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ANGELO O. MELONI racconta COSA VUOI FARE DA GRANDE

ottobre 9, 2014

ANGELO O. MELONI ci racconta il suo romanzo COSA VUOI FARE DA GRANDE, scritto a quattro mani con Ivan Baio (edito da Del Vecchio)

di Angelo O. Meloni

Cosa vuoi fare da grande, il mio secondo romanzo, è nato come penso nascano un sacco di bambini. Per caso. Anni fa, stanco com’ero di spedire inutili, disgustosi, impresentabili curriculum uno dopo l’altro, all’infinito, di mendicare un lavoro nella maggior parte dei casi senza stipendio e prospettive, un’immagine si presentò ai miei occhi affaticati dagli errori ortografici e dai termini in inglese grattugiati a mo’ di parmigiano sugli annunci di lavoro. Un’apparizione.
C’è chi vede Dio; c’è chi vede, che so, un cono gelato gigante alle mandorle che profetizza l’avvento del grande toblerone cosmico; io vidi il futurometro, una macchina portentosa che potrebbe far chiudere bottega agli astrologi. Il futurometro avrebbe risolto ogni problema, avrebbe determinato con precisione scientifica il futuro, in special modo il futuro professionale dei “fortunati” che sarebbero stati sottoposti al suo esame. L’umanità non avrebbe più vagato da un’agenzia interinale all’altra come in un racconto di Borges venuto male, tutto sarebbe stato deciso da un cervello elettronico; e le macchine, si sa, non sbagliano mai. Mi fregai le mani e andai a parlarne con un vecchio sodale, Ivan Baio, che in quel momento delle macchine impossibili s’era fatto malattia, o se vogliamo fonte d’ispirazione. Forse avrebbe dovuto fare l’ingegnere, o il meccanico, o il saldatore, che so, ma a quel tempo il futurometro non esisteva e anche lui si era messo in testa di voler fare lo scrittore. Beata gioventù. Comunque sia, brindammo al domani e decidemmo seduta stante di scrivere un racconto.

Già. Un. Racconto. Ma poiché, come ho già detto, il futurometro non esisteva ancora, non potevo certo sapere che quello non era un racconto. Nossignore. Né che la storia sarebbe cresciuta piano piano, mannaggia a lei. Inesorabili, i personaggi si moltiplicavano e sapete come vanno a finire certe cose. Per quanti sforzi tu faccia per tenerli a bada, i personaggi hanno l’abitudine di andarsene in giro per i fatti loro e nove volte su dieci si vanno a ficcare nei guai. Per farla breve, ci trovammo alle prese con un romanzo. Un romanzo tenero e comico (per lo meno, mi auguro che lo sia), vagamente fantascientifico e/o filosofico, ambientato per gran parte all’interno di una palestra nella scuola elementare Attilio Regolo (!) di Milano. Non c’era traccia di autofiction nemmeno a cercarla con il lanternino. Niente che a prima vista potesse eccitare languidi compulsatori di raffinati romanzi ultra-contemporanei. E niente che potesse attirare il consumatore di quei libri con vampiri-zombi-cuochi-profumieri in amore. Insomma, eravamo belli che fregati. Poi però è arrivato Del Vecchio Editore (grazie, amici!) ed è arrivato l’editing con Filippo Nicosia (a dir poco provvidenziale, decisivo). E Cosa vuoi fare da grande, ebbene… è cresciuto. Oddio, non lo so se il librettino ha messo giudizio. Non esageriamo, adesso. So però che nessuno si è fatto trovare sotto casa per tirarmelo in faccia. Ci siamo divertiti molto a scrivere le imprese di Volkan Kursat Bayraktar, l’inventore del futurometro, di Onofrio Ora, stagista errante, della direttrice Gemma Tuttacani, della maestra Anna Maria Amelia Rosa Tizzone e dei piccoli Gianni e Guido, le cavie che la volontà popolare ha scelto di immolare sull’altare del domani, e se mai qualcun altro vorrà leggerle, speriamo che si faccia una risata con noi. Ma soprattutto ricordiamoci sempre che qualcuno, anni fa, cantava “no future”!

(Riproduzione riservata)

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Ivan Baio viveva a Milano che ha lasciato per Roma che ha lasciato per Berlino, ma è nato a Siracusa. Oggi inventa macchine fantastiche su Doppiozero, scrive quattro nuovi romanzi e lavora al social network definitivo.

Angelo Orlando Meloni è nato a Catania e vive a Siracusa. Ha scritto il romanzo Io non ci volevo venire qui e qualche racconto nascosto nelle pieghe del web. Aggiorna saltuariamente un blog di colore verde come la speranza, la benzina e l’ecologia, e passa il resto del tempo a creare personaggi fittizi, che prendono poi vita sulla carta o in rete senza che li si possa più distinguere da quelli veri. O viceversa.

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