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IL CROMOSOMA DELL’ORCHIDEA, di Carlo Mazza (le prime pagine)

agosto 28, 2014

Pubblichiamo le prime pagine del romanzo IL CROMOSOMA DELL’ORCHIDEA, di Carlo Mazza (edizioni e/o – collezione Sabot/age). Nei prossimi giorni Carlo Mazza ci “racconterà” il suo libro…

La scheda
Ritorna il capitano Bosdaves di “Lupi di fronte al mare”.
Alla vigilia delle elezioni amministrative, Gabriele Lovero si candida e riceve una proposta di alleanza da un navigato senatore. In cambio, gli sarà chiesto di favorire i progetti di due spregiudicati imprenditori, decisi a costruire un vasto complesso residenziale in un’area a rischio idrogeologico.
Bosdaves indaga sul presunto suicidio di un amico d’infanzia, un ambientalista precipitato in una cava contigua ai futuri cantieri edilizi: un antro dalle parvenze infernali che custodisce orchidee di voluttuosa bellezza. Sullo sfondo di una partita che contrappone angeli e demoni e ha come posta la salvezza ambientale, agiscono personaggi vibranti e intensi, animati da lucenti passioni o soggiogati dalla carnalità, in una corsa scintillante verso la rivelazione finale. Una vicenda che narra la realtà accecata del Sud, con lo sguardo consapevole di chi ne fa parte e ha scelto di restarvi.

* * *

Il primo capitolo di IL CROMOSOMA DELL’ORCHIDEA, di Carlo Mazza (edizioni e/o – collezione Sabot/age)

Villa Guglielmi era deserta, come sempre.
Due uomini, parlando tra loro senza guardarsi, entrarono nel
cortile interno attraverso il portale a tutto sesto.
«Nei sondaggi tu e Saraceno siete dati alla pari» disse il senatore Leo –
nar do Barracane fermandosi nei pressi dell’edificio principale. «Il tuo
av ver sario si comporta come se la campagna elettorale fosse già iniziata,
presenzia persino alle prime comunioni. Sommando le mie forze alle
sue, tu non avrai alcuna possibilità».
Il sindaco Gabriele Lovero infilò le mani nelle tasche del suo trench
di cachemire.
«Noi non abbiamo ancora deciso se presentarci da soli o accordarci
con la destra» proseguì Barracane mentre il suo fiato si tramutava in una
piccola nuvola. «Come forse avrai saputo, c’è fibrillazione. I rapporti tra
noi e loro non sono più facili come un tempo. Se dovessimo decidere di
presentare un nostro candidato la scelta del nome spetterebbe a me, lo
sai che il partito è mio e lo porto dove mi pare».
Lovero, per la prima volta dall’inizio della conversazione, guardò
negli occhi il suo interlocutore. «Auguri» commentò serafico, almeno in
apparenza.
«Il mio appoggio vale il quindici per cento».
Il primo cittadino agitò la mano a mulinello.
«Non mi credi?» domandò stupito il senatore. «Gli imprenditori so no
con me, convintamente. Ci sarà un motivo se da vent’anni il presidente
della Camera di commercio è sempre un mio uomo! E i di soc cupati? Sa –
pessi che cosa succede nel mio studio, ogni fine settima na. La sala d’at tesa
è gremita, per entrarci bisogna prenotare. Ricevo più di cinquanta persone
in due giorni. Ci vuole anche energia, eh! Ma io sono allenato. E nelle parrocchie
si ricordano di quanto ho fatto per loro, i contributi per gli oratori
e le processioni non li ho fatti mancare mai. Il basso clero mi ama e l’arcivescovo
mi porta in palmo di mano».
Lovero mostrò i denti in un sorriso feroce. «Hai dimenticato i tuoi
migliori amici».
«Ho sempre dedicato attenzione alle pecorelle smarrite».
Nuvole dense si muovevano verso levante, c’era aria di pioggia.
«Per vincere hai bisogno di me» soggiunse Barracane con tono si –
curo. «E io sono disponibile a stare dalla tua parte».
Il sindaco sentì un lampo di calore tra stomaco e cuore. «E perché
lo faresti?» chiese sospettoso.
«I vecchi amici sembrano tutti esagitati» rispose pensoso il senatore.
Guardò verso l’alto e aspirò il profumo di arance proveniente dal confi –
nante agrumeto. «C’è molto fermento e forse è bene che io li lasci soli».
“Tutto si capovolge” pensò Lovero. Temeva che il prezzo da pagare
sarebbe stato insostenibile, di qualunque cosa si fosse trattato. Osservò
la malinconica austerità del luogo, indugiando con lo sguardo sulla
struttura neoclassica della villa e sulla scala a due rampe che si chiudeva
a tenaglia. Si incamminò a piccoli passi con il bu sto inclinato in avanti e
le mani dietro la schiena, fissando il selciato come ipnotizzato. Aggirò
l’edificio principale e giunse a un minuscolo belvedere dal quale si
poteva osservare l’esteso agglomerato urbano.
Barracane lo raggiunse, lentamente. «La tua popolarità di sindaco è
ancora alta ma non è più quella di un tempo» mormorò affiancandolo.
«Tutto è volubile, a questo mondo».
Un alito di vento mosse il bordo dei pantaloni dei due uomini, fermi
a guardare il panorama.
«Quella che vedi è una città dissoluta che nessuno potrà mai redimere
» sentenziò il parlamentare accendendosi una sigaretta. Trattenne
a lungo il fumo e poi lo espirò piano dalle narici. «Io la conosco bene,
più di chiunque altro. Ne ho scoperto la natura segreta, di meretrice
compiaciuta. Se le parlerai di rettitudine e di verità ti ascolterà stupita,
senza comprendere, e ti volterà le spalle».
Un filo di nebbia avvolgeva i palazzi in un cupo languore. Il mare, in
lontananza, era una striscia che si ingrigiva lentamente nel chiaroscuro
esangue del crepuscolo.
«Avanti, dimmi che cosa vuoi» sibilò il sindaco impaziente.
«Molto poco» sussurrò svagato il senatore. «Piccole cortesie tra amici».

(Riproduzione riservata)

© edizioni e/o

* * *

Carlo Mazza è nato a Bari nel 1956, dove ha sempre vissuto. Lavora in banca da 35 anni e tra i suoi interessi ha coltivato anche la scrittura teatrale.
Con il personaggio di Antonio Bosdaves ha già pubblicato per la collezione Sabot/age il poliziesco Lupi di fronte al mare (Edizioni E/O 2011), incentrato sulle relazioni tra politica, finanza e sanità, e finalista al Festival Mediterraneo del Giallo e del Noir 2012.

© Letteratitudine

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