Home > Recensioni > DON GIOVANNI IN SICILIA, di Vitaliano Brancati

DON GIOVANNI IN SICILIA, di Vitaliano Brancati

aprile 8, 2014

DON GIOVANNI IN SICILIA, di Vitaliano Brancati

di Simona Lo Iacono

Spassa leggera, facendo ondulare il panno della gonna.
Le gambe svettano dai tacchi e risentono di uno strano cigolare, che accompagna l’andatura come una danza.
Non sa che ogni suo movimento è seguito e soppesato, e che guizzerà quasi come i flash di un film amatissimo, rivisto mille volte alla moviola.
Eccola, diranno gli spettatori, è qui, prende a braccetto un’amica, cala sulla fronte la veletta nera. Ecco, ora asciuga il sudore, e una goccia sfugge alla mano, facendo un rigagnolo e un solco. Ecco, ora assesta un colpo al soprabito e non sa che – stringendolo al petto – è ancora più desiderabile.
E’ la donna.
Ma non la donna di ogni paese, o di ogni luogo, no. Quella che adesso oscilla e ciangola, investendo con zaffate di profumo le vie cittadine, è la donna per eccellenza, che si nega e si offre, che ammalia e recede.
E’, cioè, la donna vista da un siciliano.
E’, dunque, una donna che va immaginata, la cui ombra deve balenare come un sogno sulle pareti, quando la canicola spande vorace la sua forza, e gli scuri vengono socchiusi per schermare l’insistenza di un sole arraggiato e sconturbante.
Una donna così, non può che rendere inattivi, indurre a fantasticherie, a peregrinazioni dello spirito e dei sensi.
Ben lo sa Vitaliano Brancati, autore di “Don Giovanni in Sicilia“, che all’osservazione della donna ha dedicato ore trasognate.
File:Vitaliano Brancati.jpgE ben lo sa il protagonista del suo romanzo, Giovanni Percolla.
Catanese, unico fratello di tre vecchie signorine senza marito che lo circondano di attenzioni, Giovanni Percolla si trascina tra la villa Bellini e la via Etnea fiutando piste languorose, inventando scenari, murmuriando – con gli inseparabili amici Muscarà e Scannapieco – di questa e di quella.
Vitaliano Brancati sa che dietro tutto questo fermento c’è dell’altro. Sa che il “discorrere sulla donna”, è – per un siciliano – più importante che averla davvero.
Perhè – attraverso quelle infinite discussioni – la donna aggrega, spinge a una condivisione arcana, fatta di mistero e dolore, di vita e senso della morte. Ed è come se, per il solo fatto di parlarne, si stabilisse un prodigioso fenomeno di socializzazione, che insaporisce le giornate di poesia.
La donna si ritrova a conferire senso a un’epoca fatale, ai limiti della seconda guerra, a compensare le solitudini dell’anima, i vuoti esistenziali.

Accade perchè i suoi fedeli assertori sono uomini inquieti, e non hanno altro Dio, oltre lei, a consolarli.
La innalzano agli altari, dunque, come un sant’Agata in palma di martirio che sorride benigna ai loro eccessi. Si inginocchiano, si segnano e la adorano con mestizia.
Intuiscono che – in fondo – neanche il piacere varrà a salvarli perchè esso “è sempre passato o futuro, e non mai presente, nel modo stesso che la felicità è sempre altrui e non mai di nessuno” 

[Articolo pubblicato sul quotidiano “La Sicilia”]

© Letteratitudine

LetteratitudineBlog / LetteratitudineNews / LetteratitudineRadio / LetteratitudineVideo

 

 

 

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: