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LUI COSI’ ESTRANEO, di Francesca Marone tra i romanzi segnalati dal Premio Calvino 2014

giugno 30, 2014

francesca-g-maroneLUI COSI’ ESTRANEO, di Francesca G. Marone tra i romanzi segnalati dal Premio Calvino 2014

di Massimo Maugeri

Sono molto felice nell’apprendere la notizia che, tra i segnalati dell’edizione 2014 del Premio Calvino, figura anche la “nostra” Francesca Marone (nella foto accanto), curatrice dello spazio di Letteratitudine chiamato Osservatorio LitBlog. Francesca concorreva con un romanzo inedito intitolato “Lui così estraneo“.
La frase indicata come motivazione del riconoscimento è la seguente: “per il lacerante scandaglio di un’interiorità femminile”.
Di seguito, una scheda del libro, una breve “chiacchierata” con Francesca e un piccolo assaggio del testo…

Maria Giulia, una donna separata con figli, attraversa il percorso della malattia e della morte del padre provando la più profonda incapacità di amare e di perdonare. Scopre, leggendo vecchie lettere l’esistenza di una vita a Praga, e forse di un figlio segreto di suo padre. Intraprende un viaggio alla ricerca della verità che lei crede necessaria alla sua vita. In un doloroso scandaglio interiore, fatto di ritorni al passato e di ferite mai sanate, la donna indaga nell’estraneità dei sentimenti che l’hanno accompagnata nel corso dell’esistenza. Uno spiraglio di speranza per guardare la vita con occhi diversi e perdonare se stessa le permetterà di aprirsi a una delle scelte d’amore più coraggiose.

– Cara Francesca, raccontaci qualcosa di questo tuo libro…
Questo libro è molto importante per me, certamente imperfetto e di questo sono cosciente ma molto necessario. Pur non essendo particolarmente lungo ha impiegato circa quattro anni a venir fuori e materializzarsi su carta. E’ nato da una esigenza profonda di comprendere quanto il perdonare sia un processo così tortuoso e poco connaturato anche in un legame di sangue come quello fra un padre e una figlia. Non vi è nulla di scontato nelle relazioni affettive, essere legati non implica necessariamente avere confidenza, intimità e fiducia l’uno con l’altra. E’ doloroso ammetterlo per primo a se stessi. Poi da questa esigenza, e dalla maturazione interiore di un dolore, è nato il coraggio di imbastire una storia che narra di una donna intrappolata in una vita a metà dopo la separazione e in un rapporto tormentato con il padre il quale è vissuto come se fosse un estraneo tutto da scoprire. Estraneo però è in realtà il sentimento dell’amore che lei non riesce a riconoscere nemmeno in se stessa.

– Nella frase pubblicata sul sito del Premio, estrapolata dalle motivazioni, leggiamo: “per il lacerante scandaglio di un’interiorità femminile”. Ti ci ritrovi?
Certo, mi ci ritrovo moltissimo perché la narrazione è tutta in prima persona fra i pensieri, i dubbi e i vortici che attraversano la mente e il cuore della protagonista. Tuttavia credo che questo tipo di lacerazione interiore possa appartenere a chiunque abbia avuto un forte contraddittorio interno che lo abbia portato a sentirsi estraneo o inadeguato non tanto alle persone accanto a sé ma agli stessi sentimenti. Però uno spiraglio c’è alla fine della storia, una sorta di ricomposizione e di forza di rinascita.

– Come cambierà, adesso, il tuo rapporto con la scrittura alla luce di questo riconoscimento?
Sicuramente è una grande iniezione di fiducia, sapere che i miei primi lettori – quelli del comitato di lettura del prestigioso Premio Calvino – abbiano anche solo intravisto qualcosa nella mia scrittura. Ciò mi spinge ad ascoltare di più le mie esigenze e ad impegnarmi per tradurle in storie che abbiano una certa dignità. Nonostante i tanti momenti di sconforto avuti in passato io non ho mai abbandonato il sogno di scrivere e credo fermamente che esporsi a vivere, seppur con incertezze ed imprecisioni, sia sempre meglio che ritirarsi dalla vita e dalle emozioni. E’ un profondo convincimento che ho al di là della pratica e della passione per la scrittura e mi adopero nel mio piccolo mondo per far sì che anche le persone accanto a me abbiano il coraggio di aprirsi alla vita.
Ti sono molto grata Massimo per questa condivisione, il tuo è un dono meraviglioso!

– Grazie a te, cara Francesca. E in bocca al lupo per tutto, con l’auspicio che questo romanzo possa trovare presto una buona casa. Di seguito, un piccolo assaggio del libro.

* * *

Dal romanzo inedito LUI COSI’ ESTRANEO, di Francesca G. Marone

Mi addormento.

Sogno di piccoli animali che mi mordono le dita dei piedi come quando il mio gatto la mattina

mordicchiava i piedi fuori dal lenzuolo in estate. C’è un lamento come un uccello soffocato che mi insegue da lontano. Una civetta dagli occhi grandi vola sui rami secchi degli alberi rossastri, sulla mia testa. Da un ramo all’altro aprendo le ali grandi come ventagli giganti. Rumore di battito d’ali poi un grido.

Alzo lo sguardo e la vedo lì con gli artigli che arpionano un ramo e gli occhi gialli spalancati su di me. Mi volto per scappare ma i piedi non si muovono.

Allora abbasso lo sguardo per capire il motivo della mia immobilità. Ho i piedi mozzati all’altezza delle dita, niente più falangi, dei moncherini stupidi a cui hanno reciso gli artigli. Non sento il terreno sotto le piante, alzo gli occhi al cielo e la civetta non c’è più Sento chiamare il mio nome, è la tua voce papà che sbatte contro i rami secchi e li spezza come un colpo di frusta.

Mi sveglio e ti vedo seduto sul letto che mi guardi in silenzio.

Un istante soltanto in cui mi sembri più vicino. Fuori la luce tenta di innalzarsi sopra le fronde ingiallite dei pochi alberi che si affiancano ai vetri delle finestre. S’è fatto giorno, fra non molto verranno gli infermieri, poi arriverà mia madre dal passo leggero senza pensieri né giudizi.

Io ti saluterò con un finto bacio sulla guancia ispida e andrò via da questa stanza. Fino alla prossima assenza.

“L’inferno è l’assenza” diceva Paul Verlaine. Io e te bruceremo in quelle fiamme per sempre, papà.

© Letteratitudine

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