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UNA SECONDA OCCASIONE – intervista a Elvira Siringo

maggio 23, 2014

https://i0.wp.com/www.edizionidifelice.it/2014/copertine/L-siringo.jpgUNA SECONDA OCCASIONE – intervista a Elvira Siringo 

[un estratto del romanzo è disponibile qui]

di Simona Lo Iacono

Una villa che splende sotto le falcate ardenti del sole siciliano e ne porta il nome: Villa Dorata. Un barone che non rifiuta figli illegittimi tra le sue pareti, né servi o mogli insoddisfatte, ma li aggrega in una mescolanza viscerale. Donne colme di desideri che fanno i conti con le massicciate della realtà, col tempo che scorre impietoso, le disarma e le vince. E un carabiniere in cerca della verità, che sarà costretto a fare un viaggio tra le selci infuocate dell’isola scandagliando il passato.
Molti personaggi, uno scenario mitico e luttuoso, l’evolversi dei costumi e delle conquiste della donna. “Una seconda occasione” di Elvira Siringo (Di Felice Edizioni) incalza e arretra, narra gli anni in una dimensione sempre fluida, portando il lettore avanti e indietro, con uno spasmo tra tempo sognato e tempo esistito.

– Cara Elvira, questo tuo romanzo (continuazione ideale del primo, “La zia di Lampedusa”) rincorre i personaggi su vari livelli temporali. Perché questa scelta narrativa?

Carissima Simona, grazie per questa domanda che mi permette di chiarire subito quella che è stata una scelta tecnica ben precisa.
La scelta di svelare lentamente il passato nasce dalla voglia di mantenere sempre viva l’attenzione del lettore alimentandone picchi di curiosità, facendolo partecipare alla ricerca delle ragioni profonde che guidano le azioni del tempo presente della narrazione e, naturalmente, dalla necessità di esercitare uno scavo nella vita precedente dei protagonisti per rivelarne progressivamente le facce segrete.
C’è sicuramente una suggestione che deriva dalle mie amate letture pirandelliane. Il lettore si costruisce una prima idea dei protagonisti che, via, via, sarà costretto a modificare. Infatti in questo romanzo, come si capirà alla fine, nessuno è realmente come appare.
Alcuni personaggi hanno un passato ingombrante, ben nascosto sotto un cumulo di bugie, si presentano con una maschera perbene, coprendo accuratamente la loro vera essenza. Altri personaggi sono addirittura inconsapevoli, ignorano una parte importante del loro passato (vi sono dei segreti che saranno progressivamente svelati), essi perciò non sanno di avere un’identità diversa da quella che hanno nella loro quotidianità.
Ci sono situazioni che generano parecchi equivoci, non solo di identità.
Fra l’altro io ribalto e amplio il luogo comune secondo il quale “mater semper certa est”. (Così, tanto per chiarire meglio, ad esempio, senza far nomi… c’è una madre che non sa di essere tale, mentre un’altra crede di avere dei figli che in realtà non ha mai partorito.)
Sono consapevole che, raccontato così, potrebbe sembrare un maledetto imbroglio ai limiti dell’inverosimile. Eppure la vicenda non è affatto surreale, anzi, rispecchia la condizione delle donne siciliane che fino a una cinquantina di anni fa non riuscivano ad esercitare il controllo delle nascite e spesso diventavano vittime del potere smisurato delle mammane, donne in grado di cancellare colpe inconfessabili, che talvolta si arrogavano il diritto di tentare di compensare due infelicità operando perfino opportuni… scambi di culla (e qui mi fermo…).

 

– Il genere scelto è, in apparenza il giallo. Un giovane carabiniere che giunge in Sicilia e inizia a indagare su un omicidio, anche se il colpevole è già stato arrestato ed è morto. Tuttavia il genere letterario si fa evanescente via via che la narrazione si inoltra tra le pieghe dei vari capitoli, dove scopriamo invece una storia composita e articolata, che non può certo stare negli schemi di un semplice giallo. Come nasce l’idea di questa opera?

In realtà più che un giallo nelle mie intenzioni dovrebbe somigliare ad un noir, di quelli di un tempo, (degli anni settanta, per l’appunto!) alla “Scerbanenco”, un autore che reputo mitico e che mi ha molto appassionata fin da giovane.
I suoi numerosissimi capolavori (La sabbia non ricorda, Sei giorni di preavviso, Noi due e nient’altro, La bambola cieca, I diecimila angeli – tanto per ricordarne alcuni) travalicano la trama del giallo per offrire lo specchio di una situazione umana, sociale e culturale a tratti contraddittoria e disincantata.
Lo spunto per “Una seconda occasione” è nato poco tempo dopo la pubblicazione de “La zia di Lampedusa”. Alcuni lettori mi avevano chiesto notizie sull’anziana protagonista, così io stessa mi sono messa sulle sue tracce per scoprire che, a conti fatti, doveva avere vissuto la sua gioventù nel pieno degli anni della contestazione giovanile. Sono tornata indietro con la memoria ed è affiorato il ricordo della Sicilia degli anni settanta che, nella mia mente non era poi così distante! Ho rivissuto i miei anni dell’impegno politico e dello scontro generazionale, l’affacciarsi all’età adulta scoprendo che i solidi modelli di riferimento non erano più così immutabili e senza tempo, ma potevano essere messi in discussione, ribaltati, distrutti.
Al prezzo, però, di smarrire una parte delle certezze, con la vertigine di sprofondare nella fragilità della solitudine. Per questo ci si rifugiava nel “collettivo”, un bozzolo confortevole, una guida sicura, un sostituto del nucleo familiare che avevamo abbattuto rivoltandoci con determinazione.
È nato così un romanzo fatto di tante donne, ognuna delle quali rappresenta un differente modo di navigare attraverso quegli anni caldi e cruciali.

– Tra tutti i personaggi il carabiniere non può non richiamare il capitano Bellodi di sciasciana memoria, che ne “Il giorno della civetta” si scontra con i silenzi reiterati, le omertà piccole e grandi, le trasognate angolature di un mondo, quello siciliano, che nasconde la realtà dietro l’apparenza. Sono questi i temi della tua storia?

Anche il carabiniere, come Salvina, è un personaggio che proviene da “La zia di Lampedusa” e torna indietro nel tempo, piombando in un’epoca di confusa consapevolezza morale e civile.
Veramente il Capitano Bellodi è proprio un eroe, magari più per caso che per scelta. Il mio carabiniere Luigi al principio sembra tutto l’opposto. Semmai può essere considerato un anti eroe, più per scelta che per caso. Inizialmente è proprio un bambinone, immaturo e pavido. Tenta di trovare proprio in Sicilia un rifugio sicuro dai disordini che imperversano lungo tutta la penisola. Ma cade come una mosca nella ragnatela e più si agita più si trova avviluppato in una storia che alla fine si rivela assai più grande di lui, dalla quale però alla fine riesce ad uscire con grande dignità, operando una maturazione personale che lo porterà a diventare un eroe semplice, un piccolo eroe del quotidiano.

– E, infine, perché “Una seconda occasione”?

Il romanzo inizialmente aveva un altro titolo: “Una questione di giustizia” perché tutta la vicenda è un intrecciarsi di atti commessi in nome di un ideale, superiore e interiore, senso di giustizia. I protagonisti, al di là giustizia ufficiale e della legge, operano secondo ciò che intuitivamente appare loro più giusto. Ma in realtà la scelta di agire al di fuori della legge scritta è dettata dalla forte ricerca di una nuova occasione, di una seconda possibilità di ricominciare a vivere tornando nei binari della normalità.
“Una seconda occasione” è la possibilità sempre aperta, l’opportunità di dare una sterzata significativa alla propria esistenza, talvolta anche forzando un po’ la mano. “Una seconda occasione” è la speranza che non ci deve mai abbandonare, finché abbiamo forza e fiato, di cercare di andare avanti nella direzione che noi stessi vogliamo imprimere alla nostra esistenza.
Alla fine del romanzo per ciascuno dei personaggi si aprirà una nuova via, un nuovo scenario. Liberarsi della scorza fatta di mistificazioni aprirà nuove prospettive di vita.
Così, per Salvina, la seconda occasione è scelta rivoluzionaria, coglierla significa scegliere sé stessa innanzi tutto, rompendo con i modelli della tradizione. Per la baronessa, l’altra protagonista principale, invece la seconda occasione sarà di drammatica reazione e si risolverà nell’incapacità di proseguire accettando il futuro.
Fra i due estremi si pone una variegata gradazione di sfaccettature. Nei molti personaggi avvengono consapevoli risvegli, rinascite verso orizzonti nuovi.

 

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