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Archive for gennaio 2015

INTERVISTA A JO WALTON (autrice di “Le mie due vite”)

INTERVISTA A JO WALTON (autrice di “Le mie due vite“). Un estratto del romanzo è disponibile qui.

[A fine post, la versione dell’intervista in lingua inglese. Ringraziamo Costanza Ciminelli per la collaborazione]

Ne Le mie due vite, Jo Walton – uno dei nomi più originali e interessanti della fantascienza e del fantastico contemporanei, non a caso insignito dei maggiori premi quanto a genere – sviluppa e dilata il concetto di sliding doors: ciò che è stato si confonde e sovrappone a qualcos’altro che sembra essere stato ugualmente ma differentemente.
Il romanzo è una raffinatissima ucronia, resa attraverso il registro del realismo narrativo. L’autrice non si risparmia nel ridisegno della Storia – in particolare del periodo della Guerra Fredda – dandone più versioni in un’unica trama.

di Massimo Maugeri

Jo Walton (nata in Galles nel 1964), poetessa e scrittrice di libri fantasy e di fantascienza, ha vinto numerosi premi, tra cui il John W. Campbell Award come Miglior nuovo talento, il World Fantasy Award, il Prometheus Award e il Mythopoeic Award. Con “Un altro mondo” (Gargoyle 2013) si è aggiudicata il Nebula Award e l’Hugo Award per il miglior romanzo. Di recente è tornata in libreria con “Le mie due vite”: un romanzo che si interroga sul tema delle scelte, su quello del doppio, e su come le nostre decisioni possono influenzare il corso della nostra esistenza e quello di coloro che ci stanno accanto.
Ne discutiamo con l’autrice.

– Benvenuta a Letteratitudine, Jo. In genere, quando mi capita di incontrare scrittori per scambiare quattro chiacchiere su un loro libro, chiedo notizie inerenti la genesi del libro stesso. Dunque chiedo anche te di raccontarci, se puoi, qualcosa a riguardo. Come nasce Le mie due vite? Da quale idea, spunto, esigenza o fonte di ispirazione?
L’ispirazione me l’ha fornita un’amica quando mi ha raccontato la proposta di matrimonio ricevuta dal suo futuro marito. Lui le disse che avrebbero dovuto sposarsi allora o mai più. È come se il modo in cui quella proposta era stata formulata mi avesse dispiegato davanti l’intera storia per il libro. Da quella proposta, infatti, immagino prendano avvio due vite separate e al contempo l’idea di ricordarle entrambe da parte di una donna anziana ricoverata in un ospizio a causa di una diagnosi di demenza senile, una donna che ignora quale delle due sia stata la vita reale. Così ho chiesto alla mia amica se potevo scriverci su e lei ha acconsentito. È partito tutto da quella conversazione, seppure ci siano voluti un paio d’anni prima che cominciassi a lavorare effettivamente al romanzo.

– Questo tuo romanzo si inserisce in un filone ricco e prestigioso: quello legato al cosiddetto “tema del doppio”. Tra i vari romanzi del passato, incentrati appunto sul tema del doppio, qual è  –  a tuo avviso – quello che potremmo considerare come una sorta di pietra miliare?
In tal senso ho molto apprezzato il romanzo Replay di Kenneth Grimwood e il racconto Unsound Variation di Gorge R. R. Martin.

– Proviamo a conoscere un po’ meglio i personaggi di questo tuo romanzo, partendo dalla protagonista: Patricia Cowan. Come la descriveresti ai nostri lettori? Leggi tutto…

LE MIE DUE VITE, di Jo Walton (un estratto del libro)

In esclusiva per Letteratitudine pubblichiamo il primo capitolo del romanzo LE MIE DUE VITE, di Jo Walton (© 2014 Gargoyle, traduzione di Daniela Di Falco, pp. 313, 18 €).

[Domani pubblicheremo un’intervista all’autrice]

La scheda del libro
Patricia ha dei ricordi molto confusi del suo passato. Le immagini dell’adolescenza sono nitide e intatte, ma dopo cosa è successo?
Ha sposato Mark ed è stata moglie e madre come le sue coetanee, oppure ha scelto di amare liberamente la sua compagna Bee sfidando tutti i pregiudizi? Davvero le sue scelte hanno influenzato il destino del mondo al punto di farlo diventare contemporaneamen­te un posto meraviglioso in cui vivere e il palcoscenico di atti terribili?
Patricia non lo sa. Non sa come sia possibile ricordare di essere stata sia Trish sia Pat. Le sfugge qualcosa, è “molto confusa” come annotano i medici sulla sua cartella clinica. E tuttavia deve tentare di rimettere insieme i frammenti per capire chi è stata in realtà…
Due incredibili versioni della storia del XX secolo diverse dalla nostra, due possibilità di vita vissute dalla medesima donna, in cui, come nell’effetto farfalla, le conquiste personali hanno il potere di cambiare i destini di molti altri allo stesso modo in cui il battito d’ali di una farfalla può provocare un uragano dall’altra parte del mondo.

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I CAPITOLO de LE MIE DUE VITE di Jo Walton (© 2014 Gargoyle, traduzione di Daniela Di Falco, pp. 313, 18 €)

“Oggi confusa”, annotarono sulla sua cartella. “Confusa. Meno confusa. Molto confusa”. L’ultima voce veniva riportata spesso, a volte abbreviata dalle infermiere con un semplice “MC” che la faceva sorridere, quasi fosse sufficientemente confusa da meritarsi una medaglia per questo. Anche il suo nome compariva sulla cartella – solo il nome di battesimo, Patricia, come se con la vecchiaia l’avessero degradata all’infanzia, negandole
sia la dignità del cognome sia il titolo e la familiarità con la forma del suo nome che lei preferiva. La cartella le ricordava una pagella scolastica, con quelle piccole caselle e le categorie predefinite dentro le quali era così difficile racchiudere la reale complessità di una qualsiasi situazione. “Ortografia pessima”. “Scarsa attenzione e partecipazione”. “Oggi confusa”. Giudizi che apparivano avulsi dalla realtà, distaccati, impossibili da contestare. «Ma Miss!», protestavano le ragazze negli ultimi anni. Lei non avrebbe mai osato farlo quando andava a scuola, né lo avrebbero fatto le studentesse disciplinate dei suoi primi anni di insegnamento. “Ma Miss!” era il prodotto di una crescente fiducia in se stesse, di un femminismo agli albori, e lei lo accettava anche se rendeva la sua giornata di lavoro più faticosa. Adesso avrebbe voluto protestare allo stesso modo con le infermiere che aggiungevano annotazioni: «Ma Miss! Oggi sono solo un po’ confusa!» Leggi tutto…

VLADIMIRO BOTTONE racconta VICARÌA

VLADIMIRO BOTTONE ci racconta il suo romanzo VICARÌA. Un’educazione napoletana” (Rizzoli). Il primo capitolo del libro è disponibile qui…

di Vladimiro Bottone

“Chi te l’ha fatto fare?”, mi sono chiesto a volte. In verità io non ho scelto un bel nulla. Ho scritto Vicarìa perché era destino che succedesse. Destino per me, considerata la forza e l’insistenza di certe mie ossessioni. Destino per la città in cui il romanzo è ambientato, visto che Napoli rappresentava l’unica metropoli europea di metà Ottocento a non aver originato un romanzo. Inevitabile che le spettasse finalmente il suo, prima o poi.
Ecco il punto: all’epoca Londra, San Pietroburgo, Parigi avevano saputo prendere forma in narrazioni degne di loro. La Napoli del primo Ottocento si era solo fatta raccontare, di riflesso, dal piccolo cabotaggio della letteratura granturismo, vale a dire del Grand Tour. Eppure, quanto a crudeltà e  popolosità, non le mancava nulla  rispetto alle coeve Londra, San Pietroburgo, Parigi. Nulla tranne un romanziere, s’intende. Arrivando io con centosettanta anni di ritardo i pericoli  consistevano: a) nel misurarsi con i colossi dell’età aurea del romanzo (e, dunque, non fallire semplicemente, ma fallire rovinosamente); 2) nel dare corpo ad un’opera ottocentesca, quindi in ritardo non solo rispetto alla comunità di scrittori e lettori, ma anche nei confronti dell’oggetto rappresentato, vale a dire Napoli.
Il primo pericolo ritengo sia stato scongiurato, purtroppo senza eccessivo merito personale. Ho infatti supplito alla mia limitata statura issandomi sulle spalle di giganti (è noto che un nano sulle spalle di colossi risulta lungimirante). Quanto al secondo punto critico, diciamo che ho cercato sì di dare vita ad un romanzo di ambizione ottocentesca minato, però, da una sensibilità novecentesca. Il che mi ha peraltro rivelato quanto Napoli, a distanza di quasi due secoli, rimanga nel fondo uguale a se stessa (da noi la storia somiglia tremendamente alla zoologia o alla botanica). Leggi tutto…

VICARÌA, di Vladimiro Bottone (un estratto del libro)

VicarìaPubblichiamo il primo capitolo del romanzo “VICARÌA. Un’educazione napoletana“, di Vladimiro Bottone (Rizzoli)

La scheda del libro
Una perpetua, quotidiana estrazione del Lotto, a Napoli. Buona sorte ogni tanto, mala sorte quasi sempre.

Napoli, 1841. Il giovane commissario Fiorilli ha appena preso servizio a Vicarìa, uno dei quartieri centrali più malfamati della città. Non ha ancora fatto l’abitudine al male che ne percorre le strade, quando si trova a dover indagare sulla scomparsa di un bambino, un orfano rinchiuso nel cosiddetto Albergo dei poveri. Il piccolo Antimo aveva cercato di scappare da quell’edificio opprimente – che i napoletani chiamano anche Reclusorio o Serraglio – autentica città nella città che ospita vecchi, donne perdute e soprattutto una spaventosa massa di bambini esposti a ogni genere di pericoli. È così che la tragica storia di Antimo si trasforma per Fiorilli in un’ossessione, una ricerca della verità che gli fa incontrare Emma, insegnante di musica al Reclusorio, bella e idealista, ma che lo getta in pasto a medici avidi di carne giovane, funzionari corrotti, camorristi e sbirri cresciuti nello stesso fango. Per questa umanità varia e disperata tutto ruota intorno al tribunale della Vicarìa, la prigione della città e anche il luogo dove si svolge l’evento che i napoletani aspettano ogni settimana come unica speranza di salvezza: l’estrazione del Regio Lotto. E qui Fiorilli scoprirà che la giustizia degli uomini, troppo spesso, è cieca. Proprio come la fortuna.

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Il primo capitolo del romanzo “VICARÌA. Un’educazione napoletana“, di Vladimiro Bottone (Rizzoli)

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IL NUOVO TOUR DI BARBERIA IN SICILIA

IL NUOVO TOUR DI BARBERIA IN SICILIA

Barberia

(Comunicato stampa) – C’è grande attesa al Teatro Brancati di Catania dove a grande richiesta di pubblico e di critica Sabato 7 e Domenica 8 Febbraio riprenderà “Barberia” che proprio a Catania ha avuto uno strepitoso successo, con l’attore Massimo Venturiello e la Compagnia di Canto Popolare Favarese composta da Peppe Calabrese chitarra e voce, Maurizio Piscopo fisarmonica e voce, Mimmo Pontillo strumenti a plettro, Pasquale Augello percussioni, Raffaele Pullara mandolino. Il tour continuerà il 10 a Sambuca di Sicilia e 11 Febbraio Enna e 12 Febbraio a Patti. Queste le date confermate fino a questo momento ma se ne potrebbero aggiungerne altre. Lo spettacolo è già stato presentato nelle grandi città di Asti, Milano, Roma ed ogni sera ha avuto il pieno assoluto. Leggi tutto…

TEMPIO, QUESTO SCONOSCIUTO

TEMPIO, QUESTO SCONOSCIUTO

di Chiel Monzone

Tempio, questo sconosciuto. Il titolo in questione, certamente non originale (1), riassume bene il destino che ha contraddistinto l’autore catanese (1750-1821). In effetti, già in vita, ma soprattutto dopo il decesso per tutto l’Ottocento e per la prima metà del Novecento la vox populi e una tradizione sia critica sia a stampa, tutte ben assestate, non hanno fatto altro che sottolineare un solo aspetto della sua figura umana e poetica: la pornografia. Se è indubbio che l’elemento osceno, quando presente, si riconnetteva a un’inclinazione artistica individuale, è altrettanto vero che essa si legava a sollecitazioni plurime: i vizi di una società decadente, in cui era saggia ed ipocrita norma mostrare apparente virtù a fronte di un’amplissima libertà sessuale, e le spinte di stampo illuministico (2). Rientra in quest’ultimo contesto uno stile letterario che aveva nella sessualità mostrata uno scopo anche didascalico o di denuncia. La musa dai toni più lascivi va, inoltre, rapportata a una dimensione culturale condivisa. Come ha sostenuto Santo Calì, «nell’isola c’è tutto un filone di pornografia in versi e in prosa» (3). Da tale punto di vista, pertanto, il poeta si allineò ad altri scrittori nella cui produzione si colse anche la componente licenziosa, sia nell’ambito isolano (si vedano, ad esempio, Giuseppe M. Calvino e Giovanni Meli), sia italiano (si ricordino, ad esempio, Giorgio Baffo (4), Carlo Porta e Giambattista Casti). Per non dire dei contesti stranieri, a cominciare dal francese (5). Quanto testé ricordato si inscrive in un ’700 cosiddetto siècle des plaisirs, nel corso del quale la rappresentazione licenziosa fu un canone estetico abituale. Tempio, dunque, non fece nulla di diverso rispetto ad altri autori, né di più. Anzi, si evince chiaramente che la sua produzione osée è numericamente limitatissima all’interno del corpus. Soprattutto, il codice osceno ha il valore di j’accuse nei confronti di ipocrisie, eccessi e ingiustizie, ma, come detto, la “tradizione” ha contribuito a fare del catanese uno scrittore esclusivamente “sporcaccione”. Ben riassumono tale posizione le parole di Carmelo Previtera, il quale ha parlato di una sola corda sensibile, quella erotico-lasciva (6). Ciò è il riflesso della «distorta ipoteca che incapsula la sua personalità, la sua memoria, la sua opera letteraria, disperde ogni resto, assume valore emblematico» (7), per usare le parole efficaci di Nino Pino. Molto, invece, dev’essere ancora detto oltre a tale stantio cliché, che ha reso il poeta, nel bene e nel male, un “mito” municipale e isolano. Tanti, dunque, gli aspetti che sono stati sottaciuti od osservati in modo insufficiente, se non malevolo. Solo a partire dal secondo Novecento una critica quasi tutta “seria” (8), non più ossessionata dalla corda oscena, ha proceduto con una rilettura di Tempio. Il rimando, d’obbligo, è ai vari Vincenzo Di Maria, Domenico Cicciò, Carmelo Musumarra, Jean-Paul De Nola, Salvatore Camilleri, Antonio Di Grado, i citati Calì e Pino, ecc., per non citarne che alcuni. Successivamente, il poeta è parso ricadere nel dimenticatoio – in realtà, a livello popolare è rimasto sempre vivo e “fruibile” grazie al “mito” e a supporti (9) di altro tipo – e più recentemente è stato ripreso da studiosi quali Marzia Finocchiaro (10) e Giuseppe Mirabella (11). I nomi indicati, ma pure quelli sottaciuti per evidenti ragioni di brevità, vanno doverosamente ricordati, per l’appunto, perché hanno osservato il poeta in modo diverso e per differenti aspetti. Leggi tutto…

GIORNO DELLA MEMORIA 2015: 14 libri per non dimenticare

GIORNO DELLA MEMORIA 2015: 14 libri per non dimenticare

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L’AMICO RITROVATO di Fred Uhlman (una recensione)

L’AMICO RITROVATO di Fred Uhlman (Feltrinelli – traduz. Maria Giulia Castagnone)

Ritrovarsi eternamente
 
di Katya Maugeri

“Entrò nella mia vita nel febbraio del 1932 per non uscirne più. Da allora è passato più di un quarto di secolo, più di novemila giorni tediosi e senza scopo, che l’assenza della speranza ha reso tutti ugualmente vuoti – giorni ad anni, molti dei quali morti come le foglie secche su un albero inaridito.”

Germania anni Trenta. L’ideologia nazista s’insinua e soffoca i rapporti umani, prende piede all’interno della società. Un’amicizia messa a dura prova da un clima di terrore. “L’amico ritrovato” di Uhlman è un concentrato di emozioni, di storia, di scelte e di coraggio. È la storia di Hans Schwarz, ragazzo che frequenta il Karl Alexander Gymnasium di Stoccarda. Riservato, taciturno, ama trascorrere il proprio tempo tra le pagine dei libri, ma nella sua classe arriva un nuovo compagno: Konradin conte di Hohenfels. Diventano amici. Inseparabili.
La famiglia di Konradin è tra le più importanti e influenti, contrariamente agli Schwarz. Il padre di Hans è medico, tedesco ma di origini ebree. Nonostante ciò i due ragazzi sono uniti da interessi comuni condivisi nelle intere giornate trascorse insieme. Con il degenerare della situazione politica in Germania le cose si complicano. Le idee nazionalsocialiste disgregano la vita degli ebrei, anche di quelli tedeschi: a scuola e nella vita pubblica i segnali di questo cambiamento cominciano a palesarsi. Quando vengono promulgate le leggi razziali, i genitori di Hans decidono di mandare il ragazzo da uno zio in America. In seguito decidono di togliersi la vita.
Konradin e Hans si allontanano definitivamente a causa di scelte diverse, prospettive totalmente in contrasto dalle quali guardare. Trascorrono trent’anni. Hans è un cittadino americano, ha studiato legge all’Harvard University e realizzato la sua posizione. Non gli manca nulla, ma porta quel vuoto dentro di sé, avverte ancora il peso del tradimento di Konradin, fatto in nome di ideali inaccettabili, atroci soprattutto per lui, appartenente a un popolo sterminato, costretto alla discriminazione e alla derisione.
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GIORNO DELLA MEMORIA A CATANIA – 28 gennaio 2015

Categorie:Eventi

ALAN TURING: STORIA DI UN ENIGMA (un estratto)

In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo le prime pagine della nuova introduzione del volume ALAN TURING: STORIA DI UN ENIGMA di Andrew Hodges (Bollati Boringhieri, 2014), il libro che ha ispirato il film “The Imitation Game” (8 Nomination agli Oscar).
Traduzione di David Mezzacapa. La traduzione della nuova prefazione è di Andrea Migliori

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Tratto dalla biografia di Andrew Hodges, «una delle migliori biografie d’argomento scientifico che siano mai state scritte»,  come l’ha definita il New Yorker, “The Imitation Game” ha ottenuto ben 8 Nomination agli Oscar: Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Attore Protagonista, Miglior Attrice non protagonista, Miglior Colonna Sonora, Miglior Sceneggiatura non Originale, Miglior Scenografia, Miglior Montaggio. Una grande produzione internazionale con interpreti d’eccezione come Benedict Cumberbatch e Keira Knightley. Nella biografia che ha ispirato il film e che è pubblicata da Bollati Boringhieri, la storia integrale di Alan Turing: una storia di genialità e ingiustizia, l’incredibile vicenda umana e scientifica di uno dei più grandi geni del Ventesimo secolo.

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Nato a Londra nel 1912, considerato tra i padri della moderna informatica – spiegò la natura e i limiti teorici delle macchine logiche prima che fosse costruito un solo computer – fu un matematico fuori dal comune. Durante la Seconda guerra mondiale mise le sue straordinarie capacità al servizio dell’Inghilterra, entrando a far parte di Bletchley Park, la località top secret della principale unità di crittoanalisi del Regno Unito, e contribuì in modo decisivo alla decifrazione di Enigma, la complessa macchina messa a punto dai tedeschi per criptare le proprie comunicazioni, ribaltando così le sorti del conflitto. Ma la sua fu anche una vita tormentata. Perseguitato per la sua omosessualità, fu condannato alla castrazione chimica. Umiliato, a soli 41 anni, si suicidò in circostanze misteriose morsicando una mela avvelenata con cianuro. Nel 2013, dopo oltre sessant’anni dalla sua morte, la Regina Elisabetta gli ha «concesso» l’assoluzione reale. Con la verve di una spy story, la biografia di Andrew Hodges, la più completa e accurata mai scritta, ci restituisce l’ambiente e il clima culturale del periodo storico in cui Turing è nato e si è formato, le sue brillanti idee in campo matematico e scientifico, e ci fa conoscere il lato umano e personale di un genio inquieto.

Andrew Hodges (Londra 1949) ha studiato matematica a Cambridge e ha collaborato per molti anni con Roger Penrose allo sviluppo della «teoria dei twistori» (un tentativo di unificare la meccanica quantistica con la relatività generale). Svolge la sua attività presso il gruppo di ricerca del Wadham College di Oxford.

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Le prime pagine della nuova introduzione del volume ALAN TURING: STORIA DI UN ENIGMA di Andrew Hodges (Bollati Boringhieri, 2014)

PREFAZIONE ALL’EDIZIONE DEL CENTENARIO

di Andrew Hodges
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Il Tao della parola e l’Arcano della poesia: intervista a VIOLA DI GRADO

Il Tao della parola e l’Arcano della poesia: intervista a VIOLA DI GRADO

di Massimo Maugeri

Seguo Viola Di Grado sin dalla pubblicazione del suo romanzo d’esordio “Settanta acrilico trenta lana” (edizioni e/o), libro-rivelazione del 2011, premiato con il Campiello Opera Prima e il Rapallo Carige Opera Prima (e tradotto in otto paesi). Su quel romanzo ebbi modo di organizzare un dibattito online, coinvolgendo l’autrice.
Del suo successivo romanzo “Cuore cavo” (anche questo edito dalla e/o), nel parlammo nel mio programma radiofonico di libri e letteratura: “Letteratitudine in Fm”.
Successivamente Viola si è impegnata in altri progetti e attività… ma nel suo immediato futuro si prospetta un’iniziativa davvero originale e intrigante, come si evince dallo stesso titolo: “Il Tao della parola e l’Arcano della poesia“. Si tratta di un particolarissimo laboratorio di scrittura, o meglio… di un insieme di “percorsi di scrittura e intuizione” incentrati in un “Laboratorio di divinazione applicata alle tecniche narrative“.
Si tratta di un progetto che Viola Di Grado porterà avanti insieme a Francesca Genti.

-Cara Viola, spiegaci in cosa consiste questo particolarissimo laboratorio di scrittura che stai proponendo insieme a Francesca Genti…
E’ un progetto sperimentale basato su una concezione di scrittura come divinazione: come intercettazione dei luoghi nascosti della mente attraverso due sistemi simbolici diversi ma altrettanto potenti, gli ideogrammi e i Tarocchi. Al contrario degli altri corsi di scrittura, focalizzati sull’artigianato della scrittura, sull’apprendimento delle tecniche narrative, qui il focus è l’intercettazione della propria voce autoriale nello spazio inesplorato della propria mente.
Gli ideogrammi e i Tarocchi agiscono come sonde spaziali, linguaggi simbolici adatti a magnetizzare immagini inconscie, archetipi, destinazioni della propria mente. Attraverso due mesi di lezioni settimanali, dedicate ognuna a un aspetto della narrazione sia in prosa che in poesia e anche con il ricorso all’estetica letteraria e filosofica della tradizione sinogiapponese, insegneremo a trovare la propria voce autoriale e disciplinarla. Il Tao, o l’Arcano, della scrittura, è un luogo cosmogonico di materia oscura che- come il futuro secondo la divinazione cinese- esiste già, deve solo essere intercettato.

-Il riferimento agli ideogrammi mi ricorda qualcosa… Leggi tutto…

ADDIO A PEDRO LEMEBEL

ADDIO A PEDRO LEMEBEL

Lo scrittore cileno è morto a Santiago il 23 gennaio 2015 dopo una lunga malattia. Era nato a Santiago il 21 novembre 1954.
Pubblichiamo, di seguito, il comunicato inviatoci da Marcos y Marcos, l’editore italiano di Lemebel

Pedro Lemebel è morto questa notte a Santiago.
Era nato negli anni Cinquanta, come gli piaceva dire.
È stato un grande scrittore, un militante autentico, coraggioso e leale.
È rimasto in Cile durante la dittatura e ha combattuto il regime con la sua presenza, con le sue parole, con le performance sovversive del collettivo artistico “Yeguas del Apocalipsis”.
È un riferimento fondamentale del movimento internazionale di liberazione omosessuale, ha lottato fino all’ultimo giorno contro ingiustizie e ipocrisia.

Era una persona dolcissima, spiritosa, sottile.
L’abbiamo visto a Santiago, dove è un personaggio leggendario, e la gente lo fermava per strada per stringergli la mano.
Lo ricordiamo al festival di Mantova, con il suo buffo fazzoletto in testa, e in scooter per le vie di Roma.
Ci lascia il suo romanzo straordinario, Ho paura torero, le sue moltissime cronache, poetiche e politiche, e il ricordo indelebile della persona straordinaria che è stato.

A capodanno ha mandato a tutti un messaggio su facebook, ci ha salutato così: Leggi tutto…

TERRE RARE di Sandro Veronesi vince il PREMIO BAGUTTA 2015

TERRE RARE di Sandro Veronesi vince il PREMIO BAGUTTA 2015

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Ascolta la puntata radiofonica di “Letteratitudine in Fm”, con Sandro Veronesi, dedicata a “Terre rare”

Leggi l’articolo/intervista

Di seguito, il comunicato stampa del Premio

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Terre rareIl Premio Bagutta 2015  a “Terre rare” di Sandro Veronesi

 Il premio per l’opera prima è stato invece assegnato a “Una parete sottile” (editore Neri Pozza). Lo ha scritto Enrico Regazzoni

E’ Sandro Veronesi con il romanzo Terre rare, pubblicato dall’editore Bompiani, il vincitore dell’edizione 2015 del Premio Bagutta.

Così si è espressa, nella sua riunione finale, la giuria, presieduta da Isabella Bossi Fedrigotti e composta da Stefano Agosti, Rosellina Archinto, Silvia Ballestra, Eva Cantarella, Pietro Cheli, Elio Franzini, Umberto Galimberti, Piero Gelli, Andrea Kerbaker, Giovanni Orelli, Ranieri Polese, Elena Pontiggia, Enzo Restagno, Mario Santagostini, Valeria Vantaggi e Orio Vergani.

In Terre rare l’autore riprende la figura di una vecchia conoscenza, Pietro Paladini, già protagonista di Caos calmo, romanzo di alcuni anni fa. Ma, nota la giuria, questo non significa affatto che il romanzo sia un sequel, al contrario. La narrazione, infatti, è perfettamente autonoma, con una trama forte e avvincente, disegnata attorno all’improvviso dramma di Paladini, costretto a scappare dalla sua nuova città, Roma, a causa di una serie di circostanze impreviste e incontrollabili. Una fuga rocambolesca, piena di ostacoli e inconvenienti, che mette il protagonista a confronto con se stesso, un passato che non muore, il futuro con le sue inevitabili complessità, rappresentate soprattutto dalla figura della figlia, che emerge nelle ultime pagine. E l’uomo in fuga è al contempo padre e figlio, amaro ma anche ironico, braccato ma anche all’inseguimento: tratti che rendono la sua figura complessa particolarmente ben riuscita.
Da menzionare inoltre l’aspetto stilistico, tradizionalmente osservato speciale della giuria di Bagutta. Veronesi, autore tra i più dotati della generazione di mezzo (è nato nel 1959), rientra certamente tra quelli con la migliore qualità della prosa. A questo, in Terre rare, si è aggiunta la capacità di condurre la narrazione senza mai un’incertezza, con un ritmo vivacissimo, a volte indiavolato, che fa scorrere le 400 pagine del testo con invidiabile rapidità. Veronesi, direbbero gli anglosassoni, ha scritto un vero e proprio page-turner, senza mai abdicare alla qualità della scrittura: ottimo motivo per assegnargli il riconoscimento.

Una parete sottileIl premio per l’opera prima è stato invece assegnato a Una parete sottile (editore Neri Pozza). Lo ha scritto Enrico Regazzoni, giornalista culturale di lungo corso, che a 65 anni suonati (è del 1948) con questo libro di delicata intimità familiare ha fatto il suo esordio nella narrativa.
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SI DUBITA SEMPRE DELLE COSE PIÙ BELLE – FEDERICO DE ROBERTO e ERNESTA VALLE (Acireale – 27 gennaio)

SI DUBITA SEMPRE DELLE COSE PIÙ BELLE. Parole d’amore e di letteratura”FEDERICO DE ROBERTO e ERNESTA VALLE – a cura di Sarah Zappulla Muscarà e Enzo Zappulla (Bompiani)

Martedì 27 gennaio 2015, alle ore 18.00, nella sala Cristoforo Cosentini della Biblioteca Zelantea di Acireale, il dott. Giuseppe Contarino, presidente dell’Accademia, e la scrittrice Simonetta Agnello Hornby presenteranno il volume “Si dubita sempre delle cose più belle. Parole d’amore e di letteratura” di Federico De Roberto e Ernesta Valle, edito da BOMPIANI, a cura di  Sarah Zappulla Muscarà e Enzo Zappulla.
Leggeranno brani del carteggio Agostino Zumbo e Debora Bernardi.

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I DIECI ANNI DI EUROPA EDITIONS

I DIECI ANNI DI EUROPA EDITIONS
Pubblichiamo, di seguito, la lettera di “festeggiamento” inviata da Michael Reynolds (Editor in chief di Europa Editions)

Europa Editions compie dieci anni!
Una scommessa culturale vinta. Un decennio di pensiero indipendente

La casa editrice americana sorella delle Edizioni E/O festeggia i suoi successi

Da Elena Ferrante a Jane Gardam, da Jean-Claude Izzo a Margaret Forster, dal premio Oscar Paolo Sorrentino ad Amélie Nothomb, fino a un classico della letteratura inglese come Anthony Burgess. Sono più di 80 gli autori pubblicati da Europa Editions, senza dimenticare alcuni fra i più grandi autori italiani contemporanei come Simonetta Agnello Hornby, Stefano Benni, Massimo Carlotto, Maurizio de Giovanni, Diego De Silva, Lia Levi, Carlo Lucarelli, Marco Malvaldi, Alessandro Piperno e Domenico Starnone.

di Michael Reynolds

Fondata nel 2005 da Sandro Ferri e Sandra Ozzola Ferri, negli ultimi dieci anni Europa Editions si è creata un’eccellente reputazione e ha rivestito un ruolo importante nella rinascita dell’editoria indipendente americana. Con i suoi oltre trenta titoli all’anno di ottima narrativa e noir, i maggiori successi di Europa Editions includono L’eleganza del riccio di Muriel Barbery, L’uomo col cappello di legno di Jane Gardam, Non ti meriti nulla di Alexander Maksik e il ciclo dell’Amica geniale di Elena Ferrante, il cui volume più recente, Storia di chi fugge e di chi resta, è diventato un bestseller internazionale ed è stato incluso tra i libri dell’anno per il 2014 dal New York Times.
Nei primi anni Duemila molti dei nostri interlocutori sostenevano che Europa Editions non avrebbe mai funzionato. Avevamo in progetto di pubblicare un mix di autori internazionali in traduzione e autori anglofoni di origini americane, britanniche e non solo. Negli Stati Uniti la domanda per opere letterarie straniere è pressoché nulla, ecco cosa dicevano. Avevamo in progetto di pubblicare libri con una veste grafica uniforme per creare un’identità di brand, di cui lettori e librai potessero fidarsi. L’identità di brand non funziona per i libri, dicevano. Eravamo nati indipendenti e volevamo restarlo. I grandi gruppi se li mangiano in un boccone, gli editori indipendenti, dicevano tutti. Concepita dopo l’11 settembre, “Europa Editions è nata con l’intento di creare ponti tra culture diverse” per dirla con le parole di Sandro Ferri. Non si possono creare ponti coi libri, non ora, non più, era questo il commento più diffuso.
Abbiamo pubblicato il nostro primo titolo, un romanzo di Elena Ferrante, allora sconosciuta negli Stati Uniti, nel settembre del 2005. Era stato editato, impaginato e stampato in Italia, e spedito da Fiumicino, l’antico porto di Roma, al magazzino del nostro distributore nel Mid-West americano. Grazie all’immediato sostegno e all’entusiasmo di critici, librai e lettori, il libro riscosse un sorprendente successo. “Europa Editions ha pubblicato il suo primo best-seller indipendente” scrisse all’epoca Publishers Weekly. Tuttavia credo che neanche loro avessero capito che non si trattava solo del nostro primo best-seller, ma del nostro primo libro in assoluto!

Con un piede siamo ancora in Europa, dove vengono svolte le fasi contrattuali e produttive e decise la maggior parte delle strategie editoriali, nonostante dal 2005 a oggi alcune cose siano cambiate. Leggi tutto…

SOPRASSEDIAMO! Franco & Ciccio story. Il cinema comico-parodistico di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia

SOPRASSEDIAMO! Franco & Ciccio story. Il cinema comico-parodistico di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia – di Gordiano Lupi (Il Foglio letterario)

di Massimo Maugeri

Gli indimenticabili Franco e Ciccio continuano a brillare nel firmamento del cinema comico italiano. Protagonisti di innumerevoli film, il duetto comico siciliano per eccellenza meritava di essere “rispolverato” anche a vantaggio dei giovanissimi, nati quando la coppia aveva già ultimato la sua carriera. In tal senso, accogliamo con grande piacere l’uscita di questo nuovo libro di Gordiano Lupi intitolato “Soprassediamo! Franco & Ciccio story. Il cinema comico-parodistico di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia” ed è pubblicato da Il Foglio letterario.
Di seguito, la scheda del libro e un’intervista all’autore.

Franco e Ciccio sono due clown amati dal pubblico e disprezzati dalla critica, forse proprio perché la loro comicità è legata a un genere poco capito come la parodia. Il cinema italiano conosce la parodia grazie a Totò, Erminio Macario, Raimondo Vianello, Ugo Tognazzi, Walter Chiari, ma l’arrivo sul grande schermo di Franco e Ciccio sconvolge gli schemi e imposta il discorso parodistico in termini ben più radicali. La critica non li comprende, massacra ogni pellicola con attacchi virulenti, ai limiti dell’offensivo, definendo la loro comicità stupida e volgare, non rendendosi conto di offendere anche il pubblico che affolla le sale e rifiutando di capire i motivi del successo. Franco e Ciccio pagano la stagione dell’impegno politico, l’eredità del neorealismo e l’assurdo intellettualismo di certa critica che, come diceva Fulci, “deve vedere mondine e partigiani per apprezzare un film”, ma che uccide lentamente il cinema popolare.

– Gordiano, come nasce il tuo interesse per Franco e Ciccio?  In che modo questi due comici siciliani hanno colpito un toscano doc come te?
Franco e Ciccio sono universali, non certo siciliani. Sono stati la mia prima scoperta cinematografica, nei primi anni Sessanta. Piacevano molto a mia nonna e a mio padre e quando c’era un film da loro interpretato non ce lo perdevamo. Era una comicità naturale che arrivava a tutti. Non serviva una gran cultura e non era necessario conoscere l’attualità. Un bambino si immedesimava nelle loro smorfie (soprattutto in Franco), seguiva le loro peripezie, ridendosela di gusto per la dabbenaggine delle situazioni e per i semplici qui pro quo verbali. Certo, era un’altra Italia. Eravamo ragazzini più ingenui, forse, meno smaliziati… ma vedo – con piacere – che mia figlia (ha 8 anni) li ama quanto me. Non si tratta solo di nostalgia, quindi. Forse c’è dell’altro…
– Ti ricordi qual è stato il loro primo film che hai avuto modo di vedere?
Certo! Satiricosissimo, al Cinema Sempione, in Corso Italia, a Piombino. Un cinema che adesso è diventato una profumeria. Il mio Nuovo Cinema Paradiso. Non sapevo niente di Fellini. Non conoscevo Petronio. Ma c’erano Franco e Ciccio, c’erano i romani… io e mia nonna non ce li potevamo perdere! Avevo 10 anni, credo. Poi ho visto I due maghi nel pallone con mio padre, appassionato di calcio e soprattutto dell’Inter di Helenio Herrera. In quel film Franco realizza una satira grottesca del grande allenatore sudamericano.
– In che cosa, a tuo avviso, Franco e Ciccio si caratterizzano e si distinguono rispetto alle numerose coppie di comici di caratura nazionale e internazionale che hanno lavorato nel cinema, in teatro e in televisione?

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BRAVO LO STESSO! AL PICCOLO

Bravo lo stess

Lunedì 26 gennaio, alle h. 17:30, al Teatro Piccolo di Milano sarà presentato il volume “Bravo lo stesso! Il teatro di Piera Degli Esposti” di Manuel Giliberti (Lombardi editore)

Chi ama il teatro, non può non amare Piera Degli Esposti.

Con la sua voce e il suo “corpo aeroplanistico” Piera Degli Esposti, dagli inizi nelle cantine romane dell’avanguardia ad oggi, ha rappresentato dapprima una presenza innovativa, spregiudicata e anticonformista, per divenire poi una tra le più amate e celebrate attrici del teatro e del cinema italiano.
In questo libro si ripercorre la sua carriera teatrale con un ricco apparato critico, iconografico, si legge spesso il pensiero di Piera stessa in una sezione “interviste” e si chiude il quadro con i contributi dei registi che hanno firmato alcuni dei suoi successi più eclatanti.
Emerge dalla lettura una storia forte, di caparbietà e di consapevolezza, di un talento e della certezza di poterlo affermare anche al di là di schemi precostituiti.

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Manuel Giliberti, scenografo e regista di cinema e di teatro.
Ha spesso scritto su argomenti attinenti: ricordiamo in particolare i “Quaderni del Teatro” curati con Loredana Faraci, sulle esperienze nel Teatro antico di Siracusa, di Luca Ronconi, Antonio Calenda, Peter Stein.
Sull’argomento ha pubblicato anche “La scena ritrovata”, un volume sulla storia dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico.
“Bravo lo stesso!” segue la realizzazione del documentario “Piera il Boxeur” (produzione Capetown-Roma), una intervista appassionata sul cinema di Piera Degli Esposti.

Qui è disponibile un’intervista a Manuel Giliberti. Leggi tutto…

TERRE RARE di Sandro Veronesi (conversazione con l’autore)

Terre rareTERRE RARE di Sandro Veronesi (conversazione con l’autore)

di Massimo Maugeri

Strano, il destino di certi personaggi letterari. Ci sono quelli che nascono con l’idea di vivere in più libri per diventare protagonisti di una serie di storie (celeberrimo il caso di Sherlock Holmes di cui Conan Doyle non riuscì a liberarsi e che fu costretto a riportare in vita dopo la “morte letteraria”) e altri, la maggior parte, la cui esistenza è confinata all’interno delle pagine di un unico volume. Accade però, talvolta, che anche i personaggi da “storia unica” reclamino più spazio. È quello che è accaduto a Pietro Paladini, protagonista del romanzo “Caos Calmo” di Sandro Veronesi, pubblicato nel 2006 per i tipi di Bompiani (vincitore del Premio Strega), e anche dell’omonimo film tratto dal libro (regia di Antonello Grimaldi, con Nanni Moretti).
«Come spesso succede si sono saldate suggestioni, bozze di idee e progetti che messisi insieme hanno generato un’intenzione», mi spiega l’autore. Da questa intenzione, e dall’esigenza di raccontare il cambiamento sociale, sfociato nella vera e propria deriva, che si è verificato in questi anni, è nato “Terre rare” (Bompiani), il nuovo romanzo di Sandro Veronesi che segna il ritorno di Pietro Paladini.
«Mi ero già accorto, dopo due o tre anni dalla pubblicazione di “Caos calmo”», prosegue Veronesi, «che la voce di Paladini non si era spenta dentro di me. A farmene accorgere fu proprio il film. Pur non partecipando, per mia scelta, alla redazione della sceneggiatura, mi resi conto che Paladini non era affatto morto come personaggio. Al contrario, mi sembrò che avesse ancora qualcosa da dire, che rispondesse alle varianti richieste dalla sceneggiatura del film. Insomma, a un certo punto me lo sono ritrovato ancora dentro. Era una voce che chiedeva ancora spazio».
Nel precedente libro questo personaggio si era trovato a vivere una situazione paradossale e tragica: Leggi tutto…

ISTAT 2014: LA PRODUZIONE E LA LETTURA DI LIBRI IN ITALIA

Logo istat.itISTAT 2014: LA PRODUZIONE E LA LETTURA DI LIBRI IN ITALIA

Preoccupanti i nuovi dati sulla lettura in Italia diramati dall’Istat. Continua a registrarsi un calo generalizzato. Il Sud continua a essere “fanalino di coda”.

I DATI IN SINTESI

Nel 2014, oltre 23 milioni 750 mila persone di 6 anni e più dichiarano di aver letto almeno un libro nei 12 mesi precedenti l’intervista, per motivi non strettamente scolastici o professionali. Rispetto al 2013, la quota di lettori di libri è scesa dal 43% al 41,4%.

La popolazione femminile mostra una maggiore propensione alla lettura già a partire dai 6 anni di età: complessivamente il 48% delle femmine e solo il 34,5% dei maschi hanno letto almeno un libro nel corso dell’anno.

La quota di lettori è superiore al 50% della popolazione solo tra gli 11 ed i 19 anni mentre la fascia di età in cui si legge di più è quella tra gli 11 e i 14 anni (53,5%).

La propensione alla lettura è fortemente condizionata dall’ambiente familiare: leggono libri il 66,9% dei ragazzi tra i 6 e i 14 anni con entrambi i genitori lettori, contro il 32,7% di quelli con genitori che non leggono libri.

Nel Mezzogiorno la lettura continua ad essere molto meno diffusa rispetto al resto del Paese: meno di una persona su tre nel Sud e nelle Isole ha letto almeno un libro (la quota di lettori è rispettivamente il 29,4% e il 31,1% della popolazione).

Si legge di più nei comuni centro dell’area metropolitana: la quota di lettori è al 50,8%, ma scende al 37,2% in quelli con meno di 2.000 abitanti.

Quasi una famiglia su dieci (9,8%) non ha alcun libro in casa; il 63,5% ne ha al massimo 100.

I “lettori forti”, cioè le persone che leggono in media almeno un libro al mese, sono il 14,3% dei lettori, una categoria sostanzialmente stabile nel tempo.

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LA RELAZIONE SULLA “LETTURA IN ITALIA”
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L’UTILITÀ DELL’INUTILE, di Nuccio Ordine (un estratto)

L’utilità dell’inutileIn esclusiva per Letteratitudine pubblichiamo le prime pagine del volume L’UTILITÀ DELL’INUTILE, di Nuccio Ordine (Bompiani). 

Nuccio Ordine presenterà “L’utilità dell’inutile” a Catania domani venerdì 16 gennaio 2015, alle h. 10.00 (Auditorium De Carlo, Ex Monastero dei Benedettini – piazza Dante) e alle h. 17.30 (Teatro Coppola – Via Vecchio Bastione, 5). Ulteriori informazioni, a fine post.

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Nuccio Ordine

L’utilità dell’inutile

Bompiani

 Con un saggio di Abraham Flexner

IN FRANCIA, PER SETTIMANE NELLA CLASSIFICA DEI LIBRI PIÙ VENDUTI

“Nuccio Ordine ha scritto un libro ideale per incominciare il nuovo anno: auguriamoci un po’ d’inutilità̀!”

Jean Birnbaum, direttore di “Le Monde des Livres”, 4.1.2013

 

“Noi incorreggibili siamo grati a Nuccio Ordine – eccellente editore, tra gli altri lavori degni di lode, delle opere di Bruno – per il manifesto L’utilità dell’inutile.”

Fernando Savater, “El Pais”

 

“Uno schiaffo all’intera classe politica.” Jordi Llovet, “El Pais”

Non è vero – neanche in tempo di crisi – che è utile solo ciò che produce profitto. Esistono, nelle democrazie mercantili, saperi ritenuti “inutili” che invece si rivelano di una straordinaria utilità. In questo brillante e originale saggio, Nuccio Ordine attira la nostra attenzione sull’utilità dell’inutile e sull’inutilità dell’utile. Attraverso le riflessioni di grandi filosofi (Platone, Aristotele, Zhuang-zi, Pico della Mirandola, Montaigne, Bruno, Campanella, Bacone, Kant, Tocqueville, Newman, Poincaré, Heidegger, Bataille) e di grandi scrittori (Ovidio, Dante, Petrarca, Boccaccio, Ariosto, Moro, Shakespeare, Cervantes, Milton, Lessing, Leopardi, Hugo, Gautiér, Dickens, Herzen, Baudelaire, Stevenson, Kakuzo Okakura, García Lorca, García Márquez, Ionesco, Calvino, Foster Wallace), Nuccio Ordine mostra come l’ossessione del possesso e il culto dell’utilità finiscono per inaridire lo spirito, mettendo in pericolo non solo le scuole e le università, l’arte e la creatività, ma anche alcuni valori fondamentali come la dignitas hominis, l’amore e la verità. Abraham Flexner – nel suo affascinante saggio tradotto per la prima volta in italiano – ricorda che pure le scienze ci insegnano l’utilità dell’inutile. Eliminando la gratuità e l’inutile, uccidendo quei lussi ritenuti superflui, difficilmente l’ homo sapiens potrà rendere più umana l’umanità…

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Le prime pagine del volume L’UTILITÀ DELL’INUTILE, di Nuccio Ordine (Bompiani)

L’utilità dell’inutile

INTRODUZIONE
di Nuccio Ordine

E il ruolo della filosofia è proprio quello di
rivelare agli uomini l’utilità dell’inutile o,
se si vuole, di insegnare loro a distinguere
tra i due sensi della parola utile.
Pierre Hadot, Exercices spirituels et philosophie
antique

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Uno scrittore allo specchio: GIACOMO LEOPARDI

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/c/c6/Leopardi,_Giacomo_(1798-1837)_-_ritr._A_Ferrazzi,_Recanati,_casa_Leopardi.jpgUno scrittore allo specchio: GIACOMO LEOPARDI

di Simona Lo Iacono

Non ho mai amato gli specchi, il loro rimando, la crudezza con cui dipingono gli occhi sporgenti, le labbra desiderose.
Ho sempre preferito i riflessi dei laghi, o tutte le superfici su cui la natura deforma l’apparenza, e la fa più vicina al vero.
E d’altra parte, nella casa paterna ce n’erano pochi.
Mia madre preferiva non coltivare la vanità, che diceva nemica della buona coscienza, e mio padre Monaldo non ne sentiva il bisogno, circondato com’era da pareti di libri.
Solo io e i miei fratelli da piccoli ne disquisivamo, perchè nei nostri giochi infantili lo specchio chiudeva i fantasmi non rassegnati, ed era quindi la prigione delle anime in pena.
Divenuto adulto, cercando nello specchio una qualche tregua decorosa, il core spauriva al trovarsi in mezzo al nulla, e un nulla io medesimo, e ogni cosa umana impressa del suo passare troppo veloce.
Erano ancora gli anni giovanili. Leggi tutto…

L’AMORETIEPIDO di Eliana Camaioni (un estratto del libro)

Pubblichiamo un estratto del romanzo L’AMORETIEPIDO di Eliana Camaioni (Pungitopo edizioni)

È meglio l’amore che scotta, o solo quello tiepido che scalda senza bruciare? Ma soprattutto: esiste una realtà univoca o tante verità quanti sono i punti di vista di chi narra? Se lo chiedono i cinque protagonisti de L’amoretiepido, romanzo che racconta l’età dei trentacinque-quarantenni all’epoca della crisi. La voce narrante che accompagna il lettore per tutto il romanzo è quella della protagonista, docente di italiano e latino “col capello troppo lungo e le idee poco ministeriali”, che viene convocata per una supplenza al liceo di Mistretta, paesino nebroideo. Rosa, reduce da “pasticci sessual-sentimentali”, ama mettersi alla prova, e decide di cogliere al volo l’opportunità della supplenza per “cambiar pelle come i serpenti”. A rompere la narrazione in prima persona, dopo i primi capitoli, provvederà un narratore onnisciente, che racconterà in parallelo le storie degli altri protagonisti, moltiplicando le facce del reale e regalando tridimensionalità e poliedricità alla vicenda. L’esplosione di una bomba carta metterà in moto gli eventi e il complesso ginepraio di rapporti umani fra i protagonisti, le cui vite andranno ad intrecciarsi con continue sovrapposizioni e colpi di scena.

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Estratti del romanzo L’AMORETIEPIDO di Eliana Camaioni (Pungitopo edizioni)

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UN POPOLO CONTRO IL TERRORE

UN POPOLO CONTRO IL TERRORE (Parigi, 11 gennaio 2015: un’immagine che vale quanto un racconto)

un popolo contro il terrore
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IL PICCOLO PRINCIPE, di Antoine de Saint-Exupéry (un estratto della postfazione di Emanuele Trevi)

Pubblichiamo un estratto della postfazione di Emanuele Trevi dedicata a IL PICCOLO PRINCIPE, di Antoine de Saint-Exupéry nella nuova versione pubblicata da Newton Compton (di cui Trevi è curatore e traduttore)

Ecco il mio segreto. È molto semplice: si vede bene solo con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi.

Il Piccolo Principe è la storia dell’incontro in mezzo al deserto tra un aviatore e un buffo ometto vestito da principe che è arrivato sulla Terra dallo spazio. Ma c’è molto di più di una semplice amicizia in questo libro surreale, filosofico e magico.
C’è la saggezza di chi guarda le cose con occhi puri, la voce dei sentimenti che parla la lingua universale, e una sincera e naturale voglia di autenticità.
Perché la bellezza, quando non è filtrata dai pregiudizi, riesce ad arrivare fino al cuore dei bambini, ma anche a quello degli adulti che hanno perso la capacità di ascoltare davvero.

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Un estratto della postfazione di Emanuele Trevi dedicata a IL PICCOLO PRINCIPE, di Antoine de Saint-Exupéry (Newton Compton)

La favola dell’aviatore
Postfazione di Emanuele Trevi

Bevin House
Non è detto che i luoghi della vita più importanti
siano necessariamente quelli
che abbiamo frequentato, abitato per
molto tempo. Anche le radici provvisorie hanno
la loro particolare tenacia, e sono innumerevoli
gli incontri con il proprio destino che hanno
avuto come scenario una camera d’albergo della
quale il giorno dopo non si ricorda più nemmeno
il numero, o un’anonima sala d’aspetto, un
parco pubblico di una città sconosciuta. Un ragionamento
a parte, nelle esistenze delle anime
inquiete, meritano poi quei luoghi che rappresentano
una tregua nel ritmo ingovernabile degli
anni, e dove una specie di benevolo incantesimo
offre un accesso da lungo tempo perduto
alle sorgenti più pure dell’energia creativa – che
poi non sono altro che le acque oscure e canore
dell’infanzia, della memoria, del sogno. Lì dove
non c’è più differenza tra ciò che sembrava ap-
partenere in esclusiva alla memoria individuale e
ciò che invece possiede un carattere universale,
umano nel senso più pieno della parola. Ecco che
stiamo vagamente delimitando quelle condizioni,
in parte fortuite e in parte necessarie, capaci di
produrre quello che, con un’espressione un po’
usurata ma ancora efficace, definiamo uno stato di
grazia
. Ovvero: la misteriosa alchimia creata da un
particolare stato d’animo, da una stagione irripetibile
della vita, dal fascino di una vecchia casa.
Non ne esiste una ricetta precisa, e non è cosa che
si possa – ovviamente – ricostruire a piacimento.
E ci risparmieremmo tanti inutili dolori se non
ci fosse così difficile comprendere e accettare che
ogni perfezione, per noi mortali, è una perfezione
momentanea. Le settimane in cui scrisse il
suo libro più famoso furono, per Saint-Exupéry,
esattamente questo miracolo: un effetto che non
può essere spiegato solo sommando una a una le
cause e le premesse. Anche la casa che abitava in
quel breve periodo svolse un ruolo non secondario
in questa felice vicenda. Costruita negli anni
Sessanta dell’Ottocento nei pressi del villaggio
di Asharoken, sulla costa settentrionale di Long
Island, Bevin House era un luogo di una certa
importanza anche prima di diventare, negli ultimi
mesi del 1942, la culla del Piccolo Principe. Coronato
dal suo piano di mansarde e circondato
da un bel giardino, il grande edificio bianco, che
vantava all’epoca la bellezza di ventidue stanze, lo
si sarebbe potuto definire un pezzo di Francia, in
puro stile Secondo Impero, trapiantato a un paio
d’ore da New York.

«È dei nostri, ma anche diverso» Leggi tutto…

Esce NUMERO ZERO di Umberto Eco

Numero zeroEsce NUMERO ZERO di Umberto Eco

Un’Italia da “numero zero”, quella raccontata nel nuovo romanzo di Eco

Sono di grandissima attualità i temi trattati dal nuovo romanzo di Umberto Eco, intitolato “Numero zero” ed edito da Bompiani (come i precedenti).
La storia è ambientata nella Milano del ’92: quella di “Tangentopoli” e di “Mani Pulite”. Lo spunto narrativo lo fornisce l’idea di un giornale creato con l’obiettivo di ricattare e minacciare attraverso l’uso dell’arma dell’insinuazione e dell’intreccio tra verità e falsità.
In attesa di ulteriori approfondimenti, che vi forniremo al più presto, condividiamo qui di seguito la scheda del libro:

Una redazione raccogliticcia che prepara un quotidiano destinato, più che all’informazione, al ricatto, alla macchina del fango, a bassi servizi per il suo editore. Un redattore paranoico che, aggirandosi per una Milano allucinata (o allucinato per una Milano normale), ricostruisce la storia di cinquant’anni sullo sfondo di un piano sulfureo costruito intorno al cadavere putrefatto di uno pseudo Mussolini. E nell’ombra Gladio, la P2, l’assassinio di papa Luciani, il colpo di stato di Junio Valerio Borghese, la Cia, i terroristi rossi manovrati dagli uffici affari riservati, vent’anni di stragi e di depistaggi, un insieme di fatti inspiegabili che paiono inventati sino a che una trasmissione della BBC non prova che sono veri, o almeno che sono ormai confessati dai loro autori. E poi un cadavere che entra in scena all’improvviso nella più stretta e malfamata via di Milano. Un’esile storia d’amore tra due protagonisti perdenti per natura, un ghost writer fallito e una ragazza inquietante che per aiutare la famiglia ha abbandonato l’università e si è specializzata nel gossip su affettuose amicizie, ma ancora piange sul secondo movimento della Settima di Beethoven. Un perfetto manuale per il cattivo giornalismo che il lettore via via non sa se inventato o semplicemente ripreso dal vivo. Una storia che si svolge nel 1992 in cui si prefigurano tanti misteri e follie del ventennio successivo, proprio mentre i due protagonisti pensano che l’incubo sia finito.
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Il boom dei #museitaliani

MIBACT - Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismoIl boom dei #museitaliani

Riportiamo i dati e le analisi diramate dal “Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo”

Il boom degli incassi, dei visitatori e degli ingressi gratuiti
L’introduzione della rivoluzione tariffaria nei musei dello Stato il 1° luglio ha accelerato fortemente la tendenza positiva all’aumento dei visitatori registrata nel 2014.
Solo nel 2° semestre 2014 infatti il numero dei visitatori nei luoghi della cultura statali è aumentato di circa 1.300.000 unità (+6,4%), l’aumento degli ingressi gratuiti è stato di 350.000 unità (+ 3,6%) ma è nella crescita degli introiti che si registra il dato più rilevante, con un aumento di circa 6.300.000 euro (+9%).

Il successo delle domeniche al museo
La rivoluzione del piano tariffario e degli orari di ingresso dei musei in vigore dal primo luglio ha istituito la “domenica al museo’. Ogni prima domenica del mese tutti i musei statali sono gratuiti. Milano e Roma hanno già aderito all’iniziativa aprendo gratuitamente i propri musei cittadini, altre importanti città hanno manifestato l’intenzione di farlo nei primi mesi del 2015 in via sperimentale.
Nelle sei edizioni della #DOMENICALMUSEO del 2014 più di un milione e mezzo di persone hanno avuto modo di visitare gratuitamente i musei statali. I dati del totale dei visitatori in ogni singola domenica confermano che questa importante innovazione sta entrando nelle abitudini degli italiani: i visitatori che hanno usufruito della gratuità nella prima domenica di dicembre sono stati infatti del 40% superiori a quelli della prima domenica di luglio (+120.967 visitatori).
1.552.958 È IL NUMERO TOTALE DI INGRESSI GRATUITI NELLE 6 EDIZIONI DEL 2014
e anche la prima domenica di Gennaio ha registrato oltre 300 mila presenze

I numeri del 2014
I dati dei musei italiani del 2014 sono molto positivi.
I VISITATORI sono stati 40.287.393, rispetto al 2013 si segnala un +6,2% che corrisponde a +2.355.687 visitatori;
Gli INTROITI sono stati 134.860.105 €, rispetto al 2013 si segnala un +7% che corrisponde a +8.784.486 €;
Gli ingressi GRATUITI sono stati 21.346.214, rispetto al 2013 si segnala un +5% che corrisponde a +987.067 visitatori.
I dati complessivi delle 17 regioni in cui sussistono luoghi della cultura statali sono riportati nella tabella seguente.

I Top 30
In termini di visitatori, i primi 30 luoghi statali della cultura italiani pesano per circa la metà del totale. Stabili nelle prime tre posizioni il Colosseo (oltre 6 milioni di presenze), Pompei (circa 2 milioni e mezzo) e gli Uffizi (leggermente sotto i 2 milioni).
Tra le curiosità del 2014, da notare l’exploit del Museo di Palazzo Ducale di Mantova, che ha segnato un +26,3 % di visitatori grazie soprattutto alle riaperture di parte delle sale al termine dei lavori di restauro eseguiti in seguito ai danni del sisma del 2012. Notevoli anche le performance del Museo Nazionale Romano e di quello che da dicembre è il Polo Reale di Torino, che passa dal 20° al 19° posto, con rispettivamente un +21,6% e un +21%. Buoni anche i risultati degli scavi di Ostia antica, che passa dal 17° al 16° posto, e del Museo Nazionale Archeologico di Napoli, che se registrano una crescita del pubblico rispettivamente del 13% e del 13,3% conoscono però un aumento rispettivamente del 23,2% e del 27,5% dei visitatori paganti. Crescita a due cifre infine anche per il circuito museale di Firenze e Villa Adriana a Tivoli, che passa dal 28° al 26° posto, con un incremento di pubblico rispettivamente del 15,8% e dell’11,9%. Il museo archeologico di Venezia, infine, scala una posizione passando dal 24° al 23° posto in classifica.

Il Sud Leggi tutto…

MAVIE PARISI racconta DENTRO DUE VALIGIE ROSSE

MAVIE PARISI ci racconta il suo romanzo DENTRO DUE VALIGIE ROSSE (Perrone editore)

di Mavie Parisi

Come afferma Rosa Montero ne “La pazza di casa”, ogni storia nasce da un ovetto, una strana entità che è meno di un’idea.
Potrebbe paragonarsi a una scintilla, un barlume, la suggestione di un nanosecondo, un incanto che, una volta afferrato, deve essere schiuso con molta cura, come si farebbe con un bocciolo di papavero, ché sono fatti della stessa materia delicata e pronta a dissolversi.
Nel mio caso l’ovetto è stato la seduzione di una frase: IN BATTERE E IN LEVARE, che non è solo accento metrico  del solfeggio, ma è visione doppia, è la necessità che un movimento forte sia seguito da uno debole, che l’aria che si inspira venga poi espirata, che esistano due modi possibili.
Ed era questo il titolo prima che si chiamasse DENTRO DUE VALIGIE ROSSE, il perché di questo cambiamento è lungo da spiegare, ma intuibile.
L’idea, in verità, più che nascere, emerge, viene fuori dalle profondità dove è stata a lungo covata, più o meno consapevolmente.
Infatti, da molto volevo provare su un mio racconto il meccanismo dello sliding doors (prendo in prestito dall’omonimo film), dove però il punto di scambio non fosse il riuscire o il non riuscire a salire sul vagone di una metropolitana dando così vita a due vicende completamente opposte, volevo che il punto di scambio fosse la diversità di reazione a una situazione identica.
Ed ecco la storia: una famiglia che frana, un padre latitante, una madre rancorosa e due sorelle. Leggi tutto…

BUC N. 3 – in studio Tea Ranno e Alfredo Mauceri (collegamento con Massimo Maugeri)

BUC N. 3 – in studio Tea Ranno e Alfredo Mauceri (collegamento con Massimo Maugeri)

Nuovo appuntamento con BUC: format letterario condotto da Simona Lo Iacono su ZeronoveTv


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COLLABORATORI

I COLLABORATORI DI LETTERATITUDINENEWS – ANNO 2015

Direzione e coordinamento di MASSIMO MAUGERI

Gli articoli di (e con) Massimo Maugeri sono disponibili qui.

 

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Eliana Camaioni critica letteraia e teatrale, nonché scrittrice messinese. Il suo nuovo romanzo si intitola “L’amoretiepido” (Pungitopo)

Gli articoli di (e con) Eliana Camaioni sono disponibili qui

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Giuseppe Giglio vive a Randazzo (CT). È scrittore e critico letterario. Si occupa soprattutto di letteratura del Novecento, nel segno di un’idea di critica letteraria come critica della vita. Ha pubblicato articoli e saggi su periodici letterari e quotidiani come “Stilos”, “Polimnia”, “Pagine dal Sud”, “l’immaginazione”, “Il Riformista”.
È tra gli autori del volume miscellaneo Leonardo Sciascia e la giovane critica, uscito nel 2009 presso Salvatore Sciascia Editore. Con la stessa casa editrice ha pubblicato, nel 2010,  I piaceri della conversazione. Da Montaigne a Sciascia: appunti su un genere antico. Con questo libro ha vinto il premio “Tarquinia-Cardarelli” 2010 per l’opera prima di critica letteraria.
È una delle firme de “Le Fate”, una nuova rivista siciliana di arte, musica e letteratura. Scrive su “Fuori Asse”, una rivista letteraria torinese on-line. Fa parte della redazione di “Narrazioni. Rivista quadrimestrale di autori, libri ed eterotopie”, un periodico nato nel Dipartimento di Filosofia, Letteratura, Scienze Storiche e Sociali dell’università di Bari, ma fatto da giovani critici non strutturati, e con l’ambizione di porsi come un osservatorio sul romanzo contemporaneo. Scrive anche sulle pagine della cultura del quotidiano “La Sicilia”.

Gli articoli di (e con) Giuseppe Giglio sono disponibili qui

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Simona Lo Iacono è nata a Siracusa nel 1970. Magistrato da 16 anni presso il tribunale di Siracusa, ha pubblicato racconti e vinto concorsi letterari di poesia e narrativa. Collabora a riviste e magazine. Cura sul blog letterario “Letteratitudine” di Massimo Maugeri, una rubrica che coniuga norma e parola, letteratura e diritto,  dal nome “Letteratura è diritto, letteratura è vita”. Ha pubblicato il racconto “I semi delle fave“, con cui ha vinto il primo premio edito dal convegno “Scrivere Donna 2006”. Il suo primo romanzo “Tu non dici parole” (Perrone 2008) ha vinto il premio Vittorini Opera prima. Nel 2010 le sono stati conferiti: il Premio Internazionale Sicilia “Il Paladino” per la narrativa e il Premio Festival del talento città di Siracusa. Nel 2010 ha pubblicato il racconto lungo scritto a quattro mani con Massimo Maugeri “La coda di pesce che inseguiva l’amore” (Sampognaro & Pupi, 2010 – Premio “Più a Sud di Tunisi”). Nel 2011 ha pubblicato il romanzo intitolato “Stasera Anna dorme presto” (Cavallo di Ferro), con cui ha vinto il premio Ninfa Galatea (ed è stata finalista al Premio Città di Viagrande). Nel 2012 ha pubblicato il racconto storico “Il cancello“.
Nel 2013, sempre per Cavallo di Ferro, ha pubblicato il romanzo “Effatà” (con cui ha vinto il Premio Martoglio).

Gli articoli di (e con) Simona Lo Iacono sono disponibili qui

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Katya Maugeri, giornalista culturale, cura la rubrica “Sapore di libri presso il quotidiano online Sicilia Journal, diretto da Daniele Lo Porto 

Gli articoli di (e con) Katya Maugeri sono disponibili qui

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Alfia Milazzo dal 2009 è alla guida della Fondazione “La città invisibile“, che ha due obiettivi: strappare alla mafia i bambini più poveri con la musica e la poesia. E promuovere la cultura popolare siciliana.

Gli articoli di (e con) Alfia Milazzo sono disponibili qui

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Renzo Montagnoli, poeta e critico letterario.

Gli articoli di Renzo Montagnoli sono disponibili qui

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Marco Ostoni, 47 anni, sposato, 3 figli; laurea in Lettere, dottore di ricerca in Storia; caposervizio Cultura & Spettacoli (anche Interni/Esteri/Economia) a Il Cittadino, quotidiano di Lodi e Sudmilano (per cui cura anche da 10 anni una pagina di recensioni librarie). Collabora a La Lettura e Corriere, al mensile dei Gesuiti Aggiornamenti Sociali ed è consulente per la comunicazione al Comune di San Donato Milanese.

Gli articoli di (e con) Marco Ostoni sono disponibili qui

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Alessandro Russo è medico ortopedico e scrittore. Collabora con vari magazine culturali.

Gli articoli di (e con) Alessandro Russo sono disponibili qui.

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Anna Vasta, poetessa siciliana e critica letteraria, è autrice di diversi volumi.

Gli articoli di (e con) Anna Vasta sono disponibili qui.

 

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BUON 2015 DA LETTERATITUDINE

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