Archivio

Archive for dicembre 2014

DELITTI DI CAPODANNO – un estratto del racconto di Massimo Lugli

In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo un ampio estratto del racconto di Massimo Lugli tratto dall’antologia DELITTI DI CAPODANNO (Newton Compton)

La scheda del libro
Vi trovate al caldo di un camino, mentre fuori nevica? Siete circondati da parenti e amici per festeggiare insieme a loro? Oppure vi siete concessi una vacanza alternativa? Comunque abbiate deciso di trascorrere le feste, fatelo in compagnia di nove autori e delle loro storie, che regaleranno un brivido alla vostra quiete natalizia…
Si parte dalla Venezia del Settecento, dove Vitale Federici dovrà indagare su tre cadaveri tagliati a metà. Per arrivare a quella dei giorni nostri, dove un omicidio guasta il Capodanno a Bruno Cavallone, capo della sezione omicidi. Giorni terribili anche per Viviana Martinelli, poliziotto dell’Unità Analisi del Crimine Violento, alle prese con Dytiscus, un folle omicida. Capodanno violento in Sardegna: Emma si trova legata e imbavagliata nella cantina di una casa, mentre al piano superiore fervono i preparativi per l’ultima notte dell’anno. Anche a Napoli si festeggia e si balla, ma per qualcuno quel ballo sarà l’ultimo. Come per il pittore Enrico D’Angelo, che sceglie proprio la notte di Capodanno per un’esecuzione a regola d’arte. E mentre nei vicoli di Bari, poco prima dell’inizio dei “botti”, un ex magistrato si scontra con gli errori della giustizia, nella mente di una ragazza cominciano ad affacciarsi pensieri pericolosi, che non le appartengono… Qualcuno invece festeggia in un bunker. Perché la fine del mondo è forse arrivata e l’alba del nuovo anno sarà impossibile da vedere.

Gli autori
Marcello Simoni
– La prigione delle anime
Fabio Delizzos – Il labirinto del male
Massimo Lugli – Spari di mezzanotte
Diana Lama – Stanotte ucciderò
Letizia Triches – Guardami morire
Francesco Caringella – Un gioco di specchi
Eleonora Carta – Ultima notte nella vecchia casa
Lorenza Ghinelli – Un diavolo per capello
Francesca Bertuzzi – Finché morte non ci separi

* * *

da SPARI DI MEZZANOTTE, di Massimo Lugli
Leggi tutto…

LA RAGAZZA DELLE ARANCE di Jostein Gaarder (una recensione)

LA RAGAZZA DELLE ARANCE di Jostein Gaarder (TEA – traduz. di L. Barni)

Vive solo chi osa farlo!

di Katya Maugeri

[…] Immagina di trovarti sulla soglia di questa favola, in un momento non precisato di miliardi di anni fa, quando tutto fu creato. Avevi la possibilità di scegliere se un giorno avresti voluto nascere e vivere su questo pianeta. Non avresti saputo quando saresti vissuto, e non avresti neppure saputo per quanto tempo saresti potuto rimanere qui, ma si trattava comunque soltanto di qualche anno. Avresti solo saputo che, se avessi scelto di venire al mondo un giorno, quando i tempi fossero stati maturi, come si dice, o “a tempo debito”, allora un giorno avresti anche dovuto staccarti da esso e lasciare tutto dietro di te. […] Cosa avresti scelto se ne avessi avuta l’occasione? Avresti scelto di vivere per un breve momento sulla terra, per poi, dopo pochi anni, venire strappato da tutto quanto e non tornare mai più? O avresti rifiutato?

Una lettera che narra la storia di Jan Olav. Un tram. Oslo. Una lettera scritta da Jan per suo figlio, prima di morire. “La ragazza delle arance” di Jostein Gaarder, romanzo delicato, struggente, fantasioso, pubblicato in Italia nel 2004. Uno di quei libri che diventano manuali di vita.
La lettera narra una storia d’amore, raccontata in prima persona, dal protagonista quando era uno studente universitario. L’incontro con una ragazza, il primo approccio e l’intensa evoluzione di un romanzo che non dimenticherete. Intenso sin dalle prime pagine, travolgente ed emozionante.
Un puzzle da ricomporre, pagina dopo pagina. La ragazza delle arance, una sconosciuta che Jan aveva incontrato per caso su un tram di Oslo quand’era diciannovenne. Il giaccone arancione perfettamente in tinta con il contenuto di un grosso sacco di carta che la ragazza reggeva tra le braccia: delle arance. L’emozione di voler far colpo sulla ragazza, il risultato buffo e ironico di un giovane inesperto che decide di volerla incontrare nuovamente. Inizia la ricerca nei luoghi in cui Jan crede di poter trovare la ragazza. A volte le sfugge altre riesce ad avvicinarla. La cerca anche oltre i confini della Norvegia.
Jan Olav è molto malato e decide di scrivere a suo figlio Georg una lettera per trasmettergli e raccontargli la sua passione per l’universo e l’amore per la vita, nonostante la malattia.
Georg ritroverà la lettera adolescente. Parole che sprigionano poesia, dolore, nostalgia, malinconia, ma che avvolgono il lettore con la meraviglia e il fascino dell’esistenza. Il romanzo diventa così un percorso che il lettore intraprenderà ponendosi delle domande, le stesse che Jan pone al figlio, su questo universo così misterioso, su questa vita così intensa, ma allo stesso tempo così fugace, breve, inafferrabile. Il mistero dell’universo racchiuso all’interno di una lettera, quella che un padre scrive per il proprio figlio, per timore di lasciarlo in balia di quesiti troppo complessi da risolvere cercando di tracciare un percorso, una mappa per non lasciarlo solo, quando solo inevitabilmente lo sarà, senza di lui. Un’atmosfera onirica accompagnerà il lettore durante l’intera storia che – passo dopo passo – assumerà colore, odore, quesiti da risolvere, realtà da accettare. Le riflessioni di Georg vi affascineranno a tal punto che sentirete anche vostra questa lettera scritta con entusiasmo e passione. Un padre che non teme la morte, che accetta il mistero dell’universo con tutti gli imprevisti che possono accadere durante un viaggio. Le domande di Jan diventeranno domande alle quali cercherete risposta riferendovi alla vostra vita. Leggi tutto…

ANNA ÉDES di Dezsó Kosztolányi (un estratto del romanzo)

Pubblichiamo un estratto del romanzo ANNA ÉDES di Dezsó Kosztolányi (Edizioni Anfora, 2014)
a cura di Monika Szilagyi – traduzione di A. Rényi

Nel tumultuoso periodo del primo dopoguerra ungherese, tra rivoluzioni e controrivoluzioni, in un tranquillo quartiere di Budapest, una famiglia borghese e benestante assume una giovane cameriera, Anna. Il quotidiano sembrerebbe procedere sereno se non fosse che lentamente la dura condizione di serva corrode l’animo docile e benevolente della ragazza, che si trova persino sedotta e abbandonata da un membro della famiglia. Per i padroni il culmine sarà inatteso e disgraziato.

* * *

Da ANNA ÉDES di Dezsó Kosztolányi: un estratto del capitolo VI che s’intitola “Anna” e parla dell’arrivo di Anna nella casa dei Vizy. (pp. 48-51)
Leggi tutto…

BUON NATALE DA LETTERATITUDINE

Categorie:Annunci Tag:

BUC N. 2 – in studio Sebastiano Lo Monaco e Maria De Cicco (video con Carmelo Sardo – collegamento con Massimo Maugeri)

BUC N. 2 – in studio Sebastiano Lo Monaco e Maria De Cicco (video con Carmelo Sardo – collegamento con Massimo Maugeri)

Nuovo appuntamento con BUC: format letterario condotto da Simona Lo Iacono su ZeronoveTv


Leggi tutto…

LE FAVOLE DELL’ATTESA: SEGUI IL CUORE

Scheda   Le favole dellattesaLE FAVOLE DELL’ATTESA: SEGUI IL CUORE

Letteratitudine segnala il volume LE FAVOLE DELL’ATTESA (legato al progetto “Segui il cuore“) come il regalo libresco ideale per questo Natale 2014. Di seguito, l’introduzione di Cristina Zagaria (che è anche la curatrice del volume) e la prefazione di Paolo Siani

Un progetto editoriale che coincide con un esperimento d’amore: acquistando un libro, porti a casa la tua copia e aiuti a regalarne un’altra a un reparto di pediatria di un ospedale italiano.
Un’operazione no profit, che si basa sull’autofinanziamento. Che significa? Significa che gli autori hanno donato racconti e immagini e l’editore si impegna a reinvestire il ricavato della vendita di ogni copia nella pubblicazione di nuovi volumi da distribuire gratuitamente negli ospedali.
Il progetto “Segui il cuore” nasce dal desiderio di Vincenzo Federico, che in una sala d’attesa di chemioterapia, scambiando sms con sua sorella Margherita, esprime un desiderio: “In ospedale ci dovrebbero essere dei libri, per tenere compagnia ai pazienti, aiutarli ad evadere e ad affrontare la malattia con ottimismo”. Dal sogno di Vincenzo nel 2013 è nato Racconti in sala d’attesa, 12 racconti brevi donati a oltre 60 ospedali. E il progetto continua a crescere.
Nel 2014 arriva Favole dell’attesa dedicato ai piccoli lettori: 23 storie illustrate per viaggiare con la fantasia (a fine post, le minibiografie degli autori che hanno aderito all’iniziativa).

Tutte le informazioni e la mappa delle strutture in cui sono presenti i nostri libri su http://www.caracò.it e www.seguilcuore.koine.us.
Per ricevere informazioni: seguilcuore@koine.us
#seguilcuore

* * *

INTRODUZIONE

di Cristina Zagaria

C’era una volta…
Ogni favola comincia così e anche la nostra. Questa è la favola di chi non ha paura di vivere la realtà e di guardarla negli occhi, anche quando non è facile.
Questa è la favola di chi vive la sua vita, ma trova la forza e la voglia di credere in tutte le isole che non ci sono, nei draghi e nei maghi… proprio quando nessuno sembra più crederci.
Questa è la favola del papà del piccolo Giuseppe, che si chiamava Vincenzo Federico. Ora Vincenzo non c’è più, ma Vincenzo era un sognatore (anche qui troverete un suo racconto) e dai suoi sogni nel 2013 è nata una raccolta, Racconti in sala d’attesa, 12 brevi storie per vincere il tempo: è stata scritta con amore e per amore e oggi è presente nelle sale d’attesa di oltre 60 ospedali italiani, con un progetto che continua a crescere, grazie all’aiuto di molti. Racconti è un libro nato per tenere compagnia a tutti coloro che entrano in un ospedale, per i loro familiari, per i medici e gli
infermieri. E nel 2014 arriva Le favole dell’attesa, dedicato ai piccoli lettori, ma non solo.

Non importa l’età che hai, grande o piccolo che tu sia, se devi rimanere un’ora, un mese o un anno in un letto o in corsia il tempo non passa mai. In ospedale ci sono tanti dottori e molte medicine, ma a volte non bastano… perché la testa è piena di pensieri bruttissimi. E per i pensieri bruttissimi non esistono farmaci. Per fortuna, però, esiste un trucco che è quasi come una super pillola che tutto può: inventare storie e portare la testa e il cuore molto lontano.
Per tutti i bambini, piccoli e grandi, abbiamo scritto 23 storie e le abbiamo illustrate. Leggi tutto…

DAL 1° GENNAIO IVA AL 4% PER I LIBRI DIGITALI

DAL 1° GENNAIO IVA AL 4% PER I LIBRI DIGITALI

“Ora possiamo davvero dire che #unlibroéunlibro: dal 1 gennaio gli ebook in Italia saranno trattati come libri anche ai fini fiscali”. Una “vittoria per il Paese e non solo per il mondo del libro”: queste le parole del presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE) Marco Polillo in occasione dell’approvazione della legge di stabilità che sancisce definitivamente l’applicazione dell’iva al 4% – e non più al 22% – ai libri digitali, come per i libri di carta.

“L’Italia riconosce così ufficialmente che un libro è un libro, al di là del supporto – ha proseguito – In questo modo si aprono scenari nuovi per la lettura in Italia: per questo è una vittoria di tutto il paese. Un successo per chi legge, per chi non lo fa e potrà scegliere la modalità di lettura, una vittoria del buon senso prima di ogni altra cosa”.

“Il risultato eccezionale – ha dichiarato il presidente degli editori italiani, ricordando la campagna che ha sostenuto la proposta – è frutto dell’impegno di oltre 40mila pollici in giù, degli autori, dei lettori, degli editori. Una mobilitazione di massa senza precedenti di tutti coloro che amano i libri. Un grazie sentito al Parlamento, al Governo, all’impegno preciso e costante del Ministro Dario Franceschini, alla presidenza del Consiglio dei Ministri, al lavoro congiunto e trasversale di maggioranza e opposizione e soprattutto degli onorevoli Antonio Palmieri e Flavia Piccoli Nardelli”.
“L’Italia ha scelto e cambia dal 1 gennaio – ha concluso Polillo –. Adesso l’obiettivo, insieme al Governo, è far cambiare idea agli altri paesi d’Europa”.
Leggi tutto…

MARCO MINGHETTI e i RACCONTI INVERNALI DA SPIAGGIA

MARCO MINGHETTI e i RACCONTI INVERNALI DA SPIAGGIA (GoWare edizioni)

L’autore dialoga con se stesso sulla sperimentazione del suo “wikiromance”

di Marco Minghetti

“Perché lo hai fatto?”, mi ha chiesto qualcuno.
“Perché, gli ho risposto, ci sono i tipi da spiaggia”
“E allora?”
“Certo, di per sé questo sarebbe poco. Ma, come sai, ci sono anche gli sport e i giochi da spiaggia. E poi, naturalmente, ci sono gli ombrelloni e le tende da spiaggia. Ci sono  persino (secondo l’autorevole Donna Moderna) le unghie da spiaggia: ‘Abbina – cito testualmente – lo smalto all’eyeliner, al blush o all’ombretto. E punta sul mix a tinte forti. Il look da mare ora si porta anche in città!’ Capisci adesso?”
“No”
“Insomma, esiste un vasto universo spiaggesco cui però mancava un elemento essenziale: i racconti invernali. E siccome ognuno di noi ha una missione da compiere su questa terra, ebbene, il mio daimon, o karma, o angelo custode, o quello che sia, un bel giorno mi ha rivelato ciò che ero chiamato a fare in questa vita: colmare questa imperdonabile lacuna nell’ordine cosmico”
“Non è proprio come scoprire una cura contro l’ebola, però sempre meglio di niente”
“Già”
“E quindi come hai risposto alla chiamata?”
“Facendomi una domanda. Cosa accadrebbe se un giorno d’inverno un viaggiatore si trovasse sul Lungomare di Rimini?”
“Dipende dal viaggiatore, non siamo mica tutti Bruce Chatwin”
“E, se è per questo, il Lungomare di Rimini non è la Patagonia”
“Appunto”
“Tuttavia è un luogo a suo modo archetipico, ricco di suggestioni felliniane, con una sua speciale magia, pur essendo, diversamente dalla Patagonia, il luogo per eccellenza accessibile a tutti. Occorreva quindi innanzitutto immedesimarsi in un viaggiatore coerente con il genius loci, lo spirito del luogo: straordinario e  comune fino alla banalità al tempo stesso”
“E la scelta è caduta su…?” Leggi tutto…

FUNNY GIRL, di Nick Hornby (le prime pagine)

In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo le prime pagine del romanzo FUNNY GIRL, di Nick Hornby (Guanda, 2014 – traduzione di Silvia Piraccini)

La scheda del libro
Nell’Inghilterra degli anni Sessanta spopola l’attrice televisiva Sophie Straw, ex reginetta di bellezza di un paesino del Nord, che ha cambiato nome e tagliato i ponti con la famiglia per trasferirsi nella Swinging London, inseguendo il sogno di far ridere la gente come la sua eroina, la star americana Lucille Ball. Insieme a lei, l’affiatatissima squadra che lavora alla serie della BBC Barbara (e Jim), di cui Sophie è l’indiscussa protagonista: un cast di personaggi straordinari che stanno vivendo, forse senza esserne consapevoli, la grande avventura della loro vita. Gli sceneggiatori, Tony e Bill, nascondono un segreto difficile da confessare. Dennis, il produttore colto e sensibile, ama il suo lavoro ma odia il suo matrimonio – forse perché è sposato con la donna che detiene il record mondiale di snobismo. Il protagonista maschile, Clive, più bello di Simon Templar e molto vanesio, sente di essere destinato a una carriera di più alto profilo. E Sophie, che si è giocata il tutto per tutto pur di sfuggire alla monotonia della provincia e alla minaccia di un matrimonio senza amore, si troverà a recitare un copione di scena troppo simile a quello della sua vita, e dovrà decidere che tipo di donna essere, e che tipo di uomo scegliere, in un mondo in cui anche le donne sperimentano nuovi ruoli e una nuova libertà.
L’attesissimo romanzo di Nick Hornby racconta una ragazza che vuole puntare sull’ironia, più che sulla bellezza, che vuole fare l’attrice, piuttosto che la soubrette, che vuole essere amata, ma davvero.

* * *

Le prime pagine del romanzo FUNNY GIRL, di Nick Hornby (Guanda, 2014 – traduzione di Silvia Piraccini)
Leggi tutto…

VIRNA LISI e uno “spot” per la lettura

VIRNA LISI e uno “spot” per la lettura.

Letteratitudine ricorda la splendida Virna Lisi, nel giorno della sua scomparsa, con questo video che contiene un vero e proprio “spot” a favore della lettura


Leggi tutto…

INTERVISTA A DANILO FERRARI

INTERVISTA A DANILO FERRARI (a fine post, il servizio andato in onda su TG4)

a cura di Simona Lo Iacono

Da sempre comunicare non è della voce, né la parola è nata per essere un suono. Logos (λόγος) deriva dal greco λέγειν (léghein) che significa scegliere, raccontare, enumerare. Eraclito, poi, dava al Logos il significato di “ascolto”, mentre nel Cristianesimo il logos compare all’inizio del Vangelo di Giovanni, dov’è detto che venne ad «abitare in mezzo a noi».
La parola, dunque, travalica il significato, si pone come un’entità che crea e rivela, un nodo da sciogliere, un mistero.
Chiunque scriva, poi, sa che è capricciosa, invadente, persino ostinata. Perché può impennarsi, regalare bellezza e visione. O può tacere, rivoltandosi contro il suo autore, facendogli sperimentare le stimmate del silenzio.
Tutto ciò prescinde dai sensi.
E, anzi, può anche accadere che proprio i sensi tradiscano la parola, impedendole di approdare oltre, di estendere le sue dita, sfiorando e toccando, pregando e accarezzando, supplicando e chiedendo.
Allora spetta all’uomo scovare metodi ingegnosi, sfruttare la fantasia, giocare con un alfabeto che non è più solo dei segni, ma dei gesti e dei sorrisi, restituendo alla parola il suo destino: creare la relazione, rilucere di una dualità segreta e completa, restituire all’essere umano la sua vera vocazione. Porsi in comunione con l’altro, e nell’altro scoprirsi, cercarsi, trovarsi.
E’ quanto accade a Danilo Ferrari.
Classe 1984, siculo di origine e vulcanico per temperamento (l’Etna gli ribolle alle spalle e domina la città in cui è nato: Catania), Danilo è affetto dalla nascita da tetraparesi spastico-distonica, ed è quindi impossibilitato a parlare e a muoversi.
Però ha occhi penetranti e loquaci, ciglia crespose che sanno battere e reggere il ritmo, una bocca sorridente che si apre spesso a sottolineare una gioia pienissima di stare al mondo.
Così, gli occhi sono diventati la sua parola.
Grazie al loro movimento comunica ciò che sente, detta articoli giornalistici, scrive libri. Maria Stella Accolla, la sua insegnante di sostegno, raccoglie pazientemente il rimando dello sguardo e traduce, perchè in fin dei conti la lingua di Danilo non è che una delle tante parlate straniere che vanno interpretate a questo mondo, e lei non ha fretta, sa bene anzi che il linguaggio vuole concentrazione e allegria, predisposizione al gioco e moltissimo buon umore.
Sarà per questo, allora, che Danilo non patisce alcuna incomprensione, e che persino a teatro, dove ha recitato nello spettacolo tratto dal suo ultimo romanzo “Il coraggio è una cosa” , nessuno è caduto in equivoci o in malintesi, nè ad alcuno è sfuggito il senso della sua interpretazione.
Danilo si è laureato, ha intrapreso una carriera letteraria, è un attore di quel “Teatro della diversità” che dal 1989 Piero Ristagno e Monica Felloni portano avanti con tenacia e fiducia nelle possibilità impensate di ciò che viene chiamato handicap.
Per questo oggi ho voglia di chiacchierare con lui, di immergermi in quell’universo di frammenti e occhiate che hanno la forza di trasformarsi in lingua viva, amorosa e generosa, uno scroscio d’acqua che se pure non ha suono, riesce a spezzare il silenzio.

– Danilo, chiedo riferendomi al titolo del suo libro (“Il coraggio è una cosa”), che cos’è il coraggio? Leggi tutto…

LA QUESTIONE CAROCCI

LA QUESTIONE CAROCCI

carocci editore

Il nuovo piano industriale del gruppo che detiene la Carocci prevede il licenziamento di oltre metà dei 32 dipendenti. L’appello di Alberto Asor Rosa, Tullio De Mauro, Adriano Prosperi, Luca Serianni (lo riportiamo qui di seguito).
Per l’azienda si tratta di una “decisione dolorosa” dettata da esigenze di “ristrutturazione aziendale”.

di Alberto Asor Rosa, Tullio De Mauro, Adriano Prosperi, Luca Serianni

Apprendiamo con profonda preoccupazione del piano industriale presentato il 10 dicembre da Edifin (società che controlla il Mulino e Carocci editore), piano che prevede il licenziamento di oltre metà dei 32 dipendenti della Carocci. È evidente che un intervento di questa portata non prefigura un auspicabile rilancio della casa editrice e, anzi, sembra preannunciare un ulteriore prossimo ridimensionamento, se non un vero e proprio smantellamento. Carocci ha sempre mostrato grande interesse e “curiosità” nei confronti degli studi, delle ricerche, delle più vive espressioni culturali del paese, nonché tempestiva attenzione a voci significative del panorama internazionale. Ha avuto il coraggio di accogliere progetti innovativi, ha seguito con partecipazione e costanza il mondo dell’insegnamento universitario cogliendone di volta in volta stimoli e proposte, pur muovendosi in una fase di complessa e difficile trasformazione. E lo ha fatto con competenze e professionalità consolidatesi negli anni che il piano industriale presentato nei giorni scorsi rischia di mortificare irrimediabilmente e di disperdere. 

Leggi tutto…

«Comunicazione e media» – 48° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese/2014

Pubblichiamo il comunicato stampa della Censis relativo al capitolo «Comunicazione e media» del Rapporto 2014 sulla situazione sociale del Paese. Nel corso del post, il video della presentazione del volume

Giunto alla 48ª edizione, il Rapporto Censis prosegue l’analisi e l’interpretazione dei più significativi fenomeni socio-economici del Paese, individuando i reali processi di trasformazione della società italiana. Su tali temi si soffermano le «Considerazioni generali» che introducono il Rapporto. Nella seconda parte, «La società italiana al 2014», vengono affrontati i temi di maggiore interesse emersi nel corso dell’anno. Nella terza e quarta parte si presentano le analisi per settori: la formazione, il lavoro, il welfare e la sanità, il territorio e le reti, i soggetti e i processi economici, i media e la comunicazione, il governo pubblico, la sicurezza e la cittadinanza.

Il cyberlettore: come la rivoluzione digitale ha cambiato domanda e offerta di informazione. Oggi in Italia si vende poco più della metà delle copie di quotidiani che si vendevano venticinque anni fa. Siamo passati da poco meno di 7 milioni di copie giornaliere nel 1990 a meno di 4 milioni. La quota di italiani che fanno a meno dei mezzi a stampa nella propria dieta mediatica è salita a quasi la metà della popolazione (il 47%). Il 20,8% degli italiani legge i quotidiani online e il 34,3% i siti web di news. Una domanda di informazione così radicalmente mutata ha determinato un cambio di paradigma anche all’interno delle redazioni giornalistiche. Si registrano flessioni nel numero dei giornalisti occupati in tutti i segmenti del settore editoriale. Nel 2013 il calo più pronunciato si è avuto nei periodici (-7,7%), poi nei quotidiani (-5,6%) e nelle agenzie di stampa (-3,9%). In media, il ridimensionamento della forza lavoro giornalistica è stato del 6,1% rispetto all’anno precedente. Tra il 2009 e il 2013 il numero dei giornalisti fuoriusciti dall’editoria giornalistica è stato di 1.662 unità, di cui 887 nell’area dei quotidiani (-13,4%) e 638 in quella dei periodici (-19,4%). E se gli iscritti all’Ordine dei giornalisti restano sostanzialmente invariati (112.046 contro i 110.966 del 2011, con un aumento dell’1% circa), sono cambiate però le condizioni alle quali i giornalisti lavorano. Tra il 2000 e il 2013 si è ridotto il lavoro dipendente (-1,6%) ed è cresciuto quello autonomo (+7,1%). Se nel 2000 il lavoro autonomo era svolto da poco più di 1 giornalista su 3, nel 2012 i giornalisti freelance sono diventati 3 su 5.

 

L’importanza dell’informazione policentrica di prossimità. Leggi tutto…

GIANRICO CAROFIGLIO VINCE IL PREMIO SCERBANENCO 2014

GIANRICO CAROFIGLIO VINCE IL PREMIO SCERBANENCO 2014

La Giuria letteraria di Courmayeur Noir in festival, composta da  Cecilia Scerbanenco (Presidente), Valerio Calzolaio, Luca Crovi, Loredana Lipperini, Sergio Pent, Ranieri Polese, Sebastiano Triulzi, Bruno Ventavoli e John Vignola, considerata la cinquina finalista:

Gianrico Carofiglio, Una mutevole verità, Einaudi
Roberto Costantini, Il male non dimentica, Marsilio
Romano De Marco, Io la troverò, Feltrinelli
Nicola Lagioia, La ferocia, Einaudi
Marilù Oliva, Le sultane, Elliot

ha deliberato di assegnare il Premio Giorgio Scerbanenco – La Stampa 2014 per il Miglior Romanzo Noir italiano edito a Gianrico Carofiglio per Una mutevole verità, Einaudi: un romanzo che si inserisce in un lungo e apprezzato percorso narrativo, legato a importanti problematiche sociali e morali, che sono affrontate con un linguaggio ancora una volta efficace, preciso e concreto.

La giuria ha inoltre deliberato di assegnare il Premio Speciale Giorgio Scerbanenco – La Stampa 2014 a
Leggi tutto…

BUC N. 1: TRINACRIA PARK e RATPUS

BUC N. 1: TRINACRIA PARK e RATPUS

Primo appuntamento con BUC il nuovo format letterario, condotto da Simona Lo Iacono su ZeronoveTv, che propone il libro come scrigno di visioni e sogni


Leggi tutto…

CANTO DI NATALE di Charles Dickens (una recensione)

CANTO DI NATALE, di Charles Dickens

“Canto di Natale”, il calore dell’amore incondizionato

di Katya Maugeri

“Ci sono molte cose, credo, che possono avermi fatto del bene senza che io ne abbia ricevuto profitto e Natale è una di queste, un periodo di gentilezza, di perdono, di carità, di gioia nel quale uomini e donne sembrano concordi nello schiudere liberamente i cuori serrati e nel pensare alla gente che è al di sotto di loro come se si trattasse realmente di compagni nel viaggio verso la tomba, e non di un’altra razza di creature in viaggio verso altre mete”

Neve, freddo, il fascino e il degrado della Londra del 1843, in cui povertà, miseria, analfabetismo erano caratteristiche comuni. E chi se non la penna di Dickens a narrare le vicende di quei “vinti” che portano con sé un bagaglio di tristezza ma colmo di speranza? E quale libro se non il “Canto di Natale” (A Christmas Carol), per racchiudere riflessioni, magia e sentimento? I libri sono evocativi e in questo periodo natalizio era inevitabile proporre un testo che porterà il lettore indietro nel tempo, in un tempo in cui forse il Natale era davvero magico e le canzoni e i libri rappresentavano una cornice speciale da ammirare e dalla quale lasciarsi emozionare.

Il “Canto di Natale” di Dickens è uno dei suoi romanzi di critica verso la società in cui viveva, nonché una delle storie più emozionanti e famose sul Natale.
Il protagonista è l’avido Scrooge, – che in inglese significa tirchio, appunto –Ebenezer Scrooge, vecchio finanziere che non crede alla magia del Natale, non lascia spazio dentro sé per nessun gesto di carità, un cuore arido. Anche la notte di Natale.
Il romanzo è suddiviso in cinque parti, e narra della conversione dell’uomo, al quale, durante la notte di Natale si presenta il fantasma del suo defunto amico/socio, Marley, attorniato da una catena forgiata di lucchetti, timbri, portamonete, assegni, e tutto quel materiale che lo ha distolto dal fare del bene al prossimo, spingendolo solo ad accumulare denaro e potere. Una vita all’insegna dell’egoismo che lo ha condannano a vagare con il “peso” di ciò che ha accumulato. Il fantasma informa l’amico dell’imminente visita di tre spiriti: lo spirito dei Natali passati, lo spirito del Natale presente e lo spirito dei futuri Natali, questi spiriti mostreranno a Scrooge la sua vita passata, presente e futura portandolo a conoscenza di quello che pensano di lui le persone con le quali si confronta giornalmente, facendogli notare sbagli, errori, superficialità nel giudicare le persone, i suoi atteggiamenti errati nei confronti della vita, dei conoscenti, degli estranei, l’assenza totale di umiltà e altruismo. A Scrooge viene mostrato il Natale di gente che – pur vivendo nella povertà – riesce a gioire delle piccole cose: un gruppo di minatori che intonano un canto di Natale attorno a un focolare, due guardiani di un faro che cantano e brindano, gente che prega e che rivolge i pensieri di pace ai propri cari. Leggi tutto…

GLAM CITY di Domenico Trischitta

GLAM CITY di Domenico Trischitta (Avagliano editore, 2014)

Un estratto del libro è disponibile qui…

[GLAM CITY di Domenico Trischitta, sarà presentato mercoledì 17 dicembre, alle ore 18.30, presso la libreria Catania Libri – Viale Regina Margherita 2H, Catania]

di Alessandro Russo

«Sugnu pup­pu, malirittta Catania», si guarda allo specchio e riflette Gerry. «Malirittta Catania, ripete ad alta voce- sugnu pup­pu». Un cappello nero ricopre la sua chioma ondulata, addosso ha un cappotto sagomato, ai piedi appariscenti stivaletti con tacchi alti. È un adolescente stravagante e pare fuggito da Carnaby Street; quando passa da via Etnea la folla lo accoglie con voce strillante: «Tagghiati i capiddi, arrusu do culu». Infine le prepotenti deflagrazioni sonore di Pippo Pernacchia gli percuotono l’anima. Sullo sfondo d’una Catania anni ’70, Glam City di Domenico Trischitta (pg 132 Avagliano Ed., €14) è una storia imperniata su una rivolu­zione del costume. Tra incantesimi e borbottii, in mezzo a folletti che ondeggiano con fare ruffiano salta fuori una narrazione appassionante e intrisa di poesia. La vicenda è ambientata nella capitale sicula di levante, una città nera come la roccia e affumicata dagli spasmi del vulcano più alto d’Europa. Quivi si stagliano le inquietudini del protagonista, in bilico perenne tra moine, sofferenze e ammiccamenti. I fatti prendono piede da un’esplosione di rock psichedelico, nel momento esatto in cui Gerry incrocia a Londra un tipo dai lineamenti dolci e che ben conosce le dinamiche delle pose di moda. Con occhi guardinghi e movenze feline, anche il giovane catanese sogna la gloria e intanto volteggia su una ragnatela di ricatti e bugie. È un trasformista e ama vestire in modo provocatorio: la sua è una vita annacquata con rari luccichii. Per i concittadini però il ragazzo dai travestimenti scintillanti un sacrilegio commette e una belva scappata dalla gabbia rimane. In una struttura narrativa ben congegnata, ravvivano il testo le pennellate letterarie dell’autore, noto drammaturgo e romanziere catanese. Leggi tutto…

Giornata Mondiale dei Diritti Umani 2014

Giornata Mondiale dei Diritti Umani 2014

La Giornata mondiale dei diritti umani è una celebrazione sovranazionale che si celebra in tutto il mondo il 10 dicembre di tutti gli anni. La data è stata scelta per ricordare la proclamazione da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite della Dichiarazione universale dei diritti umani, il 10 dicembre 1948.

Di seguito, la traduzione del messaggio per il 2014 di Ban Ki-moon: Segretario generale delle Nazioni Unite Leggi tutto…

GIUDA, di Amos Oz

GIUDA, di Amos Oz (Feltrinelli)

di Massimo Maugeri

«Questo romanzo in fondo parla delle grandi e semplici cose della vita», mi spiega l’autore. «Parla dell’amore, della perdita, della solitudine, della morte, del desiderio e della desolazione». L’autore in questione si chiama Amos Oz ed è uno dei massimi scrittori viventi. Uno di quelli, per dirla tutta, che ben figurerebbero tra i vincitori del Premio Nobel per la Letteratura. Il romanzo si intitola “Giuda” ed è appena stato pubblicato in Italia da Feltrinelli (traduzione di Elena Loewenthal, pagg. 336, € 18). Una storia forte, una scrittura sapiente, temi scottanti: questi, alcuni degli ingredienti che compongono il libro che, probabilmente, a dodici anni dalla pubblicazione di “Una storia di amore e di tenebra” (un milione di copie vendute), sarà considerato come il capolavoro del grande scrittore israeliano.
Siamo in inverno, a Gerusalemme, nel periodo a cavallo tra il 1959 e il 1960. «Ho scelto di ambientare il romanzo in questo arco temporale», mi spiega Oz, «perché lo Stato d’Israele è ancora giovane e non ancora corrotto dalla Storia e dalla violenza. E anche perché Gerusalemme, in quel momento, è una città sotto assedio: claustrofobica, aggredita su tre fronti».
È in questo contesto che, iniziando la lettura, incontriamo il giovane Shemuel Asch: uno studente universitario che sta attraversando una fase molto difficile della propria esistenza. La sua ragazza, Yardena, ha deciso di lasciarlo per convolare a nozze con un ex e la sua famiglia deve fare i conti con un improvviso e devastante dissesto economico. Per queste ragioni decide di abbandonare la città, gli studi e la sua attività di ricerca intitolata “Gesù visto dagli ebrei”. Poi, però, gli capita di leggere l’annuncio di un’offerta lavorativa piuttosto singolare indirizzata a uno studente di materie umanistiche che, in cambio di un modesto stipendio e di un alloggio gratuito, dovrà tenere compagnia nelle ore pomeridiane a un anziano disabile molto colto. Shemuel decide di accettare l’offerta. Si reca nella casa indicata nell’annuncio e si imbatte nel vecchio in questione: Gershom Wald; ma anche in Atalia: un’affascinante quarantacinquenne.
Da questo incontro, nasce la storia. Una storia basata sul confronto delle idee, sul contraddittorio, sull’incrocio di più punti di vista – spesso divergenti – che l’autore è bravissimo a esporre con pari credibilità. Su tutto si erge il concetto di “tradimento”. E qui veniamo a Giuda. Leggi tutto…

SI CONCLUDE PIÙ LIBRI, PIÙ LIBERI 2014 – Il libro dell’anno di Fahrenheit

SI CONCLUDE PIÙ LIBRI, PIÙ LIBERI 2014 – Il libro dell’anno di Fahrenheit

PLPL

La passione dei piccoli editori muove il futuro: i libri resistono alla crisi
Boom di graphic novel, libri per ragazzi e soggetti cinematografici

Roma, 8 dicembre 2014. Oltre 56 mila presenze e tanti eventi “sold out”. La piccola editoria resiste alla crisi partendo dai giovani e dall’incontro fra autori, editori e lettori. Quella “passione” evocata da Lidia Ravera durante l’inaugurazione: “Qui più che altrove si respira passione: è quella per cui vivono i piccoli editori, spesso la loro unica ricompensa. Ma alla fine la verità è che dei libri non abbiamo solo bisogno: i libri li desideriamo“.

Si chiude con un nuovo successo la tredicesima edizione di Più libri più liberi, la fiera nazionale della piccola e media editoria a Palazzo dei Congressi. Preparata da una grande anteprima il 3 dicembre: la performance-evento con cui il fumettista Zerocalcare ha realizzato un gigantesco murale nella stazione della metropolitana di Rebibbia (in collaborazione con ATAC). Un simpatico mammut bianco carico di passeggeri per dire “Welcome to Rebibbia: qui ci manca tutto, non ci serve niente”.

Grande soddisfazione degli espositori, soprattutto per l’affluenza di domenica e lunedì, le sale più grandi al completo e code di centinaia di persone. E compiaciuti gli organizzatori: “L’Italia che vuole partire alla riscossa con passione e onestà si è riunita qui a Più libri – ha dichiarato Fabio Del Giudice, direttore della Fiera – che quest’anno ha sfidato la crisi offrendo un giorno in più e un programma ancora più ricco e sperimentale. Oltre un decennio di successi si può spiegare solo con l’entusiasmo, la professionalità e lo spirito di progettualità che animano gli editori indipendenti, autentico motore per il futuro”. E conclude con un messaggio di costruttivo ottimismo: “I libri e la cultura, il coraggio di innovare, sono la migliore risposta al disagio sociale ed economico che stiamo vivendo e alle recenti notizie di malaffare e corruzione: ripartiamo da qui per rilanciare la cultura italiana e l’immagine del nostro Paese”.
Leggi tutto…

Le novità di NOIRFEST 2014

Le novità di NOIRFEST 2014

Courmayeur Noir in Festival: dal 9 al 14 dicembre 2014

Mancano ormai pochi giorni all’inaugurazione della XXIV edizione del Courmayeur Noir in Festival e la scena appare ormai quasi pronta. “Non escludiamo novità e qualche colpo a sorpresa proprio in vista del traguardo – dicono Giorgio Gosetti e Marina Fabbri – ma la fisionomia di questo festival all’insegna del Doppio e della Paura appare ormai chiara in tutte le sue strutture portanti e non possiamo negare la nostra soddisfazione per un programma che si rinnova nella continuità”.
Come da tradizione, l’occasione della presentazione del programma nella sede istituzionale della Regione Autonoma Valle d’Aosta permette di aggiungere tasselli e personaggi all’insegna dello spettacolo e dell’attrattiva. Mentre restano confermati tutti i titoli e i protagonisti già annunciati, ecco svelate alcune novità:
Leggi tutto…

BERLINO. IN FUGA DAL MURO di Saverio Simonelli (un estratto)

Pubblichiamo le prime pagine del romanzo “BERLINO. IN FUGA DAL MURO. Storie e imprese spettacolari” di Saverio Simonelli (Effatà edizioni)

Epiche, geniali, studiate o estemporanee. Così avventurose da sembrare romanzesche, tra dramma e commedia. Sono le fughe da Berlino Est.

Dal 1961 fino alla storica caduta nel novembre ’89, il Muro di Berlino non è stato solo il simbolo della guerra fredda, della divisione della Germania e dell’Europa, ma anche lo spettatore di storie e imprese di uomini assolutamente normali che tentarono di riprendersi la vita superando quella barriera, inviolabile come una montagna, con la forza dell’immaginazione e del desiderio di libertà.

Alcuni di loro pagarono con la vita, ma molti riuscirono nell’impresa.

Queste pagine raccontano le fughe più spettacolari e assieme più genuinamente umane.

* * *

I ricordi di Nonno Walter

Nonno Walter scostò la tendina, aprì la finestra e poi, a braccia
conserte appoggiate al davanzale, si mise a guardare i ragazzi
che giocavano a pallone nel giardino del comprensorio. A loro
bastava poco: un paio di giacche della tuta buttate in terra alla
distanza giusta per fare da pali, il pallone della coppa del mondo
appena vinta e qualche metro quadro d’erba. Così il pomeriggio
diventava divertimento puro, tutto istinto, prontezza di riflessi,
energia da vendere. Certo, pensava, a quell’età il gioco raccontava
molto di quello che stavano diventando, dalla conformazione
fisica al carattere, lasciando perfino indovinare qualcosa su
quello che sarebbe stato il loro futuro. È sempre stato un privilegio
degli anziani: andare oltre quello che si vede grazie alle lenti
dell’esperienza. In un gesto, in una postura ci leggi agevolmente
molte delle cose che verranno. Così Walter capiva che quel piccolo
Sami con i suoi geni africani forse non sarebbe mai diventato
il trequartista che sognava di essere – indossava la maglia di
Mario Goetze, l’eroe della finale mondiale – ma avrebbe potuto
vincere una gara di mezzofondo. Lukas che veniva dalla Polonia
avrebbe magari giocato a calcio solo per divertirsi con gli amici,
ma potenzialmente – e lo intuiva da come si fermava a riflettere
su ogni cosa – in futuro sarebbe potuto essere un ottimo maestro
di scacchi. Niente calcio poi per il più grande e più goffo di
tutti: Nikolas, l’amico del cuore di suo nipote che finiva regolarmente
in porta. Leggi tutto…

PIÙ LIBRI PIÙ LIBERI – LA CULTURA RISPONDE AL MALAFFARE

A PIÙ LIBRI PIÙ LIBERI LA CULTURA RISPONDE AL MALAFFARE

PLPL

Incontri e dibattiti per capire le origini dei fenomeni mafiosi che da troppo tempo minano la credibilità del nostro Paese

Roma, 5 dicembre 2014. A Più libri più liberi si cerca una risposta culturale e un propulsore di riscatto dopo l’inchiesta “Mafia Capitale”, che ha scoperchiato il più classico dei vasi di Pandora portando alla luce inquietanti intrecci fra politica e corruzione che non solo gettano discredito sulla classe politica ma minano nel profondo lo spirito stesso del ruolo e della missione della politica. In Fiera si parla di mafie e di malaffare, all’interno di un filone di educazione alla legalità con incontri che cercheranno di andare alle radici di questa malattia per restituire alla città di Roma e a tutto il Paese – qui rappresentato da centinaia di editori indipendenti e migliaia di lettori, addetti professionali, curiosi – un senso di fiducia da tempo perduto.

Questo filo rosso è iniziato venerdì 5 con BIL, una biblioteca della legalità: pagine e parole per crescere liberi (a cura di Ibby Italia e Sinnos Editrice, in collaborazione con Più libri più liberi). Tanti i bambini e ragazzi fra il pubblico, ai quali il Ministro della Giustizia Andrea Orlando ha spiegato perché i libri e la lettura sono strumenti imprescindibili per costruire il nostro futuro: “Come diceva Bufalino – ha raccontato il Ministro – per combattere la mafia serve un esercito di maestri elementari”, perché una società consapevole e colta “è in grado di individuare le prassi che portano a questo tipo di fenomeno”. E sottolinea: i libri servono a “costruirsi una propria capacità critica e non essere un oggetto di chi costruisce il consenso”. Leggi tutto…

SISSY CASTROGIOVANNI: una voce (siciliana) dal Massachusetts

SISSY CASTROGIOVANNI: una voce (siciliana) dal Massachusetts

di Alessandro Russo

Casa Russo, una domenica più luminosa di altre. Un papà chiama a sé Matteo, Oriana e Carola: sta per venir giù una di quelle storielle favolose che fan luccicare i loro sguardi.
«Sissy – attacca babbo Alessandro – è una bimba incantevole nata in un paese non distante da qui. Casa sua si trova di fronte allo specchio d’acqua marina che accarezza i faraglioni sotto lo sguardo burbero del maestoso Mongibello. Passano anni, la ragazza cresce e comincia a cantare ma lo fa di nascosto, quando nessuno la può sentire. Ha un talento innato: è brava ma ha paura d’esser presa in giro. Finita la scuola, s’iscrive all’università; studia genetica, gioca a pallavolo, esce con gli amici. Dopo un po’ si stufa di pianificare la sua vita e d’improvviso molla tutto. “La passione -ammette un pizzico tormentata- è la più grande fonte d’energia che c’è, senza di quella non si va da nessuna parte. È come un treno che va inseguito senza lasciarsi spaventare dai luoghi comuni che vengono raccontati. È la chiave per essere felici e vivere al meglio la propria vita”
Una mattina piena di sole, la giovinetta prende l’aeroplano e atterra in America, in una città chiamata Boston. In pochi giorni conosce persone dell’intero pianeta mentre bravi compositori le fanno ascoltare jazz contemporaneo e world-music e poi il fado portoghese, il flamenco spagnolo, melodie arabe e greche. Ognuno porta una diversa cultura, la signorina impara cose nuove e si sente felice. Tuttavia, benché distante, s’avvicina alle radici, alle tradizioni, all’essenza pura dei suoni dell’isola lontana che rimane il suo luogo dell’anima. Spesso ella pensa al paese d’origine, d’estate attraente più d’una bomboniera e d’inverno identico a un presepe. Le tornano in mente le canzoni apprese ogni santo giorno da bambina: pian piano tutti i pezzetti del puzzle si piazzano al posto giusto. Il primo componimento è “Comu lu mari da Trizza”, una soave melodia jazz con influenze mediterranee e sicule. Il testo in dialetto vi fluisce armonicamente e il ritmo che ne scaturisce possiede una forza d’urto magica al punto che chi si concentra all’ascolto sovente scorge qualche angioletto danzare. Cantando “E vui durmiti ancora” Sissy grida l’amore per la Sicilia e rafforza la propria personalità; con una voce sferzante provoca brividi intensi, fa vibrare le onde del cuore e offre la migliore espressione di sè. In quest’istante la nostra principessina giramondo pianta gioiosa la bandiera di Trinacria nel Nuovo Continente e ne innalza al vento il vessillo».
Leggi tutto…

Più libri più liberi: è segno meno per i piccoli editori, in linea con il mercato

Più libri più liberi: è segno meno per i piccoli editori, in linea con il mercato

E’ segno meno per i piccoli editori nei primi dieci mesi del 2014, con performance sostanzialmente in linea con il resto del mercato. E’ quanto emerge dall’indagine condotta da Nielsen e presentata a Più libri più liberi – la Fiera nazionale della piccola e media editoria che apre oggi a Roma – che per la prima volta allarga la tradizionale indagine condotta sulle piccole case editrici presenti alla manifestazione romana a tutti i 5.663 marchi di editori che hanno un venduto nei canali trade libri per un valore non superiore a 10milioni di euro.

I piccoli editori registrano un calo a copie vendute del -3,4% (al netto della Grande distribuzione organizzata) mentre per il resto del mercato è del -3,2%. Va meglio il valore del venduto anche per le diverse politiche di prezzo adottate: -2,5% per i piccoli, -3,0% per gli altri (sempre al netto della Gdo).

Questo andamento di tutti i piccoli, se ricondotto solo agli editori presenti a Più libri più liberi cambia, e molto, registrando un +1,1% nelle vendite di copie (sempre esclusa la Gdo) e un +2,2% del fatturato. In altre parole, esiste una punta di diamante, in buona parte presente tra gli espositori di Più libri più liberi, in grado non solo di registrare un segno più ma di smorzare il segno meno del mercato nel suo complesso.

Il trend complessivo del mercato? Leggi tutto…

L’EDITORIA INDIPENDENTE PROPULSORE PER PARTIRE ALLA RISCOSSA

Più libri più liberi – L’EDITORIA INDIPENDENTE PROPULSORE PER PARTIRE ALLA RISCOSSA
I piccoli editori guidano la lotta di resistenza contro la crisi: i libri sono un bene rifugio e un veicolo di libertà

PLPL

Roma, 4 dicembre 2014. “Se si legge di più si è più liberi, e viceversa: se si riesce a favorire la circolazione non solo dei grandi marchi ma anche dei piccoli editori, si incrementa la domanda di libertà e insieme se ne favorisce lo sviluppo“: così Giampaolo D’Andrea, capogabinetto del Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, spiega il significato della Fiera Più libri più liberi: “Vi porto il saluto e la gratitudine del Ministro Dario Franceschini per un’iniziativa che consideriamo strategica per lo sviluppo culturale del Paese“. Sviluppo che vede nell’editoria indipendente un motore propulsivo fondamentale: “I piccoli editori rappresentano il 30% del mercato e dobbiamo a loro l’infinita varietà di idee, proposte e cataloghi che troviamo nelle librerie che ancora svolgono un ruolo di promozione culturale” ricorda Romano Montroni, Presidente del Centro per il Libro e la Lettura. “Sono un po’ come cani da tartufo: seguendo un’intuizione, vanno a scovare libri sui quali i grandi gruppi editoriali non scommetterebbero“, continua, “e credo sia un atto di coraggio da difendere e valorizzare. Come Centro per il Libro e la Lettura continueremo a sostenere Più libri più liberi in ogni modo, perché la passione e l’entusiasmo che anima questi editori sono gli stessi nostri“.

Si è aperta così la XIII edizione di Più libri più liberi, all’insegna di un senso profondo di gratitudine e speranza per la ripresa: “Fa un certo effetto pensare che sono già passati 13 anni e che, nonostante i colpi della crisi e il mutamento delle strutture commerciali, i piccoli editori continuino a proporre con entusiasmo novità, ricerche, iniziative” sottolinea in apertura Enrico Iacometti, Presidente Comitato promotore di Più libri più liberi. Uno “sforzo elevatissimo” che spiega anche perché questa Fiera, organizzata e gestita direttamente dagli stessi editori, “riesce a ottenere anno dopo anno un successo crescente nonostante un budget limitato“. Ed è il motivo per cui ha ancora tante potenzialità da realizzare nella speranza di poter contare su nuove risorse. Leggi tutto…

BLITZ DI ZEROCALCARE NELLA METROPOLITANA DELLA CAPITALE

BLITZ DI ZEROCALCARE NELLA METROPOLITANA DELLA CAPITALE

PLPL

Alla vigilia di Più libri più liberi, un grande fumetto colora la stazione di Rebibbia
Non solo libri: quest’anno anche i muri raccontano una storia

Roma, 3 dicembre 2014. Alla vigilia dell’inaugurazione della XIII edizione della Fiera, Più libri più liberi ha offerto ai romani uno specialissimo dono natalizio: il fumettista Zerocalcare (qui l’intervista in esclusiva rilasciata a Letteratitudine in occasione di Lucca Comics 2013), in collaborazione con Atac, ha realizzato oggi un murales di circa 40 metri quadrati su una delle pareti della stazione della Metro B Rebibbia che raffigura  il leggendario Mammut di Rebibbia (a cui fa spesso cenno nelle sue storie ma che nessuno ha mai visto e che Zerocalcare ha trasformato in un simbolo del quartiere). “Questo disegno dovrebbe essere una sorta di benvenuto a chi arriva a Rebibbia” – ha spiegato un po’ emozionato Zerocalcare, prima di iniziare. L’opera è una sorta di filo conduttore sulla linea B: a un capolinea Rebibbia e il murales di Zerocalcare, all’altro l’Eur e Più libri più liberi.

“Questo progetto, ideato da Più Libri più liberi e ATAC, consente di regalare alla città di Roma un’opera permanente grazie alla generosità di un grande artista” ha dichiarato Fabio Del Giudice, direttore della Fiera. Leggi tutto…

VENT’ANNI DALLA MORTE DI FRANCO FORTINI

VENTI ANNI DALLA MORTE DI FRANCO FORTINI

Dedichiamo questo post alla memoria di Franco Fortini a vent’anni dalla scomparsa.
Franco Fortini è nato a Firenze il 10 settembre 1917 – è scomparso a Milano il 28 novembre 1994.

Franco Fortini: che cos`è la poesia (da Rai Letteratura)
http://www.letteratura.rai.it/embed/franco-fortini-che-cosè-la-poesia/1094/default.aspx

La biografia sull’enciclopedia Treccani Leggi tutto…

LA CINQUINA FINALISTA DEL PREMIO SCERBANENCO 2014

LA CINQUINA FINALISTA DEL PREMIO GIORGIO SCERBANENCO – LA STAMPA 2014

Courmayeur Noir in Festival

dal 9 al 14 dicembre 2014

Gianrico Carofiglio
Una mutevole verità, Einaudi

Roberto Costantini
Il male non dimentica, Marsilio

Romano De Marco
Io la troverò, Feltrinelli

Nicola Lagioia
La ferocia, Einaudi

Marilù Oliva
Le sultane, Elliot

* * *

La cinquina dei romanzi italiani finalisti al Premio Giorgio Scerbanenco-La Stampa 2014, è risultata dalla sommatoria dei voti dei lettori sul sito e di quelli ponderati della Giuria letteraria che ha votato  in questa formazione: Cecilia Scerbanenco (Presidente), Valerio Calzolaio, Luca Crovi, Loredana Lipperini, Sergio Pent, Sebastiano Triulzi, John Vignola.
Leggi tutto…

LO SCRITTORE VERTICALE. Conversazione con Vincenzo Consolo – di Domenico Calcaterra (recensione)

Domenico Calcaterra con Vincenzo Consolo

Lo scrittore verticale. Conversazione con Vincenzo Consolo”, di Domenico Calcaterra – Medusa Edizioni, 2014

di Claudio Morandini

Che piacere è leggere il dialogo tra Consolo e Domenico Calcaterra, risalente al 2006, già uscito in appendice al saggio “Vincenzo Consolo: le parole, il tono, la cadenza” (Prova d’Autore, 2007) e oggi riproposto da Medusa Edizioni con il titolo “Lo scrittore verticale. Conversazione con Vincenzo Consolo” corredato da una nota introduttiva di Antonio Franchini. Notiamo subito una profonda sintonia di voci e di intenti: Consolo e Calcaterra usano lo stesso linguaggio, ragionano arrovellandosi allo stesso modo, si concedono financo gli stessi vezzi di stile. La loro idea stessa di dialogo è riconducibile a un atteggiamento che possiamo definire sicilitudine: che in letteratura si esprime attraverso un continuo impulso alla “perorazione” e alla “interrogazione”, ed è per sua natura ironica, intrisa di pessimismo, incline al ripiegamento interiore, a una larga, ancestrale sfiducia nella società. Questo perenne dubitare, questa “dolorosa saggezza” unita a una “disperata intelligenza” caratterizzano, nelle parole di Consolo, il timbro delle voci letterarie della Sicilia.
Il denso libretto manifesta davvero lo sforzo congiunto di “tessere memoria” (che è “racconto”, libertà, scelta individuale, in definitiva è “letteratura”): la conversazione tra i due è in effetti un assorto (quasi mai divagante) e appassionato viaggio spaziotemporale compiuto in coppia nei territori della letteratura, della memoria, nelle stratificazioni storiche e geografiche della lingua, anche nella tradizione letteraria italiana. Entrambi – maestro e allievo – condividono poi l’amarezza di fronte allo spazio sempre più esiguo lasciato alla letteratura e il disagio in un presente superficiale, carnevalesco, privo di figure intellettuali forti e critiche.
Quello di Calcaterra è insomma un vivace omaggio, rigoroso ma anche libero dall’impegno apologetico (in polemica con i fraintendimenti di certa critica) che anima il recente, corposo saggio su “Il secondo Calvino” (Mimesis, 2014): che è sempre dialogo ideale, certo, ma forzatamente a distanza, e con le opere più che con l’autore (non suoni come un limite, si tratta di una scelta in un certo senso necessaria). Leggi tutto…

IL TEMPO DI BLANCA, di Marcela Serrano (recensione)

IL TEMPO DI BLANCA, di Marcela Serrano (Feltrinelli – traduzione di Simona Geroldi)

Il tempo di Blanca. Tra parole sospese e un’altalena di ricordi

di Katya Maugeri

“Mia nonna mi insegnò a leggere. Mia nonna mi mostrò i libri e mi trasmise il suo amore per loro. Non ebbi scelta, fu la sua eredità. Mia nonna mi disse che con i libri non mi sarei mai sentita sola. Mi insegnò ad avere cura dei miei occhi fino a farmi sentire padrona del luogo più prezioso, più limpido. Mi spiegò che se mai mi fosse venuto meno l’udito, non sarebbe stata una grave perdita, tutto quello che valeva la pena ascoltare era già stato scritto e l’avrei potuto riscattare con gli occhi. Mi disse che se mi fosse mancata la voce, non sarebbe stata la fine del mondo. Avrei registrato i suoni dall’esterno senza restituirli.”

Siamo un po’ tutte protagoniste delle storie raccontate da Marcela Serrano, per la sua capacità introspettiva di descrivere l’animo femminile.

La protagonista di questa storia è una quarantenne, una madre, una moglie, parte dell’alta borghesia della Santiago del Cile uscita dalla dittatura. È una donna di classe, con un marito – Jean Luis – che non la appaga come lei vorrebbe. È la storia di una donna che diventerà uno specchio nel quale riconoscere la propria immagine, un storia raccontata in maniera superlativa dalla scrittrice cilena, ne “Il tempo di Blanca”.
Blanca un giorno si sente male, in ospedale le viene diagnosticata la sua malattia, diventa una donna afasica. Un infarto cerebrale, un grumo di sangue arrivato al cervello danneggia la facoltà di espressione. Non è muta, non è sorda, è incapace di esprimere le proprie emozioni, ha perso la capacità di comunicare con le parole, ha perso tutto. L’incapacità di vivere come prima, riuscendo a percepire tutto come se nulla fosse cambiato, ma con l’impossibilità di esprimerlo. Basterebbe non capire, non sentire i discorsi di coloro che le girano intorno guardandola con pietà e tristezza, ignorandola come fosse una “cosa”, un complemento d’arredo all’interno di una grande casa.
Blanca comincia a vivere una vita inanimata. Inizia così un percorso a ritroso caratterizzato da rimpianti, tristezze, risentimenti, riflessioni interiori “qual è stato il momento preciso in cui ho attraversato la linea invisibile che separa la giovinezza dalla maturità”, crisi di coppia, incomprensioni. Leggi tutto…