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Archive for giugno 2014

LUI COSI’ ESTRANEO, di Francesca Marone tra i romanzi segnalati dal Premio Calvino 2014

francesca-g-maroneLUI COSI’ ESTRANEO, di Francesca G. Marone tra i romanzi segnalati dal Premio Calvino 2014

di Massimo Maugeri

Sono molto felice nell’apprendere la notizia che, tra i segnalati dell’edizione 2014 del Premio Calvino, figura anche la “nostra” Francesca Marone (nella foto accanto), curatrice dello spazio di Letteratitudine chiamato Osservatorio LitBlog. Francesca concorreva con un romanzo inedito intitolato “Lui così estraneo“.
La frase indicata come motivazione del riconoscimento è la seguente: “per il lacerante scandaglio di un’interiorità femminile”.
Di seguito, una scheda del libro, una breve “chiacchierata” con Francesca e un piccolo assaggio del testo…

Maria Giulia, una donna separata con figli, attraversa il percorso della malattia e della morte del padre provando la più profonda incapacità di amare e di perdonare. Scopre, leggendo vecchie lettere l’esistenza di una vita a Praga, e forse di un figlio segreto di suo padre. Intraprende un viaggio alla ricerca della verità che lei crede necessaria alla sua vita. In un doloroso scandaglio interiore, fatto di ritorni al passato e di ferite mai sanate, la donna indaga nell’estraneità dei sentimenti che l’hanno accompagnata nel corso dell’esistenza. Uno spiraglio di speranza per guardare la vita con occhi diversi e perdonare se stessa le permetterà di aprirsi a una delle scelte d’amore più coraggiose.

– Cara Francesca, raccontaci qualcosa di questo tuo libro…
Questo libro è molto importante per me, certamente imperfetto e di questo sono cosciente ma molto necessario. Pur non essendo particolarmente lungo ha impiegato circa quattro anni a venir fuori e materializzarsi su carta. E’ nato da una esigenza profonda di comprendere quanto il perdonare sia un processo così tortuoso e poco connaturato anche in un legame di sangue come quello fra un padre e una figlia. Non vi è nulla di scontato nelle relazioni affettive, essere legati non implica necessariamente avere confidenza, intimità e fiducia l’uno con l’altra. E’ doloroso ammetterlo per primo a se stessi. Poi da questa esigenza, e dalla maturazione interiore di un dolore, è nato il coraggio di imbastire una storia che narra di una donna intrappolata in una vita a metà dopo la separazione e in un rapporto tormentato con il padre il quale è vissuto come se fosse un estraneo tutto da scoprire. Estraneo però è in realtà il sentimento dell’amore che lei non riesce a riconoscere nemmeno in se stessa.

– Nella frase pubblicata sul sito del Premio, estrapolata dalle motivazioni, leggiamo: “per il lacerante scandaglio di un’interiorità femminile”. Ti ci ritrovi? Leggi tutto…

MORTE ALL’ACROPOLI, di Andrea Maggi

ANDREA MAGGI ci racconta MORTE ALL’ACROPOLI (Garzanti). Le prime pagine del romanzo sono disponibili qui…

di Andrea Maggi

Uno dei primi libri che ricordo di aver letto, o meglio, di aver contemplato, raccontava i miti greci più famosi. Avrò avuto otto anni. Sulla copertina, l’immagine dominante di Atena, dipinta come su un vaso a figure rosse. La dea, in posa di profilo, indossava un peplo il cui drappeggio ricordava le onde del mare e un elmo dal cimiero bianco latte. La sinistra reggeva uno scudo con l’effigie di una civetta. La destra, levata sopra la testa, impugnava una lancia ed era pronta al tiro. Ai suoi piedi strisciava un serpente, mansueto come un cagnolino. Ciò che mi emozionava più di tutto era lo sguardo della dea. Altero. Spietato. Imperturbabile. Intelligente, soprattutto. Niente l’avrebbe potuto piegare.
Per me fu amore a prima vista. Da allora, il mondo dell’antichità è entrato nel mio cuore e vi ha lasciato un segno indelebile.
La ragione per cui ho deciso di scrivere un thriller a sfondo storico è presto detto. Per divertirmi e per divertire. E per farlo ho voluto fondere due mie grandi passioni: il poliziesco e la storia.
In realtà, come ogni scrittore, scrivendo Morte all’Acropoli ho voluto fornire tra le righe una chiave interpretativa, la mia chiave interpretativa, per capire un po’ meglio il nostro presente. Per farlo, ho deciso di affrontare un viaggio a ritroso nel tempo e di calare il thriller e le indagini del mio eroe Apollofane nella città che rappresenta per antonomasia lo splendore dell’antichità: Atene. L’Atene del mio romanzo è ancora una capitale culturale, ma non è più la stessa di Pericle. È una città sulla via del declino, che ha già conosciuto la sconfitta per opera degli Spartani prima e dei Macedoni poi. L’Atene in cui vive e agisce Apollofane è in crisi, piegata da difficoltà economiche dovute al costo della guerra e da una corruzione che mina le assi portanti della prima democrazia della storia.
Non so se tutto questo a qualcuno ricorda qualcosa. Leggi tutto…

SIBBER, di Walter Nardon

SIBBER, di Walter Nardon
(Effigie, 2014)

recensione di Claudio Morandini

Sibber” di Walter Nardon (Effigie, 2014) è uno strano romanzo in cui sembra non accadere nulla, e invece accadono molte cose, tutte importanti come lo sono le cose che danno colore e qualità alla vita delle persone comuni. Sibber è per l’appunto un uomo comune che ha superato la mezz’età e di cui all’inizio non sappiamo gran che, se non che ha attirato l’attenzione dell’io narrante per una certa sua capacità di stare al mondo, di misurarlo e impreziosirlo con la grazia dei gesti e delle parole. A lui l’io narrante chiede all’inizio di partecipare a un esperimento: portare una valigia attraverso un certo percorso cittadino e farsi osservare da una certa distanza. Lo “studio” – tra la curiosità del sociologo, dell’antropologo, e quella dell’artista, o del bambino – non sembra avere altro scopo, ma finisce per confermare le qualità di Sibber, qualità sovrumane e insieme comuni, come quella di dare senso agli oggetti che tocca, agli ambienti che visita. La seconda parte del romanzo si sofferma sui preparativi di un adeguato ringraziamento per l’opera prestata da Sibber – preparativi che coinvolgono Helga, la donna quieta e curiosa con cui l’io narrante ha una relazione, la sorella di lei, il ragazzo della sorella, e che si concretizzeranno in un pomeriggio a casa di Sibber, il quale si rivela, assieme alla moglie, anche artista. Mi rendo conto, a questo punto, che il semplice riassunto rischia di non trasmettere il valore di questo romanzo, che non sta nell’intreccio, ma piuttosto nella fuga dall’intreccio, nella dimensione contemplativa che carica di un senso particolare oggetti comuni, gesti consueti e vite modeste. Restiamo anche noi affascinati, come l’io narrante, a osservare i semplici eppure fondamentali gesti di Sibber, e ci sentiamo colti dal presentimento di una rivelazione – laica, modesta, anche dimessa, ma non meno importante – che anche nella nostra vita, anche nella più quieta e ritrosa, sia possibile toccare momenti di felicità pura, in cui tutto acquisisce equilibrio e armonia, e gli screzi e i dissapori del mondo sfocano, le malinconie si ridimensionano, le angosce possono essere accolte come piccole irregolarità all’interno di un mondo di sostanziale bellezza.
La luminosità di Sibber, il suo potere “festivizzante”, contagia anche coloro che sono in contatto con lui, anche, per dire, il cane, un bassotto che sembra attraversare il mondo (cioè la cittadina senza nome in cui si svolgono le vicende) con la stessa “dignità onesta e dimessa” del padrone: “Per lui, come per Sibber, non esisteva una situazione, ma solo il progressivo venire in luce di una materia oscura che si animava”.
“Sibber era davvero eccezionale” annota il narratore, incantato. “Avanzava con un passo quasi signorile, ben lontano da quello del facchino che aveva pensato di sentirsi quando gli avevo assegnato l’incarico”. Egli porta quella valigia come se fosse sempre stata sua, come se ne conoscesse il contenuto, come se rivivesse la quotidianità in una dimensione di quieta eccezionalità: “Credo che in quel momento la sua fantasia sia riuscita a concepire che la normalità, vissuta nella sua dimensione più comune, è la dimensione nella quale si celano un po’ tutti i misteri”. Ogni oggetto da lui toccato reca in sé per sempre “la sua impronta, un’impronta augurale”.
L’autorevolezza di Sibber, “autore definitivo di gesti quotidiani”, nel compiere le azioni più elementari e nel caricarle di un significato straordinario, secondo una sua “modalità estremamente misurata e insieme incredibilmente disinvolta”, porta le cose oltre i loro confini comuni, le rende “memorabili”. “Sibber poteva rendere esemplare e memorabile perfino il gesto di aprire una porta” ci dice il narratore; “preso in mano un oggetto sapeva scorgerne, in maniera misteriosa, la storia della materia”. Leggi tutto…

I SEGNALATI AL PREMIO CALVINO 2014

I CONCORRENTI SEGNALATI ALLA XXVII EDIZIONE DEL PREMIO CALVINO

L’Associazione per il Premio Italo Calvino ha comunicato l’elenco delle opere segnalate dal Comitato di lettura

Francesca ASTORRI
Marco BERRETTINI
Davide BOTTERO
Daniele BOTTI
Sergio COMPAGNUCCI
Adele COSTANZO
Annamaria DI MICHELE
Daniel DI SCHÜLER
Carla FIORENTINO
Bernardo Oderzo GABRIELI
Monica GENTILE
Francesca MARONE
Elisabetta PASTORE
Lorenzo PEDROTTI
Marco PELLICCIOLI
Roberto PERETTO
Stefano PERRICONE
Davide POTENTE
Marco RINALDI
Eleonora Natascia VOLPE
Daniela ZUCCOTTI

Di seguito, una sintesi delle motivazioni:
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GITA AL FARO 2014

3^ EDIZIONE DEL FESTIVAL LETTERARIO di VENTOTENE

Gita al faro

Gita Al Faro

Scrittori al confino

23/29 giugno 2014

PREMIO GUTENBERG 2013 assegnato dall’Associazione italiana del libro

Nella suggestiva cornice dell’isola di Ventotene, si svolgerà dal 23 al 29 giugno la terza edizione del Festival Letterario Gita al Faro (il cui titolo trae ispirazione dall’omonimo romanzo di Virginia Woolf), organizzato dall’ Associazione Culturale Tùrbìne e studio mun in collaborazione con il Comune di Ventotene, da un’idea di Lidia Ravera.

Un coraggioso drappello di militanti della letteratura è invitato ogni anno a trascorre una settimana sull’isola per scrivere un inedito ispirato a e da Ventotene.

Cinque scrittrici e quattro scrittori confinati per sei giorni sull’isola di Ventotene, a scontare il loro privilegio: essere scrittrici, essere scrittori. Condannati a esercitare il dono supremo dello sguardo, quell’attenzione mirata che genera storie, quindi a scrivere un racconto ispirato all’isola o dall’isola e infine a sottoporlo al pubblico, in due serate reading, in un teatro affacciato sul mare e illuminato dalla luce intermittente del Faro.

La direzione artistica passa da Sandra Petrignani, che per sopraggiunti carichi professionali non potrà garantire quest’anno la sua presenza né una continuità di impegno con il festival nel futuro, a Loredana Lipperini, già ospite come scrittrice la scorsa edizione. Tale avvicendamento inaugura un passaggio di consegne per la direzione artistica, che di anno in anno andrà ad una delle scrittrici ospiti.

Il festival, dal format inedito nel panorama degli eventi culturali, si pone l’obiettivo di trasformare il “confino letterario” sull’isola in un laboratorio creativo, che permetta agli autori e al pubblico di vivere la scrittura e condividerla nel momento stesso in cui il pensiero diventa parola. Ne emerge una formula di cultura partecipata nelle sue fasi di ideazione, progettazione e realizzazione, basata su un forte coinvolgimento delle realtà locali, quali partner attivi della manifestazione, attraverso visite guidate e interazione con gli isolani per rilancio del ricco patrimonio storico, artistico e ambientale dell’isola.

Ventotene diventa così un luogo privilegiato da cui guardare il mondo, reinterpretato attraverso le parole e il pensiero degli scrittori.

Uno speciale appuntamento, come di consueto, sarà dedicato a Virginia Woolf, un omaggio alla scrittrice a cura, quest’anno, di Chiara Valerio.

GLI OSPITI:

Daria Bignardi (Mondadori) • Giovanni Cocco (Feltrinelli) • Marcello Fois (Einaudi) • Antonella Lattanzi (Einaudi) •  Michele Mari (Einaudi) • Elisabetta Rasy (Mondadori) • Elisa Ruotolo (Nottetempo) • Stefano Sgambati (Minimum fax) •  Mariolina Venezia (Bompiani)

Come per ogni edizione, gli inediti saranno pubblicati in una raccolta dal titolo L’isola delle storie, all’interno della nuova collana “Lenticchie” edita dalla casa editrice e libreria Ultima Spiaggia di Ventotene.

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IL PROGRAMMA Leggi tutto…

LE ROTTE DEL VENTO

LE ROTTE DEL VENTOLe rotte del vento (Los rumbos del viento), di Maria Teresa Santalucia Scibona (Raffaelli Editore)
Prefazione di Renzo Montagnoli

 di Renzo Montagnoli

Dalle sommità dell’Appennino scende il vento, precipita in forre oscure, da cui poi risale per rotolare lungo le chine delle dolci colline senesi e infine va a placare la sua irruenza, distendendosi nell’amena e bucolica campagna toscana. Viene e porta con sé voci armoniche, versi soffusi di languida malinconia che l’esile, ma ferma mano di Maria Teresa Santalucia Scibona ha segnato su fogli di carta bianca che ora svolazzano, s’insinuano in ogni pertugio, fino a quando trovano una finestra aperta e, quasi per miracolo, si ricompongono sul mio tavolo.
Ed è così che li leggo, ancora odorosi di resina di pino, ancor olezzanti delle mille essenze vitali di una natura che mi par di sentire amica. E sono d’amicizia queste poesie, dedicate quasi tutte a persone con cui l’autrice è riuscita a entrare in sintonia, tanto che l’hanno ispirata. Per quanto i temi discussi siano i più vari, di questa natura c’è più di una traccia, c’è anzi un estatico abbandono da cui riemergere per mostrare, quasi con stupore, quanto immensamente l’anima sia stata nutrita, coccolata, vezzeggiata dall’assoluta bellezza e perfezione del creato, di cui i versi possono solo darci un’idea, per quanto sapientemente esposta (Altrove, in un altro emisfero / la notte abbandonò l’alcova. / Il giorno ancora assopito, / salutava l’alba mollemente / adagiata nel divano di stelle. /… oppure ancora …/ Nel tramonto ramato / non v’era alcuno, oltre me / nella silente solitudine. / Cresceva il desiderio di calarmi / fra gli spazi votivi dell’anima, per godere con lo stupore / di bimbo, l’incanto del creato.). Fra l’altro, la lirica che ho sopra riportato, oltre a essere esplicativa di quel concetto di estasi, nell’ambito della produzione di Maria Teresa Santalucia Scibona mi sembrano che con altre di questa raccolta possano costituire ancora una volta una significativa conferma di una spiccata predisposizione per un’analisi attenta del destino umano, come appare più evidente nella poesia che dona il titolo all’intera silloge. Mi riferisco a Le rotte del vento, dedicata Giampaolo Rugarli, noto narratore italiano. Credo che valga la pena di riportarla per intero: Nel mare ondeggiante / la carena silente / solca i flutti l’infrange. / Senza indizio riga / la traccia del tragitto. / Ospiti di scarsi giorni, // anche noi corrucciati / bramosi gaudenti / di terrene delizie / navighiamo a vista / eludendo ignari / le rotte del vento. In pochi versi concisi è riportata la vita di ogni uomo con una metafora di un Titanic che procede senza una meta ben precisa, cercando, inconsapevolmente, di evitare quelle rotte del vento che poi sono frutto della natura, rientrano in un disegno complesso, imprevedibile e incomprensibile, su cui si basa tutto il Creato. È tuttavia la sensibilità individuale che ci conduce a esprimerci mediando ciò che intendiamo dire con ciò che osserviamo e quello che i nostri occhi vedono è la perfezione assoluta della natura, di cui noi stessi siamo umile parte. E questa osservazione è frutto di una trascendenza che ci porta a vedere anche e soprattutto con l’anima.
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SALVIAMO DALL’OBLIO LE OPERE LETTERARIE MERITEVOLI

SALVIAMO DALL’OBLIO LE OPERE LETTERARIE MERITEVOLI

Ionidi Massimo Maugeri

Quante sono le opere letterarie meritevoli di essere salvate dall’oblio e che, invece, nel corso degli anni, sono state risucchiate dal gorgo dei libri dimenticati? E che possibilità hanno tali opere di tornare a galla in un contesto editoriale come quello odierno, caratterizzato dalla paradossale compresenza della sovrapproduzione di novità e del calo delle vendite?
La “questione”, per così dire, è di natura nazionale. Ogni regione ha dato i natali a scrittori che dovrebbero essere ricordati e letti per la qualità delle loro pagine, ma che – nei fatti – sono stati espulsi dai cataloghi delle case editrici. Rivedere pubblicate le opere integrali di questi autori – dato il contesto sopradescritto – non è facile; ma non è neppure impossibile. Gli esempi non mancano. Da poche settimane due romanzi sono tornati alla luce grazie al contributo della saggista e critica letteraria Daniela Marcheschi (che ne ha firmato le note critiche introduttive): “Ioni” di Dino Terra (Roma, 1903 – Firenze, 1995) ri-edito da Marsilio e “Mala Castra” di Remo Teglia (Altopascio, 1913 – Altopascio, 1975) ri-edito da Avagliano.
Ioni”, fu pubblicato originariamente nel 1929 da Alpes, poche settimane prima degli “Indifferenti” di Moravia: «Come appunto due ioni, Ramik e Jone si attraggono, si amano e si respingono, al di là della morale borghese dell’epoca fascista e in nome di pulsioni e desideri che si perdono nelle più segrete ragioni del corpo e della psiche». Come sottolinea la Marcheschi, qui Dino Terra ironizza sulla follia degli esseri umani e della società del suo tempo, inaugurando un nuovo realismo e tracciando un’inedita e singolare via per il romanzo italiano novecentesco.
Mala CastraMala Castra” uscì ne “I Coralli” della Einaudi nel 1965 ed è un romanzo di guerra ambientato nei Balcani che racconta le vicende di un battaglione italiano alle prese con la guerriglia macedone nel 1943: «Romanzo corale dove protagonisti sono i soldati nella eterna partita a scacchi con la morte». Opera che, appunto, evidenzia la disumanizzazione generata dalla guerra e dall’attesa dell’incombente evento fatale.
Recuperare opere letterarie dimenticate è l’obiettivo principale di una nuova casa editrice siciliana con sede a Palermo: “I Buoni Cugini Editori”, che cominceranno con la ripubblicazione dell’opera omnia e integrale di Luigi Natoli, in arte William Galt (Palermo, 1857 – Palermo, 1941), in edizioni arricchite dalle illustrazioni inedite di Niccolò Pizzorno. Proprio in questi giorni giunge in libreria la trilogia dei romanzi del Risorgimento italiano di Natoli: “Braccio di ferro. Avventure di un carbonaro”, “I morti tornano…” e “Chi l’uccise?”
Ai lettori, adesso, il compito di contribuire al salvataggio delle opere a cui abbiamo fatto cenno includendole tra le proprie letture estive.
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