Home > Articoli e varie > L’AMALASSUNTA di Pier Franco Brandimarte vince il PREMIO CALVINO 2014

L’AMALASSUNTA di Pier Franco Brandimarte vince il PREMIO CALVINO 2014

maggio 24, 2014

L’AMALASSUNTA di Pier Franco Brandimarte vince il PREMIO CALVINO 2014

PREMIO ITALO CALVINO

Premio letterario per scrittori esordienti

XXVII edizione

Torino, 23 maggio 2014

 

Pier Franco BrandimarteComunicato della Giuria: IL VINCITORE

La Giuria decide di assegnare il premio a L’Amalassunta di Pier Franco Brandimarte, un testo in elegante e acrobatico equilibrio tra finzione e saggio, per l’abilità e l’originalità dimostrate − seguendo il trend di scritture che si sono messe sulle tracce di personaggi reali − nel ricostruire, secondo molteplici registri narrativi e con scrittura impeccabile e compatta, la vicenda umana e artistica del pittore Osvaldo Licini compenetrandola, in studiata sinergia, con la vicenda esistenziale del narratore, e per l’ardimento mostrato nel raccontare una storia “ai margini” che ci interroga sulla precarietà della memoria e sulla misteriosa eclissi degli individui dalla storia collettiva.

Una menzione speciale della Giuria va al lavoro di Simone Giorgi, L’ultima famiglia felice, un romanzo in cui risuona il rumore del presente. L’autore sviluppa con perfezione geometrica la drammaturgia di una famiglia italiana middle class che è insieme un caustico e acribico ritratto delle pratiche educative programmaticamente corrette dei nostri tempi, palesando un’immaginazione cinematografica ed esibendo una scrittura in superficie semplice, dietro cui si cela una mano di chirurgica esattezza. Al centro campeggia la figura di un padre mite, inesorabilmente destinato, nella sua illusa visione delle cose, alla disfatta ideale e sentimentale.

Una seconda menzione va a La circostanza di Francesco Di Salvia per l’ambizione che vi traluce di costruire il grande romanzo italiano. Il giovane autore, venuto dopo ciò che racconta, stupendoci per la sua competenza, traccia un ampio affresco della storia italiana dalla Resistenza all’inizio del nuovo millennio intessendo, con sagacia e fervida immaginazione, storia politica e storia di un’imprenditoria famigliare, personaggi d’invenzione e sorprendenti cammei di “grandi” uomini, in particolare focalizzandosi, attraverso l’inedita e ironica figura di un candido senatore comunista, sulle vicende del PCI e delle sue successive entità metamorfiche.

La Giuria: Antonia Arslan, Concita De Gregorio, Paolo Di Paolo, Barbara Lanati, Tommaso Pincio

 

 

* * *

L’AMALASSUNTA di  Pier Franco Brandimarte

Decisamente originale l’idea di fondo di questo lavoro, non romanzo né saggio in senso stretto,
ma opera letteraria capace di fondere, in maniera inusuale, con lingua nitida e di grande eleganza,
narrazione, autobiografia, biografia e critica d’arte.
«Ecco lo vedo» è l’icastico incipit del “romanzo”. Antonio, il narratore, fissa come alla moviola
una serie di fotogrammi, lacerti di vita quotidiana dell’oggetto della sua lunga passione conoscitiva,
il pittore Osvaldo Licini. Per la verità, si tratta di un vedere virtuale, di un ologramma, ma più reale
del reale, che si materializza davanti ai suoi occhi (e ai nostri occhi di lettori) dopo aver frugato
nell’esistenza dell’artista, dopo avere scrutato fotografie (con la loro forza di punctum), analizzato
lettere, ripercorso luoghi.
Licini è colto, ormai anziano, tra i ferri del mestiere, nello studio della sua piccola casa di
Montevidone mentre è in procinto di scendere dabbasso zoppicando al richiamo di una voce di
donna. Vedremo come ogni particolare acquisterà un senso con lo sciorinarsi dell’indagine. La
passione per Licini (alla cui opera venne assegnato nel 1958, l’anno della morte dell’artista, il Gran
Premio Internazionale della XXIX Biennale di Venezia) sembra nata casualmente in Antonio, ma
presto capiremo che non è così: Montevidone è il paesino dove aveva una «barberia» il nonno, e nei
dintorni ha passato infanzia e adolescenza. Ripercorrere le tracce di Licini diventa così una sorta di
recherche del tempo perduto per il narratore, e Antonio, per portarla avanti liberamente, addirittura
chiude con la vita precedente. Questo intreccio di due esistenze, a distanza di anni, è uno degli
aspetti più interessanti del testo: cerco di capire te, ma perché forse voglio capire più a fondo me. La
vita di Licini diventa una prisma che permette ad Antonio di vedere rifrangersi la sua, coglierne i
vari fili, o una lente che permette di sondarla più intimamente. L’altro aspetto è il delinearsi di una
critica artistica che fa tesoro di tutti gli elementi di un’esistenza per commentarne e comprenderne
le opere, in particolare dell’elemento paesistico: e così si sviluppa una funambolica, e peraltro molto
pertinente, interpretazione del Bilico (1934, appartenente alla fase astratto-costruttivista del pittore)
che viene accostato ai famosi trabocchi (antiche “macchine” da pesca) della costa abruzzesemarchigiana.
E così vediamo come le opere più mirabili del pittore, Olandesi volanti, Angeli ribelli,
Amalassunte, siano nate tra gli anni Quaranta e gli anni Cinquanta in quel piccolo studiolo − dove
aleggia la voce dell’amata moglie svedese − che ci è stato presentato all’inizio, in un piccolo paese
delle colline marchigiane, in cui Licini tornò negli anni Trenta e di cui fu a lungo sindaco nel
secondo dopoguerra. Naturalmente queste opere sono il distillato di una vita ricca di esperienze, la
Bologna dell’Accademia, negli anni Dieci, con Morandi e Giacomo Vespignani, la Grande Guerra
che rese Licini zoppo, la Parigi del primo dopoguerra con Modì prossimo alla morte… Tutti
sappiamo che il marchigiano Leopardi scrisse le sue opere più ispirate a Recanati nel palazzo
“avito”, e così probabilmente è stato anche per Licini, accomunato al grande Giacomo dalla
passione per la luna, di cui le Amalassunte non sono che estrose e fantastiche metamorfosi. Un
uomo del posto dice ad Antonio: «Che cavolo so che facèa, parlava alla luna», non c’era dubbio
«Amalassunta sarìa la luna». C’è ancora molto altro in questo denso lavoro: una balena arenata
sulla costa teatina, una nonna che borbotta incantesimi, un dialogo immaginario con Morandi, un
ospedale militare, un’infermiera affettuosa…
Insomma un oggetto inusuale, L’Amalassunta, perfetto nel suo genere, senza sbavature, che
emerge con sprezzatura sull’odierno mainstream narrativo, tanto più notevole se si pensa alla
giovane età dell’autore.

* * * 

Pier Franco Brandimarte Torano Nuovo (TE), 1986. Si laurea a Bologna in Scienze Politiche e Mass Media e Politica. Ha disegnato vignette di satira. Scrive favole e spettacoli teatrali per bambini. Si interessa di avifauna. Nel 2013 termina L’Amalassunta, il suo primo romanzo. Attualmente lavora al secondo.

Simone Giorgi Roma, 1981. Vive e lavora a Roma. Si è laureato in Storia del teatro con una tesi su Elsa Morante. Nel 2012 è stato finalista al Premio Calvino. Attualmente lavora per il programma televisivo “Sconosciuti” (Rai Tre).

Francesco Paolo Maria Di Salvia Salerno, 1982. Vive a Praga. Suoi testi sono stati selezionati per Subway Letteratura, La gettoniera di vibrisse, Esor-dire. Ha vinto il XXXII Concorso Nazionale per il Racconto Sportivo del CONI. Diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia, ha lavorato nei reparti di produzione, sceneggiatura e regia di cinema e TV. Attualmente è freelance nel settore IT e si occupa di web semantico, contenuti e traduzione.

 

Il Premio Calvino, o “PIC” – sigla nata sul web e ormai ufficialmente riportata dalla Treccani – fu fondato a Torino nel 1985, poco dopo la morte di Italo Calvino, come omaggio allo scrittore italiano che, più di ogni altro, fu impegnato nella scoperta di nuovi talenti letterari. Tra i fondatori celebri, Natalia Ginzburg, Norberto Bobbio, Lalla Romano, Cesare Segre.

Il PIC si propone di svolgere un ruolo di ponte tra l’universo degli scrittori inediti e il mondo dell’editoria, del pubblico e della critica. Per questo il Premio non ha voluto definire una propria linea critica né privilegiare determinati generi letterari. L’interesse è per le opere prime inedite di narrativa capaci di rappresentare tendenze nuove e stili originali.

La cerimonia di Premiazione è l’occasione in cui editori, editor e operatori culturali possono entrare in contatto con i finalisti e dare l’avvio a quei rapporti che potranno portare alla pubblicazione. Non manca, nella storia del Premio, un aneddoto originale: alla I edizione esso non venne assegnato, poiché nessuno dei finalisti fu ritenuto all’altezza del riconoscimento. Si trattò di un piccolo gossip letterario che ebbe però un’ampia eco mediatica e che ancora oggi dà l’idea non solo della serietà e della severità del Premio, ma anche della durezza della competizione…

© Letteratitudine

LetteratitudineBlog / LetteratitudineNews / LetteratitudineRadio / LetteratitudineVideo