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CATERINA CERTEZZA, di PATRICK MODIANO e Jean-Jacques Sempe’ (le prime pagine)

ottobre 10, 2014

In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo le prime pagine del volume CATERINA CERTEZZA, di PATRICK MODIANO (Premio Nobel per la Letteratura 2014) e Jean-Jacques Sempe’ (Donzelli)

La scheda del libro
Proprio come il suo papà, che vive insieme a lei a Parigi, la piccola Caterina porta gli occhiali. E come la sua mamma, che vive a New York, vorrebbe tanto diventare una ballerina. Costretta a levarsi gli occhiali per danzare, Caterina scopre a un tratto il vantaggio di poter vivere in due mondi diversi: quello reale, che vede quando porta le lenti, e l’altro, quello «morbido», fatto di sfumature e senza spigoli, in cui vive quando non le porta. Di fronte alle stranezze e ai misteri degli adulti, sarà lei a decidere di volta in volta come sfruttare questo potere che hanno solo i bambini con gli occhiali: guardare in faccia la realtà così com’è… oppure no.

* * *

Le prime pagine del volume CATERINA CERTEZZA, di Patrick Modiano (Premio Nobel per la Letteratura 2014) e Jean-Jacques Sempe’ (Donzelli)

A New York oggi nevica. Dalla finestra del mio
appartamento nella 59ª strada guardo il palazzo di
fronte, dove si trova la scuola di danza che dirigo. Dietro
l’ampia vetrata, le allieve in body hanno smesso
gli esercizi sulle punte e gli entrechat. Mia figlia, che
lavora con me come assistente, ha concesso loro una
piccola pausa e sta mostrando un passo su un brano di
musica jazz.
Fra poco le raggiungerò.
Tra quelle allieve c’è una ragazzina che porta gli
occhiali. Prima che cominciasse la lezione li ha posati
su una sedia, come facevo anch’io quando avevo la sua
età, alla scuola di danza di Madame Dismaïlova. Non
si può ballare con gli occhiali. Mi ricordo che all’epoca
di Madame Dismaïlova, durante il giorno mi esercitavo
a stare senza occhiali. Allora cose e persone per-
devano i contorni. Tutto diventava sfumato, persino i
suoni si facevano sempre più attutiti. Il mondo, quando
lo guardavo senza occhiali, non aveva più asperità,
era morbido e soffice come un grosso cuscino nel quale
affondavo la guancia, e alla fine mi addormentavo.

– Cosa stai sognando, Caterina? – mi chiedeva papà.
– Dovresti metterti gli occhiali.
Io gli ubbidivo e tutto intorno a me ritrovava la durezza
e la nitidezza di sempre. Con gli occhiali vedevo il
mondo così com’era. Non potevo più sognare.
Qui a New York, per alcuni anni ho fatto parte di
una compagnia di balletto. In seguito ho diretto una
scuola di danza insieme a mia madre. Poi lei è andata
in pensione e io ho continuato da sola. E adesso lavoro
con mia figlia. Anche mio padre dovrebbe andare
in pensione, ma non riesce a decidersi. In pensione
da cosa, poi? Non ho mai saputo esattamente che
mestiere faccia papà. Ora lui e la mamma vivono in
un appartamentino del Greenwich Village. Insomma,
non c’è granché da dire su di noi, siamo newyorkesi
come tanti altri. L’unica cosa un po’ strana è questa:
prima che ci trasferissimo in America, ho trascorso
la mia infanzia a Parigi, nel X arrondissement. Sono
passati quasi trent’anni, da allora.

caterina certezza

(Riproduzione riservata)

© Donzelli

 

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