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Archive for luglio 2014

BORGESTEIN di Sergio Bizzio

BORGESTEIN di Sergio Bizzio
Traduzione di Raul Schenardi – Edizioni La Linea – Collana Tam Tam – Bologna, 2014

di Claudio Morandini

L’ultimo nato di Tam Tam, la collana di narrativa delle edizioni La Linea di Bologna, è un romanzo di un prolifico autore argentino già conosciuto in Italia, Sergio Bizzio. E/O ha già pubblicato a suo tempo “Reality” nel 2010, e Donzelli “Rabbia” nel 2009. Quest’ultimo romanzo, “Borgestein”, pubblicato in Argentina nel 2012 e tradotto in italiano con precisa sensibilità e opportuno sense of humour da Raul Schenardi, gioca efficacemente con le atmosfere sospese, con il senso di attesa, con la distribuzione di alcuni colpi di scena; l’inquietudine palpabile ma non chiaramente definibile, l’aleggiare di un senso di minaccia che si contamina con uno stralunato umorismo fatto soprattutto di intrusione di elementi incongrui, hanno convinto certa critica a tirare in ballo i film di Lynch e Von Trier. Chissà che cosa penserà Bizzio, che è anche sceneggiatore e regista, di questi riferimenti di comodo, se vogliamo anche un po’ scontati, soprattutto il primo, per quanto non scorretti. Di certo, il suo romanzo vive di vita propria, e presto, cioè dopo poche pagine, butta all’aria gli eventuali ammiccamenti agli autori citati, per seguire una via originale.
Non comune è la capacità di creare tensione anche in assenza di un intreccio vero e proprio: insomma, qui ci troviamo di fronte a Enzo, uno psichiatra che decide di ritirarsi in una casa isolata per sfuggire alla vita sfibrante della grande città e a un paziente psicotico (Borgestein, quello del titolo) che lo ha già assalito due volte, e trova rifugio negli spazi vasti della provincia argentina, lontano pressoché da tutto, ma vicino a una fragorosa cascata che diventerà la sua personale ossessione. Gli spostamenti di Enzo, le visite che riceve, anche i pericoli a cui va incontro, tutto questo forma il centro vitale del romanzo, lasciando al solo Borgestein e a poco altro (il puma, va bene, e, assai meno cruentemente, i problemi legati alla separazione dalla moglie attrice di teatro) il compito di portare un po’ di parapiglia. La miscela funziona egregiamente proprio perché sembra sgorgare naturale dall’osservazione della vita, nutrita dal fiuto sicuro del narratore, più che da un plot calcolato a tavolino. Leggi tutto…

DIECI ANNI DALLA MORTE DI TIZIANO TERZANI

RICORDIAMO TIZIANO TERZANI A DIECI ANNI DALLA MORTE (Firenze, 14 settembre 1938 – Orsigna, 28 luglio 2004) PROPONENDO QUESTO VIDEO

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LA MIA LONDRA di Simonetta Agnello Hornby (le prime pagine)

Pubblichiamo le prime pagine del volume LA MIA LONDRA di Simonetta Agnello Hornby (Giunti)

La scheda del libro
Simonetta Agnello arriva sola a Londra nel settembre 1963 – a tre ore da Palermo, è in un altro mondo. La città le appare subito come un luogo di riti e di magie: la coda nella fila degli aliens al controllo passaporti; l’autostrada sopraelevata diventa un tappeto volante. La paura di non capire e di non essere accettata forza impietosa il passaggio dall’adolescenza alla maturità. Diventa Mrs. Hornby. Ha due figli. Tutta una vita come inglese e come siciliana. Ora Simonetta Agnello Hornby può riannodare i fili della memoria e accompagnare il lettore nei piccoli musei poco noti, a passeggio nei parchi, nella amatissima casa di Dulwich, nel fascinoso appartamento di Westminster, nella City e a Brixton, dove lei ha esercitato la professione di avvocato; al contempo, cattura l’anima della sua Londra, profondamente tollerante e democratica, che offre a gente di tutte le etnie la possibilità di lavorare.
Racconto di racconti e personalissima guida alla città, questo libro è un inno a una Londra che continua a crescere e cambiare: ogni marea del Tamigi porta qualcosa o qualcuno di nuovo per farci pensare e ripensare. Gioca in tal senso un ruolo formidabile la scoperta di Samuel Johnson, un intellettuale che vi arrivò a piedi, ventisettenne, alla ricerca di lavoro; compilò il primo dizionario inglese ed è considerato il padre dell’illuminismo inglese. Johnson appare negli studi che Tomasi di Lampedusa – ancora una volta il nodo fra Londra e Palermo – dedicò alla letteratura inglese, con un suo celebre adagio che qui suona motto esistenziale, filtro di nuova esperienza: ”Quando un uomo è stanco di Londra, è stanco anche di vivere”.

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Le prime pagine di LA MIA LONDRA di Simonetta Agnello Hornby (Giunti)

Un omaggio a Samuel Johnson

The world is not yet exhausted: let me see something tomorrow
which I never saw before.

Il mondo non è ancora esaurito: fammi vedere domani
qualcosa che non avevo mai visto prima. Leggi tutto…

CASA DI CARNE di Francesca Bonafini

CASA DI CARNE di Francesca Bonafini (Avagliano editore)

intervista di Simona Lo Iacono

Abitare non è invadere con il proprio corpo un luogo. Non è occupare spazio. Abitare è qualcosa di più che installarsi con valigie e sacche, orpelli pesanti e vettovaglie. Forse perché abitare è la più intima e la più straziante delle lacerazioni, un attaccarsi a ciò che ci rappresenta e che ci completa: una casa.
Dunque, abitare è qualcosa che ha più a che fare con la ricerca, con la conquista, con l’approdo. La casa non è la partenza ma l’arrivo, e abitare diventa allora abitarsi, conoscersi, vivere in sé e negli altri.
Quando cambia il concetto di “trovare casa”, cambiano anche gli occhi, gli sguardi, le vicende umane.
Improvvisamente ciò che è grande perde importanza, e prendono vita le piccole cose, le piccole circostanze, i particolari, le piccolissime attenzioni.
Perché se abitare è un fatto dell’anima, anche condividere un’abitazione è più che convivere. E’ affratellarsi in un comune e pietoso atto di compartecipazione.
Bene lo dice Francesca Bonafini in “Casa di carne” (Avagliano editore), in cui la casa perde le connotazioni della costruzione e da edificio si fa simulacro, carne da offrire e donare, atto di transumanza commossa da un inizio spaesato a un arrivo consapevole.

-Mia carissima Francesca, in “Casa di carne” dici: “L’alloro, le corone, e la storia ufficiale luccicante di quelli che ce li hanno avuti in testa, non mi appassionano proprio per niente. Piuttosto mi piace fantasticare sulle storie minuscole, biografie di ignoti di cui non si ricorda nessuno. La storia, quella maiuscola, non è un posto abitabile“. Cosa vuol dire “abitare”? Leggi tutto…

MICHELA MARZANO vince il PREMIO BANCARELLA 2014

MARZANO COPMICHELA MARZANO vince il PREMIO BANCARELLA 2014 con il volume “L’amore è tutto: è tutto ciò che so dell’amore” (Utet).

«Ognuno di noi si porta dentro un segreto. E passa la vita a girarci intorno. Talvolta se ne parla. Talvolta lo si sfoggia. Talvolta lo si nega. Eppure è sempre quel segreto che spiega tutto quello che si vive… L’amore, in fondo, è quel segreto che ci portiamo dentro.»

Michela Marzano (Roma, 1970) ha studiato alla Scuola Normale Superiore di Pisa, dove ha conseguito un dottorato di ricerca in Filosofia. È autrice di numerosi saggi e articoli di filosofia morale e politica. In Italia ha pubblicato, tra gli altri, Estensione del dominio della manipolazione (2009), Sii bella e stai zitta (2010), Volevo essere una farfalla (2011), Avere fiducia (2012). Direttrice del Dipartimento di Scienze Sociali (SHS – Sorbona) e professore ordinario all’Université Paris Descartes, dirige una collana di saggi filosofici per le Edizioni PUF e collabora con “la Repubblica”. Attualmente è deputato del Parlamento italiano.

Proponiamo, di seguito, un breve video in cui l’autrice presenta il suo libro


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SOTTOBOSCO di Simona Castiglione

SOTTOBOSCO di Simona Castiglione

di Alessandro Russo

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Da un po’ di tempo, qualunque cosa faccio, non va bene. Questo lo dice Laura, mia moglie.
Stasera, finito di cenare, ne ho l’ennesima riprova.
«Alessandro, -mi rimbrotta la signora Russo- ho qui la tua bozza di recensione di Sottobosco. Affermi che la trama ricalca integralmente il testo di due canzoni di Franco Battiato: ‘E ti vengo a cercare’ e ‘La cura’. Poi scrivi che è un romanzo incatenato alla Storia, una lettura inquieta e appassionante sulla fragilità dei nostri tempi. Mi sta bene, o.k. Però non dai spazio al registro linguistico di Simona Castiglione, né al livello culturale del libro: tutte cose da citare. Ricapitolando: presentazione sintetica e contenuti poco persuasivi».
Incasso stringendo tra due dita una tazzina colma di tisana rovente. Sorseggio.
«Insomma, -la mia sposa riparte sgommando come una Ferrari imbizzarrita- devi metterci mano daccapo. Questa volta, però, inizia con l’evidenziare l’incipit che è dirompente più d’un escavatore e prosegui con l’eccellente caratterizzazione dei personaggi da parte dell’autrice. Non dimenticare di aggiungere che la struttura è una spirale incantata popolata da streghe, passerotti, bicchierini di vodka e clatite al formaggio».
Venti minuti in là, allorquando prendo carta, penna e calamaio, scrivo nel primo rigo che Sottobosco di Simona Castiglione (Ed. Ratio et Revelatio, 2014, pg. 221, 12) dedica molto spazio alle schermaglie matrimoniali. Leggi tutto…

POET(N)@ 2014

POET(N)@ 2014
Voci di poesia contemporanea

27 luglio 2014  –  h. 20.00 Villa dei Principi Grifeo di Partanna
via Garibaldi Viagrande (CT)

Patrocinio del Comune di Viagrande

introduce
Anna Pavone

versi
Davide Aricò – Maria Attanasio – Angela Bonanno – Sebastiano Burgaretta –
Maria Gabriella Canfarelli – Innocenzo Carbone – Orazio Caruso – Giuseppe
Condorelli – Antonio Di Mauro– Alfio Grasso – Francesco Màrgani – Josephine
Pace – Carmelo Panebianco – Alfio Patti – Maria Rita Pennisi – Renato Pennisi

Domenico Seminerio – Lina Maria Ugolini

note
Nino Di Blasi

Immagini
Alessio Grillo

direzione artistica
Maria Rita Pennisi & Orazio Caruso
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SUONA, NORA BLUME di Claudia Quadri

SUONA, NORA BLUMESuona, Nora Blume di Claudia Quadri (Casagrandre edizioni) – in collegamento con il forum di Letteratitudine dedicato al rapporto tra “Letteratura e musica

“Perché la musica ci rende così vulnerabili?”
Una conversazione con Claudia Quadri attorno al suo romanzo “Suona, Nora Blume” (Casagrande, 2013)

di Claudio Morandini

Nel salotto di Nora Blume, insegnante di pianoforte di mezza età, dal carattere difficile e dal passato complicato, si alternano allievi di tutte le età: ad alcuni di loro la musica interessa molto, per altri è poco più di un pretesto. Nel nuovo romanzo della ticinese Claudia Quadri l’amore per la musica (di Nora, innanzitutto, ma anche di altri personaggi, e di sicuro dell’autrice stessa) è un elemento predominante, assieme alla cura con cui sono osservati i caratteri nella loro sfuggente complessità – una cura, piena di curiosità e di rispetto e non disgiunta da un umorismo lieve, che mi aveva già colpito in altri romanzi di Claudia Quadri, “Lacrima” del 2003, o “Come antiche astronavi” del 2008 (sempre editi da Casagrande).
Di musica e scrittura ho conversato con l’autrice.

 

CM – “Perché la musica ci rende così vulnerabili? Tutto si moltiplica per dieci e per cento. La musica ci rigira nelle sue mani come involtini da infarinare, ci passa nell’uovo e nel suo braciere diventiamo dorati e croccanti” si legge quando Nora, durante una lezione riservata a Jean, suona un Preludio di Chopin. È un pensiero che attraversa la mente di Nora, forse anche quella di Jean, e che l’autrice vuole condividere con i lettori. Partiamo da qui, Claudia: “Perché la musica ci rende così vulnerabili?”
CQ – Prima di tutto siamo cellule, impulsi nervosi. Immagino che dipenda da questo. Il nostro corpo è lo strumento con cui ci misuriamo con il mondo. Reagiamo agli stimoli. Su di noi, un ritmo sostenuto non ha lo stesso effetto di un ritmo lento, forse dipende dal nostro metronomo personale, il cuore. Penso che ci siano spiegazioni molto razionali, fisiologiche, a questa domanda. Perché il bianco ci fa un effetto diverso dal rosso? Un neurologo potrebbe aiutarci. Poi c’è la storia individuale, certe melodie evocano certi ricordi e dunque ci toccano. C’è la matrice culturale: quello che è orecchiabile e coinvolgente per una persona può risultare ostico a un’altra.

CM – La frase “Suona, Nora Blume” rimanda con un sorriso a “Suonalo ancora, Sam”, ovvero a uno dei momenti più celebri di uno dei più celebri film di tutti i tempi. Anche là, in quel film, come nel tuo romanzo, la musica si rivela potentissima nel conversare con gli animi, far rivivere emozioni, flirtare con la memoria profonda. Leggi tutto…

TRINACRIA PARK al Festival Internazionale del Cinema di Frontiera – 22 luglio 2014

https://i0.wp.com/www.saporidipachino.it/custom_images/fiere/cinemadifrontiera_2014.jpgTRINACRIA PARK al Festival Internazionale del Cinema di Frontiera

Martedì 22 luglio, alle 19:30, nell’ambito degli appuntamenti di CORTILE di VILLADORATA, “Chiacchiere sotto il fico”, del Festival Internazionale del Cinema di Frontiera (Marzamemi, SR), Massimo Maugeri presenterà il suo romanzo “Trinacria Park” in un incontro moderato da Ornella Sgroi.

 

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trinacria-park-cover1TRINACRIA PARK

Le recensioni – Il booktrailer – Il dibattito

Dalla rassegna stampa del romanzo

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FESTIVAL INTERNAZIONALE CINEMA DI FRONTIERA 2014: dal 21 al 27 luglio

https://i0.wp.com/www.saporidipachino.it/custom_images/fiere/cinemadifrontiera_2014.jpgFESTIVAL INTERNAZIONALE CINEMA DI FRONTIERA 2014: dal 21 al 27 luglio

HomeIl festivalProgramma 2014click here

Ci sarà anche il cantautore e regista Franco Battiato, che presenterà il suo ultimo film documentario, tra i prestigiosi ospiti della quattordicesima edizione del Festival internazionale del cinema di frontiera di Marzamemi, in programma dal 21 al 27 luglio prossimi.

Nel corso della manifestazione, oltre alle esibizioni musicali, tra cui quelle dei fratelli Mancuso, agli incontri con gli autori e alle proiezioni di lunghi, corti, documentari e fuori formato, si terrà un’importante tavola rotonda a cui parteciperanno i più autorevoli rappresentanti dell’industria cinematografica mondiale, tra i quali Martin Katz, il produttore dei film del regista canadese David Cronenberg.

Martedì 22 luglio, alle 19:30, nell’ambito degli appuntamenti di CORTILE di VILLADORATA, “Chiacchiere sotto il fico”, Massimo Maugeri presenterà il suo romanzo “Trinacria Park” in un incontro moderato da Ornella Sgroi.


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ALLEANZA TRA IL GRUPPO MESSAGGERIE E GRUPPO FELTRINELLI: nasce il nuovo polo italiano della distribuzione libraria da 70 milioni di volumi all’anno

https://i1.wp.com/www.messaggerie.it/images/gruppo/struttura/logo_messaggerie_spa.gifhttps://i2.wp.com/www.worky.biz/wp-content/uploads/2014/05/logo-feltrinelli.jpgALLEANZA TRA IL GRUPPO MESSAGGERIE E GRUPPO FELTRINELLI: nasce il nuovo polo italiano della distribuzione libraria da 70 milioni di volumi all’anno

Messaggerie Italiane e Gruppo Feltrinelli hanno sottoscritto un accordo che prevede la costituzione di una joint venture fra i due gruppi nell’ambito della distribuzione libraria.

Secondo i termini dell’accordo, che è soggetto all’approvazione dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, la nuova realtà, controllata al 70% da Messaggerie Italiane e per il 30% da Gruppo Feltrinelli, giocherà un ruolo fondamentale nel panorama della distribuzione e del commercio nei canali delle librerie, della grande distribuzione e del commercio on-line integrando al suo interno le preesistenti società di distribuzione intermedia dei due gruppi: Messaggerie Libri, Fastbook e Opportunity per quanto riguarda il gruppo Messaggerie e PDE – Promozione e Distribuzione Editoriale con il relativo ramo logistico, per quanto riguarda il gruppo Feltrinelli.Le rispettive reti promozionali resteranno del tutto indipendenti e autonome sul mercato.
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PAROLE SOTTO LE STELLE 2014

PAROLE SOTTO LE STELLE 2014 – Siracusa, 18 luglio 2014
La terza edizione dello spettacolo di arte e letteratura curato da Simona Lo Iacono e dalla compagnia dei pupari Vaccaro- Mauceri

Venerdì 18 luglio alle ore 19,30 si terrà presso la Chiesa di san Giovannello alla Giudecca, Siracusa, la terza edizione di “Parole sotto le stelle”, spettacolo di arte e letteratura curato da Simona Lo Iacono e dalla compagnia dei pupari Vaccaro- Mauceri. In scena, tra violini, acquerelli e suggestioni evangeliche, il libro di Andrea Mardegan (edizioni Paoline): “Sorpresi dall’amore“.

Di seguito, la locandina dell’evento e il booktrailer del libro.
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FuoriAsse – Speciale XXVII Salone Internazionale del Libro

Saul Speciale Salone del Libro Fuori AsseFuoriAsse – Speciale XXVII Salone Internazionale del Libro

Clicca l’immagine per sfogliare lo Speciale XXVII Salone Internazionale del Libro di Torino

Clicca qui per scaricare il pdf del magazine.

Indice:

FUORIASSE – Officina della Cultura
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PIERGIORGIO PULIXI racconta LA NOTTE DELLE PANTERE

PIERGIORGIO PULIXI ci racconta LA NOTTE DELLE PANTERE (edizioni E/O – collezione Sabot/Age). Un estratto del libro è disponibile qui…

di Piergiorgio Pulixi

Pulixi incontra Biagio Mazzeo:

Arrivo in anticipo di venti minuti ma lui è già lì, seduto a un tavolino. Davanti a lui una Bud ghiacciata, i suoi tre cellulari e un incartamento spesso una decina di centimetri.

Sono sorpreso che sia già arrivato. So bene che è un tipo previdente e che ha l’ossessione della sicurezza, ma venti minuti prima… questa è paranoia. Come la mia d’altronde.

Gli basta uno sguardo per riconoscermi. Mi strizza l’occhio. Rispondo con un cenno del capo e mi avvicino. Si alza e mi porge una mano grossa e forte. Gliela stringo fissandolo in quegli occhi celeste slavato. Sembrano quasi finti da quanto sono chiari e freddi. È imponente. Non altissimo, perlomeno non quanto Giorgio Varga e Carmine Torregrossa che vedo rispettivamente ai due lati dell’ingresso a tenere d’occhio la situazione, ma nel complesso dà l’idea di un tipo energico e deciso, che se la caverebbe in qualsiasi situazione.

«Sei in anticipo» dico.

«Anche tu» risponde. La sua stretta è ferrea, ma non mi lascio intimidire e ricambio deciso. So che è uno che bada a queste cazzate da macho.

«Prego, prima le signore» dice indicandomi la sedia.

Scuoto la testa ma mi siedo.

«Cosa prende, signore?» mi chiede un cameriere.

Indico la Bud. «Una di quelle, grazie».

«Due… ti facevo un tipo più da tè, infusi al cocco, o quelle stronzatine da checca».

Mi sta mettendo alla prova: vuole mettere in chiaro che è un duro come se il giubbotto di pelle, il fisico massiccio da peso massimo di boxe e quelle manone dalle nocche segnate non bastassero a gridarlo al mondo.

Lo conosco bene. So come pensa, e so come ci si conquista il suo rispetto.

Mi gratto il collo facendo in modo di colpire la sua bottiglietta con un gomito, mandandola a terra dove esplode in mille pezzi.

«Ops, scusami».

Sposta gli occhi dai cocci ai miei e poi sorride. Sento correre un brivido sottopelle. Ha un sorriso da bambino e folle allo stesso tempo.

«Sta’ più attento, bellezza… Allora? Perché cazzo volevi vedermi?».

«A quanto pare c’è un po’ di gente che è preoccupata per te…».

Inarca platealmente un sopracciglio. «Preoccupata per me?».

«Già. Sanno che non te la stai passando bene, soprattutto dopo la Notte delle pantere, come l’hanno chiamata i giornali…».

Ride scuotendo la testa. «Svegliati, tesoro. Ogni notte per me è una cazzo di notte delle pantere».

Nei suoi occhi colgo uno scintillio divertito. Ma le sue dita stanno accarezzando l’anello di platino all’anulare della sinistra: l’anello di Sergej Ivankov. So che lo fa quando è nervoso o quanto sta pensando intensamente a qualcosa: quel gesto lo aiuta a riflettere e calmarsi.

«Rilassati, non sono qui per giudicarti o cazzate simili» dico.

«Ci mancherebbe altro. E dì un po’, com’è che sai questa storia della notte?» mi fa.

Questa volta sono io a sorridere e a strizzargli l’occhio. «Segreto professionale» dico.

«Buffone…».

Lancio un’occhiata ai suoi due uomini all’ingresso. Mi stanno studiando. Penso che si stiano chiedendo chi cazzo sia. Varga mi fissa come se lo sapesse, ma non può saperlo. Spero di no… Leggi tutto…

LA NOTTE DELLE PANTERE, di Piergiorgio Pulixi (un estratto)

Pubblichiamo le prime pagine del romanzo LA NOTTE DELLE PANTERE, di Piergiorgio Pulixi (edizioni E/O – collezione Sabot/Age). Domani Piergiorgio Pulixi ci “racconterà” il suo libro…

La guerra era iniziata. Questo pensò Irene Piscitelli appena vide i
tre cadaveri nell’hangar. Stracci nelle bocche per impedire loro
di urlare e un colpo alla nuca per ciascuno. Ma il particolare che
attirava l’attenzione era un altro: a tutti erano state amputate le mani.
Dalla quantità di sangue presente sul pavimento capì che gliele avevano
tagliate quand’erano ancora in vita. Un messaggio abbastanza esplicito:
finitela di rubare.
«Ha idea di cosa sia successo?» domandò il primo dirigente Antonel –
lo Verri a quella donna che pareva più una modella che una poliziotta.
Certo che lo sapeva. Perché al di là dell’aspetto ingannevole e della
giovane età, Irene era un alto dirigente di pubblica sicurezza dello SCO,
il Servizio centrale operativo, l’élite della polizia. Era stata mandata ap –
posta da Roma per cercare di fermarla, quella guerra. Ma a quanto pareva era arrivata in ritardo.
«Quante persone sono a conoscenza del rinvenimento?» chiese lei
ignorando la domanda del collega.
«Pochissime. Gli agenti che hanno ricevuto la chiamata, io e ba sta…
ho aspettato a chiamare la Scientifica, come mi aveva chiesto».
«Bene. La questione è molto delicata, dottore. Le devo chiedere di
ordinare ai suoi uomini di dimenticarsi di quest’omicidio e di non farne
parola con nessuno. Soprattutto con i giornalisti. Qui su bentra lo SCO».
«Ma…».
«Si tratta di sicurezza nazionale, dottore. Se questa notizia arriva alla
stampa, siamo tutti nella merda. Io e lei per primi».
L’uomo stava per ribattere quando il cellulare della donna prese a
squillare. Verri ne approfittò per uscire e dire ai suoi di tenere la bocca
chiusa sul caso e prepararsi a levare le tende.
«Hanno arrestato Mazzeo» disse Irene appena l’anziano poliziotto
rientrò nell’hangar.
«Cosa?» chiese, sbigottito.
«Hanno arrestato il suo protetto, Biagio Mazzeo. Le consiglio di
andare a vedere cosa sta succedendo».
Dopo qualche attimo di sorpresa Verri obbedì, lasciandola sola.
Irene non prestò molta attenzione alla scena del crimine. Non ne ave –
va bisogno perché sapeva bene chi erano le vittime e i carnefici. ’Ndran –
ghetisti da ambo le parti. Quelli assassinati, emissari del Sud. Gli as sassini,
killer del Nord. Tutti uomini d’onore affiliati con lo stesso rito, ma con
idee diverse sulla ripartizione degli affari e le gerarchie ma fiose. Aveva
tutte quelle informazioni perché uno degli uomini a terra era un suo informatore.
Era stata lei a convincerlo a presentarsi all’incontro, garantendo
per la sua sicurezza. Ora il mafioso era morto, e lei sentiva tutto il peso di
quell’omicidio stritolarle il cuore.
“Non puoi lasciarti andare ai sensi di colpa adesso” si disse.
Perché ora veniva la parte ancora più difficile: aggiornare i vertici.
Ammettere la sua disfatta. La poliziotta compose un numero sul telefonino.
«Pronto?» rispose una voce maschile. Leggi tutto…

Un’abitudine a che serve

formosa - musumeciMartedi 22 Luglio, alle 20,30, a Siracusa presso il Teatro all’aperto del Club “I Delfini” (ex Club degli amici – Contrada spalla, di fianco all’Acquapark) il noto attore TUCCIO MUSUMECI sarà protagonista di una serata, ad ingresso libero, su iniziativa dell’Associazione Dante Alighieri di Siracusa.
Musumeci ha fatto parte del cast dell’originale televisivo “Un’abitudine a che serve” di Aldo Formosa, che vinse il primo premio al concorso nazionale della RAI riservato ai commediografi. Durante la serata verrà proiettato l’originale televisivo che vide fra i protagonisti anche Turi Ferro e Michele Abbruzzo.
Al termine della proiezione, Tuccio Musumeci si esibirà dal vivo, dando la stura alla sua inarrestabile vena comica.
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PREMIO NINFA GALATEA 2014

PREMIO «NINFA GALATEA-LIDO DEI CICLOPI» VIII Edizione

Sabato 26 luglio 2014, alle 19.30, al Lido dei Ciclopi (Acitrezza), bene ambientale confiscato alla mafia e gestito dallo Stato tramite un amministratore finanziario, il dott. Giuseppe Giuffrida, avrà luogo la cerimonia di premiazione della VIII ed. del “Ninfa Galatea-Lido dei Ciclopi”, un premio ideato e promosso da Enzo Zappulla, presidente dell’Istituto di Storia dello Spettacolo Siciliano.

La giuria, composta da Fulvia Caffo, Elena Ciravolo, Caterina Maugeri Costanzo, Michela Sacco Messineo, Margherita Spampinato, Sarah Zappulla Muscarà, ha assegnato il Premio per la letteratura alla giornalista-scrittrice Elisabetta Rasy, per il romanzo “Non esistono cose lontane” (Mondadori); per il teatro a Egle Doria; a Andrea Bartoli, Corrado Bonfanti, Antonio Presti, promotori della Cultura in Sicilia. L’attrice Valentina Ferrante leggerà brani del romanzo premiato che sarà sorteggiato fra i presenti.

Invito Ninfa Galatea 2014 -

La manifestazione, anche grazie alla collaborazione di Credito Etneo e Oikos Spa, condotta da Anna Pavone, sarà aperta dall’intervento di Roberto Passalacqua (Magistrato presso il Tribunale di Catania) sul tema “Beni confiscati alla mafia”.

Fra gli obiettivi del Premio, diffondere la cultura della legalità, mediante la promozione del libro e della lettura, e valorizzare uno degli scorci più suggestivi della Riviera Ionica, lo storico Lido dei Ciclopi, nella seconda metà del secolo scorso luogo di ritrovo dei maggiori artisti. Non a caso il premio consiste nell’acquisto dei libri dei premiati che, come di consueto, verranno donati alle biblioteche, agli enti e agli istituti culturali cittadini.

INGRESSO LIBERO.

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Profilo dei premiati del “Ninfa Galatea-Lido dei Ciclopi 2014” 
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CORTONA MIX FESTIVAL 2014: 26 luglio-3 agosto

CORTONA MIX FESTIVAL 2014: 26 luglio-3 agosto

Cortona Mix Festival 2014

La terza edizione del Festival che celebra la varietà dell’arte e della cultura contemporanea (Cortona, 26 luglio-3 agosto)

Dopo il successo delle due edizioni precedenti, si rinnova dal 26 luglio al 3 agosto l’appuntamento con il Cortona Mix Festival, promosso da Comune di Cortona, Gruppo Feltrinelli e Regione Toscana in collaborazione con Orchestra della Toscana, Accademia degli Arditi e Officine della Cultura.

Anche quest’anno il festival offre al pubblico un ricchissimo e variegato programma di incontri, spettacoli e laboratori, che abbraccia tante diverse discipline artistiche incoraggiandone il dialogo, l’intreccio e la rielaborazione. Nei nove giorni fitti di appuntamenti, si potrà spaziare dall’ascolto in piazza della Nona Sinfonia di Beethoven a un incontro con il presidente dell’Autorità nazionale antimafia Raffaele Cantone, da un tu per tu con Daniel Pennac – insieme allo spettacolo teatrale tratto da un suo romanzo – a un dialogo su fumetti, musica e cinema con Gipi, dall’incontro con Freda Kelly, la segretaria dei Beatles, a un’effervescente serata rock’n’roll con Max Weinberg e Roy Bittan della E Street Band, dalla presentazione del vincitore del Premio Strega, Francesco Piccolo, al tributo al grande pittore cortonese Luca Signorelli con Tom Henry.

Numerosi i protagonisti del panorama culturale italiano e internazionale con i quali il pubblico potrà dialogare, fra best seller, nuovi modi di fare letteratura e di guardare alla nostra società: Giuseppe Catozzella, Giovanni Floris, Björn Larsson, Loredana Lipperini, Maurizio Maggiani, Frédéric Martel, Michele Serra, Salvatore Veca, il collettivo di scrittori Wu Ming, Giovanna Zucconi. E ancora: il corso di scrittura con Alessandro Mari, il laboratorio per ragazzi Look Around Lab, le sessioni mattutine dell’arte marziale BodyDaiShido, le proiezioni notturne su grandi figure come Picasso, Vivian Maier e Salinger, e una suggestiva cena con vista sulla Val Di Chiana.

Tutti gli ospiti in programma

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DAL SILENZIO DELLE CAMPAGNE, di Ferdinando Camon

Dal silenzio delle campagneDAL SILENZIO DELLE CAMPAGNE, di Ferdinando Camon
Prefazione di Fernando Bandini – Garzanti Libri – Poesia – pagg. 118
Prezzo € 7,75 (e-book € 4,90*)
[L’ebook appena uscito ricomprende anche la silloge ormai introvabile Liberare l’animale]

recensione e intervista a cura di Renzo Montagnoli

Prima e dopo

Venuto dalle campagne, poiché lì vi è nato da famiglia contadina, l’ormai inurbato Camon, affrancato dal percorso di studi effettuato e dall’attività di insegnante che nulla ha a che fare con il mondo rurale, in un’epoca in cui quella millenaria civiltà dei lavoratori dei campi si è conclusa, volge lo sguardo all’intorno sui nuovi comparsi (gli agricoltori), ma anche suscitando il ricordo di un tempo passato e che mai più ritornerà.
Nasce così questa raccolta di poesie, mai cedevoli al lirismo, ma volte, come è scritto anche nel sottotitolo, a riportare in versi raccontini del mondo agreste, alla luce anche di nuovi eventi che si innestano in una realtà sorta forse confusamente, ma che é la civiltà del benessere, in cui non si soffre più la fame, si fatica meno, ma anche si vive alla giornata, depauperati dalle radici di un passato e perciò figli di nessuno. È così che l’opera presenta delle sottosillogi tematiche (Dagli allevamenti di tori; Dalle fattorie; Dalle città e dalle periferie), realizzando in pratica un fine trattato sociologico in versi.
Il substrato, il palcoscenico è quello di un Nord-Est che anni fa faceva la fame, ma che ora imborghesito si pasce di ricchezza, continuamente perseguita, in una desertificazione del senso etico da cui nascono nuovi mostri (stupratori, assassini, serial killer). Se con i suoi primi romanzi, in cui così bene ha descritto la civiltà contadina e la sua scomparsa, Camon non si era fatto certo amici al suo paese, con questa raccolta di poesie, radicata in un territorio più ampio, deve avere accresciuto in modo sostanziale i suoi nemici e solo per il semplice fatto che raccontare la verità non è per niente facile e le conseguenze sono sempre di forti contrasti quando questa viene a toccare qualcuno.
Da quest’opera esce un quadro della grettezza propria dei nuovi agricoltori, travolti dall’idea di far sempre più soldi, orfani del senso della famiglia, della religione e anche della patria. E qui non vorrei che qualcuno pensasse che gli antichi richiami nazionalisti e fascisti di Dio, patria e famiglia fossero il nocciolo di tutta l’opera, perché si sbaglierebbe di grosso. Camon non ha un concetto retorico di questi tre stilemi, ma avverte tangibilmente che l’aver rinunciato a una famiglia patriarcale, dove ognuno dei componenti era in funzione degli altri, l’aver abdicato al senso pregnante di una religione rifugio per i propri problemi e maestra di vita, l’aver circoscritto la patria solo alla propria azienda, mezzo e fine del tutto, non può che portare a un inaridimento in cui possono albergare tutte le pulsioni possibili, e soprattutto quelle distruttive (Da terre sante e assassine: …/ Di lui non sappiamo tutto. / Stuprava le vittime col pugno / e col calcagno, / faceva cose che i periti / coprono col segreto, / per paura che l’umanità / sentendole faccia un salto indietro. / …). E questa poesia, piuttosto lunga, non a caso rappresenta l’epilogo, un monito con il quale il poeta, in precedenza assai meno drammatico, anzi ironico, richiama la sua gente – ma che è tutta la gente facente parte della civiltà post-contadina – a un riesame della propria coscienza, se questa esiste ancora.
E’ forse una conclusione che non mi aspettavo, anche se logica, ma questo avviene alla luce delle precedenti poesie venate da un’ironia quasi ludica, in cui difetti e sfregi sono così ben descritti in versi tanto da ricavare l’impressione che l’autore sia lì davanti a te, e quindi con un tono conviviale, da moderno cantastorie. E se di ironia si tratta, credo proprio che comprenda anche una buona dose di autoironia, un’ancora di salvezza per prendere sul serio, ma non troppo, la vita, come il personaggio di Il lupo della steppa, di Hermann Hesse.
Divertono questi versi, ma pungono, piano piano scavano dentro al punto da chiedersi alla fine come mai abbiamo potuto ridurci così, immemori del passato, apatici nel presente, incapaci di programmare un futuro che non sia solo quello di far soldi a ogni costo. Van bene gli sghei, perché quando non ci sono e servono sono dolori, ma ridurre tutta una vita all’unico valore monetario è sprecarla inutilmente.

Aggiungo che è uscito in questi giorni, edito sempre da Garzanti, l’ebook Dal Silenzio delle campagne (€ 4,90), comprendente anche la silloge Liberare l’animale di fatto totalmente irreperibile in forma cartacea. L’ambientazione di queste poesie è sempre il mondo contadino, ma si aggiunge un’ulteriore finalità, rappresentando una coscienza storica di quanto avvenuto in un ancor non lontano passato. Sono scampoli di ricordi di vita vissuta, con ritratti anche struggenti, come in Mia madre, oppure versi che straziano, che segnano le carni, che incidono l’anima come quella che dà il nome all’intera silloge, dall’immensa profondità e con una chiusa che da sola vale l’intera opera: Non possiamo ancora reagire al male:/ occorrono interi millenni / per liberare da noi l’animale. Opera antecedente a Dal silenzio delle campagne, con un Camon più giovane, non è pervasa dall’ironia di cui ho accennato, anche se a tratti affiora, ma all’epoca il disincanto era probabilmente solo agli inizi
Da leggere entrambi, non ve ne pentirete.
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PAOLO CODAZZI ci racconta LA FARFALLA ASIMMETRICA

paolo codazziPAOLO CODAZZI ci racconta il suo romanzo LA FARFALLA ASIMMETRICA (Tullio Pironti editore). Un estratto del libro è  disponibile cliccando qui…

di Paolo Codazzi

Molto spesso non festeggio l’ultimo giorno dell’anno come la generalità delle persone (senza ovviamente fargliene una colpa, semmai sono io un misantropo incline alla solitudine dalle consuetudini), e quel 31 dicembre di qualche anno fa mi comportai alla stessa maniera: una cenetta con la mia compagna, a letto poco dopo la mezzanotte, riservandomi, invece, la mattina del 1 gennaio successivo una visita alla Galleria Palatina di Palazzo Pitti a Firenze (dove vivo) senza la ressa dei molti visitatori che normalmente frequentano il Museo.
Non era la prima volta che visitavo la Pinacoteca ma so per esperienza che ogni volta riesco a scoprire un quadro che magari mi era sfuggito nelle altre visite oppure esposto di recente al posto di un altro in restauro o in gita turistica in una delle migliaia di mostre itineranti allestite ogni anno nel mondo.
Quasi al termine della visita mi imbattei in un quadro di Baldassarre Franceschetti, detto il Volterrano, rappresentante una ragazza a mezzo busto che nello stupore della visione sostituì il mio ideale di bellezza femminile come altre volte mi era accaduto. Presi degli appunti particolari sul mio taccuino e me ne tornai a casa dimenticandoli per mesi.
Quasi un anno dopo visitando la Pinacoteca Civica di Palermo vidi un quadro che già conoscevo ma che non avevo ancora visto fisicamente: “l’annunciata” o quella che io definì “l’impannata” di Antonello da Messina, che subito mi riportò al volto visto alla Galleria Palatina e rammentandomi gli appunti che avevo annotato sul mio taccuino. Scrissi proprio durante il soggiorno siciliano un racconto di circa venti pagine sulla vicenda che immaginai e che non sto subito a raccontare per non precorrere i contenuti della “Farfalla asimmetrica”.
Seguendo un mio modo di considerare la scrittura in genere e la letteratura in modo particolare, che definisco ad espansione, decisi qualche mese dopo di dilatare il racconto portandolo a circa cento pagine: nel frattempo stavo oziando su letture riferenti la magia in genere e le persecuzioni subite dalle guaritrici e mi balenò l’idea di associare tutto questo al racconto trasformandolo in un romanzo vero e proprio. Questa la genesi dello “Specchio Armeno”, titolo originale che non convinse l’editore, poi trasformato in “La farfalla asimmetrica”. Leggi tutto…

LA FARFALLA ASIMMETRICA, di Paolo Codazzi (un estratto)

https://fbcdn-sphotos-f-a.akamaihd.net/hphotos-ak-xaf1/t1.0-9/1146542_676533699059411_1706660939_n.jpgPubblichiamo un estratto del romanzo LA FARFALLA ASIMMETRICA  di Paolo Codazzi (Tullio Pironti editore)

L’ARRIVO

Il suo più forte desiderio, il suo costante sogno, è imporre alla realtà la cronologia. Una volta che abbiamo ridotto il tempo in schemi che possiamo dominare e possedere con lo sguardo, una volta che lo abbiamo recluso nella misura e nel calcolo, sorge in noi l’illusione che ne possiamo essere padroni, che esso ci appartenga…  

Nella Chiesa c’è abbastanza luce per chi crede e abbastanza ombra per chi dubita…

Pascal

 

Inerpicandosi per la ripida scalinata, ingobbita dalle radici di un pigro nespolo isolato poco distante nel prato digradante il terrapieno che la sorregge sui lati, rampante all’oratorio edificato sotterrando una precedente chiesetta normanna costruita sulle fondamenta di un tempio pagano adattato in cappella bizantina e il cui snello campanile fu aggiunto dagli arabi come minareto, quasi ascendendo nell’azzurro corrugato di nuvolaglie venose intrecciate con le scie dei numerosi aeroplani che come avvoltoi si avvicinano in lente spire attorno alle spoglie montagne modellanti una spontanea cavea all’orchestra del luminoso e seducente golfo, si voltano le spalle al mare, contenuto dalla balaustra in tufo fiancheggiante a ridosso della scogliera il tratto rettilineo del lungomare di quella città mediterranea nella quale molte etnie hanno ottenuto ristoro qualunque sentimento avesse mosso il loro a volte brutale approdo.

Sui martoriati scogli si accanivano le onde di un mare assai agitato sciabordando violenti scrosci fin oltre la carreggiata dove la graffiante e vaporizzata sonorità del transito delle auto si solveva nel salso pulviscolo sospeso per alcuni attimi assieme agli svolazzanti gabbiani per poi ricadere rinfrescando i passanti dalla sciroccosa umidità per altri versi stimolante acute sensazioni assai diffuse in tutta la regione che a detta di molti luoghi comuni pare incoraggino e assecondino smanie sensuali.
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Mostra Antologica di Marta Czok – 19 luglio, Castello di Calatabiano

Mostra Antologica di Marta Czok – 19 luglio, Castello di Calatabiano

“Vorrei che le persone che guardano i miei dipinti si divertissero, si sentissero più potenti e mai sole”

Sabato 19 luglio 2014, ore 20.00, Vernissage al Castello di Calatabiano

Un Napoleone qualsiasi

Marta Czok (Un Napoleone qualsiasi, 1991, olio su tela, cm. 150×150)

 

Sabato 19 luglio 2014, a cura del MacS (Museo Arte Contemporanea Sicilia) di Catania, alle ore 20.00, nella suggestiva cornice del Castello di Calatabiano, si terrà il vernissage della mostra antologica di Marta Czok, curata da Laura Cavallaro.

Con l’artista, Marta Czok, saranno presenti: il Direttore del MacS(Giuseppina Napoli) e il curatore dell’Antologica (Laura Cavallaro).

 

L’intervista inedita all’artista Marta Czok

 
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MEGLIO DI UN ROMANZO (in bozze)

Festivaletteratura

lancia Meglio di un romanzo (in bozze), un call for papers rivolto a ragazzi di età compresa tra i 16 e i 22 anni che vogliono realizzare progetti di giornalismo narrativo. Con Meglio di un romanzo (in bozze) il Festival vuole dare spazio a chi sente l’urgenza di raccontare storie vere, coniugando un approccio documentaristico al respiro ampio della narrazione, e insieme sostenere una volta di più il talento giovanile.

Un quartiere che sta scomparendo, una persona che si reinventa un lavoro, un fiume dove non si può più pescare, un esempio di scuola felice: per partecipare a Meglio di un romanzo in bozze basta scegliere una piccola o grande storia del nostro tempo e presentare un progetto su come raccontarla e su quale “supporto” (su carta stampata, attraverso un blog, un video o in altre forme). Al call for papers i giovani aspiranti giornalisti possono partecipare individualmente o in gruppi di massimo quattro persone.

Ogni progetto andrà corredato da un teaser, un’anteprima del racconto capace di stimolare l’interesse degli addetti ai lavori. Gli autori dei migliori progetti verranno invitati a Festivaletteratura 2014 a illustrare la propria idea davanti al pubblico e a un gruppo di esperti, avviando un contatto diretto con importanti professionisti del settore.

Le domande di partecipazione vanno presentate entro il 4 agosto 2014. Il bando di Meglio di un romanzo (in bozze) e i moduli per presentare le domande sono scaricabili da questa pagina Leggi tutto…

PREMIO STREGA 2014: sequenze dalla finale (il video)

PREMIO STREGA 2014: sequenze dalla finale (il video)


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È DI VETRO QUEST’ARIA, di Monica Pareschi

È DI VETRO QUEST’ARIA, di Monica Pareschi (Italic Pequod)

di Claudio Morandini

Sembra esile la raccolta di racconti di Monica Pareschi, “È di vetro quest’aria”, pubblicata quest’anno da Italic Pequod: in realtà, si tratta di racconti di grande forza, di densa espressività, “tagliati” e montati con non comune perizia, che, come si legge sulla quarta di copertina, “scattano istantanee raggelanti della realtà”. Vi si aggirano personaggi esitanti, colti in momenti inaspettati e cruciali, fotografati come di nascosto, sbigottiti dalle svolte della vita, “appesi alla loro disperazione” e consapevoli di non poter più tornare indietro. Di questi racconti e dell’arte del racconto in generale ho ragionato con l’autrice, che tra l’altro è una delle più importanti traduttrici italiane (ha tradotto Doris Lessing, James Ballard, Bernard Malamud…) e cura una collana di classici femminili per Neri Pozza.

 
CM – I tuoi racconti appaiono nitidi – una nitidezza che quasi mette sgomento, per come porta alla superficie tutte le fragilità dei corpi. Attraverso l’aria “di vetro” il lettore scopre dettagli come guardando in un cannocchiale – e fatica a metterli a fuoco, a collegarli in un insieme, proprio come uno dei personaggi, l’io narrante de Il progetto, che soffre di visione dissociata. Possiamo dire che questa “visione dissociata” è, dal punto di vista narrativo, un efficace modo per vedere il mondo, per aggirarsi in ambienti familiari come se si attraversasse una terra sconosciuta?

MP – Credo che la visione letteraria sia per definizione e per vocazione deformata e deformante. C’è un punto in cui visione patologica (e dunque distorta, deformata, dissociata) e visione letteraria si intersecano. Vedere le cose in modo letterario non è “normale”: appartiene alla sfera della nevrosi, della devianza, con in più il dato estetico. Lo stupore di vedere il mondo attraverso l’occhio letterario è qualcosa di molto simile a quello che prova l’occhio malato, credo. La visione letteraria è perturbante, e lo è scopertamente e storicamente da un certo punto in poi, diciamo a partire dalle avanguardie letterarie dell’inizio del Novecento. Da quel momento in poi l’arte è necessariamente “deforme”. Ma anche il nostro gusto lo è, a tutti i livelli, anche il meno consapevole. Lo vediamo nella moda, nella fotografia, nell’architettura. C’è un gusto per l’esagerazione, il deforme, la citazione, l’amplificazione, o il suo contrario – la riduzione, il silenzio, il bianco. Al punto che ci è difficile avvicinare il reale con un occhio che non lo distorca. Non credo sia più possibile, da un certo momento in poi, vedere la realtà senza deformarla – o senza banalizzarla, che è un’altra forma di distorsione. È vero, i miei personaggi vedono e spesso subiscono la realtà con l’occhio acuto della loro patologia, e dunque vedono oltre, in un altrove che forse – forse – fa intravedere un senso. Perché quello, il senso, non possono fare a meno di cercarlo, anche in un paesaggio che ne appare privo. Non è una scelta, è che non ne possono fare a meno. Sono biologicamente programmati per farlo.
CM – Anche Lea, l’anziana dell’ultimo racconto, Soglia d’amore, sembra suggerire che la patologia può essere un modo nuovo, letterariamente appropriato, di osservare le cose, di coglierne un lato misterioso e segreto: “Da quando è tornata a casa, Lea, con l’occhio buono, vede le cose un po’ spostate, come se fossero sempre lì lì per scappare.”
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Il PREMIO CAMPIELLO passa da Catania

Il PREMIO CAMPIELLO passa da Catania – In collaborazione con librerie Cavallotto – 9 luglio 2014

 

Premio Campiello: incontro con gli autori finalisti

9 luglio 2014 ore 20,00 – Palazzo della Cultura
Via Vittorio Emanuele 121 – Catania

campiello loghi

moderatore Ornella Sgroi

L’incontro è aperto al pubblico fino ad esaurimento posti.
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LETTERATITUDINE riceve il Premio Internazionale Sicilia “Il PALADINO”

Premio Il Paladino 2014LETTERATITUDINE riceve il Premio Internazionale Sicilia “Il PALADINO”

Oggi, lunedì 7 luglio la 44ª edizione del Premio “Il Paladino” – Arte, musica e giornalismo

Il ruolo della stampa, il suo valore sociale, la difesa della lingua italiana e, ancora, la passione per lo sport. Sono queste alcune delle motivazioni a margine dei riconoscimenti per la 44° edizione del Premio internazionale Paladino che si svolgerà lunedì alle 20 al circolo Delfini (già Club degli Amici).
Tra i premiati, infatti, vi sono i giornalisti della redazione aretusea de La Sicilia: Laura Valvo, Isabella Di Bartolo, Manuel Bisceglie e Massimo Leotta. Ma anche Tony Zermo a cui sarà dedicato il premio alla carriera.
Lo spettacolo “All Star” che farà da cornice al Premio Internazionale Sicilia-il Paladino: istituzione siracusana che dal 1970 a Siracusa ha premiato prestigiosi personaggi del teatro, della lirica, del balletto, della cultura, delle scienze, del cabaret, della socialità, dell’artigianato.
Tra i premiati spiccano anche i nomi del cabarettista Gino Astorina con la sua comicità in uno dei suoi trascinanti monologhi, mentre è prevista la presenta del popolare Tuccio Musumeci.
Altri artisti si esibiranno in palcoscenico, incontrando i gusti di un pubblico variegato, che comprende i cultori della lirica, del balletto, della prosa, dell’arte in genere. Di spicco il nome dell’attrice Carmelinda Gentile, applaudita interprete anche sulle scene del Temenite. Le novità saranno costituite dal cantautore Lillo Minniti, dal cantante Dave Monaco vincitore del Cantagiro, dal maestro Lamberto Rubino per le sue artistiche opere fotografiche, da Mariuccia Cirinnà col suo “Coro delle Donne”, dalla Associazione “Arcadia” del tenore Benito Nastasi con alcuni vincitori del concorso lirico internazionale “Voci del Mediterraneo”. Per la cultura sarà premiato Dario Scarfi, per la ricerca scientifica, Renato Pintaldi, per “Letteratitudine” lo scrittore Massimo Maugeri.
La giovane Roberta Giudice avrà una attestazione di merito per la sua applaudita recitazione nelle “Cime della Dante”. Lo spettacolo sarà condotto come di consueto dall’attrice Giuliana Accolla, mentre la collaborazione musicale sarà affidata al maestro Enzo Annino.

[dal quotidiano “La Sicilia” di sabato 05 Luglio 2014 – ediz. Siracusa, pagina 35]
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GIOVANNI COCCO ci racconta IL BACIO DELL’ASSUNTA

GIOVANNI COCCO ci racconta il suo romanzo IL BACIO DELL’ASSUNTA (Feltrinelli). Le prime pagine del libro sono disponibili cliccando qui…

di Giovanni Cocco

Il bacio dell’Assunta è un romanzo ambientato in Tremezzina, sulla sponda occidentale del lago di Como, nel territorio compreso tra Ossuccio e Griante.
Questo piccolo lembo di terra che sorge proprio di fronte a Bellagio è diventata, a partire dalla fine del Settecento, meta di turismo aristocratico e luogo di soggiorno per celebrità provenienti da tutta Europa. I nomi delle dimore sono famosi nel mondo: Villa Carlotta, Villa Balbianello, Villa Balbiano, Villa Sola Cabiati, Villa La Collina. Senza dimenticare Villa D’Este a Cernobbio.
Nel tempo vi hanno soggiornato personaggi come Stendhal, Liszt, Churchill, Hitchcock, l’ex cancelliere tedesco Adenauer. Più recentemente – e in posizione leggermente defilata, a Laglio –, George Clooney.

Il giorno in cui mi sono cimentato per la prima volta con quel testo che, a distanza di mesi, avrebbe preso le sembianze de Il bacio dell’Assunta, avevo due idee chiare nella testa.
La prima era costituita dal desiderio di volermi cimentare con il genere della commedia, per proseguire quell’ideale cammino che, nel corso degli ultimi due anni, mi aveva visto affrontare generi tra loro agli antipodi come il postmodern novel di derivazione anglosassone (La Caduta) e il romanzo di genere (Ombre sul lago).
Ben conscio dei rischi che una tale scommessa poteva comportare (nessuno dei lettori dei miei precedenti lavori troverà in questo romanzo affinità con le cose scritte in precedenza), rimaneva da sciogliere una riserva, specie agli occhi del mio editore: cosa intendevo con il termine commedia?
Un romanzo popolare nel senso più nobile del termine. Qualcosa che fosse in grado di far sorridere senza cedere alle lusinghe del trivio o della risata a crepapelle. Una via di mezzo tra l’umorismo di certi romanzi scritti cinquant’anni fa e la migliore tradizione della commedia brillante. Leggerezza, in una parola. Che sta all’opposto di sciatteria. Come Giovanni Mosca (che ha fatto sorridere gli italiani anche nei momenti più cupi della Storia), per primo, ci ha insegnato.
E quale fosse la misura intermedia tra riso e sorriso, quella sintesi di grazia e delicatezza, la linea maestra che intendevo seguire, stavano a indicarlo alcuni romanzi e film che avevo amato.
Lo Steinbeck di Pian della Tortilla, innanzitutto. I film di Dino Risi, Pietro Germi, Mario Monicelli e Alberto Lattuada. Una linea narrativa tutta italiana che da Giovanni Guareschi arrivava, attraverso Piero Chiara, fino agli esiti più felici della commedia in lingua italiana, con i romanzi di autori come Stefano Benni, Andrea Vitali e Marco Malvaldi.
La seconda idea, invece, andava a integrare lo spunto iniziale. Quale genere di vicenda avrei voluto o dovuto raccontare? Leggi tutto…

ADDIO A GIORGIO FALETTI

ADDIO A GIORGIO FALETTI: oggi, 4 luglio 2014, a Torino, a causa di un tumore, muore l’artista poliedrico Giorgio Faletti. Aveva 63 anni. Lo ricordiamo così…

(video tratto dalla trasmissione “Le invasioni barbariche” – puntata del 2011)

Giorgio Faletti (Asti, 25 novembre 1950 – Torino, 4 luglio 2014) è stato uno scrittore, attore, cantante, paroliere, compositore, sceneggiatore, pittore, comico e pilota automobilistico italiano.

Il suo sitoLa biografia su Wikipedia – I suoi libri

Approfondimenti su: la Repubblica, Il Corriere della Sera, La Stampa
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IL GIORNO DELLA CIVETTA, di Leonardo Sciascia

IL GIORNO DELLA CIVETTA, di Leonardo Sciascia

di Simona Lo Iacono

Leonardo Sciascia guarda la neve cadere. Il cielo pare di ovatta, incombe e sfalda i suoi fiocchi, mentre un’aria gelida gli ferisce le narici.
E’ a Parigi. Il bavero del cappotto a stento basta a proteggergli il viso, a tagliare una barriera tra lui e questa giornata invernale, così diversa da quelle siciliane. Rabbrividisce.
E di nuovo, il pensiero dell’isola lo assale, una ventata più rovinosa di altre, anzi, va a trafiggerlo proprio lì, tra stomaco e cuore, dove la Sicilia si è scavata una tana, vivedogli in corpo dispettosamente.
Riuscisse a capirli, questi suoi siciliani vestiti di virtù, che rotolano rosari tra le dita, che quando tacciono parlano e quando parlano stanno in silenzio. Che sfilano nelle processioni del santo patrono intabarrati in sete e pizzi, sfoggiando litanie sarracine e facendo dondolare la statua con devozione e sussiego.
Sospira.
A Parigi si reca spesso, da qualche tempo, anche se poi non fa che viverla nel triangolo che sta tra le rue de Bourgogne, il Louvre e il Lussemburgo, senza mai sconfinare oltre, e senza mai lasciarsi prendere dai rituali dei turisti.
D’altra parte i suoi viaggi in Francia non sono fatti che per affinità di spirito con gli illuministi e procedono in base a segrete combinazioni di libri e luoghi, di parole e citazioni, presentimenti e voglie letterarie.
E’ così che prende le distanze dalla sua isola, che sigla tregue dolorose con quel lembo di terra che da Agrigento irripidisce fino al mare e lì trasuda di una misteriosa arroganza, come se la bellezza feroce dei paesaggi, la malìa ingovernabile dei templi, del sole, del cielo, fosse anche un peccato da scontare.
Poi, però, se ne pente, si rammarica come se avesse tradito una donna amatissima, e – di nuovo – quella contraddizione per la Sicilia lo lacera: passione e rifiuto, affatamento e disincanto, tutto insieme.
E inizia a sfrigolare tra le dita la sigaretta sempre accesa, la palpeggia e se ne sente quasi rassicurato. Sa che non gli fa bene, ma non la lascia mai neanche quando batte nervosamente sui tasti dell’Olivetti, e la cenere va a sfrangiarsi tra una parola e l’altra, quasi ansimando per le sferzate tabaccose della nicotina.

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È Francesco Piccolo il vincitore del LXVIII Premio Strega

È Francesco Piccolo il vincitore del LXVIII Premio Strega

[Ascolta lo speciale di “Letteratitudine in Fm”, con la voce dei cinque finalisti, cliccando qui]

Roma, 3 luglio 2014 (comunicato stampa).
Come da tradizione al Ninfeo di Villa Giulia a Roma, dopo la mezzanotte del 3 luglio, è stato proclamato il vincitore del sessantottesimo Premio Strega. Al termine dello scrutinio dei 415 espressi su 460 votanti (pari al 90,2% degli aventi diritto al voto; 329 voti online) il Presidente di seggio Walter Siti, vincitore del Premio Strega 2013, e Tullio De Mauro, presidente della Fondazione Bellonci, hanno proclamato vincitore:

Francesco Piccolo vince premio stregaIl desiderio di essere come tutti (Einaudi) di Francesco Piccolo con voti 140

[Ascolta la puntata radiofonica di “Letteratitudine in Fm” con Francesco Piccolo, cliccando qui]

L’autore ha ricevuto da Giuseppe D’Avino, amministratore delegato di Strega Alberti Benevento, il premio di cinquemila euro e la classica bottiglia formato magnum di Liquore Strega. Gli altri libri finalisti hanno totalizzato i seguenti voti:

Il padre infedele (Bompiani) di Antonio Scurativoti 135

La vita in tempo di pace (Ponte alle Grazie) di Francesco Pecorarovoti 60

Non dirmi che hai paura (Feltrinelli) di Giuseppe Catozzellavoti 48

Lisario o il piacere infinito delle donne (Mondadori) di Antonella Cilentovoti 30

L’esito della votazione è emerso dalle preferenze espresse degli Amici della Domenica, il corpo votante storico del premio, ai quali si aggiungono quelle di 60 lettori forti selezionati ogni anno da librerie indipendenti italiane e 15 voti collettivi espressi da scuole, università e Istituti Italiani di Cultura all’estero, per un totale di 460 aventi diritto.

Le preferenze dei voti collettivi sono state così espresse: Leggi tutto…

È MARCOS GIRALT TORRENTE IL VINCITORE DEL PREMIO STREGA EUROPEO 2014

È MARCOS GIRALT TORRENTE IL VINCITORE DEL PREMIO STREGA EUROPEO 2014

È lo scrittore spagnolo Marcos Giralt Torrente il vincitore del Premio Strega Europeo, annunciato questa sera da Tullio De Mauro, presidente della Fondazione Bellonci, e scelto tra la cinquina selezionata dalle direzioni della Fondazione Bellonci e di Casa delle Letterature. Il Premio Strega Europeo, assegnato in occasione del semestre di presidenza italiana del Consiglio dell’Unione Europea, è un’iniziativa promossa dalla Fondazione Bellonci in collaborazione con la Casa delle Letterature e Letterature Festival Internazionale di Roma e con la Rappresentanza in Italia della Commissione Europea. Si tratta di un’edizione speciale del Premio Strega, il riconoscimento letterario organizzato dalla Fondazione Bellonci e da Liquore Strega, con il patrocinio di Roma Capitale e con il sostegno di Unindustria e di Eni.

Il tempo della vita - Marcos Giralt Torrente (Elliot)Marcos Giralt Torrente è il più votato dalla giuria composta dagli scrittori vincitori del Premio Strega Alessandro Barbero, Paolo Giordano, Melania G. Mazzucco, Edoardo Nesi, Antonio Pennacchi, Walter Siti e Domenico Starnone, dal direttore della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea Lucio Battistotti, dal direttore della Casa delle Letterature e di Letterature Festival Internazionale di Roma Maria Ida Gaeta e dal direttore della Fondazione Bellonci Stefano Petrocchi.

Hanno partecipato a questa edizione del premio cinque scrittori recentemente tradotti e pubblicati in Italia che hanno vinto nei Paesi di provenienza un importante riconoscimento nazionale. Cinque voci rappresentative di tradizioni letterarie e aree linguistiche diverse, dunque, e cinque modi di esplorare le latitudini possibili del romanzo contemporaneo che ci restituiscono altrettante immagini del nostro essere cittadini dell’Europa.
Questi gli autori e i libri in concorso:

premio strega europeo (foto)
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OMAGGIO A MARIA LUISA SPAZIANI

Ieri, 30 giugno 2014, è scomparsa MARIA LUISA SPAZIANII funerali il 2 luglio alle 16 nella Chiesa degli Artisti in Piazza del Popolo a Roma. La ricordiamo così…

Ieri, 30 giugno 2014, a Roma, è morta la poetessa Maria Luisa Spaziani.
Era nata a Torino il 7 dicembre 1922 da un’agiata famiglia borghese. Ancora studentessa, a soli diciannove anni, dirige una piccola rivista, prima chiamata «Il Girasole» e poi «Il Dado», il cui redattore capo era Guido Hess Seborga, che la fa conoscere negli ambienti letterari; ottiene e pubblica inediti di grandi nomi nazionali come Umberto Saba, Sandro Penna, Sinisgalli, Pratolini, e internazionali, come Virginia Woolf.
Frequenta l’Università di Torino, facoltà di Lingue, laureandosi con una tesi su Marcel Proust.
Nel gennaio del 1949 conosce Eugenio Montale durante una conferenza del poeta al teatro Carignano di Torino, e fra i due nasce, dopo un periodo d’assidua frequentazione a Milano, un sodalizio intellettuale caratterizzato anche da un’affettuosa amicizia.
Inizia anche la prima stagione poetica di Maria Luisa Spaziani, che mette insieme un gruppo di liriche e le invia alla Mondadori. Durante il soggiorno francese del 1953 scrive nuovi testi, che vengono aggiunti all’originario disegno della raccolta. La casa editrice Mondadori risponde favorevolmente e pubblica nel 1954 “Le acque del Sabato”, nella prestigiosa collana “Lo Specchio”.

E' morta la poetessa Maria Luisa Spaziani

Nel 1956 la fabbrica del padre subisce un tracollo economico, che costringe la giovane, di ritorno da un viaggio premio negli Stati Uniti promosso per giovani di talento da Henry Kissinger, a cercare un impiego stabile, come insegnante di francese in un collegio di Torino. Il contatto con studenti adolescenti le fa vivere una stagione di luminosa felicità che traspare nelle poesie più originali della sua prima produzione poetica, “Luna lombarda” (1959), poi confluite nel volume complessivo “Utilità della memoria” (1966).
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