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IL TEMPO DI BLANCA, di Marcela Serrano (recensione)

dicembre 1, 2014

IL TEMPO DI BLANCA, di Marcela Serrano (Feltrinelli – traduzione di Simona Geroldi)

Il tempo di Blanca. Tra parole sospese e un’altalena di ricordi

di Katya Maugeri

“Mia nonna mi insegnò a leggere. Mia nonna mi mostrò i libri e mi trasmise il suo amore per loro. Non ebbi scelta, fu la sua eredità. Mia nonna mi disse che con i libri non mi sarei mai sentita sola. Mi insegnò ad avere cura dei miei occhi fino a farmi sentire padrona del luogo più prezioso, più limpido. Mi spiegò che se mai mi fosse venuto meno l’udito, non sarebbe stata una grave perdita, tutto quello che valeva la pena ascoltare era già stato scritto e l’avrei potuto riscattare con gli occhi. Mi disse che se mi fosse mancata la voce, non sarebbe stata la fine del mondo. Avrei registrato i suoni dall’esterno senza restituirli.”

Siamo un po’ tutte protagoniste delle storie raccontate da Marcela Serrano, per la sua capacità introspettiva di descrivere l’animo femminile.

La protagonista di questa storia è una quarantenne, una madre, una moglie, parte dell’alta borghesia della Santiago del Cile uscita dalla dittatura. È una donna di classe, con un marito – Jean Luis – che non la appaga come lei vorrebbe. È la storia di una donna che diventerà uno specchio nel quale riconoscere la propria immagine, un storia raccontata in maniera superlativa dalla scrittrice cilena, ne “Il tempo di Blanca”.
Blanca un giorno si sente male, in ospedale le viene diagnosticata la sua malattia, diventa una donna afasica. Un infarto cerebrale, un grumo di sangue arrivato al cervello danneggia la facoltà di espressione. Non è muta, non è sorda, è incapace di esprimere le proprie emozioni, ha perso la capacità di comunicare con le parole, ha perso tutto. L’incapacità di vivere come prima, riuscendo a percepire tutto come se nulla fosse cambiato, ma con l’impossibilità di esprimerlo. Basterebbe non capire, non sentire i discorsi di coloro che le girano intorno guardandola con pietà e tristezza, ignorandola come fosse una “cosa”, un complemento d’arredo all’interno di una grande casa.
Blanca comincia a vivere una vita inanimata. Inizia così un percorso a ritroso caratterizzato da rimpianti, tristezze, risentimenti, riflessioni interiori “qual è stato il momento preciso in cui ho attraversato la linea invisibile che separa la giovinezza dalla maturità”, crisi di coppia, incomprensioni.

imageLa descrizione dettagliata e coinvolgente della sua passione verso un ex perseguitato politico: Gringo. Uomo che mette in luce la grande frustrazione della donna: il suo continuo adattarsi a ciò che la società richiedeva al suo ruolo di donna, di moglie e di madre. Una passione, un vortice di emozioni che la spingono oltre le sue abitudine, oltre le aspettative altrui, riscoprendosi finalmente donna. La Serrano descrive la malattia della protagonista come se la stesse vivendo in prima persona, riuscendo a trasmettere tutte le emozioni, la solitudine e il dolore che questa patologia può scatenare. L’espressione visiva diventa così l’unico canale da utilizzare. E l’unico modo per vivere la propria solitudine in maniera costruttiva e non danneggiando – ancora più – la sua anima è accettare la nuova condizione, la sua gabbia d’oro caratterizzata da un silenzio che non ha scelto. Vivere il suo tempo dentro di sé, nelle mura della sua mente, ripercorrendo con se stessa la sua vita fino a quel momento, ricordando nei dettagli, nelle sfumature, le occasioni in cui si era lasciata trascinare dal vortice delle emozioni, abbandonando ogni scelta di circostanza, momenti in cui si era realmente sentita viva, nonostante le avversità che la circondavano, ignara del silenzio che la attendeva.

Le donne descritte dalla Serrano, in ogni suo romanzo, sono caratterizzate dalla voglia e dalla capacità di guardare dentro se stesse con un coraggio disarmante, consapevoli di poter trovare risposte fuori da ogni logica. Ma non le temono. Non temono i disagi, né la solitudine.
Blanca, in questo bellissimo romanzo, è una donna bloccata negli schemi di una società governata dall’incomunicabilità con l’altro sesso, società nella quale le donne non hanno la libertà di esprimere né di vivere le proprie passioni, o esternare le proprie idee, sociali, politiche, emotive.
Come già evidenziato, durante la lettura si evince lo smarrimento della protagonista causato dall’incapacità di comunicare con i suoi cari, ma la Serrano ha l’abilità di far percepire al lettore il grido di quel silenzio che Blanca cerca di esprimere a tutti i costi, scandito da un ritmo lento, quello del suo nuovo tempo, non caratterizzato più dalle parole, dal suono, ma da un silenzio che parla attraverso i suoi occhi. L’autrice sembra voler evidenziare lo stato d’animo della protagonista con un’altalena che conduce verso il passato, per poi ritornare al presente.
Silenzioso, ricco di ricordi che procurano forti emozioni. L’impossibilità di pronunciare i propri pensieri, sentire il suono delle parole che amiamo, sentirle ripetere, sentirle vibrare, è questo ciò che coinvolge durante la lettura di un testo che andrebbe vissuto, non solo letto. E la Serrano riesce perfettamente a far vibrare le parole che Blanca non riesce a sillabare.

Siamo anche noi un po’ come lei, chiuse in un silenzio ovattato, un silenzio nel quale ci rifugiamo tutte le volte che vogliamo tenere per noi quelle parole che non osiamo pronunciare.

“Prendo una parola, una che pronunciavo poco quando ero ancora in grado di comporre le parole, la prendo e lei non sfugge, insistente, ritorna, non mi si stacca di dosso, mi vuole strangolare questa parola. Il suo nome è assenza”.

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Katya Maugeri cura la rubrica “Sapore di libri presso il quotidiano online Sicilia Journal, diretto da Daniele Lo Porto 

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