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GLAM CITY di Domenico Trischitta (un estratto)

novembre 21, 2014

Pubblichiamo un estratto le prime pagine del romanzo GLAM CITY di Domenico Trischitta (Avagliano editore)

GLAM CITY di Domenico Trischitta sarà presentato venerdì 28 novembre 2014 presso la Feltrinelli Libri e Musica di Catania – via Etnea 285, Catania – alle ore 18,00.
Interverranno Nicola Savoca e Francesco François Turrisi. Sarà presente l’autore

La scheda del libro
Gerry Garozzo è una ragazzo diverso della Catania anni ’70 che sogna di entrare nel mondo dello spettacolo, di fare il trasformista. Ma Catania gli sta stretta. Per il suo ventunesimo compleanno vola a Londra e lì incrocerà l’astro nascente del Glam Rock, Marc Bolan. Nella torrida Catania, la sua glam city, assieme ad altri variopinti amici tenterà una rivoluzione di costume, fatta di travestitismo e trasgressione. Ma Catania non è Londra e lui non è Bolan, e il suo progetto discografico fallirà assieme alla sua disperata voglia di affermazione
personale. Gerry ora è costretto a fare i conti con il suo sogno miseramente infranto. Da Catania a Milano, andata e ritorno, da promessa della canzone a travestito dei viali milanesi. Arriviamo agli anni ’90, siamo di nuovo a Catania, che nel frattempo non è più la glam city dei ’70. Cosa è cambiato? Quale città adesso Gerry Garozzo si troverà di fronte? E cosa ne è stato della sua rivoluzione? Le aspirazioni di un ragazzo in un romanzo di formazione graffiante e commovente.

* * *

Le prime pagine del romanzo GLAM CITY di Domenico Trischitta (Avagliano editore)

Capitolo primo

Gerry Garozzo

 

1.

Era il primo di giugno del 1967. Usciva in tutto il mondo l’album che avrebbe cambiato le mode e i gusti musicali di un’intera generazione. Si intitolava Sergeant Pepper e gli autori erano i quattro geni di Liverpool, qualche tempo dopo, i loro rivali, i Rolling Stones, avrebbero pubblicato Their satanic majestic requiest, che conteneva la canzone più psichedelica di tutti i tempi, In another land. Quel fatidico giorno il disco memorabile uscì anche a Catania, e lo si ascoltò, per una giornata intera, in un piccolo appartamento di via Di Sangiuliano. Perché quel giorno si festeggiava il ventesimo compleanno di Gerry Garozzo, un ragazzo triste e un po’ diverso, che non aveva peli sulla lingua e voleva essere un innovatore, ma la sua rivoluzione era troppo pericolosa, e troppo rivoluzionaria…
Minchia che musica! Queste cose solo in Inghilterra le sanno fare, qui in Italia non è la stessa cosa, non si respira la stessa aria, poi a Catania non ne parliamo… profondo sud, a Napoli è certamente meglio, almeno lì quelli come me li rispettano. Perché come sono ancora io non l’ho capito, mi sento libero ma macari fimmina, e qua quelli come me sono tutti chiusi dentro la via delle Finanze.
Gente semplice, la famiglia di Gerry: il padre faceva il carpentiere, la madre gestiva un piccolo negozio di bottoni in via Ventimiglia, a ridosso del ghetto dei puppi catanesi. C’erano tutti, da Agata ’a parrina a Lola Falana, da Alida Valli a Scimmia. E tutte erano clienti della signora Santina, ma Gerry, dovevano lasciarlo in pace. Perché Gerry non era come loro.
È il primo giugno del 1968, esattamente un anno dopo, quando metto piede nella swinging London, mi intrufolo in uno di quei mitici taxi e percorro tutte le strade più alternative della capitale inglese, da King’s Road a Carnaby Street, fino ad arrivare nei quartieri più hippy, Camden Town e Hampstead Heath, dove, dal magnifico parco in collina, si domina Londra. È lì che incontro un malinconico ragazzo, Nick, che mi fa ascoltare una bellissima canzone, Way to blue, mi dice che vorrebbe al più presto inciderla. Poi, la sera ci immergiamo nell’atmosfera rarefatta di Notting Hill, e osiamo varcare i limiti del quartiere di Brixton, centro del proletariato nero dove si fanno incontri interessanti.

2.

Glam CityAl terzo giorno Gerry incontrò un ragazzo che a distanza di tempo e di luogo gli avrebbe cambiato la vita. Si trovava nell’East London con una ragazza che aveva conosciuto a Piccadilly, quando vide alcuni fotografi che facevano scatti a ripetizione a un tipo bruno e magro, lineamenti dolci, che sembrava conoscere bene le dinamiche delle pose di moda. La sua amica gli disse che si trattava di Marc Feld, un giovane musicista di origine ebraica che aveva già inciso qualche disco, e si era fatto notare per la sua presenza scenica, come due anni prima, quando era stato immortalato sulla prima pagina di un magazine per rappresentare il movimento dei Mods.
Si muove con sicurezza, ammicca con fare ruffiano, ed io rimango attratto da quel folletto che non avrei più rivisto, se non sulle copertine di alcuni dischi che, qualche anno più tardi, sarebbero arrivati in Italia. Non dimenticherò quel volto, che adesso mi sorride, e il suo sguardo che si allontana sempre più fino a sbiadire. E io ancora una volta non mi riconosco, so di essere un diverso, ma non voglio finire a battere a San Berillo vecchio, quello è un ghetto. Io, voglio fare spettacolo.

 

3.

Quel viaggio londinese lo aveva colpito, ma nello stesso tempo lo aveva intristito. Non riusciva a capirne i motivi. La metropoli inglese era il massimo e lui voleva dare il massimo, ma in che modo? Aveva cominciato a cantare, ed era anche bravo. La strada più breve sarebbe stata quella di unirsi ad un gruppo, ma lui si sentiva un solista, forse perché si sentiva donna dentro e la sua esigenza artistica era dettata dalla natura sessuale.
E ripensò al racconto di quell’amico napoletano che gli aveva parlato della figliata. Gennariello viveva nei quartieri spagnoli, e a sedici anni ricevette l’iniziazione del femminiello. Tutti i parenti e i conoscenti gli stavano attorno e lui simulò il parto, ma gli spasmi, la sudorazione e le contrazioni li sentiva davvero, fino all’atto finale della nascita del bambolotto di pezza. Alla fine tutti ad abbracciarlo perché era diventato ufficialmente femminiello, e da quel momento avrebbe potuto estrarre e dire i numeri alle tombole.
Anche Gerry era femminiello, ma lui era nato a Catania e a Catania questa era una disgrazia.

 

domenico trischitta4.

Il giovane londinese camminava spedito mentre con l’indice destro si arricciava i capelli e un motivo semplice gli rimbombava nelle tempie, Ride a white swan… “Cavalca un cigno bianco”. I negozi di Camden Town sfrecciavano come luci fosforescenti davanti ai suoi occhi, e lui si immaginò di colpo sfavillante di lustrini e paillettes. Sarebbe andato a trovare la maga dei travestimenti, l’altera Chelita Secunda, colei che con uno schiocco di dita poteva trasformare un anatroccolo in cigno.

(Riproduzione riservata)

© Avagliano editore

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Domenico Trischitta (Catania 1960) è scrittore, giornalista e drammaturgo. Ha collaborato con la terza pagina del quotidiano «Il Tempo» e con «La Repubblica» di Palermo. Si occupa di cultura e spettacolo per «la Sicilia». Ha pubblicato il romanzo Una raggiante Catania (2008) e la raccolta di racconti 1999, con prefazione di Giuseppe Manfridi e postfazione di Manlio Sgalambro (2013).

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