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AURETTA STERRANTINO e “Atto Unico. Scene di Vita, Vite di Scena” (intervista)

ottobre 20, 2014

auretta sterrantinoAURETTA STERRANTINO e “Atto Unico. Scene di Vita, Vite di Scena”

di Massimo Maugeri

Sono molto felice di intrattenere la drammatura e regista Auretta Sterrantino (nella foto) in questa conversazione incentrata sul teatro e su una rassegna che sta per vedere la luce. Si tratta della nuova edizione di Atto Unico. Scene di Vita, Vite di Scena” di QuasiAnonimaProduzioni (qui il post sull’evento di presentazione e sull’intera rassegna). La felicità è doppia, anche perché (lo dico subito) faccio “parte del gruppo”. Infatti tra gli spettacoli previsti ce ne sarà uno tratto dal mio racconto “RATPUS” (pubblicato nella raccolta “Viaggio all’alba del millennio” – Perdisa). Andrà in scena il 23 novembre presso la Chiesa di Santa Maria Alemanna (riduzione, adattamento teatrale e regia di Manuel Giliberti, musiche originali di Antonio Di Pofi, costumi di Lidia Agricola, con Carmelinda Gentile). Vi darò ulteriori dettagli in seguito. Qui mi preme dare voce e spazio ad Auretta (che, tra le altre cose, è il direttore artistico di “Atto Unico. Scene di Vita, Vite di Scena”)…

– Cara Auretta, come nasce il progetto “Atto Unico. Scene di Vita, Vite di Scena”?
Sono tempi difficili per il teatro e l’anno scorso per Messina in modo particolare. Si sentiva il bisogno di teatro. Ad aspettare che le istituzioni investissero nel settore e che la crisi passasse si rischiava di invecchiare senza aver dato il proprio contributo, per questo un giorno, dopo aver fondato la nostra compagnia e aver iniziato a rimboccarci le maniche, io e Vincenzo Quadarella, l’altrà metà di QA, ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti che era il momento  per tentare il grande salto, cambiando pelle e trasformandoci da operatori teatrali in produttori. Per la stessa ragione abbiamo voluto che ad accompagnarci in questa avventura fossero compagnie e artisti della nostra terra, messinesi, ma anche del resto della Sicilia e dell’area dello Stretto, perché il teatro è sempre un lavoro corale. Quest’anno ci siamo aperti anche ad artisti che vengono da altre parti d’Italia, sempre scegliendo di dar voce a coloro che riescono a fatica a ricavarsi spazi nonostante il loro spessore.
Vogliamo dare del teatro un’immagine  nuova, giovane, fresca e così abbiamo cercato di mettere in piedi una rassegna che potremmo definire “essenziale” nelle sue diverse accezioni: essenziale perché  coglie l’essenza di un’urgenza di comunicazione non più ignorabile. Essenziale perché cerca una sostanza che diventi nutrimento fondamentale per l’anima. Essenziale perché è  indispensabile per mettere insieme tante ‘voci’ che sarebbe un peccato non poter ascoltare.

– Quali sono gli obiettivi del progetto?
L’obiettivo è la crescita. La crescita personale, della compagnia, l’arricchimento attraverso lo scambio con altri artisti, la crescita di chi partecipa all’avventura AttoUnico, divenendo in qualche modo oltre che spettatore anche attore di una sorta di movimento che cerchiamo di alimentare e nutrire con le nostre forze e con la nostra tenacia. La rassegna nasce da una precisa motivazione, molto radicata in noi: “protestare” “semplicemente” attraverso le parole. “Semplicemente” facendo cultura. “Semplicemente” mostrando come riflettere, esporsi, agire siano l’unica strada possibile perché la nostra esistenza incida sul corso dei tempi.

– Raccontaci qualcosa su QuasiAnonimaProduzioni…
Siamo in due, io e Vincenzo Quadarella. Devo dire però che i nostri collaboratori sono essenziali per noi. E hanno sposato il progetto e ci si sono buttati dentro fino al collo. Parlo di musicisti, scenografi, assistenti, attori. Quelli che abbiamo scelto ci hanno a loro volta scelti e la nostra sta diventando una vera e propria squadra. Cerchiamo di circondarci di persone di valore, gente che davvero ci consente di crescere, sotto tutti i punti di vista, penso anche alla fruttuosa collaborazione con Itam comunicazione, il nostro ufficio stampa.
Immagino che tutti si chiedano il motivo del nostro nome. Quando abbiamo iniziato a cercare un nome sentivo che serviva un acronimo da sciogliere, un riferimento ai nostri nomi. Così, partendo dalla Q di Quadarella, mi è tornata in mente la poesia di Pessoa che ho inserito ne Le Muse e l’Incanto. «Quasi anonima sorridi/e il sole indora i tuoi capelli./Perché per essere felici/è necessario non saperlo?». Mi è sembrata perfetta. Perfetta per l’incipit che riprendeva in qualche modo le nostre iniziali (Q di Quadarella per Vincenzo e A di Auretta per me). Perfetta per il senso esplicito, perché in effetti Quasi Anonimi lo siamo davvero. Perfetta per il riferimento a Pessoa, che amo tanto e che mi ha insegnato mio padre. Perfetta perché la felicità del fare teatro è una felicità inconsapevole, che comprendi solo nel momento in cui il teatro ti manca. Perfetta perché mi riporta alla mente tante immagini di me, di Vincenzo, di tante persone di teatro – tecnici, macchinisti, scenografi, musicisti, attori, registi – sedute sotto un sole che brucia, concentrate sul pensiero del teatro, quel pensiero che nel disperderti ti definisce, che concentra te stesso in uno spazio infinito, all’interno del quale sarai un punto insieme agli altri, un coro. Quasi Anonimo. Ma quel pensiero poi diventa azione e quell’azione è l’espressione più alta di ogni pregressa fatica. E, Quasi Anonima, capisci quanto sei felice.

– Quali sono, a tuo avviso, le difficoltà principali che interessano oggi il teatro?  E quali potrebbero essere i rimedi e le soluzioni?
I problemi sono tantissimi e sono soprattutto di natura economica ma non solo.
Innanzitutto si dovrebbero fare delle politiche “illuminate” che portassero alla liberazione degli spazi, in modo da consentire a chi fa teatro da privato di ridurre i costi degli affitti.
D’altra parte la difficoltà maggiore è quella di costruirsi un pubblico. E quella è davvero una fatica grossa. Soprattutto perché se da una parte c’è una folla nutrita di amanti del teatro, dall’altra ci sono moltissime persone che guardano al teatro come qualcosa di incomprensibile o noioso. Allora, a partire dai tempi della scuola, si dovrebbe iniziare ad agire. Creando una vera e propria educazione al teatro. Certo, non ho né ricette né soluzioni universali. Un’unica grande convinzione: gli ingredienti necessari sono impegno, tenacia e onestà intellettuale.

– E il futuro del teatro? Come te lo immagini?
Il teatro è NECESSARIO. Immagino che sarà sempre più difficile “resistere”. Ma solo se si inizia, anche se in pochi, anche se sconosciuti, si può diventare in tanti a difendere quello che non può non essere considerato un pilastro portante della nostra cultura. Il teatro è “parresia”, libertà di parola, ce lo hanno insegnato i Greci. Il teatro ci libera, ci innalza dopo averci fatto toccare con mano il peggio di noi stessi. Non si può rinunciare ad uno specchio così sincero della società e di noi stessi.

– Grazie mille, cara Auretta. E in bocca al lupo per tutto…

* * *

auretta sterrantinoAuretta Sterrantino, drammaturga e regista ha alle spalle una formazione classica che dalla laurea in Lettere Classiche l’ha portata al conseguimento di un dottorato di ricerca in Scienze Storiche e Archeologiche.

Da sempre vicina al mondo del teatro ha frequentato un corso di perfezionamento (Università di Messina) incentrato sul lavoro di trasposizione dal testo alla scena. In seguito ad un Master di II livello in Promozione e Divulgazione della cultura classica, collabora con l’Istituto nazionale del Dramma Antico, per cui è stata, tra l’altro, consulente scientifico nel 2009 per Medea regia di Zanussi con E. Pozzi e M. Donadoni e Edipo a Colono di D. salvo con G. Albertazzi.

Nel 2008 ha insegnato nel primo nucleo dell’Accademia del Mediterraneo della Fondazione INDA, ha insegnato storia del teatro, della scenografia e della scenotecnica a Catania e Siracusa, ha tenuto una lezione per il DAMS di Messina, corso di drammaturgia antica, su Trachinie di Sofocle (regia di Walter Pagliaro), allestimenti e riallestimenti. Ancora per l’INDA è consulente alla drammaturgia di Canti e Suoni dall’Orestiade nel 2008/2009 (in scena a Paestum e Tuscolo e poi al teatro Vasquez di Siracusa e a Piazza Duomo, Siracusa, per la Settimana della Cultura nel 2009); Supplici di Eschilo nel 2009 (debutta al Teatro Greco di Siracusa e poi in tournèe a Malta, Tuscolo, Agrigento, Morgantina, Teano, Selinunte, Segesta, Vizzini), e Baccanti di Euripide (2012) con la regia di Antonio Calenda, nonché per lo spettacolo Dèi Eroi e Poeti (regia di Carmelinda Gentile) realizzato come omaggio per il centenario dell’INDA dagli artisti coinvolti nello scorso ciclo di rappresentazioni classiche. Ha al suo attivo una lunga collaborazione con la Fondazione e dunque grande familiarità con il teatro classico, senza trascurare tuttavia testi di autori moderni e contemporanei (consulente alla drammaturgia per Una Medea. Quante Medee di M. Pizzorno, regia T. Alescio, 2009/2010; La morte di Agamennone di Vittorio Alfieri, regia T. Alescio 2010; Mirra di Vittorio Alfieri, regia di T. Alescio).

Debutta come regista e drammaturga nel 2011 con Le Muse e l’InCanto, replicato con grande successo di pubblico anche nel 2012. Nel 2013 fonda insieme a Vincenzo Quadarella la QuasiAnonimaProduzioni che produce a Messina (Teatro Savio) una stagione teatrale di 10 spettacoli in scena da novembre 2013 a marzo 2014. Nel 2013 firma regia e drammaturgia di ProTesto, spettacolo di prosa che registra sold out al suo debutto ed in 3 repliche (una delle quali a Siracusa, ex-convento del Ritiro). Il 30 Marzo 2014 debutta a Messina il suo Matrioska di cui è autrice e regista e che registra in solo giorno oltre 400 spettatori. Con Vincenzo Quadarella ha fondato QA – QuasiAnonima, che produce la rassegna teatrale Atto Unico. Scene di Vita, Vite di Scena, di cui è direttore artistico.

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