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Adelia Battista ricorda ANNA MARIA ORTESE

giugno 12, 2014

adelia battistaANNA MARIA ORTESE, la realtà è un sogno da scrivere. In collegamento con il forum su Letteratitudine dedicato al centenario della nascita di Anna Maria Ortese

di Adelia Battista (autrice dei volumi “Anna Maria Ortese, la ragazza che voleva scrivere“, “Bellezza, addio” e Ortese segreta“)

Cara e possente e impervia Ortese, la cui Voce , a cento anni dalla nascita, (1914- 2014), appartiene a una più grande e responsabile civiltà letteraria. Civiltà al tramonto, forse, ma a cui siamo ancora legati, mondi meravigliosi, destinati, a scomparire. Siamo la retroguardia di questa civiltà, aggrappati alla bellezza, ai grandi scrittori, alla sorte delle grandi storie, alla psicologia, allo studio, alla ragione, che tutto illumina e discerne.  Oggi, nella nostra “era” così frammentata, avanza la tecnologia,  e con essa il potere della tecnologia,  siamo – come dicono i filosofi  – nel post umanesimo.
I libri di Ortese mi riportano a “prima del post-umanesimo ”, e li rileggo ringraziandola, per il suo sentire,   sottile, cosciente, responsabile,  che ci consente, come lettori, di ricavare una completezza di senso e di emozioni, dalle sue storie ; anche per quell’esigenza di verità che nasce dal suo interrogarsi in profondità rispetto al compito della vera letteratura, che è poi, <un grido che turbi, una parola che rompa la nebbia in cui dormono le coscienze, il lampo di un giorno nuovo>. Ortese vuole resistere al Male, dovunque esso sia, e per fare questo, dà parola al dolore, lo dissigilla, per la scrittrice: « Vera “follia” e vera “rivolta” – scrive – sono solo nella obbedienza a un ordine sovrumano di pietà».
Al centro di tante sue pagine, troviamo “i piccini” della terra, (il folletto, l’iguana, il cardillo, il puma…), coloro che sono oppressi, che non ce l’hanno fatta, gli illusi, i perduti nella tempesta della vita. La turbava profondamente che non ci fosse un limite alla sofferenza, avrebbe voluto che non mancasse agli uomini né aiuto materiale, né guida di stelle. I suoi libri  <in difesa dello Spirito, della Lingua, delle Voci di dentro>  ci riportano dentro di noi, ci invitano a non farci defraudare del nostro sentire.
Certo, era cresciuta in fretta dopo la morte dei giovani fratelli, Emanuele e Antonio. Era cresciuta in fretta anche per la sua anima così  “gettata  a soffrire nel mondo – scriveva  Dario Bellezza –  di eterno antico”.
Molti dei suoi libri hanno attirato grandemente l’attenzione della critica, L’Iguana, per Pietro Citati, è <uno dei pochi libri destinati a onorare la letteratura italiana del secondo dopoguerra>.   Giorgio Manganelli, nell’86,  su Il Messaggero, pubblicò una arguta recensione su L’Iguana, quella sua <laboriosa inezia>, si risolveva dicendo: «… Forse in quegli anni potevamo polemizzare un po’ di meno sui libri di Bassani e Moravia, e leggere L’Iguana di Anna Maria Ortese. L’Iguana è un libro del tutto anomalo; non assomiglia a niente, così come il genio non assomiglia al bravo scrittore. È un’altra cosa, assolutamente. Basta leggere tre, quattro pagine, e vediamo scomparire scaffali su scaffali di libri contemporanei».
 Per Ortese dopo la pubblicazione de L’Iguana, uscito per la prima volta nel ’65, cominciò la scrittura de Il Porto di Toledo, romanzo surreale, di meravigliosa, pura non realtà. Toledo non era la sua biografia, ma i “ricordi irreali” di quella giovinezza remota e scintillante che aveva accompagnato il suo destino di scrittrice. Il libro, in anticipo sui tempi, e con essi discordi, non fu capito e costituì per Ortese un doloroso fallimento.
Nel ’93, l’uscita del romanzo, Il cardillo addolorato, la rese, finalmente, nota al grande pubblico, potè così alacremente lavorare a un nuovo bellissimo libro, Alonso e i visionari, alla revisione di Toledo, per una nuova uscita, e a Corpo Celeste, che ne accompagnò la morte.
Se mai vi capitasse di leggere, o rileggere, come è accaduto a me, Anna Maria Ortese, potreste avvertire, qua e là, la sua voce, per lo più inattesa, che vi invita, al modo di Dante, a cogliere ciò che è oltre le “Apparenze”, < ad aguzzare gli occhi al vero, oltre il velame che l’occulta.>.

[articolo pubblicato sul quotidiano “Il Mattino”, ediz. di Avellino del 10 maggio 2014 – per gentile concessione dell’autrice]

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