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ISABELLA BORGHESE racconta GLI AMORI INFELICI NON FINISCONO MAI

novembre 6, 2014

ISABELLA BORGHESE ci racconta il suo romanzo GLI AMORI INFELICI NON FINISCONO MAI (edito da Giulio Perrone). Un estratto del libro è disponibile qui…

di Isabella Borghese

La cucina è l’ambiente della casa che preferisco. Amo cucinare per i miei amici. Quando ho deciso di dedicarmi alla stesura di Gli amori infelici non finiscono mai sapevo di voler scrivere, dopo Dalla sua parte, un’altra storia per i lettori. Un romanzo differente, dopo un esordio che, tuttavia, è stato esattamente quello che volevo raccontare.
L’entusiasmo e l’obiettivo è stato dunque lo stesso di quando mi ritrovo tra la macchina del gas e le pentole della cucina: che siano ricette gustose o il voler riempire la famosa “pagina bianca” non ho colto alcuna differenza importante.
Quali sono gli ingredienti di Gli amori infelici non finiscono mai? Provo a raccontarvi come li ho prima selezionati, e con cura, e subito dopo dosati, in modo equilibrato.
Sul tavolo di lavoro ho immaginato ci fossero: la Prosopagnosia. Roma. L’amore. Il silenzio.
Ma in che modo distribuirli? Come dar vita alla mia nuova ricetta in formato romanzo?
Un giorno nei miei pensieri ho incontrato L’Uomo senza Volto. Questo personaggio curioso che uscito dall’ospedale non riconosceva più se stesso allo specchio, né le altre persone. Neanche sua moglie. E’ prosopagnosico. La prosopagnosia è questo deficit percettivo per cui le persone che convivono con questa caratteristica non riconoscono i visi di nessuno.
“Il mio” Uomo senza Volto mi ha chiesto di raccontare la sua storia, la sua incapacità e la sua volontà di uscire fuori dalla sua casa per imparare a stare al mondo anche con questo deficit percettivo. Nella mia immaginazione l’ho visto prima uscire dall’ospedale, poi muoversi tutti i giorni davanti a una libreria Alice nel paese delle meraviglie. Ed è proprio così che lo incontriamo nel romanzo: lì davanti alla libreria con sei copie dell’esordio di Gisella Montàr, una donna che lui ha amato molto, e che non vede da quanto è diventato prosopagnosico; però si concede questo gesto amoroso: continuare a promuovere questo esordio. Si tratta di un gesto d’amore doppio, in realtà. Ed è enorme per lui: uno per questa donna, l’altro è vero atto d’amore per l’editoria in crisi. Lui compra e rivende i libri per essere certo che vengano acquistati.
E mentre ho raccontato la sua storia presente, lui mi ha fatto narrare anche la sua passata. Due realtà in contrasto.
L’Uomo senza Volto vive a Roma. Roma nel romanzo è la città in preda al caos più totale, un ingrediente importantissimo.
E’ la metropoli dei disagi degli autisti e degli utenti che ogni giorno viaggiano sul 60. Nel romanzo sono i capitoli: 60, racconti d’attesa. Qui sopra si incontrano personaggi di primo acchito bizzarri, come L’Uomo del Suicidio Premeditato, La Donna Silenzio, Signora Impertinenza. Sono uomini, passeggeri che viaggiano sul bus. Ciascuno è racchiuso nel proprio mondo, finché potremo riconoscerci in ognuno di loro e solo allora capiremo che non è un autobus bizzarro quello in cui i passeggeri pagano le multe con i soldi del monopoli. No, è solo il modo con cui dei cittadini si ribellano a un sistema che li ha visti pagare biglietti clonati. Su quest’autobus, tra l’altro, emergono alcuni termini di una protesta del sindacato Cambiamenti 411 impegnato nella lotta per difendere i diritti degli autisti Atac e degli utenti. E’ uno squarcio di Roma, non la metropoli affettata. E’ la città delle contraddizioni, dei disagi, quella che vivo e osservo ogni giorno, che attira la mia attenzione e a cui rivolgo il mio interesse.
Su quest’autobus viaggia anche Eszter. Eszter, fosse un ingrediente sarebbe forse lo zucchero? No, non credo, forse somiglia più a una spezia, che si aggiunge poi ma insaporisce, aggiunge “personalità” a un piatto.
Lei è una precaria dell’editoria di giorno, cameriera di notte. No, non sono io, potrebbe essere qualsiasi precaria di oggi. Eszter tutti i giorni è sul 60. Osserva queste persone, si muove tra loro per poi scendere davanti alla libreria Alice nel paese delle meraviglie. Lei è lì ogni giorno. Deve prestare la sua attenzione verso l’Uomo senza Volto, che scruta, ma a cui non rivolge mai la parola. Deve raccontare la storia di un uomo prosopagnosico, scrivere il romanzo su un uomo prosopagnosico.
Ma nei suoi capitoli Eszter è lì a raccontarci anche della sua storia passata con Lajos, un uomo che non vede da tempo. E allora, sì, potremmo anche affermare che Eszter vive per cercare la sua risposta all’amore, questo sentimento che è anche attesa, silenzio, ricerca; che finisce solo quando la memoria non ricorda più “l’oggetto amoroso” che lo fa vivere.
Dunque… E’ vero che Gli amori infelici non finiscono mai?
Un titolo, Gli amori infelici non finiscono mai, e due personaggi, Eszter e Lajos, presi in prestito a L’eredità Eszter, di Sándor Márai, e una storia che a tratti ne riprende le atmosfere, che consegna alla mia Eszter quell’attesa nei confronti di Lajos che è stata la medesima attesa per la protagonista di Márai del suo di Lajos.
La prosopagnosia, che ho studiato nei libri di Oliver Sacks e grazie a confronti con Davide Rivolta, psichiatra che ha scritto Prosopsagnosia. Un mondo di facce uguali è diventato presto il pretesto, in questo romanzo, per raccontare un pezzo di mondo importante, il nostro, in cui gli uomini non si riconoscono mai tra loro. Una società in cui il riconoscimento dell’altro non è quasi mai contemplato. Peccato! Perché la dimensione collettiva e non individuale del dolore sarebbe un grande passo avanti per avvicinarsi alle persone tutte.
Questa è stata la mia ricetta. Questi gli ingredienti del mio secondo romanzo, a cui ho aggiunto “il silenzio”– forse come si fa alla fine con le torte, quando si spennella il bianco dell’uovo con lo zucchero -– questo meraviglioso spazio necessario per ascoltare gli altri e riconoscere anche se stessi. Poi, come scrivo: “In silenzio si scrive una storia. Nasce negli spazi in cui l’uomo, con le sue manchevolezze e il suo essere inadeguato, si ostina a muoversi, creando più o meno rumore. Più o meno silenzio.”
Il vantaggio dei libri rispetto alle ricette è che i libri a differenza dei piatti che cuciniamo non scadono mai. Sono lì, al limite ad aspettarci, per essere gustati. E a ognuno di noi, questo proprio come i piatti cucinati, concedono la libertà dei propri gusti.
I libri sono la libertà di farli nostri, nel modo in cui preferiamo.

(Riproduzione riservata)

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Isabella Borghese è nata a Roma dove lavora come giornalista e ufficio stampa. Collabora con Controlacrisi.org, dove è responsabile della rubrica “Libri & Conflitti”. Ha scritto il reportage Da ex fabbrica occupata a «città» multietnica e il romanzo Dalla sua parte (2013, Edizioni Ensemble). Curatrice delle antologie: Sto qui perché una casa non ce l’ho (2013 Edizioni Ensemble, con Ascanio Celestini, Paolo Berdini e Walter De Cesaris) e Una bella bici che va (Giulio Perrone Editore, con Stefano Benni, Fulvio Ervas, Andrea Satta); è inoltre ideatrice del progetto stylish
editoriale Livres & Bijoux (2009). facebook.com/gliamorinfelicinonfiniscono

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