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LUIGI GUARNIERI racconta IL SOSIA DI HITLER

novembre 15, 2014

LUIGI GUARNIERI ci racconta il suo romanzo IL SOSIA DI HITLER (Mondadori). Un estratto del libro è disponibile qui…

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di Luigi Guarnieri

Hitler è veramente morto sparandosi un colpo di pistola alla tempia? O si è avvelenato col cianuro? Oppure queste sono solo ipotesi, congetture che in realtà nessuno ha mai potuto verificare a fondo – o che sono state fabbricate appositamente per coprire un’altra verità? Quando il suo corpo fu bruciato nel giardino della Cancelleria, accanto a quello di Eva Braun, tutto quello che rimase del dittatore – al di là delle membra carbonizzate – furono i denti. I denti costituiscono l’unico elemento grazie al quale si può identificare un individuo carbonizzato; e Hitler, per di più, aveva una dentatura davvero particolare: gli erano rimasti solo tre denti originali, incastrati in una protesi molto complessa, peculiare e inconfondibile. Quando i sovietici disseppellirono i cadaveri ed effettuarono le autopsie, la protesi rappresentò il punto fermo della presunta identificazione. Ma le protesi si possono riprodurre in serie, se ne possono fare delle copie. Mi sono sempre chiesto: quella protesi non poteva essere un falso? Se poteva esserlo, anche tutta la storia della morte di Hitler poteva essere una messa in scena, una mistificazione, e aprire la strada a un’ipotesi narrativa che valeva la pena di esplorare. Così, tanti anni fa, è scattata la prima scintilla di questo romanzo.
C’è un aspetto, nella storia dei dittatori, che ho sempre trovato estremamente interessante quanto poco esplorato: il ruolo dei loro sosia – che tutti i capi supremi, da Stalin fino a Saddam Hussein, hanno utilizzato quantomeno come controfigure da esporre in pubblico in occasioni potenzialmente pericolose. Hitler ha certamente avuto dei Sosia, anche se non se ne sono trovate molte tracce documentarie. Del resto, gli archivi dei servizi segreti del Reich sono stati in buona parte distrutti. Ho cercato ugualmente di immaginare la storia di uno di questi Sosia – ed è così che è nato il personaggio di Mario Schatten. La questione che mi sono posto subito, però, era un’altra: chi avrebbe raccontato la storia della misteriosa ‘Operazione Janus’, di cui Mario Schatten è la vittima sacrificale?
Ho cominciato a scrivere parecchie volte, e sono sempre stato costretto a interrompermi perché il romanzo non funzionava. Non riuscivo a trovare la ‘voce’ giusta. All’inizio pensavo che il narratore potesse essere proprio Mario Schatten, il sosia, dal suo remoto esilio in Siberia (dopo la sua cattura da parte dei sovietici, ancora convinti che potesse essere il vero Hitler). Poi ho scritto una versione narrata dalla ‘dentista’ di Hitler, il personaggio che nel romanzo si chiama Greta von Freundin. Quindi ho provato con Egon Sommer, l’ufficiale delle SS che dirige l’immaginario Dipartimento H dei servizi segreti del Reich – specializzato in depistaggi, contraffazioni e rapimenti – e che si occupa anche del programma di reclutamento e addestramento dei sosia di Hitler. Ho scartato via via tutte queste ipotesi, perché nessuno di questi personaggi avrebbe potuto raccontare la vicenda nel suo complesso, conoscendone in realtà solo una parte. E così alla fine il narratore è diventato l’agente Gren***, l’ufficiale dei servizi segreti americani che viene incaricato di scoprire se nella vicenda della morte di Hitler esista una zona d’ombra, un lato oscuro che nessuno, prima di lui, ha saputo vedere.
Al di là della trama, sulla quale non mi dilungo in questa sede, ‘Il Sosia di Hitler’ ha per tema la Storia: l’impatto devastante che questo meccanismo – opaco, diabolico e infernale – può avere sulla vita di ognuno di noi; così come nel romanzo lo ha sull’incolpevole ‘sosia’, il geniale musicista incompreso Mario Schatten. La Storia, proprio come i rapporti degli agenti dei servizi segreti, è una ricostruzione incerta, spesso fornita da persone discutibili. E per narrarla bisogna avventurarsi in una vera e propria indagine investigativa, come fa l’agente Gren*****, e muoversi alla ricerca di una verità ambigua e sfuggente. Perché la Storia – ogni storia – è un racconto, persino un’invenzione; i documenti sono quasi sempre narrazioni soggettive; il reale svolgimento dei fatti è distorto dal punto di vista del narratore, nonché dai suoi interessi inconfessabili e persino dai capricci ingannevoli della sua memoria. Narrare la Storia (qualsiasi storia) per me significa metterne a nudo gli ingranaggi; esplorarne gli aspetti rimossi, sepolti, invisibili; e soprattutto demistificare, o comunque mettere in discussione, la versione ufficiale degli eventi – la Verità.

(Riproduzione riservata)

© Luigi Guarnieri

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Luigi Guarnieri (1962) vive a Roma. È autore di sei romanzi, tradotti in numerosi Paesi: L’atlante criminale. Vita scriteriata di Cesare Lombroso (2000, premio Bagutta Opera Prima); Tenebre sul Congo (2001); La doppia vita di Vermeer (2004, premio Selezione Campiello); La sposa ebrea (2006, premio Pisa); I sentieri del cielo (2008, premio Grinzane Cavour); Una strana storia d’amore (2010).

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