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TERREMOTIVITA’, di Marco Lombardi (uno stralcio del libro)

aprile 7, 2014

In concomitanza del 5° anniversario del terremoto a L’Aquila, l’editore Iacobelli ha pubblicato Terremotività di Marco Lombardi. Si tratta di una storia che prende avvio da un fatto vero: una persona che si è barricata in una casa puntellata della zona rossa della città. Ne pubblichiamo uno stralcio, per gentile concessione dell’editore

La scheda del libro
Claudia fa volontariato nel tentativo di dare un senso alla sua vita. Perciò, quando una città a lei vicina viene distrutta da un terremoto, molla il lavoro e gli amici per prestare soccorso in una tendopoli.
La sua ansia salvifica si scontra con le tensioni presenti in quei luoghi, fin quando viene a contatto con “la città proibita”, cioè con il centro storico che è stato interdetto al pubblico, anche ai residenti, per il pericolo di crolli e di sciacallaggio.
Claudia si convince che lì dentro c’è qualcuno che non vuole andarsene, ed è questa convinzione che la trascinerà dentro una storia estrema, di passione e di dolore, dalla quale uscirà diversa da prima.
Intanto la osserva da lontano una montagna, forse quella che ha causato il terremoto, mentre un misterioso personaggio continua a inviarle delle poesie…

* * *

Da Terremotività di Marco Lombardi (Cap. 28)

– Guarda che stronzo quello, fa le riprese come fosse in vacanza, – disse Finny.
– Proprio stronzo, – replicò Claudia.
– Mica è uno della televisione?
– Non credo, ha una telecamerina da quattro soldi. Sarà un volontario come noi, però stronzo.
La due ragazze stavano fumando sedute sul muretto che delimitava la tendopoli.
– Ma tu l’hai visto il centro? – chiese Finny.
– Qualcosa.
– E cosa?
– Qualche via, qualche piazza…
– E quando?
– L’altro giorno, quando sono andata a parlare con Fabio.
– Ah già, e com’è andata?
– È andata. Lasciamo stare.
Finny buttò fuori il fumo come stesse sbuffando.
– E tu, invece? – chiese Claudia.
– Io cosa?
– Se hai visto il centro.
– No, io no.
– E perché?
– Non voglio fare la turista come quello là. E dire che faccio un sacco di filmatini col cellulare… riprendo i miei amici in tutti i modi possibili, dopo un po’ non ne possono più e mi mandano affanculo!
Claudia sorrise.
– Ma ce l’hai un ragazzo? – chiese Claudia.
– No. C’è uno che mi piace, ma non è mai successo niente. Poi c’è un tipo molto più grande di me con cui scopo, ma non stiamo insieme. Mi sa che è pure sposato, – disse Finny. S’intristì per un attimo. Poi s’infilò una mano in tasca e tirò fuori il cellulare.
– È tardi, bisogna andare in mensa! Che quelli poi ci licenziano, – disse Finny ridendo.
Si mise a correre verso la mensa. Quando Claudia la raggiunse era già dietro il bancone del self service con indosso il grembiule. Gli occhi di Finny brillavano come il mare d’estate. Con indosso quell’abito bianco, e quell’entusiasmo sincero, era bella. Persino sensuale, nonostante l’abbigliamento.
– Fai in fretta, – le sussurrò Finny porgendole un grembiule.
– È pronto! – disse un omone pieno d’ironia. – Oggi lo chef, che modestamente sono io, s’è permesso di condire la pasta con del burro di Normandia e una grattatina di tartufo nero. Ho fatto bene? – disse allungando una vaschetta di metallo con dentro le penne al pomodoro
che preparava quasi tutti i giorni.

A Claudia lo chef del campo stava simpatico, ma non era mai riuscita a mostrarsi del tutto cordiale perché quando entrava in mensa le calava automaticamente il cattivo umore.
Lo chef tornò nell’angolo in cui stavano i fuochi e prese altre vaschette.
Portò carne, insalata, frutta, patate al forno. Ogni volta guardava Claudia strizzandole l’occhio. Alla fine Claudia non ce la fece più e si mise a ridere.
– Finalmente! – disse lo chef.
All’improvviso la tenda s’affollò. Alcuni si misero in coda per mangiare; altri, invece, rimasero in fondo alla sala davanti al televisore. Se qualcuno avesse chiesto alle persone che programma stessero seguendo, probabilmente non avrebbero saputo rispondere: guardavano il televisore, imponente com’era, non la TV.
Claudia e Finny avevano cominciato a servire. Passarono persone con gli occhi stanchi, altre che si lamentavano ad alta voce, e poi vassoi e piatti e cibi e ancora persone. Claudia aveva già dimenticato il sorriso di prima quando arrivò il tipo della videocamera. Anche qui faceva delle riprese.
– Lei chi è? – gli chiese Finny sporgendosi oltre il bancone.
– Come chi sono io? – rispose sorridendo a quello dopo di lui, alla ricerca di solidarietà.
– Qui in mensa possono entrare solo i familiari dei residenti. Per gli altri ci vuole un permesso.
– Io sono amico di un residente. All’ingresso m’hanno detto che potevo mangiare.
– Ok, stia pure a mangiare, però la telecamera la metta via.
– E che fastidio le dà? – disse mettendosela al collo.
– Se la mia collega le ha detto di metterla via, la deve mettere via, se no ci fa il favore di andarsene. Qui fuori ci sono due bar, può anche scegliere, – aggiunse Claudia con tono tagliente.
– Oh, ma chi è lei che mi dice cosa devo e cosa non devo fare? – disse l’uomo agitando una mano in direzione di Claudia.
La concitazione gli faceva oscillare la telecamera sulla maglia a rombi.
– Io sono quella che le dice di togliersi dai coglioni, – rispose minacciosa.
– Ma che vuoi? Togliti tu dai coglioni, – replicò l’uomo un po’ impaurito.
– Lascialo stare, diamogli ’sta pasta di merda e facciamolo andar via, – sussurrò Finny all’amica.
Claudia però aveva smesso di servire. La fila era ferma.
– Ci fate mangiare? – disse un ragazzo che stava più indietro.
– Guarda che lo sto facendo anche per te di mandare via ’sta gente di merda, – gli rispose Claudia con fare gelido.
Alle spalle di Claudia c’era lo chef. Osservava la scena come si trattasse di un film.
– A me non frega un cazzo di lui e della telecamera, – rispose il ragazzo indicando l’uomo. – Ho fame e voglio mangiare. Se invece vuoi fare qualcosa per me, vedi di farmi tornare a casa.
– E smettila che ’sto ragazzo s’è perso pure la sorella! – urlò una donna da in mezzo la fila, rivolgendosi a Claudia. Claudia era impietrita. Prima guardò l’uomo, che aveva un ghigno tutto soddisfatto; poi il ragazzo; poi la donna; poi ancora l’uomo. Finny prese la mano di Claudia, ma lei non rispose alla stretta. All’improvviso, invece, afferrò con forza la vaschetta della pasta e la gettò in aria. La penne piovvero sull’obiettivo dell’uomo, sui capelli ricci del ragazzo e sul collo della donna, nonostante tutti avessero provato a scansarsi. Una penna, solo una, giunse pure sulla testa pelata dello chef. La vaschetta, invece, producendo dei rumori via via diversi, cadde prima sul vetro del bancone, poi scivolò sulla sua struttura metallica. Infine rotolò a terra al di là della fila, approfittando del corridoio che la gente aveva creato nel tentativo di schivarla. Una volta finita la sua corsa, tutti si misero a osservarla
senza capire bene cosa fosse successo. Finny, spaventata, provò ad abbracciare l’amica.
– Claudia stai calma, – le sussurrò.
«Guarda quella», «Ma vaffanculo, va!», «Che succede lì davanti? »,
«Tornatene a casa, deficiente!», «Stronza di merda», «Questa è pazza»,
«Oh, scema!», «Ma vedi questa che ha fatto», «A te ti ha beccato?», furono alcuni dei commenti che fuoriuscirono indistintamente dalla folla.
Come una dipendente in procinto di dimettersi, Claudia si tolse il grembiule e lo gettò a terra.
Se ne andò via, sotto lo sguardo di tutti.

* * *

Marco Lombardi, è un giornalista del Messaggero e del Gambero rosso; nonché docente universitario a Napoli e presso la Scuola Holden di Baricco.

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