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Archive for gennaio 2015

INTERVISTA A JO WALTON (autrice di “Le mie due vite”)

INTERVISTA A JO WALTON (autrice di “Le mie due vite“). Un estratto del romanzo è disponibile qui.

[A fine post, la versione dell’intervista in lingua inglese. Ringraziamo Costanza Ciminelli per la collaborazione]

Ne Le mie due vite, Jo Walton – uno dei nomi più originali e interessanti della fantascienza e del fantastico contemporanei, non a caso insignito dei maggiori premi quanto a genere – sviluppa e dilata il concetto di sliding doors: ciò che è stato si confonde e sovrappone a qualcos’altro che sembra essere stato ugualmente ma differentemente.
Il romanzo è una raffinatissima ucronia, resa attraverso il registro del realismo narrativo. L’autrice non si risparmia nel ridisegno della Storia – in particolare del periodo della Guerra Fredda – dandone più versioni in un’unica trama.

di Massimo Maugeri

Jo Walton (nata in Galles nel 1964), poetessa e scrittrice di libri fantasy e di fantascienza, ha vinto numerosi premi, tra cui il John W. Campbell Award come Miglior nuovo talento, il World Fantasy Award, il Prometheus Award e il Mythopoeic Award. Con “Un altro mondo” (Gargoyle 2013) si è aggiudicata il Nebula Award e l’Hugo Award per il miglior romanzo. Di recente è tornata in libreria con “Le mie due vite”: un romanzo che si interroga sul tema delle scelte, su quello del doppio, e su come le nostre decisioni possono influenzare il corso della nostra esistenza e quello di coloro che ci stanno accanto.
Ne discutiamo con l’autrice.

– Benvenuta a Letteratitudine, Jo. In genere, quando mi capita di incontrare scrittori per scambiare quattro chiacchiere su un loro libro, chiedo notizie inerenti la genesi del libro stesso. Dunque chiedo anche te di raccontarci, se puoi, qualcosa a riguardo. Come nasce Le mie due vite? Da quale idea, spunto, esigenza o fonte di ispirazione?
L’ispirazione me l’ha fornita un’amica quando mi ha raccontato la proposta di matrimonio ricevuta dal suo futuro marito. Lui le disse che avrebbero dovuto sposarsi allora o mai più. È come se il modo in cui quella proposta era stata formulata mi avesse dispiegato davanti l’intera storia per il libro. Da quella proposta, infatti, immagino prendano avvio due vite separate e al contempo l’idea di ricordarle entrambe da parte di una donna anziana ricoverata in un ospizio a causa di una diagnosi di demenza senile, una donna che ignora quale delle due sia stata la vita reale. Così ho chiesto alla mia amica se potevo scriverci su e lei ha acconsentito. È partito tutto da quella conversazione, seppure ci siano voluti un paio d’anni prima che cominciassi a lavorare effettivamente al romanzo.

– Questo tuo romanzo si inserisce in un filone ricco e prestigioso: quello legato al cosiddetto “tema del doppio”. Tra i vari romanzi del passato, incentrati appunto sul tema del doppio, qual è  –  a tuo avviso – quello che potremmo considerare come una sorta di pietra miliare?
In tal senso ho molto apprezzato il romanzo Replay di Kenneth Grimwood e il racconto Unsound Variation di Gorge R. R. Martin.

– Proviamo a conoscere un po’ meglio i personaggi di questo tuo romanzo, partendo dalla protagonista: Patricia Cowan. Come la descriveresti ai nostri lettori? Leggi tutto…

LE MIE DUE VITE, di Jo Walton (un estratto del libro)

In esclusiva per Letteratitudine pubblichiamo il primo capitolo del romanzo LE MIE DUE VITE, di Jo Walton (© 2014 Gargoyle, traduzione di Daniela Di Falco, pp. 313, 18 €).

[Domani pubblicheremo un’intervista all’autrice]

La scheda del libro
Patricia ha dei ricordi molto confusi del suo passato. Le immagini dell’adolescenza sono nitide e intatte, ma dopo cosa è successo?
Ha sposato Mark ed è stata moglie e madre come le sue coetanee, oppure ha scelto di amare liberamente la sua compagna Bee sfidando tutti i pregiudizi? Davvero le sue scelte hanno influenzato il destino del mondo al punto di farlo diventare contemporaneamen­te un posto meraviglioso in cui vivere e il palcoscenico di atti terribili?
Patricia non lo sa. Non sa come sia possibile ricordare di essere stata sia Trish sia Pat. Le sfugge qualcosa, è “molto confusa” come annotano i medici sulla sua cartella clinica. E tuttavia deve tentare di rimettere insieme i frammenti per capire chi è stata in realtà…
Due incredibili versioni della storia del XX secolo diverse dalla nostra, due possibilità di vita vissute dalla medesima donna, in cui, come nell’effetto farfalla, le conquiste personali hanno il potere di cambiare i destini di molti altri allo stesso modo in cui il battito d’ali di una farfalla può provocare un uragano dall’altra parte del mondo.

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I CAPITOLO de LE MIE DUE VITE di Jo Walton (© 2014 Gargoyle, traduzione di Daniela Di Falco, pp. 313, 18 €)

“Oggi confusa”, annotarono sulla sua cartella. “Confusa. Meno confusa. Molto confusa”. L’ultima voce veniva riportata spesso, a volte abbreviata dalle infermiere con un semplice “MC” che la faceva sorridere, quasi fosse sufficientemente confusa da meritarsi una medaglia per questo. Anche il suo nome compariva sulla cartella – solo il nome di battesimo, Patricia, come se con la vecchiaia l’avessero degradata all’infanzia, negandole
sia la dignità del cognome sia il titolo e la familiarità con la forma del suo nome che lei preferiva. La cartella le ricordava una pagella scolastica, con quelle piccole caselle e le categorie predefinite dentro le quali era così difficile racchiudere la reale complessità di una qualsiasi situazione. “Ortografia pessima”. “Scarsa attenzione e partecipazione”. “Oggi confusa”. Giudizi che apparivano avulsi dalla realtà, distaccati, impossibili da contestare. «Ma Miss!», protestavano le ragazze negli ultimi anni. Lei non avrebbe mai osato farlo quando andava a scuola, né lo avrebbero fatto le studentesse disciplinate dei suoi primi anni di insegnamento. “Ma Miss!” era il prodotto di una crescente fiducia in se stesse, di un femminismo agli albori, e lei lo accettava anche se rendeva la sua giornata di lavoro più faticosa. Adesso avrebbe voluto protestare allo stesso modo con le infermiere che aggiungevano annotazioni: «Ma Miss! Oggi sono solo un po’ confusa!» Leggi tutto…

VLADIMIRO BOTTONE racconta VICARÌA

VLADIMIRO BOTTONE ci racconta il suo romanzo VICARÌA. Un’educazione napoletana” (Rizzoli). Il primo capitolo del libro è disponibile qui…

di Vladimiro Bottone

“Chi te l’ha fatto fare?”, mi sono chiesto a volte. In verità io non ho scelto un bel nulla. Ho scritto Vicarìa perché era destino che succedesse. Destino per me, considerata la forza e l’insistenza di certe mie ossessioni. Destino per la città in cui il romanzo è ambientato, visto che Napoli rappresentava l’unica metropoli europea di metà Ottocento a non aver originato un romanzo. Inevitabile che le spettasse finalmente il suo, prima o poi.
Ecco il punto: all’epoca Londra, San Pietroburgo, Parigi avevano saputo prendere forma in narrazioni degne di loro. La Napoli del primo Ottocento si era solo fatta raccontare, di riflesso, dal piccolo cabotaggio della letteratura granturismo, vale a dire del Grand Tour. Eppure, quanto a crudeltà e  popolosità, non le mancava nulla  rispetto alle coeve Londra, San Pietroburgo, Parigi. Nulla tranne un romanziere, s’intende. Arrivando io con centosettanta anni di ritardo i pericoli  consistevano: a) nel misurarsi con i colossi dell’età aurea del romanzo (e, dunque, non fallire semplicemente, ma fallire rovinosamente); 2) nel dare corpo ad un’opera ottocentesca, quindi in ritardo non solo rispetto alla comunità di scrittori e lettori, ma anche nei confronti dell’oggetto rappresentato, vale a dire Napoli.
Il primo pericolo ritengo sia stato scongiurato, purtroppo senza eccessivo merito personale. Ho infatti supplito alla mia limitata statura issandomi sulle spalle di giganti (è noto che un nano sulle spalle di colossi risulta lungimirante). Quanto al secondo punto critico, diciamo che ho cercato sì di dare vita ad un romanzo di ambizione ottocentesca minato, però, da una sensibilità novecentesca. Il che mi ha peraltro rivelato quanto Napoli, a distanza di quasi due secoli, rimanga nel fondo uguale a se stessa (da noi la storia somiglia tremendamente alla zoologia o alla botanica). Leggi tutto…

VICARÌA, di Vladimiro Bottone (un estratto del libro)

VicarìaPubblichiamo il primo capitolo del romanzo “VICARÌA. Un’educazione napoletana“, di Vladimiro Bottone (Rizzoli)

La scheda del libro
Una perpetua, quotidiana estrazione del Lotto, a Napoli. Buona sorte ogni tanto, mala sorte quasi sempre.

Napoli, 1841. Il giovane commissario Fiorilli ha appena preso servizio a Vicarìa, uno dei quartieri centrali più malfamati della città. Non ha ancora fatto l’abitudine al male che ne percorre le strade, quando si trova a dover indagare sulla scomparsa di un bambino, un orfano rinchiuso nel cosiddetto Albergo dei poveri. Il piccolo Antimo aveva cercato di scappare da quell’edificio opprimente – che i napoletani chiamano anche Reclusorio o Serraglio – autentica città nella città che ospita vecchi, donne perdute e soprattutto una spaventosa massa di bambini esposti a ogni genere di pericoli. È così che la tragica storia di Antimo si trasforma per Fiorilli in un’ossessione, una ricerca della verità che gli fa incontrare Emma, insegnante di musica al Reclusorio, bella e idealista, ma che lo getta in pasto a medici avidi di carne giovane, funzionari corrotti, camorristi e sbirri cresciuti nello stesso fango. Per questa umanità varia e disperata tutto ruota intorno al tribunale della Vicarìa, la prigione della città e anche il luogo dove si svolge l’evento che i napoletani aspettano ogni settimana come unica speranza di salvezza: l’estrazione del Regio Lotto. E qui Fiorilli scoprirà che la giustizia degli uomini, troppo spesso, è cieca. Proprio come la fortuna.

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Il primo capitolo del romanzo “VICARÌA. Un’educazione napoletana“, di Vladimiro Bottone (Rizzoli)

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IL NUOVO TOUR DI BARBERIA IN SICILIA

IL NUOVO TOUR DI BARBERIA IN SICILIA

Barberia

(Comunicato stampa) – C’è grande attesa al Teatro Brancati di Catania dove a grande richiesta di pubblico e di critica Sabato 7 e Domenica 8 Febbraio riprenderà “Barberia” che proprio a Catania ha avuto uno strepitoso successo, con l’attore Massimo Venturiello e la Compagnia di Canto Popolare Favarese composta da Peppe Calabrese chitarra e voce, Maurizio Piscopo fisarmonica e voce, Mimmo Pontillo strumenti a plettro, Pasquale Augello percussioni, Raffaele Pullara mandolino. Il tour continuerà il 10 a Sambuca di Sicilia e 11 Febbraio Enna e 12 Febbraio a Patti. Queste le date confermate fino a questo momento ma se ne potrebbero aggiungerne altre. Lo spettacolo è già stato presentato nelle grandi città di Asti, Milano, Roma ed ogni sera ha avuto il pieno assoluto. Leggi tutto…

TEMPIO, QUESTO SCONOSCIUTO

TEMPIO, QUESTO SCONOSCIUTO

di Chiel Monzone

Tempio, questo sconosciuto. Il titolo in questione, certamente non originale (1), riassume bene il destino che ha contraddistinto l’autore catanese (1750-1821). In effetti, già in vita, ma soprattutto dopo il decesso per tutto l’Ottocento e per la prima metà del Novecento la vox populi e una tradizione sia critica sia a stampa, tutte ben assestate, non hanno fatto altro che sottolineare un solo aspetto della sua figura umana e poetica: la pornografia. Se è indubbio che l’elemento osceno, quando presente, si riconnetteva a un’inclinazione artistica individuale, è altrettanto vero che essa si legava a sollecitazioni plurime: i vizi di una società decadente, in cui era saggia ed ipocrita norma mostrare apparente virtù a fronte di un’amplissima libertà sessuale, e le spinte di stampo illuministico (2). Rientra in quest’ultimo contesto uno stile letterario che aveva nella sessualità mostrata uno scopo anche didascalico o di denuncia. La musa dai toni più lascivi va, inoltre, rapportata a una dimensione culturale condivisa. Come ha sostenuto Santo Calì, «nell’isola c’è tutto un filone di pornografia in versi e in prosa» (3). Da tale punto di vista, pertanto, il poeta si allineò ad altri scrittori nella cui produzione si colse anche la componente licenziosa, sia nell’ambito isolano (si vedano, ad esempio, Giuseppe M. Calvino e Giovanni Meli), sia italiano (si ricordino, ad esempio, Giorgio Baffo (4), Carlo Porta e Giambattista Casti). Per non dire dei contesti stranieri, a cominciare dal francese (5). Quanto testé ricordato si inscrive in un ’700 cosiddetto siècle des plaisirs, nel corso del quale la rappresentazione licenziosa fu un canone estetico abituale. Tempio, dunque, non fece nulla di diverso rispetto ad altri autori, né di più. Anzi, si evince chiaramente che la sua produzione osée è numericamente limitatissima all’interno del corpus. Soprattutto, il codice osceno ha il valore di j’accuse nei confronti di ipocrisie, eccessi e ingiustizie, ma, come detto, la “tradizione” ha contribuito a fare del catanese uno scrittore esclusivamente “sporcaccione”. Ben riassumono tale posizione le parole di Carmelo Previtera, il quale ha parlato di una sola corda sensibile, quella erotico-lasciva (6). Ciò è il riflesso della «distorta ipoteca che incapsula la sua personalità, la sua memoria, la sua opera letteraria, disperde ogni resto, assume valore emblematico» (7), per usare le parole efficaci di Nino Pino. Molto, invece, dev’essere ancora detto oltre a tale stantio cliché, che ha reso il poeta, nel bene e nel male, un “mito” municipale e isolano. Tanti, dunque, gli aspetti che sono stati sottaciuti od osservati in modo insufficiente, se non malevolo. Solo a partire dal secondo Novecento una critica quasi tutta “seria” (8), non più ossessionata dalla corda oscena, ha proceduto con una rilettura di Tempio. Il rimando, d’obbligo, è ai vari Vincenzo Di Maria, Domenico Cicciò, Carmelo Musumarra, Jean-Paul De Nola, Salvatore Camilleri, Antonio Di Grado, i citati Calì e Pino, ecc., per non citarne che alcuni. Successivamente, il poeta è parso ricadere nel dimenticatoio – in realtà, a livello popolare è rimasto sempre vivo e “fruibile” grazie al “mito” e a supporti (9) di altro tipo – e più recentemente è stato ripreso da studiosi quali Marzia Finocchiaro (10) e Giuseppe Mirabella (11). I nomi indicati, ma pure quelli sottaciuti per evidenti ragioni di brevità, vanno doverosamente ricordati, per l’appunto, perché hanno osservato il poeta in modo diverso e per differenti aspetti. Leggi tutto…

GIORNO DELLA MEMORIA 2015: 14 libri per non dimenticare

GIORNO DELLA MEMORIA 2015: 14 libri per non dimenticare

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