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IL GUSTO PROIBITO DELLO ZENZERO, di Jamie Ford

maggio 26, 2014

IL GUSTO PROIBITO DELLO ZENZERO, di Jamie Ford (Garzanti, traduz. di Laura Noulian)

di Vito Caruso

Uscito all’inizio del 2009 negli USA, assurto al rango meritato di bestseller già col passaparola (immaginate con la Rete!), oggetto di numerose ristampe, pubblicato in Italia all’inizio del 2010, è un romanzo scritto benissimo che sa toccare il cuore e difficilmente sarà dimenticato.
Nasce da un racconto in cui Jamie Ford (discendente da un bisnonno cinese emigrato dalla Cina a San Francisco nel 1865, cresciuto nel quartiere cinese di Seattle, residente con moglie e sei figli nel Montana) parla di un bambino cinese innamorato di una ragazzina giapponese nel 1942, in un momento storico in cui la seconda guerra mondiale fa diventare i giapponesi acerrimi nemici del popolo americano dopo l’attacco di Pearl Harbor e comporta, come odiosa ritorsione “interna” degli statunitensi, quella di creare dei campi di “rilocalizzazione” o di “internamento” per i giapponesi, solo di origine va precisato, perché già sono cittadini americani, pagina poco conosciuta negli USA sino al 1980 ed ignorata dagli europei.
La trama del libro alterna capitoli che narrano la dolcissima storia d’amore di Henry e Keiko ai tempi della guerra (1942-1945), accomunati dalla passione per la musica jazz ed in particolare per un mitico vinile 78 giri del pioniere Oscar Golden, con personaggi di contorno come l’indimenticabile sassofonista dal cuore d’oro Sheldon, quasi un fratello maggiore, a dispetto di Cina contro Giappone, USA contro Giappone, padre contro figlio (memorabile il papà di Henry, invadente, a modo suo per amore, sino all’ultimo rantolo di vita con quel “l’ho fatto per te”), ottuso razzismo dei compagni di scuola e sradicamento dal luogo di origine e dagli oggetti più cari, e capitoli che raccontano di Henry 40 anni dopo, nel 1986, del tunnel del cancro che si è portato nella tomba l’amata moglie Ethel, del brillante figlio Marty, della straordinaria nuora Samantha e di un destino che lo riporterà ad aggiustare le “sue cose” con Keiko e a riprendere dal punto in cui si erano lasciati, quarant’anni prima, come se non avessero vissuto lontani per tutto quel tempo.Il finale è un po’ precipitoso, ma è anche vero che si vorrebbe allungare il più possibile il piacere di una lettura che riconcilia alla grande letteratura, che è anche mirabile capacità descrittiva, di una Seattle nelle sue diverse parti, il quartiere cinese e quello giapponese, gli edifici e il jazz club, che pare di essere lì. Assolutamente da leggere.

© Letteratitudine

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