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MARCO GHIZZONI ci racconta IL CAPPELLO DEL MARESCIALLO

aprile 12, 2014

Marco GhizzoniMARCO GHIZZONI ci racconta IL CAPPELLO DEL MARESCIALLO (Guanda). Ieri abbiamo pubblicato il primo capitolo del romanzo

di Marco Ghizzoni

Quando avevo 11 anni e mi apprestavo a godere una splendida e spensierata pubertà- seguita ad un’infanzia che definirei indimenticabile- mia madre e mia zia decisero di acquistare un bar in un piccolo paese della provincia cremonese. Manco a farlo apposta, alcuni miei compagni di classe, tra cui il mio migliore amico, abitavano proprio lì. Immaginatevi la gioia di un ragazzino di quell’età nel sapere che tutti i giorni avrebbe potuto scroccare un passaggio a sua mamma e farsi portare a qualche km da Cremona per passare il pomeriggio a giocare a calcio con i suoi amici!
E così ho iniziato a frequentare il paesello, a fare i primi incontri curiosi e a sentire e vivere quelle storie al limite del verosimile che hanno sempre- e continuano a tutt’oggi- attirato la mia attenzione.
Dopo un decennio o giù di lì, quelle storie hanno cominciato a bussare alle mie tempie, prima, e a spingere prepotentemente poi, per poter uscire e vivere di vita propria. Così ho iniziato a scrivere, tanto, fino a quando la materia narrativa nella mia testa ha trovato il giusto equilibrio; i personaggi, invece, non hanno fatto altro che palesarsi per quello che erano, nel senso che non potevo non pensare a loro senza dargli un viso, un nome e un cognome. Il mio lavoro è stato quello di fare un collage per mischiare le carte ed evitare problemi di ovvia natura.
Per esempio, non esiste un maresciallo Bellomo, ma esistono almeno tre persone che messe insieme formano il suddetto maresciallo; e lo stesso dicasi per gli altri due carabinieri, per il sindaco e per tutti gli altri personaggi principali fatto salvo per l’impiegata comunale Gigliola Bittanti: lei c’è davvero e mi ha pure fatto dannare quando ho avuto bisogno dei suoi servigi. Eh, non fraintendetemi, parlo di servigi professionali.
Chi merita una menzione particolare è l’oste Raffaele: si tratta di un omaggio alla cucina di mia madre- non alla sua persona- ripeto, alla sua cucina. Le ricette che trovate nel romanzo sono tutte opera sua e ho tralasciato, per mancanza di spazio, quelle che si inventava all’una di notte quando i ragazzi entravano al bar con una fame da lupi senza preavviso e lei doveva fare i conti con le loro voglie e la mancanza di materie prime!
Il burbero personaggio, invece, l’ho ricavato ribaltando esattamente quello che è il carattere della mia genitrice.
Il cappello del marescialloIl cappello del maresciallo è un libro che nasce, però, anche dalla volontà di scrivere una commedia divertente che fosse al contempo una satira dei costumi di provincia e del potere da quattro soldi, imbastita sugli equivoci che spesso si generano quando, nelle piccole realtà, ci si aspetta che venga riconosciuto il proprio status e che venga corrisposto un certo tipo di favori, rigorosamente alla luce del sole affinché tutti vedano e possano nutrire quel sentimento tutto provinciale che è l’invidia.
Volevo, inoltre, che fosse un romanzo che raccontasse della meschinità umana con il sorriso sulle labbra e un pizzico di malizia, una storia da leggere tutta d’un fiato.
Io ci ho messo 4 mesi a scriverlo e mi sono divertito un sacco.
Spero che l’effetto sui lettori sia lo stesso.
Ah, dimenticavo: Boscobasso non esiste, ma qualcosa di simile sì.

(Riproduzione riservata)

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