Home > Interviste > LentaMente a SLOW 2014

LentaMente a SLOW 2014

settembre 17, 2014

lentamente - floridiaLentaMente a SLOW 2014

Conversazione con Salvo Sequenzia

di Massimo Maugeri

Nell’ambito delle iniziative di SLOW 2014, a Floridia (Sr), sabato 20 settembre, alle h. 19, si svolgerà un incontro intitolato “LentaMente: parole, idee, territorio“, curato e coordinato dal semiologo, saggista e letterato Salvo Sequenzia. Parteciperanno alla conversazione: Silvio Aparo (editore), Alina Catrinoiu (redattrice rivista Le Fate), Roberto Fai (Collegio Siciliano di Filosofia, docente universitario), Giuseppe Giglio (critico letterario), Ivan Manzella (musicista), Giuseppina Martinez (artista, medico), Carlo Muratori (cantautore, direttore rivista Le Fate).
Ne discuto con lo stesso Salvo Sequenzia, che modererà l’incontro…

Caro Salvo, spiegaci in cosa consiste l’iniziativa “Slow 2014”?
Il festival internazionale “Slow” è una iniziativa nata dall’intuizione di un gruppo di intellettuali, di associazioni e di imprese presenti sul territorio che, attraverso questo evento, lanciano una proposta concreta di sviluppo del territorio alternativa alle tendenze, oggi pervasive, in cui economia, finanza e potere tecnocratico, nelle mani di pochi individui, condizionano scelte e stili di vita sugli scenari globali distruggendo i valori e i modelli comportamentali che hanno improntato, da secoli, per generazioni di individui, le forme di convivenza, le economie “dolci” che scandivano i flussi di sviluppo legati alle specificità e alle risorse di un territorio.
Il mercato è un meccanismo freddo: fissa solo le regole del gioco – offerta e domanda – però manca di valori. Slow ritiene che i valori, nel mercato, dovrebbe metterceli la cultura, che stabilisce gerarchie di senso e di significato, tra ciò che è importante è ciò che non lo è per la nostra esistenza. La cultura è tradizione, memoria, appartenenza e vissuto collettivo, territorio.
Contro la massificazione e l’annientamento della originalità di un territorio e di una comunità, caratterizzate da un proprio statuto antropologico – che varia da un luogo all’altro – SLOW propone di tornare ad interpretare il “genius loci” come scelta di vita e come metodo per organizzare forme di sviluppo e di crescita compatibili con la dimensione dell’umano, dimensione che oggi vacilla sotto i colpi della omologazione, del conformismo culturale e della tecno-economia, che impongono la legge violenta della de-territorializzazione, sradicando l’individuo dal tessuto connettivo e memoriale del “ghenos” e della terra a cui appartiene.
“Slow”, in tal senso, si articolerà in eventi che faranno incontrare il pubblico con il territorio: percorsi eno-gastronomici, tavole rotonde su argomenti legati alla bio-economia e alla green economy, seminari di riflessione teorica sulla “decrescita felice” con la partecipazione di personaggi del calibro del filosofo francese Serge Latouche, il teorico del ritorno ai ritmi “lenti” del vivere; e, ancora, concerti, conferenze sulla medicina alternativa, sulle tradizioni e la cultura locali viste da una prospettiva “sprovincializzata”, in un rapporto “tensivo” tra locale e globale. E, continuando, incontri con intellettuali, musicisti, studiosi ed esperti di varie discipline che si confronteranno su temi e problematiche riguardanti il territorio. Tutto, ovviamente, all’insegna della “lentezza”.

– Hai organizzato la conversazione “LentaMente: parole, idee e territorio”. Quale obiettivo si prefigge questo incontro?
“LentaMente” è una conversazione alla quale parteciperanno scrittori, poeti, critici, urbanisti e studiosi dell’ambiente, musicisti e filosofi di altissimo profilo, che si confronteranno sulla categoria della “lentezza” in rapporto alla propria esperienza e al proprio percorso professionale, di ricerca e di vita.
La conversazione avverrà in un bistrot nel cuore della città, e ripeterà le forme e l’andamento delle classiche conversazioni letterarie che si tenevano nei caffè settecenteschi degli illuministi o in quelli del Novecento.

– Che relazione c’è, a tuo avviso, tra lentezza e letteratura?
La letteratura è una forma di rappresentazione del reale e degli infiniti mondi possibili che la parola è in grado di suscitare in cui la lentezza è un elemento costitutivo fondamentale.
La letteratura è lenta per eccellenza. Ma parliamo di una lentezza “agile”, duttile, plastica, in cui, paradossalmente ed ossimoricamente, “levità” e “petrosità” consistono mirabilmente.

– Qual è l’opera letteraria della letteratura mondiale di tutti i tempi che va gustata con particolare lentezza?
Senza dubbio Ulysses di Joyce. E, poi, À la recherche du temps perdu di Proust.

– E con riferimento alla letteratura siciliana?
Orcynus Orca di D’Arrigo, e i Canti barocchi, libro che racchiude le poesie del poeta-mago Lucio Piccolo, il cugino di Tomasi di Lampedusa.
Entrambi i libri esprimono il “pensiero meridiano” della nostra condizione di “isolani”: perché, a mio avviso, la dimensione della “sicilitudine” rappresentata in queste opere fra loro diverse – l’uno un romanzo sperimentale arduo e polifonico, l’altro libro raffinatissimo ed intimo di poesie – è portatrice di una idea di “lentezza” che è, probabilmente, la più antica del mondo, la quale recupera forme di esperienza e di cultura ricchissime, plurali, articolate, e muove una critica radicale al concetto di “modernità” senza insabbiarsi nelle morte gore dell’inclinazione nostalgica.
La lentezza che attraversa queste opere come un’eco antica, ma sempre viva e vivificante, esprime meravigliosamente il “pensiero meridiano” dei siciliani, l’dea che il sud è qualcosa di diverso da quello rappresentato negli stereotipi storiografici, delle indagini sociali e dei mass-media.

– Come vivi, in generale, il rapporto con la letteratura? E cosa è, per te, la letteratura?
Da sempre considero il mio lavoro di lettore e di studioso del mondo dei “segni” come una missione. L’incontro con la letteratura, e con l’arte, grazie all’insegnamento, alla frequentazione e all’amicizia di grandi e cari Maestri, è stato un incontro che ha cambiato la mia vita e il mio destino.
Considero la letteratura come la forma più alta e perfetta per mettersi in sintonia con il mondo, con gli altri, con se stessi. E, come tutte le cose sublimi e perfette, essa ci fa cogliere, dal di dentro, il dissidio, il male e l’oscurità che imperversano nel mondo e che attanagliano l’animo umano.

 

© Letteratitudine

LetteratitudineBlog / LetteratitudineNews / LetteratitudineRadio / LetteratitudineVideo

 

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: