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Archive for novembre 2014

PIÙ LIBRI PIÙ LIBERI 2014

Più libri più liberi – È TEMPO DI LEGGERE – Il Programma in pdf
Palazzo dei Congressi (Roma), 4-8 dicembre 2014

PLPL

È sempre tempo di leggere un buon libro. Ma lo è ancora di più da giovedì 4 dicembre a lunedì 8 dicembre 2014, quando il Palazzo dei Congressi di Roma ospita la tredicesima edizione di Più libri più liberi.

Decine di autori presenti in fiera, tra cui:

Marina Achmedova, Lorenzo Amurri, Vicente Battista, Andrea Camilleri, Massimo Carlotto, Cristiano Cavina, Sorj Chalandon, Antonella Cilento, Paolo Cognetti, Ugo Cornia, Andrea Cortellessa, Roberto Costantini, Edith Dzieduszycka, Paolo Di Paolo, Stefano Disegni, Percival Everett, Giorgio Falco, Marcello Fois, Philippe Forest, Santiago Gamboa, Sergej Gandlevskij, Gipi, Radhika Jha, Franz Krauspenhaar,Andrei Kurkov, Nicola Lagioia, Björn Larsson, Antonella Lattanzi, Lia Levi, Makkox, Dacia Maraini, Francesco Mari, Céline Minard, Renato Minore, Michela Murgia, Paolo Nori, Matteo Nucci, Diego Enrique Osorno, Maria Pace Ottieri, Roberto Paterlini, Lorenzo Pavolini, Gabriele Pedullà, Sandra Petrignani, Francesco Piccolo, Tommaso Pincio, Christian Raimo, Elisabetta Rasy, Lidia Ravera, Giovanni Ricciardi, Jean-Christophe Rufin, Vanni Santoni, Fabio Stassi, Giuseppina Torregrossa, Marcos Giralt Torrente, Dubravka Ugrešić, Giorgio Vasta, Mariolina Venezia, Zerocalcare

e decine di ospiti della società civile, della politica, del giornalismo, del cinema, dello spettacolo, del teatro, dello sport, tra cui: Leggi tutto…

ARANCIO (e non solo): intervista a Emanuele Pettener

ARANCIOCopertina_Arancio.jpg (e non solo): intervista a Emanuele Pettener

di Massimo Maugeri

Emanuele Pettener è nato a Venezia, ma vive negli Stati Uniti dal 2000 dove insegna lingua e letteratura italiana alla Florida Atlantic University. E non è un caso che il suo nuovo romanzo, “Arancio” (Meligrana, 2014), sia ambientato proprio in Florida. Un estratto del libro è disponibile qui…

Ne approfittiamo per discutiamo con l’autore sia della sua personale “storia americana”, sia del romanzo…

– Emanuele, raccontaci – intanto – la tua storia. Cosa ti ha spinto a lasciare l’Italia per recarti negli Stati Uniti?
La mia fortuna, la mia provvida sventura, è stata esser licenziato. Lavoravo in una piccola televisione, presentavo piccoli programmi, ero un piccolo Pippo Baudo, con venature di Costanzo, però magro. Ero ragionevolmente ottimista che da lì a poco m’avrebbero proposto la direzione del Festival di Sanremo, invece puff, tutto è svanito. Ho vissuto per un anno l’umiliante marchio a pelle della parola “disoccupato” che, ancorché un disagio economico, comporta il disprezzo del consesso sociale. Al diavolo il consesso sociale! Nessuno rispondeva alle mie profferte lavorative, malgrado la prosa fiorita dei miei curriculum. È passato un trenino alato per l’America e non ci ho pensato un attimo, l’unico pensiero è stato: “se devo fallire, meglio farlo lontano dagli occhi di famigliari, amici, e soprattutto nemici”. Del resto l’America la sognavo sin da piccino, ricordo che volevo vivere a Topolinia. Oggi vivo a Boca Raton. I conti tornano.

– Che tipo di realtà hai trovato lì in Florida, all’università dove insegni (Florida Atlantic University)?
Un realtà meravigliosa. Credevo avrei fatto il cameriere, l’imbianchino, riparato steccati, ho sempre avuto un’immaginazione romantica. Invece m’han concesso una borsa di studio per studiare quello che amavo, un paio di classi d’italiano da insegnare, un salario per mantenermi durante gli studi. M’hanno dato fiducia. Già il primo anno si son fidati d’affidarmi una classe di letteratura. D’invitarmi a New York a presentare un saggio su John Fante, e fra il pubblico c’era l’editore di una rivista che me ne propose la pubblicazione. Un anno prima di ottenere il dottorato, m’hanno offerto un lavoro full time. Nemmeno quand’ero Pippo Baudo avevo ricevuto tanta fiducia.

Cosa puoi dirci del tuo rapporto con gli studenti?
Inizialmente eravamo quasi coetanei, avvertivo l’urgenza di stabilir distanze. Ora che ho vent’anni più di loro, c’è di sicuro un sentimento che allora non provavo: tenerezza. La vita è così complicata a vent’anni! La maggior parte dei miei studenti studia e lavora, per pagarsi le tasse universitarie. Conduco una mia studentessa attraverso i labirinti delle preposizioni articolate, poi me la ritrovo al bar del campus a servirmi il caffé. Sì, provo tenerezza, affetto, ammirazione per i miei studenti. Però se osano tirare fuori il cellulare durante le lezioni, me li mangio vivi.

Come vedono l’Italia? Come la valutano? Che tipo di considerazioni fanno i tuoi studenti e le persone che frequenti lì negli USA? Leggi tutto…

I Premiati del Premio Martoglio 2014

La XXVIII edizione del Premio Martoglio

i premiati  premio martoglio 2014

(Da sinistra: Di Caro, Beha, Massarenti, Ilieva, Lo Cascio, Zappulla Muscarà, Spataro, Caputo)

Il «Premio Martoglio»: La cerimonia di consegna dei riconoscimenti è stata anche l’occasione per una riflessione sullo stato della cultura

di Sergio Sciacca

https://i2.wp.com/www.etnalife.it/wp-content/uploads/2014/11/Premio-Letterario-Nino-Martoglio.jpgLa XXVIII edizione del premio Martoglio, domenica scorsa, è stata come tutte quelle che la hanno preceduta, la festa del libro, della cultura, della poesia. Con la crisi montante che ci avvilisce è stata, ancora più urgentemente, una parenesi della civiltà. Un incoraggiamento alla riflessione ponderata, a smetterla con gli annunci estemporanei che saranno contraddetti dopo poca ora, finirla con gli slogan tanto accattivanti quanto inconsistenti, con quella prassi dell’apparire dietro cui non c’è alcuna sostanza, contro la smania del progettare stolido perché non sostenuto da alcuna consapevolezza: insomma è stato un incoraggiamento a lasciare da parte i monosillabi di chat, blog e gulp e recuperare la sostanza del pensiero e della riflessione che ha reso grande la civiltà europea.
Retorica ampollosa? No. Necessità immediata. L’economia va male e la cultura che dovrebbe sanarla si sta disperdendo in “libri” istantanei, che non suscitano riflessione, che non educano al sentimento. Invece il vero libro è quello che non mira alla hit parade delle vendite, ma a sorreggere l’opera di chi vuole continuare il cammino dei nostri grandi antenati che hanno creato il tesoro artistico e morale di cui stiamo stupidamente facendo strame. Leggi tutto…

OGNI VOLTA CHE PRONUNCIO TE, di Salvatore Sblando

Ogni volta che pronuncio teOGNI VOLTA CHE PRONUNCIO TE, di Salvatore Sblando

La Giustizia poetica è più rapida di quella ordinaria

“Ogni volta che pronuncio te” il nuovo libro di Salvatore Sblando venerdì 28 novembre alla libreria Belgravia
 
di Gabriella Serravalle

La Giustizia poetica è più rapida di quella ordinaria. Il 28 novembre alle 18,30 si terrà nei locali della libreria Belgravia di via Vicoforte 14/d a Torino,  il processo d’appello contro Salvatore Sblando e il suo essere “poeta non perfomante”. In aula si ritroveranno Salvatore Sblando, autore imputato accusato di essere poeta non performante, Ivan Fassio, poeta, organizzatore di eventi nel ruolo del PM, Milena Prisco, avvocato, poeta e performer nei panni dell’avvocato difensore, Antonio Ciminiera poeta, nei panni del giudice. Testimoni: Fabio Cermenati, sindacalista nel ruolo di testimone dell’accusa e Paola Berzano, politico nel ruolo di testimone della difesa. Ogni volta che pronuncio te” è il suo nuovo lavoro letterario.
Uscito a fino settembre, edito dalla casa editrice “La vita Felice” di Milano, il libro conta la prefazione di Davide Rondoni.
Sblando, 43 anni, torinese non è certo agli esordi.
Con testi poetici inediti è risultato finalista in concorsi nazionali e internazionali. Sue liriche sono pubblicate in antalogie, riviste poetiche e blog letterari. Membro del comitato di lettura della casa editrice La Vita Felice organizza e partecipa a reading e manifestazioni poetiche.
Attivo nel panorama letterario torinese, è fondatore e collaboratore di alcune associazioni culturali, cura un proprio blog all’indirizzo www.larosainpiù.wordpress.com dove è solito ospitare le migliori voci del panorama poetico contemporaneo.
Il primo libro uscito nel 2009 “Due gemelli nella clessidra” edizioni Lietocolle trattava i concetti di spazio e tempo.
Ogni volta che pronuncio te” contiene 43 poesie, tante quanti sono i suoi anni.
Poesie dedicate in senso ampio all’”Altro”, al rapporto d’amore con la moglie Barbara, agli amici, alla sua generazione “che regge l’alcol ma non l’amore”.

-Sblando cosa ti ha spinto a dedicare queste tue bellissime poesie all’universo “Altri”? Leggi tutto…

SOLO A PARIGI E NON ALTROVE, di Luigi La Rosa (una recensione)

SOLO A PARIGI E NON ALTROVEhttps://i0.wp.com/www.adestdellequatore.com/contenuti/parigicopertina.jpg, di Luigi La Rosa

Da Parigi con amore

di Anna Vasta

Solo a Parigi e non altrove (Luigi La Rosa, Ad est dell’equatore Edizioni, pag. 232, 14,00 €) l’autore può trovare materia inesauribile di miti umani e letterari, fantasmi e chimere, finzioni e realtà che si intrecciano in nodi inestricabili, per quello che si configura, man mano che ci si addentra nel labirinto di questo stravagante libro, il tema dominante della sua introspezione: la passione amorosa, in tutte le sue declinazioni, manifestazioni, epifanie. Nel groviglio di pulsioni, affezioni, sintomi, patologie che germinano da essa. A Parigi lo scrittore arriva con un personale carico di devastanti effetti di un amore finito. Amore che non era nato a Parigi, ma che a Parigi lo aveva portato insieme col compagno Arturo, un anno prima quando niente ancora faceva presagire la crisi che covava e che a breve sarebbe esplosa in tutta la sua deflagrazione. Perché finisce l’amore? Quali “sommovimenti del profondo ne determinano la fine, mentre tutto continua a fluire uguale? A questi tormentosi interrogativi Luigi La Rosa cerca una risposta nei meandri di una città di passioni, furori, esaltazioni e depressioni, di velleità e illusioni perdute. Un luogo che custodisce nelle sue pieghe segrete l’umana follia, l’empia aspirazione a una totale insostenibile, labile felicità. Un Ade dove interrogare le anime che per un sogno impossibile di gloria, per un amore senza sbocchi, per la fedeltà estrema a una vocazione, per aver risposto a una chiamata, si sono dannate alla perdita di sé. Una toponomastica dell’amore ricostruita puntalmente seguendone la parabola di nascita, maturità e morte, attraverso le vicende di tutti quei dereletti, grandi e piccoli, oscuri e di luminosa fama che a Parigi confluivano spinti dalla forza rapinosa del desiderio. Le stazioni del métro – Saint Germaine, Notre Dame, Saint Michel, Montparnasse, Montmartre, etc, – delimitano confini, segnano tappe di un percorso interiore verso mete che sconfinano in altri approdi, in cerca di una soluzione, che non è mai definitiva, che slitta, smotta in terreni franosi, quelli dei sentimenti. Della curva in cui si iscrive la passione amorosa, all’autore più che il momento aurorale dei primi fremiti e pallori, del suo trepido insorgere, del suo tirannico insediarsi nell’animo, più che la stagione della maturità, l’ebbrezza del compimento, interessano i tempi morti del declino, del “rimpicciolirsi dell’amato in fondo al cuore, giorno per giorno, del graduale spegnersi delle fiammate iniziali che precedono il lutto della perdita definitiva. E come per l’amore anche per le vite che racconta, lo scrittore focalizza il suo sguardo su quei brevi interminabili istanti prima della fine in cui si cristallizza il senso di un’esistenza. Leggi tutto…

GIORNATA MONDIALE CONTRO LA VIOLENZA ALLE DONNE – 25 novembre 2014

http://cdn1.regione.veneto.it/alfstreaming-servlet/streamer/resourceId/454a62dd-641d-46a5-aa67-342b84a0484e/2010_1125_contro-la-violenza-sulle-donneGIORNATA MONDIALE CONTRO LA VIOLENZA ALLE DONNE, designata ogni 25 novembre dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite

Segnaliamo i siti: Nazioni UniteD.i.ReControViolenzaDonne Lipperatura

Tramite la risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre 1999, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha designato il 25 novembre come Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne e ha invitato i governi, le organizzazioni internazionali e le ONG a organizzare attività volte a sensibilizzare l’opinione pubblica in quel giorno.
L’Assemblea Generale dell’ONU ha ufficializzato una data che fu scelta da un gruppo di donne attiviste, riunitesi nell’Incontro Femminista Latinoamericano e dei Caraibi, tenutosi a Bogotà nel 1981. Questa data fu scelta in ricordo del brutale assassinio nel 1960 delle tre sorelle Mirabal, considerate esempio di donne rivoluzionarie per l’impegno con cui tentarono di contrastare il regime di Rafael Leónidas Trujillo (1930-1961), il dittatore che tenne la Repubblica Dominicana nell’arretratezza e nel caos per oltre 30 anni.
Il 25 novembre 1960 le sorelle Mirabal, mentre si recavano a far visita ai loro mariti in prigione, furono bloccate sulla strada da agenti del Servizio di informazione militare. Condotte in un luogo nascosto nelle vicinanze furono torturate, massacrate a colpi e strangolate, per poi essere gettate in un precipizio, a bordo della loro auto, per simulare un incidente. L’assassinio delle sorelle Mirabal è ricordato come uno dei più truci della storia dominicana.
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TRINACRIA PARK alla Scuola di Architettura Siracusa

Trinacria park - libri imprestatiTRINACRIA PARK alla Scuola di Architettura Siracusa

Le recensioni – Il booktrailer – Il dibattito

martedì 25 novembre 2014 h.18.00 – sesto appuntamento con LIBRI IMPRESTATI – nuova caffetteria della Scuola di Architettura Siracusa – COcafè (piazza Federico di Svevia, Sr) – “TRINACRIA PARK” di Massimo Maugeri

Martedì 25 novembre alle 18, nella caffetteria della Scuola di Architettura Siracusa (piazza Federico di Svevia), prosegue il ciclo “Libri Imprestati”, organizzato dal corso di laurea magistrale in Architettura. Il sesto appuntamento è con la presentazione, a cura di Silvio Cherubini (professore associato di Fisica), del romanzo Trinacria park dello scrittore siciliano Massimo Maugeri (Edizioni e/o, collezione Sabot/age Roma 2013).

Il romanzo racconta la trasformazione di una piccola isola siciliana in un enorme parco tematico destinato a diventare il più importante d’Europa. La sua notorietà deriva anche dal ritrovamento di alcuni frammenti di un poema epico in greco antico che narra le vicende delle tre Gorgoni. Nel corso della settimana d’inaugurazione si sviluppa una terribile forma epidemica che causa la morte di decine di persone. In questo tragico scenario collettivo si intrecciano le vicende di tre donne, le cui vite sembrano assecondare la nature delle Gorgoni.

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LIBRI IMPRESTATI è un programma di presentazione di libri di generi diversi e autori non appartenenti alla scuola. Il prestito è un passaggio di consegne, il dono della parte più viva di un libro. La presentazione di un testo in presenza dell’autore apre alla discussione informale che permette di scoprire il mondo nascosto nelle sue pieghe. Il programma prevede, negli spazi del COCafè, la presentazione di libri di autori che non insegnano nella scuola di Siracusa per avvicinare gli studenti al  panorama culturale contemporaneo.
L’incontro si terrà nella sala del COcafé presso la sede della SCA Scuola di Architettura Siracusa, sarà presente l’autore.
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Discussant: Silvio Cherubini, professore associato di Fisica presso la Scuola di Architettura di Siracusa.

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Un RATPUS a Teatro (raccontato dai protagonisti)

Un RATPUS  a Teatro (raccontato dai protagonisti)

Lo spettacolo teatrale “RATPUS” andrà in scena il 23 novembre, a Messina, presso la Chiesa di Santa Maria Alemanna in doppia replica (alle ore 18 e alle ore 21), nell’ambito della nuova edizione di “Atto Unico. Scene di Vita, Vite di Scena” di QuasiAnonima Produzioni.

Tratto da un racconto di Massimo Maugeri, contenuto nella raccolta “Viaggio all’alba del millennio(edita da Perdisa Pop).

“Ratpus” va in scena con la riduzione, l’adattamento e la regia di Manuel Giliberti (autore della monografia teatrale “Bravo lo stesso” per i tipi di Lombardi Editori dedicata al teatro di Piera degli Esposti, consulente artistico dell’Istituto Nazionale Dramma Antico di Siracusa, regista, tra l’altro dello spettacolo dell’Accademia Giusto Monaco dell’Inda, in scena al Teatro Greco di Siracusa nel maggio del 2014 “Verso Argo”). A interpretare la protagonista, Cetti Curfino, sarà Carmelinda Gentile, già, tra l’altro, Ismene al fianco di Giorgio Albertazzi nell’”Edipo a Colono” in scena nel 2009 al Teatro Greco di Siracusa, ma conosciutissima dal grande pubblico anche grazie al ruolo di Beba del “Commissario Montalbano” televisivo. A eseguire dal vivo le musiche originali che ha composto per lo spettacolo, Antonio Di Pofi, autore delle musiche per l’”Agamennone” di De Fusco in scena la stagione del 2014 al Teatro Greco di Siracusa. Completa il cast tecnico Lidia Agricola, che firma scene e costumi.

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Manuel Giliberti racconta RATPUS
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GLAM CITY di Domenico Trischitta (un estratto)

Pubblichiamo un estratto le prime pagine del romanzo GLAM CITY di Domenico Trischitta (Avagliano editore)

GLAM CITY di Domenico Trischitta sarà presentato venerdì 28 novembre 2014 presso la Feltrinelli Libri e Musica di Catania – via Etnea 285, Catania – alle ore 18,00.
Interverranno Nicola Savoca e Francesco François Turrisi. Sarà presente l’autore

La scheda del libro
Gerry Garozzo è una ragazzo diverso della Catania anni ’70 che sogna di entrare nel mondo dello spettacolo, di fare il trasformista. Ma Catania gli sta stretta. Per il suo ventunesimo compleanno vola a Londra e lì incrocerà l’astro nascente del Glam Rock, Marc Bolan. Nella torrida Catania, la sua glam city, assieme ad altri variopinti amici tenterà una rivoluzione di costume, fatta di travestitismo e trasgressione. Ma Catania non è Londra e lui non è Bolan, e il suo progetto discografico fallirà assieme alla sua disperata voglia di affermazione
personale. Gerry ora è costretto a fare i conti con il suo sogno miseramente infranto. Da Catania a Milano, andata e ritorno, da promessa della canzone a travestito dei viali milanesi. Arriviamo agli anni ’90, siamo di nuovo a Catania, che nel frattempo non è più la glam city dei ’70. Cosa è cambiato? Quale città adesso Gerry Garozzo si troverà di fronte? E cosa ne è stato della sua rivoluzione? Le aspirazioni di un ragazzo in un romanzo di formazione graffiante e commovente.

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Le prime pagine del romanzo GLAM CITY di Domenico Trischitta (Avagliano editore)

Capitolo primo

Gerry Garozzo

 

1.

Era il primo di giugno del 1967. Usciva in tutto il mondo l’album che avrebbe cambiato le mode e i gusti musicali di un’intera generazione. Si intitolava Sergeant Pepper e gli autori erano i quattro geni di Liverpool, qualche tempo dopo, i loro rivali, i Rolling Stones, avrebbero pubblicato Their satanic majestic requiest, che conteneva la canzone più psichedelica di tutti i tempi, In another land. Quel fatidico giorno il disco memorabile uscì anche a Catania, e lo si ascoltò, per una giornata intera, in un piccolo appartamento di via Di Sangiuliano. Perché quel giorno si festeggiava il ventesimo compleanno di Gerry Garozzo, un ragazzo triste e un po’ diverso, che non aveva peli sulla lingua e voleva essere un innovatore, ma la sua rivoluzione era troppo pericolosa, e troppo rivoluzionaria…
Minchia che musica! Queste cose solo in Inghilterra le sanno fare, qui in Italia non è la stessa cosa, non si respira la stessa aria, poi a Catania non ne parliamo… profondo sud, a Napoli è certamente meglio, almeno lì quelli come me li rispettano. Perché come sono ancora io non l’ho capito, mi sento libero ma macari fimmina, e qua quelli come me sono tutti chiusi dentro la via delle Finanze.
Gente semplice, la famiglia di Gerry: il padre faceva il carpentiere, la madre gestiva un piccolo negozio di bottoni in via Ventimiglia, a ridosso del ghetto dei puppi catanesi. C’erano tutti, da Agata ’a parrina a Lola Falana, da Alida Valli a Scimmia. E tutte erano clienti della signora Santina, ma Gerry, dovevano lasciarlo in pace. Perché Gerry non era come loro.
È il primo giugno del 1968, esattamente un anno dopo, quando metto piede nella swinging London, mi intrufolo in uno di quei mitici taxi e percorro tutte le strade più alternative della capitale inglese, da King’s Road a Carnaby Street, fino ad arrivare nei quartieri più hippy, Camden Town e Hampstead Heath, dove, dal magnifico parco in collina, si domina Londra. È lì che incontro un malinconico ragazzo, Nick, che mi fa ascoltare una bellissima canzone, Way to blue, mi dice che vorrebbe al più presto inciderla. Poi, la sera ci immergiamo nell’atmosfera rarefatta di Notting Hill, e osiamo varcare i limiti del quartiere di Brixton, centro del proletariato nero dove si fanno incontri interessanti.
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PREMIO MARTOGLIO 2014

https://i2.wp.com/www.etnalife.it/wp-content/uploads/2014/11/Premio-Letterario-Nino-Martoglio.jpgPREMIO MARTOGLIO 2014

La consegna dei premi avrà luogo al Teatro Martoglio di Belpasso (Ct), domenica 23 novembre

A Armando Massarenti per “Istruzioni per rendersi felici” (Guanda ) la giuria, presieduta da Sarah Zappulla Muscarà, ha assegnato la XXVIII ed. del Premio Internazionale Martoglio per la Letteratura; a Giuseppe Sgarbi per “Lungo l’argine del tempo” (Skira) quello per l’opera prima; a Oliviero Beha per “Un cuore in fuga” (Piemme) il premio speciale; a Mario Di Caro quello per il giornalismo; a Daniela Ilieva quello internazionale per la traduzione; a Luigi Lo Cascio l’Athena per lo spettacolo.

La consegna dei premi avrà luogo al Teatro Martoglio di Belpasso (Ct), domenica 23 novembre. Il richiamo a valori universali di cultura e civiltà, l’apertura ad un orizzonte europeo e internazionale fanno di questo premio l’espressione della vocazione siciliana a farsi centro propulsore di idee nell’area culturale del Mediterraneo. Tra i premiati delle scorse edizioni : Gesualdo Bufalino, Vincenzo Consolo, Giuseppe Bonaviri, Andrea Camilleri, Antonio Troiano, Paolo Mauri, Marcello Sorgi, Francesco Merlo, Leo Gullotta, Maurizio Scaparro, Vittorio e Elisabetta Sgarbi. Nella finalità primaria di promuovere il libro e la lettura, il premio consiste nell’acquisto dei libri dei premiati che vengono sorteggiati fra il pubblico presente alla manifestazione in un dialogo ideale fra scrittori e lettori.
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Festival La Pagina Che Non C’Era 2014

Festival La Pagina Che Non C’Era – V edizione, 20-22 novembre 2014

È in arrivo una versione autunnale straordinaria della Pagina Che Non C’Era che, in
occasione del Forum Universale delle Culture Unesco, torna con un’edizione speciale
dedicata al genere letterario della cosiddetta Literary Non Fiction.
Grazie al successo delle precedenti edizioni e alla sempre entusiasta adesione degli scrittori ospiti
e degli studenti coinvolti da tutta Italia, negli anni l’originaria iniziativa di promozione della lettura
presso le scuole è molto cresciuta fino a trasformare La Pagina Che Non C’Era in un vero e
proprio festival di letteratura per ragazzi.
Germogliata da un’idea di due insegnanti dell’istituto Pitagora di Pozzuoli, La Pagina Che
Non C’Era nasce dalla convinzione che il piacere di leggere e la capacità di scrivere non possano
essere trasmessi con metodi impositivi. La coraggiosa sfida di questo progetto, sorto tra i banchi di
una delle più complesse e problematiche periferie italiane, è di superare la tradizionale diffidenza
dei ragazzi nei confronti dell’atto della lettura grazie a un gioco letterario.
La prima parte del gioco consiste sempre nel confronto tra gli studenti e gli scrittori.
E poiché il comitato organizzativo del festival ha deciso di dedicare questa edizione al genere
della Literary Non Fiction, quest’anno ha invitato gli autori di alcuni dei libri che – pur restando
nell’ambito narrativo – ci hanno più efficacemente raccontato la realtà dei nostri tempi: Luca
Rastello (con il romanzo I Buoni, Chiarelettere), Gaetano Di Vaio e Guido Lombardi (autori
di Non mi avrete mai, Einaudi) e Francesco Barilli che, insieme all’illustratore Manuel De Carli,
è autore del graphic novel Carlo Giuliani. Il ribelle di Genova (BeccoGiallo).
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25 anni dalla morte di LEONARDO SCIASCIA (un video)

Ricordiamo LEONARDO SCIASCIA a 25 anni dalla morte proponendo il seguente video (con la partecipazione di Vincenzo Consolo). Di seguito, alcuni approfondimenti…

 

 

Approfondimenti su: LetteratitudineBlog, Il Corriere della Sera (video: Camilleri ricorda Sciascia), Il Mattino, Panorama, Linkiesta
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BLUES DI MEZZ’AUTUNNO di Santo Piazzese (recensione e intervista)

Blues di mezz'autunnoBLUES DI MEZZ’AUTUNNO di Santo Piazzese (Sellerio).

Il 22 novembre alle 18,00, presso la “Casa del libro” (via Maestranza n. 20, Siracusa), nell’ambito della rassegna ARTE E LETTERATURA curata da Simona Lo Iacono, sarà presentato – con la partecipazione dell’autore – “Blues di mezz’autunno” il nuovo romanzo di Santo Piazzese (edito da Sellerio)
Alle domande e alla chiacchierata con l’autore si alternerà il canto di Giulia Mazzara una giovane e bravissima soprano che intonerà arie della tradizione popolare siciliana e del repertorio Belliniano (dato che il libro ha toni fortemente isolani).

Recensione e intervista a cura di Simona Lo Iacono

Il mare sanguina, la notte.
Lorenzo La Marca lo ha scoperto molti anni prima, quando il tempo non era un compagno che svelava il volto, ma uno sconosciuto che gli si piegava accanto e che non gli chiedeva ancora conto.
Adesso – invece – ha fatto l’abitudine all’idea dei passaggi, delle stagioni della vita e di un mare che – se anche solcato – non smette di sanguinare come una ferita rigurgitando galeoni, satrapi incrostati, relitti e schegge di continenti.
Non è solo la maturità ad incalzare, pensa La Marca, ma è anche il passato che si offre ad essere letto con altri occhi, venendo su all’improvviso, picchiando sull’uscio dei sensi, sol che un incontro inatteso torni a pungolarlo e a renderlo vivo.
E così, in un giorno come altri, in cui si trova ad Erice e ciancola in cerca di sollievo dalla calura lancinante, La Marca si imbatte in Rizzitano, un amico dei primissimi anni universitari.
L’impatto è inevitabile, il tempo – ormai avvezzo a chiedere e domandare – s’imbizza. E la memoria non può che scivolare a molti anni prima.
Ed ecco, subito si rivede, La Marca, giovanissimo studente, alle prese con un primo incarico per conto di un suo professore.
Gli viene affidato infatti il compito di imbarcarsi su un peschereccio, il Santa Ninfa, e da lì prendere il largo verso un viaggio che non è solo d’acqua, ma di occhi, suoni, scoperte nel guscio segreto dell’esistenza.
Chiedo allora all’autore:

– Caro Santo, questo è forse il romanzo in cui noi lettori sperimentiamo per la prima volta un’altra faccia del simpatico La Marca: la memoria e, con essa, una innegabile malinconia nel ricordare. E’ un taglio inedito che colpisce e getta sul romanzo una luce quasi contemplativa. Cosa accade a La Marca? Come mai in questo romanzo il nostro amato personaggio decide di fare un passo indietro? Leggi tutto…

UMBRIALIBRI TERNI 2014

UMBRIALIBRI TERNI: dal 20 al 23 novembre 2014

Dopo l’edizione di Perugia, svolta eccezionalmente a giugno, dal 20 al 23 novembre si ripresenta l’appuntamento ternano di Umbrialibri che avrà luogo da quest’anno in modo diffuso, a partire dalla bct, il Pala Sì e il Caos per arrivare a toccare molti altri luoghi nella città.
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FAR CRESCERE L’ITALIA CHE LEGGE: il patto umbro per la lettura

FAR CRESCERE L’ITALIA CHE LEGGE: il patto umbro per la lettura

far crescere l'italia che legge

Un evento organizzato dalla Regione Umbria, in collaborazione con Ambasciata USA in Italia, Cepell e AIB e ACP Umbria, ha organizzato per il 20 novembre a TERNI  in occasione della Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza

Biblioteca comunale di Terni, Caffè letterario, ore 16,00

Special guests, oltre a Giovanni Solimine e a Flavia Cristiano, BETH HOLLAND  (blogger di EDUTOPIA della George Lucas Educational Foundation con un intervento dal titolo “Il futuro dell’apprendimento”)
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VOLALIBRO 2014

VOLALIBRO – Festival della Cultura per Ragazzi
Noto (Sr), dal 22 al 30 novembre 2014

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La brochure con tutti gli eventi

Il video con Corrada Vinci, l’organizzatrice dell’evento

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Si segnala, in particolare, l’evento di lunedì mattina 24 novembre 2014 dedicato alla presentazione del volume “Happy hour con gli Dei” (Melino Nerella, 2014)

Questo progetto editoriale nasce da un’idea di Corrada Vinci, curatrice dell’opera ed organizzatrice della rassegna di cultura per ragazzi “Volalibro” e di Silvio Aparo, editore della Melino Nerella Edizioni, con lo scopo, attraverso un’azione di patrocinio gratuito, di promuovere tra i giovanissimi la conoscenza dei Siti Unesco della Sicilia.
Ultimamente si registra un affievolimento del concetto di identità. Si afferma un’idea debole, sfocata, quasi in crisi dell’individuo e da questa analisi si è partiti per cercare un metodo di ricentramento.
Una riposta concreta e di sensibilizzazione pratica alla evanescente e fuggente società contemporanea. L’idea che i ragazzi possano in una prima fase leggere ed immaginare con la fantasia dello scrittore i siti UNESCO e in un secondo momento andare di persona a visitare e vivere i medesimi siti rappresenta il miglior antidoto alla emergenza di valori e alla caoticità della realtà in cui siamo caduti.
L’obiettivo è quindi quello di rafforzare il valore dell’identità siciliana avendo la consapevolezza di appartenere ad una terra che ha il maggior numero di siti Unesco in tutta Europa. Siti che hanno un valore estetico scientifico, artistico; straordinari, tali da avere riconosciuto il titolo di patrimonio Mondiale, facendo sì che la loro tutela diventi una responsabilità ripartita tra tutti i membri della comunità.
Lo strumento che meglio di altri può veicolare tra i ragazzi la curiosità iniziale e lo stimolo all’approfondimento successivo è stato individuato nella realizzazione di una raccolta di racconti ambientati nei vari siti Unesco della Sicilia.
Un particolare ringraziamento va a tutti i professionisti della scrittura che a titolo di stima ed amicizia hanno accettato questa piccola sfida e a Paolo Patanè quale vicedirettore del coordinamento dei Comuni Unesco Sicilia.
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A PROPOSITO DI RADIO: intervista a Vito Cioce

A PROPOSITO DI RADIO: intervista a Vito Cioce

di Massimo Maugeri

Sono molto felice di poter discutere di radio con un maestro come Vito Cioce, viceDirettore del Giornale Radio e di Radio1 dal 2009 al 2012, nonché autore e conduttore su Radio1 di programmi celebri tra cui “Tramate con noi”, “Facciamo storie”, “Storie di piazza”, “Il baco del millennio”.
Tra le altre cose, Vito Cioce è il conduttore (insieme a una “partner letteraria” d’eccezione, di cui discuteremo nel corso di questa intervista online) del più importante programma radiofonico dedicato alla scrittura: Radio1 Plot Machine, in onda il lunedì alle 23:05.

– Caro Vito, come nasce il tuo amore per la radio?
E’ stato un amore nato per caso, almeno a livello professionale. Sin da quando ero un ragazzino, non mi perdevo mai Radiosera, il Giornale Radio delle 19.30 sul secondo canale. Lo ascoltavamo in silenzio, come un rito collettivo, dal barbiere dove la sera accompagnavo mio padre quando finiva la sua giornata di lavoro. E ricordo che uscivo di corsa da scuola nel week-end per tornare in tempo a casa. Il venerdì per Hit Parade, con il maestro Lelio Luttazzi, e il sabato per La Corrida, con un grande conduttore come Corrado che poi  ho avuto la fortuna di conoscere di persona e intervistare per Il Tempo. Il mio primo amore da aspirante-giornalista. Allora era un autorevole quotidiano indipendente, dove ho avuto la fortuna di cominciare la gavetta per uno stage estivo nella Redazione Province (allora ci chiamavano borsisti) mentre studiavo ancora all’Università. Dentro Palazzo Wedekind, a Piazza Colonna, ho passato otto, indimenticabili, anni di vera scuola del mestiere con Gianni Letta, Gaspare Barbiellini Amidei e Franco Cangini come direttori. Arrivare prima degli altri sui luoghi degli eventi. Comprendere con l’osservazione dei particolari, le fonti e l’aiuto dei fotografi che cosa era successo. E al ritorno scrivere per farlo capire a chi ci avrebbe letto. Questa fu la lezione che mi diedero appena entrato. Ci sentivamo una grande famiglia e una squadra sempre più compatta nei confronti di chi puntava al suo ridimensionamento. E proprio lì avrei conosciuto una collega che sarebbe diventata la madre dei miei due figli, Costanza e Lorenzo.

Raccontaci qualcosa dei tuoi inizi alla Rai… Leggi tutto…

LUIGI GUARNIERI racconta IL SOSIA DI HITLER

LUIGI GUARNIERI ci racconta il suo romanzo IL SOSIA DI HITLER (Mondadori). Un estratto del libro è disponibile qui…

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di Luigi Guarnieri

Hitler è veramente morto sparandosi un colpo di pistola alla tempia? O si è avvelenato col cianuro? Oppure queste sono solo ipotesi, congetture che in realtà nessuno ha mai potuto verificare a fondo – o che sono state fabbricate appositamente per coprire un’altra verità? Quando il suo corpo fu bruciato nel giardino della Cancelleria, accanto a quello di Eva Braun, tutto quello che rimase del dittatore – al di là delle membra carbonizzate – furono i denti. I denti costituiscono l’unico elemento grazie al quale si può identificare un individuo carbonizzato; e Hitler, per di più, aveva una dentatura davvero particolare: gli erano rimasti solo tre denti originali, incastrati in una protesi molto complessa, peculiare e inconfondibile. Quando i sovietici disseppellirono i cadaveri ed effettuarono le autopsie, la protesi rappresentò il punto fermo della presunta identificazione. Ma le protesi si possono riprodurre in serie, se ne possono fare delle copie. Mi sono sempre chiesto: quella protesi non poteva essere un falso? Se poteva esserlo, anche tutta la storia della morte di Hitler poteva essere una messa in scena, una mistificazione, e aprire la strada a un’ipotesi narrativa che valeva la pena di esplorare. Così, tanti anni fa, è scattata la prima scintilla di questo romanzo.
C’è un aspetto, nella storia dei dittatori, che ho sempre trovato estremamente interessante quanto poco esplorato: il ruolo dei loro sosia – che tutti i capi supremi, da Stalin fino a Saddam Hussein, hanno utilizzato quantomeno come controfigure da esporre in pubblico in occasioni potenzialmente pericolose. Hitler ha certamente avuto dei Sosia, anche se non se ne sono trovate molte tracce documentarie. Del resto, gli archivi dei servizi segreti del Reich sono stati in buona parte distrutti. Ho cercato ugualmente di immaginare la storia di uno di questi Sosia – ed è così che è nato il personaggio di Mario Schatten. La questione che mi sono posto subito, però, era un’altra: chi avrebbe raccontato la storia della misteriosa ‘Operazione Janus’, di cui Mario Schatten è la vittima sacrificale? Leggi tutto…

IL SOSIA DI HITLER di Luigi Guarnieri (un estratto)

In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo le prime pagine del romanzo IL SOSIA DI HITLER di Luigi Guarnieri (Mondadori). Luigi Guarnieri ci ha raccontato il suo libro qui…

La scheda del libro
Berlino, ottobre 1945. L’agente speciale L**** Gren***** del controspionaggio militare americano viene incaricato di condurre una nuova indagine sulla morte di Adolf Hitler. La verità ufficiale vuole che il Führer si sia suicidato nel bunker, ma i rapporti dell’Intelligence Service britannico e dei russi dell’NKVD non hanno chiarito la reale dinamica dei fatti. L’interrogatorio della dentista personale del Führer, la dottoressa Greta von Freundin, ha aperto un nuovo scenario investigativo: il Dipartimento H dei servizi segreti del Reich, specializzato in Controfigure, Contraffazioni e Interventi speciali, avrebbe sviluppato un piano segreto per favorire la fuga di Hitler dal bunker. Nome in codice, Operazione Janus. Comincia così una difficile inchiesta, lunga più di quindici anni, scandita da scoperte, delusioni, inganni e sorprese. Ossessionato dal fantasma di Hitler e del suo doppio, l’agente Gren***** interroga testimoni reticenti o ambigui, viaggia tra Germania e Austria, Argentina e Italia, Paraguay e Svizzera. E alla fine ritrova le tracce dell’aristocratico Egon Sommer, il direttore del Dipartimento H, e dell’altrettanto misterioso Mario Schatten, il sosia di Hitler: geniale musicista incompreso, vittima sacrificale di una terribile macchinazione e di due spaventose dittature – il nazismo prima, il comunismo poi. Ma quando scrive il suo rapporto conclusivo, frutto di un lungo lavoro di pazienza e di astuzia, l’agente Gren***** ormai sa che la verità non è mai una sola: perché niente e nessuno, nemmeno lui, è cio che sembra. Affresco epico e visionario, thriller storico ma anche narrazione totale che contamina in assoluta libertà ricerca documentaria e invenzione fantastica, evocando con lo stesso fascino inquietante figure reali e personaggi immaginari, Il sosia di Hitler è un potente romanzo sugli orrori e sulle follie della Storia, un grandioso viaggio nelle tenebre che nessun lettore potrà dimenticare.

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le prime pagine del romanzo IL SOSIA DI HITLER di Luigi Guarnieri (Mondadori)
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IL LIBRAIO DI SELINUNTE di Roberto Vecchioni (una recensione)

IL LIBRAIO DI SELINUNTEIl libraio di Selinunte di Roberto Vecchioni (Einaudi, 2014)

L’eternità della parola

di Katya Maugeri

“La mia città non si chiama Selinunte, anzi, non si chiama proprio.
Si chiamava cosi una volta, quando alle cose corrispondevano nomi.
Oggi qui non si comunica più a parole, ma a codici; a volte semplici, a volte complessi, fatti di segni mischiati a segni.”.

Un libraio che leggeva i libri, non li vendeva. Li leggeva e basta. Una canzone sublime che incanta, una canzone che diventa racconto. È “Il libraio di Selinunte” e a raccontare di lui è Roberto Vecchioni.
Un autore che affascina e che regala emozioni senza tempo, in questo racconto narra la storia di Nicolino, un ragazzo che passa le sue notti ad ascoltare leggere un libraio, non un venditore di libri, ma un lettore di parole, “ l’uomo più brutto che avessi mai visto. Piccolo, storto, vestiva un doppiopetto a righe grigie e nere molto più grande di lui… ”. Il ragazzo è l’unico ad ascoltare le storie lette dal libraio, che viene malvisto dagli altri abitanti del luogo.
L’uomo giunse a Selinunte, con i suoi innumerevoli libri da leggere, con la missione di trasmettere l’importanza della cultura, l’incanto della parola, “educando” gli abitanti alla lettura dei classici. Dopo gli iniziali momenti di curiosità, gli abitanti allontanarono il libraio ritenendolo quasi una presenza demoniaca, ed è in quest’ambientazione surrealistica che Nicolino attraverso un flash-back racconta la storia, al tempo della sua infanzia. Incurante del divieto dei genitori frequenta, ogni notte, la bottega del librario. Ogni sera, infatti, il giovane fa coricare al suo posto lo zio, rifugiandosi nelle letture incantevoli del libraio. Le parole pronunciate dall’uomo si trasformano in sigilli impressi nell’anima del ragazzo, parole che alimentano in lui l’amore per il sapere. Un racconto che mostra come potrebbe diventare una società se i libri andassero perduti, tutto questo mettendo in rilievo i grandissimi autori della letteratura: Shakespeare, Saffo, Manzoni, Leopardi, Pessoa, Catullo, Sofocle, Tolstoj. Una sera, il ragazzo sente il libraio esclamare: “E questa è l’ultima volta, Nicolino”. Da quella sera, l’evoluzione di eventi improvvisi, trascineranno il paese in un vortice senza ritorno: gli abitanti – come in un incantesimo – saranno circondati da parole prive di significato, vuote, aride, asettiche. Tutto apparirà piatto e privo di sentimenti, privo di comunicazione. Nicolino, l’unico a possedere “l’essenza” della parola, deciderà di raccontare a Petunia – sua amata alla quale non riesce a comunicare l’amore che prova per lei – i brani letti dal libraio, “Io amo Primula. Non posso parlare con lei, e sento questa mancanza come uno strappo, un dolore senza fine. Non mi bastano e non le bastano i gesti, le carezze, gli sguardi: tutto ciò è di una dolcezza animale che riempie solo una minima parte dello spazio comune: come un continuo rispondere senza domande. Come se per dipingere avessi tutto tranne i colori”. Leggi tutto…

TUTTO QUELL’AMORE DISPERSO, di Luca Raimondi (un estratto del romanzo)

TUTTO QUELL’AMORE DISPERSO, di Luca Raimondi (Il Foglio letterario, 2014)

Dalla Prefazione di Gianluca Morozzi

di Gianluca Morozzi

Una volta, mi ricordo, dovevo scrivere un racconto sulla fine di una storia d’amore. Che non è la materia più originale del mondo, ne convengo, ma forse il modo in cui mi ero calato nell’atmosfera un po’ originale lo era: avevo ascoltato dieci volte di file la canzone di Bob Dylan Ballad in plain D, che proprio di questo argomento tratta, in modo autobiografico. E così avevo scritto il racconto sulla fine della storia d’amore.
Il romanzo precedente di Luca Raimondi si apriva proprio con una citazione di Ballad in plain D, e questa era cosa buona e giusta.
Mi sono sempre piaciuti, mi piacciono, sempre mi piaceranno i romanzi che mescolano in modo sapiente donne indimenticabili e citazioni musicali.
In questo romanzo, ad esempio, il protagonista trova qualcosa di un personaggio femminile in un disco dei CCCP dal romantico titolo Epica Etica Etnica Pathos. Mi sembra già parecchio significativo, come accostamento.
E poi, in questo romanzo, c’è una ragazza che vuole riuscire a sedurre ogni forma di vita organica, ragazzi, ragazze, cani, gatti. Una che non si accontenta di sentirsi dire “ti amo”, no: vuole che quelle due parole vengano accompagnate dalla rinuncia contemporanea a un’altra ragazza.
Un perfetto, equilibrato mix di musica di classe e donne complicate.
La migliore combinazione del mondo, dopo vodka e martini.

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Un estratto del romanzo TUTTO QUELL’AMORE DISPERSO, di Luca Raimondi (Il Foglio letterario, 2014)

Dal capitolo 12, pp. 176-180
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FINCHÉ BRUCIA LA NEVE, di Antonio Lorenzo Falbo

FINCHÉ BRUCIA LA NEVEFinchè brucia la neve, di Antonio Lorenzo Falbo

Intervista a Antonio Lorenzo Falbo, autore del romanzo “Finché brucia la neve”
Armando Curcio editore, 2014

a cura di Claudio Morandini

L’ampio romanzo di Antonio Lorenzo Falbo, “Finché brucia la neve” (Armando Curcio editore), intreccia abilmente le vite e le voci di due personaggi, Desy e Alex. La prima, educatrice in una comunità psichiatrica, è una donna appassionata del suo lavoro, ma fragile; l’altro è un ragazzo affetto da schizofrenia che da un certo momento è ospitato nella comunità.
Tra i due si notano forti punti in comune. Entrambi soffrono e nascondono, finché possono, questa loro sofferenza; sono inoltre condizionati da figure assenti, per loro importantissime, come la sorella Clare, morta suicida e anche lei schizofrenica, per Alex, e l’ex di Desy, Max, anch’egli operatore e suicida, per motivi che rimarranno misteriosi per buona parte del romanzo e che costituiscono il punto di partenza di un’indagine di Desy. I ricordi di queste figure assenti muovono i gesti dei due protagonisti e riempiono i loro pensieri. Desy inoltre, vittima del burn-out, scivola sempre più verso comportamenti patologici che la renderanno simile ai pazienti (anzi, “utenti”) che dovrebbe curare.
Il romanzo racconta proprio (in Desy, ma anche in Alex, e in molti altri) il contrasto perenne tra “follia” e “ragione”, tra controllo e abbandono. In questo senso, malati e terapeuti (Desy soprattutto, come dicevamo, scivola più degli altri verso la follia) sembrano accomunati dai medesimi rischi, da un medesimo “male di vivere”, da una comune fragilità. Tale contrasto è anche efficacemente evocato nell’ossimoro presente nel titolo non scontato, “Finché brucia la neve”.
Un altro punto in comune tra i protagonisti e anche molti altri personaggi è lo sdoppiamento della realtà in un secondo mondo immaginario, ma comunque molto vivido, alimentato da rimuginii, visioni, paure, speranze: un locus amoenus, un hortus conclusus che Desy e Alex sentono minacciato e che rischia sempre il degrado per colpa di elementi esterni (la metafora del giardino ben coltivato ricorre ossessivamente nei pensieri di Desy; in Alex questo mondo prende piuttosto l’aspetto del luogo fiabesco).
Insomma, il romanzo suscita parecchie curiosità, e per questo ho rivolto all’autore alcune domande.

CM – La prima parte, che si sofferma senza fretta e con grande competenza sulla quotidianità nell’istituto, e allo stesso tempo coltiva il mistero legato ad alcune grandi domande (cioè racconta le angosce dei personaggi), mi pare la più felice, la più sentita.
Quanto la tua esperienza nel settore ha contato nel riempire di vita questo imponente romanzo?
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STORIA DI SIRIO, di Ferdinando Camon (una recensione)

STORIA DI SIRIO – Parabola per la nuova generazionedi Ferdinando Camon

Garzanti Libri – pagg. 152 – € 12,00

di Renzo Montagnoli

La speranza non deve morire

Non si può certo dire che Ferdinando Camon sia monocorde, che i suoi scritti trattino sempre lo stesso tema e così, dopo aver dato alle stampe i romanzi del Ciclo degli ultimi, per intenderci quelli che parlano della scomparsa della civiltà contadina, ha osservato il mondo che lo circonda, la società che lo occupa, cogliendo, insieme con gli aspetti esteriori più significativi, le carenze di fondo, in un invito a meditare e, soprattutto, a cercare di cambiare le tante troppe storture. E’ il caso questo anche di Storia di Sirio, che sembra un’opera rivolta più all’attuale generazione giovanile, ma che interessa tutti, anche quelli più avanti negli anni, figli di quel dopoguerra che hanno accettato supinamente la civiltà industriale, quella dei consumi, salvo poi lamentarsi sterilmente. Un giovane deve necessariamente maturare attraverso le esperienze e Sirio è un emblema di questo processo, un prodotto tipico in cui la generazione attuale troverà non pochi punti di contatto. Ma finisce con l’essere un atto di accusa anche nei confronti dei genitori, ingabbiati, come i figli, in una struttura piatta che nell’illusione di uno sprazzo di benessere finisce con lo schiavizzare, con il rendere succubi a un sistema capitalistico impietoso che poco dà per togliere invece tanto. In questo quadro Sirio, figlio di un industriale, quindi di un capitalista, con quella voglia di aria nuova che è proprio dei giovani, prima si ribella al padre, avviando una serie di esperienze totali come una vita da sbandato con l’assunto che lavoro equivalga a schiavitù, poi prova l’ebbrezza del primo amore e la delusione che ne deriva quando questo diventa noia, e infine arriva all’autoanalisi interiore, quasi a voler dimostrare che qualsiasi aspirazione di cambiamento è inevitabilmente destinata alla sconfitta se non cambiamo prima noi stessi. Però, se è pur vero come dice Camon che si tratta di una parabola per la nuova generazione, ho colto altri motivi di interesse, forse nemmeno tanto impliciti, che l’uomo, scrittore, insegnante e padre, non può aver messo lì per caso o unicamente a supporto del suo discorso. Leggi tutto…

QUANDO SAREMO TUTTI NELLA NORD

https://i1.wp.com/www.ecletticaedizioni.com/wp-content/uploads/2014/10/quandosaremo.jpg«La gente che ci vede ci chiede chi noi siamo e noi glielo diciamo chi noi siamo.
Siamo l’armata rossazzurra, e mai nessuno ci fermerà. Noi saremo sempre qua quando
il Catania giocherà perché il Catania è la squadra degli ultras»

Quando saremo tutti nella Nord

di Alessandro Russo

Esplodono bombe carta, volano tumbulate e traballano gradinate all’interno di Quando saremo tutti nella Nord di Luigi Pulvirenti e Michele Spampinato (Ed.Eclettica 2014, €16). Un libro impregnato di cori che rimbombano nella città sdraiata all’ombra del pennacchio fumante più alto d’Europa, dove alcune storie viaggiano nel tempo e altre ruzzolano nell’oblio. Un maialino colorato di rosanero trotterella in pista, scenografie mai viste luccicano e pezzi di rubinetto volteggiano insieme a buste piene di piscio. Ma -più d’ogni altra cosa- una palla di cuoio rotola sull’erba d’uno spelacchiato Cibali e passa sopra pistole elettriche e pay-tv, triangolazioni e fondi d’investimento.
Protagonisti delle duecentocinquanta paginette sono un gruppo d’ultras che si dà un nome e un progetto. Si chiamano Peppe Ovetto, Luca Skinhead, Turi Barros, il Roscio, Mezzo chilo, Nervoso. Non sostengono solo undici giocatori di football ma una città intera e la sua maglia rossazzurra. Abitano nel cuore del cuore cittadino, nel degrado suburbano di San Cristoforo; sono i Decisi, un esercito di gente cazzuta che decide di non avvicinarsi alle bande poco raccomandabili del quartiere. Il capo è un carismatico giovanotto appassionato d’immersioni e musica rock. Dove gioca il Catania c’è lui, a dannarsi come un ossesso in una curva ribollente di passione. Nel sacro tempio di piazza Spedini, dalla sua postazione in sella alla Nord, Michele prende posizione e attacca. È il direttore d’orchestra d’uno show emozionante e seduto sulla balaustra non smette nemmeno per un attimo di martellar tamburi. «Vi garantiamo sostegno costante, -grida ogni santa domenica ai calciatori- ma dovete sputar sangue per la maglia». Leggi tutto…

PREMIO LETTERARIO “LA GIARA”: il 31/12/2014 la scadenza dell’edizione in corso

Rai La GiaraÈ il 31 dicembre 2014 il termine ultimo per partecipare all’edizione in corso del PREMIO LETTERARIO “LA GIARA” promosso da RAI-ERI

Scarica il bandoScarica il modulo d’iscrizioneCommissione del concorso

Il Premio Letterario La Giara bandito da RAI COM- Rai Eri, alla sua terza edizione è stato ideato per dare spazio e visibilità a giovani potenziali scrittori presenti su tutto il territorio nazionale.
È infatti rivolto ad autori al di sotto dei 39 anni e vuole essere un vero e proprio osservatorio capillare sulla narrativa giovanile con il supporto delle sedi regionali Rai. Ciascun autore partecipa spedendo la propria opera alla sede regionale di appartenenza, opera che supererà tre fasi di giudizio prima di giungere eventualmente alla terna finalista.
In ogni sede la Commissione Regionale, 21 su tutto il territorio, composta da esperti della narrativa e dell’editoria, sceglie in totale autonomia, i due romanzi migliori tra tutti quelli pervenuti.
Questa prima tappa si conclude con la pubblicazione on-line dei titoli dei romanzi e dei nomi dei semifinalisti regionali indicati dalle Commissioni. I 42 manoscritti vengono a questo punto sottoposti alla Commissione Nazionale composta da Pier Luigi Celli (Rettore Università Luiss), Antonio Debenedetti (scrittore, critico letterario), Gian Arturo Ferrari, Paolo Mauri (critico letterario e storico della letteratura), Franco Scaglia, Marino Sinbaldi (Direttore Radio3, Presidente Teatro di Roma), che ha il compito di individuare i tre migliori romanzi tra i 42 semifinalisti selezionati.
Da quest’anno saranno resi noti anche i 6 semifinalisti che comporanno la rosa dei prescelti dalla Commissione Nazionale da cui poi deriverà la terna definitiva. La terna finalista verrà resa nota a luglio in una serata conclusiva da Agrigento che segna la chiusura dell’edizione in corso e l’inizio di una nuova edizione.
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SOLO A PARIGI E NON ALTROVE (a Catania) – Luigi La Rosa

la Feltrinelli Libri e Musica

solo a parigi e non altrove feltrinelli ct

 

Mercoledì 12 Novembre

la Feltrinelli Libri e Musica

via Etnea 285 a Catania

ore 18,00

LUIGI LA ROSA

 

presenta

 

SOLO A PARIGI

E NON ALTROVE

Una guida sentimentale

Ad est dell’equatore

 

intervengono

 

NELLINA LAGANA’

MASSIMO MAUGERI

ELVIRA SEMINARA

 

Di Parigi si è scritto tanto, ma non una guida turistico-culturale che narrasse al ritmo di una passeggiata in compagnia di Baudelaire, Nadar, Verlaine, Rimbaud, Hemingway, Joyce, Claudel, Rodin, Balzac, Proust, Modigliani, Chopin, Berlioz, Wilde, Stein, Colette, Cocteau, Piaf, Moreau, Flaubert. … Ci ha pensato Luigi La Rosa, dedicando alla città francese con Solo a Parigi e non altrove, una sintesi tra saggio, guida turistica e romanzo e aprendo sui venti arrondissement altrettante personalissime “finestre di ardesia” che ricostruiscono, al servizio del viaggiatore, l’anima culturale che tuttora alberga i quartieri parigini. Nessun’altra città al mondo ha radunato intorno a sé scrittori, pittori, musicisti, pensatori e intellettuali quanto la Ville Lumière, e come in ogni viaggio, così nel libro i punti di partenza sono luoghi fisici, percorribili, da attraversare con il piacere stupito del viaggiatore d’eccezione, e interiori, stazioni esistenziali frutto dell’immaginazione. Ogni paragrafo del libro prende spunto da un indirizzo, una coordinata reale, identificabile nelle singole fermate del metrò adeguatamente indicata sulla rotta dei percorsi che le parole di Luigi La Rosa sanno tramutare anche in ricostruzione romanzesca di fatti e suggestioni personali. Un libro “camminativo”, Solo a Parigi e non altrove, come l’ha definito l’autore stesso, e che permette di penetrare con singolare ritmo da passeggiata il passato e presente culturale della capitale francese. Ad arricchire la speciale pubblicazione, un abbondante repertorio documentario di materiali grafici e fotografici, tra cui una cartina, mappa turistico-culturale dei singoli quartieri della città, contrassegnati dalla grafia originale di ognuno dei celebri protagonisti che rendono ancora più credibile e stimolante l’avventura emotiva cui le pagine rimandano. In Solo a Parigi e non altrove, Luigi La Rosa ha scelto di essere protagonista della storia con tanto di nome e cognome reali perché – più che spiegare agli altri – ha cercato di comprendere in prima persona cosa vi sia alle spalle della storia culturale della città che ha fatto di Parigi ciò che Parigi è.

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BOOKCITY MILANO 2014 parte il 13 novembre (il 14 @Stoleggendo)

dal 13 al 16 novembre 2014
Incontri con gli autori / spettacoli / reading / laboratori / mostre
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Dal 13 al 16 novembre 2014 torna BOOKCITY MILANO, manifestazione promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano e dal Comitato promotore BookCity composto da Fondazione Rizzoli Corriere della Sera, Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori e Fondazione Umberto e Elisabetta Mauri, con il contributo di Camera di Commercio di Milano e AIE (Associazione Italiana Editori), con ilsostegno di AIB (Associazione Italiana Biblioteche), ALI (Associazione Librai Italiani) e LIM (Librerie Indipendenti Milano).

“Una terza edizione che è anche la prima edizione metropolitana di BOOKCITY MILANO, che coinvolge molte biblioteche del nuovo, allargato territorio milanese, estendendo progressivamente i confini della manifestazione sempre più lontano dal centro – ha dichiarato l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno –. Con questa nuova edizione inoltre, mentre da un lato consolidiamo il ruolo protagonista delle scuole con oltre 170 progetti attivi sull’area metropolitana, dall’altro istituiamo una tradizione nuova, quella di conferire il Sigillo della Città a un grande autore della letteratura contemporanea che partecipa a BOOKCITYMILANO: quest’anno sarà David Grossman, a significare la grande attenzione di BOOKCITY MILANO ai temi più sensibili dell’attualità e per sottolineare il contributo fondamentale della letteratura al dibattito sociale epolitico e, dunque, alla storia”.

 

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SI DUBITA SEMPRE DELLE COSE PIÙ BELLE – FEDERICO DE ROBERTO e ERNESTA VALLE

SI DUBITA SEMPRE DELLE COSE PIÙ BELLE. Parole d’amore e di letteratura”FEDERICO DE ROBERTO e ERNESTA VALLE – a cura di Sarah Zappulla Muscarà e Enzo Zappulla (Bompiani)

Federico De Robertodi Massimo Maugeri

Oggi De Roberto è “universalmente” riconosciuto come uno dei più grandi scrittori della letteratura italiana di tutti i tempi. È stato ribaltato il giudizio critico negativo di Benedetto Croce che per molto tempo ha pesato come un marchio su “I Vicerè”, definita (da Croce) come: «un’opera pesante, che non illumina l’intelletto come non fa mai battere il cuore (…)». Furono in tanti gli appartenenti al mondo letterario dell’epoca che non amarono De Roberto (né tanto meno la sua opera), trattandolo ingiustamente con sufficienza, superficialità e distacco. Giudizi negativi a cui, però, hanno sempre fatto da contraltare le parole di incoraggiamento e stima proferite da Verga e Capuana (grandi amici e sostenitori di De Roberto e della sua arte). Toccò a Leonardo Sciascia, in epoca più recente, in un articolo apparso su «la Repubblica» nell’agosto del 1977, e intitolato “Perché Croce aveva torto”, a riscattare definitivamente De Roberto e la sua opera principale, esaltando le doti dell’autore de “I Viceré” e contrastando causticamente la stroncatura di Croce sostenendo che: «(…) era difficile, nella scuola di allora, mandare al diavolo Croce e i crociati, la poesia e la non poesia, e leggersi “I Viceré” come poi durante la guerra li lessi, pensando che tanto peggio per la poesia, se poesia non c’era (…). “Se ci fossero cinquanta pagine in meno”, sospiravano coloro che amavano il libro ma non volevano mancare di rispetto a Croce. E perché avrebbero dovuto esserci cinquanta pagine in meno? E quali poi?».
Di recente è stato pubblicato un volume che getta una nuova luce sulla figura di Federico De Roberto. Un epistolario amoroso tra lo scrittore e Ernesta Valle (una nobildonna dell’epoca). Si intitola “Si dubita sempre delle cose più belle. Parole d’amore e di letteratura”: pubblicato da Bompiani e curato da Sarah Zappulla Muscarà e Enzo Zappulla. Anche i curatori riportano, all’interno della loro acuta e ampia prefazione, il giudizio positivo di Sciascia su “I Viceré”, da lui definito “il più grande romanzo che conti la letteratura italiana, dopo I promessi sposi (“perché ‘dopo’? Meglio ‘insieme a’”, considerano giustamente i curatori). Leggi tutto…

STORIA DELLA BAMBINA PERDUTA, di Elena Ferrante (un estratto)

In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo un estratto del romanzo STORIA DELLA BAMBINA PERDUTA di Elena Ferrante (edizioni e/o) il quarto e ultimo volume dell’Amica geniale, la saga italiana che ha avuto più successo in questi anni, confermando l’autrice, già conosciuta per i precedenti romanzi, come una delle massime scrittrici al mondo.

La scheda del libro
Le due protagoniste Lina (o Lila) ed Elena (o Lenù) sono ormai adulte, con alle spalle delle vite piene di avvenimenti, scoperte, cadute e “rinascite”.  Ambedue hanno lottato per uscire dal rione natale, una prigione di conformismo, violenze e legami difficili da spezzare. Elena è diventata una scrittrice affermata, ha lasciato Napoli, si è sposata e poi separata, ha avuto due figlie e ora torna a Napoli per inseguire un amore giovanile che si è di nuovo materializzato nella sua nuova vita. Lila è rimasta a Napoli, più invischiata nei rapporti familiari e camorristici, ma si è inventata una sorprendente carriera di imprenditrice informatica ed esercita più che mai il suo affascinante e carismatico ruolo di leader nascosta ma reale del rione (cosa che la porterà tra l’altro allo scontro con i potenti fratelli  Solara).
Ma il romanzo è soprattutto la storia di un rapporto di amicizia, dove le due donne, veri e propri poli opposti di una stessa forza, si scontrano e s’incontrano, s’influenzano a vicenda, si allontanano e poi si ritrovano, si invidiano e si ammirano.
Attraverso nuove prove che la vita pone loro davanti, scoprono in se stesse e nell’altra sempre nuovi aspetti delle loro personalità e del  loro legame d’amicizia. Intanto la storia d’Italia e del mondo si srotola sullo sfondo e anche con questa le due donne e la loro amicizia si dovranno confrontare.
Assieme ai precedenti “capitoli” di questa straordinaria storia – L’amica geniale, Storia del nuovo cognome, Storia di chi fugge e di chi resta – questo quarto conclusivo volume costituisce un’opera letteraria  incredibilmente feconda e ispiratrice, un’opera riconosciuta internazionalmente come una delle massime del nostro tempo.

 

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Un estratto del romanzo STORIA DELLA BAMBINA PERDUTA di Elena Ferrante (edizioni e/o)
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LETTERATITUDINE a RAI SCUOLA

LETTERATITUDINE a RAI SCUOLA

Nell’ambito della puntata del programma “Terza Pagina” di Rai Scuola di sabato 8 novembre 2014, a partire dalle h. 9, si parlerà di Letteratitudine – dalle ore 9.00 ogni quattro ore – canali 146 DT e 806 Sky

Terza Pagina offre una vera e propria rassegna stampa sulle pagine culturali dei quotidiani, delle riviste e della rete. Condotto da Paolo Fallai, giornalista del Corriere della Sera, il programma, a cadenza settimanale, fornisce una mappa per orientarsi tra le principali pagine della stampa italiana, ma anche tra blog e siti web che si occupano di cultura. E’ quindi uno spazio dedicato ai libri, alla critica letteraria, al cinema e all’arte. Ogni settimana un tema principe guida gli approfondimenti e la scelta dei due ospiti che illustrano e commentano la rassegna assieme al conduttore.
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PISA BOOK FESTIVAL 2014

Pisa Book FestivalPISA BOOK FESTIVAL 2014

Dal 7 al 9 novembre 2014 Palazzo dei Congressi di Pisa

IL PROGRAMMA

Libri senza frontiere e Dacia Maraini madrina della XII edizione.

Il 7  novembre riprende il viaggio del Pisa Book Festival tra editori indipendenti italiani e tanti ospiti stranieri

 

Sempre più numerosi gli ospiti stranieri del Pisa Book Festival, sempre più ampie le collaborazioni con realtà culturali di paesi europei e sempre più interessanti gli incontri sulla traduzione organizzati da Ilide Carmignani,  che si rivolgono agli esperti, ma anche a tutti coloro che vogliono acquisire la sensibilità necessaria  per trasportare uno scrittore da una lingua all’altra. Lo scambio culturale tra paesi diversi è al centro dei dibattiti delle tre giornate del festival.  Come madrina di questa edizione è stata scelta Dacia Maraini, la scrittrice italiana più tradotta all’estero, ambasciatrice della cultura italiana nel mondo. Il Pisa Book Festival le dedica uno spazio dove si troverà tutta la sua produzione letteraria, mentre nel giorno di apertura alle ore 18.00 la scrittrice racconterà la sua vita, le sue passioni, i suoi libri a Joseph Farrell, professore emerito di letteratura italiana all’Università di Glasgow. Sabato 8 novembre alle ore 15.00 sarà invece ospite dei giornalisti Laura Montanari e Fabio Galati al Caffè Repubblica per parlare del suo ultimo libro Chiara D’Assisi. Elogio della disobbedienza.

Tra gli ospiti internazionali, i grandi nomi del panorama culturale italiano e i protagonisti del mondo del libro, prende il via dal 7 al 9 novembre 2014 al Palazzo dei Congressi di Pisa la dodicesima edizione del Pisa Book Festival, ideato e diretto da Lucia Della Porta. In totale 150 espositori provenienti da tutta Italia, oltre 200 eventi e 4.000 metri quadri di libri. Promosso e sostenuto come sempre dal Comune di Pisa e dalla Fondazione Pisa, il Pisa Book Festival si svolge quest’anno sotto gli auspici del Centro per il libro e la lettura. L’inaugurazione sarà venerdì 7 novembre, alle 11,  con  Marco Filippeschi, sindaco di Pisa, Claudio Pugelli, presidente della Fondazione Pisa, Cosimo Bracci Torsi, presidente della Fondazione Palazzo Blu, e Lucia Della Porta, direttrice del festival. Romano Montroni, presidente del Centro per il Libro e la Lettura, e lo scrittore svedese Björn Larsson terranno il discorso inaugurale.
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FESTIVAL POESIA CIVILE DI VERCELLI 2014

FESTIVAL POESIA CIVILE DI VERCELLI: 12-15 NOVEMBRE 2014

Festival ammesso alla UNESCO’s World Poetry Directory. Dal 2005 l’unico festival italiano su un aspetto importante della poesia contemporanea. Con un premio alla carriera annuale che ha portato a Vercelli nelle passate edizioni Adonis, Luciano Erba, Evgenij Evtuschenko, Juan Gelman, Titos Patrikios, Lawrence Ferlinghetti, Maria Luisa Spaziani (con la pubblicazioni di loro testi inediti a cura di Interlinea), con reading di poeti italiani e omaggi ad autori di riferimento (da Emily Dickinson a David Maria Turoldo, da Giovanni Raboni ad Alda Merini).

Festival internazionale di Poesia Civile

Tony Harrison in Italia per il premio alla carriera di poesia civile

 

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PROGRAMMA del X Festival di Poesia Civile di Vercelli – 12-15 NOVEMBRE 2014
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Rassegna della Microeditoria Italiana 2014

Rassegna della Microeditoria Italiana 2014

Chiari (Brescia): 7/8/9 Novembre  2014

La Rassegna della Microeditoria Italiana e’ una tre giorni di cultura a tutto tondo e un’immersione nel fascino liberty di Villa Mazzotti Biancinelli, a Chiari (Brescia). Anche l’edizione di quest’anno prendera’ le mosse dalla produzione dei piccoli e medi editori italiani per creare dibattito con grandi nomi della cultura nazionale e presentazioni di libri intervallati da appuntamenti artistici e musicali. Il mix perfetto per un weekend d’autunno all’insegna della cultura e dell’arte, ma anche dello svago e dell’intrattenimento.

Curata dall’Associazione Culturale l’Impronta, in collaborazione con il Comune di Chiari e il patrocinio della Provincia di Brescia e della Regione Lombardia, Consiglio Regionale della Lombardia e della Consigliera provinciale di Parita’, la manifestazione ha luogo ogni Novembre a Chiari, in provincia di Brescia, presso la bellissima cornice di Villa Mazzotti.Le migliaia di visitatori delle passate edizioni testimoniano il successo crescente di un evento che, di anno in anno, incuriosisce sempre di piu’ il pubblico grazie alle proposte particolari, raffinate e di nicchia, che vengono offerte durante la tre giorni.
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ISABELLA BORGHESE racconta GLI AMORI INFELICI NON FINISCONO MAI

ISABELLA BORGHESE ci racconta il suo romanzo GLI AMORI INFELICI NON FINISCONO MAI (edito da Giulio Perrone). Un estratto del libro è disponibile qui…

di Isabella Borghese

La cucina è l’ambiente della casa che preferisco. Amo cucinare per i miei amici. Quando ho deciso di dedicarmi alla stesura di Gli amori infelici non finiscono mai sapevo di voler scrivere, dopo Dalla sua parte, un’altra storia per i lettori. Un romanzo differente, dopo un esordio che, tuttavia, è stato esattamente quello che volevo raccontare.
L’entusiasmo e l’obiettivo è stato dunque lo stesso di quando mi ritrovo tra la macchina del gas e le pentole della cucina: che siano ricette gustose o il voler riempire la famosa “pagina bianca” non ho colto alcuna differenza importante.
Quali sono gli ingredienti di Gli amori infelici non finiscono mai? Provo a raccontarvi come li ho prima selezionati, e con cura, e subito dopo dosati, in modo equilibrato.
Sul tavolo di lavoro ho immaginato ci fossero: la Prosopagnosia. Roma. L’amore. Il silenzio.
Ma in che modo distribuirli? Come dar vita alla mia nuova ricetta in formato romanzo?
Un giorno nei miei pensieri ho incontrato L’Uomo senza Volto. Questo personaggio curioso che uscito dall’ospedale non riconosceva più se stesso allo specchio, né le altre persone. Neanche sua moglie. E’ prosopagnosico. La prosopagnosia è questo deficit percettivo per cui le persone che convivono con questa caratteristica non riconoscono i visi di nessuno.
“Il mio” Uomo senza Volto mi ha chiesto di raccontare la sua storia, la sua incapacità e la sua volontà di uscire fuori dalla sua casa per imparare a stare al mondo anche con questo deficit percettivo. Nella mia immaginazione l’ho visto prima uscire dall’ospedale, poi muoversi tutti i giorni davanti a una libreria Alice nel paese delle meraviglie. Ed è proprio così che lo incontriamo nel romanzo: lì davanti alla libreria con sei copie dell’esordio di Gisella Montàr, una donna che lui ha amato molto, e che non vede da quanto è diventato prosopagnosico; però si concede questo gesto amoroso: continuare a promuovere questo esordio. Si tratta di un gesto d’amore doppio, in realtà. Ed è enorme per lui: uno per questa donna, l’altro è vero atto d’amore per l’editoria in crisi. Lui compra e rivende i libri per essere certo che vengano acquistati. Leggi tutto…

Uno scrittore allo specchio: ORIANA FALLACI

Uno scrittore allo specchio: ORIANA FALLACI

di Simona Lo Iacono

Lo specchio è sempre stato il modo per intervistarmi da sola, per porgermi quelle domande scomode che nessuno ha mai avuto il coraggio di farmi. Io me le sono sempre fatte, le domande inopportune, quelle che creano scandalo e scompiglio, irretendo l’ascoltatore in una massa di dubbi.
Fin da bambina, a Firenze, mi ci mettevo davanti, lo sfidavo, facevo finta di tenere un microfono in mano, e interrogavo me stessa.
D’altra parte non ho mai conosciuto le barriere dietro le quali è facile nascondersi, e anche quando ero in trincea e lasciavo che la morte mi ballasse accanto sotto le scrosciate imperiose delle mitragliatrici, non ho voluto abbassare lo sguardo.
Le guerre sono tutte uguali, e anche il potere non ha facce su cui riflettersi, un segno identificatore, una personalità. L’unicità, l’irripetibilità non è mai del male, è sempre del bene.
Ho avuto un uomo che lo ha sfidato, il potere, che sotto baffi cangianti e greci, su cui posavo i miei baci imbrattati di rossetto, nascondeva una piega storta e ammalorata dal destino.
Era – come tutti i greci – un amante della libertà, e della sua lotta contro tutte le dittature aveva fatto un’ epopea simile a quella di certi eroi del Pelponneso. Per forza, gli dicevo ridendo e posando carezze sul torace innervato, sodo, irripidito da una peluria fittissima, per forza. Con quell’Olimpo popolato da dèi seduttori e impefetti, che si uniscono a ninfe o a sovrane innamorate, che cosa ti aspettavi. Per forza dovevi essere un eroe.
Ma erano risate rare, più spesso ci dominava la paura della persecuzione, della fine, di un tempo già scandito da una clessidra cloppettosa e feroce che colpo dopo colpo faceva scivolare i suoi sassi a fondo, sincopandoli come il mio cuore impazzito.
Per questo ci amavamo senza concederci pausa, senza progettare un tempo infinito come fanno tutti gli amanti, ma dilatando quel nostro esilio per renderlo eterno. Leggi tutto…

LA VARIABILE COSTANTE, di Vincenzo Maimone (recensione)

LA VARIABILE COSTANTE, di Vincenzo Maimone (Fratelli Frilli editori)

di Alessandro Russo

Casa Russo, ieri sera.
«Chi sarebbe mai questa Carla –sbuffa come una caffettiera la mia signora a cena- con cui hai deciso di partire?»
«Lauretta gioia, -recupero sdolcinato il mio- Carla è la fidanzata di Giacomo, il protagonista del romanzo che sto per recensire. Mi piaceva l’idea di prendere il via non già dal personaggio principale, un distinto commissario di polizia di Acireale, bensì dalla sua compagna. Ad ogni modo, curiosare tra le scartoffie della scrivania dello sposo non è cosa buona e giusta. Una come Carla non l’avrebbe mai fatto…»
Dopo quindici minuti passati a ruminare, torno allo stuzzicante La Variabile Costante di Vincenzo Maimone (Fratelli Frilli Ed.2014, pg.220, € 9). E parto con Carla, una donna estroversa e piacente che dissolve il velo di quieta rassegnazione che aveva avvolto Giacomo, una volta rimasto vedovo. Il primo attore de La Variabile Costante è un uomo d’ordine riflessivo e in pace con sé stesso. Perennemente alla ricerca di elementi di continuità, i suoi occhi scrutano un paesaggio frastagliato, cangiante e irregolare. In più l’amore ritrovato gli regala energia e vigore spingendolo a pensare di nuovo al plurale. Tra le pieghe delle indagini d’un delitto che par dettato dalla passione fa capolino Tancredi, il Principe delle digressioni filosofiche che scortano l’intera narrazione. Così l’autore mette in moto il suo intrigante giallo e contesta con forza il modello educativo di un “multiuniverso” sempre più sfregiato dalla frenesia e dall’avidità. Vincenzo Maimone ha quarantaquattro anni ed è originario di Messina. Laureato in Filosofia, insegna a Scienze Politiche di Catania. Appassionato di cucina, va in giro in sella a una Harley Davidson color rosso fuoco. Da bravo osservatore, con uno sguardo ora lineare ora obliquo, indaga la natura umana e coglie i particolari che gli consentono di far centro per catturare l’attenzione del lettore. Leggi tutto…

MARIANNINA COFFA, di Marinella Fiume (la poetessa, il nuovo libro, il convegno)

MARINELLA FIUME ci racconta MARIANNINA COFFA (la poetessa, il nuovo libro, il convegno)

Il 7 e l’8 novembre 2014, a Noto, il convegno “Mariannina Coffa: sguardi plurali” (a fine post, la locandina relativa all’evento)

Mariannina Coffa, la donna inquieta, l’intellettuale antesignana, la poetessa visionaria

di Marinella Fiume

Mariannina Coffa Caruso (1841-1878) – la “Saffo”, la “Capinera di Noto” – è una poetessa vissuta negli anni cruciali tra le battaglie risorgimentali e l’assestamento del nuovo Stato unitario. La sua vicenda umana, per certi versi comune a tante borghesi dell’Ottocento – e non solo in Sicilia – si evolve in chiave originale attraverso il contatto con filoni di pensiero riconducibili alla Massoneria, al Magnetismo o Mesmerismo animale, al Sonnambulismo, allo Spiritismo, al Raffaellismo, all’Omeopatia. Attraverso una ricostruzione accurata dei codici culturali e simbolici del contesto e la lettura integrale del suo ricco Epistolario custodito presso la Biblioteca “Principe di Villadorata” di Noto (SR), è possibile seguirne le tracce private e pubbliche che, insieme a uno spaccato inedito della Sicilia di quegli anni, ci restituiscono il dramma esistenziale e le progressive tappe della presa di coscienza di una donna inquieta, di una poetessa visionaria, di un’intellettuale antesignana che affida a una protesta metafisica la possibilità di un riscatto e di una realizzazione personale, in un’epoca alle soglie della scoperta dell’inconscio.
A Noto (Siracusa), il 30 settembre 1841, dall’avvocato Salvatore Coffa Ferla di accesi spiriti antiborbonici ed esiliato a Malta dopo i fatti del ‘48 insieme a Matteo Raeli, futuro Ministro dell’Italia unita, e da donna Celestina Caruso, nasceva Mariannina. La sua era tra le più illustri famiglie della borghesia delle professioni, di spicco per meriti culturali tanto per ascendenza paterna che materna: il nonno materno, Giuseppe Caruso Olivo, era medico, l’avo paterno, Giuseppe Coffa, segretario dell’Accademia dei Trasformati, latinista e dilettante scrittore di teatro. In questo vivace ambiente liberale dominato dalla cultura e dalla sociabilità massoniche, di quella Noto che doveva essere ancora per pochi anni capovalle prima che il titolo andasse a Siracusa, si svolge l’infanzia della “sensitiva” Mariannina.
Dà segni precoci di vocazione poetica e a dieci anni frequenta il Collegio laico Peratoner di Siracusa, dove apprende i primi rudimenti di versificazione da Francesco Serra Caracciolo. Nel 1852, gli viene affiancato come precettore, a Noto, l’intransigente sacerdote Corrado Sbano che guida sapientemente le sue letture e disciplina il suo estro. Leggi tutto…

#unlibroèunlibro: contro la discriminazione tra i formati del libro

 #unlibroèunlibro: contro la discriminazione tra i formati del libro

La discriminazione dei libri digitali si riflette sullo sviluppo culturale del nostro Paese:  l’IVA di un libro di carta è il 4%, quella di un ebook è il 22%.

Anche l’AIE (associazione italiana editori) si unisce all’iniziativa #unlibroèunlibro
Il mondo del libro si mobilita per dire NO con una foto alla discriminazione tra i formati del libro
Al via la campagna italiana, a breve in tutta Europa. Volti di persone note e meno note, italiani che leggono tanto o che diventeranno lettori danno voce e corpo alla campagna unlibroéunlibro. La richiesta? Non penalizzare gli e-book, perché una storia è una storia indipendentemente dal supporto di lettura…
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