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LA STAGIONE DEGLI SCAPOLI, di Vincenzo Monfrecola (le prime pagine)

ottobre 4, 2014

Pubblichiamo le prime pagine del romanzo LA STAGIONE DEGLI SCAPOLI, di Vincenzo Monfrecola (Gargoyle Books). Oggi, su LetteratitudineNews, l’autore ci racconterà il suo libro

La scheda
È il 1910, all’Eghoist Club di Londra il critico letterario Cyril Billingwest sta festeggiando l’addio al celibato, quando il suo ispirato discorso viene bruscamente interrotto da una telefonata che lo informa che la sua futura moglie è scappata con i regali di nozze.
Scioccato dalla notizia, Cyril decide non solo di rimanere per sempre lontano dalla perfidia delle donne, ma addirittura di salvare gli scapoli londinesi dalle insidie del matrimonio. Così, dopo aver scritto di suo pugno un “manuale dello scapolo”, insieme allo scaltro cugino George fonderà un sindacato maschile: lo Scapolificio Billingwest.
Ma gli uomini possono davvero fare a meno delle donne? A quanto pare, aiutare gli scapoli a rimanere tali non è semplice come Cyril e George pensavano e la sopravvivenza dello Scapolificio di famiglia è sin da subito minacciata da fidanzate abbandonate, mogli furiose e segretarie dal sorriso irresistibile.
Ecco allora che prende vita una divertente commedia “d’altri tempi” in cui bugie, arguti sotterfugi e strampalati colpi bassi vi faranno correre da una sponda all’altra del Tamigi verso la resa dei conti.

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Le prime pagine del romanzo LA STAGIONE DEGLI SCAPOLI, di Vincenzo Monfrecola (Gargoyle Books)

«Miei cari amici, che bella cosa è il matrimonio! A volte penso proprio che sia come una medicina. Non può fare che bene». Cyril Billingwest tirò un bel sospiro, poi, felice, spiegò perché facesse così bene: «Pensate che oggi siete tutti nel fiore della gioventù, la vita vi sorride e la salute è ottima. Ma ci pensate a cosa ne sarà di voi fra una decina di anni? Quando le minestre insipide prenderanno il posto dei drink di mezzogiorno e le ossa scricchioleranno come se all’interno ci fosse uno spettro? In quei tristi momenti chi meglio di una cara e devota compagna di vita potrà accudirvi con amore e allontanare tutti questi fastidi?»
Tra i soci dell’Eghoist Club che affollavano la saletta dei ricevimenti ci fu un attimo di smarrimento dal momento che si trovavano lì soprattutto per scroccare una bevuta e nessuno di loro aveva ancora pensato a se stesso di lì a una decina d’anni alle prese con quelle sventure. Inoltre, a memoria d’uomo, nessuno dei soci aveva mai detto tante sciocchezze per un addio al celibato e quando Cyril, imperterrito, magnificò le altre fortune della vita coniugale, più di un gentiluomo si sentì come chi va in ospedale a trovare un moribondo e prova una sottile gioia pensando che non sia toccato a lui.
«Chi vi ascolterà in silenzio quando tornerete a casa e avrete voglia di raccontare i vostri guai?»
Cyril fece una breve pausa, guardò i soci uno per uno e poi spiegò loro: «Ma lei! La compagna di vita! Chi riderà con voi quando vi verrà un’idea divertente? Sempre lei! La compagna di vita! E poi», aggiunse con un sorrisetto enigmatico, «pensate che non dormirete più da soli in quel triste e freddo letto a una sola piazza, ma condividerete mano nella mano un comodo lettone matrimoniale. Datemi retta, saltate il fosso anche voi».
Poi, soddisfatto, si avviò alla conclusione più attesa da tutti: il brindisi finale.
Proprio in quel momento si materializzò al suo fianco il maggiordomo del club che, con solenne discrezione, gli comunicò che in attesa c’era una telefonata urgente per lui.
Il gentiluomo si scusò con gli amici e, con passo baldanzoso, andò al telefono e vi rimase attaccato per alcuni minuti. Poi ritornò in sala per concludere la serata in bellezza. Ma a un attento osservatore non sarebbe sfuggito che il suo passo non era più baldanzoso e il viso era decisamente pallido. Procedeva mesto e con la schiena curva. Sembrava proprio che stesse portando la sposa all’altare tenendola sulle spalle.
Osservò un attimo di silenzio, esalò un lungo sospiro distratto e, con gli occhi che sembravano vagare altrove, riprese il discorso: «Ebbene, miei cari amici, dove eravamo rimasti?»Qualcuno dei presenti accennò un sorriso ironico pensando che troppo in fretta si fosse dimenticato di tutte le gioie che lo attendevano tra le mura domestiche.
«Al lettone matrimoniale!», rispose uno dei soci più giovani che aveva un viso foruncoloso.
«Ah sì!», esclamò lui lasciandosi andare all’ennesimo sospiro. «Credetemi, il matrimonio è davvero una gran delusione e talvolta noi uomini siamo proprio dei cretini pronti a sposarsi al primo sventolare di gonnelle», stava ora dicendo con aria mesta agli attoniti uditori che avevano ancora in mano i calici per il brindisi. «E per fortuna Dio mi ha messo la mano sulla testa appena in tempo per evitare di farmi commettere il peggiore degli errori».
Fece ancora una lunga pausa, bevve un sorsetto d’acqua per rinfrescarsi la gola e riprese quel nuovo concetto come se fosse un appello accorato a qualche socio che aveva deciso di lasciarsi cadere dalla Torre di Londra.
«Credo, e ora posso dirlo a ragion veduta, che nessuna donna sarà disposta ad ascoltarvi in silenzio quando tornerete a casa con la voglia di raccontare i vostri guai. Forse condivideranno la vostra allegria per un’idea divertente, ma di certo non le sofferenze. Cancellate pure quel che vi ho detto sul salto del fosso, sulla medicina e tutto il resto. Preoccupatevi solo di stare lontano da tutte quelle che con occhi da innamorata vi chiederanno di incorniciare le proprie fotografie in giro per casa. Ma io non starò fermo ad aspettare che anche qualcuno di voi venga soggiogato da queste abili sirene», aggiunse con il tono determinato di un antico senatore romano in procinto di una decisione importante. «Ricordate cosa successe al povero Philip Doyle quando la sua fidanzata decise che era venuto il momento di schiacciare in pubblico il cappello di sir Robert Segal?»
Più di un socio si portò la mano alla bocca, altri annuirono con la testa. «Quello fu il duello più stupido che io ricordi, e che il buon Philip riposi in pace. Allora amici miei», concluse Cyril, «state lontani dai capricci delle donne e dalle loro stranezze e se vi capita l’occasione, distruggete tutte le loro fantasie. Sì amici miei, distruggete subito e senza esitare tutte le loro maledette fantasie. E io da questo momento in poi mi dedicherò a proteggere tutti voi: avete la mia parola che morirete scapoli. A proposito», concluse quasi barcollando, come se il senatore fosse stato appena pugnalato da un altro collega togato, «non mi sposo più…»
Ci fu un lungo, interminabile silenzio accompagnato da scambi di occhiate e da un leggero brusio che andava aumentando man mano che i secondi passavano, poi la sala proruppe in un caloroso scrosciare di applausi, di soci che si congratulavano l’un l’altro, di bottiglie di champagne stappate e di brindisi che si ripetevano all’infinito. Ci fu anche qualcuno che suggerì di passare la bella notizia ai giornali.
Ebbene, quella decisione era maturata dopo che dall’altro capo del telefono una voce grave ma solidale aveva comunicato al gentiluomo che quella che sarebbe dovuta diventare a breve la sua compagna di vita, Vera Gordon, era appena scappata con il maggiordomo e con tutti i regali di nozze tra cui quel magnifico, unico e prezioso esemplare di fauno danzante su un globo in stile Regency che gli aveva regalato il cugino George.

(Riproduzione riservata)

© Gargoyle Books

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Vincenzo Monfrecola, giornalista napoletano, ha collaborato con Napolinotte, il Roma e l’Avanti! ed è stato responsabile della sede di Londra dell’Osservatorio sui Beni Culturali, Faldbac Trade Union. Attualmente lavora per il Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Ha pubblicato Il Decisionista (Cavallo di Ferro 2010) e Lo strano furto di Savile Row (Cavallo di Ferro 2012).

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