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EFFATA’ a Motta Sant’Anastasia

aprile 3, 2014

EffataMercoledì 9 aprile ore 18 al castello di Motta Sant’Anastasia (CT) sarà presentato il romanzo “Effatà” di Simona Lo Iacono

di Vito Caruso

Nell’ambito della rassegna “Stasera libro – incontro con l’autore”, dell’assessorato comunale alla Cultura, con la collaborazione della sezione Fidapa Motta S.A., del locale Istituto comprensivo statale “G. D’Annunzio”, della sezione provinciale dell’AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla) e dell’Istituto Superiore “M. Rapisardi”-Liceo Classico di Paternò, sarà presentato mercoledì 9 aprile 2014, ore 18, a Motta Sant’Anastasia, nel salone piano terra del castello normanno, il libro “Effatà” (Cavallo di ferro editore) di Simona Lo Iacono, magistrato siracusana in servizio ad Avola, che scrive di letteratura per diversi mezzi di informazione, già autrice di alcuni romanzi apprezzati per introspezione psicologica e sapiente intreccio di creazione letteraria e riflessione giuridica, che in “Effatà” (significa “Apriti” e fa riferimento alla guarigione del sordomuto nei Vangeli) racconta di un ragazzo sordomuto nella Siracusa-Ortigia del dopoguerra, del suo progressivo ed amaro impadronirsi della parola delle persone “normali”, e della parallela vicenda di un ragazzo sordomuto soppresso dai nazisti, all’origine della scoperta di un piano di sterminio voluto da Hitler per migliaia di suoi concittadini con qualche “problema di salute”, che finì sanzionato in un processo secondario di Norimberga.
Nell’ambito dell’incontro, i saluti del sindaco Angelo Giuffrida, dell’assessore alla Cultura Antonella Santagati, la proiezione del video sulla Shoah realizzato dalla prof.ssa Angela Rita Pistorio e dagli studenti di 5^ B del Liceo classico di Paternò, la lettura del racconto ispirato a “Effatà” di Sofia Uccellatore del Liceo di Paternò e di brani dell’opera a cura dell’attore mottese Pasquale Platania e di Noemi Finocchiaro, gli interventi della prof.sse Agata Caruso ed Ivana Zuccarello e le domande del pubblico.

Un libro, quello della Lo Iacono, che si legge tutto d’un fiato e poi andrebbe riletto con lentezza per gustare l’elevato registro linguistico e la scrittura poetica, la ricerca certosina di aggettivi, verbi, similitudini folgoranti (alcuni esempi: camerini impuzzati, zaffate di dopobarba, tra ciglia incimurrite, pignate a goglottare, cloppettare sul legno del palco, come un pesce che anguilleggi a fior di stagno). Un libro dedicato all’infanzia “disagiata e svantaggiata” che, nel finale a sorpresa, svela una possibile redenzione del personaggio che accompagna il ragazzo sordomuto alla conquista della parola. Un libro che nell’effatà-apriti vuole essere un invito all’apertura non solo dell’udito ma anche del cuore e dell’anima nei confronti del prossimo, e al meditato uso della parola, risaputo che essa può demolire e uccidere o sostenere e santificare.

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