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LA SPOSA, di Mauro Covacich (un estratto del libro)

ottobre 17, 2014

La sposaIn esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo un estratto del nuovo libro di Mauro CovacichLA SPOSA (Bompiani). Domattina, sempre qui su LetteratitudineNews, Mauro Covacich ci racconterà questo suo nuovo libro.

La scheda del libro
Diciassette racconti nel segno della grande tradizione novellistica italiana – una linea ideale che dal Decameron di Boccaccio porta fino ai Sillabari di Parise.
Due sconosciuti in attesa di sparare durante un safari umano. Un’artista vestita da sposa che attraversa l’Europa in autostop. Un giovane sacerdote, ignaro del suo futuro di papa, in un drammatico corpo a corpo con il desiderio. Gli attentati compiuti nei supermercati da un tranquillo padre di famiglia con la passione per gli esplosivi. Le peripezie di un cuore espiantato, in corsa verso la seconda vita. Un uomo deciso a condividere la casa con un branco di lupi. Fatti realmente accaduti che si fondono a invenzioni folgoranti e brevi digressioni autobiografiche, come la lezione di frisbee al nipotino, nella quale affiora la dolente sterilità di un’intera generazione che ha rinunciato ai figli per le proprie ambizioni personali.
La sposa è un unico flusso di pensieri sul presente, lo stesso che da molti anni caratterizza la scrittura di Mauro Covacich e che trova in Anomalie (11998) la sua iniziale scaturigine. Diciassette storie colme di bruciante amore per la vita, scaturite dai recessi di una normalità spesso, a ben vedere, fenomenale.

* * *

Un estratto del nuovo libro di Mauro CovacichLA SPOSA (Bompiani)

La sposa

La sposa

(ritratti 1)
Le ha fatto cenno di salire e lei si e tuffata dentro. Che fortuna
trovare qualcuno disposto a fermarsi con questo tempo, ti
notano all’ultimo momento e tirano dritti. Hanno paura di
mettere il piede sul freno, o che gli inzuppi i sedili. Ancora un
minuto e avrebbe rinunciato, invece adesso e qui al calduccio,
lei e il suo vestito, insieme al tizio baffuto. Thank you. Tesekkur
ederim. No turkish? Where do you come from? Niente, non e
riuscita a cavargli altro che un sorriso a denti stretti. Eppure
sembrava proprio turco, ci avrebbe scommesso. E allora di
dov’è? Siria? Libano? Sarebbe bastata un’occhiata alla targa, se
solo non fosse piovuto in quel modo e non fosse stata cosi felice
di vederlo accostare. C’è stato un momento in cui stava per
rinunciare. Il buio, le sventagliate dei tir, tutta quell’acqua nebulizzata
dentro cui procedeva compressa la vita degli automobilisti.
Un’improvvisa sensazione di ostilità. Conto fino a sessanta
e poi torno sui miei passi. Per raggiungere l’autostrada dal
centro aveva impiegato meno di mezz’ora: avrebbe cercato un
alberghetto e sarebbe ripartita con le prime luci del giorno.
Invece e arrivato lui.
Cosa lo ha spinto a fermarsi? Non e detto che sia stato il
vestito, alle volte e proprio quello a farli scappare. Una donna
vestita da sposa cos’è in sostanza, e davvero una sposa? Forma
e sostanza, ha sempre lavorato su questo. Prendi una foglia di
platano e la ritagli in modo che sembri una foglia di ulivo: cos’è
ora, una foglia di platano o una foglia di ulivo? Fai un pene
all’uncinetto: cos’è, una presina o un pene?
Guida rilassato, una mano sulla parte bassa del volante, l’altra
appoggiata alla leva del cambio, le tre dita esterne a reggere
il telefonino come per un uso imminente, anche se nei venti
minuti trascorsi da quand’è salita non ha effettuato ne ricevuto
alcuna chiamata, e ora si trova a pensare che, in fondo, quel
piccolo Nokia non proprio di nuova generazione e l’unica prova
che il suo angelo coi baffi non sia muto. Ma che importa, il
progetto non prevede che lei parli con tutti coloro che le offrono
un passaggio. Spostarsi insieme dentro una notte piovosa,
rinchiusi nella stessa navicella che si allontana rapida dalla periferia
di Istanbul verso le vastità siderali dell’Asia, non e già una
forma intima di condivisione? Non stanno già comunicando?
Decide di staccare per un po’ la presa sulle cose e si abbandona
con la testa appoggiata al finestrino assaporando il soffio caldo
del climatizzatore tra i capelli.
Solo adesso che e sola il viaggio e cominciato davvero, lo ha
capito appena si sono salutate. Anche Silvia e stata subito d’accordo.
Due ragazze che fanno l’autostop in abito nuziale
sembrano due ragazze vestite in maschera – un’apparizione in
bilico tra la rievocazione folk e la goliardata – una ragazza che
fa l’autostop in abito nuziale invece e una sposa. Subito per tutti
nient’altro che questo: una sposa che aspetta seduta sul guardrail.
Separandosi, avrebbero valorizzato al meglio il potenziale
simbolico della loro performance. Tutta la vulnerabilità e la
baldanza e la fiducia di una giovane donna che si offre in matrimonio
al mondo. L’immagine stessa della purezza gettata tra le
braccia del prossimo. Qualcuno avrebbe detto nelle fauci del
prossimo, ma il loro progetto era nato proprio per contestare il
cinismo paranoide delle società avanzate. E la paranoia il nostro
peggior nemico, uomini e donne che inaridiscono bunkerizzati
in casette dotate di panic room e circuito di videosorveglianza.
Se ti esponi al contatto casuale con un bel sorriso l’altro ti
premierà. Ha le prove, viaggia cosi da sempre. Il pellegrino non
ha ragione di temere gli esseri umani, meno che meno se e una
novella sposa. Ogni passaggio un matrimonio, sporcando il
vestito ma rinnovando, quasi esasperando, l’illibatezza.
Chissà se si sta chiedendo perché e agghindata cosi. Quanto
le piacerebbe spiegargli che anche lui e dentro l’opera. Suo
marito per questo pezzo di strada. Insieme rimettono in scena
l’unione, l’incontro. Ripetono il messaggio secondo un’ulteriore
interpretazione, diversa dalle precedenti e da quelle che seguiranno.
Una cerimonia di nozze piuttosto silenziosa con cui il
mondo si unisce attraverso di loro. Il vestito grida ai quattro
venti io credo in te, io credo in voi, ma poi ha bisogno che qualcuno
l’aiuti a dimostrarlo. Mariti aiutanti. Ne ha avuti di chiacchieroni,
di curiosi. Ha avuto mariti camionisti, mariti agenti di
commercio, mariti professoresse, mariti famiglie. Si e sposata
con un sacco di gente. Uno ha deviato di cinquanta chilometri
il proprio percorso pur di accompagnarla dove chiedeva. Un
altro l’ha invitata a pranzare a casa della madre in un villaggio
vicino a Banja Luca. Hanno tutti collaborato. Ecco cos’è lui
senza saperlo in questa breve corsa notturna: un suo collaboratore,
l’assistente dell’artista.
Se incrociano lo sguardo, le sorride sollevando gli occhi al
cielo. Lei ricambia fingendo di essere stanca, cercando di
mostrarsi grata del fatto che non parlano. E tentata di scattargli
una foto per il blog, ma teme di essere scambiata per la classica
turista stravagante, o peggio, una svitata. Cosi invece, con quello
zaino lercio e il vestito a forma di giglio lungo fino alle caviglie,
e ancora una presenza irrisolta nella mente dell’uomo, ne e
sicura. Via via che si asciuga, sente i muscoli della schiena farsi
meno contratti e tutto il corpo scivolare un po’ verso il basso
occupando meglio lo spazio sul sedile. Fuori, anche l’ultimo
segmento d’illuminazione stradale ha lasciato il posto all’oscurità
compatta della campagna. Forse di giorno si vedono i monti,
ma ora ogni cosa e dissolta nel nero intergalattico che slitta sul
finestrino insieme ai rivoli di pioggia, interrotto solo dai bagliori
dolenti dei loro compagni di viaggio, terrestri sorpresi sulla
E-80, senza nessuna colpa, dalla prima seria perturbazione
primaverile.

(Riproduzione riservata)

©2014 RCS Libri S.p.A. / Bompiani
Pubblicato in accordo con Grandi & Associati, Milano

 

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Mauro Covacich è nato a Trieste nel 1965. Ha scritto diversi libri di narrativa, tra cui: Anomalie (Mondadori 1998, 2001), L’amore contro (Mondadori 2001 e Einaudi 2009), A perdifiato (Mondadori 2003, Einaudi 2005), Fiona (Einaudi 2005 e 2011), Trieste sottosopra (Laterza 2006),Prima di sparire (Einaudi 2008 e 2010), A nome tuo (Einaudi 2011) e L’esperimento (Einaudi 2013).

È inoltre autore della videoinstallazione “L’umiliazione delle stelle” (Fondazione Buziol – Einaudi – Magazzino d’Arte Moderna Roma 2010).

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