Home > Brani ed estratti > PER DIECI MINUTI, di Chiara Gamberale (le prime pagine)

PER DIECI MINUTI, di Chiara Gamberale (le prime pagine)

aprile 18, 2014

Per dieci minutiPubblichiamo le prime pagine del romanzo PER DIECI MINUTI di Chiara Gamberale (Feltrinelli), vincitore del Premio Selezione Bancarella 2014. Domani, Chiara Gamberale ci “racconterà” il suo libro.

Il libro
Dieci minuti al giorno. Tutti i giorni. Per un mese. Dieci minuti per fare una cosa nuova, mai fatta prima. Dieci minuti fuori dai soliti schemi. Per smettere di avere paura. E tornare a vivere. Tutto quello con cui Chiara era abituata a identificare la sua vita non esiste più. Perché, a volte, capita. Capita che il tuo compagno di sempre ti abbandoni. Che tu debba lasciare la casa in cui sei cresciuto. Che il tuo lavoro venga affidato a un altro. Che cosa si fa, allora? Rudolf Steiner non ha dubbi: si gioca. Chiara non ha niente da perdere, e ci prova. Per un mese intero, ogni giorno, per almeno dieci minuti, decide di fare una cosa nuova, mai fatta prima. Lei che è incapace anche solo di avvicinarsi ai fornelli, cucina dei pancake, cammina di spalle per la città, balla l’hip-hop, ascolta i problemi di sua madre, consegna il cellulare a uno sconosciuto. Di dieci minuti in dieci minuti, arriva così ad accogliere realtà che non avrebbe mai immaginato e che la porteranno a scelte sorprendenti. Da cui ricominciare. Con la profonda originalità che la contraddistingue, Chiara Gamberale racconta quanto il cambiamento sia spaventoso, ma necessario. E dimostra come, un minuto per volta, sia possibile tornare a vivere.

 

* * *

Le prime pagine di PER DIECI MINUTI di Chiara Gamberale (Feltrinelli)

Abitavo nella stessa casa di campagna, alle porte di Roma,
da sempre, prima con i miei genitori, poi con una serie di
coinquilini, poi con l’uomo che sarebbe diventato mio marito.
Ero sposata da dieci anni, da otto tenevo una rubrica per
un settimanale, “Pranzi della domenica”, che mi portava
per una settimana, da domenica a domenica, a pranzare con
una famiglia normalissima o assurda, comunque uguale solo
a se stessa, e a raccontarla.
In meno di un anno, dall’ottobre del 2011 al settembre
del 2012, mio marito aveva insistito per traslocare in città,
poi era partito per fare un master a Dublino e il giorno prima
di tornare mi aveva telefonato per annunciarmi che no,
non sarebbe tornato, ma sì, stava bene, e se per un po’ non
l’avessi più sentito non dovevo preoccuparmi: anzi, il punto
era proprio che forse aveva scoperto di stare meglio senza di
me. Insomma, aveva bisogno di mettersi in aspettativa dal
suo lavoro e dal nostro matrimonio, e pensare. Da solo. In
Irlanda.
Per dieci minutiIl direttore del settimanale, intanto, non era stato altrettanto
sensibile e senza dirmi una parola aveva sostituito la mia
rubrica con la posta del cuore di una certa Tania Melodia,
vincitrice morale dell’ultima edizione del Grande Fratello.
Mio padre, mia madre, mio fratello e gli amici, che men-
tre tutto mi franava attorno e dentro restavano fermi al loro
posto, nei primi tempi si erano dati il turno per dormire con
me, mi avevano trascinata al cinema, al parco, al karaoke,
allo stadio, in vacanza, non si sottraevano alle telefonate inutilmente
lunghe senza “tu” (come stai? cosa pensi? che fai?
ti permetti forse di esistere, nel frattempo?) e piene solo di
“io” (non esisto più, sto male, voglio morire, e ora che faccio?)
con cui li torturavo.
Però giustamente, chiuso il telefono, avevano la loro vita
a cui tornare.

L’unica a non avercela più, una vita, ero io.
Al suo posto una massa informe, sfilacciata, ferita, che
come unico perno su cui girare aveva lo smarrimento.

Passato il momento del dolore insopportabile, poi, non
c’era più neanche quello a farmi un po’ di compagnia.
Andavo a letto e l’unico pensiero prima di addormentarmi
era la speranza di non risvegliarmi. Tanto il grande amore
che dovevo avere l’avevo avuto, i romanzi migliori che dovevo
scrivere li avevo scritti, di certo non ne avrei scritti altri in
cui mi sarei potuta così profondamente esprimere, perché
non avrei vissuto nient’altro che avrebbe potuto toccarmi così
profondamente, la casa d’infanzia era ormai alle spalle e
con lei ogni promessa interessante di bene: “E allora, se non
c’è più da scrivere, se non c’è più da vivere, se non c’è più una
famiglia che, ogni settimana, quantomeno mi dia l’illusione di
essere la mia, che ci sto a fare io, al mondo?” ripetevo in continuazione
ogni lunedì alla mia analista, la dottoressa T.

Che un giorno di dicembre – ispirata da Rudolf Steiner
ed esasperata da me –, alla fine di una seduta, mi ha buttato
lì, intensa e un po’ magica com’è: “Le va di fare un gioco?”.
“…”
“Per un mese, a partire da subito, per dieci minuti al
giorno, faccia una cosa che non ha mai fatto.”
“Cioè?”
“Una cosa qualunque. Basta che non l’abbia mai fatta in
trentacinque anni.”
“Quasi trentasei.”
“Quasi trentasei. Una cosa qualunque. Nuova.”
“Per un mese.”
“Sì.”
“Per dieci minuti.”
“Per dieci minuti.”
“Ma… è sicura che funzioni?”
“Dipende da lei. I giochi sono per persone serie. Se decide
di cominciare il percorso, non deve saltare nemmeno un
giorno.”
“E poi?”
“Poi che?”
“Alla fine che cosa si vince? Riavrò indietro la mia vita?”
“Ne riparliamo fra un mese, Chiara. Intanto giochi, si impegni
e non bari, mi raccomando. Arrivederci.”
“Arrivederci.”

Non avevo niente da perdere: era proprio quello il mio
problema.
È diventata l’occasione per provarci.
Cominciare il gioco dei dieci minuti.

Questo che segue è il diario di quel mese.

(Riproduzione riservata)

© Feltrinelli editore

* * *

Chiara Gamberale vive a Roma, dove è nata nel 1977. Ha esordito nel 1999 con Una vita sottile, seguito da Color Lucciola (2001), Arrivano i pagliacci (2003), La zona cieca (2008, premio selezione Campiello), Le luci nelle case degli altri (2010), L’amore, quando c’era (2012) e Quattro etti d’amore, grazie (2013). È autrice e conduttrice di programmi televisivi e radiofonici come Quarto piano scala a destra, su Rai Tre, e Io, Chiara e L’Oscuro, su Radio Due. Collabora con “Vanity Fair” e “Donna Moderna”, e tiene un blog sul sito di “Io Donna” del “Corriere della Sera”. Per Feltrinelli ha pubblicato il romanzo Per dieci minuti (2013).

© Letteratitudine

LetteratitudineBlog / LetteratitudineNews / LetteratitudineRadio / LetteratitudineVideo

 

 

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: