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Archive for settembre 2014

L’AMORE AI TEMPI DEL COLERA, di Gabriel García Màrquez

L’AMORE AI TEMPI DEL COLERA, di Gabriel García Màrquez

Il coraggio di lasciarsi contagiare

di Katya Maugeri

«Capita che sfiori la vita di qualcuno, ti innamori e decidi che la cosa più importante è toccarlo, viverlo, convivere le malinconie e le inquietudini, arrivare a riconoscersi nello sguardo dell’altro, sentire che non ne puoi più fare a meno… e cosa importa se per avere tutto questo devi aspettare cinquantun anni nove mesi e quattro giorni notti comprese?»
[Gabriel García Màrquez, L’amore ai tempi del colera]

Pubblicato nel 1985, L’amore ai tempi del colera è considerato uno dei capolavori dello scrittore colombiano Gabriel Garcia Márquez, premio Nobel per la Letteratura nel 1982.
Un romanzo originale da cui emerge il gusto intenso per una narrazione corposa, intensa, tangibile, in cui le descrizioni della gente, dei colori e degli odori assume una dimensione reale. Le parole si trasformano in emozioni.
Márquez è stato in grado di dar vita a un libro passionale e travolgente, creando una perfetta alchimia tra parole e lettore, al punto da non poter fare a meno di leggere e amare i protagonisti.
Protagonista indiscusso è il sentimento, quello vero, contrastato, capace di mettere in dubbio ogni certezza. È il sentimento che dall’irreale diventa sostanza concreta accompagnando, proprio come un’ombra, la vita dei protagonisti. Fermina e Florentino.
Fiorentino Ariza è un impiegato telegrafista, un uomo malinconico e appassionato di poesia, innamorato di Fermina Daza, suo padre non approva l’unione e la giovane viene data in sposa a Juvenal Urbino, il ricco medico della città. Il matrimonio di Fermina e Juvenal, inizialmente privo di amore, diventerà solido e autentico. Florentino si butterà a capofitto nel lavoro per essere degno dell’amore di Fermina e inizierà una brillante carriera all’interno dell’azienda dello zio, la Compagnia Fluviale dei Caraibi. Leggi tutto…

RETE PADRONA, di Federico Rampini (la recensione)

RETE PADRONA, di Federico Rampini (Feltrinelli, 2014)

di Massimo Maugeri

L’abbiamo scritto altre volte. Ogni rivoluzione ha i suoi pro e i suoi contro: anche quella digitale. Federico Rampini lo sa benissimo, avendo grande consapevolezza di tutto ciò che riguarda gli aspetti meno nobili dell’evoluzione tecnologica. Ne parla abilmente nel suo nuovo libro: “Rete padrona. Amazon, Apple, Google & co. Il volto oscuro della rivoluzione digitale” (Feltrinelli, p. 278, € 18): «tutti promettono, all’inizio, di inventare un capitalismo nuovo. Disdegnano il profitto. Finché scopri che stanno creando una società diseguale quanto il vecchio capitalismo newyorchese. Perseguono gli stessi disegni egemonici, monopolistici».
Non è un saggio incentrato sul tecno-scetticismo, questo di Rampini (il quale peraltro tiene a precisare che, anche a suo giudizio, gli aspetti positivi della rivoluzione digitale superano comunque quelli negativi). Al tempo stesso, però, occorre puntare il dito su alcune distorsioni che sono profonde, in alcuni casi perfino inquietanti.
Bill Gates fu il primo. Spodestò l’Ibm e impose il marchio monopolista di Microsoft, che ancora oggi imperversa sugli schermi dei nostri pc. E questa è già storia. Poi fu la volta del visionario e istrionico Steve Jobs che, con la Apple, inserì nel mercato nuovi dispositivi che avrebbero cambiato le nostre vite: iPod, iPad, iPhone. Ma il compianto Steve è anche stato un mago dell’elusione fiscale e un campione di cinismo: il 2 maggio 2014 il New York Times ha scritto che se Jobs oggi fosse in vita rischierebbe di finire in galera. Google, che gestisce il più grande e noto motore di ricerca del mondo, è anche la più gigantesca macchina pubblicitaria del pianeta a dispetto dell’originario rifiuto della pubblicità, promesso come segno distintivo del marchio. Oggi la logica del marketing a scopo di profitto si insinua nei risultati delle nostre ricerche e li distorce a nostra insaputa. Di più. Leggi tutto…

Naxoslegge V edizione, 23-27 settembre 2015. La luce è come l ‘acqua

NaxosleggeNaxoslegge - festival delle narrazioni, della lettura e del libro. Giardini Naxos V edizione , 23-27 settembre 2015. La luce è come l ‘acqua

Con il titolo La luce è come l’acqua, citazione testuale di un celebre racconto di Gabriel Garcia Màrquez, Fulvia Toscano, direttore artistico di Naxoslegge, intende sintetizzare l’intrecciarsi dei due macro temi, la luce e il mare, su cui si snoderà il programma della V edizione di Naxoslegge, programmata, salvo eventuali  variazioni di data, dal 23 al 27 settembre 2015.
Il mare, a cui saranno dedicati diversi incontri ed eventi, sarà,  come anticipato già nel palinsesto della passata IV edizione, anche il mare di Horcynus Orca, il capolavoro di Stefano D’Arrigo, di cui nel 2015 ricorre l anniversario della prima edizione del 1975; il mare sarà “il mare colore del vino” di Omero e Sciascia e sarà il grande “mare bianco”dei viaggiatori arabi e il grande mare degli avventurieri, sarà il mare raccontato da Folco Quilici e quello dei popoli sotto le onde che l’archeologia subacquea svela e rivela e tanto altro mare, come elemento archetipico e reale in cui proiettare tanta storia individuale e collettiva.
E poi la luce, che alle acque si connette, che sarà ancora l’ineffabile splendore del paradiso dantesco, la luminosa essenza della parola poetica, la luce del fuoco, elemento primo, che si trasmuta in moderne energie e architetture di luce a rendere belli i luoghi più segnati della città, la luce come elemento determinante della pittura e della fotografia, il cui racconto sarà affidato a grandi  interpreti dell arte contemporanea.
Nel corso della stagione invernale, come è già stato nel 2014, naxoslegge proporrà eventi, anche in tour, in collaborazione con tante altre città e sempre alla ricerca di nuove sinergie virtuose, per fare e ricevere cultura, in un dialogo sempre aperto e plurale con la realtà.
Si conferma, inoltre, la II edizione di Sinestesie, per Aspettando Naxoslegge, prevista in calendario, nella prima metà di settembre. Tornano, quindi , i booktrailer e gli incontri dedicati al rapporto tra scrittura, visione e ascolto, con approfondimenti sulle più moderne forme di comunicazione editoriale, capaci di coinvolgere tutti i sensi in una grande e avvolgente narrazione.

Federico De Roberto alla IV edizione di Taobuk

Federico De RobertoPresentato nel corso di un reading l’epistolario d’amore di Federico De Roberto alla IV edizione di Taobuk (Taormina International Book Festival)

Galatea Ranzi e Vincenzo Pirrotta, nell’ambito di Taobuk, nell’incantevole atmosfera del Teatro antico di Taormina, hanno dato splendida voce al carteggio di Federico De Roberto e Ernesta Valle, “Si dubita sempre delle cose più belle”, curato da Sarah Zappulla Muscarà e Enzo Zappulla, e edito da Bompiani. Un affascinante romanzo epistolare d’amore, fra ’800 e ’900, che ci consegna un aspetto inedito dell’austero e schivo autore de “I Vicerè”, quello di amante appassionato, e insieme uno spaccato dell’epoca. Un’opera monumentale (di quasi 2.200 pagine, circa 800 lettere, un ricco corredo iconografico), che ha visto la luce col patrocinio del Comune di Noto, protagonisti, con lo scrittore catanese, la gentildonna milanese, ribattezzata Renata, perché rinata all’amore, donna colta e raffinata, e il mondo culturale e mondano dei due poli in cui si snoda, Catania e Milano. Il pubblico numeroso e qualificato ha ripetutamente applaudito due fra gli attori più amati del panorama nazionale.
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TWITTERATURA tra Manzoni e Collodi

TWLETTERATURA tra Manzoni e Collodi

In collegamento con il forum “Letteratitudine chiama Scuola

di Maria Lucia Riccioli

Twitteratura… un po’ come Letteratitudine – letteratura e latitudine / longitudine / attitudine / *dine… – è un esperimento, un laboratorio collettivo. Una sfida: twittare i classici della nostra letteratura e interagire con altri twitters / twitteri o semplici lettori, sfruttando al meglio le opportunità dei nuovi media e dei social.

Dopo il successo di #TwSposi, grazie a cui il capolavoro di Alessandro Manzoni si è messo in gran spolvero, gli ideatori e i responsabili di Twitteratura lanciano #TwPinocchio: l’immortale libro di Collodi, con la sua scrittura ironica e graffiante, commovente e dura insieme, i suoi personaggi indimenticabili, i suoi messaggi e valori senza tempo rivivranno a colpi di tweet. Protagonisti gli utenti della rete e soprattutto le scuole.

Pinocchio

E adesso qualche domanda a Paolo Costa, Edoardo Montenegro e Pierluigi Vaccaneo.

Un ringraziamento particolare per il supporto a Iuri Moscardi.

 

  1. Com’è nata l’idea di riscrivere tramite i 140 caratteri di un tweet proprio “I promessi sposi”?

#TwSposi nasce dalla necessità e dalla volontà di applicare il Metodo Tw Letteratura – fino ad allora sperimentato solo con gli utenti di Twitter – alla didattica scolastica.

Poiché alla base dei nostri esperimenti c’è sempre un libro, abbiamo scelto quello di Manzoni perché parte fondamentale del programma scolastico delle scuole medie superiori.

 

  1. Quali sono state le più grosse difficoltà organizzative?

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SUGARPULP 2014: 26/28 settembre

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IL PUZZLE DI DIO, di Laura Costantini e Loredana Falcone (un estratto del libro)

Pubblichiamo un estratto del romanzo IL PUZZLE DI DIO, di Laura Costantini e Loredana Falcone (goWare edizioni)

La scheda del libro
Un antico messaggio custodito negli Archivi vaticani.
Un genio della decrittazione che muore in circostanze misteriose.
Gigantesche tessere di un mosaico vecchio di milioni di anni sparse in tutto il mondo e tre diversi servizi segreti a cercare di ricomporlo per comprenderne il significato. E usarne il potere.
Un alfabeto sorto alle origini dell’umanità e custodito da generazioni di donne, in attesa della rivelazione finale.
Una storia d’amore tra due ragazzi costretti, dal giudizio e dal pregiudizio, ad allontanarsi da radici, famiglia e affetti per vivere la loro omosessualità.
In un viaggio convulso tra Roma, Nepal, Marocco e Torino lo scontro tra ricerca della verità, desiderio di accettazione, rinuncia al libero arbitrio, tradimento e vendetta. Mentre un mistero scandisce il conto alla rovescia verso un disastro che potrebbe avere conseguenze planetarie.

* * *

L’estratto del romanzo IL PUZZLE DI DIO, di Laura Costantini e Loredana Falcone (goWare edizioni)

Tornerai quando il momento sarà venuto. Ricordare quelle poche parole aveva dato la stura a una serie di immagini della sua primissima infanzia. E un sorriso lieve le stirava le labbra piene e lucide di gloss mentre rivedeva se stessa, piccola figura paludata in una jeballa blu notte, seduta a gambe incrociate all’ombra della tenda che schioccava come una vela nel vento del deserto. Aveva davanti un foglio, in mano una matita e sua madre accanto che le dettava le lettere sacre del più antico degli alfabeti. Anu, la enne, il soffio di Dio causa primordiale del tutto, il cui simbolo era una linea verticale. Illa, la elle, il nome stesso del Creatore, formata da due linee verticali. Iemm, la emme, la materia fecondata, il cui simbolo ricordava due parentesi quadre opposte. Ieru, la erre, il sesso femminile in forma di cerchio. Iess, la esse, il sole in forma di cerchio con un punto al centro. Le piaceva quel gioco, le “piaceva tracciare quei simboli con precisione e ottenere la silenziosa approvazione di quella donna dai lucidi capelli neri, carica di monili d’argento e con le mani arabescate di henne. Con Massilya tutto al mondo diventava un simbolo, in ogni cosa c’era la mano del Creatore, tutto aveva un significato nascosto. Isolata dal mondo frenetico che la circondava, Nesayem ricordò la luce magica dei falò nell’oscurità tempestata di stelle del deserto. Silenziosa e obbediente, svolgeva i lavori che sua madre le affidava senza mai un lamento, in attesa che arrivasse quel momento. Era allora, dopo aver mangiato con le mani erbe e carne di montone nella tajine, dopo aver pescato miele selvatico e burro di pecora con il pane cotto sulla pietra arroventata, che Massilya le sottoponeva gli enigmi e aspettava in silenzio che Nesayem riflettesse a lungo su quei simboli prima di rispondere.
Un chicco di grano che riempie un’intera stanza.
Parlava tamashek Massilya e in quella stessa lingua, la sola ammessa nei suoi primi anni di vita, Nesayem doveva rispondere: tafat, la luce.
Ha attraversato l’acqua senza bagnarsi: amalu, l’ombra.
Due fratelli che non vediamo: tallen, gli occhi.
Mangia senza fine, ma appena beve muore: affa, il fuoco. Leggi tutto…