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STANISLAO NIEVO

maggio 13, 2014

STANISLAO NIEVO: A VOLO RADENTE SUL “PRATO IN FONDO AL MARE”

di Livio Cortese

Stanislao Nievo (1928-2006) era noto, negli anni ’60 del ‘900, come documentarista: con Mal d’Africa e Africa Addio aveva inaugurato un filone piuttosto insolito di critica anticolonialista. Meno noto era per essere nipote di Ippolito Nievo. Il giovane poeta, giornalista e ufficiale garibaldino periva nel naufragio del piroscafo Ercole , un giorno prima che l’unità italiana fosse ufficialmente sancita: il 16 Marzo 1861. Nel centenario di tali avvenimenti, le Poste Italiane avevano emesso un francobollo che commemorava Ippolito e la sua opera più nota: le Confessioni d’un italiano. In tale occasione, travolto da un’ispirazione realmente vertiginosa, Stanislao Nievo aveva deciso d’inoltrarsi nella vicenda del singolare naufragio (che poi Cesare Garboli definì “la prima strage di Stato italiana”) per darne una ragione all’opinione pubblica e un significato entro la propria storia familiare. Così, nel 1974, il Nievo novecentesco esordisce in ambito letterario con Il prato in fondo al mare, né romanzo né cronaca, ampio racconto simile solo a sé stesso e senza pari anche dopo 40 anni. Vi si trova un saldo intreccio tra narrazione letteraria e vita personale, ma non è questa la dicotomia più importante. Si può assistere, infatti, ad un evolversi parallelo tra la ricerca fisica del relitto -fra archivi e tratti di mare dai riflessi sempre più metafisici- e il percorso esistenziale dell’autore, intriso di cultura scientifica “positiva” ma progressivamente attratto da mezzi d’indagine anticonvenzionali, che negli anni ’60 trovavano una prima ufficiale applicazione. Ecco quindi, alla ricerca con sommozzatori e batiscafi, affiancarsi l’indagine mediante noti sensitivi (detti “falchi mentali”) quali Pasqualina Pezzolla, Gustavo Rol e Gerard Croiset: enigmatici a tutt’oggi, per quanto riconosciuti anche dalla scienza ufficiale. Un dato caratteristico dell’opera, che l’avvicina molto alle Confessioni d’un italiano (di cui pure si parla, in una prospettiva chiarificata dal tramite familiare), è appunto la presenza di personaggi fortemente incisivi e caratterizzati, eppure soffusi d’indecifrabilità.
Il prato in fondo al mare La ricerca dell’ Ercole scivola su strade differenti da quelle documentarie, come colui che la compie, fino alla dimensione del sogno lucido (mancano i riferimenti, ma si tratta probabilmente delle tecniche codificate dallo psichiatra Frederik van Eeden). Il risultato è un insieme d’intuizioni, problematiche, interrogativi che non sanno sciogliersi e brevi conferme pronte a sfuggire di mano, continuamente mediate fra razionalità e aperture al sovrasensibile. Nelle acque di Capri, presso l’arcaica Punta Campanella, attenderà una beffa o la soluzione.
Fuori dall’ ”azione” apparentemente romanzesca, conta sottolineare come la stinta memoria storica di un poeta, scomparso a meno di trent’anni in mezzo al Tirreno, ritrovi la viva dimensione del ricordo pubblico e familiare. L’operato di Stanislao Nievo -il fotografo cosmopolita, lo scalatore del Kilimangiaro non ancora trasformato in meta turistica- si salda al sereno e fiducioso amor patrio del prozio, mediante un amore profondo per il popolo, la propria terra e il retaggio familiare. Amore immutato anche quando lo si contempla dai luoghi più remoti del mondo invece che dai campi di battaglia risorgimentali: la stessa passione, nel ‘900, prende la forma dell’impegno sociale (come l’iniziativa dei Parchi Letterari®), svincolato da correnti di pensiero e colossi ideologici.
Nel 1977 apparirà, sull’ Almanacco dello Specchio, la silloge Viaggio verde, nella quale il Nievo riuscirà a sublimare il Prato in forma poetica. Un frammento dell’introduzione ne svela ulteriormente il senso:

“Al termine dell’esistenza, quando ogni contatto umano si spegne e noi siamo soli nel viaggio da questa dimensione verso l’altrove, il cervello, stazione del pensiero secondo la sapienza antica e attuale, subisce una grande trasformazione. Che cosa fugge per sempre in quel momento, che cosa accade in quei minuti? Le energie se ne vanno, altre ne prendono il posto. Questo è il racconto di un uomo che attraversa quel limite”

Si tratta di una tematica che attraversa le successive opere nieviane: spesso intrecciandosi a temi storico-archeologici e a tratti familiari. Equilibrio e rigore scientifico impediscono di dar spazio a sensazionalismi propri ad una certa metafisica a buon mercato, negli scorsi decenni come oggi, rendendo intramontabili le opere di Stanislao Nievo.

 

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