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LA VARIABILE COSTANTE, di Vincenzo Maimone (recensione)

novembre 4, 2014

LA VARIABILE COSTANTE, di Vincenzo Maimone (Fratelli Frilli editori)

di Alessandro Russo

Casa Russo, ieri sera.
«Chi sarebbe mai questa Carla –sbuffa come una caffettiera la mia signora a cena- con cui hai deciso di partire?»
«Lauretta gioia, -recupero sdolcinato il mio- Carla è la fidanzata di Giacomo, il protagonista del romanzo che sto per recensire. Mi piaceva l’idea di prendere il via non già dal personaggio principale, un distinto commissario di polizia di Acireale, bensì dalla sua compagna. Ad ogni modo, curiosare tra le scartoffie della scrivania dello sposo non è cosa buona e giusta. Una come Carla non l’avrebbe mai fatto…»
Dopo quindici minuti passati a ruminare, torno allo stuzzicante La Variabile Costante di Vincenzo Maimone (Fratelli Frilli Ed.2014, pg.220, € 9). E parto con Carla, una donna estroversa e piacente che dissolve il velo di quieta rassegnazione che aveva avvolto Giacomo, una volta rimasto vedovo. Il primo attore de La Variabile Costante è un uomo d’ordine riflessivo e in pace con sé stesso. Perennemente alla ricerca di elementi di continuità, i suoi occhi scrutano un paesaggio frastagliato, cangiante e irregolare. In più l’amore ritrovato gli regala energia e vigore spingendolo a pensare di nuovo al plurale. Tra le pieghe delle indagini d’un delitto che par dettato dalla passione fa capolino Tancredi, il Principe delle digressioni filosofiche che scortano l’intera narrazione. Così l’autore mette in moto il suo intrigante giallo e contesta con forza il modello educativo di un “multiuniverso” sempre più sfregiato dalla frenesia e dall’avidità. Vincenzo Maimone ha quarantaquattro anni ed è originario di Messina. Laureato in Filosofia, insegna a Scienze Politiche di Catania. Appassionato di cucina, va in giro in sella a una Harley Davidson color rosso fuoco. Da bravo osservatore, con uno sguardo ora lineare ora obliquo, indaga la natura umana e coglie i particolari che gli consentono di far centro per catturare l’attenzione del lettore.
«Oggi,–mi giura adesso di fronte a un caffè– la lealtà è quasi un disvalore e i buoni sentimenti assumono i contorni di una candida ingenuità. Ci crogioliamo nell’idea che l’uomo sia buono e generoso, nonostante la realtà ci racconti il contrario. Il lieto fine a ogni costo ci rende succubi degli inganni di volponi e lupi che si aggirano baldanzosi nelle città, nei parlamenti, nei luoghi di lavoro. Nel contesto de ‘La Variabile Costante’ c’è una metafora cruciale che corrisponde all’atto del ruminare. Di più, è una riflessione che dovremmo applicare per valutare la realtà attuale. Viviamo nella società del tutto e subito e programmi tivù come ‘Man vs. Food’ rappresentano lo spaccato della società contemporanea. La dinamica si ripete nei processi di formazione e nei modelli educativi dove è richiesto di ingurgitare in un tempo ristretto quantità sempre maggiori di roba. Per esser pienamente assimilata e svolgere correttamente il suo ruolo, la conoscenza richiede l’atto del ruminare. Solo così si costruiscono individui liberi e pienamente consapevoli di sè e del mondo che li circonda. Quando ruminare? Tutte le volte che è necessario operare scelte e assumere impegni. Preciso che la ponderazione non equivale a pavidità o eccesso di prudenza che toglie impeto e forza alle nostre pulsioni, bensì ci consente di elaborare argomentazioni e difenderle a ragion veduta. Ruminare significa acquisire consapevolezza e interiorizzare, far propria la comprensione del mondo. Non è semplice, ma è probabilmente l’unica via di uscita da un pianeta ormai in stallo».

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Vincenzo Maimone (Messina, 1970) si è laureato in Filosofia presso l’Università degli Studi di Messina. È Ricercatore in Filosofia politica presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Catania. È autore di vari saggi e articoli su riviste scientifiche e della monografia,  La società incerta. Liberalismo, individui, istituzioni nell’era del pluralismo  (Rubbettino, Soveria Mannelli 2002). Ha pubblicato due romanzi,  Un nuovo Inizio  (Sampognaro e Pupi, 2009) selezionato come semifinalista al Premio Scerbanenco e  L’ombra di Jago (Sampognaro e Pupi, 2011). È appassionato di cucina e ama andare in giro in sella alla sua Harley Davidson.

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