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PARTITA DI ANIME, di Giovanni Agnoloni

aprile 15, 2014

partitadianimePARTITA DI ANIME, di Giovanni Agnoloni (Galaad Edizioni)

Il libro
Partita di anime di Giovanni Agnoloni (Galaad Edizioni), spin-off del romanzo d’esordio dell’autore (Sentieri di notte, pubblicato anche in lingua spagnola), è il secondo atto della saga “della fine di internet”, che ipotizza, in un futuro ormai prossimo, il crollo della Rete e l’impossibilità di un ritorno al prima.

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di Massimo Maugeri

Dopo “Sentieri di notte“, Giovanni Agnoloni torna in libreria con una nuova opera di narrativa (anche questa pubblicata per i tipi di Galaad Edizioni). Il volume si intitola “Partita di anima” (pag. 88, euro 10) e raccoglie due racconti.
Due racconti a sé stanti“, leggiamo nella scheda del libro, “eppure legati da un filo sottile, sullo sfondo di un’Europa ormai priva di internet. Nel primo, un giornalista indaga sull’omicidio di un assicuratore italiano nel cuore di Amsterdam. Sulle tracce dell’assassino, scoprirà di essere al centro di una partita di anime impegnate a ricucire il tessuto strappato delle proprie vite. Nel secondo seguiamo le peregrinazioni notturne di uno scrittore per le vie di una Firenze segreta, alla ricerca del suo amore perduto“.
Ne discutiamo con l’autore.

– Giovanni, partiamo intanto con un approfondimento sul legame tra Partita di anime e il tuo precedente libro: Sentieri di notte. Da cosa sono accomunate le due opere?
Sul piano formale, i due romanzi appartengono alla stessa serie, cosiddetta “della fine di internet”, perché teorizza, negli anni tra il 2025 e il 2029, il crollo della rete a livello prima europeo, in seguito anche mondiale, e l’inevitabile crisi organizzativa ma – ancor più, direi – identitaria, in un’umanità che ormai si era assuefatta all’infiltrazione della tecnologia fin negli aspetti minimi della vita quotidiana, e che adesso non riesce più a tornare al prima. Inoltre, Partita di anime è uno spin-off, cioè una “storia derivata”, che si diparte dai fatti di Sentieri di notte, sia pur differenziandosene, ma al tempo stesso un interludio, in attesa del suo sequel che uscirà a fine 2014, e nel quale ritroveremo sia alcuni protagonisti di Sentieri di notte, sia la editor fiorentina (Emanuela) che scrive la lettera introduttiva ai due racconti (lungo e breve) che formano Partita di anime. Sul piano stilistico, là dove Sentieri di notte si caratterizzava per una presenza più marcata di stilemi fantascientifici (pur non essendo, nell’essenza, un romanzo di fantascienza), Partita di anime ha una natura più spiccatamente onirico-investigativa. Tuttavia, entrambi i libri, dal mio punto di vista, sono orientati verso il realismo, in quanto indagano nelle pieghe dell’animo umano dal punto di osservazione di una (quasi-)contemporaneità dalle tinte angosciose e, indubbiamente, distopiche.

– Nel primo racconto c’è questo giornalista che indaga sull’omicidio di un assicuratore italiano. Chi è questo giornalista?
Edward Vlaminck, il giornalista olandese che, nel primo racconto di Partita di anime (che potremmo considerare un romanzo breve, e che dà il titolo al libro) percorre le vie di Amsterdam e  di alcuni villaggi della regione circostante per scoprire chi abbia ucciso l’assicuratore italiano Ettore Olivieri, costituisce un “omaggio letterario” che il finto autore del racconto stesso, l’olandese Kasper Van der Maart, ha voluto rendere alla scrittrice belga Kristine Klemens, tra i protagonisti di Sentieri di notte – che è scomparsa, e della quale non si sa più nulla. L’investigatore protagonista dei suoi libri, infatti, si chiamava Franck Vlaminck. Di Edward non sappiamo molto, perché la sua è una vita profondamente ordinaria e solitaria. Lui è una specie di “macchina per indagini”, che ha il dono di un intuito straordinario, che gli permette di sondare le atmosfere dei luoghi e l’animo delle persone con calme eppur rapide occhiate, avvicinandosi alla verità più per canali intuitivi che tramite deduzioni logiche. È, in fondo, la dimostrazione che la vera protagonista del primo racconto del libro altro non è che Amsterdam, con le sue atmosfere magiche e soffuse: e lui è un’emanazione, direi quasi un’escrescenza, del suo spiritus loci.


– Da Amsterdam a Firenze, passiamo al secondo racconto. Qui il protagonista è uno scrittore. Parlaci un po’ di lui…

Sì, l’idea era anche quella di creare un pendant tra due capitali culturali europee, sempre nell’ottica dei doppi, tema al centro di Partita di anime di Kasper Van der Maart. In questo binomio, là dove Amsterdam offriva scenari per lo più diurni e illuminati dal sole, nel secondo racconto (Il sepolcro del nuovo incontro)Firenze è radicalmente notturna. E qui, in un cimitero storico d’Oltrarno, abita uno scrittore che ha vissuto una storia sentimentale burrascosa, al termine della quale è rimasto solo, iniziando a passare le sue nottate girando freneticamente per la città e i suoi meandri, e finendo sempre, a un certo punto, per perdere coscienza, salvo poi risvegliarsi in un punto imprecisato della periferia. Anche questo è un racconto che si regge su visioni e rivelazioni inaspettate – con un finale a sorpresa – perché lo scopo è dimostrare come nelle mura e negli spazi di un luogo ricco di storia si raccolgano, sedimentate e quasi solidificate – energie antiche secoli, prodotto di un accumulo di esperienze umane, più o meno gioiose, più o meno fallimentari; e come in queste, si possano trovare, come un dono inatteso, risposte cercate a lungo e, a volte, disperatamente.

– In che modo i due racconti sono legati?
Come accennavo prima, il tema dei doppi è presente in tutte e due le storie. Se in Partita di anime assistiamo alla frammentazione delle personalità dei protagonisti, che si scindono in tanti “duplicati” ogniqualvolta compiono scelte non veramente sentite, tradendo dunque se stessi, ne Il sepolcro del nuovo incontro (il cui autore fittizio, peraltro, è un fantomatico autore fiorentino dalle iniziali G.A., emigrato in Spagna per vivere in una comunità di artisti) la polarità è tra l’uomo rimasto solo e l’immagine (fonte di angoscia) dell’amore passato, che in fondo è anche un tramite per ritrovare la propria unità, tornando finalmente a imboccare la strada verso la radice della propria identità.

Ringraziamo Giovanni Agnoloni e pubblichiamo, di seguito, un estratto del libro.

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partitadianimeUn estratto di PARTITA DI ANIME, di Giovanni Agnoloni (Galaad Edizioni)

Le capitava spesso di fermarsi a pensare alla propria vita. Sospendeva un’azione e se ne restava lì, in salotto, a guardare verso l’Amstel, dove scorreva lento il profilo di qualche barca. Aveva trentasei anni: decisamente più di quanti ne avrebbe voluti. A volte, in quei momenti, le sembrava di rivedere se stessa in una ragazza giovane e snella che camminava per strada con gli occhi persi in un futuro nebbioso – così diverso dalla splendida giornata di oggi – e l’espressione smarrita.
Quasi voleva allungare una mano e dire: «Aspettate un attimo, tornate indietro, lasciatemi…». Ma poi riabbassava lo sguardo e si sentiva ridicola. Quella non era la sua strada, quella ragazza non era lei, e dieci anni prima la sua vita era stata indubbiamente diversa. Eppure la guardava scorrere via, come se fosse un’occasione perduta.
Accese il televisore. L’immagine che le si presentò davanti agli occhi la riportò bruscamente alla realtà: un’ambulanza ferma in una piazza che sembrava lo Spui. Era un’edizione straordinaria del telegiornale. Il cronista stava spiegando qualcosa su un omicidio, ma ciò che la turbò maggiormente fu vedere quello scorcio di Amsterdam deturpato da un dramma quasi in diretta: un assicuratore era stato ammazzato con un colpo di pistola a bruciapelo, nell’androne del palazzo del suo ufficio.
Un mistero, diceva la voce dentro la TV. I soccorsi erano arrivati con sollecitudine, ma i tentativi di rianimazione non avevano dato alcun esito. Osservava passivamente quelle immagini, senza riuscire a dar loro un senso: sembrava quasi che provenissero da un’altra dimensione. Amsterdam non era certo una città priva di violenza, ma che si verificassero fatti di sangue in pieno centro rappresentava senza dubbio una circostanza straordinaria. Un italiano, un assicuratore, assassinato a sangue freddo nel cuore dell’Olanda. Perché? Era materia per investigatori, non certo per una donna sola. Eppure, per qualche strana ragione non poteva fare a meno di pensare che proprio una donna sola sarebbe stata l’ideale candidata a compiere un gesto del genere. Magari perché era stata abbandonata, o tradita.

(Riproduzione riservata)

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GIOVANNI AGNOLONI, nato a Firenze nel 1976, dopo la laurea in Giurisprudenza si è dedicato alla scrittura e alle lingue. Studioso di Tolkien in chiave comparativa con gli autori classici e contemporanei, è autore di Letteratura del fantastico. Compare, con l’articolo “Tolkien as a Benchmark of Comparative Literature. Middle-earth in Our World” nella pubblicazione The Ring Goes Ever On: Proceedings of the Tolkien 2005 Conference (The Tolkien Society, 2008). Ha pubblicato il romanzo Sentieri di notte (2012), tradotto in spagnolo (Senderos de noche, 2014), e i saggi Tolkien e Bach. Dalla Terra di Mezzo all’energia dei fiori (2011), Nuova letteratura fantasy (2010) e Letteratura del fantastico. I giardini di Lorien (2004). Curatore e co-autore di Tolkien. La Luce e l’Ombra (2011) e co-traduttore (con Marino Magliani) di Bolaño selvaggio (2012), ha tradotto opere di Amir Valle, Peter Straub, Tania Carver e Noble Smith. Scrive sui blog “La Poesia e lo Spirito” e “Postpopuli”. Autore del thriller in inglese Less Than a Mile (Stonegarden, 2004).Esponente del movimento letterario fantascientifico del Connettivismo, compare nelle raccolte di racconti Noir No War (Giulio Perrone, 2006) e AFO. Avanguardie Futuro Oscuro (Kipple Officina Libraria, 2009). È traduttore per le lingue inglese, francese, spagnola e portoghese. Il suo blog è:http://giovanniag.wordpress.com

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