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VANNI SANTONI ci racconta TERRA IGNOTA

maggio 28, 2014

Vanni SantoniVANNI SANTONI ci racconta il suo romanzo TERRA IGNOTA (Mondadori). Ieri abbiamo pubblicato un estratto del libro.

di Vanni Santoni

Di Terra ignota sono state date tante definizioni: “fantasy puro”, “action fantasy”, “fantasy postmoderno”, “shonen”; alcuni commentatori hanno parlato rispettivamente di “fantasy classico” e “fantasy atipico” (due definizioni apparentemente opposte), e finanche di “fantasy per letterati”, o ancora di “ponte tra fantastico colto e fantastico popolare”.
In realtà sono tutte etichette sensate, a seconda della prospettiva da cui si guarda al testo.

Sicuramente Terra ignota è un “fantasy puro” nella misura in cui narra una classica storia di avventura e formazione in un mondo immaginario e d’impronta medievale, in cui la magia ha un ruolo rilevante: abbiamo una ragazzina dotata di una forza sovrumana e di un’altrettanto sovrumana testardaggine che, trovando il proprio villaggio distrutto e la propria miglior amica rapita, decide di fare tutto da sola – ritrovare l’amica e vendicarsi – anche se le cose ovviamente non andranno come previsto, catapultandola nelle più disparate peripezie in lungo e in largo per il mondo.

Allo stesso modo Terra ignota è un “action fantasy” e uno “shonen” – per shonen si intende quel sottogenere del fumetto giapponese dove l’azione si combina all’avere protagonisti adolescenti o preadolescenti – dato che pone grossa attenzione ai duelli e agli scontri, “mosse” incluse, una scelta fatta nella consapevolezza che oggi quello che era uno stilema del cinema di arti marziali di Hong Kong ha innervato, passando proprio dai fumetti e dai cartoni animati giapponesi, l’estetica di tutti i prodotti culturali di genere avventuroso. E dallo “shonen” Terra ignota mutua anche molte caratteristiche della protagonista: possiamo ben dire che la mia Ailis è tanto figlia dell’Alice di Carroll quanto del Goku di Toriyama.

Circa la diade “fantasy atipico” / “fantasy classico”, alcuni dei primi commentatori hanno ravvisato un’innovazione nella lingua che ho scelto, la quale alterna forme sintattiche arcaiche (il prologo ad esempio è calcato su parti del Gilgamesh e delle Scritture) e dialoghi più moderni e immediati – certo volevo evitare quella lingua “anticata”, di maniera, tutta “messere” e “madamigella”, che infesta molta narrativa fantasy. Anche a livello strutturale, benché l’arco narrativo sia dei più classici, ho scelto capitoli brevi, spesso con salti temporali tra l’uno e l’altro, un approccio tipico della narrativa di genere più recente. Alcuni hanno visto un tratto d’innovazione nell’impostazione largamente al femminile del romanzo, in un genere abbastanza “maschilista”. Non solo la protagonista, Ailis, è una donna, ma quasi tutti i personaggi principali, dalle altre ‘figlie del rito’ Brigid, Lorlei e Morigan, alla controparte di Ailis, Vevisa, sono femmine, e ci sono anche vari personaggi queer, ma a onor del vero va detto che già uno dei più grandi fantasy contemporanei, la serie Queste oscure materie di Philip Pullman, aveva come personaggio principale una ragazzina, e dopo di esso non sono state poche le protagoniste al femminile.
Dall’altro lato possiamo però anche definire Terra ignota come un “fantasy classico” nel suo contenere molti topos del genere: per quanto io rifugga dalla “maniera” post-tolkieniana (e dunque niente nani o elfi), il lettore vi troverà terribili incantesimi, draghi colossali, cavalieri neri, città sommerse, battaglie campali, personaggi dall’identità nascosta, tradimenti, agnizioni, spade magiche e foreste incantate, tutti ingredienti tipici di questo genere, oltre che del mito e della fiaba – e proposito di mito e fiaba, è bene ricordare quanto importanti sono stati gli studi di Frazer e Propp, mi riferisco anzitutto al Ramo d’oro e a Morfologia della fiaba, nell’aiutarmi a definire la struttura profonda del romanzo.

Terra ignota è poi certamente anche un “fantasy postmoderno”, sia per i suddetti, ed estremamente pianificati, riferimenti strutturali, sia perché fa largo uso della tecnica del pastiche, così come dell’ibridazione tra fonti “alte” e fonti “basse”, una scelta che nasce dalla consapevolezza del fatto che il primo fantasy – penso a Tolkien, penso a Howard, penso a Eddison – nel fare questo stesso lavoro, si configurava come letteratura modernista, non meno, che so, della Wasteland di Eliot, e quindi mi è venuto naturale fare il passo successivo e provare a entrare negli ibridatissimi territori del postmodernismo. Una lettrice, a una presentazione veronese, ha detto che Terra ignota starebbe al fantasy come il Django di Tarantino sta al western: un accostamento che mi onora fin troppo, ma che è certamente corretto dal punto di vista strutturale.

Circa, infine, definizioni come “fantasy per letterati” o “ponte tra fantastico colto e fantastico popolare”, credo che siano comprese in quella di “fantasy postmoderno”, ma meritano una precisazione: sicuramente Terra ignota è “fantasy per letterati” nella misura in cui, contenendo migliaia di riferimenti intertestuali, lo si gode di più se se ne colgono almeno un po’, ma proprio in quanto “ponte” esso mira – e anzi ne fa un punto d’onore – a mantenere sempre due livelli di lettura: chi non coglierà i rimandi a Guénon, a Crowley, al Calvino delle Città invisibili, a Papini, ad Ariosto, Shakespeare, Virgilio, Omero o al Gilgamesh (ma potrei dire anche Berserk, Battle angel Alita, Naruto e Ken il guerriero, oppure, virando sul cinema, Conan il barbaro, Excalibur, Willow, Lady Hawke, Cabiria, La montagna sacra…), potrà comunque godersi una onesta e “popolare” storia di avventure, incantesimi, viaggi in lande fantastiche e gran mazzate a malvagi cavalieri.

(Riproduzione riservata)

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Vanni Santoni (Montevarchi, 1978), scrittore e giornalista, ha pubblicato, tra gli altri, i romanzi Gli interessi in comune (Feltrinelli 2008), Se fossi fuoco arderei Firenze (Laterza 2011), Terra ignota (Mondadori 2013) e, da fondatore e coordinatore, In territorio nemico (minimum fax 2013).
Collabora col Corriere Fiorentino e con La Lettura del Corriere della Sera. Dal 2012 dirige la narrativa di Tunué – Edizioni dell’immaginario.

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