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Archive for maggio 2014

ERRICO BUONANNO ci racconta LOTTA DI CLASSE AL TERZO PIANO

errico buonannoERRICO BUONANNO ci racconta LOTTA DI CLASSE AL TERZO PIANO (Rizzoli).
Ieri abbiamo pubblicato le prime pagine del romanzo.

di Errico Buonanno

Se c’è una cosa che mi ha sempre affascinato, e che forse unisce ogni mio libro, è la caccia alle storie piccole, quotidiane, all’interno della Storia più grande. Le storie private che dimostrano come la Storia con la esse maiuscola sia qualche cosa che spesso travolge, ingovernabile, indifferente ai nostri sogni e bisogni. Ma che dimostrano anche come, nonostante questo, l’uomo non si stanchi mai di resisterle, di sforzarsi di cambiarla, di influire. E benché ciò sia un’illusione (e io mi ritrovi perciò a raccontare spesso di grandi perdenti o di pazzi), è un’illusione molto nobile: sognare, tentare, è tutto ciò che ci è dato di fare.
Lotta di classe al terzo piano (Rizzoli) nasce così: dal quotidiano, dal trascurabile, dal microscopico che c’è nella Storia che conta. Da una vicenda magari inventata, ma comunque plausibile. Lotta di classe al terzo piano è la storia del padrone di Marx. E benché possa sembrare strano pensare che l’uomo che sognava di abbattere tutti i padroni avesse, egli stesso, un padrone, be’, non è altro che un dato di fatto. Il padrone di Marx. Il padrone di casa, chiaramente.
Questa è la storia di un borghese qualunque, un quarantenne che ho voluto chiamare Alan John Huckabee, uno dei tanti signori che, nella Londra di metà Ottocento, si sono trovati a loro insaputa a lottare con un vero paradosso: dover chiedere l’affitto a chi predicava la fine della proprietà privata. Un reazionario dalla vita comoda. Uno dei tanti a cui faceva riferimento Marx quando, in apertura del Capitale, avvertiva che non era certo con i singoli che il suo libro se la prendeva, ma con le classi sociali: i singoli altro non erano che vittime del sistema, o meglio suoi prodotti, esattamente come i proletari. Alan John Huckabee non patirà forse la fame, ma in nome del proprio ruolo sociale ha dovuto rinunciare ai propri sogni giovanili, alla propria libertà, e adattarsi a una comoda e sonnolenta alienazione. Quando però nel condominio che gestisce si trasferisce il filosofo di Treviri (un personaggio misterioso, intento a comporre un libro cruciale ma che non vede mai la luce), uno strano germe di insoddisfazione torna a risvegliarsi in lui così come in tutti gli altri condomini: una smania, una follia, che porta a dirsi che la rivoluzione è possibile. Non quella economica, non quella politica, ma una rivoluzione radicale che inviti a riconsiderare il rapporto col dovere e col lavoro, e spinga l’uomo tra le braccia del sogno. Alan John Huckabee deciderà così di aiutare il suo invisibile inquilino Marx a partorire la sua utopia, contro qualsiasi autorità, sia essa incarnata dal re di Prussia o dall’ambiguo, e fin troppo protettivo, sodale e compagno Friedrich Engels.
Questa, in gran sintesi, la trama della mia commedia: forse una scusa come un’altra per parlare di sogni e libertà. E allora perché proprio Marx? Perché proprio il Capitale? Leggi tutto…

PREMIO CAMPIELLO 2014: la Cinquina Finalista

PREMIO CAMPIELLO 2014: selezionata oggi a Padova la Cinquina Finalista.


I finalisti della 52^ edizione del prestigioso premio letterario sono: Michele Mari, Mauro Corona, Giorgio Fontana, Fausta Garavini e Giorgio Falco. Assegnato a Stefano Valenti il riconoscimento Opera Prima per il romanzo “La fabbrica del panico”

Selezionata oggi al Palazzo del Bo di Padova la Cinquina finalista della 52^ edizione del Premio Campiello. La Giuria dei Letterati ha impiegato ben sei turni di votazione per giungere ai nomi dei romanzi finalisti. Al primo turno: con 8 voti Roderick Duddle (Einaudi) di Michele Mari, con 6 voti La voce degli uomini freddi (Mondadori) di Mauro Corona, con 6 voti Morte di un uomo felice (Sellerio) di Giorgio Fontana. Alla seconda votazione: con 6 voti Le vite di Monsù Desiderio (Bompiani) di Fausta Garavini. Alla sesta votazione: con 5 voti La gemella H (Einaudi) di Giorgio Falco. La selezione è avvenuta su un ventaglio di 65 romanzi, tra gli oltre 300 pervenuti alla segreteria del Premio.

Come da tradizione, un folto parterre di ospiti istituzionali ha atteso la votazione della Giuria, presieduta quest’anno dall’attrice Monica Guerritore e composta da autorevoli personalità del mondo letterario ed accademico: Riccardo Calimani, Philippe Daverio, Paola Italia, Nicoletta Maraschio, Luigi Matt, Salvatore Silvano Nigro, Ermanno Paccagnini, Silvio Ramat, Patrizia Sandretto Re Rebuadengo.
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LOTTA DI CLASSE AL TERZO PIANO, di Errico Buonanno (un estratto del libro)

Lotta di classe al terzo pianoPubblichiamo le prime pagine del romanzo LOTTA DI CLASSE AL TERZO PIANO, di Errico Buonanno (Rizzoli).
Domani Errico Buonanno racconterà il suo libro.

La scheda
È il 1861 e Karl Marx è senza un soldo. Vive in un vecchio condominio londinese, a spese del compagno Engels, e ha l’eroica missione di scrivere il libro del secolo. C’è un solo problema: non gli riesce di buttare giù una riga. Mentre il movimento operaio fibrilla e tutta l’Europa è una polveriera che attende il la per la rivolta, Marx tace, aspetta, si nasconde. Soltanto un uomo può capirlo, colui che in teoria è il suo nemico giurato: Alan John Huckabee, il Padrone (di casa). Capitalista, sfruttatore, nonché in segreto scrittore fallito, comprende di avere parecchio in comune con il suo celebre inquilino. Tra bombe anarchiche, rivoluzionarie russe e seri filosofi con la pistola, il borghese deluso e l’utopista in bolletta si troveranno fianco a fianco in una lotta inaspettata per la poesia e la libertà. Si aiuteranno così a riscoprire cosa significa sognare e partoriranno una nuova idea, che cambi il mondo dall’interno. Interno sette, terzo piano: la misteriosa casa Marx.

* * *

Le prime pagine di LOTTA DI CLASSE AL TERZO PIANO, di Errico Buonanno (Rizzoli)

I

Il giorno 3 maggio 1862, davanti al trionfo dell’economia
e della scienza, il signor Alan John Huckabee, capitalista,
sfruttatore e Padrone, capì all’improvviso che la rivoluzione
operaia era persa. Solo a pensarci, si sentì molto vecchio.
Si ritrovava giusto al centro di un grande palazzo di vetro
e metallo a South Kensington, presso i giardini della Royal
Horticultural Society. Da quarantott’ore era arrivato il futuro.
Le masse pagavano il biglietto, le macchine rendevano
superflue le smanie dei lavoratori. E, quanto all’Internazionale,
era soltanto, informalmente, l’Esposizione Internazionale
di Londra, inaugurata da due giorni come trionfo
di pace e concordia dalla regina Vittoria in persona. «Che
meraviglia il progresso! Non trova?» diceva al suo fianco
Natasha Ivanova, esule russa, intenta a sfiorare la macchina
Gray, nuovo congegno all’avanguardia per la terapia elettrica
delle nevrosi, uno sviluppo assicurato nel campo dell’elettroshock.
«Che mondo grandioso che ci aspetta!» diceva
candida, diafana, e rimirava a viso aperto il contraccettivo
femminile a siringa proposto dalla Medicinisch-Polytechnische
Union, pluripremiata compagnia prussiana. «Giustizia,
benessere, un domani più umano! Huckabee, è splendido!
Come mai non dice niente?»
L’Esposizione era pura vertigine. Il primo telegrafo parlante,
la prima carrozza automatica a carica. Ben trentasei
Paesi in gara, sei mesi di durata, trecento foto stereoscopiche
scattate tra i vari padiglioni per fare sì che l’avvenire
non fosse dimenticato, un domani. Soltanto l’uomo a cui
la ragazza tirava la giacca non condivideva l’eccitazione del
popolo, chiuso com’era tra pensieri un po’ ombrosi. Aveva
chinato in avanti la schiena e se ne stava a esaminare anch’egli
il suo pezzo di futuro. Guardava una sfera di cristallo:
pareva promettere tragedie. Leggi tutto…

RAGUSA PROCEDE A TUTTO VOLUME

A TUTTO VOLUME – Il Festival Letterario di Ragusa – 6/8 giugno 2014

6 giugno7 giugno8 giugno

E’ la spagnola Alicia Giménez-Bartlett ad aprire venerdì 6 giugno 2014 il festival letterario di Ragusa “A tutto volume”. Racconta il suo lavoro con una conversazione originale intitolata “Petra Delicado e le altre mie creature”, dialogando con la scrittrice Alessia Gazzola e con il direttore editoriale della manifestazione Roberto Ippolito.

Nel programma di “A tutto volume” figurano per la narrativa, oltre Avallone e Gazzola, Carlo Bonini (coautore di De Cataldo), Pietrangelo Buttafuoco, Luciana Castellina, Alicia Giménez-Bartlett, Chiara Valerio e Marco Steiner. Saranno presenti De Masi, Piovani e Marino Sinibaldi. Per l’attualità e la saggistica sono in campo, oltre Travaglio e Formigli, nomi come Edoardo Boncinelli, Giulio Giorello, Loredana Lipperini, Riccardo Chiaberge e Roberta Corradin. Tutti personaggi di spicco per l’economia che schiera Valerio Castronovo e Innocenzo Cipolletta; per la fotografia con Gianni Berengo Gardin; per la cucina con Alessandro Borghese; per l’arte con Costantino D’Orazio e Antonio Forcellino; per lo sport con Alfio Caruso.

Gli editori che partecipano all’edizione 2014 sono: Leggi tutto…

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FILIPPO NICOSIA ci racconta PIANISSIMO – libri sulla strada

https://pbs.twimg.com/profile_images/2402821722/IMG_0314.jpgFILIPPO NICOSIA ci racconta PIANISSIMO – libri sulla strada (Terredimezzo Editore)

Filippo Nicosia sarà presente a Catania, il 31 maggio, h. 18:30, P.zza Manganelli, nell’ambito della rassegna Maggio dei Libri. Saranno presenti Rosa Maria Di Natale e Stefania Ruggeri

a 20km orari per amore della lettura. Leggere è un cucchiaio

di Filippo Nicosia

Ho viaggiato per non scrivere. Perché per non scrivere, per non essere ossessionato da un file sul desktop, da un filamento di storia, dovevo essere impegnato tutto il giorno.
Non volevo più immaginare, volevo stare zitto, mettere a tacere la voce interiore e guardare fuori dal finestrino.
È durato 23 giorni il primo viaggio dentro l’estate siciliana, piccoli paesi, incontri, letture, sorrisi e camionisti imbestialiti per la lentezza di Leggiu, il destriero-drago che ha portato più di 700 volumi sull’asfalto tutt’altro che ben rasato.
Sul blog www.pianissimolibrisullastrada.it raccontavo il viaggio. Ma non era scrivere, era più come disegnare a matita ( sono sempre stato scarso nel disegno), raccontare un particolare, una veduta, una camicia a quadri stesa, i pali della luce, i cani randagi e i bambini che sfogliano i libri senza grazia.
Non contento, a dicembre, prima di Natale, sono ripartito per ricordarmi che l’inverno arriva anche in Sicilia, soprattutto se vai a Nicolosi, sulle pendici dell’Etna, il sette di dicembre.
Pianissimo – libri sulla strada è cresciuto tappa dopo tappa, racconto dopo racconto, anche se, c’è da ammettere, il racconto è stato intermittente e mai concluso, del resto, l’ho detto, ho viaggiato per non scrivere.

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4° FESTIVAL DI LETTERATURA ITALO-IRLANDESE

4° FESTIVAL DI LETTERATURA ITALO-IRLANDESE – 4/7 giugno 2014

“L’Altrove, la trasformazione, l’essere fuori posto”
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VANNI SANTONI ci racconta TERRA IGNOTA

Vanni SantoniVANNI SANTONI ci racconta il suo romanzo TERRA IGNOTA (Mondadori). Ieri abbiamo pubblicato un estratto del libro.

di Vanni Santoni

Di Terra ignota sono state date tante definizioni: “fantasy puro”, “action fantasy”, “fantasy postmoderno”, “shonen”; alcuni commentatori hanno parlato rispettivamente di “fantasy classico” e “fantasy atipico” (due definizioni apparentemente opposte), e finanche di “fantasy per letterati”, o ancora di “ponte tra fantastico colto e fantastico popolare”.
In realtà sono tutte etichette sensate, a seconda della prospettiva da cui si guarda al testo.

Sicuramente Terra ignota è un “fantasy puro” nella misura in cui narra una classica storia di avventura e formazione in un mondo immaginario e d’impronta medievale, in cui la magia ha un ruolo rilevante: abbiamo una ragazzina dotata di una forza sovrumana e di un’altrettanto sovrumana testardaggine che, trovando il proprio villaggio distrutto e la propria miglior amica rapita, decide di fare tutto da sola – ritrovare l’amica e vendicarsi – anche se le cose ovviamente non andranno come previsto, catapultandola nelle più disparate peripezie in lungo e in largo per il mondo.

Allo stesso modo Terra ignota è un “action fantasy” e uno “shonen” – per shonen si intende quel sottogenere del fumetto giapponese dove l’azione si combina all’avere protagonisti adolescenti o preadolescenti – dato che pone grossa attenzione ai duelli e agli scontri, “mosse” incluse, una scelta fatta nella consapevolezza che oggi quello che era uno stilema del cinema di arti marziali di Hong Kong ha innervato, passando proprio dai fumetti e dai cartoni animati giapponesi, l’estetica di tutti i prodotti culturali di genere avventuroso. E dallo “shonen” Terra ignota mutua anche molte caratteristiche della protagonista: possiamo ben dire che la mia Ailis è tanto figlia dell’Alice di Carroll quanto del Goku di Toriyama.

Circa la diade “fantasy atipico” / “fantasy classico”, alcuni dei primi commentatori hanno ravvisato un’innovazione nella lingua che ho scelto, la quale alterna forme sintattiche arcaiche (il prologo ad esempio è calcato su parti del Gilgamesh e delle Scritture) e dialoghi più moderni e immediati – certo volevo evitare quella lingua “anticata”, di maniera, tutta “messere” e “madamigella”, che infesta molta narrativa fantasy. Anche a livello strutturale, benché l’arco narrativo sia dei più classici, ho scelto capitoli brevi, spesso con salti temporali tra l’uno e l’altro, un approccio tipico della narrativa di genere più recente. Alcuni hanno visto un tratto d’innovazione nell’impostazione largamente al femminile del romanzo, in un genere abbastanza “maschilista”. Non solo la protagonista, Ailis, è una donna, ma quasi tutti i personaggi principali, dalle altre ‘figlie del rito’ Brigid, Lorlei e Morigan, alla controparte di Ailis, Vevisa, sono femmine, e ci sono anche vari personaggi queer, ma a onor del vero va detto che già uno dei più grandi fantasy contemporanei, la serie Queste oscure materie di Philip Pullman, aveva come personaggio principale una ragazzina, e dopo di esso non sono state poche le protagoniste al femminile. Leggi tutto…

TERRA IGNOTA, di Vanni Santoni (un estratto del libro)

Pubblichiamo un estratto del romanzo “TERRA IGNOTA. Il risveglio“, di Vanni Santoni (Mondadori). Domattina Vanni Santoni ci racconterà il suo romanzo.

Il libro
È una limpida notte di luna piena, una notte di gioia e di festa, quando il Villaggio Alto subisce l’improvviso attacco di un manipolo di spietati cavalieri che portano morte e devastazione.
In pochi sopravvivono: tra questi la giovane Ailis, mentre la sua migliore amica Vevisa viene rapita.
Seguendo il folle proposito di vendicare la furia distruttrice che ha falcidiato il suo popolo e ritrovare Vevisa, Ailis, che è poco più di una bambina ma ha lo spirito audace e temerario di un guerriero, intraprende la sua lunga e perigliosa ricerca. Attraversando lande sconosciute e meravigliose conoscerà la schiavitù, la battaglia, le illusioni della magia e dell’amore, vedrà le molte facce della morte e capirà che senza questo iniziatico viaggio non avrebbe mai sollevato il velo sulle proprie arcane origini e sul proprio enigmatico destino: da lei potrebbe infatti dipendere l’equilibrio e il futuro stesso delle Terre Occidentali.

Il primo volume di una grande saga che mescola fiaba, azione, epica cavalleresca e mito classico, dando nuovo splendore al genere fantasy in Italia.

* * *

 

Terra ignota – un estratto dalla IV parte

[…]

– Fjere…
– Sì?
– Mi sento un po’ strano.
– Vedrai dopo che avrai sbadigliato.
– Sbadigliato? – chiese Val, e proprio mentre lo diceva, un irrefrenabile sbadiglio gli montò dal petto alla gola e al volto, e giusto prima che lo sbadiglio stesso gli facesse chiudere gli occhi, vide che anche Ailis sbadigliava.
Quando li riaprì, tutto era diverso. Ailis era lì accanto a lui e reggeva il Ramo d’Oro, che adesso emanava un chiarore simile a quello di un mazzo di candele, ma Fjere e Fen erano scomparsi. Il sentiero non sembrava più quello dove erano fino a un attimo prima, né era sicuro che quelli tutto intorno a lui fossero alberi o colonne, o chissà cos’altro. Anche l’odore che aveva l’aria era diverso. Mosse un braccio, si guardò la mano. La sua stessa posizione nello spazio pareva in qualche modo differente, e la mano sembrava pulsare. Di certo, pensò avvicinandosi a una grossa foglia piena di gocce di rugiada, la realtà ha una grana diversa. Da sotto al cespuglio (ma poi, era davvero un cespuglio?) spuntò una faccia. Somigliava un po’ a quella di un suo antipatico biscugino di Ejdam, ma gli occhi erano più grandi e acquosi, lontani tra loro, e le sopracciglia erano tanto folte da sembrare una spazzola. La faccia gorgogliò una orribile risata e scomparve di nuovo nel terriccio. Val, atterrito, guardò indietro. Nel profondo del buio alle sue spalle luccicavano minuscole particole. Dove si trovavano? Dov’era Fjere? Ailis gli sorrise, non più spaesata di quanto non fosse stata fin lì. Da dietro un alberello pieno di bubboni sgambettò fuori una figura. Non era che una testa, con sotto due gambette storte come quelle di un nano, e portava un cappello rosso con una piuma d’oca, dal quale usciva un ciuffo di capelli neri. Aveva un’espressione tra l’indifferente e l’impertinente e veniva verso di lui. Val sguainò tremando la spada, mentre quella cosa gli si avvicinava: Leggi tutto…

La nièce de Fellini, di Gilles Verdiani

La nièce de FelliniLa nièce de Fellini” (La nipote di Fellini), di Gilles Verdiani
Éditions Écriture, 2014

di Claudio Morandini

“La nièce de Fellini”, il primo romanzo di Gilles Verdiani, che di cinema si è occupato a lungo come critico e sceneggiatore, racconta solo in parte i tentativi di una cineasta (Anita Sorbello, immaginaria nipote di Federico Fellini) di recuperare credito e attenzione dopo il flop del secondo film per poterne girare un terzo. Il libro si apre quasi subito ad altre storie e finisce per descrivere la laboriosa e complessa dedizione all’arte di un piccolo gruppo di esteti talentuosi e un po’ sconnessi dal mondo: Andreas Karyophoros, che compare prima come autista della Sorbello e si rivela subito giornalista e scrittore (ma, classicamente, uno scrittore che non ha mai scritto una riga di romanzo); Franz Berthold, un dotatissimo compositore allievo di Messiaen che rimane recluso nel suo appartamento, dove compone musiche di rara bellezza che nessuno, tranne sua sorella e i suoi rari ospiti, ascolterà mai (anche questo, se vogliamo, un ripiego piuttosto classico dinanzi all’ottusità dei tempi); altri ancora (galleriste, artisti, attrici). Anita Sorbello, si diceva, giunta a Parigi per partecipare a una trasmissione televisiva e cercare di coinvolgere in un suo nuovo progetto cinematografico alcuni produttori, finisce per rimanere piacevolmente invischiata in questa compagnia di Eloi che non hanno nulla del bohémien, ma semplicemente si esimono dall’avere contatti troppo stretti e costanti con un mondo imbarbarito e deprivato di senso per la bellezza. L’effetto generale è quello di una sorta di Arcadia in cui ingegni superiori hanno deciso di esiliarsi per coltivare, tra pochi intimi, il frutto della loro ricerca artistica – solo ogni tanto, per necessità, o per superiore sense of humour, o per solidarietà affettuosa, scendono a qualche compromesso con la società che li ignora o li fraintende.

C’è dell’altro, ovviamente, nella trama di questo romanzo, ma non ne parleremo, perché è giusto che la sorpresa resti una prerogativa del lettore (e di chi, in Italia, vorrà interessarsi al libro di Verdiani). Voglio invece soffermarmi su alcuni aspetti che mi hanno intrigato, come la distanza rispetto al nome (importante, ingombrante) evocato nel titolo. Leggi tutto…

IL GUSTO PROIBITO DELLO ZENZERO, di Jamie Ford

IL GUSTO PROIBITO DELLO ZENZERO, di Jamie Ford (Garzanti, traduz. di Laura Noulian)

di Vito Caruso

Uscito all’inizio del 2009 negli USA, assurto al rango meritato di bestseller già col passaparola (immaginate con la Rete!), oggetto di numerose ristampe, pubblicato in Italia all’inizio del 2010, è un romanzo scritto benissimo che sa toccare il cuore e difficilmente sarà dimenticato.
Nasce da un racconto in cui Jamie Ford (discendente da un bisnonno cinese emigrato dalla Cina a San Francisco nel 1865, cresciuto nel quartiere cinese di Seattle, residente con moglie e sei figli nel Montana) parla di un bambino cinese innamorato di una ragazzina giapponese nel 1942, in un momento storico in cui la seconda guerra mondiale fa diventare i giapponesi acerrimi nemici del popolo americano dopo l’attacco di Pearl Harbor e comporta, come odiosa ritorsione “interna” degli statunitensi, quella di creare dei campi di “rilocalizzazione” o di “internamento” per i giapponesi, solo di origine va precisato, perché già sono cittadini americani, pagina poco conosciuta negli USA sino al 1980 ed ignorata dagli europei.
La trama del libro alterna capitoli che narrano la dolcissima storia d’amore di Henry e Keiko ai tempi della guerra (1942-1945), accomunati dalla passione per la musica jazz ed in particolare per un mitico vinile 78 giri del pioniere Oscar Golden, con personaggi di contorno come l’indimenticabile sassofonista dal cuore d’oro Sheldon, quasi un fratello maggiore, a dispetto di Cina contro Giappone, USA contro Giappone, padre contro figlio (memorabile il papà di Henry, invadente, a modo suo per amore, sino all’ultimo rantolo di vita con quel “l’ho fatto per te”), ottuso razzismo dei compagni di scuola e sradicamento dal luogo di origine e dagli oggetti più cari, e capitoli che raccontano di Henry 40 anni dopo, nel 1986, del tunnel del cancro che si è portato nella tomba l’amata moglie Ethel, del brillante figlio Marty, della straordinaria nuora Samantha e di un destino che lo riporterà ad aggiustare le “sue cose” con Keiko e a riprendere dal punto in cui si erano lasciati, quarant’anni prima, come se non avessero vissuto lontani per tutto quel tempo. Leggi tutto…

IL SOGNO DI CHIARA, di Lorenzo Marotta

Il sogno di ChiaraPubblichiamo le prime pagine del romanzo IL SOGNO DI CHIARA, di Lorenzo Marotta (Vertigo edizioni)

Il libro
Chiara, una ragazza nata da una violenza subìta dalla mamma a Parigi da parte del suo compagno Paul, vive con gli anni il vuoto dell’assenza del padre alternando sentimenti di odio ad altri di intenso bisogno e vagheggiamento. Raggiunta la maggiore età, decide di cercare il padre, un pittore geniale dalla vita maledetta. Nato in Serbia, Paul ha avuto una vita fatta di abbandoni e di violenze, fino a quando viene adottato all’età di quindici anni da una ricca famiglia che vive a Parigi. Qui Paul studia ed affina il suo innato talento pittorico, ma è tormentato dagli incubi e dai fantasmi nefasti del suo passato.
Chiara, con i pochi indizi in suo possesso, affronta da “combattente” la difficile avventura della sua ricerca, vivendo di continuo le lacerazioni del suo animo ed anche il rischio di essere uccisa dalla malavita.
Un viaggio che è al contempo una discesa agli inferi, un calarsi tra le brutture della vita e le ossessioni che sconvolgono l’esistenza e di ascesa verso le possibili vie della speranza quando l’amore si fa perdono.

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Le prime pagine del romanzo IL SOGNO DI CHIARA, di Lorenzo Marotta (Vertigo edizioni)

L’ombra del padre

Da quando aveva saputo, non aveva smesso di accompagnarsi ad un pensiero che custodiva in fondo al cuore. Un pensiero sempre rimosso, ma sempre vivo. Ora ad inquietare le sue notti, ora a farsi sogno ed immaginazione.
Così si ritrovava con la mente a percorrere mari e oceani, grandi metropoli e piccoli villaggi. Si vedeva mentre attraversava vie sconosciute e buie, girovagare per le periferie delle città o stare seduta nei bar di notte a scrutare i volti degli uomini che si attardavano a chiacchierare davanti ad una bottiglia di cognac.
Non aveva mai conosciuto suo padre.
Chiara aveva sempre chiesto notizie di lui.
Luisa, dapprima, aveva tentato di cambiare discorso, poi, costretta dalle insistenze della figlia, aveva risposto a monosillabi alle sue domande.
Lei non voleva ricordare.
Solo parecchi anni dopo, quando Chiara aveva da poco compiuto quattordici anni, una sera d’inverno, mentre fuori raffiche di vento e di pioggia scuotevano le imposte delle finestre, Luisa le volle dire tutto di Paul, suo padre.
Per una notte intera andò indietro nel tempo e nella memoria. Leggi tutto…

UNA MARINA DI LIBRI 2014 – Palermo, 6-8 giugno

L’AMALASSUNTA di Pier Franco Brandimarte vince il PREMIO CALVINO 2014

L’AMALASSUNTA di Pier Franco Brandimarte vince il PREMIO CALVINO 2014

PREMIO ITALO CALVINO

Premio letterario per scrittori esordienti

XXVII edizione

Torino, 23 maggio 2014

 

Pier Franco BrandimarteComunicato della Giuria: IL VINCITORE

La Giuria decide di assegnare il premio a L’Amalassunta di Pier Franco Brandimarte, un testo in elegante e acrobatico equilibrio tra finzione e saggio, per l’abilità e l’originalità dimostrate − seguendo il trend di scritture che si sono messe sulle tracce di personaggi reali − nel ricostruire, secondo molteplici registri narrativi e con scrittura impeccabile e compatta, la vicenda umana e artistica del pittore Osvaldo Licini compenetrandola, in studiata sinergia, con la vicenda esistenziale del narratore, e per l’ardimento mostrato nel raccontare una storia “ai margini” che ci interroga sulla precarietà della memoria e sulla misteriosa eclissi degli individui dalla storia collettiva.

Una menzione speciale della Giuria va al lavoro di Simone Giorgi, L’ultima famiglia felice, un romanzo in cui risuona il rumore del presente. L’autore sviluppa con perfezione geometrica la drammaturgia di una famiglia italiana middle class che è insieme un caustico e acribico ritratto delle pratiche educative programmaticamente corrette dei nostri tempi, palesando un’immaginazione cinematografica ed esibendo una scrittura in superficie semplice, dietro cui si cela una mano di chirurgica esattezza. Al centro campeggia la figura di un padre mite, inesorabilmente destinato, nella sua illusa visione delle cose, alla disfatta ideale e sentimentale.

Una seconda menzione va a La circostanza di Francesco Di Salvia per l’ambizione che vi traluce di costruire il grande romanzo italiano. Il giovane autore, venuto dopo ciò che racconta, stupendoci per la sua competenza, traccia un ampio affresco della storia italiana dalla Resistenza all’inizio del nuovo millennio intessendo, con sagacia e fervida immaginazione, storia politica e storia di un’imprenditoria famigliare, personaggi d’invenzione e sorprendenti cammei di “grandi” uomini, in particolare focalizzandosi, attraverso l’inedita e ironica figura di un candido senatore comunista, sulle vicende del PCI e delle sue successive entità metamorfiche.

La Giuria: Antonia Arslan, Concita De Gregorio, Paolo Di Paolo, Barbara Lanati, Tommaso Pincio

 

 

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L’AMALASSUNTA di  Pier Franco Brandimarte Leggi tutto…

IL BACIO DELL’ASSUNTA, di Giovanni Cocco (le prime pagine)

Pubblichiamo le prime pagine del romanzo IL BACIO DELL’ASSUNTA, di Giovanni Cocco (Feltrinelli). Nei prossimi giorni Giovanni Cocco ci racconterà il suo libro

La scheda del romanzo
Primi anni ottanta. Sulla sponda occidentale del Lago di Como, nel triangolo soleggiato compreso fra Menaggio, Bellagio e l’Isola Comacina, dentro il quadro fastoso del turismo internazionale e dei grandi personaggi che vi hannosoggiornato (Liszt, Stendhal, Churchill, Hitchcock e l’ex cancelliere tedesco Konrad Adenauer), vanno in scena le piccole vicende della Tremezzina. In quella provincia italiana dove il tempo sembra essersi fermato el’opulenza degli alberghi di Cadenabbia e di Villa Balbianello sembra lontanissima, irrompe sulla scena il piccolo borgo di Mezzegra.
Qui sono in gioco le dispute fra parroco e sindaco, le grazie non ancora onorate di Angela – l’organista –, la moto rombante dell’anarchico Bernasconi che quelle grazie vorrebbe onorare, le feste di paese, i traffici illeciti con la vicinaSvizzera, e poi corriere, biciclette, l’epopea del volo in idrovolante, milanesi e “teroni”, battelli della Navigazione Lago di Como e una galleria di personaggi irresistibili.
È proprio questo mondo che viene scosso dalla sparizione della statua della Madonna del Carmine. Chi ha commesso questo atto sacrilego? A che scopo? Che fine ha fatto la statua? Il bravo don Luigi, erede di tutti i curati di campagna che hanno lasciato traccia nella letteratura e nel cinema, non perde le staffe, cerca di capire, indaga, interroga e non dimentica che “il diavolo è nel dettaglio”. Una commedia degli errori che, in forza della macchina dell’indizio, lascia trapelare piccoli segreti, calde passioni, speranze e appetiti inconfessabili.
Cocco sonda ritmi e linguaggi da commedia, creando un nuovo luogo geografico-letterario, compreso tra il mondo in dialetto di Davide Van de Sfroos e la memoria di grandi scrittori lacustri come Piero Chiara. Ritmo impeccabile,personaggi incisi con gusto e maestria, un senso inedito della comunità e della narrazione, e un che di amaro, che arriva da più lontano.

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Le prime pagine del romanzo IL BACIO DELL’ASSUNTA, di Giovanni Cocco (Feltrinelli)

Prologo

Sulla sponda occidentale del Lago di Como, nel territorio
compreso tra Cernobbio e Domaso, esiste una regione
chiamata Tremezzina, che include, risalendo la strada Regina
verso nord, gli attuali comuni di Colonno, Sala Comacina,
Ossuccio, Lenno, Mezzegra, Tremezzo e Griante.
Identificata in questo romanzo come luogo dell’anima e
non come circoscrizione territoriale, la striscia costiera del
Lago di Como è diventata, a partire dalla fine del Settecento,
meta di turismo aristocratico e luogo di soggiorno per celebrità
provenienti da tutta Europa. I nomi delle dimore sono
famosi nel mondo: Villa Carlotta, Villa Balbianello, Villa Balbiano,
Villa Sola Cabiati, Villa La Collina. Senza dimenticare
Villa d’Este a Cernobbio.
Nel tempo vi hanno soggiornato personaggi come Stendhal,
Liszt, Churchill, Hitchcock, l’ex cancelliere tedesco
Adenauer. Più recentemente – e in posizione leggermente
defilata, a Laglio –, George Clooney.
Dal 1928 i comuni di Lenno, Mezzegra e Tremezzo hanno
dato vita a quello che per vent’anni è stato il comune di
Tremezzina, sciolto nel 1947.
Nel dicembre del 2013 un referendum ha ribadito la volontà
della popolazione locale di procedere alla fusione dei
comuni (ai tre iniziali si è aggiunto quello di Ossuccio), per
dare vita a una nuova entità territoriale.
Di fronte alla Tremezzina, al termine di quella penisola
che culmina nel Monte San Primo e si tuffa nel lago all’altezza
della Punta Spartivento, c’è Bellagio.
La storia raccontata in questo romanzo è ambientata a
Mezzegra, l’unico borgo della Tremezzina che, non avendo
sviluppato un significativo approdo a lago, è cresciuto soprattutto
tra la montagna e la collina. Un mondo in cui l’orologio
della Storia sembra essersi fermato.

* * *

Autunno

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UNA SECONDA OCCASIONE – intervista a Elvira Siringo

https://i1.wp.com/www.edizionidifelice.it/2014/copertine/L-siringo.jpgUNA SECONDA OCCASIONE – intervista a Elvira Siringo 

[un estratto del romanzo è disponibile qui]

di Simona Lo Iacono

Una villa che splende sotto le falcate ardenti del sole siciliano e ne porta il nome: Villa Dorata. Un barone che non rifiuta figli illegittimi tra le sue pareti, né servi o mogli insoddisfatte, ma li aggrega in una mescolanza viscerale. Donne colme di desideri che fanno i conti con le massicciate della realtà, col tempo che scorre impietoso, le disarma e le vince. E un carabiniere in cerca della verità, che sarà costretto a fare un viaggio tra le selci infuocate dell’isola scandagliando il passato.
Molti personaggi, uno scenario mitico e luttuoso, l’evolversi dei costumi e delle conquiste della donna. “Una seconda occasione” di Elvira Siringo (Di Felice Edizioni) incalza e arretra, narra gli anni in una dimensione sempre fluida, portando il lettore avanti e indietro, con uno spasmo tra tempo sognato e tempo esistito.

– Cara Elvira, questo tuo romanzo (continuazione ideale del primo, “La zia di Lampedusa”) rincorre i personaggi su vari livelli temporali. Perché questa scelta narrativa?

Carissima Simona, grazie per questa domanda che mi permette di chiarire subito quella che è stata una scelta tecnica ben precisa.
La scelta di svelare lentamente il passato nasce dalla voglia di mantenere sempre viva l’attenzione del lettore alimentandone picchi di curiosità, facendolo partecipare alla ricerca delle ragioni profonde che guidano le azioni del tempo presente della narrazione e, naturalmente, dalla necessità di esercitare uno scavo nella vita precedente dei protagonisti per rivelarne progressivamente le facce segrete.
C’è sicuramente una suggestione che deriva dalle mie amate letture pirandelliane. Il lettore si costruisce una prima idea dei protagonisti che, via, via, sarà costretto a modificare. Infatti in questo romanzo, come si capirà alla fine, nessuno è realmente come appare.
Alcuni personaggi hanno un passato ingombrante, ben nascosto sotto un cumulo di bugie, si presentano con una maschera perbene, coprendo accuratamente la loro vera essenza. Altri personaggi sono addirittura inconsapevoli, ignorano una parte importante del loro passato (vi sono dei segreti che saranno progressivamente svelati), essi perciò non sanno di avere un’identità diversa da quella che hanno nella loro quotidianità.
Ci sono situazioni che generano parecchi equivoci, non solo di identità.
Fra l’altro io ribalto e amplio il luogo comune secondo il quale “mater semper certa est”. (Così, tanto per chiarire meglio, ad esempio, senza far nomi… c’è una madre che non sa di essere tale, mentre un’altra crede di avere dei figli che in realtà non ha mai partorito.)
Sono consapevole che, raccontato così, potrebbe sembrare un maledetto imbroglio ai limiti dell’inverosimile. Eppure la vicenda non è affatto surreale, anzi, rispecchia la condizione delle donne siciliane che fino a una cinquantina di anni fa non riuscivano ad esercitare il controllo delle nascite e spesso diventavano vittime del potere smisurato delle mammane, donne in grado di cancellare colpe inconfessabili, che talvolta si arrogavano il diritto di tentare di compensare due infelicità operando perfino opportuni… scambi di culla (e qui mi fermo…).

 

– Il genere scelto è, in apparenza il giallo. Un giovane carabiniere che giunge in Sicilia e inizia a indagare su un omicidio, anche se il colpevole è già stato arrestato ed è morto. Tuttavia il genere letterario si fa evanescente via via che la narrazione si inoltra tra le pieghe dei vari capitoli, dove scopriamo invece una storia composita e articolata, che non può certo stare negli schemi di un semplice giallo. Come nasce l’idea di questa opera?
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Considerazioni su DOPO IL DILUVIO (parte II)

Dopo il diluvio. Sommario dell'Italia contemporaneaProseguiamo con le riflessioni su “Dopo il diluvio” (Sellerio)

di Massimo Maugeri

Dopo il diluvio. Sommario dell’Italia contemporanea” è stato presentato da Dino Terra (l’originario curatore dell’opera) come “una genuina impresa letteraria”, realizzata da “un’ideale maestranza”, da “un occasionale consorzio” di scrittori, poeti, giornalisti/scrittori (che chiama soci). Il motivo per cui viene sottolineata la valenza letteraria dell’opera lo spiega lo stesso Terra: “la letteratura conosce quello che il presente ignora. La letteratura dice quello che il presente tace”. Ecco, dunque, “l’utopia” della letteratura: elemento salvifico sulla strada dell’acquisizione della consapevolezza e dello sviluppo del senso critico.
Una società di letterati da intendersi, sempre secondo Terra, non come professionisti della letteratura… ma come dilettanti… laddove il termine dilettante è da intendersi in senso positivo (il letterato dilettante è colui che non punta allo specialismo e all’esattezza della scienza specialistica, ma alla “libertà mentale”, alla “leggerezza”: il diletto della letteratura). In altri termini, l’auspicio era che i vari interventi ospitati dal libro non fossero il frutto del lavoro di burocrati della letteratura, ma di artisti della parola.
Ritengo che la rilettura odierna di “Dopo il diluvio” assolva a un duplice compito: contribuire a scoprire l’Italia di ieri (quella, appunto, dell’immediato dopoguerra) e aiutare a comprendere e interpretare l’Italia di oggi (data la chiaroveggenza di alcuni di quei contributi).
Impossibile fornire approfondimenti, in questa sede, su tutti e trentuno i saggi, ma non c’è dubbio che ogni contributo, in un modo o nell’altro, spinge ed esorta a una riflessione su ciascuna delle varie tematiche che si è deciso di affrontare. Certo, non tutti i saggi hanno la stessa valenza. Alcuni sono più lucidi e più analitici di altri, per varie ragioni facilmente intuibili: maggiore o minore competenza nell’affrontare l’argomento da sviluppare, maggiore o minor tempo a disposizione per assolvere il compito assegnato, maggiore o minor attitudine e talento dei singoli intellettuali a fornire il proprio contributo rispetto al tema specifico e agli obiettivi generali dell’opera. E comunque è davvero sorprendente l’elemento di attualità insito in molti di questi scritti, tenendo conto della premessa di Dino Terra: “Dopo il diluvio” non è una raccolta di analisi tecniche, ma il frutto del contributo di un consorzio (occasionale) di scrittori.

E a proposito di “impresa letteraria” non credo sia un caso che la raccolta di saggi cominci con uno scritto di Giuseppe Ungaretti che ha come titolo “La missione del letterato”. C’è un passaggio molto bello e significativo nella parte iniziale di questo contributo, che suona quasi come un urlo di dolore: “Questa nostra Patria è fra tutti i paesi forse quello che dalla guerra ha sofferto di più. Porta nella carne e nelle anime atrocemente il ricordo dell’iniquità e della rovina. Sono state offese non risparmiate ad altri, e qualche popolo ebbe a subirle quanto e più di noi. Ma abbiamo visto cadere, noi più di tutti, annientati per sempre, monumenti dello spirito, carte o pitture, campanili o statue, bellissimi atteggiamenti d’un volto che mille e mille anni di fatiche avevano reso espressivo nell’ansia di rendere universale la gentilezza umana convertendola in patrimonio di tutti”.
Molto interessante anche il contributo di Carlo Levi su “La citta”.
Le città”, sostiene Levi, “non sono più un dato, una eredità accettata naturalmente, ma un problema, che non è soltanto di ricostruzione, di architettura, di piani regolatori, ma il problema stesso dei rapporti umani, della vita sociale”. E ancora: “Un piano regolatore è insieme un’opera di critica storica, di previsione politica, di creazione sociale e di critica artistica. Partendo dai bisogni attuali e regolandoli, si pone un’ipoteca sull’avvenire”. Guido Crainz, nel suo saggio finale scritto appositamente per la nuova edizione di “Dopo il diluvio”, fa giustamente notare che in queste parole di Levi possiamo scorgere frammenti del dibattito che ha interessato la ricostruzione di città distrutte dal terremoto anche in anni recenti (è il caso dell’Aquila).
Feroce la critica di Guido Piovene a “La Chiesa”, così come durissima è la critica di Alberto Savinio a “Lo Stato”. Leggi tutto…

VIA COL VENTI! – dal 22 al 26 maggio

Via col venti! Torna dal 22 al 26 maggio in tutta Italia il 20% di sconto su centinaia di migliaia di libri. Un’iniziativa per tutti i lettori realizzata in collaborazione con i librai indipendenti, le catene, le librerie online, la grande distribuzione e Poste Italiane, per “festeggiare” in modo eccezionale Il Maggio dei Libri e far crescere, anche così, la lettura in Italia.

E’ a chi legge ma anche e soprattutto a chi non lo fa (il 57% della popolazione italiana, secondo i dati Istat) che si rivolge in questi cinque giorni in tutta Italia e in tutti i punti vendita aderenti la campagna, che è organizzata con il contributo operativo dell’Associazione Italiana Editori (AIE) e il sostegno dell’Associazione Librai Italiani (ALI).

I numeri dell’iniziativa sono imponenti: 314 i marchi editoriali su cui ci sarà lo sconto, che i lettori troveranno nelle 1125 librerie tra indipendenti e di catena, su 17 librerie online, in 1600 punti vendita della grande distribuzione (supermercati e ipermercati). Dedicata ai librai anche la partecipazione dei punti vendita grossisti (grazie alla collaborazione di PDE e Fastbook). Ma non solo: conferma la sua adesione anche il gruppo Poste Italiane, attraverso la società PosteShop con oltre 200 negozi all’interno dei principali Uffici Postali, circa 1500 sportelli e, quest’anno, anche online.

Le librerie e i punti vendita saranno vestiti a festa per Via col venti: in tutta Italia sono state distribuite migliaia di locandine, cartelloni, segnascaffali e più di 35mila cartoline. Con una sorpresa in più: oltre 100mila magneti saranno regalati a chi acquisterà un libro dal 22 al 26 maggio.

La campagna di comunicazione, avviata già su Google Adwords e sul circuito Lcd delle metropolitane di Milano, proseguirà fino al 26 maggio e vedrà coinvolti i maggiori quotidiani, le radio -con uno spot appositamente realizzato- e internet con i principali social: Facebook e Twitter.

Per tutte le informazioni e gli elenchi dei partecipanti, clicca qui.
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ABITUARSI ALLA FINE. Requiem per un uomo disperso – di Antonio Bastanza

ABITUARSI ALLA FINE – REQUIEM PER UN UOMO DISPERSO, di  Antonio Bastanza

Il Foglio Letterario, 2012

Intervista a cura di Claudio Morandini

 

“C’eravamo io e Leo e Leila e Paolo e tanti altri, c’erano Giulio Casale e Paolo Benvegnù con le chitarre, Emidio Clementi al basso e Manuel Agnelli alla voce. E c’era Lindo Ferretti a officiare messa davanti a una platea di freak e artisti di strada”.

Un uomo è in fuga dal suo lento mondo provinciale, dal dolore, dall’insoddisfazione, da quello che non c’è. Le uniche certezze da cui sente di poter ricominciare sono gli amici lontani. Così inizia il viaggio per “abituarsi alla fine” di una vita che sente fallimentare, un viaggio fatto di isolamento emotivo, lividi, soffitti sconosciuti, voglia di arrendersi – alla ricerca, forse, della rivelazione che quello che cerca, in fondo, è nascosto in ciò che crede di avere perduto.

 

Antonio Bastanza è nato a Cosenza nel 1975. Cura il blog piccolidisturbibipolari.tumblr.com e collabora con Mad Noises, collettivo artistico della sua città. “Abituarsi alla fine” è il suo primo romanzo.

 

CM – I capitoli di “Abituarsi alla fine” sono tracce, come in un CD, e ogni traccia è accompagnata da citazioni dei testi di canzoni emblematiche (per l’io narrante, e anche per te, immagino). Quanto ha contato la musica nella composizione del romanzo?

AB – Ne è parte integrante, oltre che fonte ispiratrice a tutto tondo. Le canzoni che vengono citate all’inizio di ogni capitolo sono strettamente legate alle parole del capitolo stesso, come ispirazione o come accompagnamento durante la scrittura. In realtà “Abituarsi alla fine” è la versione ultima di un’idea, quella di scrivere di musica senza dover parlare di musica in senso stretto, che mi accompagna da sempre. Mi spiego meglio: trattare di musica, intendendo con questo fare delle valutazioni che siano legate alla qualità della musica stessa, non è una cosa per tutti, credo debba essere lasciata a chi tecnicamente e culturalmente sa dell’argomento in questione più di un semplice ascoltatore. Scrivere di musica invece per me è scrivere di emozioni e idee, di immagini e di proiezioni della mente, di respiri e di gesti. Non è detto che, scrivendo di qualcosa ispiratomi da una canzone, io debba necessariamente comporre qualcosa di attinente alla canzone stessa. Per me conta molto di più l’empatia, le sensazioni che scaturiscono dall’ascolto di un pezzo, che apprezzare un assolo o un virtuosismo, dato che tecnicamente ne so ben poco e certe sfumature magari non so coglierle.

Mi piace anche l’idea che le canzoni che ho citato nel libro possano essere usate come una sorta di colonna sonora ideale, che non vuol essere l’unica possibile, perché è giusto che ognuno di noi possa costruirsi un accompagnamento adeguato ai propri gusti e magari agli stati d’animo che scaturiscono dal testo.

E poi, da maldestro aspirante bassista quale sono, ho sempre avuto il sogno di poter realizzare un disco, e “Abituarsi alla fine” in fondo è il disco che avrei registrato se ne fossi stato capace.

 

CM – Quanto ha contato nel creare quel tono particolare, quella prosa che spesso sembra un’estensione del testo di una canzone?
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SCUOLA: PREMIATI I MIGLIORI INTERPRETI DELLA DIVINA COMMEDIA

SCUOLA: LOESCHER E ACCADEMIA DELLA CRUSCA PREMIANO I MIGLIORI INTERPRETI DELLA DIVINA COMMEDIA

Conclusa la seconda edizione del premio “La Selva, il Monte, le Stelle” promosso dalla  Casa editrice Loescher e dall’Accademia della Crusca

Torino, 20 maggio 2014 – Brescia, Reggio Calabria, Enna e Verona: sono qui i migliori interpreti under 18 della Divina Commedia. Si è concluso con successo il premio “La Selva, il Monte, le Stelle”, promosso per il secondo anno consecutivo dalla Casa editrice Loescher e dall’Accademia della Crusca, che ha chiesto ai ragazzi di tutta Italia di interpretare un Canto di Dante in modo originale e di trasmetterlo attraverso il supporto dei nuovi media.

Sono più di cento le scuole secondarie di primo e secondo grado di tutta Italia che hanno raccolto la sfida. La creatività degli studenti ha dato vita a interpretazioni inedite e fantasiose, che spaziano dall’Inferno Party al Super Dante Bros, realizzando contributi capaci di unire diverse forme espressive, dalla danza al canto, fino alla recitazione. Ogni filmato è stato valutato da una triplice giuria: quella di Loescher, il Comitato scientifico dell’Accademia della Crusca e quella popolare.

A consegnare i riconoscimenti agli studenti del Liceo Scientifico “Messedaglia” di Verona, alla Scuola media “Don Bosco” di Troina (EN), al Liceo Scientifico “Volta” di Reggio Calabria e all’Istituto di Istruzione Superiore “Capirola” di Leno (BS) è stato Francesco Sabatini, presidente onorario dell’Accademia della Crusca. Oltre alle somme devolute in beneficienza dai vincitori sono state consegnate altre sei menzioni d’onore, due delle quali sono andate all’estero, al Liceo di Pucioasa in Romania e all’Università del Cairo e Al Azhar in Egitto. Gli studenti stranieri hanno letto la Commedia dantesca attraverso le lenti della loro cultura e dimostrato una notevole padronanza della lingua italiana.

“L’amore per Dante – spiega Sabatini – è dovuto all’immensità della sua opera, che può parlare a tutti nel corso dei secoli, perché le grandi opere della mente e della passione umana continuano a parlare e parleranno sempre. Questo spiega perché ogni anno le giovani generazioni trovano cose nuove da dire. Il merito va anche all’Editore Loescher e all’Accademia della Crusca, per aver fatto da veicolo a quest’opera. È un piacere incontrare i ragazzi che hanno voluto partecipare a questa sfida e ci sentiamo orgogliosi di quello che abbiamo fatto”. Leggi tutto…

PendoLibro 2014

Proponi il tuo racconto per il Pendolibro 2014, l'open e-book realizzato dai pendolari italiani  libreriamo.itArriva il PendoLibro 2014, il libro in crowdsourcing con i racconti dei pendolari italiani

Iniziativa promossa da Libreriamo   con il coinvolgimento dei booklovers (amanti dei libri) per editare e produrre il secondo open e-book  sulle emozioni, i sogni, gli incontri, le problematiche degli italiani che tutti i giorni si muovono per lavoro o per studio. Scadenza per la realizzazione e la consegna delle opere sara’ luglio 2014

La condivisione conquista anche il mondo dei libri. Non solo dal punto di vista del mero scambio di un testo in maniera libera, ma anche e soprattutto nella capacita’ di scriverlo, produrlo ed editarlo. Anche quest’anno, infatti, gli oltre 10 milioni di italiani che tutti i giorni si muovono per lavoro o per studio, utilizzando treni, aerei, auto, moto, pullman avranno la possibilita’ di raccontare la loro avventura giornaliera, fatta di emozioni, incontri, sogni, rabbia, e diventare essi stessi i protagonisti di un libro in formato digitale (e-book) che sara’ pubblicato e condiviso su Internet. Leggi tutto…

Considerazioni su DOPO IL DILUVIO (parte I)

Dopo il diluvio. Sommario dell'Italia contemporaneadi Massimo Maugeri

Sono molto grato a Salvatore Silvano Nigro per aver ridato luce, con la sua curatela, a questa raccolta di saggi intitolata “Dopo il diluvio. Sommario dell’Italia contemporanea” (pubblicato originariamente nel 1947 da Garzanti, a cura di Dino Terra, e oggi riedito da Sellerio).
Come si evince dal titolo, l’idea che sta alla base di questo volume è quella di consegnare una raccolta di testi, di saggi critici, sull’Italia dell’immediato dopoguerra; l’Italia, cioè, che si apprestava a riaffacciarsi al mondo dopo il diluvio del ventennio fascista e i disastri causati dalla seconda guerra mondiale.
Nella sua acuta prefazione Nigro ci presenta, intanto, la storia di questa avventura editoriale che ha coinvolto ben trentuno intellettuali (scrittori e giornalisti culturali), ciascuno dei quali ha avuto il compito di sviluppare riflessioni su varie tematiche, con l’obiettivo – per l’appunto – di tracciare un sommario dell’Italia che usciva dal ventennio del regime e dagli orrori della guerra. Giuseppe Ungaretti apre la raccolta indicando quella che dovrebbe essere la “Missione del letterato”; Carlo Levi affronta le problematiche legate a “La città”; Guido Piovene si occupa de “La Chiesa”; Alberto Savinio de “Lo Stato”; Michele Saponaro de “Il linguaggio”, Raffaele Carrieri “Del costume”, Bonaventura Tecchi de “Le autonomie regionali”, Roberto Papi de “Le feste, oggi”, Orio Vergani de “L’amore”, Riccardo Bacchelli de “Il mare”, Aldo Palazzeschi de “Il paesaggio”. E ancora: Carlo Bernari si occupa de “Gli operai”, Giovanni Titta Rosa de “I contadini”, Alberto Moravia de “La borghesia”, Raffele Calzini de “La società”, Francesco Jovine de “Gli straccioni”, Cesare Giulio Viola de “La famiglia”, Mario soldati de “La libertà”. Giovanni Battista Angioletti sottolinea come “L’arte è la nostra storia”, Emilio Cecchi scrive su “I trafficanti”, Agostino Degli Espinosa de “L’industria”, Guglielmo Petroni de “L’artigianato”, Massimo Bontempelli de “La musica”, Marco Apollonio de “Il teatro”. E, a seguire: Cesare Zavattini si occupa de “Il cinema”, Mario Robertazzi de “Lo sport”, Piero Gadda Conti de “I partiti”, Libero Bigiaretti de “La stampa”, Dino Terra de “Il residuo littorio”. Infine, Giacomo Noventa riflette su “Quelli dell’Arca” e Arrigo Benedetti sulle problematiche riguardanti “Gli stranieri”. Leggi tutto…

La Musica: da Dante a oggi – Siracusa, 23 – 26 maggio 2014

dante alighieri siracusa

E come a buon cantor buon citarista

Fa seguitar lo guizzo de la corda,

                              in che più di piacer lo canto acquista                                                   ( Par.XX,vv.142-4)

 

La Musica: da Dante a oggi    

Siracusa,  23 – 26 Maggio 2014

Idroscalo ‘Arnaldo De Filippis’ – Via Elorina 23 Siracusa

 

 

Venerdì  23 Maggio 2014
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Mare Nostrum: prospettive di un dialogo tra alterità e mediterraneità

Centro Studi Mediterranei

Mare Nostrum: prospettive di un dialogo tra alterità e mediterraneità

Esiste un’identità mediterranea o è una costruzione del tutto immaginaria ?

Che cosa cerca l’Ulisse di oggi? La perenne imposizione di una cultura eurocentrica o lo spazio interconnesso in un mare di con-fine ove le differenze si trasformano in contatto?   Se esiste una via del dialogo, nella geografia variabile del Mare nostrum,s e ne discuterà in seno al Convegno Internazionale di studi “Mediterraneità e alterità mediterranee” che si terrà a Erice dal 21 al 25 Maggio 2014 , presso l’Hotel S. Giovanni. L’evento, di cui ricorre la seconda edizione, è sponsorizzato dal Mediterranean Centre for Intercultural Studies e organizzato da Antonio Vitti, Professor of Italian Cinema e Direttore dell’Italian School del prestigioso Middlebury College del Vermont (USA) La Convention, che si aprirà con l’intervento del Dott. Giacomo Tranchida, sindaco di Erice e promotore culturale ,   ospiterà studiosi, giornalisti e scrittori provenienti dagli USA e dall’area mediterranea che si interrogheranno sulle prospettive di un discorso sul Mediterraneo fondato sul dualismo necessario di alterità e identità. L’approccio culturale, di ampio respiro interdisciplinare, spazierà dalla filosofia alla politica, dal mito alla questione dell’immigrazione araba; alla letteratura, al cinema ai docufilm sul Mediterraneo.

Nella sessione finale dell’ International Conference,   sabato 24 Maggio, è previsto l’intervento del   Vescovo di Mazara Del Vallo, Monsignor Domenico Mogavero, noto alla cronaca internazionale per le sue coraggiose posizioni di una Chiesa che non tace di fronte alle questioni scottanti dell’immigrazione.

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International Conference – Program

21 May – 25 May

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I Finalisti della XXVII edizione del Premio Calvino

I Finalisti della XXVII edizione del PREMIO ITALO CALVINO

Gianni AgostinelliPerché non sono un sasso

Pier Franco BrandimarteL’Amalassunta

Francesco Paolo Maria Di SalviaLa circostanza

Simone GiorgiL’ultima famiglia felice

Fabio GrecoGenti a cartapesta

Maurizio MaggiL’avamposto

Elisabetta PieriniNotte

Francesca PilatoIl colore turchino

Carmela ScottiL’imperfetta

 

Il Comitato di lettura, fra quasi ottocento concorrenti, ne ha selezionati nove dopo letture incrociate e numerose discussioni. Quanto ai temi delle opere, non è immediato trovare un filo comune. Ciò che colpisce è la straordinaria capacità del Sud di continuare a ispirare storie, spesso fortemente radicate nella tradizione o in un mondo odierno che ne è ancora profondamente segnato. Genti a cartapesta di Fabio Greco è l’esempio più palese: un testo dentro la tradizione che, con un linguaggio fantasmagorico e meticcio, ci racconta la storia leggendaria della salentina Isola delle Pazze. Con L’imperfetta di Carmela Scotti sprofondiamo in una favola nera, atroce e fosca, ambientata in una Sicilia di fine Ottocento tra forre e campagne selvagge: la giovane protagonista, assassina per ribellione, attraverserà (fino all’ultima) tutte le tappe di una vita estrema. Il Sud torna in altri due romanzi: Il colore turchino di Francesca Pilato e La circostanza di Francesco Di Salvia. Il primo, partendo da Catania, segue le vicende di una famiglia altoborghese risorgimentale e postunitaria, ponendosi dal punto di vista di una donna che disegna un suo destino libero, ma soffuso di malinconia. Con La circostanza passiamo alla storia del secondo Novecento. Si tratta, qui, di una famiglia salernitana di industriali del caffè, la cui epopea si intreccia con la parabola del PCI attraverso la voce del protagonista, deputato comunista ed ex resistente per caso. La storia recente fa da sfondo a L’avamposto di Maurizio Maggi, ma con uno spostamento verso l’Afghanistan.  L’ambizione dell’autore è farci cogliere, attraverso il caso dell’assassinio di una donna, il passato di questo Paese, ricco di fermenti che il presente sembra aver obliterato.
In Perché non sono un sasso Gianni Agostinelli mette in scena un personaggio dalla caratura nichilistica. Il suo disincanto (che trova uno sfogo nell’osservazione delle vite degli altri) è reso alla perfezione da una scrittura abilissima nel simulare originalmente un lessico scorretto. Notte, di Elisabetta Pierini, sul fondale di un paesino marchigiano dall’animo arcaico, narra la vicenda di un mite parroco le cui forze si rivelano troppo umane e deboli per sconfiggere il Male impersonato da un giovane ecclesiastico affascinante e spregiudicato. L’ultima famiglia felice di Simone Giorgi è una drammaturgia familiare colta con straordinaria penetrazione nelle sue pieghe più riposte. Il padre è espressione insieme ironica, patetica e tenera della volontà assoluta di attenersi al “pedagogicamente corretto”, e in generale al “corretto”. In ventiquattro ore si arriverà ad un epilogo sconcertante. Infine L’Amalassunta, testo letterario di notevole perfezione formale, è insieme narrazione, autobiografia, biografia e critica d’arte e tratteggia con eleganza un indimenticabile ritratto del pittore Osvaldo Licini.

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VENT’ANNI DI MONTALBANO

Vent’anni fa, giungeva in libreria il primo romanzo del ciclo del commissario Montalbano: “La Forma dell’acqua”. Facciamo, di vero cuore, tanti auguri ad Andrea Camilleri e alla Sellerio e segnaliamo la seguente iniziativa editoriale volta a celebrare la ricorrenza

La forma dell'acquaVent’anni fa, con il romanzo La Forma dell’acqua, Andrea Camilleri dava vita al commissario che ha cambiato il poliziesco e forse anche il modo degli italiani di guardare se stessi.

Per la prima volta, il personaggio che avrebbe reso il siciliano un parlato familiare fino ai confini delle Alpi, sbuffava: «Montalbano sono!». Siamo certi che grazie alle sue storie e al suo carattere, il commissario abbia oggi un posto stabile nel teatro dell’immaginazione di ciascuno di noi e possa essere annoverato tra i grandi miti della letteratura.

La casa editrice celebra i vent’anni del commissario Salvo Montalbano riproponendo tutti i romanzi in edizione speciale.

Ogni romanzo è accompagnato da una nota introduttiva affidata a un grande scrittore. Il primo della serie, La forma dell’acqua, comprende oltre alla nota di Michele Serra anche un’intervista di Salvatore Silvano Nigro ad Andrea Camilleri. Le note introduttive degli altri volumi sono di autori quali Maurizio de Giovanni, Simonetta Agnello Hornby, Andrea Vitali, Melania Mazzucco, Petros Markaris, Enrico Deaglio, Paolo Giordano…

L’edizione di ogni titolo della collana «Le indagini di Montalbano» è limitata alla prima tiratura. Una volta esaurite, le copie non verranno ristampate. Il prezzo di copertina è di 6,90 euro.

Di seguito, ulteriori informazioni

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FEDERICO DE ROBERTO a Torino – Si dubita sempre delle cose più belle

torino 2014 - de roberto

(Comunicato stampa – nella foto in alto: Massimo Maugeri, Sarah Zappulla Muscarà, Cettina Raudino, Enzo Zappulla, Mario Andreose, Francesco Vergara, Arnaldo Lombardi)

Al Salone Internazionale del Libro di Torino, la vetrina culturale più prestigiosa del nostro paese, ha avuto luogo, in anteprima, nella stand della Regione Siciliana, la presentazione del volume FEDERICO DE ROBERTO / ERNESTA VALLE, Si dubita sempre delle cose più belle. Parole d’amore e di letteratura, che sarà in libreria a settembre, curato da Sarah Zappulla Muscarà e Enzo Zappulla, per i tipi di Bompiani. A presentare la prestigiosa iniziativa editoriale l’Assessore alla Cultura del Comune di Noto che l’ha patrocinato, prof.ssa Cettina Raudino, e lo scrittore Massimo Maugeri, alla presenza di un folto e qualificato pubblico, fra cuI il dott. Francesco Vergara, direttore della Biblioteca centrale della Regione Siciliana, il Dott. Mario Andreose, direttore letterario del gruppo RCS, il dott. Arnaldo Lombardi, presidente dell’Associazione siciliana editori, e numerosi rappresentanti della cultura isolana. Una scelta ardita, coraggiosa, privilegiare l’avventura della lettura, promuovere l’amore per l’oggetto, il libro, più carico di saperi, l’unico che vive “più duraturo del bronzo” con Orazio, indicato da Gesualdo Bufalino come l’antidoto più efficace per i mali della moderna società, dalla mafia alla droga, dalla pedofilia al femminicidio. E con esso porre all’attenzione internazionale uno dei maggiori scrittori siciliani a torto catalogato fra i “Minori”, Federico De Roberto, autore del romanzo I Vicerè, definito da Leonardo Sciascia “uno dei più grandi romanzi che conti la letteratura italiana”.
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STANISLAO NIEVO

STANISLAO NIEVO: A VOLO RADENTE SUL “PRATO IN FONDO AL MARE”

di Livio Cortese

Stanislao Nievo (1928-2006) era noto, negli anni ’60 del ‘900, come documentarista: con Mal d’Africa e Africa Addio aveva inaugurato un filone piuttosto insolito di critica anticolonialista. Meno noto era per essere nipote di Ippolito Nievo. Il giovane poeta, giornalista e ufficiale garibaldino periva nel naufragio del piroscafo Ercole , un giorno prima che l’unità italiana fosse ufficialmente sancita: il 16 Marzo 1861. Nel centenario di tali avvenimenti, le Poste Italiane avevano emesso un francobollo che commemorava Ippolito e la sua opera più nota: le Confessioni d’un italiano. In tale occasione, travolto da un’ispirazione realmente vertiginosa, Stanislao Nievo aveva deciso d’inoltrarsi nella vicenda del singolare naufragio (che poi Cesare Garboli definì “la prima strage di Stato italiana”) per darne una ragione all’opinione pubblica e un significato entro la propria storia familiare. Così, nel 1974, il Nievo novecentesco esordisce in ambito letterario con Il prato in fondo al mare, né romanzo né cronaca, ampio racconto simile solo a sé stesso e senza pari anche dopo 40 anni. Vi si trova un saldo intreccio tra narrazione letteraria e vita personale, ma non è questa la dicotomia più importante. Si può assistere, infatti, ad un evolversi parallelo tra la ricerca fisica del relitto -fra archivi e tratti di mare dai riflessi sempre più metafisici- e il percorso esistenziale dell’autore, intriso di cultura scientifica “positiva” ma progressivamente attratto da mezzi d’indagine anticonvenzionali, che negli anni ’60 trovavano una prima ufficiale applicazione. Ecco quindi, alla ricerca con sommozzatori e batiscafi, affiancarsi l’indagine mediante noti sensitivi (detti “falchi mentali”) quali Pasqualina Pezzolla, Gustavo Rol e Gerard Croiset: enigmatici a tutt’oggi, per quanto riconosciuti anche dalla scienza ufficiale. Un dato caratteristico dell’opera, che l’avvicina molto alle Confessioni d’un italiano (di cui pure si parla, in una prospettiva chiarificata dal tramite familiare), è appunto la presenza di personaggi fortemente incisivi e caratterizzati, eppure soffusi d’indecifrabilità. Leggi tutto…

Salone Internazionale del Libro 2014: un primo bilancio

Salone Internazionale del Libro 2014Salone Internazionale del Libro di Torino: un primo bilancio

Il 27° Salone Internazionale del Libro termina alle ore 22 di lunedì 12 maggio 2014. Gli ingressi si apprestano a chiudere sui 339.752 rispetto ai 329.860 dell’edizione del 2013, con un incremento di circa il 3%. Un nuovo record che polverizza tutti i risultati precedenti.

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Dopo anni di contrazione e la prima ripresa dello scorso anno, tornano a sorridere i dati di vendita di libri. Il pubblico che affolla gli stand è tornato ad acquistare. L’incremento medio di vendite rispetto al 2013 oscilla fra il 10 e il 20%. Gruppo Rcs 35%; Sperling & Kupfer oltre il 50%; Mondadori ed Einaudi 12%; Gruppo Gems 10%; Feltrinelli 20%; Sellerio 16%; Adelphi 5%; Minimum Fax 12%; Voland 30%. Bene in vista anche per l’editoria religiosa, con il traino della Santa Sede Ospite d’Onore e veri e propri boom editoriali per Ldc, Qiqajon e Sant’Anselmo.
Il Salone è stato inaugurato dal ministro della Cultura e Turismo Dario Franceschini. Numerosi come sempre gli ospiti istituzionali internazionali e italiani: il segretario di Stato della Santa Sede, cardinale Pietro Parolin; il Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura cardinale Gianfranco Ravasi; il prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede cardinale Gerhard Ludwig Müller; i ministri dell’Istruzione Stefania Giannini e della Giustizia Andrea Orlando; il primo ministro d’Albania Edi Rama; il vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura Michele Vietti; il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti.

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FESTIVAL DEI COMPORTAMENTI – 12 – 20 MAGGIO 2014, LODI

12 – 20 MAGGIO 2014, LODI

Festival dei Comportamenti

9 giorni di incontri, spettacoli e laboratori

per conoscere meglio sé stessi e gli altri

 

IL PROGRAMMA

logo del festival

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VARCO DI RESPIRO, di Elio Grasso

Elio Grasso – “Varco di respiro” – Campanotto 2013

di Claudio Morandini

 

“Un dolce imbarazzo l’impegno

del sogno dileguato in schegge”

 

Come si legge un libro di poesie? Si procede pagina dopo pagina, per coglierne l’insieme, la struttura, d’accordo, ma si torna subito indietro, a ritrovare parole, a tessere corrispondenze, e a cercare di dare qualche risposta alle numerose domande; soprattutto si apre e si legge (“tolle, lege, tolle, lege”, come in Agostino), in modo da riallacciare con impazienza un dialogo rimasto per un attimo in sospeso. Io, almeno, faccio così, e così ho fatto anche con le liriche di “Varco di respiro” (Campanotto, 2013) la più recente raccolta di Elio Grasso e l’ultima, per ora, di una corposa serie di opere poetiche.

Come in “E giorno si ostina” (puntoacapo, 2012), anche in “Varco di respiro” Grasso impone un’architettura generale, costruendo sezioni, a loro volta articolate in sottosezioni, che si suddividono in liriche numerate dalla struttura geometrica (di ugual numero di terzine, quartine, ottave – con qualche rilevante deviazione qua e là). È in questa architettura solida, anzi per lunghi tratti inflessibile, che Elio Grasso infila il suo vivido rimuginare poetico, tutto fatto di accelerazioni e decelerazioni, di spinte avanti e trattenimenti, di riprese (gli incipit delle liriche di ogni sottosezione sono identici, come a riavviare un discorso interrotto), secondo un sistema di scrittura “lineare di tipo modulare”, definizione che dall’amato Adriano Spatola attraverso Carlo Alberto Sitta arriva a Anna Ruchat, autrice della prefazione a questo volume.
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SALONELIBRO2014: il programma di domenica e lunedì

SALONELIBRO2014: il programma di sabato 11

SALONELIBRO2014: i grandi appuntamenti

Salone Internazionale del Libro di TorinoIl Salone del libro di Torino 2014

Il programma di VENERDI’ 9 MAGGIO

 

 

Grandi ospiti al Salone

In apertura del Salone Massimo Cacciari, con il suo nuovo libro Labirinto filosofico sulla grande tradizione metafisica, dialoga con Federico Vercellone. Giuliano Ferrara tiene una conversazione dal titolo Questo Papa piace troppo, controcanto critico al coro di consensi tributato a Papa Francesco. Due protagonisti della lotta alla mafia, Nicola Gratteri e Alessandro Nicaso, ricostruiscono i linguaggi e le coperture di cui gode la criminalità organizzata, e presentano il libro con cui Caterina Chinnici, figlia del magistrato assassinato dalla mafia racconta l’odissea dei famigliari delle vittime.

Piergiorgio Odifreddi racconta i momenti salienti della scienza partendo dal poema di Lucrezio, primo grande «manifesto», per arrivare a Newton navigando tra fisica, biologia, arte e letteratura. Claudio Magris pubblica il suo trentennale carteggio con il poeta Biagio Marin, amico di una vita, su poesia, cultura, fede e famiglia, e ne discute con Guido Davico Bonino. Due famosi chef diventati star televisive, Bruno Barbieri e Carlo Cracco, parlano della loro riscoperta della tradizione alimentare italiana. Alberto Angela ci guida nei tesori della Cappella Sistina. Massimo Gramellini e Angela Terzani ricordano Tiziano Terzani a dieci anni da scomparsa, in occasione della pubblicazione dei diari inediti. Aldo Cazzullo, accompagnato dalle letture di Massimo Popolizio, presenta il suo Basta piangere!. Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo raccontano i disastri del Sud. Ferzan Ozpetek rievoca le magie della Istanbul della sua giovinezza con Luciana Littizzetto. Francesco Guccini ci fornisce un nuovo «dizionario delle cose perdute», Michele Serra (Gli sdraiati) e Francesco Piccolo (Voglio essere come tutti) dialogano sul rapporto padri/figli e su passioni, illusioni e delusioni politiche.

Walter Veltroni ricorda Enrico Berlinguer con un libro e un film molto apprezzati. Per i Dialoghi dell’Espresso, Bruno Manfellotto incontra Eugenio Scalfari che festeggia i 90 anni con il suo coinvolgente Racconto autobiografico. Giovanni Floris esordisce nella narrativa con un romanzo di formazione.

Vittorio Feltri dedica una pungente galleria di ritratti ai «buoni e ai cattivi» che sono stati al centro della vita politica di questi anni. Vittorino Andreoli affronta il tema dolente di un fallimento educativo che coinvolge famiglie e istituzioni, e richiede uno sforzo comune. Philippe Daverio racconta da par suo la grande arte veneta, e Vittorio Sgarbi ci fa riscoprire i tanti tesori dimenticati dell’arte italiana. Oscar Farinetti dialoga con Giovanni Soldini su storie di coraggio imprenditoriale e sportivo, mentre Luis Sepúlveda e Carlo Petrini si affidano alla saggezza delle storie per parlare dei valori da difendere oggi.

Infine si conclude al Salone la lunga avventura di Masterpiece, il format che ha cercato di portare in tv il travaglio della scrittura. Con il vincitore Nikola P. Savic e la finalista Raffaella Silvestri, i giurati Andrea De Carlo, Giancarlo De Cataldo e Taye Selasi, coordinati da Massimo Coppola.

Gli ospiti internazionali

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SALONELIBRO2014: il SaloneOff

Salone Internazionale del Libro di TorinoIl Salone del libro di Torino 2014

Il programma di GIOVEDI’ 8 MAGGIO

 

Oltre 500 appuntamenti nei quartieri di Torino e dintorni
per il «Fuori Salone» del Libro

Tutte le dieci Circoscrizioni torinesi coinvolte e la partecipazione di Chivasso, Moncalieri, Orbassano, Pinerolo, Rivoli e Settimo Torinese

 

icon Scarica il comunicato di presentazione del Salone Off 2014 (928.99 kB)

icon Scarica il programma completo del Salone Off 2014 (12.76 MB)

 

Con il record di 500 appuntamenti in diciotto giornate, torna il Salone Off, il Salone del Libro diffuso, nato dall’intuizione di portare libri, autori e spettacoli fuori dai padiglioni fieristici, tra le vie, le piazze e i quartieri di Torino, nel centro e nella periferia, e nei Comuni della provincia. Sostenuto dall’Assessorato alla Cultura di Torino, ha la missione di valorizzare luoghi dalla forte valenza sociale, storica, ambientale e culturale e di mettere in luce la vivacità delle numerose realtà del territorio urbano che lavorano con creatività, passione e tante idee. Una Torino (e non solo) vista bene, come recita il claim della nuova edizione, in tutta la sua ricchezza di proposta e domanda di cultura, per andare alla scoperta di luoghi e realtà cittadini, alcuni poco conosciuti.

Per la prima volta aderiscono al Salone Off tutte le dieci Circoscrizioni torinesi: la 1 (Centro, Crocetta); la 2 (Santa Rita, Mirafiori Nord), la 3 (San Paolo, Cenisia, Pozzo Strada, Cit Turin); la 4 (San Donato, Campidoglio, Parella), la 5 al suo esordio (Borgo Vittoria, Madonna di Campagna, Lucento, Vallette); la 6 per la prima volta (Barriera di Milano, Regio Parco, Barca, Bertolla, Falchera, Rebaudengo, Villaretto); la 7 (Aurora, Vanchiglia, Sassi, Madonna del Pilone); la 8 (San Salvario, Cavoretto, Borgo Po); la 9 (Nizza Millefonti, Lingotto, Filadelfia); la 10, anch’essa per la prima volta (Mirafiori Sud). Saranno così coinvolti nuovi spazi come le biblioteche Levi e Cognasso, il Capannone dello strippaggio dell’ex Teksid di Parco Dora, l’area di via Nizza sotto il grattacielo Fuksas in costruzione, l’ex Moi e il Mausoleo della Bela Rosin a Mirafiori. E poi ancora: Villa della Regina, il rinato Procope Cafeclub Artigianelli, il Museo dello Sport, il nuovo Giardino Nicola Grosa sotto il grattacielo di Renzo Piano per Intesa San Paolo, piazza Risorgimento, la piazza di Porta Palazzo, il Museo Cesare Lombroso.

Alle Circoscrizioni si aggiungono sei comuni limitrofi: Chivasso, Moncalieri, Orbassano, Pinerolo, Rivoli, Settimo Torinese. Una testimonianza di come, edizione dopo edizione, il Salone Off raccolga sempre più consensi e confermi la sua formula di grande laboratorio culturale inclusivo e partecipato.

Il Salone Off prende il via martedì 29 aprile 2014 e accompagna il Salone Internazionale del Libro per tutta la sua durata, per continuare anche nei giorni successivi e concludersi sabato 17 maggio 2014, passando il testimone a Liberinbarriera, la cui settima edizione si apre lunedì 19 maggio a Barriera di Milano.

Ricco e variegato il calendario di proposte con oltre 500 appuntamenti: incontri con autori, readings, spettacoli teatrali, concerti, proiezioni di film, documentari e cortometraggi, dialoghi tra scrittori e studenti nelle scuole, scambi di libri, fiere del libro en plen air, seminari e dibattiti, mostre, degustazioni e dimostrazioni di cucina, laboratori per bambini e letture ai più piccoli, passeggiate letterarie, corse e tour in bicicletta, performance di danza, canti, recite di poemi e gare di poesia (le cosiddette poetry slam), workshop.

Circa 200 i luoghi del Salone Off che ospiteranno gli appuntamenti: Leggi tutto…

SALONELIBRO2014: si parte

Salone Internazionale del Libro di TorinoComincia il Salone del libro di Torino 2014

Il programma di GIOVEDI’ 8 MAGGIO

Il ministro Dario Franceschini inaugura la 27a edizione

Il Salone 2014 è aperto dal ministro per i Beni e le Attività Culturali e il Turismo Dario Franceschini che, sempre giovedì, alle 15 in Sala Rossa si confronterà con Salvatore Settis e il direttore del Sole 24 Ore Roberto Napoletano per fare il punto sulla tutela e valorizzazione dei beni culturali in Italia.

Per la Santa Sede Ospite d’onore a inaugurare il Salone sarà il Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, cardinale Gianfranco Ravasi.

Arrivano per la prima volta il ministro della Giustizia Andrea Orlando e la ministra dell’Istruzione, Università e Ricerca Stefania Giannini. Il Segretario di Stato della Santa Sede, cardinale Pietro Parolin, interverrà sabato 10 maggio alle 11.00 per presentare il nuovo libro della Libreria Editrice Vaticana dedicato a Papa Francesco. Fra le personalità della scena politica e istituzionale italiana presenti al Salone 2014 Giuliano Amato, Renato Brunetta, Massimo Cacciari, Massimo D’Alema, Andrea Riccardi, Stefano Rodotà, Walter Veltroni, Luciano Violante e il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti.

 

Il XXVII Salone INTERNAZIONALE DEL LIBRO… in breve

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GIORNI DI SPASIMATO AMORE, di Romana Petri

Giorni di spasimato amoreGIORNI DI SPASIMATO AMORE, di Romana Petri

di Simona Lo Iacono

La cucina è ingombra, tazze con un fondo di caffè, brocche asciutte in cui hanno navigato limonata e ghiaccio, piattini con sbecchi di marmellata.
Sono i resti di una colazione che si rinnova ad ogni risveglio, che scandisce un’unica, interminabile giornata fatta di silenzi e lunghe contemplazioni del mare di Posillipo.
Eccolo, infatti, davanti a lui, sconfinato e quasi umano, un essere tentacoloso che a volte pare fuggire ed altre andargli incontro.
E Antonio allunga le dita, lo accarezza e se ne fa stordire, la solita domanda gli scava quel rovello nel cuore: “Ma cos’è che chiama le persone, cosa, cosa, le fa tornare”.
Dev’esserci un senso, confida al roscetto, un senso trasognato e fedele nei frammenti che il mare fa vacillare, nella sua ansia di infinito, nel suo scandire un tempo che non ne vuole sapere dei conti nè delle ragioni, e che ha deciso di fare a modo suo, di scegliere un solo ricordo in cui abitare.
Lui, ad esempio, ha deciso di fermarlo, il tempo, ha deciso che sarà fatto di piccole e comuni cose, senza clamori che non siano quelli di chi condivide la giornata con la donna che ama, sia che la vita abbia falciato la sua presenza, sia che gliela abbia pietosamente restituita.
Forse, a far tornare le persone non è che la pazienza, conclude Antonio mentre il gatto Mascherino biascica un miagolio scomposto e fiero. Forse ciò che le chiama, ovunque siano, è questa appartenenza che non si rassegna a essere disciplinata, a seguire le logiche del mondo.
E sorride, Antonio. Mette ordine ai mille messaggi telegrafici che ha trascritto su un quaderno quando lavorava alla posta di Mergellina.
Ad altri potrebbero forse sembrare un oscuro ammasso di parole, ma per lui quelle frasi mozzicate, interrotte da uno “stop”, quegli appelli di vita e di morte che volano da una persona all’altra nel mondo, sono fili che tessono un’unica storia, voci di un solo linguaggio. Forse, capitoli di un immane libro.
E se ne sta così, affacciato alla sua finestra che si specchia sul mare, concedendo al roscetto quattro chiacchiere composte, i modi gentili, le riflessioni su quella vita sempre troppo misteriosa, che le onde rimandano a scaglie.
La sua donna, Lucia, li contempla distrattamente, spignattando con grazia alle loro spalle e preparando la cena.
In lontananza, tutto si sfoca, le bombardate della guerra, le raffiche di pallottole assassine e traditrici, le fughe sotto la pioggia di cannonate in un tempo lontanissimo.
I boati tuonano ancora nel cuore di Antonio, Leggi tutto…

TRINACRIA PARK al Salone del libro di Torino – 9 maggio 2014, h. 19

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trinacria-park-panoramaTRINACRIA PARK al Salone del libro di Torino 2014

Incontro con Massimo Maugeri – Salone OFF
in occasione della pubblicazione del libro Trinacria Park

Venerdì 9 maggio, ore 19.00 – Sublime Torino – Via Nizza 105 Torino

in collaborazione con EDIZIONI E/O

a cura di Cooperativa Letteraria nell’ambito del progetto Letture di Traverso

In una piccola isola siciliana è appena stato costruito il Trinacria Park: un enorme parco tematico destinato a diventare il più importante d’Europa. Nel corso della settimana d’inaugurazione si sviluppa una terribile forma epidemica che causa la morte di decine di persone. In questo tragico scenario collettivo si intrecciano le appassionanti vicende di tre donne, le cui vite sembrano assecondare la natura delle Gorgoni; di un attore balbuziente che deve fare i conti con una tragedia personale; di un giovane aiuto-regista dalle agghiaccianti manie; di un anziano attore chiamato a svolgere il ruolo di direttore artistico nascondendo ben altri intenti. Perché niente è ciò che sembra a Trinacria Park…
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IL CUORE A DESTRA, di Silvana Grasso

IL CUORE A DESTRA, di Silvana Grasso

Quando il cuore batte a destra

di Anna Vasta

Nello spazio tempo di un racconto – Il cuore a destra di Silvana Grasso, Edizioni Le Farfalle – nella sua misura di incompiuta brevità si svolge senza giungere a compimento, incagliandosi e intuppandosi come ciocche di capelli e scarti di cibo nello scarico del lavandino o della pilozza, il vissuto-destino di Apollonia/Billonia, zitella quarantenne dal nome forestiero, stravagante in un luogo, Spinasanta, di Sarine, Nerine, Marìdde e Catìne, tanto da doverlo storpiare in Billonia perché possa essere legittimato ad esistere come nomen e omen-sorte legata a un nome.

Apollonia- Billonia, spacciatrice di santi e miracoli, che esercita il suo mestiere, il suo talento affabulatorio, il suo straordinario potere di raggiro e di plagio sui cafoni di Spinasanta,- i quali si consegnavano a lei corpo, anima e denaro, per un’effimera guarigione dai piccoli mali quotidiani; del grande male, quello del vivere, nascita, matrimonio, debiti e in ultimo la stessa morte con soffrimento, in quelle anime perse neppure un barlume di coscienza-è fatalmente personaggio di romanzo, di narrazione. Essa stessa autrice di storie, di fandonie, di narrazione. I santini di cui fa incetta, sin da bambina le avevano ispirato una vera passione, una foga incontenibile di collezione, lei così apatica, pigra, “mutangola” e sularina, stizzosa come una mula di quei mortidifame dei suoi clienti che essa disprezzava senza misericordia. Lei che nutriva fastidio e rigetto per la vile attività commerciale delle zie adottive, e nessuna cura del corpo, mascula nel cinico distacco da emozioni e vanità femminili, non come le svenevoli zie, le gemelle Corallo, “rizzicanate”, ma con una carnagione di porcellana. Zitelle convinte e impunite( Nerina e Sarina non s’erano fatte fregare come tutte le picciotte del paese, che si sposavano prima dei vent’anni ), vendevano galosce e zoccoli a contadini, lavandaie, braccianti a giornata in pochi metri quadri di negozio, e scialacquavano in saponette, unguenti e lavanda, vezzose camicie da notte biancolatte, le stesse di quando le trovarono stecchite nel loro letto.
Ognuno con il proprio curriculum di santità e prodigi, questi santini rappresentavano per Billonia materia inesauribile di fantasticherie e di affari. Morte le zie gemelle improvvisamente e simultaneamente di morte subitanea, miracolosa, santa, come si conveniva a due immacolate signorine, Billonia intraprende la sua nuova attività, più redditizia e gratificante: commerciare in santi, di quelli dai nomi strani, che non li trovi neppure nel calendario di Frate Indovino, spesso di sua invenzione, e in frottole con gli scimuniti creduloni di Spinasanta. Leggi tutto…

È uscito il n. 11 di FuoriAsse

CopertinaÈ uscito il n. 11 di FuoriAsse (il periodico di Cooperativa Letteraria)

Sfoglia la rivista onlineScarica il pdf

L’indice

FUORIASSE N.11 Officina della Cultura 

Pg 01. “La copertina di FuoriAsse”

Pg 02. Editoriale: TRA TIMORE E SPERANZA di Caterina Arcangelo

Pg 04. FuoriAsse Nome Nomen

Pg 08. La copertina di FuoriAsse: Martina Marongiu

Pg 10. GOLFO MISTICO  a cura di Corrado D’Elia

Pg 13. ALPHAVILLE CINEVISIONI – a cura di Vito Santoro

Pg 18. IL ROVESCIO E IL DIRITTO  a cura di Sara Calderoni

Pg 19. GLI EMIGRATI di W.G. Sebald. – di Franz Krauspenhaar

Pg 22. STATI DI GRAZIA: un caleidoscopio di umanità autentica – di Giuseppe Giglio
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AVERE TRENT’ANNI, di Federica D’Amato

AVERE TRENT’ANNIhttps://i2.wp.com/poesia.blog.rainews.it/files/2014/03/averetrentanni.jpg, di Federica D’Amato

di Giuseppe Giglio

Ha un certo sapore rosselliano, l’apertura di Avere trent’anni (Ianieri Editore, 2013), la terza raccolta di poesie di Federica D’Amato (abruzzese, classe 1984, tra le voci più originali della sua generazione), dopo La Dolorosa (2009) e Poesie a Comitò (2012). Eccoli, quei versi, che racchiudono già una pregnante dichiarazione di poetica: «Nacqui bizantina in epoca televisiva/d’alto lignaggio in participio d’amore/creatura d’avanzo nell’affamato universo/di sete e bassezze carestia bestiale d’amore/presto divenni eresiarca monumentale». Nel tentativo di raccontare (per micro-storie: che si sgranano anche con la fulmineità graffiante dell’epigramma, e dove un lacerto di vita individuale illumina il vivere di tutti) l’infanzia, la prima giovinezza, nel segno di un preciso cortocircuito mentale: quando il tempo dell’innocenza e della favola comincia davvero ad appartenerci proprio perché si è esaurito, proprio perché, adulti, lo abbiamo perduto. E come attraversando l’ombra (anche lunga) di una linea, laddove «le rocce fioriscono di memorie/e la Bitinia della tua infanzia cade/se arriva la dea a divinarti la fronte,/volpe che finalmente attraversi/la porta di avorio nel libro delle ore».
Dicevo di un’ascendenza rosselliana, e specialmente riguardo alle imprevedibili associazioni linguistiche. Ma qui la D’Amato (che nel suo divagare scioglie echi di tanta tradizione: dalla Rosselli, appunto, a Pavese; da Sereni alla Campo) modula un proprio, personale sistema di simboli, intona uno specialissimo canto. Giocando col tempo, quasi addomesticandolo: a farne la propria voce, di quella benefica ossessione, piuttosto che un problema. Leggi tutto…

LA POESIA DI LUCIO PICCOLO

File:Lucio Piccolo nel suo studio.jpgTra le ombre, ancora inesplorata la poesia di LUCIO PICCOLO

di Maria Allo

Per fortuna quella siciliana non è mai una letteratura provinciale, anche nel caso dei cosiddetti minori, dei sommersi, soprattutto perché hanno avuto a loro disposizione delle biblioteche mai provinciali: vere e proprie biblioteche europee.

Prendiamo ad esempio Lucio Piccolo, poeta clandestino  e ancora oggi snobbato dalla critica ufficiale. Scoprire l’universo poetico di un siciliano con forti radici europee è stata  per me una rivelazione onirica, ma risulta difficile dare un contributo efficacemente esauriente per la difficile reperibilità  sul mercato delle sue opere.

«Così prendi il cammino del monte: quando non / sia giornata che tiri tramontana ai naviganti, / ma dall’opposta banda dove i monti s’oscurano in gola / e sono venendo il tempo le pasque di granato e d’argento…». Da Plumelia, All’insegna del pesce d’oro, 1979

Il sole calava verso le Eolie, il mare era fermo.

«I giorni della luce fragile, i giorni / che restarono presi ad uno scrollo / fresco di rami… / oh non li ri­chiamare, non li muovere, / anche il soffio più timido è violenza / che li frastorna… ».

“La casa era quieta, il resto del mondo lontanissimo. Fu così che mi resi conto come per villa Piccolo passasse un meridiano come a Greenwich il  meridiano della solitudine “.

Vincenzo Consolo, Il barone magico

Sopra un poggio che domina la pianura di Capo d’Orlando, il Tìndari e Cefalù ai due poli dell’orizzonte, era la villa dei baroni Piccolo di Calanovella. Lucio, terzogenito, aveva la passione della letteratura, della poesia, della musica, della  filosofia . Legge  Husserl e Wittgenstein nei testi originali, grecista agguerrito, conoscitore di tutta la poesia europea vecchia e nuova, lettore per esempio, di Gerard Manley Hopkins e da giovane intrattenne anche una intensa corrispondenza con il poeta irlandese Yeats,di cui condivide le inclinazioni esoteriche.

Pur non appartenendo alla corrente simbolista,Yeats ebbe frequentò a Parigi Mallarmè e approfondì le sue conoscenze in merito, grazie all’amicizia con Arthur Symons. Infatti, il saggio di Renata Maria Dolce “Yeats sul cammino della verità “, in cui viene analizzata l’influenza delle culture orientali  e di Castiglione sull’opera di Yeats , lo conferma. Nato in un paese culturalmente diviso,Yeats aspirò sempre ad una tradizione unitaria e si avvicinò al teosofo visionario svedese Swdwnborg per il quale l’anima non nasce nel momento del concepimento nel grembo  materno ma è in perenne metamorfosi.

Gli anni ottanta videro un’ampia diffusione delle opere di Yeats sul mercato librario  con numerose traduzioni , ma soprattutto del  mito  nel  simbolismo drammatico yeatsiano che, ponendo  in relazione filosofia ,religione ed esperienza poetica ,imprime senso di  unità alla vita nazionale, recuperando quella forza immaginativa ed esoterica che il materialismo aveva soffocato.

 

[da: William Butler Yeats, Quaranta poesie, trad. di Giorgio Melchiori, Einaudi, Torino, 1965]

 

INNISFREE, L’ISOLA SUL LAGO Leggi tutto…

DAVIDE BARILLI ci racconta LA NASCITA DEL CHE

File:Davide barilli.JPGDAVIDE BARILLI ci racconta LA NASCITA DEL CHE. Racconti da Cuba (Aragno editore). Ieri abbiamo pubblicato un estratto del libro

di Davide Barilli

Cabrera Infante, nostalgico cantore dell’Avana, di una città di memoria vissuta dall’esilio, ha scritto, “non posso essere fedele a una causa persa, ma a una città perduta sì”. La mia fedeltà a Cuba e all’Avana in particolare, nasce da questo presupposto rovesciato. Se l’Avana per Cabrera Infante è una città perduta, ricostruita nel ricordo, per me è un luogo fisico da reinterpretare ogni volta. E quindi irraggiungibile. Vorrei che l’Avana fosse la metafora del mio modo di scriverne: in bilico perenne tra verticalità e orizzontalità, tra passato e presente, tra geografie reali e altre sognate. Aggiungerei che L’Avana, la più grande metropoli d’epoca coloniale del centro America, non è solo una città teatrale, sontuosamente cimiteriale, eppure viva, eterna, ma una miniera aggrovigliata di storie. Ogni narratore, nei libri che scrive va inevitabilmente alla ricerca di se stesso, ma anche di un mondo. Pamuk ha detto: “Scrivo perché posso sopportare la realtà soltanto trasformandola”. ”La nascita del Che”, (come per certi versi le poesie di ‘’Lettere cubane’’, brevi testi sentimentali, nati da appunti e riscritti come haiku imperfetti, illustrati dal pittore cubano Ramon Perez Pereira), vuole essere una sorta di anomalo e baedeker ad uso non turistico. Raccoglie storie, pagine di appunti scritti nel corso di alcuni recenti viaggi all’Avana, ma anche lievi memoire di altri luoghi, con l’intento di raccontare ciò che normalmente è difficile vedere di un Paese, se non lo si vive dal di dentro.
Cuba è un luogo dove geografie e storie, memorie e illusioni, esistenze surreali e crudi realismi si intersecano di continuo, trasformando la realtà in un luogo di transiti del tempo, dove la storia sembra essersi fermata, eppure si muove sottopelle, nascosta, clandestina. Ho sempre amato questo concetto di trasformazione e di clandestinità, Leggi tutto…

SI DUBITA SEMPRE DELLE COSE PIÙ BELLE (anteprima al Salone del Libro di Torino)


Salone Internazionale del Libro di TorinoSI DUBITA SEMPRE DELLE COSE PIÙ BELLE – Federico De Roberto / Ernesta Valle (anteprima al Salone del Libro di Torino)

Sabato 10 maggio, alle ore 12, presso il Salone del Libro di Torino, nello Stand della Regione Siciliana (padiglione 3, stand S13), Corrado Bonfanti, Sindaco di Noto, e Massimo Maugeri, scrittore e critico letterario, parleranno del volume che sarà in libreria a Settembre::

 

Federico De RobertoFEDERICO DE ROBERTO / ERNESTA VALLE

Si dubita sempre delle cose più belle.

Parole d’amore e di letteratura.

A cura di

Sarah Zappulla Muscarà e Enzo Zappulla

Bompiani

Il volume, che si presenta in anteprima al Salone del libro di Torino (in libreria a Settembre), costituisce un’importante operazione culturale. Opera ponderosa (ben 2144 pagine, 764 lettere, un ricco corredo iconografico – 80 immagini -, anch’esso in gran parte inedito o raro), che vede la luce grazie alla sensibilità del Direttore editoriale della casa editrice Bompiani, Elisabetta Sgarbi, a cui si deve anche la pubblicazione dell’opera omnia di Stefano Pirandello (Tutto il teatro e Timor sacro, sempre a cura di Sarah Zappulla Muscarà e Enzo Zappulla), un autore fino ad oggi obliato, già tradotto in diverse lingue. Un’anteprima voluta dal Sindaco di Noto, Corrado Bonfanti, che ha patrocinato l’iniziativa, proseguendo nell’attività di promozione del libro e della cultura, suo punto di forza, avviata con il volume, riccamente illustrato, I Pirandello. La famiglia e l’epoca per immagini, per cui al Comune di Noto è stato assegnato il Premio Gutemberg 2014.

 

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LA NASCITA DEL CHE di Davide Barilli (un estratto del libro)

immagine scheda libroPubblichiamo un estratto del volume di racconti LA NASCITA DEL CHE. Racconti da Cuba di Davide Barilli (Aragno editore). Domani, Davide Barilli ci “racconterà” il suo libro

Dalla prefazione di Giovanni Tesio
Barilli annoda il vicino e il lontano, la Bassa più sua, di cui corre qui almeno un accenno di nebbia, ad una Cuba assente da ogni voyeuristica e perbenistica curiosità. Non già l’Isla en touriste di qualsivoglia dimensione, ma invece la Cuba in cui s’aggirano i lenti passi delflâneur. Momenti, istanti, improvvisi, dove la parola cattura l’immagine con leggerezza a volte dolente a volte ridente, aprendosi ad assaggi e incroci che rendono più mobile la percezione delle cose, che ci parlano di un’altra Cuba, di una Cuba rinserrata in un gesto, in un volto, in uno scorcio, in un oggetto (La nascita del Che), o anche in un incubo (le magnifiche atmosfere claustrofobiche de Il maggiordomo di Caruso) e per virtù di scrittura rivelata ai sensi di chi sa strappare le maschere al suo segreto.

* * *

Un estratto di LA NASCITA DEL CHE di Davide Barilli (Aragno editore)

Ormai sono un uomo senza futuro e senza denti. Un tempo, prima di diventare quello che sono oggi, mi bastava sorridere per illuminare gli occhi delle donne. Mi chiamavano ”il mango”, come dire il frutto più gustoso e dolce che esiste in quest’isola.
Vengo dalla penisola di Zapata, una terra nobile che non mi appartiene più. Come non mi appartiene la giovinezza che ho perso nelle strade, nelle battaglie, al fianco di chi oggi faticherebbe a riconoscermi.
La mia vita è volata via. Non ho niente ormai, neppure il mio orologio. L’ho venduto a Canel, l’orologiaio di Calle Monte. È un Cuervo y Sobrinos, un pezzo d’epoca. Tondo come una cipolla, con un tintinnio che è goccia d’oro. È stato costruito dagli svizzeri di Zurigo, questo capolavoro. E marchiato qui sull’isla. Apparteneva a mio padre, pace all’anima sua. Quando morì me lo mise in tasca, e da quel giorno non me ne sono più staccato.
Quando Canel lo ha visto mi ha detto che era fasullo, che non valeva nulla.
«Vedi, il quadrante sembra avorio, ma non lo è, è solo un cerchio di carta maldestramente ingiallito con il chiaro d’uovo. Anche le ore, se le osservi bene, sono scritte a mano…e le lancette non sono originali, fili di ferro dipinti e ben falsificati…un lavoro ben fatto, ma al mio occhio non sfuggono certi particolari…».
Poi, stringendo i piccoli occhi da roditore, aggiunse:
«Certo, uno yuma sprovveduto, uno di quei turisti che si fanno imbrogliare da tutti, magari ci cascherebbe subito….ma se vuoi venderlo bene, farci sette o ottocento dollari, devi valorizzarlo con pezzi d’epoca… vanno sostituiti il cubo, la corda, il volante e l’aguia, la lancetta dei secondi…se vuoi posso procurarti quelli originali della Roskopf, una delle ditte svizzere che costruivano i Cuervo y Sobrinos che si vendevano nell’Isla mezzo secolo fa».
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XVIII GIORNATA BAMBINI VITTIME – 4 maggio 2014

XVIII GIORNATA BAMBINI VITTIME – 4 maggio 2014 – Associazione Meter (clicca sull’immagine per visualizzare il video)

XVIII Giornata Bambini Vittime della violenza, dello sfruttamento e dell’indifferenza, contro la pedofilia, iniziata lo scorso 25 aprile, che si concluderà domenica 4 maggio p.v in Piazza San Pietro con Papa Francesco.

Letteratitudine contro la pedofilia e la pedopornografia

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PREMIO STREGA – CLASSICO CONTEMPORANEO // Alessandro Barbero e Ugo Riccarelli

PREMIO STREGA – CLASSICO CONTEMPORANEO

Auditorium Parco della Musica
Viale Pietro De Coubertin, 30 – Roma
Ingresso 5 euro

4 maggio
Teatro Studio ore 11

Alessandro Barbero
Il dolore perfetto di Ugo Riccarelli

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