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IL LIBRAIO DI SELINUNTE di Roberto Vecchioni (una recensione)

novembre 14, 2014

IL LIBRAIO DI SELINUNTEIl libraio di Selinunte di Roberto Vecchioni (Einaudi, 2014)

L’eternità della parola

di Katya Maugeri

“La mia città non si chiama Selinunte, anzi, non si chiama proprio.
Si chiamava cosi una volta, quando alle cose corrispondevano nomi.
Oggi qui non si comunica più a parole, ma a codici; a volte semplici, a volte complessi, fatti di segni mischiati a segni.”.

Un libraio che leggeva i libri, non li vendeva. Li leggeva e basta. Una canzone sublime che incanta, una canzone che diventa racconto. È “Il libraio di Selinunte” e a raccontare di lui è Roberto Vecchioni.
Un autore che affascina e che regala emozioni senza tempo, in questo racconto narra la storia di Nicolino, un ragazzo che passa le sue notti ad ascoltare leggere un libraio, non un venditore di libri, ma un lettore di parole, “ l’uomo più brutto che avessi mai visto. Piccolo, storto, vestiva un doppiopetto a righe grigie e nere molto più grande di lui… ”. Il ragazzo è l’unico ad ascoltare le storie lette dal libraio, che viene malvisto dagli altri abitanti del luogo.
L’uomo giunse a Selinunte, con i suoi innumerevoli libri da leggere, con la missione di trasmettere l’importanza della cultura, l’incanto della parola, “educando” gli abitanti alla lettura dei classici. Dopo gli iniziali momenti di curiosità, gli abitanti allontanarono il libraio ritenendolo quasi una presenza demoniaca, ed è in quest’ambientazione surrealistica che Nicolino attraverso un flash-back racconta la storia, al tempo della sua infanzia. Incurante del divieto dei genitori frequenta, ogni notte, la bottega del librario. Ogni sera, infatti, il giovane fa coricare al suo posto lo zio, rifugiandosi nelle letture incantevoli del libraio. Le parole pronunciate dall’uomo si trasformano in sigilli impressi nell’anima del ragazzo, parole che alimentano in lui l’amore per il sapere. Un racconto che mostra come potrebbe diventare una società se i libri andassero perduti, tutto questo mettendo in rilievo i grandissimi autori della letteratura: Shakespeare, Saffo, Manzoni, Leopardi, Pessoa, Catullo, Sofocle, Tolstoj. Una sera, il ragazzo sente il libraio esclamare: “E questa è l’ultima volta, Nicolino”. Da quella sera, l’evoluzione di eventi improvvisi, trascineranno il paese in un vortice senza ritorno: gli abitanti – come in un incantesimo – saranno circondati da parole prive di significato, vuote, aride, asettiche. Tutto apparirà piatto e privo di sentimenti, privo di comunicazione. Nicolino, l’unico a possedere “l’essenza” della parola, deciderà di raccontare a Petunia – sua amata alla quale non riesce a comunicare l’amore che prova per lei – i brani letti dal libraio, “Io amo Primula. Non posso parlare con lei, e sento questa mancanza come uno strappo, un dolore senza fine. Non mi bastano e non le bastano i gesti, le carezze, gli sguardi: tutto ciò è di una dolcezza animale che riempie solo una minima parte dello spazio comune: come un continuo rispondere senza domande. Come se per dipingere avessi tutto tranne i colori”.

imageUna storia che narra dell’essenza e dell’importanza delle parole e delle sfumature nascoste in ogni termine scelto nel linguaggio comune. Le parole usate con inerzia e quelle racchiuse nei libri (quelle preziose, autentiche, magiche). Le parole non possono dissolversi, non spariscono nell’oblio.
Chi sa realmente ascoltarle, possederle, custodirle, le mantiene vive nel tempo rendendole eterne.
In un’epoca in cui l’importanza della parola è totalmente trascurata, in cui la comunicazione avviene in maniera meccanica e priva di enfasi, di emozione, di trasporto, questo racconto riesce a far emergere quel valore che troppo spesso diamo per scontato trascurando i dettagli e l’importanza dei termini con i quali descriviamo tutto ciò che caratterizza la nostra vita. Come sarebbe il mondo senza la parola? Senza cultura? Senza libri? Un mondo silenzioso e privo di sussulti.
Proprio come gli abitanti di Selinunte, temiamo il confronto con il diverso cercando di annullarlo per timore di essere invasi dalla diversità. È così che viviamo, con paura e terrore; ma nell’atto di allontanarlo e distruggerlo, gli abitanti, perdono le parole diventando incapaci di comunicare, si ritrovano appunto – senza parole. Nulla può essere espresso. Nemmeno i sentimenti.
Il libraio di SelinunteUn inno alla conoscenza, alla cultura, alla voglia di conoscere per sentirsi liberi. Liberi di esprimere, di trovare le parole giuste da attribuire a uno stato d’animo… cose che gli abitanti di Selinunte perdono, vivendo nell’incapacità di esprimere le proprie emozioni, di comprendere lo stato d’animo altrui, costretti a comunicare a gesti, fraintendendosi. Un testo attuale che inevitabilmente conduce alla nostra epoca, in una società che tende a questa perdita, oggi che il linguaggio è racchiuso in simboli, in “emotion” che sostituiscono le parole, pensieri espressi attraverso abbreviazioni difficili da interpretare. Si è perso l’entusiasmo di usare la parola corretta, scegliendo il termine adeguato capace di trasmettere un’emozione. Siamo stanchi e sempre di corsa, non abbiamo più il tempo necessario da dedicare alla parola. Viviamo proprio come in quel villaggio descritto da Vecchioni, in cui si cerca di utilizzare i gesti, ma – ahimè – siamo soggetti a fraintendimenti che allontano sempre più l’emozione dai gesti compiuti. Un vocabolario sempre più scarno, quello utilizzato nell’epoca in cui viviamo; povero di termini forbiti, ricco di termini coniati da “guru” del momento.
Roberto Vecchioni con uno stile incantevole, forbito, scorrevole, emoziona il lettore attraverso un viaggio all’interno dei classici della letteratura riuscendo a trasmettere un messaggio che tocca l’anima: “La favola è fuori di qui, la favola è nel nostro strazio quotidiano, nella nostra incapacità di far corrispondere quel che diciamo a quel che sentiamo”.
Un libro che non dimenticherete facilmente, vi sembrerà di ascoltare il libraio leggere per voi brani che custodirete come delle perle preziose.

“I venti non si sa mai quando arrivano, come arrivano. Sono improvvisi e inspiegabili come i moti del cuore. Un istante prima sei calmo, sei sereno ed ecco che ti senti addosso un’agitazione, una frenesia… i venti cambiano cose che eran lì immutate da sempre: spiagge, boschi, ghiacciai. Abbiamo forse anche noi dei venti nel cuore? Qualcosa che quando arriva è più forte di tutti e non vuol sentire ragioni? È così, pensai, che si diventa pazzi? È così che appare di schianto una verità che non conoscevi e non volevi conoscere?”

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Katya Maugeri cura la rubrica “Sapore di libri presso il quotidiano online Sicilia Journal, diretto da Daniele Lo Porto 

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