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A PROPOSITO DI RADIO: intervista a Vito Cioce

novembre 17, 2014

A PROPOSITO DI RADIO: intervista a Vito Cioce

di Massimo Maugeri

Sono molto felice di poter discutere di radio con un maestro come Vito Cioce, viceDirettore del Giornale Radio e di Radio1 dal 2009 al 2012, nonché autore e conduttore su Radio1 di programmi celebri tra cui “Tramate con noi”, “Facciamo storie”, “Storie di piazza”, “Il baco del millennio”.
Tra le altre cose, Vito Cioce è il conduttore (insieme a una “partner letteraria” d’eccezione, di cui discuteremo nel corso di questa intervista online) del più importante programma radiofonico dedicato alla scrittura: Radio1 Plot Machine, in onda il lunedì alle 23:05.

– Caro Vito, come nasce il tuo amore per la radio?
E’ stato un amore nato per caso, almeno a livello professionale. Sin da quando ero un ragazzino, non mi perdevo mai Radiosera, il Giornale Radio delle 19.30 sul secondo canale. Lo ascoltavamo in silenzio, come un rito collettivo, dal barbiere dove la sera accompagnavo mio padre quando finiva la sua giornata di lavoro. E ricordo che uscivo di corsa da scuola nel week-end per tornare in tempo a casa. Il venerdì per Hit Parade, con il maestro Lelio Luttazzi, e il sabato per La Corrida, con un grande conduttore come Corrado che poi  ho avuto la fortuna di conoscere di persona e intervistare per Il Tempo. Il mio primo amore da aspirante-giornalista. Allora era un autorevole quotidiano indipendente, dove ho avuto la fortuna di cominciare la gavetta per uno stage estivo nella Redazione Province (allora ci chiamavano borsisti) mentre studiavo ancora all’Università. Dentro Palazzo Wedekind, a Piazza Colonna, ho passato otto, indimenticabili, anni di vera scuola del mestiere con Gianni Letta, Gaspare Barbiellini Amidei e Franco Cangini come direttori. Arrivare prima degli altri sui luoghi degli eventi. Comprendere con l’osservazione dei particolari, le fonti e l’aiuto dei fotografi che cosa era successo. E al ritorno scrivere per farlo capire a chi ci avrebbe letto. Questa fu la lezione che mi diedero appena entrato. Ci sentivamo una grande famiglia e una squadra sempre più compatta nei confronti di chi puntava al suo ridimensionamento. E proprio lì avrei conosciuto una collega che sarebbe diventata la madre dei miei due figli, Costanza e Lorenzo.

Raccontaci qualcosa dei tuoi inizi alla Rai…
Il mercato del lavoro era molto aperto. Era la primavera del 1991. Mi arrivarono nello stesso mese due proposte. Una da Telemontecarlo dove volevano assumermi come caposervizio della Redazione Politica. Il direttore di allora mi chiamò e disse che apprezzava l’equilibrio dei miei articoli su Il Tempo. L’altra arrivava dal Gr3 della Rai. Prima di allora, grazie ad alcuni colleghi, ero stato solo nei palazzi di via Teulada per vedere la domenica le partite in bassa frequenza. In silenzio, a volte nella stanza di Nando Martellini, a volte in quella di Paolo Valenti. Erano gentilissimi e alla mano. Facevo fatica anche a rivolgere loro la parola per salutarli. Due miti e due esempi di straordinaria professionalità. Fu altrettanto forte l’emozione quando misi piede per la prima volta nella sede della Radio a via del Babuino. Ero molto combattuto. L’idea della televisione con quell’incarico mi allettava, ma scelsi la Rai. E fu una fortuna entrare al Gr3. All’epoca i riflettori erano tutti puntati su Gr1 e Gr2 che vivevano in una forte concorrenza interna. Da noi c’era più attenzione a formare chi arrivava. A insegnare come stare al microfono dalla dizione alla postura, a come realizzare un’intervista a un interlocutore che in voce era naturalmente più prudente che davanti a un taccuino. Ma lo sforzo più duro per chi come me veniva dalla carta stampata era misurarsi con la sfida della sintesi. Dalle 80 righe di un articolo sul quotidiano alle 15 di un servizio del Giornale Radio. Mi aiutò anche l’aver lavorato per anni al desk del Tempo a fare titoli per le pagine delle cronache regionali. E poi ci fu un cambiamento di “fuso orario”: a piazza Colonna entravo spesso in tarda mattinata e uscivo all’una e tre quarti della notte. Al Babuino e poi a Saxa Rubra dal ‘92 ho visto migliaia di albe. Compresa quella con la nevicata di un paio di anni fa. I giornali con maggiore ascolto in radio vanno in onda la mattina. Alle 5 devi essere davanti al pc in perfetta forma per preparare il Gr delle 6.

– Tra i vari programmi che hai curato e condotto in passato, qual è quello a cui hai dato di più e che ti ha dato di più?
Per la seconda domanda non riesco a immaginare proprio una classifica. Quello che mi ha dato di più è stato Il baco del millennio. Il contenitore culturale di Radio1 dalle 10 alle 12, curato da Piero Dorfles. Colto, meticoloso e arguto come pochi. Esigente con se stesso e poi con i colleghi. Conducevamo a rotazione. Dal lunedi al venerdì affrontavamo un tema e lo svisceravamo in ogni puntata sotto un’angolatura diversa. “Dobbiamo centrare il nodo teorico del problema, altrimenti ripetiamo cose già dette” ci incitava. I pomeriggi e le sere si passavano a studiare gli argomenti del giorno dopo. E poi lì una volta nacque l’idea di chiedere in trasmissione agli ascoltatori di registrare nella segreteria telefonica (non si era diffusa ancora la email) la sintesi di un romanzo nel cassetto. La mattina ne scegliemmo uno tra i tanti arrivati. Ci collegammo con l’aspirante scrittore che in un minuto e mezzo raccontò la sua trama e da Torino l’anglista e critico letterario Claudio Gorlier diede all’impronta il giudizio sulla storia. Tutto quanto in poco più di tre minuti.
Da quel momento fummo sommersi di sinossi di romanzi inediti. Il Direttore di Radio1 Paolo Ruffini e Piero Dorlfes decisero di aprire uno spazio quasi quotidiano. Bisognava dare un nome a quella rubrica. A Roma il traffico aiuta anche a pensare. Mentre ero in coda sulla Flaminia per arrivare a Saxa, mi venne in mente un titolo: “Tramate con noi”. Pensai che mi avrebbero dato del matto. Invece no. Tramate con noi è andato in onda per anni. Nel 2011 e nel 2012 è diventato un Concorso letterario con la finale al Salone del Libro di Torino.

– Veniamo a “Radio1 Plot Machine“. Come è nata l’idea del programma?

L’obiettivo è quello di realizzare qualcosa di completamente assente sul panorama radiofonico nazionale. Flavio Mucciante, direttore di Radio1 dallo scorso marzo, ha puntato su programmi con un linguaggio al passo con i tempi ed una naturale interazione con gli ascoltatori con tutti i mezzi offerti dalla Rete. Gli ho presentato la proposta del format. E lui ha deciso di sperimentarla in estate, la domenica mattina a luglio. Abbiamo introdotto la storia in progress. In ogni puntata costruivamo con la guida della scrittrice Chiara Marchelli un episodio della trama, passo dopo passo, con le proposte inserite dai nostri fan sulla pagina facebook. In più abbiamo chiesto agli aspiranti scrittori di cimentarsi con un’altra forma letteraria: il racconto breve in 1500 caratteri spazi inclusi. I temi non potevano che essere la radio e i social network. E, come accade anche adesso, i testi interpretati dalle voci di Radio1 e del Giornale Radio.

– Cosa puoi dirci sull’edizione in corso? Quali sono gli obiettivi e le ambizioni?
Radio1 Plot Machine è un cantiere aperto. Ha superato l’esame estivo ed è passato a quello autunnale. Con un’altra “provocazione” narrativa ed una collocazione diversa in palinsesto. Il lunedì dalle 23.05 a mezzanotte. Una fascia oraria gradita dagli appassionati di scrittura e di social. Ce lo dimostrano le centinaia di messaggi che arrivano in diretta per il nuovo gioco del Miniplot. Alle 22 sulla pagina facebook e all’inizio della trasmissione diamo un incipit, un brevissimo passaggio tratto da un libro significativo nella storia della letteratura internazionale. E chiediamo di completare la scena con un epilogo altrettanto breve da inviare con sms e WhatsApp al numero di Radio1 335/6992949. Cerchiamo di leggerne i più originali e alla fine la scrittrice sceglie il migliore della puntata.
Siamo online tutta la settimana: sulla pagina facebook si votano, cliccando “Mi piace”, i due racconti in gara ogni settimana, selezionati tra quelli inviati al sito plot.rai.it. Stavolta la posta in palio è alta: i dodici vincitori delle singole puntate, più altri tre scelti da una Giuria di Esperti tra quelli andati in onda, saranno pubblicati in un e-book da Rai Eri e Mondadori. Mi fa piacere annunciare a “Letteratitudine” che Radio1 Plot Machine continuerà la sua avventura anche nel 2015. Merito di una piccola (di numero), grande squadra che ogni settimana cerca di rendere più piacevole possibile l’ora in compagnia di aspiranti scrittori, blogger e giornalisti nell’inedito ruolo di attori. Sono una squadra fortissimi, direbbe il mio concittadino Checco Zalone: Leonardo Patanè, il regista, Luca Torrisi, l’esperto artistico e lei, la mia Attuale Partner alla Radio.

– Parlaci allora di Tea Ranno…
Penso che più di ogni parola possa parlare la foto qui sotto che hanno scattato mentre le ho rivolto una domanda non prevista dalla scaletta.
tea ranno - vito cioce
“Che consiglio daresti a quanti si metteranno a scrivere il loro racconto sul tema Il Treno per partecipare al nostro Concorso”? le ho chiesto. Mi è venuto naturale girarmi verso di lei. E i tecnici dalla regia mi hanno bacchettato più di una volta perché con quella posizione vado fuori fuoco col microfono. Ma è inevitabile non lasciarsi prendere dal pathos delle sue risposte a braccio. In quell’occasione ha sottolineato l’importanza della cura dei dialoghi nel racconto breve. Come si saranno accorti i lettori di Tea Ranno alle presentazioni dell’ultimo romanzo “Viola Fòscari”, è un piacere osservare i suoi occhi che, attraverso parole pacate, trasmettono empaticamente una folle passione per la narrazione. Non solo per la scrittura. Ma soprattutto per la lettura. Quando sceglie l’incipit del Miniplot, Tea Ranno pensa prima a quale libro possa suscitare la curiosità di chi ci segue. Grazie a questo programma, ho avuto modo di lavorare assieme ad una scrittrice molto preparata con uno stile letterario raffinato. Una persona con una sensibilità ed un’umiltà al di fuori del comune. Lei vuole “contagiare” lettori e ascoltatori. Del resto siamo creature destinate a vivere di storie. Lette, scritte o anche solo immaginate.

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Vito Cioce è nato a Bari. Laureato in Storia Moderna alla Sapienza di Roma. Giornalista dal 1983, autore e conduttore su Radio1 di programmi tra cui “Tramate con noi”, “Facciamo storie”, “Storie di piazza”.
Conduttore delle principali edizioni del Giornale Radio Rai e di trasmissioni tra cui “Il baco del millennio”, Speciali e Fili diretti del Gr. Caporedattore dal 2006.
ViceDirettore del Giornale Radio e di Radio1 dal 2009 al 2012.

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Dati del programma:

RADIO1 PLOT MACHINE, in onda il LUNEDI’ ALLE 23.05

Sito: www.plot.rai.it

Fanpage facebook:  www.facebook.com/radio1plotmachine

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