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DIETRO LE QUINTE, di Giuseppe Crisafulli

ottobre 21, 2014

dietro le quinteDIETRO LE QUINTE, di Giuseppe Crisafulli (Carthago editore)

recensione di Alessandro Russo

Catania, un’assolata domenica primaverile.
In jeans sdruciti e maglietta bianca, lenta va a passeggio una fanciulla dai capelli castano chiari e macchina fotografica al collo. In mezzo a viuzze e anfratti paiono attoniti i suoi intensi occhi blu. Curiosa, ella li rivolge a destra e a manca: nel suo atteggiamento vige un non so che d’angoscia. Questo l’incipit di “Dietro le quinte” (Carthago Ed, €16), ultima fatica letteraria del dottor Giuseppe Crisafulli. In ognuna delle centotrentatre pagine si staglia l’imponente figura di un medico che scruta senza pietas tra le atipiche serpentine della psiche. L’autore è catanese, ha sessantasette anni e conosce i meccanismi che avviluppano l’anima alla mente. Da bravo psichiatra sa che presso gli antichi la parola “persona” indica la maschera indossata dall’attore durante le rappresentazioni teatrali. Ordunque rimane egli dietro le quinte mentre redige il suo diario di bordo; intanto, come grandi attori tragici, i pazienti entrano in scena in fila indiana. Portano addosso sofferte vicissitudini: piccoli tic, personalità istrioniche gonfie di magniloquenze, ipocondrie, disturbi dissociativi, depressioni. In questa galleria d’esuberanze -che è poi il teatro esistenziale- fa capolino una giovinetta che giura e spergiura di lavorare per i servizi segreti. Crisafulli la erge ad eroina e dai misteriosi procedimenti biochimici che sono alla base del suo comportamento quotidiano sgorga autentica letteratura. Di più: le cuce addosso un’intrigante storia avvinghiata a vicende di mafie e pentitismo tra le città della Trinacria d’Oriente. «Sembra un romanzo ma è un trattatello di Psichiatria» sostiene a ragione Tino Vittorio nella prefazione mentre illustra come e perchè lo studio di aspetti morbosi della personalità può diventar produzione letteraria.
«Rimaner dietro o davanti le quinte – mi confida Giuseppe Crisafulli– rimanda ad una scelta -a volte obbligata a volte strategicamente decisa- per costruire insieme ad altri la migliore rappresentazione della nostra storia personale. La protagonista di questo libro, una ragazza alla ricerca degli assassini dei genitori, è costretta dal suo destino a rimanere a lungo eclissata per preparare i passi che la renderanno protagonista del suo riscatto umano. Vanessa fa perdere le sue tracce e l’autore trasforma questo vuoto di conoscenza in un romanzo colorato di giallo. Sono forti, all’interno di Dietro le quinte”, i legami tra malattia mentale e letteratura; c’è una vicenda psichiatrica che si snoda nel romanzo e un romanzo scritto da uno psichiatra che parla di emozioni, sentimenti e tutte quelle sfaccettature dell’anima comuni agli esseri umani. Accanto ai contenuti della storia e alla sua trama s’intrecciano temi autobiografici ad antichi fatti di mafia del tutto inventati. Il piacere sottile dell’immaginazione crea un fitto reticolo tra vita reale dell’autore, anch’egli personaggio del romanzo, e la vita inventata degli altri personaggi. Per scrivere partendo da una vicenda psichiatrica ci vuole una forte identificazione con la sofferenza. Bisogna essere addestrati ad attraversare la follia: entrare ed uscire in un percorso empatico. Scrivere è anche un modo per curarsi dal logorio che questo percorso produce».

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Giuseppe Crisafulli (Catania 1947) psichiatra e psicoterapeuta, specializzato in psicoanalisi transazionale e psicodramma moreniano. Ha moglie, quattro figli, un cane e un pappagallo. Come scrittore è alla sua opera prima. In passato ha pubblicato diversi articoli su riviste scientifiche e letterarie. I temi della relazione, della comunicazione e della creatività hanno costituito i suoi interessi principali e riempito la sua vita Lidia Crisafulli è nata a Catania nel 1991. Dopo aver conseguito il diploma presso l’Istituto d’Arte di Catania si trasferisce a Milano dove lavora e frequenta l’Istituto Italiano di Fotografia. Ama la fotografia di reportage, in particolar modo lo Street e le immagini che catturano un momento unico e che, come direbbe Bresson, colgono l’attimo.

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