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Archive for ottobre 2014

30 ANNI DALLA MORTE DI EDUARDO DE FILIPPO

IN OCCASIONE DEL TRENTENNALE DELLA MORTE, DEDICHIAMO QUESTO SPAZIO ALLA MEMORIA DI EDUARDO DE FILIPPO

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/b/b1/Eduardo_De_Filippo.gif

Eduardo De Filippo, (Napoli, 24 maggio 1900 – Roma, 31 ottobre 1984), è stato un drammaturgo, attore teatrale, attore cinematografico, regista teatrale, regista cinematografico, sceneggiatore e poeta italiano. Fra i massimi esponenti della cultura italiana del Novecento, è stato autore di numerosi drammi teatrali da lui stesso messi in scena e interpretati e, in seguito, tradotti e rappresentati da altri anche all’estero. Per i suoi meriti artistici e i contributi alla cultura, fu nominato senatore a vita dal presidente della Repubblica Sandro Pertini. Fu anche candidato per il premio Nobel per la letteratura.

Eduardo De Filippo su Wikipedia

Eduardo De Filippo sul sito Treccani

Documentario su Eduardo De Filippo [Parte 1]

I link per visualizzare le parti restanti del documentario su Eduardo De Filippo [Parte 2], [Parte 3], [Parte 4], [Parte 5]

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Approfondimenti su:
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PER CHIARA PALAZZOLO

LA VOCE DI CARTA – Collettivo Idra

https://i2.wp.com/www.italia2tv.it/wp/wp-content/uploads/2014/09/la-voce-di-carta-libro-per-tg-27-sette1.jpgDiamo spazio a un ambizioso progetto di “scrittura collettiva” realizzato dal Collettivo Idra e sfociato nella pubblicazione del romanzo LA VOCE DI CARTA (edito da Ananke), ospitando una breve intervista a due delle protagoniste dell’iniziativa (che ha coinvolto ben diciotto autrici)

La voce di carta, UN ROMANZO TUTTO AL FEMMINILE

“Una donna scomparsa nel nulla, inghiottita dal nulla nel cuore di Roma, giovani donne sacrificate da una setta misteriosa tra le pieghe oscure dei sotterranei del Conservatorio Santa Cecilia della capitale. Ed è donna anche lei, Anastasia, la protagonista, una stagista-detective sordomuta, che lascia alle righe del suo notes il compito di dare voce alle sue intuizioni. Verrà catapultata in un gioco di specchi dove nulla è come appare, a guidare il suo superiore il commissario Orlando Metelli – di cui la bella Anastasia è segretamente innamorata – sulle tracce di un folle Maestro. Ma tutto prima che sia troppo tardi..”.

Un romanzo avvincente, un giallo-noire-poliziesco, nato da una staffetta letteraria –tutta al femminile – del Collettivo Idra, capitanata da Jonathan Arpetti

Diciotto le autrici, tutte giornaliste e scrittrici sparse un po’ per tutta Italia: Gabriella Serravalle (Torino), Lea Mazzei (Calimera, Lecce), Lucia Giallorenzo (Salerno), Serena Fiandro e Eleonora Gandini (Milano), Roberta Rotondi (Jerago, Varese), Pamela Ventura (Gualdo, Macerata), Barbara De Amicis (Guidonia Montecelio, Roma), Giulia Di Liberti (Barlassina, Monza e della Brianza), Anna Lamonaca (Forio d’ Ischia, Napoli), Barbara Bracci (Perugia), Giada Andrea (Rusciano di Capri, Na), Laura Maria Bellini e Stefania Conte (Frosinone), Maria Francesca Rotondaro (Castrolibero, Cosenza), Chiara Grande (Frosinone), Genny Biagioni (Pisa), Ludovica De Vito (Avellino). Tamara Pavan (Roma) fotografa è la curatrice delle belle immagini scattate al Conservatorio dove si muove la protagonista. Sua anche la copertina.

Incontriamo una delle autrici Gabriella Serravalle giornalista torinese collaboratrice della Stampa già autrice di una biografia sulla sla del 2013 “Un calcio alla sla” e Tamara Pavan fotografa romana curatrice delle immagini e della copertina.

– Gabriella, qual è stata la sfida letteraria di questo collettivo?
«La sfida è stata duplice, una sfida di genere ed una letteraria. Il romanzo nasce infatti da una staffetta in cui ogni autrice ha scritto un capitolo dovendo rispettare, al proprio passaggio del testimone, tempi, battute, trama ma soprattutto – cosa non semplice – lo stile letterario».
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BOOKCITY MILANO: dal 13 al 16 novembre 2014

dal 13 al 16 novembre 2014
Incontri con gli autori / spettacoli / reading / laboratori / mostre
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Dal 13 al 16 novembre 2014 torna BOOKCITY MILANO, manifestazione promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano e dal Comitato promotore BookCity composto da Fondazione Rizzoli Corriere della Sera, Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori e Fondazione Umberto e Elisabetta Mauri, con il contributo di Camera di Commercio di Milano e AIE (Associazione Italiana Editori), con ilsostegno di AIB (Associazione Italiana Biblioteche), ALI (Associazione Librai Italiani) e LIM (Librerie Indipendenti Milano).

“Una terza edizione che è anche la prima edizione metropolitana di BOOKCITY MILANO, che coinvolge molte biblioteche del nuovo, allargato territorio milanese, estendendo progressivamente i confini della manifestazione sempre più lontano dal centro – ha dichiarato l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno –. Con questa nuova edizione inoltre, mentre da un lato consolidiamo il ruolo protagonista delle scuole con oltre 170 progetti attivi sull’area metropolitana, dall’altro istituiamo una tradizione nuova, quella di conferire il Sigillo della Città a un grande autore della letteratura contemporanea che partecipa a BOOKCITYMILANO: quest’anno sarà David Grossman, a significare la grande attenzione di BOOKCITY MILANO ai temi più sensibili dell’attualità e per sottolineare il contributo fondamentale della letteratura al dibattito sociale epolitico e, dunque, alla storia”.

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DONNE CHE CORRONO COI LUPI, di Clarissa Pinkola Estés (recensione)

DONNE CHE CORRONO COI LUPI, di Clarissa Pinkola Estés (Frassinelli)

Riscoprendo l’essenza selvaggia, istintiva e ferina della donna

di Katya Maugeri

«In tempi duri dobbiamo avere sogni duri, sogni reali, quelli che, se ci daremo da fare, si avvereranno».
[Donne che corrono coi lupi – Clarissa Pinkola Estés ]

Un connubio apparentemente strano, lontano dalla nostra visione quotidiana: la donna e il lupo.
Il lupo e la donna, entrambi curiosi, protettivi, avvertono il pericolo senza evitarlo, lo fiutano lasciandosi travolgere dall’istinto, non ne ostacolano l’evoluzione, si abbandonano totalmente perché consapevoli di non potersi opporre alla conoscenza, all’esperienza, alla propria natura.
Un libro ricco di metafore, un saggio psicoanalitico: “Donne che corrono coi lupi di Clarissa Pinkola Estés, analista junghiana, è un libro che va vissuto e letto con l’anima, un viaggio affascinante che, in maniera eccelsa, suggerisce i mezzi da utilizzare, la strada da percorrere per il ritrovamento dell’essenza femminile profonda. L’autrice lo fa approfondendo gli archetipi di tipologie femminili, attraverso un’interessante interpretazione psicoanalitica.
Un saggio di formazione, in cui mito e favola assumono il ruolo di maestri di vita, favole analizzate da una prospettiva diversa, non certo da quella a noi conosciuta e tramandata; una prospettiva che annulla ogni conoscenza acquisita in maniera passiva, con lo scopo di liberare la mente dagli schemi imposti.
Il titolo, “Donne che corrono coi lupi”, deriva dagli studi di biologia che la Estés ha fatto sulla fauna selvaggia, approfondendo soprattutto i caratteri predominanti dei lupi, i quali – secondo l’autrice – sono in perfetta analogia con la natura istintiva e “primitiva”della donna.
Due realtà, apparentemente lontane e in antitesi: donne e lupi. Che cosa hanno in comune? Leggi tutto…

LUCCA COMICS AND GAMES 2014

L’Isola che c’è
30 ottobre – 2 novembre 2014

NewsProgrammaOspitiMostrePremi e concorsiBiglietti

I migliori autori del fumetto internazionale, le ultime novità dal mondo del gioco e del videogioco, le anteprime nelle sale cinematografiche, un intero palazzo dedicato alle famiglie e ai più piccoli, il quartiere a tema Giappone, il coloratissimo mondo dei cosplayer, e ancora musica, mostre, spettacoli, incontri: Lucca Comics & Games è una miscela di ingredienti di prima scelta, nel contesto inimitabile del centro storico della città toscana, dove le celebri Mura rinascimentali fanno da cornice, da scenario e da palcoscenico di quattro giorni e quattro nottiattesi tutto l’anno. Lucca Comics & Games è l’isola che c’è, in cui tutti gli anni tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre, i Peter Pan di ogni età, si incontrano, si sfidano, si emozionano e si danno appuntamento all’anno successivo.

Nel corso di quasi cinquant’anni, l’evento ha cambiato forma diverse volte, per stare al passo con gli interessi del pubblico e intuire le nuove strade dell’intrattenimento intelligente. Oggi Lucca Comics & Games è un appuntamento che raduna quasi 400.000 persone in quattro giorni (presenze totali stimate nel 2013: 380.000), di cui ben più della metà paganti (visitatori da ticketing nel 2013: 217.600). In Italia è al contempo la principale fiera dell’editoria del fumetto e della narrativa del fantastico e il maggior salone del gioco e del videogioco per un totale di circa 500 espositori, e un programma culturale ricco e variegato, con mostre e oltre 500 eventi. Uno sforzo organizzativo che ogni anno premia l’organizzazione con i sorrisi di pura gioia sui volti dei visitatori.
Chi è stato a Lucca Comics & Games 2013 ha trovato:

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100 ANNI DALLA NASCITA DI MARIO LUZI

100 ANNI DALLA NASCITA DI MARIO LUZI

Il 20 ottobre 1914 nasceva il poeta Mario Luzi: lo ricordiamo in questo speciale di LetteratitudineNews

Mario Luzi (Castello di Firenze, 20 ottobre 1914 – Firenze, 28 febbraio 2005) è stato un poeta e scrittore italiano. In occasione del suo novantesimo compleanno fu nominato senatore a vita della Repubblica Italiana.

Mario Luzi occupa un posto particolare nella famiglia dei cosiddetti ermetici (ovvero “chiusi ermeticamente”, riferisce al tipo di poesie da lui scritte, ovvero ermetiche, dalla difficile comprensione del significato) e, insieme a Piero Bigongiari e a Alessandro Parronchi, si può dire che costituisca il culmine dell’ermetismo fiorentino.
Il tema che domina nella poesia di Luzi è quello della celebrazione drammatica dell’autobiografia dove viene messo in risalto il drammatico conflitto tra un “Io” portato per le cose sublimi e le scene terrestri che gli vengono proposte.
(fonte: wikipedia)

La biografia su Wikipedia Italia

L’approfondimento della enciclopedia Treccani

L’articolo su QN

Il video su Rai Scuola: Mario Luzi si racconta

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ISOLE DELLA MEMORIA, di Demetrio Vittorini (recensione)

ISOLE DELLA MEMORIAhttps://i0.wp.com/www.edizioni-ulivo.ch/blog/wp-content/uploads/2014/09/vittorini.jpg, di Demetrio Vittorini (Edizioni Ulivo)

“E della vita il doloroso amore”

di Anna Vasta

La memoria, arcipelago di isole, isolotti, piccoli e grandi scogli che affiorano e a volte s’inabissano, per riaffiorare quando il mare è in bassa marea, o in tempesta, è una metafora illuminante per significare la frammentazione dei ricordi, il loro scomporsi e ricomporsi secondo i ritmi ondivaghi del rimuginare soggettivo.
Il libro di Demetrio Vittorini (foto in basso), Isole di memoria, già dal titolo (Edizioni Ulivo, pag. 134, fr. 22.00) suggerisce una simile mappatura delle ricordanze.
L’andamento narrativo di queste Mémoires segue ritmi di successione cronologica quando risale agli anni della prima adolescenza dell’autore a Siracusa, posto delle fragole di bergmaniana memoria e topos di omerica bellezza. Per il mare glauco che al tramonto si fa colore del vino, le Latomie dei Cappuccini, cave di pietra ancora risuonanti dei versi di Eschilo che i prigionieri greci recitavano a gran voce nei momenti di acuta nostalgia, con i loro “dolci giardini” di aranci, limoni, lumie, piantati dagli arabi, e coltivati con amorevoli cure dai frati francescani. La fonte Aretusa, le sue acque gorgoglianti dei sospiri di Alfeo, e Ortigia, l’isola che conserva nel Duomo, le vestigia greche del tempio che fu di Artemide, prima che di Atena. La bellezza dei luoghi fa da sfondo all’età bella delle prime azzuffate, delle vigorose nuotate, degli adolescenti innamoramenti, di un’amicizia, quella con Carlo Monteforte, l’autore della prefazione al libro, nata con i calzoni corti e che dura ancora, malgrado la lontananza, e le separazioni che il diventare adulti impone. A questo incipit di luminosa mediterraneità subentra un flusso narrativo spezzato che procede per isole di memoria. Non segue un filo temporale, ma si snoda a balzi da un’isola all’altra: gli amori giovanili, gli studi, i viaggi, i rapporti con Elio, il padre distante, anche nei brevi intensi periodi trascorsi insieme. Un vivere in movimento, di cambiamenti, novità, colpi di scena e colpi bassi, e di intima solitudine, pur tra i giovenil furori, gli affetti famigliari, la nascita dei figli. E i lutti a scandirne le sequenze: la morte a ventisette anni del fratello Giusto. Dopo quella improvvisa di Elio, il padre ritrovato nel momento della malattia e del distacco, e ancora il suicidio dell’amatissima figlia, Lucia Polly. Sino all’incontro che darà un senso nuovo alla sua esistenza: il secondo matrimonio con Margaret, “il cuore della mia vita e la vita del mio cuore”, finito con una prematura perdita. La morte di coloro che amiamo giunge sempre prematura e sempre ci coglie impreparati.
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Nasce Progetto SANTIAGO: prima realtà editoriale gestita al 100% dagli scrittori

Nasce Progetto SANTIAGO: prima realtà editoriale gestita al 100% dagli scrittori

Progetto Santiago

Genova, 23 ottobre 2014 – Tutti fuori dall’editoria aziendale, per fare spazio ai lettori e agli autori. Sono queste le basi del nuovo progetto culturale ideato da Antonio Paolacci, scrittore ed editor di lungo corso, e forte di un collettivo di 20 scrittori affermati, pronti a far rivivere in chiave contemporanea la figura dell’editore puro, a caccia di talenti piuttosto che di boom commerciali. Pensando prima di tutto ai lettori, chiamati a riprendersi il loro ruolo di protagonisti.

Costituita come associazione culturale, Santiago è un progetto open source, finanziato dagli autori stessi e aperto al sostegno di tutte le forme espressive di scrittura, anche multimediale. Avanti chi legge! è il manifesto di Progetto Santiago, che da oggi si mette alla ricerca di storie e percorsi artistici da raccontare. Libri da divorare, insomma, senza tanti fronzoli ma col gusto unico e inconfondibile del talento letterario.

«Come al falegname si chiede una sedia – spiega Antonio Paolacci nel raccontare l’idea – così all’editore si chiede un libro, non una strategia commerciale. Se i falegnami sacrificano la qualità della sedia per motivi legati al mercato, la gente non ha più un buon oggetto su cui sedersi. Lo stesso vale per gli editori. Oggi l’editoria ha perso di vista l’obiettivo primario: soddisfare i lettori. Sacrificati in nome dei profitti, si trovano in affanno. Occorre trovare un modo per tornare a offrire buoni libri. Chiedere agli scrittori è il modo più logico».
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QUANNU ‘U SIGNURI PASSAVA P’ ‘O MUNNU, di Maria Lucia Riccioli (la prefazione del libro)

Pubblichiamo la prefazione, firmata da Sebastiano Burgaretta, del volume di versi QUANNU ‘U SIGNURI PASSAVA P’ ‘O MUNNU, di Maria Lucia Riccioli (Algra editore). Il booktrailer del libri è disponibile qui…

Il libro sarà presentato domenica 26 alle ore 18 presso il Centro Studi di Tradizioni Popolari Turiddu Bella di Viale CADORNA 160 a Siracusa (sarà presente l’autrice).
Interverranno Maria Bella e Sebastiano Burgaretta.
Letture a cura di Dominella Santoro e di Maria Lucia Riccioli

ARIA FRESCA

di Sebastiano Burgaretta

Aria fresca, che pure sa d’antico e che d’antico serba la fragranza, è quella che si respira e si gusta leggendo questi racconti in versi di Maria Lucia Riccioli, la quale in essi si rivela narratrice, anzi poetica raccontatrice, d’antico stampo popolare, quasi una specie di contastorie in proprio, aggiornata cioè al tempo d’oggi e quindi libera nel piegare il ricco patrimonio lessicale siciliano all’esigenza della comunicazione che la vita attuale impone. L’affabulatrice attenta e documentata, che i suoi precedenti lavori e le sue performance artistico-culturali lasciavano intuire, qui si rivela a tutto tondo.
L’aria fresca che circola in questi versi è quella del Vangelo col suo eterno messaggio di salvezza e di sapienza, sempre vivo e attuale in ogni tempo e per ogni uomo.
Il sapore dell’antico emana dalla valenza creativa e salvifica della parola qui declinata nel siciliano verace di matrice popolare usato, da una parte, e nello speciale registro da cantastorie affabulante adottato, dall’altra. Perciò il lettore si trova evangelicamente invitato a gustare vino d’annata conservato in botti di rovere collaudate in tutta sicurezza.
I racconti della Riccioli si enucleano e si sviluppano in un preciso contesto socio-antropologico di riferimento e assumono la funzione di tante antiparità, nell’accezione guastelliana del termine parità, la cui prospettiva in questa caso dalla Riccioli viene rovesciata. Trionfa, infatti, non la terrena logica dei villani siciliani, cui pure San Pietro, che con Gesù è il protagonista di gran parte dei racconti, sembra strettamente imparentato, ma quella celeste del Vangelo con l’avallo della persona stessa di Cristo. Siamo, in effetti, davanti non a delle “parabole” come quelle presenti nel Vangelo e narrate da Gesù, ma a parabole=parità sapienziali nelle quali Gesù in persona è protagonista, quasi sempre assieme a San Pietro. Gesù pertanto appare come trascinato e coinvolto in un processo di umanizzazione spicciola ad opera di Pietro, indotto quasi nella logica del mondo, senza comunque restarne schiacciato né condizionato. Da qui l’esito complessivo da “antiparità” e la conseguente fisionomia propria di questi racconti=aneddoti, nei quali vive il vangelo popolare, narrato per bocca di una contastorie, nel quale Gesù stesso è protagonista e non narratore-annunciatore. Per questo i racconti vanno letti ad alta voce e, per così dire, eseguiti con una loro propria cadenza e tono da racconto popolare, in fedeltà e in coerenza con un’antica tradizione nostra di Sicilia, cui attingono anche sul piano contenutistico.
Ѐ il prologo, in dodici versi distribuiti in tre quartine a rima incrociata, ad annunciare, con il tono amichevole e accattivante del cantore popolare, l’intendimento, ludico e didascalico al tempo stesso, dell’intera silloge dei quattordici racconti, tutti quanti musicalmente modulati sul ritmo eufonico e conquidente della rima baciata.
L’humus del quale si nutrono questi racconti della Riccioli è puramente terreno, è quello in cui domina la logica del mondo così bene scandagliata dal filtro sapienziale del Qohelet. Come avviene nel testo biblico anche qui, per dirla con Brunetto Salvarani, è contemplata la vastità dell’esistenza “sotto il sole”, producendo una vera e propria teologia dal basso, per cimentarsi in una faticosa navigazione, nelle acque tumultuose del vivere nell’oggi”( Qohelet, un eretico nella Bibbia?, Santocono editore 2014): Cu santa pacienza ‘u fici sfogari/ e poi ‘u Signuri accuminciò a parrari:/ «Angilu miu, ora sì ca va beni./ ‘U sacciu, tu penzi ca nun cummeni/ vìviri ‘n terra na ‘sti cundizioni./ N’’o munnu ci su’ ‘i tinti e ci su’ ‘i boni./ Nun è ‘nu ‘Nfennu o ‘na cella ‘i tuttura,/ ma nun è mancu ‘na villeggiatura./ Stari ddà nun è ‘nu divittimentu:/ suffriri e luttari è pi ‘nsignamentu./ Ѐ comu se si pajassi ‘n pedaggiu,/ è scola ‘i vita, ‘u prezzu p’’o passaggiu/ ‘n Pararisu, unni ogni guerra è finuta/ e ‘a luci r’’a virità nun s’astuta»./ L’Angilu a ‘ssu riscussu si cuitò,/ nun prutistò cchiù e l’ali s’’i calò./ “ Fossi è giustu ca ‘u munnu ha’ gghiri accussì…/ Sulu tu, Diu, po’ sapiri picchì”.(Chianci e riri).
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Conto alla rovescia per “LIBRIAMOCI. Giornate di lettura nelle scuole” (29-30-31 ottobre 2014)

Conto alla rovescia per “LIBRIAMOCI. Giornate di lettura nelle scuole” (29-30-31 ottobre 2014)

Scuole, studenti e professori sono ai blocchi di partenza: fra 7 giorni prende il via per tre giorni Libriamoci, la nuova iniziativa promossa dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (MiBACT) – con il Centro per il libro e la lettura –  e dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) con la Direzione Generale per lo studente. Rivolta a tutte le scuole, nei giorni 29, 30 e 31 ottobre 2014 colorerà l’Italia di decine di appuntamenti di lettura a voce alta nelle classi, anche con la partecipazione di attori, artisti e scrittori in veste di lettori e testimonial. Flavia Cristiano, direttrice del Centro per il Libro e la Lettura, spiega così lo spirito dell’iniziativa: “Libriamoci nasce con l’obiettivo di dare impulso e visibilità a una pratica già diffusa e con molti punti di eccellenza, ma non ancora così capillarmente radicata in tutto il territorio”.

Numerosi i protagonisti del panorama editoriale e culturale italiano che hanno aderito attivamente all’iniziativa sostenuta dai Ministri Dario Franceschini e Stefania Giannini: il Salone Internazionale del Libro di Torino, la Fondazione Maria e Goffredo Bellonci, Rai Fiction, il Corriere della Sera, la Siae, Radio2 (Caterpillar), Radio3 (Fahrenheit), il Festival della Scienza di Genova, Topolino, l’Università di Roma Tor Vergata.

GRANDE RISPOSTA ALL’APPELLO DEL MINISTRO FRANCESCHINI: DECINE GLI ATTORI, SCRITTORI, ARTISTI E REGISTI PRONTI A LEGGERE NELLE SCUOLE

Il mondo della cultura, dell’arte, dell’informazione e dello spettacolo si è mobilitato per andare nelle scuole di tutta Italia a leggere e a spiegare perché la lettura è così importante e bella. Le adesioni dei testimonial stanno giungendo copiose, a cominciare da Gino Paoli, in veste di cantante e presidente della Siae: “Raccolgo con entusiasmo l’invito del ministro Dario Franceschini e do la mia disponibilità”, ha dichiarato all’indomani della presentazione ufficiale di Libriamoci. E ha aggiunto “Estendo quest’appello agli autori e agli artisti tutti, dalla musica alla letteratura, dal cinema al teatro, dalle arti figurative alla televisione. Nella mia attuale veste di presidente della Società Italiana degli Autori ed Editori, ho inoltre dato mandato al nostro direttore generale di mettersi a disposizione del ministero dei Beni Culturali, per fornire ogni supporto organizzativo e logistico all’iniziativa”.

Detto-fatto: diversi autori Siae hanno subito offerto la propria disponibilità a leggere nelle scuole, come ad esempio Elio Pecora e Cinzia Tani, che a Roma andranno, rispettivamente, il 29-30-31 alla Scuola Primaria “Principe di Piemonte” e il 31 ottobre al Liceo “Vittorio Gassman”. O Nicola Piovani che tornerà nel liceo della sua adolescenza, il Liceo Classico Mamiani (Roma) ed Ennio Morricone che leggerà al Liceo Classico Visconti (Roma).

Grande entusiasmo da parte dei sostenitori della prima ora, Rai Fiction, Salone Internazionale del Libro di Torino, Fondazione Maria e Goffredo Bellonci e di tante case editrici: ciascuno sta mobilitando i propri autori, che dal canto loro fanno a gara per proporsi in veste di lettori e testimonial. Qualche esempio?
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Uno scrittore allo specchio: OSCAR WILDE

Uno scrittore allo specchio: OSCAR WILDE

di Simona Lo Iacono

In prigione non ci sono specchi, la prima cosa che ti insegnano è perdere l’immagine che ti eri fatto di te.
La afferri ancora, a tratti, nell’acqua ristagnante del catino, da dove puoi scorgere il viso imbarbato, su cui passi la lama da taglio solo per abitudine. Che senso ha radersi qui, lasciare che la pelle rinsavisca. Che senso ha rimodellare l’ovale, gli occhi intensi e riguardosi, le rughe da cui colano alcune gocce di pianto.
Non sei triste, piuttosto commosso da tanta umanità senza lavacri, senza preghiere e senza morti.
I tuoi compagni di cella sono sporchi e ammansiti dalla noia, ma in essi vedi anche te stesso, la stessa solitudine, la stessa luce incorrotta nelle pupille, a dispetto di tanta purezza perduta.
Se c’è una cosa che non ti aspettavi è questa ritrovata e sorprendente innocenza, proprio qui, nel luogo della colpa. E stringere mani, abbracciare solo per pietà, accarezzare teste rade e infestate da pidocchi, sulle cui croste i polpastrelli inciampano.
E’ tutto così diverso da prima. Dalle bocche cercate con malizia, dagli abbracci esibiti come scaramucce, dalle carezze su teste soffici e tumide, che sfioravi con dita inanellate indecentemente.
E tutto è anche così lontano.
Sembrano passati secoli da quelle mattine londinesi in cui ti svegliavi tardissimo e con aria civettuola pretendevi miscele di the fatte venire dall’India, tazzine di purissimo biscuit, pane croccante e burro candido come neve.
La colazione era il primo rituale della giornata, e lo inscenavi con la stessa pedanteria con cui a teatro preparavi il palco, forzando gli attori a tempismi perfetti. Seguiva la toeletta accuratissima, che prevedeva un’acconciatura simile a quella di Nerone prima che desse alle fiamme Roma, e una manicure pedante, per la quale facevi venire a casa un espertissimo servitore di sua maestà la regina.
Esagerazioni, lo sapevi allora e lo sai ancor meglio adesso, ma eri convinto che il trucco e le parrucche, le battute pungenti, le maniere eccessive e zuccherose, fossero gli armamenti di una battaglia necessaria contro le convenzioni.
Quanto ti sbagliavi, com’eri lontano dalla verità.
Lo comprendi adesso che i capelli ti scivolano in fronte senza nessun artificio, le unghie si spezzano, e la colazione non è che questa ciotola di metallo colma d’acqua, in cui intingi pane duro.
E le convenzioni, poi, che inutile nemico. Leggi tutto…

DIETRO LE QUINTE, di Giuseppe Crisafulli

dietro le quinteDIETRO LE QUINTE, di Giuseppe Crisafulli (Carthago editore)

recensione di Alessandro Russo

Catania, un’assolata domenica primaverile.
In jeans sdruciti e maglietta bianca, lenta va a passeggio una fanciulla dai capelli castano chiari e macchina fotografica al collo. In mezzo a viuzze e anfratti paiono attoniti i suoi intensi occhi blu. Curiosa, ella li rivolge a destra e a manca: nel suo atteggiamento vige un non so che d’angoscia. Questo l’incipit di “Dietro le quinte” (Carthago Ed, €16), ultima fatica letteraria del dottor Giuseppe Crisafulli. In ognuna delle centotrentatre pagine si staglia l’imponente figura di un medico che scruta senza pietas tra le atipiche serpentine della psiche. L’autore è catanese, ha sessantasette anni e conosce i meccanismi che avviluppano l’anima alla mente. Da bravo psichiatra sa che presso gli antichi la parola “persona” indica la maschera indossata dall’attore durante le rappresentazioni teatrali. Ordunque rimane egli dietro le quinte mentre redige il suo diario di bordo; intanto, come grandi attori tragici, i pazienti entrano in scena in fila indiana. Portano addosso sofferte vicissitudini: piccoli tic, personalità istrioniche gonfie di magniloquenze, ipocondrie, disturbi dissociativi, depressioni. In questa galleria d’esuberanze -che è poi il teatro esistenziale- fa capolino una giovinetta che giura e spergiura di lavorare per i servizi segreti. Crisafulli la erge ad eroina e dai misteriosi procedimenti biochimici che sono alla base del suo comportamento quotidiano sgorga autentica letteratura. Di più: le cuce addosso un’intrigante storia avvinghiata a vicende di mafie e pentitismo tra le città della Trinacria d’Oriente. «Sembra un romanzo ma è un trattatello di Psichiatria» sostiene a ragione Tino Vittorio nella prefazione mentre illustra come e perchè lo studio di aspetti morbosi della personalità può diventar produzione letteraria. Leggi tutto…

AURETTA STERRANTINO e “Atto Unico. Scene di Vita, Vite di Scena” (intervista)

auretta sterrantinoAURETTA STERRANTINO e “Atto Unico. Scene di Vita, Vite di Scena”

di Massimo Maugeri

Sono molto felice di intrattenere la drammatura e regista Auretta Sterrantino (nella foto) in questa conversazione incentrata sul teatro e su una rassegna che sta per vedere la luce. Si tratta della nuova edizione di Atto Unico. Scene di Vita, Vite di Scena” di QuasiAnonimaProduzioni (qui il post sull’evento di presentazione e sull’intera rassegna). La felicità è doppia, anche perché (lo dico subito) faccio “parte del gruppo”. Infatti tra gli spettacoli previsti ce ne sarà uno tratto dal mio racconto “RATPUS” (pubblicato nella raccolta “Viaggio all’alba del millennio” – Perdisa). Andrà in scena il 23 novembre presso la Chiesa di Santa Maria Alemanna (riduzione, adattamento teatrale e regia di Manuel Giliberti, musiche originali di Antonio Di Pofi, costumi di Lidia Agricola, con Carmelinda Gentile). Vi darò ulteriori dettagli in seguito. Qui mi preme dare voce e spazio ad Auretta (che, tra le altre cose, è il direttore artistico di “Atto Unico. Scene di Vita, Vite di Scena”)…

– Cara Auretta, come nasce il progetto “Atto Unico. Scene di Vita, Vite di Scena”?
Sono tempi difficili per il teatro e l’anno scorso per Messina in modo particolare. Si sentiva il bisogno di teatro. Ad aspettare che le istituzioni investissero nel settore e che la crisi passasse si rischiava di invecchiare senza aver dato il proprio contributo, per questo un giorno, dopo aver fondato la nostra compagnia e aver iniziato a rimboccarci le maniche, io e Vincenzo Quadarella, l’altrà metà di QA, ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti che era il momento  per tentare il grande salto, cambiando pelle e trasformandoci da operatori teatrali in produttori. Per la stessa ragione abbiamo voluto che ad accompagnarci in questa avventura fossero compagnie e artisti della nostra terra, messinesi, ma anche del resto della Sicilia e dell’area dello Stretto, perché il teatro è sempre un lavoro corale. Quest’anno ci siamo aperti anche ad artisti che vengono da altre parti d’Italia, sempre scegliendo di dar voce a coloro che riescono a fatica a ricavarsi spazi nonostante il loro spessore.
Vogliamo dare del teatro un’immagine  nuova, giovane, fresca e così abbiamo cercato di mettere in piedi una rassegna che potremmo definire “essenziale” nelle sue diverse accezioni: essenziale perché  coglie l’essenza di un’urgenza di comunicazione non più ignorabile. Essenziale perché cerca una sostanza che diventi nutrimento fondamentale per l’anima. Essenziale perché è  indispensabile per mettere insieme tante ‘voci’ che sarebbe un peccato non poter ascoltare.

– Quali sono gli obiettivi del progetto? Leggi tutto…

ATTO UNICO. SCENE DI VITA, VITE DI SCENA: a Messina, dal 9 novembre 2014 al 22 marzo 2015

ATTO UNICO. SCENE DI VITA, VITE DI SCENA: a Messina, dal 9 novembre 2014 al 22 marzo 2015

La presentazione della rassegna, a Messina, giovedì 23 ottobre, a partire dalle ore 18:30, nella Chiesa di Santa Maria Alemanna.

Prende il via la nuova edizione di “Atto Unico. Scene di Vita, Vite di Scena” di QuasiAnonimaProduzioni, autori, registi, attori, musicisti, cantanti, ballerini e tecnici saranno tutti insieme – live e in video – giovedì 23 ottobre, a partire dalle ore 18:30, nella Chiesa di Santa Maria Alemanna.

Una vera e propria festa che vedrà al fianco del duo QA – Auretta Sterrantino, direttrice artistica della rassegna, drammaturga e regista messinese, e Vincenzo Quadarella, compositore, cantante e scrittore siracusano – i protagonisti dei dieci appuntamenti della rassegna (9 novembre – 22 marzo, tutti in doppia replica, alle ore 18 e alle ore 21).

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Di seguito la locandina e il calendario dell’intera rassegna con tutte le info (clicca sull’immagine per ingrandirla):
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TROPEAFESTIVAL Leggere&Scrivere 2014: dal 21 al 26 ottobre

TROPEAFESTIVAL Leggere&Scrivere: dal 21 al 26 ottobre 2014

Tropea Festival leggere e scrivere

Riflettori puntati sulla terza edizione del TropeaFestival Leggere&Scrivere che parte con il suo ricchissimo programma (oltre 100 incontri per 180 ospiti), domani, 21 ottobre alle ore 10, presso la prestigiosa cornice di Palazzo Gagliardi, palcoscenico centrale di tutto il festival, con un ospite del tutto particolare, ovvero Romano Montroni attuale Presidente del Centro per il Libro e la Lettura istituito dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. Per Montroni si tratta dell’ultima prestigiosa carica ricoperta, arrivata dopo una lunga carriera partita da un tassello basico per quanto fondamentale, ovvero il mestiere di libraio. Si procederà poi all’inaugurazione delle mostre d’arte e alla premiazione dei lettori “forti” del Sistema Bibliotecario Vibonese, soggetto capofila dell’evento, diretto da Gilberto Floriani, che firma assieme a Maria Teresa Marzano, la direzione artistica ed organizzativa dell’evento, scaturito dall’autorevole Premio Nazionale Letterario Tropea, il cui ultimo vincitore è stato Antonio Moresco. Alle ore 12 il giornalista e vicedirettore del Tg 1 Rai Gennaro Sangiuliano si confronterà con Antonio Fortuna sulla sua ultima fatica “Quarto Reich: come la Germania ha sottomesso l’Europa”, volume edito da Mondadori. Nel pomeriggio, tra gli altri incontri previsti, spicca il parterre di eccellenza di pluripremiati autori calabresi: alle ore 17 Vito Teti parlerà con Armando Vitale degli scritti giovanili di Corrado Alvaro, riassunti nel libro appena pubblicato da Donzelli. A seguire (ore 18), Mimmo Gangemi sollecitato da Arcangelo Badolati illustrerà in anteprima assoluta la riscrittura di “Il prezzo della carne”, il suo brillante esordio per Rubbettino a quasi vent’anni dalla sua prima pubblicazione. Alle 19 “Sulla via dell’amore”, lectio magistralis di Vito Mancuso, autore del best seller “Piccola filosofia dell’amore” (Garzanti). La prima giornata si chiuderà alle 21 con “Terremoto”, uno spettacolo teatrale scritto dallo stesso Gangemi ed interpretato da Maurizio Marchetti e Maria Serrao.
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MAURO COVACICH racconta LA SPOSA

MAURO COVACICHFoto Mauro Covacich ci racconta il suo nuovo libro LA SPOSA (edito da Bompiani). Un estratto è disponibile qui…

di Mauro Covacich

Un unico flusso di pensieri sul presente. Non sulla realtà, ma sul presente, sulle forme reali e surreali della vita che conduciamo in questo inizio secolo. Mi pare che sia questo La sposa. Ieri riguardando Paisà alla tv (Retecapri!) ho pensato: quello era il presente di Rossellini, le piccole vicende umane nella grande storia della liberazione, un presente difficile però tutto sommato più decifrabile. Qual è invece il nostro presente? Un uomo deciso a condividere la casa con un branco di lupi. Un’artista vestita da sposa che attraversa l’Europa in autostop. Un tranquillo padre di famiglia che confeziona piccole bombe con la stessa amorevole cura che ci metterebbe per un veliero in bottiglia e poi le va a nascondere sugli scaffali dei supermercati. Uomini d’affari che si organizzano nei weekend per partecipare a un safari umano. Ma anche un giovane sacerdote, ignaro del suo futuro di papa, alle prese con il desiderio. O le peripezie di un cuore espiantato, in corsa verso il torace divaricato del ricevente e un possibile nuovo inizio. Spesso si tratta di situazioni o comportamenti fuori dall’ordinario, in teoria non adatti alla letteratura, che ciononostante mi sembrano rivelare i recessi della cosiddetta vita normale meglio di qualsiasi statistica, e proprio grazie alla loro irriducibile singolarità. A volte traggo spunto da fatti veri, come quello accaduto all’artista Pippa Bacca con cui si apre il libro, a volte invento di sana pianta, a volte cedo a digressioni autobiografiche, come la lezione di frisbee al mio nipotino, nella quale lascio affiorare la dolente sterilità di chi – non solo io, direi quasi un’intera generazione – ha rinunciato ai figli per le proprie ambizioni personali. Leggi tutto…

MATERA: capitale europea della Cultura 2019

MATERA: Capitale europea della Cultura 2019

È Matera la città italiana designata come capitale europea della cultura per il 2019

 

Steve Green, presidente della Giuria di selezione composta da 13 membri (6 italiani e 7 stranieri), ne ha dato comunicazione al Ministro dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, Dario Franceschini, che – a sua volta – ha dato l’annuncio: è stata Matera a esser designata come Capitale europea della cultura per il 2019 (con sette voti su tredici). Il titolo, oltre all’Italia, sarà assegnato anche a Plovdiv in Bulgaria.

 

Le altre cinque città italiane finaliste – Siena, Ravenna, Lecce, Perugia-Assisi e Cagliari – saranno capitali italiane della cultura nel 2015 e nel 2016.

 

 

Approfondimenti su: la Repubblica, Il Corriere della sera, La Stampa, Il Sole24Ore.
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LA SPOSA, di Mauro Covacich (un estratto del libro)

La sposaIn esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo un estratto del nuovo libro di Mauro CovacichLA SPOSA (Bompiani). Domattina, sempre qui su LetteratitudineNews, Mauro Covacich ci racconterà questo suo nuovo libro.

La scheda del libro
Diciassette racconti nel segno della grande tradizione novellistica italiana – una linea ideale che dal Decameron di Boccaccio porta fino ai Sillabari di Parise.
Due sconosciuti in attesa di sparare durante un safari umano. Un’artista vestita da sposa che attraversa l’Europa in autostop. Un giovane sacerdote, ignaro del suo futuro di papa, in un drammatico corpo a corpo con il desiderio. Gli attentati compiuti nei supermercati da un tranquillo padre di famiglia con la passione per gli esplosivi. Le peripezie di un cuore espiantato, in corsa verso la seconda vita. Un uomo deciso a condividere la casa con un branco di lupi. Fatti realmente accaduti che si fondono a invenzioni folgoranti e brevi digressioni autobiografiche, come la lezione di frisbee al nipotino, nella quale affiora la dolente sterilità di un’intera generazione che ha rinunciato ai figli per le proprie ambizioni personali.
La sposa è un unico flusso di pensieri sul presente, lo stesso che da molti anni caratterizza la scrittura di Mauro Covacich e che trova in Anomalie (11998) la sua iniziale scaturigine. Diciassette storie colme di bruciante amore per la vita, scaturite dai recessi di una normalità spesso, a ben vedere, fenomenale.

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Un estratto del nuovo libro di Mauro CovacichLA SPOSA (Bompiani)
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CASSANDRA AL MATRIMONIO, di Dorothy Baker (la postfazione di Peter Cameron)

Pubblichiamo la postfazione di Peter Cameron dedicata al romanzo CASSANDRA AL MATRIMONIO, di Dorothy Baker (Fazi editore – Traduzione di Stefano Tummolin)

Un romanzo commovente sulla famiglia, sui conflitti e le tenerezze che sempre accompagnano i nostri rapporti. Un romanzo scritto nel 1962 che non smette di raccogliere pareri entusiastici per la modernità con cui descrive i personaggi femminili.

La scheda del libro
Cassandra Edwards ha ventiquattro anni, è una studentessa laureata a Berkeley: è brillante, ma un po’ nevrotica e triste. All’inizio del romanzo la troviamo al volante della sua macchina mentre sta tornando a casa, il ranch di famiglia alle pendici della Sierra, per partecipare al matrimonio della sua gemella, Judith, con un giovane medico del Connecticut. Matrimonio che Cassandra è determinata a sabotare. La commedia agrodolce di Dorothy Baker segue un inaspettato corso di eventi nei quali la sua eroina si mostra, in momenti diversi, subdola, consapevole, ridicola, concitata, assurda e disperata – allo stesso tempo totalmente impossibile, e irresistibile.
Il weekend che Cassandra trascorre nella casa paterna diventa un momento di crescita, una riflessione su quanto la famiglia sia lo specchio più evidente della natura poco soddisfacente dell’essere umano. La prima cosa che apprendiamo è che il sé è qualcosa di parziale. Forse possiamo essere consapevoli di un unico aspetto davvero comune a tutti: l’incompiutezza.

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CASSANDRA ALLO SPECCHIO di Peter Cameron

tratto da Cassandra al matrimonio di Dortohy Baker (Fazi editore, trad. Stefano Tummolini)

Capita raramente di questi tempi di rimanere scossi da un libro. La vita ne ha ancora il potere, ma che lo conservi l’arte sembra un fenomeno da secolo scorso. Picasso, Stravinskij e Joyce hanno trasformato il modo in cui guardiamo un quadro, ascoltiamo una musica e leggiamo un libro, ma di solito l’arte contemporanea che cerca di provocare un effetto shock al massimo ci lascia un po’ annoiati. Ciò nonostante Cassandra al matrimonio, magistrale romanzo di Dorothy Baker, mi ha scioccato nel vero senso della parola: mi ha sbalordito, lasciato interdetto, senza fiato, con la mente sollecitata dalle piccole scosse elettriche che provoca quasi a ogni pagina questo libro appassionante.
Perché? Cosa rende tanto sconvolgente un romanzo che in apparenza sembra una storia piuttosto innocua tratta dalla vita di una famiglia americana a metà degli anni Venti? Ci ho riflettuto molto mentre ne divoravo le pagine e soltanto quando sono arrivato alla fine e ho potuto rielaborare la mia esperienza di lettore, ho cominciato a capire.
All’inizio, credo, quel che impressiona piacevolmente è la decisa genialità della scrittura. Un testo eccellente, come un cibo preparato con grande abilità, ci sbalza fuori dall’esistenza disincantata di tutti i giorni e all’improvviso ci fa sentire di nuovo vivi; ci appassiona e ci stimola. Molti scrittori sono maestri nel tratteggiare i personaggi, molti sono capaci di addentrarsi nelle profondità labirintiche della psicologia umana, molti altri abilissimi nella descrizione, nello scrivere meravigliosi dialoghi e infine nell’escogitare una trama affascinante e originale; ma ce ne sono pochi – molto pochi – che eccellono a tutto campo. Dorothy Baker dà l’impressione di un provetto giocoliere che, con uno stile e un controllo stupefacenti, tenga in vorticoso equilibrio le tante palline e i piattelli di cui dispone. Non mi vengono in mente molti altri libri in cui l’autore mostri una padronanza dello stile e del proprio mestiere in modo tanto evidente. Almeno per i lettori più accorti, il semplice fatto di leggere Cassandra al matrimonio è esaltante.
Quel che però ne fa un’opera sconcertante, capace di segnare (e inquietare) nel profondo, va oltre lo stile e il mestiere. Anche se il libro fosse scritto in modo diverso resteremmo interdetti, perché a sconvolgerci non è la forma ma il contenuto. Non credo che nel 1962, quando Cassandra fu pubblicato per la prima volta, i lettori (anche quelli odierni, peraltro) fossero preparati a incontrare un personaggio (al tempo stesso voce narrante) tanto spietato e sincero (nella sua insincerità) come Cassandra Edwards. La sua nitidezza e lucidità mi ricordano Esther Greenwood, la travagliata protagonista e voce narrante de La campana di vetro, romanzo ormai assurto a classico della grande poetessa americana Sylvia Plath. Sono rimasto sconcertato (anche) quando mi sono reso conto che Cassandra Edwards arriva un anno prima di Esther Greenwood (La campana di vetro fu pubblicato nel 1963 sotto pseudonimo). Resta solo da chiedersi se Sylvia Plath lo avesse letto.
Ad eccezione delle commedie di Shakespeare, nei testi letterari non si incontrano spesso due gemelli identici e non conosco altro libro che esplori con lo stesso acume psicologico cosa significhi essere un gemello monozigote (cioè sviluppatosi da un unico zigote che si scinde formando due embrioni identici). Non avevo mai pensato che avere un fratello o una sorella tale e quale a te potesse essere un’esperienza tanto difficile, faticosa e traumatica. Nella vicenda di Cassandra affiora quasi un elemento fantascientifico, raccapricciante, da invasione degli ultracorpi: come si fa a diventare se stessi, a costruirsi una vita indipendente quando nel mondo esiste un individuo uguale identico a te, col quale hai un legame che soppianta qualsiasi altro affetto familiare o di coppia? «Avremmo dovuto essere un’unica persona», afferma lei appena s’accorge di non riuscire a concepire una vita per contro proprio, separata dalla sorella. Per quel che la riguarda, loro due però non sono semplici sorelle: sono «complici» nell’«impresa molto pericolosa» della vita. È un sodalizio che Cassandra ha bisogno di preservare a tutti i costi e che Judith cerca disperatamente di troncare. Da una tale situazione d’impasse quel che scaturisce è uno scontro mortale fra due volontà, poiché Cassandra non riesce a concepire una vita separata da Judith e Judith, che ha trovato l’amore e la compagnia di un’altra persona, non riesce più a sopportare il legame incestuoso – le catene – dell’essere nata gemella. Leggi tutto…

SALONE DELL’EDITORIA SOCIALE – Roma, dal 16 al 19 ottobre 2014

SALONE DELL’EDITORIA SOCIALE – Roma, dal 16 al 19 ottobre 2014

Il programmaProtagonisti 2014

É dedicata a “L’Europa in cammino” la sesta edizione del Salone dell’editoria sociale, l’iniziativa promossa dalle Edizioni dell’asino, dalla rivista Lo Straniero, dalle associazioni Gli Asini e Lunaria, in collaborazione con Redattore sociale e Comunità di Capodarco.
Più di 40 incontri, tra tavole rotonde, dibattiti, presentazioni di libri, video e letture musicate, promossi da case editrici e organizzazioni del terzo settore, ospitati negli spazi di Porta Futuro a Roma, da giovedì 16 a domenica 19 ottobre.
Un’occasione per riflettere sui deficit dell’Europa attuale e sulle risorse con cui costruire un nuovo spazio europeo democratico e inclusivo, a partire dalla questione della giustizia sociale, di cui discuterà il filosofo ed economista belga Philippe Van Parijs, intervistato dal giornalista Giuliano Battiston.
Ai confini culturali e simbolici dell’Europa è dedicata la lezione del geografo Franco Farinelli, mentre gli storici Paul Ginsborg e Mario Isnenghi spiegheranno l’importanza della famiglia nel Novecento e l’eredità della Grande Guerra. Leggi tutto…

RAPPORTO SULLO STATO DELL’EDITORIA IN ITALIA 2014

PUBBLICHIAMO LA SINTESI DEL RAPPORTO SULLO STATO DELL’EDITORIA IN ITALIA 2014 (fonte: AIE)

Rapporto sullo stato dell’editoria in Italia 2014

Un consolidato del 2013 e primi elementi sul 2014

a cura dell’Ufficio studi AIE

La sintesi

 

Si potrebbero definire i diciotto mesi della Grande Trasformazione quelli che hanno caratterizzato il 2013 e il primo scorcio del 2014. Un cambiamento certo indotto dalla crisi, dall’impatto dirompente del digitale, dallo scenario economico in cui il libro si muove.
Il mercato del libro oggi non si è solo ridimensionato. Si è progressivamente trasformato, in termini di prodotto e di processo, in un quadro di allargamento a livello esponenziale della competizione internazionale e con un pubblico che accede a servizi e prodotti (editoriali e non) sempre più in mobilità. Fa già da tempo i conti con le nuove tecnologie, che hanno cambiato in questi anni i processi produttivi (il 14% delle copie è stampato con sistemi di stampa digitale), logistici (l’80,2% delle librerie non di catena e il 100% di quelle di catena ha un gestionale collegato al magazzino del distributore), distributivi (il 12% delle vendite passa attraverso store on line), di comunicazione (il 58,9% delle case editrici è “attiva sulla rete”). E soprattutto hanno cambiato il prodotto. Il primo dato, positivo, che emerge dall’annuale Rapporto sullo stato dell’editoria realizzato dall’Associazione Italiana Editori (AIE) è che continua a crescere il mercato digitale, sia in termini di titoli disponibili (le nuove uscite, nel 2013, sono 30.382 pari a 40.800 manifestazioni, ossia i diversi formati di pubblicazione dei titoli, ulteriormente in crescita nel 2014), sia di peso sul mercato (3% nel 2013). Tanti ebook scaricati e letti, che però producono fatturati ancora modesti: non si arriva a 40milioni di euro e con un’Iva al 22%, che limita le potenzialità di crescita del segmento editoriale digitale. E’ necessaria una svolta, uno spiraglio per dare una prospettiva nuova a tutto il settore.
L’altro segnale, importante per il ruolo dell’Italia nel mondo, è che cresce anche il peso e il ruolo dell’editoria italiana in chiave internazionale: aumenta la vendita di titoli all’estero (+7,3%) e cresce l’export del libro fisico (+2,6%).
Le buone notizie finiscono qui: per il resto una serie di segni meno. Leggi tutto…

L’intervento di MARCO POLILLO, Presidente AIE, alla BUCHMESSE di Francoforte

Pubblichiamo l’intervento integrale di MARCO POLILLO, Presidente dell’Associazione Italiana Editori, alla BUCHMESSE di Francoforte

di Marco Polillo

Ci fa particolarmente piacere avere oggi con noi il Ministro Franceschini. Dopo un decennio dall’ultima volta abbiamo un ministro della cultura italiano a Francoforte. Ciò rende il governo italiano più vicino a quello degli altri paesi europei, che costantemente dimostrano una grande attenzione al mondo del libro.
Credo che la sua presenza qui sia importante per molte ragioni.
È importante perché avviene nel semestre di Presidenza italiana dell’Unione Europea e per questo la sua visita a Francoforte non può che assumere – e auspichiamo che assuma – un valore specifico.
Viviamo un momento cruciale nella vita dell’Unione. Alle sue istituzioni è richiesto da più parti – e non esitiamo a includerci tra queste – un cambio di marcia per affrontare le numerose sfide del futuro. Un cambiamento che è in primis culturale, ancor prima che politico ed economico. Dico questo con la consapevolezza che la cultura ha rappresentato nei secoli il segno distintivo dell’Europa nel mondo. E continua a farlo: basta girare tra i padiglioni della Fiera, quelli italiani, innanzi tutto, e quelli degli altri paesi dell’Unione.
Abbiamo quindi apprezzato la scelta del Ministro e del Governo italiano di portare la cultura e il patrimonio culturale al centro della strategia che definirà la nuova Europa. Da parte nostra intendiamo dare un contributo, proponendo di ripartire dal libro e dall’editoria come strumenti in grado di contribuire allo sviluppo, alla coesione sociale e all’integrazione delle comunità, all’innovazione e alla costruzione del capitale sociale.
L’editoria europea è leader al mondo, come ci ricordano ogni anno le classifiche delle maggiori imprese del settore a livello globale, largamente dominata da imprese del Vecchio Continente, che regolarmente piazzano 7 o 8 imprese tra le prime 10. È un settore che da decenni dimostra nella pratica quanto sia realistico l’obiettivo che il Ministro Franceschini ha più volte dichiarato: che la cultura sia anche un fattore di sviluppo economico, occasione di occupazione e generazione di ricchezza.
Certo, per il terzo anno di seguito siamo qui a commentare un Rapporto sullo stato dell’editoria in Italia caratterizzato da segni meno. Nel 2013 registriamo una flessione del 6,8% e in tre anni il settore ha perso circa il 20% del suo valore, arrivando al livello davvero critico di 2,7miliardi euro. Nei primi otto mesi del 2014, i dati Nielsen rilevano un -4,7% rispetto all’anno scorso (che è circa -10% rispetto al 2012). Lo vediamo, d’altro canto, dal quotidiano stillicidio di notizie di chiusure di librerie, di colleghi editori sempre più in difficoltà, che sperimentano – spesso per la prima volta nella loro storia – la necessità di ricorrere a cassa integrazione o a forme di mobilità.
Subiamo la crisi generale in un periodo di profonda trasformazione che non è più retorico definire un cambiamento epocale: la rivoluzione digitale, il passaggio a nuove modalità di fruizione dei libri e del loro contenuto. Un passaggio che può disorientare, ma che rappresenta, come è stato per altre rivoluzioni nel passato, l’opportunità per migliorare e diffondere il nostro patrimonio culturale e letterario. Leggi tutto…

ZORRO. Un eremita sul marciapiede (recensione)

ZORRO. Un eremita sul marciapiede” di Margaret Mazzantini (Mondadori)

Noi, barboni ai margini dell’indifferenza

di Katya Maugeri

«Perché i barboni sono come certi cani, ti guardano e vedi la tua faccia che ti sta guardando, non quella che hai addosso, magari quella che avevi da bambino, quella che hai certe volte quando sei scemo e triste. Quella faccia affamata e sparuta che avresti potuto avere se il tuo spicchio di mondo non ti avesse accolto. Perché in ogni vita ce n’è almeno un’altra».

Un monologo teatrale scritto da Margaret Mazzantini per Sergio Castellitto “Zorro. Un eremita da marciapiede” un libro da amare, da portare con sé per tutte quelle volte in cui ci sentiamo “diversi” di fronte a tanta indifferenza sociale.
Zorro è un uomo che decide di cambiare la propria esistenza, di abbandonare tutto e vivere per la strada, presso la stazione dei treni, sulle panchine della città. È un uomo arrabbiato ed è proprio la sua rabbia a dare forma e odore alle parole, ripercorrendo il suo passato, ricordando chi era prima di prendere una decisione così drastica. Aveva una casa, una compagna e un cane. Era un uomo come tanti altri, ma a un certo punto della sua vita decide di autoescludersi dal sistema sociale fatto di regole e limiti scegliendo di vivere in una condizione che gli permetta di andare oltre ciò che tutti vedono. Sullo sfondo dei suoi racconti, ai margini della sua vita, vivono gli uomini “normali”, da lui soprannominati “cormorani”. Chi sono i cormorani? Quelli che hanno un letto dove dormire, quelli che amano le loro abitudini, un lavoro e la vita descritta in un manuale da seguire.
Zorro decide di gettare via il peso che impone la società, rinuncia all’omologazione sociale e si abbandona in uno stato di riflessione che gli permette di avere tempo a sufficienza per fare quello che i cormorani non fanno: “guardo la gente in faccia, ho tempo e posso permettermelo”. Leggi tutto…

Il Social Book Day di Libreriamo

Segnaliamo con piacere questa nuova iniziativa degli amici di Libreriamo

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Arriva il Social Book Day, pagine social e community dedicate ai libri insieme per promuovere la lettura

Un invito alla lettura globale, che parte dalle pagine e le community dedicate ai libri per poi coinvolgere tutti. Nell’era dei social network arriva il 15 ottobre la seconda edizione del Social Book Day, la giornata dedicata ai libri nel corso della quale i nuovi canali digitali possono permettere di sostenere un fine sociale molto importante: leggere di più. E’ notorio infatti che, secondo le statistiche italiane e straniere, in Italia si legge poco e si acquistano pochi libri. L’iniziativa, ideata e sostenuta da Libreriamo  coinvolge tutti i protagonisti della cultura digitale: le diverse pagine Facebook dedicate alla lettura ed alla promozione della cultura italiana, i profili Twitter dei protagonisti del mondo editoriale italiano ed internazionale, youtuber, blog, community e forum dedicati ai libri.

“Da oltre due anni stiamo impiegando risorse ed energie a favore della promozione della lettura e dei libri – afferma Saro Trovato, sociologo e fondatore di Libreriamo -, anche grazie al sostegno e la condivisione del nostro progetto da parte delle diverse community dedicate ai libri e alla lettura. Il fine di questa iniziativa è unirci tutti insieme a sostegno della cultura italiana, rendendo protagonisti per primi gli utenti-lettori, i quali saranno invitati in prima persona a manifestare il proprio amore per la lettura attraverso gli strumenti messi a disposizione dai diversi canali e community social.”
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LETTERATITUDINE a RADIO 1 PLOT MACHINE

LETTERATITUDINE a RADIO 1 PLOT MACHINE del 13 ottobre 2014

Radio1 Plot MachineSi parlerà anche di Letteratitudine nel corso della puntata del 13 ottobre di Radio 1 Plot Machine.
La trasmissione, condotta da Vito Cioce insieme a Tea Ranno, sarà in onda a partire dalle 23.05. Si giocherà in diretta su Radiouno Rai con il Miniplot e verranno ascoltati gli ultimi due racconti sul tema IL SUPERMERCATO.
Poi dalla settimana successiva LE SCARPE saranno protagoniste delle opere inviate al sito www.plot.rai.it. per il Concorso Ufficiale. In palio,  la pubblicazione sull’ebook di Rai Eri e Libri Mondadori.
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NICOLA LAGIOIA racconta LA FEROCIA

NICOLA LAGIOIA ci racconta il suo romanzo LA FEROCIA (edito da Einaudi). Le prime pagine del libro sono disponibili qui…

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di Nicola Lagioia

«Anni fa noialtri del Sud facemmo delle nostre donne altrettante dame. Poi venne la guerra e fece delle dame altrettanti spettri. E così che altro possiamo fare noi, da gentiluomini che siamo, se non ascoltare loro, da spettri che sono?»
La citazione è di William Faulkner, ed è presa da quel capolavoro della letteratura mondiale che è Assalonne, Assalonne! Sostituite alla Guerra di secessione vista dal Mississippi un qualunque cataclisma originario, all’Esercito confederato un’altra causa persa, eliminate la connotazione politica dall’assolato grumo di spine che se ne ricava, e avrete il dramma di un qualunque Sud del mondo. García Márquez del resto dichiarò più volte che l’epifania della sua gioventù – la folgorazione che lo portò a comprendere cosa aveva da sempre voluto scrivere – fu proprio l’incontro con i libri di Faulkner. E come mai un analogo sentimento di sconfitta e perdita remota (in quel caso un amore irrecuperabile e un’antica accusa di infamia da cui non ci si riesce ad affrancare) è alla base del racconto di un Sud ancora più profondo, il Messico di Sotto il vulcano di Malcolm Lowry?
Spostandosi da un meridione all’altro, dall’America Latina a quel non meno misterioso continente che è la Puglia – una faglia verticale e al tempo stesso un pensiero che si sfalda verso oriente – l’impossibilità di poter essere ancora eroi e l’ossessione per una tragedia immedicata di addirittura cinque secoli prima (l’eccidio di Otranto) muove il Carmelo Bene di Nostra Signora dei Turchi.
Se un vecchio oltraggio di portata quasi cosmica è un buon motore per la letteratura di ogni latitudine, per il racconto del Sud rischia di essere un destino.
Non chiamo in correità i pesi massimi per illudermi di avere le spalle coperte nei giorni dell’uscita del mio nuovo romanzo. Piuttosto, cerco sponde solide per chiarire un equivoco. Agli scrittori italiani – specie quelli nati al Sud – negli ultimi anni si è voluta affidare una missione al tempo stesso troppo grande e troppo piccola rispetto a ciò che dovrebbe essere il mandato della letteratura di invenzione. Ci hanno chiesto di raccontare la nostra terra (la Puglia, la Sicilia, la Campania per il tutto) partendo dalla presunzione che il supposto passo lungo dello scrittore giungesse a completare il lavoro del giornalista, dell’etnologo, o addirittura del pubblico ministero. Denunciare e guarire. Tracciare una diagnosi e favorire la redenzione. Farlo, però (è questo il cuore dell’equivoco) dalle stesse posizioni di chi lotta statutariamente per le buone cause. Gettare il proprio obolo nel calderone del progresso democratico per contribuire a sconfiggere il malaffare, l’arretratezza, il degrado, e ovviamente per aiutare a combattere la mafia, la camorra, la ndrangheta. Oppure per favorire la crescita economica. Leggi tutto…

CATERINA CERTEZZA, di PATRICK MODIANO e Jean-Jacques Sempe’ (le prime pagine)

In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo le prime pagine del volume CATERINA CERTEZZA, di PATRICK MODIANO (Premio Nobel per la Letteratura 2014) e Jean-Jacques Sempe’ (Donzelli)

La scheda del libro
Proprio come il suo papà, che vive insieme a lei a Parigi, la piccola Caterina porta gli occhiali. E come la sua mamma, che vive a New York, vorrebbe tanto diventare una ballerina. Costretta a levarsi gli occhiali per danzare, Caterina scopre a un tratto il vantaggio di poter vivere in due mondi diversi: quello reale, che vede quando porta le lenti, e l’altro, quello «morbido», fatto di sfumature e senza spigoli, in cui vive quando non le porta. Di fronte alle stranezze e ai misteri degli adulti, sarà lei a decidere di volta in volta come sfruttare questo potere che hanno solo i bambini con gli occhiali: guardare in faccia la realtà così com’è… oppure no.

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Le prime pagine del volume CATERINA CERTEZZA, di Patrick Modiano (Premio Nobel per la Letteratura 2014) e Jean-Jacques Sempe’ (Donzelli)

A New York oggi nevica. Dalla finestra del mio
appartamento nella 59ª strada guardo il palazzo di
fronte, dove si trova la scuola di danza che dirigo. Dietro
l’ampia vetrata, le allieve in body hanno smesso
gli esercizi sulle punte e gli entrechat. Mia figlia, che
lavora con me come assistente, ha concesso loro una
piccola pausa e sta mostrando un passo su un brano di
musica jazz.
Fra poco le raggiungerò.
Tra quelle allieve c’è una ragazzina che porta gli
occhiali. Prima che cominciasse la lezione li ha posati
su una sedia, come facevo anch’io quando avevo la sua
età, alla scuola di danza di Madame Dismaïlova. Non
si può ballare con gli occhiali. Mi ricordo che all’epoca
di Madame Dismaïlova, durante il giorno mi esercitavo
a stare senza occhiali. Allora cose e persone per-
devano i contorni. Tutto diventava sfumato, persino i
suoni si facevano sempre più attutiti. Il mondo, quando
lo guardavo senza occhiali, non aveva più asperità,
era morbido e soffice come un grosso cuscino nel quale
affondavo la guancia, e alla fine mi addormentavo. Leggi tutto…

LA FEROCIA, di Nicola Lagioia (le prime pagine)

In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo le prime pagine del romanzo LA FEROCIA, di Nicola Lagioia (Einaudi). Domattina, sempre su LetteratitudineNews, Nicola Lagioia ci racconterà il suo libro…
Di seguito, date e orari del tour siciliano di presentazione de “La ferocia” (a cui parteciperà anche l’autore)

– Libreria del Corso, Trapani, 18 ottobre, h. 18.30, con Marco Rizzo
– Modus Vivendi, Palermo, 19 ottobre, domenica mattina h. 11.00
– Libreria Mondadori, Messina, 20 ottobre, h 18.30, con Francesco Musolino
– Zo Culture, Catania, 21 ottobre, h. 20.00, con Giuseppe Lorenti

La scheda del libro
In una calda notte di primavera, una giovane donna cammina nel centro esatto della strada statale. È nuda e coperta di sangue. A stagliarla nel buio, i fari di un camion sparati dritti su di lei. Quando, poche ore dopo, la ritroveranno ai piedi di un autosilo, la sua identità verrà finalmente alla luce: è Clara Salvemini, prima figlia della piú influente famiglia di costruttori locali. Per tutti è un suicidio. Ma le cose sono davvero andate cosí? Cosa legava Clara agli affari di suo padre? E il rapporto che la unisce ai tre fratelli – in particolare quello con Michele, l’ombroso, l’instabile, il ribelle – può aver giocato un ruolo determinante nella sua morte? Le ville della ricca periferia barese, i declivi di ogni rapida ascesa sociale, le tensioni di una famiglia in bilico tra splendore e disastro: utilizzando le forme del noir, del gotico, del racconto familiare, scandite da un ritmo serrato e da una galleria di personaggi e di sguardi che spostano continuamente il cuore dell’azione, Nicola Lagioia mette in scena il grande dramma degli anni che stiamo vivendo. L’intensità della scrittura – mai cosí limpida e potente – ci avviluppa in un labirinto di emozioni, segreti e scoperte, che interseca le persone e il loro mondo, e tiene il lettore inchiodato alla pagina.

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le prime pagine del romanzo LA FEROCIA, di Nicola Lagioia (Einaudi)

Parte prima
Chi sa tace, chi parla non sa
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Malala Yousafzai, Premio Nobel per la Pace: festa in casa GeMS

Malala Yousafzai, Premio Nobel per la Pace: festa in casa GeMS

Francoforte, 10-10-2014
Il Gruppo editoriale Mauri Spagnol, con le sue case editrici – Bollati Boringhieri, Chiarelettere, Corbaccio, Garzanti, Guanda, Longanesi, Nord, Ponte alle Grazie, Salani, Tea, Vallardi – festeggia due Nobel in due giorni.

La casa editrice Garzanti ha acquisito l’anno scorso i diritti del libro di Malala Yousafzai. La scelta è caduta ancora una volta su un’autrice che è simbolo della passione e dei valori del Gruppo Editoriale Mauri Spagnol: l’importanza del libro e dello studio al di là dei confini di tempo e di spazio, la forza trascinante dei giovani e delle donne, l’amore per la libertà, il coraggio e la tolleranza, l’apertura verso il mondo.

Ieri il Premio Nobel per la letteratura conferito a Patrick Modiano, l’autore di Dora Bruder, la sua opera più apprezzata dai lettori e da molti considerato il suo capolavoro, pubblicato dalla casa editrice Guanda.

Stefano Mauri dichiara: “Il Gruppo editoriale Mauri Spagnol vede premiata la paziente, capillare e costante ricerca della qualità e delle voci più interessanti che il mondo offre in ogni ambito con questa rapida successione di riconoscimenti a due autori scelti e pubblicati con grande convinzione dalle sue case editrici.”

Un anno fortunato per il Gruppo editoriale Mauri Spagnol, in crescita sia nel settore libri (+10%) che nel settore ebook (+50%).
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Mariolina Bertini racconta la Parigi segreta di PATRICK MODIANO, Premio Nobel Letteratura 2014 (video del 2013)

Mariolina Bertini racconta la Parigi segreta di PATRICK MODIANO, Premio Nobel Letteratura 2014 (video del 2013)


 
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ANGELO O. MELONI racconta COSA VUOI FARE DA GRANDE

ANGELO O. MELONI ci racconta il suo romanzo COSA VUOI FARE DA GRANDE, scritto a quattro mani con Ivan Baio (edito da Del Vecchio)

di Angelo O. Meloni

Cosa vuoi fare da grande, il mio secondo romanzo, è nato come penso nascano un sacco di bambini. Per caso. Anni fa, stanco com’ero di spedire inutili, disgustosi, impresentabili curriculum uno dopo l’altro, all’infinito, di mendicare un lavoro nella maggior parte dei casi senza stipendio e prospettive, un’immagine si presentò ai miei occhi affaticati dagli errori ortografici e dai termini in inglese grattugiati a mo’ di parmigiano sugli annunci di lavoro. Un’apparizione.
C’è chi vede Dio; c’è chi vede, che so, un cono gelato gigante alle mandorle che profetizza l’avvento del grande toblerone cosmico; io vidi il futurometro, una macchina portentosa che potrebbe far chiudere bottega agli astrologi. Il futurometro avrebbe risolto ogni problema, avrebbe determinato con precisione scientifica il futuro, in special modo il futuro professionale dei “fortunati” che sarebbero stati sottoposti al suo esame. L’umanità non avrebbe più vagato da un’agenzia interinale all’altra come in un racconto di Borges venuto male, tutto sarebbe stato deciso da un cervello elettronico; e le macchine, si sa, non sbagliano mai. Mi fregai le mani e andai a parlarne con un vecchio sodale, Ivan Baio, che in quel momento delle macchine impossibili s’era fatto malattia, o se vogliamo fonte d’ispirazione. Forse avrebbe dovuto fare l’ingegnere, o il meccanico, o il saldatore, che so, ma a quel tempo il futurometro non esisteva e anche lui si era messo in testa di voler fare lo scrittore. Beata gioventù. Comunque sia, brindammo al domani e decidemmo seduta stante di scrivere un racconto.
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LIBRIAMOCI. Giornate di lettura nelle scuole” (29-30-31 ottobre 2014)

LIBRIAMOCI. Giornate di lettura nelle scuole” (29-30-31 ottobre 2014)

Tre giorni speciali, alla fine di ottobre, per “liberare” la lettura nelle scuole. Sono quelli di Libriamoci, la nuova iniziativa promossa dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (MiBACT) – con il Centro per il libro e la lettura – e dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) con la Direzione Generale per lo studente. Rivolta a tutte le scuole italiane, di ogni ordine e grado, si svilupperà nei giorni 29, 30 e 31 ottobre 2014 con l’organizzazione di appuntamenti di lettura ad alta voce nelle classi.
Libriamoci punta a coinvolgere tutte le scuole elementari, medie e superiori del territorio italiano, in un’ideale simbiosi con le istituzioni e con le realtà del panorama culturale nazionale e locale. Hanno già confermato la loro collaborazione la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, l’ANCI-Associazione Nazionale Comuni Italiani, il Salone Internazionale del Libro di Torino, la Fondazione Maria e Goffredo Bellonci, RAI Fiction, il Corriere della Sera. E molte altre sono in corso di definizione.
Con la complicità di scrittori, amministratori locali, fondazioni, biblioteche e associazioni culturali, la lettura entrerà nelle scuole in forme inedite. Non sarà una gara e nemmeno un’attività legata a fini valutativi: l’obiettivo sarà quello di diffondere il piacere della lettura tra i ragazzi e di sottolinearne l’utilità per la crescita sociale e personale, sia grazie all’esperienza diretta con i testi che attraverso l’ascolto e il confronto con insegnanti e compagni.

Di seguito, maggiori dettagli sull’iniziativa…
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L’UOMO DEI TRAMONTI CHE AMAVA LA POLITICA di Nino Milazzo

https://i0.wp.com/www.cdse.it/immagini/copertine/big/luomo_dei_tramonti.jpgL’UOMO DEI TRAMONTI CHE AMAVA LA POLITICA di Nino Milazzo

di Alessandro Russo

Martedì sette ottobre duemilaquattordici, Catania, le quattro del pomeriggio.
Son qui dal barbiere in attesa della consueta rasatura mensile e voracemente sfoglio L’uomo dei tramonti che amava la politica di Nino Milazzo, (Ed.Città del sole, pg236, € 14). D’improvviso, il fattaccio. Un tipo sulla cinquantina seduto accanto a me spezza bruscamente la mia oasi di pace: «Immagino che abbia già capito chi è l’assassino, vero?». «Lei si sbaglia, – gli rispondo studiandolo negli occhi- questo libro non è un poliziesco». «Vero è; –s’incaponisce il mio vicino di seggiola- ma tra poche pagine l’oggetto che ha in mano da testimonianza civile si trasfigurerà in noir d’eccezione. E lei vi riconoscerà la nostra Catania da sempre agli ultimi posti nelle classifiche di vivibilità. Una città che si gira e rigira tra lettone del degrado e torpore di pratiche assuefatte. La vedrà colma di salotti che sono luoghi d’agguato e popolata da faccendieri senza scrupoli. L’autore non si nasconde dietro ghirigori simili alle onde del mare ma oltrepassa la crosta di superficie e scoperchia tenebrosi intrecci. Senza artifizi e ricercatezze, fotografa un luogo ammantato d’intrallazzi dove si riproducono anguilleschi esemplari di opportunisti spregiudicati. Potrebbe sembrarle tutto ciò una serie di opinioni personali senza legami con il tentativo qua e là di trovare una trama romanzesca; in questa cornice di realismo, invece, un maestro del giornalismo si cimenta nella narrativa e si sbizzarrisce in un’eccentrica simulazione di saggio. Di più, con una scrittura piana e senza orpelli si spinge a tracciare il declino epocale dell’intera concezione di cultura occidentale». Leggi tutto…

I 90 ANNI DELLA RADIO: la RAI festeggia

I 90 ANNI DELLA RADIO: la RAI festeggia

Oggi, 6 ottobre 2014, la radio ha compiuto i suoi primi 90 anni. La Rai ne celebra la ricorrenza con una serie d’iniziative, a cominciare da una targa commemorativa sulla facciata di Palazzo Corrodi, a Roma,da dove nel 1924 cominciarono le trasmissioni dell’Uri-Unione radiofonica italiana. Eventi e speciali andranno in onda sui tre canali RadioRai, con documenti sonori che hanno scandito momenti importanti della vita nazionale,interventi musicali, interviste. A Torino, il Centro di produzione Rai apre al pubblico il Museo della radio e televisione.

Il 6 Ottobre del 1924 nasce in Italia la prima trasmissione radiofonica. La voce è quella di Maria Luisa Boncompagni. Ascolta l’audio…

Per conoscere “La storia della radio”, clicca qui…
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FIERA DELLE PAROLE 2014: Padova, dal 7 al 12 ottobre

FIERA DELLE PAROLEhttps://i2.wp.com/www.viavainet.it/files/2014/09/eventi/fiera-parole-l.jpg 2014

Dal 7 al 12 ottobre 2014 la Fiera delle Parole porta a Padova alcuni dei protagonisti della canzone italiana ma anche reading e musica classica

Non solo letteratura, filosofia, storia e scienza, ma anche tanta musica. La Fiera delle Parole, dal 7 al 12 ottobre 2014, porterà a Padova alcuni tra i più amati cantautori italiani ma anche tanta musica classica, tra concerti, accompagnamenti musicali e reading.

Nella prima delle sei serate della Fiera delle Parole, martedì 7 ottobre 2014, alle 21:00, in Palazzo della Ragione, il giornalista Gian Antonio Stella, intervisterà Uto Ughi, violinista di fama mondiale. Sempre in Palazzo della Ragione, sabato 11, alle 21:00, Roberto Vecchioni torna alla vigilia dell’uscita del suo nuovo romanzo “Il mercante di luce”, per condividere nuove storie e vecchi ricordi, tra canzoni, aneddoti e racconti. Ancora un protagonista della musica italiana, domenica 12, alle 17:30 presso l’Auditorium del Centro San Gaetano: Eugenio Finardi si racconterà attraverso le parole e le note di alcune delle sue più belle canzoni. “Dialoghi ribelli”, titolo dell’incontro, riporta alla mente inevitabilmente la canzone che tutti ricordiamo.

Ci saranno tante altre occasioni di incontro tra musica e parole: Michele Serra, accompagnato al violoncello da Paolo Andriotti, propone un reading dal suo fortunato libro “Gli sdraiati”. Corrado Augias, con nuovo e inedito spettacolo, ci condurrà in un favoloso viaggio alla scoperta di Ciaikovskij, con le sue composizioni eseguite da Giuseppe Modugno (evento a pagamento presso l’Auditorium Pollini). Ci saranno poi i concerti di musica classica eseguiti dall’Ensemble Patavino, dal Duo Vivarino, due gruppi tutti al femminile, dall’Ensemble dei Solisti Veneti e da Paolo Andriotti.

Il programma completo è disponibile qui di seguito…
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Massimiliano Finazzer Flory a Catania con “I promessi sposi”

Venerdì 3 ottobre, presso l’Auditorium “Giancarlo De Carlo” dell’Università degli Studi di Catania, il regista e attore Massimiliano Finazzer Flory ha messo in scena “I promessi sposi”

È impresa ardua immaginare di comprimere “I promessi sposi” di Alessandro Manzoni in una pièce di 75 minuti. C’è ben riuscito il regista e attore Massimiliano Finazzer Flory, che ha portato in scena il suo spettacolo itinerante dedicato alla grande opera del Manzoni anche a Catania (venerdì 3 ottobre, presso l’Auditorium “Giancarlo De Carlo” dell’Università degli Studi di Catania).
Una performance di grande spessore arricchita dalle coreografie e dalla danza di Gilda Gelati, sullo sfondo delle musiche di Giuseppe Verdi. I migliori passi del grande romanzo italiano (tra cui il prologo, i bravi e Don Abbondio, Fra Cristoforo e Don Rodrigo, L’addio ai monti, La rivolta del pane, l’Innominato e Lucia, la morte di Cecilia) interpretati in forma di monologo, all’interno di un progetto che vede come protagonista la rete delle biblioteche italiane (che, per l’occasione, si trasformano in veri e propri palcoscenici).
finazzer flory a catania
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VINCENZO MONFRECOLA racconta LA STAGIONE DEGLI SCAPOLI

vincenzo monfrecolaVINCENZO MONFRECOLA ci racconta il suo romanzo LA STAGIONE DEGLI SCAPOLI (edito da Gargoyle Books). Le prime pagine del libro sono disponibili qui…

di Vincenzo Monfrecola

I romanzi non nascono per caso. Spesso sono storie vissute, in altri casi traggono ispirazione da grandi amori o da grandi delusioni, talvolta da eventi sociali significativi o dalla cronaca. I miei romanzi prendono vita da piccoli episodi apparentemente insignificanti. Per Il Decisionista, il mio primo libro, ad esempio, è stata la porta dell’armadio che si è aperta da sola per un colpo di vento a sollecitare la storia; ho immaginato ne uscisse fuori un decisionista, ovvero qualcuno che prende decisioni per mestiere. Da qui ha preso corpo un romanzo incentrato sul mondo di chi non è capace di decidere da solo e delega ad altri di farlo al posto suo.
Il problema dei piccoli episodi insignificanti è che oramai nessuno li vede più perché siamo tutti sommersi da episodi più grandi che, attraverso i computer, gli smartphone, i wordzap, i telefonini, la televisione, occupano l’intero spazio dei nostri pensieri.
La stagione degli scapoli (Gargoyle, 16.00 €, pp. 207) è nato ascoltando per caso una discussione tra mia figlia e i suoi amici che quel giorno, chissà come mai, non erano presi a smanettare con i loro cellulari. Parlavano di matrimonio. Ma non con quel trasporto o entusiasmo che mi aspettavo. Lo facevano come se stessero parlando di una malattia fastidiosa. Allora mi sono chiesto: questi giovani, se fossero vissuti cento anni fa, come avrebbero affrontato la stessa discussione? Cosa avrebbero pensato e cosa avrebbero fatto?
Presto e detto, ecco spuntare dal foglio bianco, direttamente dall’Inghilterra di inizio ’900, Cyril Billingwest, critico letterario intento a festeggiare l’addio al celibato con gli amici del suo club. Peccato che, proprio nel momento del brindisi, egli apprenda che la futura sposa è scappata via con i regali di nozze. Sobillato dall’astuto cugino George, Cyril fonda, con questi, un sindacato che ha l’obiettivo di salvare tutti gli altri scapoli londinesi in circolazione dalle insidie delle donne da marito. La neoistituzione sarà regolata da un rigido statuto (altro non è che Le dodici mosse di Ulisse, manuale ad alto tasso di misoginia scritto da Cyrl medesimo, quale reazione all’enorme delusione sentimentale provata) e avrà come sede Villa dei Ricordi, dimora dell’anziana zia di Cyril e George, in vacanza in America a tempo indeterminato.
Oltre ai cugini Billingwest, irrompono nella scena narrativa la bella e arguta segretaria tuttofare, Penelope Truton, la fidanzata fuggiasca Vera Gordon, i soci Rafael Gulp, medico, e Horace Twit, colonnello. Tutti, nell’atmosfera sfavillante della Belle Epoque di una Londra che guarda alle meraviglie del nuovo secolo, intrecceranno le loro storie con il dramma tragicomico di Cyril. Leggi tutto…

LA STAGIONE DEGLI SCAPOLI, di Vincenzo Monfrecola (le prime pagine)

Pubblichiamo le prime pagine del romanzo LA STAGIONE DEGLI SCAPOLI, di Vincenzo Monfrecola (Gargoyle Books). Oggi, su LetteratitudineNews, l’autore ci racconterà il suo libro

La scheda
È il 1910, all’Eghoist Club di Londra il critico letterario Cyril Billingwest sta festeggiando l’addio al celibato, quando il suo ispirato discorso viene bruscamente interrotto da una telefonata che lo informa che la sua futura moglie è scappata con i regali di nozze.
Scioccato dalla notizia, Cyril decide non solo di rimanere per sempre lontano dalla perfidia delle donne, ma addirittura di salvare gli scapoli londinesi dalle insidie del matrimonio. Così, dopo aver scritto di suo pugno un “manuale dello scapolo”, insieme allo scaltro cugino George fonderà un sindacato maschile: lo Scapolificio Billingwest.
Ma gli uomini possono davvero fare a meno delle donne? A quanto pare, aiutare gli scapoli a rimanere tali non è semplice come Cyril e George pensavano e la sopravvivenza dello Scapolificio di famiglia è sin da subito minacciata da fidanzate abbandonate, mogli furiose e segretarie dal sorriso irresistibile.
Ecco allora che prende vita una divertente commedia “d’altri tempi” in cui bugie, arguti sotterfugi e strampalati colpi bassi vi faranno correre da una sponda all’altra del Tamigi verso la resa dei conti.

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Le prime pagine del romanzo LA STAGIONE DEGLI SCAPOLI, di Vincenzo Monfrecola (Gargoyle Books)

«Miei cari amici, che bella cosa è il matrimonio! A volte penso proprio che sia come una medicina. Non può fare che bene». Cyril Billingwest tirò un bel sospiro, poi, felice, spiegò perché facesse così bene: «Pensate che oggi siete tutti nel fiore della gioventù, la vita vi sorride e la salute è ottima. Ma ci pensate a cosa ne sarà di voi fra una decina di anni? Quando le minestre insipide prenderanno il posto dei drink di mezzogiorno e le ossa scricchioleranno come se all’interno ci fosse uno spettro? In quei tristi momenti chi meglio di una cara e devota compagna di vita potrà accudirvi con amore e allontanare tutti questi fastidi?»
Tra i soci dell’Eghoist Club che affollavano la saletta dei ricevimenti ci fu un attimo di smarrimento dal momento che si trovavano lì soprattutto per scroccare una bevuta e nessuno di loro aveva ancora pensato a se stesso di lì a una decina d’anni alle prese con quelle sventure. Inoltre, a memoria d’uomo, nessuno dei soci aveva mai detto tante sciocchezze per un addio al celibato e quando Cyril, imperterrito, magnificò le altre fortune della vita coniugale, più di un gentiluomo si sentì come chi va in ospedale a trovare un moribondo e prova una sottile gioia pensando che non sia toccato a lui.
«Chi vi ascolterà in silenzio quando tornerete a casa e avrete voglia di raccontare i vostri guai?»
Cyril fece una breve pausa, guardò i soci uno per uno e poi spiegò loro: «Ma lei! La compagna di vita! Chi riderà con voi quando vi verrà un’idea divertente? Sempre lei! La compagna di vita! E poi», aggiunse con un sorrisetto enigmatico, «pensate che non dormirete più da soli in quel triste e freddo letto a una sola piazza, ma condividerete mano nella mano un comodo lettone matrimoniale. Datemi retta, saltate il fosso anche voi».
Poi, soddisfatto, si avviò alla conclusione più attesa da tutti: il brindisi finale.
Proprio in quel momento si materializzò al suo fianco il maggiordomo del club che, con solenne discrezione, gli comunicò che in attesa c’era una telefonata urgente per lui.
Il gentiluomo si scusò con gli amici e, con passo baldanzoso, andò al telefono e vi rimase attaccato per alcuni minuti. Poi ritornò in sala per concludere la serata in bellezza. Ma a un attento osservatore non sarebbe sfuggito che il suo passo non era più baldanzoso e il viso era decisamente pallido. Procedeva mesto e con la schiena curva. Sembrava proprio che stesse portando la sposa all’altare tenendola sulle spalle.
Osservò un attimo di silenzio, esalò un lungo sospiro distratto e, con gli occhi che sembravano vagare altrove, riprese il discorso: «Ebbene, miei cari amici, dove eravamo rimasti?» Leggi tutto…

LAMPEDUSA, 3 OTTOBRE 2013: PER NON DIMENTICARE

LAMPEDUSA, 3 OTTOBRE 2013: PER NON DIMENTICARE

Leggi le prime pagine del volume LA STORIA DI UNO È LA STORIA DI TUTTI, di Angela Lanza (Iacobelli editore, 2014), cliccando qui.
Interviste e storie di vita di migranti sbarcati a Lampedusa dal 2003 fino al grande naufragio del 3 ottobre 2013 dove persero la vita oltre 400 persone.

 

LUTTO PER LA TRAGEDIA DI LAMPEDUSA

3 OTTOBRE 2013


Strage di Lampedusa, le vittime sulla banchina

3 OTTOBRE 2013

LUTTO PER LA TRAGEDIA DI LAMPEDUSA
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IL SABIR FESTIVAL DI LAMPEDUSA: dall’1 al 5 ottobre 2014

È IN CORSO IL SABIR FESTIVAL DI LAMPEDUSA: dall’1 al 5 ottobre 2014

PORTICI DI CARTA 2014

PORTICI DI CARTAPortici di Carta 2014 – TORINO: 4/5 ottobre (ottava edizione)

La libreria più lunga del mondo sotto i portici di via Roma, piazza San Carlo, piazza Carlo Felice

ProgrammaBambini e ragazziPasseggiateMappa librerie

Portici di Carta è un progetto realizzato dalla Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura insieme alla Città di Torino con il sostegno di Regione Piemonte e Fondazione CRT e Camera di Commercio di Torino.
L’ idea è quella di abbinare al libro un segno architettonico importante della città: i portici, che per 14 chilometri abbelliscono con eleganza il suo centro storico. È nata così dalla collaborazione fra i Presidi del Libro, i librai di Torino e Provincia, la Fondazione per il Libro, la Musica, la Cultura e la Città di Torino il progetto Portici di Carta, la più lunga libreria en plein air mai realizzata.
Suddivisa per aree tematiche, questa libreria «lunga un mondo» copre ambo i lati l’intero tratto di via Roma che collega Porta Nuova a Piazza Castello, per due chilometri complessivi. Accanto alla libreria trovano spazio alcuni corner in angoli storici di grande suggestione, che ospitano convegni, letture, incontri con gli autori, brevi momenti teatrali e musicali.
Ad animare Portici di Carta non sono stati soltanto le librerie di Torino e provincia che hanno promosso l’iniziativa, ma anche gli scrittori, gli insegnanti, i bibliotecari, i lettori e tanti volontari coinvolti. Per due giorni, i libri invadono letteralmente la città tanto da cambiarne la toponomastica: le vie del Libro Ritrovato, Storia locale, Passioni, Viaggi, Letterature, Scienza e Tecnica, Storia e Società, Ragazzi, Arti espressive, Spiritualità, la via delle Lingue, via del Gusto con decine di maestri cioccolatieri del Piemonte. Perché, come cita il claim della campagna, a Torino, la cultura è una passeggiata. Leggi tutto…

LA STORIA DI UNO È LA STORIA DI TUTTI, di Angela Lanza (un estratto del libro)

Pubblichiamo le prime pagine del volume LA STORIA DI UNO È LA STORIA DI TUTTI, di Angela Lanza (Iacobelli editore, 2014)

La scheda del libro
Interviste e storie di vita di migranti sbarcati a Lampedusa dal 2003 fino al grande naufragio del 3 ottobre 2013 dove persero la vita oltre 400 persone. L’esperienza della psichiatra Enza Malatino ci fa conoscere racconti di egiziani, tunisini, palestinesi, tutti diversi ma di eguale disperazione e dolore. Come il ragazzo che non saluta la madre prima di partire, unico lancinante ricordo di sei mesi di viaggio; un giovane palestinese che parla di libertà, di diritti, di morte e di annientamento; come i bambini che crescono senza infanzia e come la loro musica sia esclusivamente quella delle mitragliatrici. “Mi risposero che per loro la morte è compagna di vita, che uscendo per la strada rischiano di essere ammazzati più volte al giorno, rischiano di morire di fame e vedono così morire i loro figli, fratelli, padre e madre, che morire in mare o al loro paese non fa molta differenza. Almeno così – dissero – abbiamo un filo di speranza”. Il libro si conclude con la Carta di Lampedusa. Con un contributo di Fulvio Vassallo Paleologo e con una testimonianza di Enza Malatino.

Il libro sarà presentato lunedì 6 ottobre 2014 – ore 17.30 – presso la Fonderia Oretea – piazza Fonderia Alla Cala – Palermo
Insieme all’autrice, interverranno: Giusto Catania (assessore con deleghe alla Partecipazione, Decentramento e Migrazione), Enza Malatino (medico psichiatra), Fulvio Vassallo (Paleologo, avvocato, docente Diritto di asilo e statuto costituzionale dello straniero). Coordina: Adham Darawsha (medico, presidente della Consulta delle culture). Yodit Abraha porterà la sua testimonianza.

 

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Prefazione

 

Vorrei scrivere parole che rimangono
per chi non è rimasto
poi mi dico a che servono. Sono tutti in fondo al mare.
Oppure in container. O in lunghi ed estenuanti viaggi ancora
lontani dalla costa.
Quando ero bambina la costa di fronte aveva un grande fascino.
Fu la prima volta che a scuola mi parlarono di Cartagine.
Qualche volta si tifava più per i Cartaginesi che per i Romani.
Animali arcaici e incredibili come gli elefanti li accompagnavano.
Le loro gesta erano entusiasmanti.

 

Con questo libro non ho la pretesa di risolvere qualcosa, anche se c’è un lume in fondo al tunnel che mi fa un poco di chiaro. Un libro non può risolvere ma può porre domande anche se questo è difficile.
Ho scoperto che non sono una donna libera. Che l’Europa, dalla parte di terra e cioè a est, è delimitata da reti metalliche sostenute da enormi pali. Una frontiera sbarrata per centinaia e centinaia di chilometri e, nella parte di fronte a me, chiusa da miglia di mare.
Io sono dentro questa gabbia. Noi siamo dentro questa gabbia. Non importa se posso prendere l’aereo e volare e, per esempio, andarmene a New York o a Delhi. Resto sempre in una gabbia. Io mi posso muovere ma gli altri sono costretti a restare fermi. Non ho quindi un termine di paragone. Il mondo sembra finto.
Quando studiavo la storia non mi sembrava ci fossero confini. Sì, c’erano le frontiere e i passaporti ma anche un senso di circolazione che lasciava liberi di decidere ognuno, chi più chi meno, a seconda della propria vita privata.
Comincio a scrivere in un pomeriggio invernale alla fine del 2013, certo sotto la spinta di quello che è successo lo scorso ottobre ma soprattutto dopo avere incontrato una donna che ha lavorato per 15 anni a Lampedusa. La prima volta che ho incontrato Enza Malatino è stato infatti subito dopo la tragedia del 3 ottobre, il naufragio di 500 africani a pochi metri dalla Baia dei Conigli, ci siamo incontrate all’Istituto Gramsci di Palermo verso la metà del mese. Dolore, incredulità, rabbia: la gente presente ascoltava impietrita il suo racconto.
Enza aveva chiesto di parlare con qualcuno – donna? – che potesse ascoltare il tremendo dolore che l’aveva ancora una volta investita e alleviare – se mai fosse stato possibile – il macigno che si trovava a gestire dentro di sé. Ma cercava anche una condivisione con ascoltatori che fino a quel momento non aveva trovato.
Ero stata colpita dalla sua emotività, trascinata dal suo coinvolgimento e, insieme a tutti gli altri, ascoltavo stupita il modo in cui erano avvenuti i fatti attraverso le storie raccontate da lei e taciute in gran parte dai giornali. Cose dette e non dette dalla stampa, perché da un lato non si poteva nasconderle ma dall’altro erano state qualche volta alleggerite, ne era stata affievolita la disumanità, sbiadita la colpevolezza.
Dopo quindici giorni, Enza ed io ci siamo trovate in una terrazza di Palermo per cominciare a mettere a punto prima di tutto le nostre storie personali intrecciate agli interessi, agli avvenimenti che ci sembrava importante condividere. E da questo inizio – in cui io ho imparato a conoscere la madre e il padre di Enza e lei i miei continui spostamenti fra Roma e Palermo a seconda delle diverse fasi della mia vita – abbiamo cominciato a scrivere.

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1. Sbarchi dal 2001 al 2011

L’esperienza di Enza Malatino a Lampedusa è cominciata nel 2001. Inizialmente lei non aveva mai pensato di lavorare così lontano da Palermo dove aveva due figli piccoli, ma una mattina andando alla Usl per delle informazioni, per caso sbaglia ufficio e si trova davanti il responsabile del settore. Questi comincia a farle alcune domande e, alla fine, dice: «Se io dovessi attivare delle ore di psichiatria a Lampedusa lei non ci andrebbe, è vero?». Questa frase sembrò a Enza una sfida e immediatamente rispose: «Certo che ci andrei!», dimenticando in quel momento i figli piccoli e la complicazione del dovere prendere l’aereo per andare due giorni alla settimana nell’isola. La curiosità e l’interesse avevano avuto il sopravvento e lei aveva accettato la sfida. Leggi tutto…