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BUTTANISSIMA SICILIA – incontro con Pietrangelo Buttafuoco

agosto 27, 2014

Buttanissima SiciliaBUTTANISSIMA SICILIA (Bompiani) – incontro con Pietrangelo Buttafuoco

di Elvira Siringo

In una perfetta serata di mezza estate, nella cornice verde del Match Ball Club di Siracusa, sotto una complice, esile, falce di luna che sembra dipinta apposta a ponente, ad indicare l’inequivocabile via del tramonto di un’epoca, lui è lì.
Pietrangelo (Buttafuoco) affabula il suo pubblico dialogando con Fabio (Granata), il suo amico di sempre. Col consueto stile impeccabile riesce a rendere sonoramente elegante perfino la volgarità dell’espressione inevitabile, che altrimenti detta non renderebbe appieno la rabbia viscerale che gli esplode in petto, fino allo stremo, fino a scagliare l’epiteto fulminante contro la sua terra. E, a ben vedere, è proprio un autogol! Un boomerang, che ferisce inevitabilmente chi di essa “Buttanissima Sicilia” è orgoglioso figlio.
Pietrangelo, urlando, dà voce a una disperazione corale, universale, non solo siciliana. “Adesso basta – è esasperato – qualcuno dica basta, perché l’autonomia sarà cosa santa e giusta ovunque, ma in Sicilia no, è un flagello e trascina nel baratro l’Italia!” – Perché la nostra isola (ma occorre ricordarlo?) è patrimonio dell’umanità intera.
Davanti a un tale sfacelo lo scrittore decide di giocarsi tutto, partendo proprio dalla personale reputazione, in cerca di un riscatto che è un miraggio. Afferra le poche briciole luminose rimaste (proprio come Bastian, della “Storia infinita”) e si impone di credere che da esse può rinascere tutto l’universo dei suoi, e dei nostri, sogni.

Dall’autonomia a Crocetta, tutta una rovina”, sottotitola. È un percorso dolente, che Buttafuoco ripercorre attraverso le tappe dei ricordi, dei ritagli di cronaca, degli aneddoti, di documenti e dati freddi di indifendibili disastri annunciati e voluti: l’Evis, Salvatore Giuliano, la DC & co., fino a Lombardo e poi Crocetta, passando per Totò Cuffaro (c’è sempre qualcuno che paga per tutti!). Dal Gattopardo al Mastro Don Gesualdo, tutti paradigmi di una Sicilia statica e impotente, che al massimo piange e si avvilisce, ma non tenta più nemmeno di salvarsi. Una Sicilia che, oggi più che mai, rispolvera l’antica perla di saggezza popolare “Cu nesci arrinesci”, allora via! Non c’è posto, non ci sono “i posti”. Tutti via, lontano, i figli eccellenti di quest’isola disperata. Perché l’Autonomia, lo Statuto Speciale, altro non è stata, non è, che autonomia e licenza di razziare via tutto.
Pietrangelo inchioda:
Crocetta adora le eccentricità, improvvisa, impapocchia, fa giochi di prestigio, allude e illude perché la fase estrema dell’antimafia non è più il professionismo, bensì l’illusionismo… – questa forse la denuncia più pesante, un’analisi lucida di struggimento – “Come la mafia, in letteratura, al cinema, nelle fiction, ha trovato la propria caricatura, così l’antimafia, nella sua variante di mafia, è diventata prateria di carriere, territorio senza re e senza regno a uso di spregiudicati elargitori di credibilità e autorità, di fatto sostituirsi allo Stato e alle istituzioni se della giustizia, e dei valori sacrissimi della vita, ne fanno solo un uso politico. Peggio che una caricatura, un’impostura.” – Un’accusa pesante come un macigno, che però non fa danno, non ci riesce, al massimo rimbalza! Perché tanto, si sa, lo sanno tutti che in Sicilia è così…
È tutto uno sfacelo, Buttafuoco ripercorre con attenzione una via crucis infinita, un monte Calvario da appianare, radere al suolo, per riappropriarci di noi stessi, del nostro futuro. Poi, forse, si rende conto di essersi spinto pericolosamente troppo avanti nel precisare la categorizzazione: “la Sicilia. Certo, tutti hanno paura di tutti. Una cosa è la mafia, un’altra la mafia dell’antimafia e un’altra ancora è la lotta alla mafia.” Perciò conclude, con estremo coraggio “lo so che mi ritrovo a prendere a mani nude le braci degli altri. Ma – come si dice? – così come finisce un giorno si racconterà.”
Come finisce? Non è un romanzo giallo e nemmeno un libro di ricette. Lo scrittore non deve dare soluzioni, deve istigare il dibattito, e così fa, egregiamente. Così si avvicendano i nomi, da quasi settant’anni, ma la gestione è un disastro crescente, fino a far sospettare che sia proprio il ruolo a rovinare le persone, contaminandole. Quindi, valuta Buttafuoco, è proprio il sistema che non va, “l’Autonomia, fonte di sprechi e burocrazia, è l’acqua che nutre l’arretratezza economica e sociale di un pezzo importante del Mediterraneo. Ed è la fogna in cui nuota la mafia”, è un sistema malato che continuerà a succhiare linfa vitale finché non sarà sradicato.
Parliamone adesso, senza aspettare la prossima campagna elettorale, non c’è un solo istante da perdere. Questo è l’appello accorato, lanciato a 360° oltre le vecchie logiche di discriminazione partitica, oltre le banali e obsolete contrapposizioni, da destra a sinistra passando dal centro, e passando da un “Via” che non indichi più un “via-da-qui-verso-altrove” ma un “pronti-via, qui e ora, da adesso in poi” che sia un vero via, un inizio, l’alba di una nuova Sicilia.
Un “Pronti? Via!” qui e ora, perché non vogliamo, non possiamo condividere l’esortazione provocatoria rivolta ai giovani di lasciare tutto e andarsene altrove, se vogliono sopravvivere.
Io, con quest’animo, fra pochi giorni tornerò con loro, in classe. Mentre i miei più temerari colleghi vagheggiano un trasferimento in più dignitose scuole italiane all’estero, altri fuggiranno via afferrando al volo il tram di un pensionamento da fame. Io invece sono contenta (autolesionista o masochista?) di restare al mio posto. Tornerò dai miei alunni, che sono il futuro di questa nostra amara, bellissima terra, e tornerò ad implorarli fino allo spasimo di amarla, e chiederò loro di lottare insieme per immaginare di costruire, qui e ora, il domani.
Grazie, Pietrangelo! Perché Il “viaggio” che farò con loro quest’anno in classe sarà nutrito anche da questa indignatissima, “Buttanissima Sicilia”, che si manda giù tutto d’un fiato (perché una volta intrapresa la lettura è impossibile staccarsene). Giù di colpo, come quelle amarissime medicine che ci imponevano di trangugiare da bambini con la promessa che ci avrebbero rinvigorito e guarito. Lo affiancherò ai libri di testo, perché sono certa che a loro piacerà (a cominciare dal titolo, così diverso dai soliti “Il pensiero del XX secolo” o “Lineamenti di filosofia contemporanea”), perché leggendolo cade giù la maschera, cadono sogni e illusioni, cadono le braccia! Poi, in un estremo vortice di disperata lettura però ci si rende conto che, arrivati al fondo, non si può che risalire o soccombere.
Sta a noi, che non ci resti solo il sapore di veleno in bocca, e che la voglia di sputarlo fuori irrobustisca la speranza che in cuore non deve mai mancare, Inshallah, oppure Si vol’Iddiu, che poi è lo stesso! La rinascita può iniziare dal saperci credere e dalla buona, onesta, volontà di tutti, in primo luogo dei giovani.
Ed io, che non rinuncio ad esser giovane, voglio crederci ancora che un riscatto è sempre possibile, in fondo, “Pretty Woman” docet!

© Letteratitudine

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