Archivio

Archive for giugno 2014

LUI COSI’ ESTRANEO, di Francesca Marone tra i romanzi segnalati dal Premio Calvino 2014

francesca-g-maroneLUI COSI’ ESTRANEO, di Francesca G. Marone tra i romanzi segnalati dal Premio Calvino 2014

di Massimo Maugeri

Sono molto felice nell’apprendere la notizia che, tra i segnalati dell’edizione 2014 del Premio Calvino, figura anche la “nostra” Francesca Marone (nella foto accanto), curatrice dello spazio di Letteratitudine chiamato Osservatorio LitBlog. Francesca concorreva con un romanzo inedito intitolato “Lui così estraneo“.
La frase indicata come motivazione del riconoscimento è la seguente: “per il lacerante scandaglio di un’interiorità femminile”.
Di seguito, una scheda del libro, una breve “chiacchierata” con Francesca e un piccolo assaggio del testo…

Maria Giulia, una donna separata con figli, attraversa il percorso della malattia e della morte del padre provando la più profonda incapacità di amare e di perdonare. Scopre, leggendo vecchie lettere l’esistenza di una vita a Praga, e forse di un figlio segreto di suo padre. Intraprende un viaggio alla ricerca della verità che lei crede necessaria alla sua vita. In un doloroso scandaglio interiore, fatto di ritorni al passato e di ferite mai sanate, la donna indaga nell’estraneità dei sentimenti che l’hanno accompagnata nel corso dell’esistenza. Uno spiraglio di speranza per guardare la vita con occhi diversi e perdonare se stessa le permetterà di aprirsi a una delle scelte d’amore più coraggiose.

– Cara Francesca, raccontaci qualcosa di questo tuo libro…
Questo libro è molto importante per me, certamente imperfetto e di questo sono cosciente ma molto necessario. Pur non essendo particolarmente lungo ha impiegato circa quattro anni a venir fuori e materializzarsi su carta. E’ nato da una esigenza profonda di comprendere quanto il perdonare sia un processo così tortuoso e poco connaturato anche in un legame di sangue come quello fra un padre e una figlia. Non vi è nulla di scontato nelle relazioni affettive, essere legati non implica necessariamente avere confidenza, intimità e fiducia l’uno con l’altra. E’ doloroso ammetterlo per primo a se stessi. Poi da questa esigenza, e dalla maturazione interiore di un dolore, è nato il coraggio di imbastire una storia che narra di una donna intrappolata in una vita a metà dopo la separazione e in un rapporto tormentato con il padre il quale è vissuto come se fosse un estraneo tutto da scoprire. Estraneo però è in realtà il sentimento dell’amore che lei non riesce a riconoscere nemmeno in se stessa.

– Nella frase pubblicata sul sito del Premio, estrapolata dalle motivazioni, leggiamo: “per il lacerante scandaglio di un’interiorità femminile”. Ti ci ritrovi? Leggi tutto…

MORTE ALL’ACROPOLI, di Andrea Maggi

ANDREA MAGGI ci racconta MORTE ALL’ACROPOLI (Garzanti). Le prime pagine del romanzo sono disponibili qui…

di Andrea Maggi

Uno dei primi libri che ricordo di aver letto, o meglio, di aver contemplato, raccontava i miti greci più famosi. Avrò avuto otto anni. Sulla copertina, l’immagine dominante di Atena, dipinta come su un vaso a figure rosse. La dea, in posa di profilo, indossava un peplo il cui drappeggio ricordava le onde del mare e un elmo dal cimiero bianco latte. La sinistra reggeva uno scudo con l’effigie di una civetta. La destra, levata sopra la testa, impugnava una lancia ed era pronta al tiro. Ai suoi piedi strisciava un serpente, mansueto come un cagnolino. Ciò che mi emozionava più di tutto era lo sguardo della dea. Altero. Spietato. Imperturbabile. Intelligente, soprattutto. Niente l’avrebbe potuto piegare.
Per me fu amore a prima vista. Da allora, il mondo dell’antichità è entrato nel mio cuore e vi ha lasciato un segno indelebile.
La ragione per cui ho deciso di scrivere un thriller a sfondo storico è presto detto. Per divertirmi e per divertire. E per farlo ho voluto fondere due mie grandi passioni: il poliziesco e la storia.
In realtà, come ogni scrittore, scrivendo Morte all’Acropoli ho voluto fornire tra le righe una chiave interpretativa, la mia chiave interpretativa, per capire un po’ meglio il nostro presente. Per farlo, ho deciso di affrontare un viaggio a ritroso nel tempo e di calare il thriller e le indagini del mio eroe Apollofane nella città che rappresenta per antonomasia lo splendore dell’antichità: Atene. L’Atene del mio romanzo è ancora una capitale culturale, ma non è più la stessa di Pericle. È una città sulla via del declino, che ha già conosciuto la sconfitta per opera degli Spartani prima e dei Macedoni poi. L’Atene in cui vive e agisce Apollofane è in crisi, piegata da difficoltà economiche dovute al costo della guerra e da una corruzione che mina le assi portanti della prima democrazia della storia.
Non so se tutto questo a qualcuno ricorda qualcosa. Leggi tutto…

SIBBER, di Walter Nardon

SIBBER, di Walter Nardon
(Effigie, 2014)

recensione di Claudio Morandini

Sibber” di Walter Nardon (Effigie, 2014) è uno strano romanzo in cui sembra non accadere nulla, e invece accadono molte cose, tutte importanti come lo sono le cose che danno colore e qualità alla vita delle persone comuni. Sibber è per l’appunto un uomo comune che ha superato la mezz’età e di cui all’inizio non sappiamo gran che, se non che ha attirato l’attenzione dell’io narrante per una certa sua capacità di stare al mondo, di misurarlo e impreziosirlo con la grazia dei gesti e delle parole. A lui l’io narrante chiede all’inizio di partecipare a un esperimento: portare una valigia attraverso un certo percorso cittadino e farsi osservare da una certa distanza. Lo “studio” – tra la curiosità del sociologo, dell’antropologo, e quella dell’artista, o del bambino – non sembra avere altro scopo, ma finisce per confermare le qualità di Sibber, qualità sovrumane e insieme comuni, come quella di dare senso agli oggetti che tocca, agli ambienti che visita. La seconda parte del romanzo si sofferma sui preparativi di un adeguato ringraziamento per l’opera prestata da Sibber – preparativi che coinvolgono Helga, la donna quieta e curiosa con cui l’io narrante ha una relazione, la sorella di lei, il ragazzo della sorella, e che si concretizzeranno in un pomeriggio a casa di Sibber, il quale si rivela, assieme alla moglie, anche artista. Mi rendo conto, a questo punto, che il semplice riassunto rischia di non trasmettere il valore di questo romanzo, che non sta nell’intreccio, ma piuttosto nella fuga dall’intreccio, nella dimensione contemplativa che carica di un senso particolare oggetti comuni, gesti consueti e vite modeste. Restiamo anche noi affascinati, come l’io narrante, a osservare i semplici eppure fondamentali gesti di Sibber, e ci sentiamo colti dal presentimento di una rivelazione – laica, modesta, anche dimessa, ma non meno importante – che anche nella nostra vita, anche nella più quieta e ritrosa, sia possibile toccare momenti di felicità pura, in cui tutto acquisisce equilibrio e armonia, e gli screzi e i dissapori del mondo sfocano, le malinconie si ridimensionano, le angosce possono essere accolte come piccole irregolarità all’interno di un mondo di sostanziale bellezza.
La luminosità di Sibber, il suo potere “festivizzante”, contagia anche coloro che sono in contatto con lui, anche, per dire, il cane, un bassotto che sembra attraversare il mondo (cioè la cittadina senza nome in cui si svolgono le vicende) con la stessa “dignità onesta e dimessa” del padrone: “Per lui, come per Sibber, non esisteva una situazione, ma solo il progressivo venire in luce di una materia oscura che si animava”.
“Sibber era davvero eccezionale” annota il narratore, incantato. “Avanzava con un passo quasi signorile, ben lontano da quello del facchino che aveva pensato di sentirsi quando gli avevo assegnato l’incarico”. Egli porta quella valigia come se fosse sempre stata sua, come se ne conoscesse il contenuto, come se rivivesse la quotidianità in una dimensione di quieta eccezionalità: “Credo che in quel momento la sua fantasia sia riuscita a concepire che la normalità, vissuta nella sua dimensione più comune, è la dimensione nella quale si celano un po’ tutti i misteri”. Ogni oggetto da lui toccato reca in sé per sempre “la sua impronta, un’impronta augurale”.
L’autorevolezza di Sibber, “autore definitivo di gesti quotidiani”, nel compiere le azioni più elementari e nel caricarle di un significato straordinario, secondo una sua “modalità estremamente misurata e insieme incredibilmente disinvolta”, porta le cose oltre i loro confini comuni, le rende “memorabili”. “Sibber poteva rendere esemplare e memorabile perfino il gesto di aprire una porta” ci dice il narratore; “preso in mano un oggetto sapeva scorgerne, in maniera misteriosa, la storia della materia”. Leggi tutto…

I SEGNALATI AL PREMIO CALVINO 2014

I CONCORRENTI SEGNALATI ALLA XXVII EDIZIONE DEL PREMIO CALVINO

L’Associazione per il Premio Italo Calvino ha comunicato l’elenco delle opere segnalate dal Comitato di lettura

Francesca ASTORRI
Marco BERRETTINI
Davide BOTTERO
Daniele BOTTI
Sergio COMPAGNUCCI
Adele COSTANZO
Annamaria DI MICHELE
Daniel DI SCHÜLER
Carla FIORENTINO
Bernardo Oderzo GABRIELI
Monica GENTILE
Francesca MARONE
Elisabetta PASTORE
Lorenzo PEDROTTI
Marco PELLICCIOLI
Roberto PERETTO
Stefano PERRICONE
Davide POTENTE
Marco RINALDI
Eleonora Natascia VOLPE
Daniela ZUCCOTTI

Di seguito, una sintesi delle motivazioni:
Leggi tutto…

GITA AL FARO 2014

3^ EDIZIONE DEL FESTIVAL LETTERARIO di VENTOTENE

Gita al faro

Gita Al Faro

Scrittori al confino

23/29 giugno 2014

PREMIO GUTENBERG 2013 assegnato dall’Associazione italiana del libro

Nella suggestiva cornice dell’isola di Ventotene, si svolgerà dal 23 al 29 giugno la terza edizione del Festival Letterario Gita al Faro (il cui titolo trae ispirazione dall’omonimo romanzo di Virginia Woolf), organizzato dall’ Associazione Culturale Tùrbìne e studio mun in collaborazione con il Comune di Ventotene, da un’idea di Lidia Ravera.

Un coraggioso drappello di militanti della letteratura è invitato ogni anno a trascorre una settimana sull’isola per scrivere un inedito ispirato a e da Ventotene.

Cinque scrittrici e quattro scrittori confinati per sei giorni sull’isola di Ventotene, a scontare il loro privilegio: essere scrittrici, essere scrittori. Condannati a esercitare il dono supremo dello sguardo, quell’attenzione mirata che genera storie, quindi a scrivere un racconto ispirato all’isola o dall’isola e infine a sottoporlo al pubblico, in due serate reading, in un teatro affacciato sul mare e illuminato dalla luce intermittente del Faro.

La direzione artistica passa da Sandra Petrignani, che per sopraggiunti carichi professionali non potrà garantire quest’anno la sua presenza né una continuità di impegno con il festival nel futuro, a Loredana Lipperini, già ospite come scrittrice la scorsa edizione. Tale avvicendamento inaugura un passaggio di consegne per la direzione artistica, che di anno in anno andrà ad una delle scrittrici ospiti.

Il festival, dal format inedito nel panorama degli eventi culturali, si pone l’obiettivo di trasformare il “confino letterario” sull’isola in un laboratorio creativo, che permetta agli autori e al pubblico di vivere la scrittura e condividerla nel momento stesso in cui il pensiero diventa parola. Ne emerge una formula di cultura partecipata nelle sue fasi di ideazione, progettazione e realizzazione, basata su un forte coinvolgimento delle realtà locali, quali partner attivi della manifestazione, attraverso visite guidate e interazione con gli isolani per rilancio del ricco patrimonio storico, artistico e ambientale dell’isola.

Ventotene diventa così un luogo privilegiato da cui guardare il mondo, reinterpretato attraverso le parole e il pensiero degli scrittori.

Uno speciale appuntamento, come di consueto, sarà dedicato a Virginia Woolf, un omaggio alla scrittrice a cura, quest’anno, di Chiara Valerio.

GLI OSPITI:

Daria Bignardi (Mondadori) • Giovanni Cocco (Feltrinelli) • Marcello Fois (Einaudi) • Antonella Lattanzi (Einaudi) •  Michele Mari (Einaudi) • Elisabetta Rasy (Mondadori) • Elisa Ruotolo (Nottetempo) • Stefano Sgambati (Minimum fax) •  Mariolina Venezia (Bompiani)

Come per ogni edizione, gli inediti saranno pubblicati in una raccolta dal titolo L’isola delle storie, all’interno della nuova collana “Lenticchie” edita dalla casa editrice e libreria Ultima Spiaggia di Ventotene.

* * *

IL PROGRAMMA Leggi tutto…

LE ROTTE DEL VENTO

LE ROTTE DEL VENTOLe rotte del vento (Los rumbos del viento), di Maria Teresa Santalucia Scibona (Raffaelli Editore)
Prefazione di Renzo Montagnoli

 di Renzo Montagnoli

Dalle sommità dell’Appennino scende il vento, precipita in forre oscure, da cui poi risale per rotolare lungo le chine delle dolci colline senesi e infine va a placare la sua irruenza, distendendosi nell’amena e bucolica campagna toscana. Viene e porta con sé voci armoniche, versi soffusi di languida malinconia che l’esile, ma ferma mano di Maria Teresa Santalucia Scibona ha segnato su fogli di carta bianca che ora svolazzano, s’insinuano in ogni pertugio, fino a quando trovano una finestra aperta e, quasi per miracolo, si ricompongono sul mio tavolo.
Ed è così che li leggo, ancora odorosi di resina di pino, ancor olezzanti delle mille essenze vitali di una natura che mi par di sentire amica. E sono d’amicizia queste poesie, dedicate quasi tutte a persone con cui l’autrice è riuscita a entrare in sintonia, tanto che l’hanno ispirata. Per quanto i temi discussi siano i più vari, di questa natura c’è più di una traccia, c’è anzi un estatico abbandono da cui riemergere per mostrare, quasi con stupore, quanto immensamente l’anima sia stata nutrita, coccolata, vezzeggiata dall’assoluta bellezza e perfezione del creato, di cui i versi possono solo darci un’idea, per quanto sapientemente esposta (Altrove, in un altro emisfero / la notte abbandonò l’alcova. / Il giorno ancora assopito, / salutava l’alba mollemente / adagiata nel divano di stelle. /… oppure ancora …/ Nel tramonto ramato / non v’era alcuno, oltre me / nella silente solitudine. / Cresceva il desiderio di calarmi / fra gli spazi votivi dell’anima, per godere con lo stupore / di bimbo, l’incanto del creato.). Fra l’altro, la lirica che ho sopra riportato, oltre a essere esplicativa di quel concetto di estasi, nell’ambito della produzione di Maria Teresa Santalucia Scibona mi sembrano che con altre di questa raccolta possano costituire ancora una volta una significativa conferma di una spiccata predisposizione per un’analisi attenta del destino umano, come appare più evidente nella poesia che dona il titolo all’intera silloge. Mi riferisco a Le rotte del vento, dedicata Giampaolo Rugarli, noto narratore italiano. Credo che valga la pena di riportarla per intero: Nel mare ondeggiante / la carena silente / solca i flutti l’infrange. / Senza indizio riga / la traccia del tragitto. / Ospiti di scarsi giorni, // anche noi corrucciati / bramosi gaudenti / di terrene delizie / navighiamo a vista / eludendo ignari / le rotte del vento. In pochi versi concisi è riportata la vita di ogni uomo con una metafora di un Titanic che procede senza una meta ben precisa, cercando, inconsapevolmente, di evitare quelle rotte del vento che poi sono frutto della natura, rientrano in un disegno complesso, imprevedibile e incomprensibile, su cui si basa tutto il Creato. È tuttavia la sensibilità individuale che ci conduce a esprimerci mediando ciò che intendiamo dire con ciò che osserviamo e quello che i nostri occhi vedono è la perfezione assoluta della natura, di cui noi stessi siamo umile parte. E questa osservazione è frutto di una trascendenza che ci porta a vedere anche e soprattutto con l’anima.
Leggi tutto…

SALVIAMO DALL’OBLIO LE OPERE LETTERARIE MERITEVOLI

SALVIAMO DALL’OBLIO LE OPERE LETTERARIE MERITEVOLI

Ionidi Massimo Maugeri

Quante sono le opere letterarie meritevoli di essere salvate dall’oblio e che, invece, nel corso degli anni, sono state risucchiate dal gorgo dei libri dimenticati? E che possibilità hanno tali opere di tornare a galla in un contesto editoriale come quello odierno, caratterizzato dalla paradossale compresenza della sovrapproduzione di novità e del calo delle vendite?
La “questione”, per così dire, è di natura nazionale. Ogni regione ha dato i natali a scrittori che dovrebbero essere ricordati e letti per la qualità delle loro pagine, ma che – nei fatti – sono stati espulsi dai cataloghi delle case editrici. Rivedere pubblicate le opere integrali di questi autori – dato il contesto sopradescritto – non è facile; ma non è neppure impossibile. Gli esempi non mancano. Da poche settimane due romanzi sono tornati alla luce grazie al contributo della saggista e critica letteraria Daniela Marcheschi (che ne ha firmato le note critiche introduttive): “Ioni” di Dino Terra (Roma, 1903 – Firenze, 1995) ri-edito da Marsilio e “Mala Castra” di Remo Teglia (Altopascio, 1913 – Altopascio, 1975) ri-edito da Avagliano.
Ioni”, fu pubblicato originariamente nel 1929 da Alpes, poche settimane prima degli “Indifferenti” di Moravia: «Come appunto due ioni, Ramik e Jone si attraggono, si amano e si respingono, al di là della morale borghese dell’epoca fascista e in nome di pulsioni e desideri che si perdono nelle più segrete ragioni del corpo e della psiche». Come sottolinea la Marcheschi, qui Dino Terra ironizza sulla follia degli esseri umani e della società del suo tempo, inaugurando un nuovo realismo e tracciando un’inedita e singolare via per il romanzo italiano novecentesco.
Mala CastraMala Castra” uscì ne “I Coralli” della Einaudi nel 1965 ed è un romanzo di guerra ambientato nei Balcani che racconta le vicende di un battaglione italiano alle prese con la guerriglia macedone nel 1943: «Romanzo corale dove protagonisti sono i soldati nella eterna partita a scacchi con la morte». Opera che, appunto, evidenzia la disumanizzazione generata dalla guerra e dall’attesa dell’incombente evento fatale.
Recuperare opere letterarie dimenticate è l’obiettivo principale di una nuova casa editrice siciliana con sede a Palermo: “I Buoni Cugini Editori”, che cominceranno con la ripubblicazione dell’opera omnia e integrale di Luigi Natoli, in arte William Galt (Palermo, 1857 – Palermo, 1941), in edizioni arricchite dalle illustrazioni inedite di Niccolò Pizzorno. Proprio in questi giorni giunge in libreria la trilogia dei romanzi del Risorgimento italiano di Natoli: “Braccio di ferro. Avventure di un carbonaro”, “I morti tornano…” e “Chi l’uccise?”
Ai lettori, adesso, il compito di contribuire al salvataggio delle opere a cui abbiamo fatto cenno includendole tra le proprie letture estive.
Leggi tutto…

GIALLOFERRARA 2014 – dall’11 al 13 luglio

Rassegna Giallo FerraraGIALLOFERRARA 2014 – dall’11 al 13 luglio

A Ferrara il dialogo fra giallisti, noiristi, fumettisti, disegnatori e sceneggiatori del crimine avverrà nella cornice medievale delle mura estensi, che nel week end dell’11, 12 e 13 luglio vibreranno di vera suspence. Tra Palazzo Paradiso e la libreria Feltrinelli si susseguiranno molteplici iniziative, legate dal filo Giallo di una letteratura appassionante e appassionata.

Di seguito un estratto, del comunicato inviato dall’ufficio stampa:

“Era una delle solite notti buie e tempestose dell’inverno ferrarese, quando due coraggiosi letterati decisero di destare la cittadina con qualcosa di straordinario, la prima edizione di un festival unico nel suo genere: la rassegna GialloFerrara. Matteo Bianchi e Riccardo Corazza non risparmiarono le forze, e chiamarono a raccolta le migliori tra le penne nazionali distintesi per la loro maestria nel districare ingarbugliati enigmi: risposero all’appello Alfredo Castelli, Claudio Chiaverotti, Andrea Cotti, Sandrone Dazieri, Maurizio de Giovanni, Romano De Marco. Non si attardarono ad accorrere nemmeno Lorenza Ghinelli, Nicola Manuppelli, Angelo Marenzana, Gianluca Morozzi, Luca Poldelmengo, Carlo Riberti e Stefano Visonà. Un insperato aiuto arrivò dai compagni d’arme più vicini Stefano Bonazzi, Davide Bregola, Gaia Conventi, Luca Malaguti, Lorenzo Mazzoni e Marcello Simoni. Ma l’inchiostro versato non bastò a risolvere i crimini e i delitti delle nebbie locali: le indagini proseguiranno fino al secondo week end di luglio, e solo allora potrà trovare risoluzione l’infinito mistero, grazie alla partecipazione di  Marco Belli, Davide Bonesi, Delmiglio Editore, Sara Magnoli, Angela Poli, Roberto Roda, Stefano Scansani ed Eugenia Serravalli. Solo un pubblico attento potrà individuare la verità indagando sulle scene del crimine, ovvero l’insospettabile libreria Feltrinelli e il periglioso Palazzo Paradiso. Non mancheranno colpi di scena ed eventi a sorpresa… STAY TUNED! ”

 

Il programma completo del festival:
Leggi tutto…

Categorie:Eventi Tag:

LA MILANESIANA 2014: dal 23 giugno al 10 luglio

La Milanesiana

EdoardoNesi_SalaCariatidi2013LA MILANESIANA 2014: Dal 23 giugno al 10 luglio 2014 a Milano e Torino

La 15° edizione de La Milanesiana (manifestazione ideata e diretta da Elisabetta Sgarbi), dal 23 giugno al 10 luglio 2014 a Milano e Torino, è dedicata alla Fortuna/Destino. In programma più di 40 appuntamenti, con più di 160 artisti pluripremiati da 32 Paesidiversi. Oltre agli incontri con gli autori, il cartellone è composto da 6 mostre7 appuntamenti teatrali (di cui 2 prime), 19 concerti 10 proiezioni, con spettacoli in gran parte commissionati dalla Milanesiana e qui presentati per la prima volta.

Accanto agli storici luoghi della città che da sempre la ospitano, come il Teatro Dal Verme, la Sala Buzzati del Corriere della Sera e lo Spazio Oberdan, La Milanesiana entrerà in molti spazi inediti: Palazzo Edison, Palazzo Corio-Casati della Banca Popolare di Milano, la Pinacoteca di Brera, il Piccolo Teatro Paolo Grassi, l’Università IULM, il Politecnico, lo Spazio TeatroNo’hma e la Cavallerizza del FAI.
La Milanesiana 2014 consolida inoltre il rapporto con Torino e il Circolo dei Lettori, con tre appuntamenti tra Letteratura e Musica e una mostra.

* * *

»scarica il programma completo (pdf.pdf,1.40 Mb)

Il programma in pillole

La Milanesiana 2014 è composta da tre sezioni, a cui si aggiungono gli eventi di Torino

Leggi tutto…

Categorie:Eventi Tag:

Talk show sulle eccellenze siciliane: libreria Mondadori Diana – Catania, 23 giugno

Alla libreria Mondadori Diana di Catania un talk show sulle eccellenze siciliane

Header negozio

Una conversazione sulle “eccellenze siciliane”. Si terrà alla Libreria Mondadori Diana di via Umberto 13 alle ore 18,30 del 23 giugno 2014. Il dinamico “talk show” è organizzato da Sicilia&Donna, bimestrale femminile edito da Sicilia New Media, e da Banca Mediolanum in collaborazione con la libreria Mondadori Diana. Sarà condotto dal giornalista Antonio Iacona.

Tre ambiti differenti al centro dell’attenzione: da un lato l’imprenditoria, dall’altro il mondo hi tech e infine la cultura. Ne saranno protagonisti Riccardo D’Angelo, Ceo di Edison Web, azienda di Mirabella Imbaccari, software house innovativa e all’avanguardia nello sviluppo di applicazioni per il Web; lo scrittore Massimo Maugeri che a marzo dello scorso anno ha pubblicato il suo ultimo romanzo per le edizioni e/o, “Trinacria Park”che si è aggiudicato il Premio Vittorini. Ha ideato e gestisce Letteratitudine www.letteratitudine.blog.kataweb.it– blog letterario d’autore del Gruppo L’Espresso.

Infine c’è Antonio Rosano, imprenditore che si muove nel settore agroalimentare.

L’ingresso è gratuito.
Leggi tutto…

AL VIA LA NUOVA EDIZIONE DEL PREMIO CALVINO

28^ EDIZIONE DEL PREMIO CALVINO: APERTE LE ISCRIZIONI ALLA NUOVA EDIZIONE DEL PREMIO LETTERARIO DEDICATO AGLI AUTORI ESORDIENTI

Il Premio Italo Calvino giunge alla sua XXVIII edizione. È aperto il Bando 2014-2015, scaricabile dal sito www.premiocalvino.it

Sarà possibile inviare i manoscritti fino al 30 settembre 2014.

Sul sito si trovano, oltre al Bando, le Istruzioni per iscriversi e il Modulo di iscrizione.
Per eventuali dubbi si invitia a consultare la sezione Domande frequenti.

Segnaliamo i seguenti link…

FRANCESCO ROAT racconta HITLER MON AMOUR

F. Roat leggeFRANCESCO ROAT ci racconta il suo romanzo HITLER MON AMOUR (Avagliano). Qui, i primi due capitoli del libro

di Francesco Roat

Come nasce un romanzo? Dipende da chi scrive, ovviamente. A me l’idea, l’avvio germinale di una narrazione nasce all’improvviso, soprattutto durante una nottata insonne. E di solito, accanto a questa prima cellula di vicenda ancora indeterminata, tutta da far crescere, spesso mi si presenta alla mente la prima frase del testo. Ѐ successo anche con quest’ultimo mio libro, “Hitler mon amour”, che parla della relazione fra Adolf Hitler ed Eva Braun. Come è acclarato dai dati storici, la prima volta che i due si incrociarono avvenne per caso, in una bottega dove la giovane diciassettenne Eva lavorava. Quindi io ho voluto partire da questo incontro cruciale e mi son figurato la ragazza in cima ad una scala, mentre stava appendendo un quadretto ad un muro. Hitler la osserva ed è attirato dalle sue gambe snelle. Ed ecco l’incipit: “Ero sospesa a mezz’aria quando sei entrato in negozio e nella mia vita. La piccola Eva alle prese col gran re dei cervi da appendere su una parete troppo spogliaˮ. Tra loro è una subitanea attrazione reciproca, eppure lui e lei non potrebbero essere più diversi, più distanti. Un’impacciata adolescente, Eva. Un quarantenne politico navigato, Adolf. Borghesuccia senza troppe pretese, Eva. Candidato a divenire ben presto Führer e a conquistare mezza Europa, Adolf. La giovane donna, infine, rimarrà sino all’ultimo nell’ombra, costretta all’umile ruolo di segretaria del dittatore. Altra e non marginale differenza fra i due: a quanto risulta dalle testimonianze storiche, la Braun nazista convinta non fu mai, né ostile agli ebrei.

Insomma, questo mi ha intrigato: come sia stato possibile che personalità direi quasi antitetiche abbiano potuto condividere un rapporto emozionale intenso e duraturo. Per non parlare della decisione di restare insieme sino alla fine, prima del crollo bellico, nascosti nel Bunker scavato sotto la Cancelleria di una Berlino agonizzante, assediata dai russi. Una fine atroce conclusasi, come tutti sanno, col loro duplice suicidio. Forse però la cosa più inquietante sta sullo sfondo di questo amore tragico e cioè il fatto che non solo Eva, ma la maggior parte del popolo tedesco fu letteralmente sedotta dalla personalità, senz’altro magnetica e trascinatrice, di Hitler. Così il mio libro cerca anche di investigare l’atmosfera emozionale ed epocale che permise l’irresistibile ascesa dell’ex imbianchino, divenuto in breve tempo padrone assoluto della Germania.
Leggi tutto…

HITLER MON AMOUR, di Francesco Roat (un estratto del libro)

_0003_Hitler-Mon-Amour-3DPubblichiamo un estratto del romanzo HITLER MON AMOUR, di Francesco Roat (Avagliano, 2014)

La scheda del libro
La relazione tra il dittatore tedesco e la sua giovane amante, narrata attraverso un diario che l’autore immagina scritto febbrilmente da Eva nelle ultime ventiquattr’ore, all’interno del bunker sotto la Cancelleria del Führer, durante la conquista di Berlino da parte dell’Armata Rossa. Il potente Führer della Germania e una semplice ragazza piccolo-borghese che, a quanto risulta dalle testimonianze storiche, nazista convinta non fu mai, e neppure ostile agli ebrei: cosa unì fino alla morte due individui così profondamente diversi? La donna torna indietro con la memoria, inizia a raccontare in prima persona l’incontro a Monaco, nel 1929, con lo sconosciuto che in pochi anni sarebbe diventato il padrone della Germania e di mezza Europa. Lei è un’adolescente, lui già un uomo fatto. Iniziano a frequentarsi, malgrado la disapprovazione dei genitori della Braun. Col tempo diventa “segretaria” particolare del Führer ma mantiene sempre un ruolo appartato. Sino alla vigilia della sconfitta tedesca e al giorno in cui deciderà di condividere la sorte di Adolf. I due si sposano. Il giorno dopo il matrimonio, il 30 aprile 1945, Adolf Hitler ed Eva Braun si suicidano nel bunker della Cancelleria. Una fatale storia d’amore che non finisce di scioccare il mondo.

* * *

I primi due capitoli del romanzo HITLER MON AMOUR, di Francesco Roat (Avagliano)

1

Ero sospesa a mezz’aria quando sei entrato in negozio e nella mia vita. La piccola Eva alle prese col gran re dei cervi da appendere su una parete troppo spoglia.
Con la sinistra tenevo il quadretto contro il muro e con la destra un martello esitante. Stavo mirando giusto alla testa del chiodo, mentre ho sentito il signor Hoffmann annunciare, ruffiano: “Bentornato, Herr Wolf!”
Tu − senza rispondere a parole, ma forse con un cenno − hai fatto tre passi decisi verso il bancone (io udivo soltanto: gli occhi persi nel ritratto del maestoso anima- le). Poi c’è stato un silenzio, interminabile e tranquillo: con la sospensione di ogni impazienza, di ogni cura. La foto era appesa da un po’ e io, sempre sulla scala, ad aspettare forse solo il mio destino, già catturato dal tuo sguardo rivolto alle mie gambe.
Sei rimasto lì – quanto, mon amour? – a fissarmi, a penetrarmi sin nella natura; ma senza alcuna insolenza, senza prevaricazione.
Avevo appena diciassette anni: una ragazzina. E tu, uomo navigato, m’hai fatta donna all’istante. È stato un concedersi definitivo; anche se dopo non è successo nulla: giusto la tua mano che sorregge la mia finché scendo, mentre chiedi: “Posso aiutarla, signorina… Signorina?”
Allora ci siamo scambiati i nomi.
Tu indossavi un trench leggero, color panna, di foggia inglese. Io non ricordo che vestito avessi. Strano: ogni particolare ho presente di quel pomeriggio, ma il mio abito no. S’è aperta una falla nel mio ricordo: un buco nero mai più colmato. Il dettaglio è irrilevante, capisco bene, eppure oggi – fra tanti orrori, sotto le bombe, persa la guerra, la capitale sul punto di cadere – questa perdita mi sembra così grande. Anche se son convinta che niente finisce col perdersi del tutto; nulla svanisce mai di quel che è stato. Credo nell’eterno ritorno, come quel Nietzsche di cui tanto parlavi sempre. Noi siamo eterni, nonostante la morte. Per questo non bisogna averne paura; ma nemmeno invocarla – mon amour – come ti sento fare troppo spesso in questi giorni di lutto.
Invece allora, a Monaco, dentro quella bottega della Amalienstraße, come mi sei apparso pieno di un vitalismo incontenibile! E c’era determinazione nel grigio azzurro del tuo sguardo, la stessa regalità che avevo scorto negli occhi del gran cervo.
Poi il signor Hoffmann ci ha separati intromettendosi, venendo col tuo ritratto sotto vetro e in cornice d’argento. A chi volevi donarlo? Forse a Geli, che a quel tempo impazziva per te? Non l’ho mai più vista quella fotografia in cui posavi vestito di panno e cuoio, come un modesto Bauer tirolese. Nel ’29 io non sapevo di altre tue donne.
E anche quando ho saputo, non ero veramente gelosa.
Mi dirai: e allora perché infilare a tradimento nelle mie tasche biglietti amorosi nella speranza che Geli li leggesse?
È vero, l’ammetto, l’obiettivo era quello. Volevo venire allo scoperto e scoprire le sue carte. Nessuna gelosia, solo informarla della mia presenza; farle capire che non aveva chance, che tu eri destinato a me. Bastava solo comprendesse questa semplice, definitiva realtà. E invece − la nipotina − che ostinazione nel volerti solo per sé, povera illusa! Quando persino io, in tutti questi anni, ho dovuto dividerti con milioni di donne e di uomini che – fino a ieri – ti idolatravano.
Sì, Geli non sapeva della tua decisione di sposare la Patria. Solo con Lei hai voluto legarti indissolubilmente, nella buona e nella cattiva sorte. Io stessa a lungo sono stata incapace di rendermene conto. Ma che ne poteva sapere una ragazza come me di politica o di Terzo Reich Millenario?
Fino alla sua dissoluzione, sei stato una cosa sola con la Germania. Un matrimonio fedele, durato oltre vent’anni. E appena adesso che Lei non c’è più, acconsenti a sposarmi. Ma va bene così. Lo ripeto, non sono mai stata davvero gelosa. Avrebbe voluto dire perderti. Invece, dopo tante separazioni e lontananze ci siamo finalmente, definitivamente ritrovati. E domani sarà il gran giorno.
Ne sono grata a Dio. In tutta la mia vita non potevo augurami di meglio.
Leggi tutto…

Lib(e)r(o): aspettando Naxoslegge

 Lib(e)r(o): aspettando Naxoslegge
Aspettando Naxoslegge, la sezione che prepara all’ evento settembrino del festival che si svolge a Giardini Naxos, si snoderà nel corso della stagione estiva, con  un  titolo  davvero originale: Lib(e)r(o).
Leggendolo  senza la E, avremo  Libro, leggendolo  senza la O, avremo  Liber, leggendolo nella sua interezza, avremo Libero, antico nome latino del dio Bacco/Dioniso e nome  a noi caro, perché esprimente quel valore a cui intendiamo, il più possibile, ispirarci nelle nostre azioni di uomini e di intellettuali.
Un libro un vino sarà, infatti, il concept del progetto e,  il 26 giugno si inizia, al lido di Naxos, con Di madre in figlia di Marinella Fiume e si degusta Suaviter il nero d Avola della Cambria Vini di Furnari.
Saranno con noi l autrice del libro e Nancy Cambria della azienda vinicola ospite.
A presentare il libro interverranno Riccardo Lo Iacono, Melina Patanè. Alessandro Bruno e Anna Sferra. 
Coordina Fulvia Toscano, direttore artistico di naxoslegge.

Leggi tutto…

Categorie:Eventi Tag:,

LA MISCELA SEGRETA DI CASA OLIVARES, di Giuseppina Torregrossa

LA MISCELA SEGRETA DI CASA OLIVARESLa miscela segreta di casa Olivares, di Giuseppina Torregrossa (Mondadori)

di Vito Caruso

Isabel Allende, Gabriel Garcia Marquez… no, Giuseppina Torregrossa, anche se li ricorda i due grandi sudamericani ed è contenta del paragone, meritato a pieni voti, dopo le convincenti L’assagiatrice, Adele, Il conto delle minne, Manna e miele, ferro e fuoco, Panza e prisenza, anche con l’ultima fatica, “La miscela segreta di casa Olivares” (Mondadori), romanzo di formazione, per niente uggioso, e di ricerca di identità, in una Palermo a cavallo della seconda guerra mondiale.
Una saga familiare, gli Olivares, Viola, la “minnuta” madre che è il fiato, il respiro di tutta la famiglia, quella madre cui la Torregrossa vorrebbe somigliare nella sua vita, i tre figli maschi che respirano con la pancia mentre le femmine lo fanno con il cuore, Mimosa, gracile anche nel nome, e Genziana, chiamata proprio come la qualità più pregiata del caffè prodotto dagli Olivares, protagonista in crescendo del romanzo, donna forte e determinata, che nella Palermo ridotta a macerie troverà nelle proprie radici la forza di andare avanti e di dare ascolto alle ragioni del cuore, conquistando l’amore del bellissimo Medoro (i nomi del libro rimandano all’Orlando furioso e ai fiori), coltivato sin da bambina.
Sbuffa Genziana a casa e a scuola, non vuole studiare e il suo desiderio è diventare una torrefattrice oltre a bere il caffè, ma entrambe le cose le sono vietate “perché da maschi”.
Due respiri, quello della città di Palermo, reso affannoso dai bombardamenti, e quello di Genziana, l’unica rimasta della famiglia Olivares, e due ricerche di identità con alterna fortuna, perché Palermo, la “dannata” per la Torregrossa (ginecologa che ci ha vissuto e vi ritorna spesso da Roma, sua seconda città della vita), buttando a mare tutto il passato delle storiche macerie la perderà per sempre la sua identità, mentre Genziana troverà una sua dimensione.
Un altro respiro al centro del romanzo viene descritto minutamente nelle prime pagine. E’ quello di Orlando, mutuato dall’eroe dell’Ariosto. Per alcuni tratti sembrerebbe un uomo, che si “si scalda e si gonfia, fuma e urla, combatte, impazzisce e muore”, mentre è solo una macchina prodigiosa, che tosta i chicchi di caffè nella “putìa” del capofamiglia Roberto, e inebria di profumo della magica bevanda tutto il quartiere dei Quattro Mandamenti.
Leggi tutto…

LETTI DI NOTTE 2014

Letteratitudine supporta LETTI DI NOTTE 2014.
Di seguito, il video e il comunicato stampa

 
Letti di notte - logoLetti di notte 2014 – Anche quest’anno l’estate comincia in libreria!
La notte del 21 giugno non è una notte qualunque.  È la notte d’inizio estate. La notte più breve dell’anno. E da un paio d’anni è una notte magica dove tutto può accadere… se andate in una libreria.
Il 21 giugno è Letti di notte, la notte bianca del libro che ha contagiato l’Italia e non solo.
Una vera festa collettiva del libro, condivisa e organizzata insieme a tantissimi editori, librai, bibliotecari, autori, poeti, artisti e lettori per far scoprire la vera forza dei libri.
Nata nel 2012 da un’idea di Claudia Tarolo e Marco Zapparoli, fondatori di Letteratura rinnovabile e editori di Marcos y Marcos, e di Patrizio Zurru, libraio di Piazza Repubblica Libri, lo scorso anno ha portato più di 20.000 persone in più di duecento librerie e biblioteche italiane e d’oltralpe.

Nel 2014 ci sarà una nuova notte magica.
Più di duecento gli autori coinvolti, tra cui: Dario Fo, Sveva Casati  Modignani, Andrea Vitali, Gianni Biondillo, Melania Mazzucco, Cristiano Cavina, Fabio Geda, Gianluca Morozzi, Francesco Cataluccio, Giorgio Scianna e mille altri che si aggiungeranno… A Torino, Milano, Pisa e Roma lanceremo un concorso che premierà con 4 biciclette i librai che faranno le vetrine più belle.
Tantissimi gli appuntamenti creativi che illumineranno le librerie, le biblioteche, i musei, i circoli di lettura e tutti i luoghi di Letti di notte.
Scoprirete le Letture Vampire a Piacenza, la mirabolante Notte degli Ufo, uno strano Bordello di voci in un ostello dotato di stanze parlanti e le Notti mondiali a Milano, vivaci Jukebox .

* * *

LETTI DI NOTTE A CATANIA – Libreria Cavallotto

Notte bianca del libro e della lettura

Sabato 21 giugno ore 19

Viale Ionio 32
letti di notte immagine

  Leggi tutto…

Categorie:Eventi Tag:

KAFKA E IL MISTERO DEL PROCESSO

KAFKA E IL MISTERO DEL PROCESSO, di Salvo Zappulla (Melino Nerella edizioni) – recensione di Renzo Montagnoli. La prefazione del romanzo è disponibile qui…

di Renzo Montagnoli

Ecco, sono arrivato con trepidazione all’ultima riga, chiudo il libro e pure gli occhi, perché a dire che sono emozionato è poco; la verità è che sono entusiasta, perché mai, e ripeto il mai, mi era capitato di leggere qualche cosa di così grandioso. Guardo la copertina e leggo il nome dell’autore: Salvo Zappulla. Mi viene spontaneo chiedermi se sia lo stesso Salvo Zappulla che conosco e che ha già scritto In viaggio con Dante all’inferno, un buon libro, ma nemmeno paragonabile per qualità a questo. La trama, per quanto assai complicata, avvince dall’inizio alla fine, con quell’idea geniale di base di uno scrittore di modesto livello che, pungolato dal suo editore, si mette d’impegno per scrivere il libro che gli darà la celebrità e per far questo sconvolge il suo solito modus operandi, trasformando il protagonista Pedro Escobar, rozzo scaricatore di porto secondo l’idea originale, in una persona completamente diversa, personaggio che si stacca dall’autore, assume una propria autonomia, di fatto dando inizio a uno dei più bei romanzi apparsi sulla scena mondiale. Non aggiungo altro sulla vicenda che presenta di volta in volta le caratteristiche di genere del fantasy, del thriller e anche del mainstream, mai in contrasto fra di loro, ma anzi perfettamente amalgamate. E come nel Processo di Kafka l’autore verrà sottoposto a giudizio sulla base di una orrenda macchinazione, poiché il nuovo Pedro Escobar procede come una mina vagante, inquinando i testi sacri della letteratura, modificando trame e personaggi, con inevitabile crisi dell’editoria, a tutto vantaggio delle grandi compagnie televisive che intendono, in accordo con i governi di tutto il mondo, arrogarsi il diritto di acculturare le genti, rendendole di fatto supine alla volontà dei potenti. Leggi tutto…

L’EMPRISE, di Sarah Chiche

L’EMPRISE, di Sarah Chiche
(romanzo inedito in Italia) – Grasset, 2010

di Claudio Morandini

Con “L’emprise” (Grasset, 2010) Sarah Chiche racconta una storia di possessione (l’emprise, appunto, ovvero l’ascendente, l’influenza del titolo, ne è un sinonimo ingannevolmente attenuato). Il romanzo procede implacabile, ma non nega alcune alcune svolte imprevedibili, nel raccontare la dipendenza sempre più stretta di una donna (resa fragile dalla morte dell’amata nonna, dalla separazione dall’amante e dal ripudio del marito) dal suo psicoterapeuta. Certe pagine sembrano ripercorrere luoghi e situazioni – le più disperate – della fase finale della deriva di Hannah, la protagonista del precedente romanzo della Chiche, “L’inachevée” (L’incompiuta, Grasset, 2008). In un certo senso “L’emprise” è la lente d’ingrandimento posata su quei momenti di perdita di senso, di abbandono di volontà e di dignità, ne è l’estensione, la riduzione a un dramma a due, con una vittima ben definita da subito e un antagonista che si rivela un po’ alla volta, e da rassicurante e autorevole diviene ben presto prevaricatore, sordido, ricattatorio, minaccioso. Victor (nome scelto non a caso) è tutto ciò che non dovrebbe essere un terapeuta, e lo è a tal punto da trasformarsi, nella seconda parte (non ce ne vogliano i futuri lettori), in una sorta di fanatico esorcista, pur conservando i tratti (attenzione, l’ambiguità del ruolo è fondamentale, e rafforza il personaggio, invece di sfocarlo) di una creatura mefistofelica. Pretende subito la nudità e l’assoluta disponibilità da parte della donna, e la avvolge in un ambiente neutro e artificioso, scollegandola dalla realtà, dalle amicizie e da ogni altro interesse, sottoponendola a terapie che sono tour de force carichi di violenza psicologica, iniettandole ricordi di fatti mai accaduti, manipolandone gli affetti e le poche certezze residue, imponendole dopo le sedute come compiti a casa lunghe trascrizioni che forzano la realtà e ufficializzano la finzione, e sottraendole decine di migliaia di euro. Victor si presenta subito come l’unica soluzione, la sua ricetta è la sola valida, la sola perfetta: e forse in questa presunzione, nell’arroganza con cui non prospetta alternative alla donna fragile e in cerca di aiuto sta la sua componente più spaventosa.
Leggi tutto…

UN PADRE È UN PADRE – Catena Fiorello a Catania – 19 giugno

UN PADRE È UN PADRECatena Fiorello a Catania – 19 giugno 2014

Giovedì 19 giugno ore 17,30
Libreria Cavallotto – Corso Sicilia 91 (Catania)
Presentazione del nuovo romanzo di Catena Fiorello
Un padre è un padre
Rizzoli

Foto Catena Fiorello

la intervista
Massimo Maugeri

* * *

Un padre è un padreCara Paola. Quando apre quella lettera, il cuore le martella in petto per l’emozione. A ventidue anni, Paola è una giovane donna che ha vissuto solo il calore dell’abbraccio materno, e quelle parole sono il primo contatto con il padre, l’uomo che non ha mai conosciuto. È il giugno del 1982, a Catania, stanno per iniziare i mondiali e alla radio Giuni Russo canta Un’estate al mare, ma Pao-la si è appena ritrovata sola. Prima di lasciarla, la madre le ha dato un foglio con un indirizzo e un nome: quello dell’uomo che le ha abbandonate. Così lei lo ha contattato, vincendo il proprio rancore. Si chiama Roberto, e quando si incontrano per la prima volta è un colpo di fulmine. Paola non ci riesce proprio a odiare quella persona che sa subito farsi amare e anzi, si sente in profonda sintonia con lui. Per questo fa cadere ogni barriera e inizia a frequentarlo, rivendicando con un’energia tutta nuova il diritto ad avere un padre. Nessuno però deve sapere di lui, non Sandy e Milena, le amiche di una vita, e nemmeno Lorenzo, che è riuscito a farle battere il cuore dopo anni di storie sbagliate. Quando però Paola decide di dare una svolta al loro legame, una nuova verità arriva a sconvolgerle la vita per sempre. Ma solo accoglierla potrà renderla felice e aprire il suo cuore all’amore. Quello che non tradisce. Catena Fiorello ci racconta in questo romanzo la storia che ha sempre voluto scrivere: quella di un uomo che impara a essere padre e di una donna che scopre di essere figlia. Perché padri, e figli, si diventa, grazie alla forza sorprendente dell’amore.

Leggi tutto…

SCUSATE LA POLVERE, di Elvira Seminara

SCUSATE LA POLVERE, di Elvira Seminara

di Alessandro Russo

http://letteratitudine.blog.kataweb.it/files/2011/06/elvira-seminara-scusate-la-polvere.jpgSabato sette giugno dell’anno del Signore duemilaquattordici, ore otto della sera.

A casa da solo: sto scrivendo.

Scusate la polvere(Nottetempo, 2011, € 12,00, pp. 206) è un’opera narrativa dal piglio ironico e un’acclamata pièce teatrale di recente in scena allo Stabile di Catania. Grazie a una scrittura dai toni intriganti e briosi, l’autrice conferma la sua toccante maestria a giocare con le parole. In punta di penna e senza forzare, danza la Seminara e intanto rovescia, impasta e mischia i vocaboli.«Elettrizzante  –radiosa come sempre ella è– ritrovare il tuo romanzo a teatro. Lo vedi crescere e ridursi, amplificarsi coi personaggi in forma umana e contrarsi, prender forma e poi evolversi per conto suo. Entusiasmante osservare il palco che regge un mondo concepito dalla tua fantasia: tre donne inclini ai cinquanta con l’ambivalenza e le inquietudini della loro neo-adolescenza. Amo le riconversioni: un atto trasformativo che ricicla le piccolezze del quotidiano in forma magica e, in questo caso, (m)isterica»

La storia si srotola in Sicilia ed è dedicata al gentil sesso; la percorre  qualcosa di sinistro e la anima  un soffio irriverente. Il testo assume l’intensità di uno spartito musicale e al suo centro si staglia il tema dell’amicizia femminile; in principio il ritmo è spumeggiante, poi rallenta un po’ e riprende fiato per lo sprint finale. Con roseo cinismo, il tessuto narrativo rivela un micro-presente instabile e colmo di tic: una fase perenne di precariato sentimentale e sociale, uno stadio ibrido, tutto mischiato e centrifugato. Il personaggio principale  odia le cotognate, ha una mamma smemorata e un nome pesante. È un’amabile, ironica e stravagante signora che lavora in nero e indossa un paio di occhiali storti; una persona tendenzialmente nevrotica, alta un metro e sessantacinque e con il colon lungo e aggrovigliato tipo una corda di barca a vela. La sua esistenza scorre limpida fin quando una telefonata le annuncia l’improvvisa scomparsa del marito. Invasa giornalmente dalla nostalgia, la donna inciampa nel rimpianto e si sente un rifiuto sociale. Non le viene facile archiviare migliaia di flashback e rinchiuderli in una scatola di cartone, né tanto meno incellofanarli nella cappella del suo cuore. Lo sposo, la buonanima insomma, era il mago della sua vita e per vent’anni i due erano stati incollati come pezzi di lego. Ora, da mattina a sera, la neo-vedova riempie cisterne di lacrime fin quando, tra una tisana e un biscotto alle noci, scopre di esser stata cornificata. Lo viene a sapere da un tizio ambiguo  e con la faccia terrosa come un kiwi. Da quel dannato momento altro non fa lei che inserir la retromarcia e correre alla ricerca di bugie e omissioni, trappole e tranelli. Dulcis in fundo, dentro ‘Scusate la polvere’ci son due fate. Una con i capelli rossi e piena di strass, né alta né grossa e con i denti a coniglio; fa la disegnatrice d’interni d’anima, anzi per esser precisi l’architetto della psiche. L’altra, maliarda del catering creativo e artista del gusto, ogni giorno invischiata sta tra mousse e patisserie. Ha frangetta nera e occhi verdi: è affascinante anche quando sbadiglia o starnutisce.
Leggi tutto…

CRISTINA CABONI ci racconta IL SENTIERO DEI PROFUMI

Cristina CaboniCRISTINA CABONI ci racconta IL SENTIERO DEI PROFUMI (Garzanti). Le prime pagine del romanzo sono disponibili cliccando qui

di Cristina Caboni

Viviamo in un mondo profumato, anche se non ci facciamo caso. Ma il profumo non è semplicemente un accessorio con cui ornarsi, è soprattutto un linguaggio. Anzi è il linguaggio. Quello che parla di noi senza usare le parole, quello che mostra la nostra essenza, chi siamo veramente. Quello che ci consola, che ci allerta, che ci calma. Ma è privo di parole specifiche. È volatile, è effimero. È anche un percorso composto da una testa, un cuore e un fondo. Come posso dunque raccontare questo mondo così magico, così straordinario che è quello dei profumi?
È stata questa la domanda che mi sono posta, e che poi ha dato origine a Elena Rossini, la protagonista de Il sentiero dei profumi. L’ho vista prima ancora di averla chiara in mente, quella bambina. Eccola, giovanissima, non ancora adolescente, che combatte con la sua natura di creatrice di profumi, che non vuole cedere alla propria passione. Nell’oscurità di un laboratorio di speziali, a Firenze, annusa le essenze, le sente, ma non vuole seguirle. Perché si sono prese la sua infanzia. Elena è solo una bambina eppure è determinata a fare a modo suo, ad allontanarsi da ciò che è la fonte della sua gioia, ma anche del suo tormento. In seguito, ormai donna, percorre un sentiero che ha tracciato. Solo che lo segue con la mente. Per farlo ha messo da parte il proprio cuore, e con ostinata meticolosità vive sommando e sottraendo emozioni in un susseguirsi di delusioni e fallimenti.

Leggi tutto…

FRANZ HAAS su ANNA MARIA ORTESE

ortese-bachmann.JPGIn occasione del forum su Letteratitudine dedicato al centenario della nascita di Anna Maria Ortese, ripubblichiamo questo contributo di Franz Haas dedicato alle connessione tra Anna Maria Ortese e Ingeborg Bachmann

Anna Maria Ortese e Ingeborg Bachmann – “Il cardillo addolorato” e “Il caso Franza”

di Franz Haas

Per vari motivi ho suggerito di abbinare il romanzo incompiuto “Il caso Franza” di Ingeborg Bachmann al capolavoro “Il cardillo addolorato” di Anna Maria Ortese: perché in ambedue le opere una voce femminile esprime il dolore del mondo; perché in entrambi i romanzi una giovane donna ha un legame viscerale con un fratello più piccolo; e perché la Ortese stimava la Bachmann in modo quasi smisurato, particolarmente “Il caso Franza”, come mi scriveva in varie lettere che in seguito citerò.
Nel 1993 tornano i miracoli a Milano: dopo il clamoroso insuccesso del romanzo “Il porto di Toledo” nel 1975, il nuovo romanzo di Anna Maria Ortese è più fortunato, e per più ragioni. Primo, perché “Il cardillo addolorato” è la summa di tutta l’opera dell’autrice; ibrido stupefacente, spiritoso e malinconico ad un tempo; libro dell’età matura ma pieno di virtuosismi giocosi. Secondo, perché esce presso la nobile casa Adelphi, il che conta molto in una società devota alle etichette. Terzo, perché i buttafuori della critica non vigilano più con tanta severità sulle mode postmoderne.
Anche questo romanzo, come “Il porto di Toledo” si svolge in una Napoli fantomatica, città che l’autrice non vede da molti anni, davanti alla “fiaccola del Vesuvio” e ad altri accessori vecchi duecento anni. Sull’Europa brillano ancora le stelle dell’illuminismo ma già i primi fantasmi romantici cominciano ad oscurare il cielo. Tre viaggiatori belgi vivono la città nella sua leggerezza scintillante, ma presto la scena si offusca. I tre conoscono un ricco guantaio e sua figlia Elmina; uno dopo l’altro si innamorano di lei e intuiscono che su questa famiglia grava un tremendo segreto. Passeranno gli anni e gli stranieri non capiranno niente – soltanto che la ragazza soffre di qualche amore ridicolo, per un folletto, o per un idiota.
L’autrice si prende gioco della logica narrativa, accumula personaggi strambi che raccontano sempre nuove e strane varianti della disgrazia. Il lettore coscienzioso fatica ad orientarsi fra tanti nomi e fatti, gradi di parentela e chiacchiere da serve; egli insegue orme di fantasmi e date storiche per mezza Europa, ma alla fine nulla quadra, e non si sa se lo gnomo tanto amato ha tre anni, o trecento. Il “narratore” si scusa ogni tanto della grande confusione. Ma in fondo la vicenda è molto semplice: la figlia del guantaio aveva promesso al padre morente di prendersi cura del fratellastro deforme; per questo rifiuta ogni altro legame amoroso.
La giovane Elmina si accanisce nel suo amore sordo per il fratellino e per la solitudine, tanto da non essere più in grado di amare se stessa o alcuno. Uno degli ospiti di suo padre, il principe Ingmar di Liegi, la adora invano per tutta la vita. Lei sposa un altro, senza amarlo, il primo pretendente che capita, un artista dissennato amico del principe, sperando così di poter adottare il piccolo deforme. Quando muore questo marito ad Elmina rimane soltanto una bimba ritardata e il disgraziato fratello, che forse non è neppure un umano, ma un folletto, che a volte sembra una gallina o anche un capretto.
Il principe cerca di dimenticare, si sposa e sua moglie muore. Anni dopo torna a Napoli ed è tutto come sempre. Nell’animo di Elmina sono sopravvissute la freddezza e la pazienza, nella sua voce c’è sempre un’ironia gentile. Morendo il principe spera ancora in una qualche illuminazione. Ma non ci sono più segreti. Il disamore è davvero così sinistramente banale. Leggi tutto…

Dacia Maraini ricorda ANNA MARIA ORTESE

ANNA MARIA ORTESE: la sua Roma, i riti letterari, la miseria e la figura enigmatica di Alberto Moravia. In collegamento con il forum su Letteratitudine dedicato al centenario della nascita di Anna Maria Ortese

di Dacia Maraini

Il 13 giugno si compiono cento anni dalla nascita di Anna Maria Ortese. Una scrittrice che ha la capacità di apparire e scomparire, portata in palmo di mano e poi dimenticata per anni mentre era viva, ma anche dopo morta, trascurata poi eccola che si affaccia timida e ironica da una porta socchiusa e dire sottovoce la sua. Casualmente, ma forse non proprio, visto che si avvicina la data in cui avrebbe compiuto gli anni , mi sono trovata fra le mani una rivista del ‘47 dal titolo semplice e nudo: «Sud». Dentro leggo una storia del reame di Napoli di Pietro Colletta, un saggio appena tradotto di Jean Paul Sartre, un racconto di Dante Troisi, una cronaca di Aldo De Jaco, dei disegni di Mancini, Gemito, Crisonio, una poesia di Dylan Thomas e un lungo articolo di Anna Maria Ortese che racconta il suo ritorno in una Roma svuotata e ferita dalla guerra.

Uomini seri come Calvino mascherati da lattante
Appena scesa dal treno a Termini, prende un autobus per piazza del Popolo e da lì si reca in via Margutta, dove ha abitato anni addietro. Bussa alla porta di un amico pittore, indicato solo con una A. Il pittore vive con la moglie C., che la accoglie con un abbraccio. Sarà ospitata in una «minuscola cabina» dove c’è giusto il posto per un lettuccio, senza nemmeno il comodino per la lampada, che sta posata per terra. La sera stessa la troviamo, stanca e svogliata, ospite di una festa in maschera dove incontrerà scrittori e artisti romani: «Una cortina di fumo fluttuava come una tenda di seta grigia. Uomini alti e seri come Calvino erano mascherati da lattante e traevano da un fischietto incollato alle labbra lamentevoli e teneri suoni».

Incantevole e smagliante costume ungherese
Un musicista le viene incontro travestito da valigia. Una ragazza la sfiora: è avvolta in un «incantevole e smagliante costume ungherese, niveo e coperto di fiori come fosse abitata dagli spiriti». Anna Maria rimane tutta la sera in disparte, appoggiata a una scaletta di legno, osservando la folla dei «cinematografari e dei fotografi che si distinguevano per la sicurezza crudele dei loro sguardi… sputavano e fumavano come se fossero del tutto soli». Ma avrà veramente vissuto quella serata bizzarra, o è stato un sogno? «Non nego di avere visto io stessa queste cose. Ma tutto ciò che si vede è forse vero?», si chiede pensosa. E si tratta di una domanda sincera, che riguarda tutta la letteratura. Fino a che punto è lecito inventare, forzare la realtà, interpretarla, darle un ordine e un senso? Ripenso a un suo bellissimo racconto che si trova nel libro Il mare non bagna Napoli, e si intitola «Gli occhiali».

Tutto ciò che si vede è forse vero?
Una ragazzina, Eugenia, abita nella periferia napoletana, in un palazzo degradato, sporco, dove alloggiano «poveri cenciosi e deformi, coi visi butterati dalla miseria e dalla rassegnazione», ma lei vi si muove come se fosse in un castello meraviglioso. Il fatto è che, essendo quasi cieca, Eugenia non vede ciò che la circonda. Il suo sguardo smussa i contorni, crea un alone sfumato sulle brutture che, come per miracolo, le appaiono belle e sognanti. Un giorno le regalano un paio di occhiali. E finalmente la bambina vede il luogo dove abita. E lo trova talmente brutto e odioso che decide di gettare via gli occhiali. Tutto ciò che si vede è forse vero? Il giorno dopo scopriamo Anna Maria Ortese in giro per le strade bombardate di Roma, in cerca di librerie. Vorrebbe acquistare un libro di Krishnamurti, «quel piccolo uomo dai capelli divisi in mezzo che anni fa, per una edizione ormai introvabile, scriveva come il perfetto iniziato debba sentirsi a servizio di tutto ciò che è vivente e moltiplicarsi in atti cortesi perfino agli animali e alle piante». Ma nessun libraio conosce Krishnamurti. Così si decide per un romanzo di Sartre.
Leggi tutto…

Antonella Cilento ricorda ANNA MARIA ORTESE

ANNA MARIA ORTESE: cent’anni dalla nascita. In collegamento con il forum su Letteratitudine dedicato al centenario della nascita di Anna Maria Ortese

di Antonella Cilento

Anna Maria Ortese è stata, nella mia esperienza, un incontro fulminante.
Lessi per la prima volta a scuola, avevo undici anni, Il mare non bagna Napoli e, se non era quella l’età per comprendere Il silenzio della ragione, capitolo dedicato agli scrittori napoletani e al gruppo SUD, il primo racconto, Un paio di occhiali nuovi, che narrava di una ragazzina cui venivano imposti costosi occhiali da vista (“ottomila lire vive vive!”), fu una scoperta. La visita all’ottico e la misurazione delle lenti mi erano orribilmente familiari. Anzi: l’ottico era proprio lo stesso dove andavo anche io, la storica Ottica Sacco. Provai per la bambina un improvviso senso d’identificazione: l’Ortese descriveva, con la maestria che non avrebbe mai perso, anzi si sarebbe accresciuta nei romanzi a seguire, il voltastomaco – il vomito sedato con il chicco di caffè –  che dà la scoperta del dolore, l’esatta visione del mondo adulto.
I libri, spesso, ci raggiungono quando la vita deve rivelarci lo stato delle nostre esperienze e gli scritti, ingiustamente dimenticati o poco noti, di Anna Maria Ortese hanno spesso dentro questa forza inarrestabile. Colpisce, ad esempio, leggere brani di appunti oggi conservati nel fondo depositato da Rita Ortese presso l’Archivio di Stato di Napoli: “Cosa penso dell’Italia: che non esiste. (…)penso questo: che è una patria fisica, o di memorie: pel resto un paese abitato da gente varia, ma unita per nulla, e, in genere, limitata d’intelligenza e d’animo meschino.(..) Eserciti, insomma, di maggiordomi e lacché, lavapiatti e spazzini. E padroni in sfacelo.”
Una scrittrice profetica, sia quando produce i reportages che la rendono famosa e le danno anche da vivere per lunghi anni, sia quando tramuta le visioni mutuate dal realismo magico bontempelliano in storie di creature ai margini della società, mute testimoni della cattiveria umana. Sono storie di cardilli, di iguane, di immagini specchiate dell’autrice che ne Il porto di Toledo cambia tanti nomi quanti ne cambia Napoli, tradotta in un’infinita eco di una Spagna persa ma presente. Va riscoperta l’Ortese, e non perché non venga più stampata, anzi l’Adelphi cura da anni una ristampa in volume delle opere, mirabilmente introdotte da Monica Farnetti, e una completissima biografia l’ha scritta Luca Clerici per la Mondadori (Apparizione e visione), ma va riletta perché con lo sguardo lungo dei visionari, e degli infelici, ha narrato l’Italia e il suo tempo  con precisione chirurgica. Leggi tutto…

Simona Lo Iacono ricorda ANNA MARIA ORTESE

ANNA MARIA ORTESE, dal deserto al mare che non bagna Napoli. In collegamento con il forum su Letteratitudine dedicato al centenario della nascita di Anna Maria Ortese

di Simona Lo Iacono

Aveva iniziato a Tripoli.
Passeggiate a filo di sabbia, nei deserti circostanti, in cui affondava i piedi, sprofondando nell’anima della terra. Il sole colava a picco, ed era una condizione perenne, quella del corpo che agonizzava per il caldo, senza rimedio.
Ma già lì, una misteriosa armonia le si era rivelata. Il tutto. Fatto di segrete assonanze col niente. E con lei. E con gli altri. Con l’eterno trasmutare delle cose. Come se il gigante di sabbia che attraversava, fosse un dio addormentato che le rivelava la sostanza dell’universo.
Era il 1925. Anna Maria Ortese si era trasferita in Africa con la famiglia. Il padre, Oreste, impiegato governativo, aveva portato con sé la moglie e i figli, come altri illuso dall’avventura coloniale.
Ma era durato poco. Già nel 1928 erano tutti a Napoli, e Anna aveva dovuto abbandonare gli studi, si era data a un peregrinare che, dal deserto, si era trasferito ai quartieri popolosi e gloglottanti, in cui la parlata dei napoletani, le goliardie e le scugnizzate, si alternavano a ingegnosi strappi alla sfortuna, a trovate mascalzone per ribaltare la sorte.
E Napoli le è entrata nel sangue.
Come l’aria d’Africa le era circolata in corpo, con le sue strade, con il suo porto sormontato dal pennacchio fumoso del Vesuvio, con la malia maledetta e benedetta della sua gente.
Ci tornerà nel 1948, dopo avere percorso tutta la penisola ferita dai bombardamenti, sepolta sotto le macerie. Martoriata.
Qui, trasferitasi nella vecchia casa di famiglia ormai dissestata e abitata dagli sfollati, Anna aveva continuato il suo girovagare. Leggi tutto…

Adelia Battista ricorda ANNA MARIA ORTESE

adelia battistaANNA MARIA ORTESE, la realtà è un sogno da scrivere. In collegamento con il forum su Letteratitudine dedicato al centenario della nascita di Anna Maria Ortese

di Adelia Battista (autrice dei volumi “Anna Maria Ortese, la ragazza che voleva scrivere“, “Bellezza, addio” e Ortese segreta“)

Cara e possente e impervia Ortese, la cui Voce , a cento anni dalla nascita, (1914- 2014), appartiene a una più grande e responsabile civiltà letteraria. Civiltà al tramonto, forse, ma a cui siamo ancora legati, mondi meravigliosi, destinati, a scomparire. Siamo la retroguardia di questa civiltà, aggrappati alla bellezza, ai grandi scrittori, alla sorte delle grandi storie, alla psicologia, allo studio, alla ragione, che tutto illumina e discerne.  Oggi, nella nostra “era” così frammentata, avanza la tecnologia,  e con essa il potere della tecnologia,  siamo – come dicono i filosofi  – nel post umanesimo.
I libri di Ortese mi riportano a “prima del post-umanesimo ”, e li rileggo ringraziandola, per il suo sentire,   sottile, cosciente, responsabile,  che ci consente, come lettori, di ricavare una completezza di senso e di emozioni, dalle sue storie ; anche per quell’esigenza di verità che nasce dal suo interrogarsi in profondità rispetto al compito della vera letteratura, che è poi, <un grido che turbi, una parola che rompa la nebbia in cui dormono le coscienze, il lampo di un giorno nuovo>. Ortese vuole resistere al Male, dovunque esso sia, e per fare questo, dà parola al dolore, lo dissigilla, per la scrittrice: « Vera “follia” e vera “rivolta” – scrive – sono solo nella obbedienza a un ordine sovrumano di pietà».
Al centro di tante sue pagine, troviamo “i piccini” della terra, (il folletto, l’iguana, il cardillo, il puma…), coloro che sono oppressi, che non ce l’hanno fatta, gli illusi, i perduti nella tempesta della vita. La turbava profondamente che non ci fosse un limite alla sofferenza, avrebbe voluto che non mancasse agli uomini né aiuto materiale, né guida di stelle. I suoi libri  <in difesa dello Spirito, della Lingua, delle Voci di dentro>  ci riportano dentro di noi, ci invitano a non farci defraudare del nostro sentire. Leggi tutto…

I 5 libri finalisti del PREMIO STREGA 2014

I 5 libri finalisti del PREMIO STREGA 2014

Nella serata di oggi, 11 giugno 2014, si è svolta in Casa Bellonci, sede della Fondazione, la votazione degli Amici della Domenica finalizzata a determinare la cinquina dei libri finalisti dell’edizione 2014 del Premio Strega.

Nella foto in basso i cinque finalisti che si contenderanno la vittoria dell’edizione 2014 del Premio Strega (da sinistra a destra: Francesco Pecoraro, Giuseppe Catozzella, Antonella Cilento, Francesco Piccolo)

i 5 finalisti strega 2014

Ed ecco, di seguito, l’elenco dei cinque libri finalisti dell’edizione 2014 del Premio Strega:

1. Non dirmi che hai paura (Feltrinelli) di Giuseppe Catozzella (con 57 voti)
Presentato da Giovanna Botteri e Roberto Saviano

2. Il padre infedele (Bompiani) di Antonio Scurati (con 55 voti)
Presentato da Umberto Eco e Walter Siti

3. Il desiderio di essere come tutti (Einaudi) di Francesco Piccolo (con 53 voti)
Presentato da Paolo Sorrentino e Domenico Starnone

4. La vita in tempo di pace (Ponte alle Grazie) di Francesco Pecoraro (con 49 voti)
Presentato da Giuseppe Antonelli e Gabriele Pedullà

5. Lisario o il piacere infinito delle donne (Mondadori) di Antonella Cilento (con 46 voti)
Presentato da Nadia Fusini e Giuseppe Montesano

Di seguito, i voti riportati dagli altri candidati facenti parte della dozzina selezionata dal Comitato Direttivo: Leggi tutto…

I tre finalisti del PREMIO DEI LETTORI 2014

I tre finalisti del PREMIO DEI LETTORI 2014

Ieri sera, martedì 10 giugno 2014, si è tenuta presso Villa Rossi (Gattaiola – Lucca) l’Assemblea dei soci e la votazione della Terna per il Premio dei Lettori, anno 2013-2014.
Ecco i tre finalisti che accedono alla finale:
Leggi tutto…

NAXOSLEGGE propone SiciliaBooktrailer

NAXOSLEGGE propone SiciliaBooktrailer

Il festival Naxoslegge, giunto alla sua IV edizione, propone la prima edizione di SiciliaBooktrailer, una rassegna interamente dedicata al booktrailer, questa nuova e suggestiva forma di comunicazione de libro, che unisce in una brillante quanto suggestiva sintesi, la scrittura e l’immagine visiva. Naxoslegge, in collaborazione con istituto Caminiti Trimarchi, con Liceo Seguenza di Messina e Dipartimento di scienze cognitive dell’Università di Messina, ha già lanciato, con grande successo, il concorso Vedere libri per scuole e università, dedicato proprio al booktrailer. Con la rassegna che propone a settembre, dedicata agli editori e autori siciliani, Naxoslegge mette in cantiere, nella sua officina creativa, un nuovo evento, che vedrà Giardini, nel corso del mese di settembre, come riferimento per la promozione della cultura del libro e della lettura. I booktrailer che editori e autori manderanno, saranno proposti nel corso dell’intero mese, contribuendo a far conoscere il prodotto editoriale siciliano. Gli editori e gli autori interessati potranno contattare Naxoslegge, visitando il sito del festival, mandando la loro di dichiarazione di interesse entro il mese di luglio e, entro il 25 agosto, i titoli dei libri in booktrailer che intendono proporre.
Insomma una straordinaria occasione per essere visibili, attraverso una forma di comunicazione affascinante, capace di attrarre un pubblico vario e stratificato.

Per info e contatti cliccare qui e/o scrivere al direttore artistico del festival: toscanofulvia@gmail.com
Leggi tutto…

GIUSEPPE CATOZZELLA vince il PREMIO STREGA GIOVANI 2014

È GIUSEPPE CATOZZELLA IL VINCITORE DEL PREMIO STREGA GIOVANI 2014

(Clicca sull’immagine per ascoltare la puntata di Letteratitudine in Fm con Giuseppe Catozzella dedicata a “Non dirmi che hai paura”)

giuseppe-catozzella

È Giuseppe Catozzella, con il romanzo “Non dirmi che non hai paura” (Feltrinelli) il vincitore della prima edizione del Premio Strega Giovani, promosso dalla Fondazione Bellonci e da Strega Alberti Benevento in collaborazione con Eni. Il premio è stato assegnato da una giuria di circa quattrocento ragazzi – come quattrocento sono gli Amici della domenica – provenienti da oltre quaranta scuole secondarie superiori distribuite in Italia e all’estero.

Il romanzo di Catozzella, che concorreva essendo uno dei dodici libri candidati al LXVIII Premio Strega, ha ottenuto 93 voti, seguito da: unastoria (Coconino Press-Fandango) di Gipi (41 voti), Come fossi solo (Giunti) di Marco Magini (37 voti), Il desiderio di essere come tutti (Einaudi) di Francesco Piccolo (30 voti), Bella mia (Elliot) di Donatella Di Pietrantonio e La terra del sacerdote (Neri Pozza) di Paolo Piccirillo ex aequo (26 voti).

La proclamazione del vincitore si è svolta a Roma, oggi 9 giugno, a Palazzo Montecitorio, Sala della Regina, al termine di un evento che ha visto la partecipazione degli autori concorrenti, di una nutrita rappresentanza di giovani giurati e alla presenza della Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini.
Leggi tutto…

CI LASCIA LUCA CANALI

Oggi, 9 giugno 2014, è morto – a Roma – il latinista, poeta e scrittore LUCA CANALI. Aveva 88 anni. Era nato a Roma il 3 settembre 1925.

E' morto il grande latinista Luca Canali

Luca Canali, scrittore e saggista italiano (Roma 1925 – ivi 2014). Ha insegnato letteratura latina all’università di Pisa. Più che per i suoi studi accademici (pregevoli e originali quelli su Cesare e Lucrezio), è noto come finissimo traduttore (di Virgilio, di Lucano), nonché come poeta e narratore. Come poeta è autore di numerose raccolte, in cui una cultura raffinata (fino al virtuosismo mimetico di Alla maniera di, 1986) si associa a una forte tensione espressiva, emblematica di un disagio in cui confluiscono motivi storici e personali (Un’altra stagione, 1959; La deriva, 1979, Il naufragio, 1983; Toccata e fuga, 1984; Giuro di dire, 1985). Più direttamente autobiografica è la produzione narrativa: La Resistenza impura, 1965; La vecchia sinistra, 1970; Il sorriso di Giulia, 1979; Autobiografia di un baro, 1983; Spezzare l’assedio, 1984; Amate ombre, 1987; Diario segreto di Giulio Cesare, 1994; Nei pleniluni sereni (Lucrezio), 1995; Pietà per le spie, 1996;Reds, 2003; Cronaca di follie e amori impossibili, 2004. Tra le sue opere più recenti occorre ancora citare: Giulio Cesare (2006); Come leggere Virgilio (2007); L’interdetto (2009); Augusto. Braccio violento della storia (2011); Match nullo (2013); la raccolta poetica Anticlimax (2014).

Match nulloIl romanzo “Match nullo” era uno dei 27 volumi candidati all’edizione 2014 del Premio Strega.

I libri di Luca Canali

Approfondimenti su: la Repubblica, il Corriere della Sera, Il Giornale
Leggi tutto…

KAFKA E IL MISTERO DEL PROCESSO, di Salvo Zappulla

KAFKA E IL MISTERO DEL PROCESSO, di Salvo Zappulla (Melino Nerella edizioni). La prefazione del romanzo.

di Massimo Maugeri

“Quale autore potrà mai dire come e perché un personaggio gli sia nato nella fantasia? Il mistero della creazione artistica è il mistero stesso della nascita naturale”. Sono parole di Luigi Pirandello, queste. Tratte dalla sua prefazione a Sei personaggi in cerca d’autore: una delle opere teatrali più celebri del Premio Nobel della Letteratura nato ad Agrigento, ma anche uno dei massimi capolavori della letteratura mondiale in grado di esprimere lo strettissimo rapporto che lega personaggi e autori.

Come nascono i personaggi? Lo stesso Pirandello, nella citata prefazione, sostiene che “un artista, vivendo, accoglie in sé tanti germi della vita, e non può mai dire come e perché, a un certo momento, uno di questi germi vitali gli si inserisca nella fantasia per divenire anch’esso una creatura viva in un piano di vita superiore alla volubile esistenza quotidiana”.

Credo che non ci sia definizione migliore di questa, per spiegare cosa è un personaggio letterario: una creatura viva in un piano di vita superiore alla volubile esistenza quotidiana.

Chissà se Pedro Escobar, sub-protagonista de Il processo di Salvo Zappulla, ha mai letto questa definizione. Non è un caso se utilizzo il termine sub-protagonista; perché il protagonista vero di quest’opera di Zappulla è in realtà proprio l’autore (che dunque riveste anche i panni di personaggio principale). Anzi, l’Autore. Con la “a” maiuscola.

La storia narrata da Zappulla si innesta nell’ampio filone di opere narrative che contemplano palesi legami tra personaggi e loro creatori. È probabile che Pedro Escobar si senta davvero una creatura viva in un piano di vita superiore alla volubile esistenza quotidiana. E forse è proprio alla volubile esistenza quotidiana che decide di ribellarsi, sfuggendo di mano all’Autore e conquistando una propria autonomia con l’obiettivo di infilarsi nei meandri della letteratura che conta: quella destinata a durare nel tempo. Ed ecco che Escobar – da piccolo personaggio di un autore di provincia – si conquista il ruolo di comprimario all’interno di opere considerate pietre miliari della letteratura, corrompendole: da Madame Bovary a La piccola fiammiferaia, fino al Deserto dei Tartari… giusto per citarne qualcuna.

Leggi tutto…

CHIUDE IN BELLEZZA “ATUTTOVOLUME” 2014

CHIUDE IN BELLEZZA “ATUTTOVOLUME” 2014

In una magica Ibla domenica 8 giugno ha chiuso splendidamente “Atuttovolume libri in festa” a Ragusa

dal nostro inviato, Vito Caruso

Foto di gruppo con gli autori rimasti sino alla fine della rassegna e sullo sfondo la meraviglia S. Giorgio di Ibla. Sorriso raggiante del gran cerimoniere Roberto Ippolito (giornalista e scrittore), anima del Festival, che a ogni apertura di evento non finisce mai di meravigliarsi per gli straordinari e unici scenari di Ragusa. Della serie, stregato e perdutamente “incantado” dalla nostra terra. Un altro “esterno”, perché la città di Ragusa se la ritrova questa meraviglia di “A tutto volume” e guai a farsela scappare di mano, Alessandro Di Salvo, gran organizzatore e supervisore di tutto quello che accade nei tre giorni del Festival, esplode in un altro sorriso più che gioioso. Tirano un bel sospiro, della serie “è andata! Ce l’abbiamo fatta”, gli altri preziosi supporti Valentina Masilli (Ufficio stampa), Irene Rimmaudo (segreteria) e Michela Bennici (social media).
“Atuttovolume” c’è, è ormai un appuntamento da non perdere nel panorama dei festival di libri in Italia, riesce a mantenere l’assoluta gratuità, a barcamenarsi tra sostegno pubblico (il Comune c’è stato quest’anno; dovrebbero concretizzarsi gli apporti di Regione, Camera di commercio ed altri) e privato (in testa la Banca agricola popolare di Ragusa), di sponsor tecnici e media partner, dovrebbe far registrare, in questa quinta edizione, una spesa di circa 50 mila euro.
“Atuttovolume” c’è anche nello sforzo scenografico con la mostra di ritratti di grandi dimensioni dei maggiori scrittori internazionali del Novecento, ispirato al libro “Scrittori” (Contrasto) di Goffredo Fofi, e con le installazioni di libri enormi che diventano speciali panchine e la biblioteca gigante per nascondere la parte bassa della brutta facciata di palazzo Ina.
Incontro dopo incontro, resta impressa la straordinaria compostezza e civiltà del popolo dei fruitori degli eventi, anche se le sedie non bastano mai, anche quando nel bel mezzo della presentazione passano e spassano dal sito, che spesso è “on the road” (vedi il ponte dei Cappuccini, i giardini iblei o la via Mariannina Coffa), passanti appena o per nulla sfiorati da quello che stanno vedendo o ascoltando ma estremamente educati e sommessi. “Noi su questo ponte stiamo partecipando come a una rappresentazione teatrale, loro, i passanti, rappresentano la vita- è stata la mirabile osservazione donata sabato sera a un pubblico visibilmente estasiato da Edoardo Boncinelli, coautore con Giulio Giorello, del pregevole “Noi che abbiamo l’animo libero” (Longanesi), appassionato confronto sui temi cruciali della condizione umana prendendo spunto dall’immaginario di Shakespeare e dalle loro smisurate conoscenze scientifiche. Leggi tutto…

TUTTI I COLORI DEL LIBRO – Frosinone,19/22 giugno 2014

Tutti i colori del libroSegnaliamo la prima edizione del Festival Letterario TUTTI I COLORI DEL LIBRO – Frosinone,19/22 giugno 2014

Il Programma…

L’iniziativa, fortemente voluta da Ubik e dall’omonima associazione, avrà un calendario ricco di ospiti: Paolo Piccirillo, Anna Maria Barbera, Irene Cao, Maurizio De Giovanni, Paolo Di Paolo, Selvaggia Lucarelli, Stefano Piedimonte, Giulio Scarpati, Geronimo Stilton, Licia Troisi e molti altri.

Giovedì 19 giugno alle 17 si aprirà la prima edizione di Tutti i colori del libro, festival letterario che coinvolgerà tutta la città di Frosinone. Ideato dall’associazione omonima e da Ubik- sede dell’associazione è proprio la libreria situata in via Aldo Moro- il festival gode del patrocinio della Regione Lazio, della Provincia di Frosinone e del Comune di Frosinone, il quale ha offerto anche un importante supporto. Molti i sostenitori e gli sponsor che hanno voluto contribuire alla realizzazione di un’iniziativa che non ha eguali nella città di Frosinone.

L’evento, nelle parole degli organizzatori, ha “un obiettivo ben preciso e da sempre promosso da Ubik nel capoluogo ciociaro, cioè quello di portare in città la cultura e il dibattito attraverso gli incontri con gli autori e di offrire a Frosinone un Festival Letterario che vuole essere solo il primo di una lunga serie”.

La caratura degli ospiti radunati per questa prima edizione, del resto, fa già ben sperare anche per il futuro. Dopo l’affollatissima anteprima del 15 maggio avvenuta con Stefano Benni che ha presentato a Frosinone il suo “Pantera” (Feltrinelli), ci sarà il 19 giugno l’inaugurazione ufficiale di Tutti i colori del libro: alle 18, nella nuova piazzetta intitolata a don Carlo si partirà con uno spettacolo dedicato ai più piccoli con il roditore più famoso della letteratura, Geronimo Stilton, in compagnia di Tea e dei Topinghi. Tradotti in 42 lingue, i libri di Geronimo hanno venduto più di 28 milioni di copie soltanto in Italia, oltre 100 milioni in tutto il mondo.
Leggi tutto…

Parte a gonfie vele A TUTTO VOLUME

Parte a gonfie vele  A TUTTO VOLUME – Il Festival Letterario di Ragusa 

dal nostro inviato, Vito Caruso

E’ partito a gonfie vele “A tutto volume Libri in festa a Ragusa”, nonostante le varie concomitanze, dalla Marina di libri a Palermo al concerto serale di venerdì sei giugno con 6/8 mila presenze per la paesana vincitrice di Amici Deborah Iurato. A gonfie vele perché il Festival alla quinta edizione, con alcune migliaia di appassionati indotti a scegliere un evento su circa tre proposti in ognuna delle tre fasce orarie dalle 18,30 alle 23 (tutti sono gratis), sembra ormai una creatura entrata nella sensibilità e nell’orgoglio dei residenti e dei numerosi ospiti convenuti alla pregevole rassegna.
Un inizio scoppiettante, nonostante il traffico veicolare, non interrotto, continuasse a lambire la stracolma piazza delle Poste dove il solito pacato Marco Travaglio ha tessuto la tela di ragionamenti polemici alla base dei suoi testi su “Re” Giorgio Napolitano e sulla trattativa Stato-mafia.

Non molto felice, per la verità, la collocazione dell’evento delle 23 sul ponte dei Cappuccini, protagonista un superbo Pietrangelo Buttafuoco, se numerosi passeggiatori hanno avuto l’esigenza, vera o falsa, di attraversarlo quel ponte, anche se i personaggi sotto i riflettori e il rispettosissimo pubblico non se ne sono dati tanta pena.
Non ci sono aggettivi che possono rendere la bellezza dei luoghi in cui si svolgono gli incontri con gli autori del Festival. E’ difficile che altre rassegne possano vantare simili scorci e sfondi. Un’altra cosa che colpisce è l’educazione del folto pubblico. Non sembra di essere in Sicilia. Ma, dicono, che è proprio una caratteristica dei ragusani. Non sono di Ragusa i personaggi attorno a cui ruota la creatura, dal direttore editoriale Roberto Ippolito (giornalista e scrittore), che conosce autori ed editori, ed apre vari eventi, al direttore organizzativo Alessandro Di Salvo, quasi ubiquo a fronteggiare ogni criticità, all’addetta stampa Valentina Masilli, alla segretaria Irene Rimmaudo. Ma, come si diceva, sindaco pentastellato Federico Piccitto e assessore al ramo Stefania Campo, hanno fatto capire che la sosterranno e le daranno continuità.
Dopo l’apertura internazionale di venerdì 6 con la giallista spagnola, che se l’è cavata benissimo con l’italiano, Alicia Giménez Bartlett, abbiamo posto questa domanda ai suoi intrattenitori Roberto Ippolito ed Alessia Gazzola:
“Nel momento storico che stiamo vivendo, con continui arrivi di migranti dal sud del mondo e con i tanti conflitti che la insanguinano questa terra, ha senso scrivere ancora libri e fare festival”?
“Ha senso parlare di sapere, intelligenza, creatività, immaginazione?- risponde Ippolito –possiamo migliorare le cose solo se ci istruiamo di più, se approfondiamo di più e se conosciamo meglio le ragioni degli altri”.
“Sì, so che arrivano a Pozzallo; veramente ci dovremmo fermare a riflettere!- osserva la Gazzola, con prole al seguito-. Siamo arrivati a un punto di non ritorno! I libri- continua- possono però cambiare la giornata di qualcuno, mettere allegria, indurre a pensare. Per gli scrittori, poi, scrivere è una esigenza naturale, come per molti lettori leggere, perché c’è bisogno di sentire storie per allargare la mente e i propri orizzonti”.
Leggi tutto…

SEGNALI DI FUMO, di Andrea Camilleri (le prime pagine del libro)

Pubblichiamo le prime pagine del volume SEGNALI DI FUMO, di Andrea Camilleri (Utet)

CAMILLERI_tagliataLa scheda
Da qualche tempo, Andrea Camilleri lancia dei personalissimi “segnali di fumo”. Sono foglietti di poche righe cui lo scrittore affida, in totale libertà, quello che gli suggerisce l’estro del momento. Ma che cosa “segnala” Camilleri? Intanto, molta partecipazione per le nostre vicende politiche: soprattutto indignazione per l’assenza di etica, la corruzione, la volgarità, il populismo becero, gli insulti di troppi “politici senza onore” che hanno prodotto fame, disoccupazione, scontro sociale, impoverimento del Paese. Poi, il gusto mai perduto del racconto disteso, dell’aneddoto divertente e rivelatore. Il piacere degli incontri con personaggi del tutto sconosciuti o – trattati esattamente alla stessa stregua – famosi come Wisława Szymborska e il presidente argentino Alfonsìn. Le letture che durano da una vita (Pirandello, Vittorini, Malraux, Philip Roth, Tabucchi) e che suggeriscono alcune sobrie e per niente retoriche considerazioni sull’arte dello scrivere. Infine, il senso – molto umano, ma mai troppo malinconico – del tempo che passa, dell’età che avanza: “… mettiamola così: il tempo è una giostra sempre in funzione. Tu sali su un cavalluccio o un’automobilina, fai un bel po’ di giri, poi, con le buone o con le cattive, ti fanno scendere”.
Ora, Camilleri ha deciso di raccogliere qualche decina dei suoi “segnali di fumo”, organizzandoli in una sequenza sapientemente “narrativa”. L’effetto, per il lettore, è quello di una incantevole conversazione a distanza con l’amico saggio, ironico, affettuoso che tutti vorremmo avere.

* * *

Le prime pagine del volume SEGNALI DI FUMO, di Andrea Camilleri (Utet)

1
Confesso, con Neruda, che ho vissuto. Ma mi corre
l’obbligo di confessare anche che, alla mia veneranda
età, molte delle cose per le quali ho vissuto mi appaiono
come fatte da una persona che aveva il mio
nome, le mie fattezze, ma che sostanzialmente non
ero io. Così come non mi riconosco in un agire dominato
solo dal senso, non mi ritrovo neppure in un
comportamento dettato solo dalla ragione. Gran parte
della mia esistenza è trascorsa in una sorta di sbilanciamento
tra una parte e l’altra, sono stato come
un equilibrista su un filo sospeso tra due grattacieli
sotto un vento continuamente mutevole. Quanta pazienza
e quanta volontà mi ci sono volute per tenere
sotto controllo le mie contraddizioni!

* * *

2
Forse, senza saperlo, stiamo combattendo la prima
guerra globale degli anni duemila. Una guerra che
non usa più armi, che non bombarda né fa esplodere
atomiche, che non provoca morte ma produce fame,
disoccupazione, scontro sociale, impoverimento, insomma
riduce sul lastrico i perdenti. Le direttive che
provengono dalla Ue e dalla Bce assomigliano ai piani
strategici di uno Stato Maggiore: far resistere la
Grecia a ogni costo, apprestare immediate difese per
le prime linee direttamente minacciate che si chiamano
Spagna e Italia. E il quotidiano bollettino delle
chiusure delle Borse europee ed extraeuropee lo si
attende con la stessa ansia, con lo stesso tremore dei
bollettini di guerra di una volta. Leggi tutto…

ETNA COMICS 2014: Catania, 6/8 giugno

ETNA COMICS 2014: Festival Internazionale del fumetto e della cultura pop, quarta edizione dal 6 al 8 giugno 2014 – Le Ciminiere / viale Africa, 12Catania

Il FestivalProgramma »Aree »NewsEspositori »Multimedia »Ticket Point »Press » –  Contatti

programma
Clicca sull’immagine per la brochure 2014

Leggi tutto…

Categorie:Eventi Tag:

PREMIO STREGA GIOVANI 2014

PREMIO STREGA GIOVANI

La prima edizione del Premio Strega Giovani, promosso dalla Fondazione Bellonci e da Strega Alberti Benevento in collaborazione con Eni, è assegnato da una giuria di circa quattrocento ragazzi – come quattrocento sono gli Amici della domenica – provenienti da oltre quaranta scuole secondarie superiori distribuite in Italia e all’estero. Concorreranno a ottenere il riconoscimento i dodici libri candidati al LXVIII Premio Strega.

Il premio si pone come obiettivo la diffusione della narrativa italiana contemporanea presso il pubblico dei giovani adulti, riconoscendone e enfatizzandone l’autonomia di giudizio. Far sentire i ragazzi protagonisti, non soltanto utenti, del mondo della cultura significa investire sul loro e sul nostro futuro. La necessità di realizzare iniziative di promozione della lettura specificamente destinate ai ragazzi tra i 15 e i 17 anni appare evidente anche dal recente rapporto ISTAT La produzione e lettura di libri in Italia, che mostra un calo sensibile dei lettori (-9,5%) proprio in questa fascia di età, a dispetto del picco di lettori fra gli 11 e i 14 anni (57,2%), ben superiore alla media nazionale (43%).

Questi dati mostrano come fra i giovanissimi l’abitudine alla lettura sia diffusa, eppure accade qualcosa nella tarda adolescenza che li allontana dai libri. È un momento di svolta per l’identità dei ragazzi e segna in modo indelebile la loro storia. Occorre incoraggiarli a perseverare nella passione per la lettura senza porla in antitesi con le opportunità di informarsi e distrarsi offerte dalla nostra epoca 2.0. I ragazzi leggeranno le opere concorrenti in formato elettronico e invieranno il loro voto per via telematica attraverso il sito web http://www.premiostrega.it, condividendo la loro esperienza attraverso i canali predisposti sui principali social network.

La proclamazione del vincitore si svolgerà a Roma il 9 giugno, in anticipo sul voto che definisce la cinquina dei finalisti del LXVIII Premio Strega, a Palazzo Montecitorio, Sala della Regina, al termine di un evento che vedrà la partecipazione degli autori concorrenti, di una nutrita rappresentanza di giovani giurati e alla presenza della Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini.

La giuria che assegnerà il Premio Strega Giovani sarà composta da ragazzi di età compresa tra i 16 e i 18 anni provenienti da licei e istituti tecnici, raccolti in gruppi di lettura composti da dieci ragazzi per scuola, appartenenti ad una o più classi. Leggi tutto…

PREMIO STREGA EUROPEO 2014

PREMIO STREGA EUROPEO

In occasione del semestre di presidenza italiana del Consiglio dell’Unione Europea

La Fondazione Maria e Goffredo Bellonci, in collaborazione con la Casa delle Letterature di Roma e il Festival Internazionale Letterature e con la Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, rende omaggio alla cultura del vecchio continente e ai suoi legami con l’Italia promuovendo un’edizione speciale del Premio Strega, il riconoscimento letterario organizzato dalla Fondazione Bellonci e da Liquore Strega che dal 1947 viene assegnato a Roma a un’opera di narrativa italiana.

Concorrono ad ottenere il premio cinque scrittori recentemente tradotti e pubblicati in Italia che hanno vinto nei Paesi di provenienza un importante riconoscimento nazionale. Cinque voci rappresentative di tradizioni letterarie e aree linguistiche diverse, dunque, e cinque modi di esplorare le latitudini possibili del romanzo contemporaneo che ci restituiscono altrettante immagini del nostro essere cittadini dell’Europa.

Questi gli autori della Cinquina europea, selezionati dalle direzioni della Fondazione Bellonci e di Casa delle Letterature:

1. Jérôme Ferrari (Francia), Il sermone sulla caduta di Roma, traduzione di Alberto Bracci Testasecca, e/o 2013
Premio Goncourt 2012

2. Marcos Giralt Torrente (Spagna), Il tempo della vita, traduzione di Pierpaolo Marchetti (Elliot, 2014)
Premio Nazionale di Narrativa 2011

3. Georgi Gospodinov (Bulgaria), Fisica della malinconia, a cura di Giuseppe Dell’Agata (Voland, 2013)
Premio Nazionale 2012

4. Rosa Liksom (Finlandia), Scompartimento n. 6, traduzione di Delfina Sessa (Iperborea, 2014)
Premio Finlandia 2011

5. Eugen Ruge (Germania), In tempi di luce declinante, traduzione di Claudio Groff (Mondadori, 2013)
Deutscher Buchpreis 2011

Il Premio Strega Europeo sarà conferito da una giuria composta dagli scrittori vincitori del Premio Strega Alessandro Barbero, Paolo Giordano, Melania G. Mazzucco, Edoardo Nesi, Antonio Pennacchi, Walter Siti e Domenico Starnone, dal Comitato direttivo del Premio Strega, dal direttore della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea Lucio Battistotti, dal direttore di Casa delle Letterature di Roma e del Festival Internazionale Letterature Maria Ida Gaeta e dal direttore della Fondazione Bellonci Stefano Petrocchi.
Leggi tutto…

PREPARARE LA VENUTA DEGLI DEI, di Friedrich Kittler

http://alessandria.bookrepublic.it/api/books/9788898038381/coverPREPARARE LA VENUTA DEGLI DEI, di Friedrich Kittler (L’Orma, 2013)

In collegamento con il forum di Letteratitudine dedicato al rapporto tra “Letteratura e musica

di Claudio Morandini

“Spero che l’abbiate sentito: è la stessa musica, da Wagner a Hendrix, da Hendrix ai Pink Floyd; ed è anche lo stesso palcoscenico, Musikdrama o light show che sia: The Piper at the Gates of Dawn di Syd Barrett fa cominciare come aurora tutto ciò che Wagner conclude come crepuscolo.”

Preparare la venuta degli dei” (L’Orma, 2013) raccoglie tre interventi di Friedrich Kittler (una prolusione, un articolo, una conferenza) attorno alla musica. La lettura, assai gratificante, è resa facile dalla nitida, competente traduzione di Elisabetta Mengaldo. Kittler si muove nella materia con l’allegra autorevolezza di un filosofo d’altri tempi, insegue percorsi suoi, asseconda personali inclinazioni come un fan – ovviamente, rispetto al fan, che conosce benissimo solo l’oggetto della sua passione, Kittler ha dalla sua una conoscenza enciclopedica: se nella linea tracciata tra Wagner e i Pink Floyd non vede nient’altro, a parte Jimi Hendrix, è perché non vuole vedere, non certo perché non sa.
Una delle tematiche ricorrenti in questo denso volumetto è la novità dirompente rappresentata dai nuovi mezzi di amplificazione del suono: che non hanno portato solo a sentire la musica (o a sentire le voci) in modo diverso (non fuori, ma dentro di noi: e in punti precisi e cangianti di questo dentro), hanno finito per scavare dentro di noi cambiando il nostro modo di ascoltare il mondo e di percepire la realtà.
L’altra tematica, ancora più importante, è la forza dionisiaca dell’arte (della musica in particolare, ma anche della poesia, compresi i versi per musica), la sconvolgente potenza dell’arte sull’animo umano. Una potenza che i Greci avevano colto e provato sulla propria pelle, tentando di domarla, di forzarla nella struttura di versi danzanti, e per la quale avevano coltivato un sacro timore; in nome della stessa potenza Wagner ha forgiato il Musikdrama, passando idealmente il testimone (seguo sempre Kittler) alla visionarietà allucinata di Syd Barrett e all’ambizione compositiva di Roger Waters, i quali hanno sfruttato l’apporto di una tecnologia che permetteva di amplificare e manipolare le sorgenti sonore come mai prima. Con momenti come il Preludio all’Oro del Reno Wagner ha presagito, secondo Kittler, la potenza tellurica del sound e la sostituzione di questo al vecchio modo strutturato di comporre – ed ecco che i Pink Floyd riprendono l’intuizione wagneriana sul sound e la sviluppano (inconsapevolmente) in una serie di album. Leggi tutto…

GOL DI RAPINA, di Pippo Russo

GOL DI RAPINA. Il lato oscuro del calcio globale, di Pippo Russo (Edizioni Clichy)

di Alessandro Russo

Partiamo da un principio fermo: il nuovo libro di Pippo Russo (Edizioni Clichy, pg 296, € 15) non è un testo pesante. Seppur incentrata su un assioma da brividi, la lettura è godibile. L’autore è originario di Agrigento, ha quarantanove anni e insegna sociologia all’università di Firenze, dove vive da anni. Orbene, il suo postulato è che se per cent’anni il calcio è stato un fine, adesso è un mezzo per altri fini. Lobby d’affaristi e spregiudicati sceicchi s’approcciano al business globale della pedata come magnacci senza scrupoli. Lo scopo non è produrre prestazioni sportive ma far fruttare soldi, raddoppiarli o triplicarli. Obiettivo dei tanti attori è far utili da investire intanto che la bolla speculativa gonfi a dismisura. Così vanno le cose nel moderno far-west del calciomercato generale: una degenerazione vera e propria. Chi ancora questo gioco ama, farebbe bene a comprenderlo in fretta. Per farla breve, il pallone di oggi è aggrovigliato a un’abnorme quantità di denaro che agisce come una droga.
Principio fermo numero due. Il volumetto con la copertina verde militare che sto provando oggi io a recensire,più che un libro è un apriscatole. A pagina uno c’è già il primo bersaglio, il colonnello Blatter, una cariatide che ad ottant’anni suonati continua a ricandidarsi alla presidenza Fifa. Ma Gol di rapina ne ha per tutti ed è zeppo di bacchettate per un segmento del giornalismo sportivo, quello degli specialisti di calciomercato. Più volte le quasi trecento facciate riportano che se appartieni alla schiera dei potenti, puoi ordinare un articolo a tuo piacimento che nel giro di ventiquattr’ore ti viene servito dallo scribacchino di turno come una pizza Margherita.
Principio fermo numero tre. La gestione dei giocatori tramite i fondi di investimento sta prendendo piede nell’Europa tutta e l’Atletico Madrid è l’esempio lampante. Ma lo dimostrano anche club come Barcellona e Real Madrid e potenze economiche quali Chelsea e Manchester City. Un esempio concreto? Il Monaco appalta il calciomercato a tale Jorge Mendes e dovendo nominare un nuovo allenatore in sostituzione di Claudio Ranieri sceglie Leonardo Jardim, cioè uno degli assistiti di Mendes. Per far sedere Jardim in panchina, il Monaco paga tre milioni di euro di clausola rescissoria allo Sporting Lisbona (la società con cui Jardim era legato contrattualmente). Appena il nuovo mister mette piede nel Principato di Monaco chiede l’acquisto dell’argentino Marcos Rojo dallo Sporting Lisbona. I diritti economici di Rojo appartengono per il 75% alla Doyen Sports Investments, un’etichetta che si ripete volentieri e spesso sfogliando il libro. Insomma, si arricchiscono sempre gli stessi e pagano invece i tifosi, che vedono svuotata di significato la propria passione.
Principio fermo numero quattro. Leggi tutto…

L’ISOLA DELLE STORIE 2014 – 3/6 luglio

L’ISOLA DELLE STORIE 20142014 L’ISOLA DELLE STORIE XI EDIZIONE FESTIVAL LETTERARIO DELLA SARDEGNA – XI Edizione del Festival Letterario della Sardegna / 3 – 6 luglio 2014, Gavoi (NU)

AutoriLuoghiContatti

La novità di questa XI edizione è un Preludio al Festival, sabato 14 e domenica 15 Giugno, sempre a Gavoi, con l’incontro con la scrittrice Silvia Avallone e l’inaugurazione di alcune mostre che resteranno aperte fino a Luglio.

Il Festival inaugura ufficialmente giovedì 3 Luglio con il “Concerto per l’Europa a Gavoi”, nato dalla sinergia con gli Istituti di Cultura stranieri e coordinato per la prima volta dall’Istituto di Cultura Polacco di Roma. Anche per questa seconda edizione del progetto, i musicisti coinvolti saranno ospitati in residenza, una settimana prima del Festival, per ideare una composizione musicale originale che verrà eseguita in anteprima alla serata di apertura. Ogni musicista porta con se le proprie radici sonore, una “particella” della cultura del proprio paese, che sarà presente nelle composizioni d’autore elaborate da ognuno appositamente per il concerto. Partendo da mondi culturali molto diversi, fra l’Inghilterra, la Germania, l’Austria, l’Italia, la Polonia e la Romania, gli artisti s’incontrano nel mondo della musica che permette di parlare in una lingua – la lingua dei suoni.

Il programma prevede, come sempre, un ricco calendario di appuntamenti, per un pubblico di ogni età, con numerosi protagonisti, anche internazionali, che per tre giorni animano le piazze e i giardini del paese.

Tra gli ospiti del mattino: Leggi tutto…