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L’UOMO DEI TRAMONTI CHE AMAVA LA POLITICA di Nino Milazzo

ottobre 7, 2014

https://i0.wp.com/www.cdse.it/immagini/copertine/big/luomo_dei_tramonti.jpgL’UOMO DEI TRAMONTI CHE AMAVA LA POLITICA di Nino Milazzo

di Alessandro Russo

Martedì sette ottobre duemilaquattordici, Catania, le quattro del pomeriggio.
Son qui dal barbiere in attesa della consueta rasatura mensile e voracemente sfoglio L’uomo dei tramonti che amava la politica di Nino Milazzo, (Ed.Città del sole, pg236, € 14). D’improvviso, il fattaccio. Un tipo sulla cinquantina seduto accanto a me spezza bruscamente la mia oasi di pace: «Immagino che abbia già capito chi è l’assassino, vero?». «Lei si sbaglia, – gli rispondo studiandolo negli occhi- questo libro non è un poliziesco». «Vero è; –s’incaponisce il mio vicino di seggiola- ma tra poche pagine l’oggetto che ha in mano da testimonianza civile si trasfigurerà in noir d’eccezione. E lei vi riconoscerà la nostra Catania da sempre agli ultimi posti nelle classifiche di vivibilità. Una città che si gira e rigira tra lettone del degrado e torpore di pratiche assuefatte. La vedrà colma di salotti che sono luoghi d’agguato e popolata da faccendieri senza scrupoli. L’autore non si nasconde dietro ghirigori simili alle onde del mare ma oltrepassa la crosta di superficie e scoperchia tenebrosi intrecci. Senza artifizi e ricercatezze, fotografa un luogo ammantato d’intrallazzi dove si riproducono anguilleschi esemplari di opportunisti spregiudicati. Potrebbe sembrarle tutto ciò una serie di opinioni personali senza legami con il tentativo qua e là di trovare una trama romanzesca; in questa cornice di realismo, invece, un maestro del giornalismo si cimenta nella narrativa e si sbizzarrisce in un’eccentrica simulazione di saggio. Di più, con una scrittura piana e senza orpelli si spinge a tracciare il declino epocale dell’intera concezione di cultura occidentale».
Una volta a casa, profumato e sbarbato, velocemente raggiungo l’ultima paginetta de L’uomo dei tramonti che amava la politica, una narrazione dal passo sinuoso ma troppo vera per esser etichettata “romanzo”. La storia è costruita attorno alla parabola esistenziale di Federico, un uomo nel guado della stagione della malinconia ma desideroso di rimaner ancorato alla coerenza. Per adocchiare la luce in fondo al tunnel s’aggrappa a Giovanna, la colta moglie, all’amico Matteo, intellettuale di prestigio, e soprattutto al nipote Edoardo. Falsamente quieta è la sua immagine esteriore: Federico si sente vicino al crepuscolo ma non ha perso, tra frequenti cadute d’umore, la vivacità intellettiva. All’interno di un labirinto razionale avvolto dall’ombra della tristezza, ripercorre egli il suo percorso ed esprime la sua vitalità. Epperò un animo insoddisfatto -oggi più di ieri- lo tormenta assieme a una passione politica totalizzante che considera il suo punto di contatto col mondo.
«So bene – parola di Nino Milazzo – di non aver fatto quasi mai il cronista raccontando la quotidianità semplice o drammatica di ogni giorno. Ad ottantaquattro anni suonati inizio a farlo soffermandomi sulle frustrazioni di un uomo anziano ma tenace e che si rifugia tra le braccia misericordiose della memoria. Il protagonista di questo libro affronta con rassegnazione il proprio tramonto e intanto assiste lucido ai tanti calar del sole che colorano tragicamente la storia contemporanea».

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Nino Milazzo, una vita nei giornali. È stato vicedirettore del Corriere della Sera, condirettore de La Sicilia, vicedirettore vicario de L’indipendente, direttore dell’emittente televisiva Telecolor. Ha collaborato ai programmi di Enzo Biagi.

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