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BLUES DI MEZZ’AUTUNNO di Santo Piazzese (recensione e intervista)

novembre 19, 2014

Blues di mezz'autunnoBLUES DI MEZZ’AUTUNNO di Santo Piazzese (Sellerio).

Il 22 novembre alle 18,00, presso la “Casa del libro” (via Maestranza n. 20, Siracusa), nell’ambito della rassegna ARTE E LETTERATURA curata da Simona Lo Iacono, sarà presentato – con la partecipazione dell’autore – “Blues di mezz’autunno” il nuovo romanzo di Santo Piazzese (edito da Sellerio)
Alle domande e alla chiacchierata con l’autore si alternerà il canto di Giulia Mazzara una giovane e bravissima soprano che intonerà arie della tradizione popolare siciliana e del repertorio Belliniano (dato che il libro ha toni fortemente isolani).

Recensione e intervista a cura di Simona Lo Iacono

Il mare sanguina, la notte.
Lorenzo La Marca lo ha scoperto molti anni prima, quando il tempo non era un compagno che svelava il volto, ma uno sconosciuto che gli si piegava accanto e che non gli chiedeva ancora conto.
Adesso – invece – ha fatto l’abitudine all’idea dei passaggi, delle stagioni della vita e di un mare che – se anche solcato – non smette di sanguinare come una ferita rigurgitando galeoni, satrapi incrostati, relitti e schegge di continenti.
Non è solo la maturità ad incalzare, pensa La Marca, ma è anche il passato che si offre ad essere letto con altri occhi, venendo su all’improvviso, picchiando sull’uscio dei sensi, sol che un incontro inatteso torni a pungolarlo e a renderlo vivo.
E così, in un giorno come altri, in cui si trova ad Erice e ciancola in cerca di sollievo dalla calura lancinante, La Marca si imbatte in Rizzitano, un amico dei primissimi anni universitari.
L’impatto è inevitabile, il tempo – ormai avvezzo a chiedere e domandare – s’imbizza. E la memoria non può che scivolare a molti anni prima.
Ed ecco, subito si rivede, La Marca, giovanissimo studente, alle prese con un primo incarico per conto di un suo professore.
Gli viene affidato infatti il compito di imbarcarsi su un peschereccio, il Santa Ninfa, e da lì prendere il largo verso un viaggio che non è solo d’acqua, ma di occhi, suoni, scoperte nel guscio segreto dell’esistenza.
Chiedo allora all’autore:

– Caro Santo, questo è forse il romanzo in cui noi lettori sperimentiamo per la prima volta un’altra faccia del simpatico La Marca: la memoria e, con essa, una innegabile malinconia nel ricordare. E’ un taglio inedito che colpisce e getta sul romanzo una luce quasi contemplativa. Cosa accade a La Marca? Come mai in questo romanzo il nostro amato personaggio decide di fare un passo indietro?
È vero, ma non era in programma: è stato uno slittamento progressivo della mente, all’inizio quasi inconscio, e poi via via che la scrittura andava avanti, sempre più consapevole. Mi affascinava l’idea di mostrare la genesi dell’evoluzione del personaggio: attraverso quale percorso è diventato il La Marca che i lettori dei miei primi due romanzi avevano conosciuto. E da dove era partito. Una sorta di suo startup come uomo, per usare un’espressione oggi di gran moda. Il romanzo, nelle intenzioni, era una specie di ritratto del personaggio da giovane. E poi, nelle pagine finali c’è l’episodio-chiave, il passaggio attraverso quella che lui stesso ipotizza sia la linea d’ombra, la perdita dell’innocenza. Ma è un passaggio che sembra avergli fatto acquisire ironia e – sopra tutto – una dose quasi letale di autoironia. Che poi sono la base del suo disincanto, che non diventerà mai cinismo: lui è consapevole che col cinismo non si va da nessuna parte, anche se a volte si definisce cinico, con la consapevolezza che non sarà creduto. Quella, ripeto, era l’intenzione. Se ci sono riuscito o meno, è un altro discorso. Comunque, non è affatto casuale che Lorenzo citi Marlow, e che il soprannome che Rizzitano gli affibbia quando erano studenti sia Marlowe: siamo tra Conrad e Chandler, che sono stati entrambi due delle mie passioni come lettore. E, fatalmente, della mia successiva avventura come scrittore. Lo dico con molta, moltissima autoironia, perché non vorrei che mi venisse attribuita la pretesa di accostarmi a due mostri sacri della letteratura del ‘900, il cui tratto che trovo più seduttivo è che i loro personaggi sono anti-eroi. Il passo indietro è stato duplice: quello cronologico, perché tutta la seconda parte del romanzo è un lungo flash back sul La Marca studente universitario; e quello psicologico: Lorenzo è molto meno protagonista, meno invasivo rispetto ai primi due romanzi, dà molto più spazio agli altri, perché è attraverso questo spazio che acquisisce coscienza di sé come uomo. Insomma, si è collocato due passi indietro. Però, non prendiamola troppo sul serio, eh!

Blues di mezz'autunno– La Marca non perde comunque il proprio personalissimo taglio autocritico. Ironia e memoria, sembrano dunque i due temi di questo “Blues di mezz’autunno” (Sellerio ed.). E’ così?
No, non lo perde, anche perché c’è un lungo capitolo iniziale che si svolge a Erice, al tempo relativo di La Marca adulto, in cui lui è come era sempre apparso. Direi che la vera forza motrice del romanzo è proprio la memoria. Ho sempre avuto l’ossessione della memoria. O, meglio, l’ossessione della sua possibile perdita. Non ce lo possiamo permettere come individui e sopra tutto come specie. Anche se talvolta la memoria ossessiva non chiama giustizia ma vendetta. In ogni caso sono molto contento che i miei libri siano pubblicati in una collana che si chiama La memoria. Quanto all’ironia, essa è per lui – e figurarsi per me – un fattore di sopravvivenza.

– E poi il titolo… a quali suggestioni è ispirato?
Banalmente, alla mia vecchia passione per il blues. Che però non è mai banale. Il blues, poi, si addice molto alle mezze tinte, all’autunno, stagione della malinconia per eccellenza. E tutta la parte del romanzo con La Marca giovane si apre durante un autunno e si chiude, anni dopo, in un altro autunno. D’altra parte, the blues, in inglese colloquiale, vuol dire proprio malinconia.

– Una domanda non a Santo Piazzese ma a Lorenzo La Marca: “Dottor La Marca, crede che tornerà ancora in mare?”
Sono già stato in mare, ne I delitti di via Medina-Sidonia: sopra un panfilone lussuriosissimo che apparteneva all’ex marito di Michelle, con la quale avrei poi riavviato un sodalizio che in passato era stato interrotto traumaticamente per ragioni che non saranno mai rivelate, e che persino il mio autore ignora. Se andrò ancora per mare bisogna chiederlo a lui. Essendo lui nato in riva al mare, in una delle storiche borgate marinare di Palermo, ormai estinte, non è escluso che mi ci faccia ritornare. Il suo, però, non era un oceano da grandi avventure; più che altro un mare da barche a remi.

– E una a Santo Piazzese: “Dottor Piazzese, La Marca tornerà presto in libreria con una nuova avventura?”
Spero proprio di sì. Ci sto già lavorando, ma sui tempi preferisco non azzardare previsioni. Visto che per ora mi sto dedicando alla lettura del Corano, ci sta bene un inshAllah.

– Grazie di cuore, caro Santo. Ci vediamo il 22 Novembre, qui a Siracusa, in libreria.

 

* * *

Santo Piazzese, biologo, è nato a Palermo, dove vive e lavora. Con questa casa editrice ha pubblicato I delitti di via Medina-Sidonia (1996), La doppia vita di M. Laurent (1998) e Il soffio della valanga (2002), tutti raccolti anche nel volume della collana «Galleria» Trilogia di Palermo (2009), e Blues di mezz’autunno (2013).
Premio Lama e Trama 2011 alla Carriera.

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