dopo la seconda guerra mondiale milita tra le file del PCF fino al 1950 quando viene espulsa essendo considerata dissidente. Nel frattempo 1946 aveva divorziato dal primo marito ed aveva incontrato l’intellettuale Dionys Mascolo da cui ebbe un figlio.
Il suo esordio in campo letterario avvenne nel 1942 con il romanzo “Gli impudenti” (Les impudents) ma la fama arrivò nel 1950 con “Una diga sul Pacifico” (Un barrage contre le Pacifique) nel quale si sentono gli influssi delle letture di autori americani come Hemingway e Steinbeck oltre che da quelle dello scrittore italiano Cesare Pavese. Elio Vittorini definì il libro il più bel romanzo francese del dopoguerra.
Duras è autrice di numerosi racconti brevi, film e, soprattutto, romanzi, incluso il best-seller, nonché opera autobiografica, “L’amante” pubblicato nel 1984, che le vale il prestigioso premio Goncourt quello stesso anno. Dopo le riprese del film omonimo, la Duras pubblica un altro romanzo intitolato “L’amante della Cina del Nord”, nel quale riscrive l’intera vicenda.
Altre opere importanti sono: “Moderato cantabile”, divenuto poi un film con lo stesso nome; “Il rapimento di Lol V. Stein”; “India Song” divenuto anch’esso un lungometraggio nel 1975. Duras è anche l’autrice della sceneggiatura del film del 1959 “Hiroshima mon amour”, diretto da Alain Resnais.
Partecipa alla contestazione degli studenti nel 1968, è sulle barricate, e crea lo slogan “Sous le pavés, la plage”.

Gli ultimi anni della sua vita li passa chiusa in casa, rifiuta anche l’invito del suo amico François Mitterand, l’unico che le è vicino è Yann Andréa. Dice: È difficile morire, a un certo momento t’accorgi che le cose della vita finiscono. È tutto.
Muore a 81 anni per un tumore alla gola; è sepolta nel cimitero di Montparnasse.
Nel 1997 è stata istituita nel Regno Unito da Michelle Porte e Madeleine Borgomano la Società Marguerite Duras che ha come fine lo studio e la promozione dell’opera dell’autrice.

(Fonte: Wikipedia IT)

Leggi tutto…

EFFATA’ a Motta Sant’Anastasia

EffataMercoledì 9 aprile ore 18 al castello di Motta Sant’Anastasia (CT) sarà presentato il romanzo “Effatà” di Simona Lo Iacono

di Vito Caruso

Nell’ambito della rassegna “Stasera libro – incontro con l’autore”, dell’assessorato comunale alla Cultura, con la collaborazione della sezione Fidapa Motta S.A., del locale Istituto comprensivo statale “G. D’Annunzio”, della sezione provinciale dell’AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla) e dell’Istituto Superiore “M. Rapisardi”-Liceo Classico di Paternò, sarà presentato mercoledì 9 aprile 2014, ore 18, a Motta Sant’Anastasia, nel salone piano terra del castello normanno, il libro “Effatà” (Cavallo di ferro editore) di Simona Lo Iacono, magistrato siracusana in servizio ad Avola, che scrive di letteratura per diversi mezzi di informazione, già autrice di alcuni romanzi apprezzati per introspezione psicologica e sapiente intreccio di creazione letteraria e riflessione giuridica, che in “Effatà” (significa “Apriti” e fa riferimento alla guarigione del sordomuto nei Vangeli) racconta di un ragazzo sordomuto nella Siracusa-Ortigia del dopoguerra, del suo progressivo ed amaro impadronirsi della parola delle persone “normali”, e della parallela vicenda di un ragazzo sordomuto soppresso dai nazisti, all’origine della scoperta di un piano di sterminio voluto da Hitler per migliaia di suoi concittadini con qualche “problema di salute”, che finì sanzionato in un processo secondario di Norimberga.
Nell’ambito dell’incontro, i saluti del sindaco Angelo Giuffrida, dell’assessore alla Cultura Antonella Santagati, la proiezione del video sulla Shoah realizzato dalla prof.ssa Angela Rita Pistorio e dagli studenti di 5^ B del Liceo classico di Paternò, la lettura del racconto ispirato a “Effatà” di Sofia Uccellatore del Liceo di Paternò e di brani dell’opera a cura dell’attore mottese Pasquale Platania e di Noemi Finocchiaro, gli interventi della prof.sse Agata Caruso ed Ivana Zuccarello e le domande del pubblico. Leggi tutto…

L’ULTIMA NUVOLA, di Alfio Grasso (un estratto del libro)

Pubblichiamo il brano “Il cannibale”, estratto dal volume in versi L’ULTIMA NUVOLA di Alfio Grasso (Algra editore)

I peccatori contemporanei non sono destinati all’Inferno, ma ad essere sospesi in un’ultima nuvola, perché il giudizio del poeta non è occhiuto e implacabile, ma ironico e clemente.

Le figure di romantici sviati che si incontrano in queste pagine soffrono di debolezze “troppo” umane, ma aspirano alla redenzione e spesso si dannano per una perfezione inaccessibile: “perché ci chiedi di assomigliarti in tutto / se sai benissimo che mai ci riusciremo?”.

* * *

Il booktrailer del libro

* * *

Il cannibale: tratto da L’ULTIMA NUVOLA di Alfio Grasso (Algra editore)

Io dirvi non so come
che fui malato e matto,
Annibale di nome,
cannibale di fatto,
ma che ci posso fare
se, contro l’altra gente,
sceglievo di mangiare
un uomo al dente.

Di certo la mia sorte
non fu gentile e retta,
sin dalle brache corte
mi volle pia forchetta,
così saziai distrutto
i teneri languori,
accomiatai col rutto
i genitori.
Leggi tutto…

TRINACRIA PARK ad Augusta – 2 aprile 2014

Presentazione di Trinacria Park di Massimo Maugeri
mercoledì 2 aprile 2014, ore 18, Augusta –c/0 Circolo Unione, Piazza Duomo, 3 – Augusta (SR)

Dialoga con l’autoreSimona Lo Iacono.

Introduce Gaetana Bruno Ferraguto – Accompagnamento musicale del maestro Salvo Passanisi e della prof.ssa Pamela Patania

Evento organizzato dal Circolo Unione e dalla libreria Mondadori di Augusta

* * *

TRINACRIA PARK

Le recensioni – Il booktrailer – Il dibattito

Dalla rassegna stampa del romanzo Leggi tutto…

Categorie:Eventi Tag: