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MAVIE PARISI racconta DENTRO DUE VALIGIE ROSSE

gennaio 7, 2015

MAVIE PARISI ci racconta il suo romanzo DENTRO DUE VALIGIE ROSSE (Perrone editore)

di Mavie Parisi

Come afferma Rosa Montero ne “La pazza di casa”, ogni storia nasce da un ovetto, una strana entità che è meno di un’idea.
Potrebbe paragonarsi a una scintilla, un barlume, la suggestione di un nanosecondo, un incanto che, una volta afferrato, deve essere schiuso con molta cura, come si farebbe con un bocciolo di papavero, ché sono fatti della stessa materia delicata e pronta a dissolversi.
Nel mio caso l’ovetto è stato la seduzione di una frase: IN BATTERE E IN LEVARE, che non è solo accento metrico  del solfeggio, ma è visione doppia, è la necessità che un movimento forte sia seguito da uno debole, che l’aria che si inspira venga poi espirata, che esistano due modi possibili.
Ed era questo il titolo prima che si chiamasse DENTRO DUE VALIGIE ROSSE, il perché di questo cambiamento è lungo da spiegare, ma intuibile.
L’idea, in verità, più che nascere, emerge, viene fuori dalle profondità dove è stata a lungo covata, più o meno consapevolmente.
Infatti, da molto volevo provare su un mio racconto il meccanismo dello sliding doors (prendo in prestito dall’omonimo film), dove però il punto di scambio non fosse il riuscire o il non riuscire a salire sul vagone di una metropolitana dando così vita a due vicende completamente opposte, volevo che il punto di scambio fosse la diversità di reazione a una situazione identica.
Ed ecco la storia: una famiglia che frana, un padre latitante, una madre rancorosa e due sorelle.

Dentro due valigie rosse, Mavie ParisiOmbra la bellissima Ombra, da sempre in simbiosi con la madre, si nutre delle sue negatività, e la piccola Dalì, discreta, defilata, quasi spettatrice, che a dispetto della sua giovane età, mantiene una posizione d’equilibrio, aiutata dall’amore per il padre, dal suo carattere docile e dalla sua arte, la musica (da qui il punto di contatto con la frase in battere e in levare)
E’ lei che, ventenne, ripercorre la storia della sua famiglia, o per meglio dire del suo sfaldarsi, perché il primo ricordo è proprio del momento  in cui  il padre va via di casa scortato dalle lacrime della sorella maggiore, dall’odio di sua madre  e dal proprio  sguardo muto.
E di quel momento la colpiscono le due valigie rosse, che perdono improvvisamente il loro legame con le vacanze e la serenità caricandosi di significati drammatici, le spalle curve del padre con le braccia dritte a bilanciare il peso delle due grandi valigie, il suo sguardo sfuggente che non riesce a sorriderle.
Da quel giorno in poi, e per tutta la sua residua infanzia e la sua giovinezza, sarà un barcamenarsi tra la mancanza acuta dell’amato padre, i risentimenti di sua madre e le intemperanze emotive della sorella.
Nella differente personalità delle due sorelle sta la chiave di tutto, nella loro natura contrapposta, talmente dissonante da fare sorgere il dubbio che, paradossalmente, possano   rappresentare le due parti di una stessa immagine, come quelle figurine a doppio riflesso che cambiano a seconda dell’inclinazione.
E se è vero che il  destino è racchiuso nel nome, delle due è Ombra che racchiude la parte oscura, quella nascosta, quella di viscere.
Quando Dalì esce dall’adolescenza, inizia la seconda parte del romanzo.
E’ sempre lei a ricordare e raccontare, ma stavolta non è più una giovane donna che ripercorre la sua infanzia, ma una donna adulta che narra di tre donne adulte e del loro destino che si compie e che forse non è esattamente solo un destino, ma anche  il frutto delle scelte di ognuna.
Può una scelta emotiva influire pesantemente anche sul benessere fisico di chi la compie?
Tra le pagine una possibile risposta, non l’unica possibile, ma quella in cui profondamente credo.
L’ultima  parte  è vissuta al presente da una Dalì che cercherà di prenderà possesso  del suo lato buio, tropo a lungo negato e rifiutato,  da sempre immolato sull’altare della ricerca di apprezzamento  e considerazione.
Riuscirà, la piccola Dalì, a crescere nonostante tutto, ruscirà a vivere della sua musica, riuscirà caparbiamente a prendere in mano le fila della vita di chi le sta intorno.
Se questo, poi, sia una porta aperta alla speranza, lo valuterà il graditissimo lettore.

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Mavie Parisi, ennese di nascita e catanese di adozione, si laurea in scienze e consegue un master in biochimica negli Stati Uniti dove vive per un certo periodo.
Pur se di formazione scientifica, coltiva da sempre l’amore per la letteratura.
Pubblica il suo primo romanzo, E Sono Creta che Muta nel 2009 (PerroneLab), con esso vince il premio Pensieri d’Inchiostro per inediti che le frutta appunto la pubblicazione.
Il suo secondo romanzo “Quando una Donna” esce nel 2012 per Giulio Perrone Editore. Con esso arriva seconda al Premio Antonio Aniante – Città di Viagrande e in finale al premio Nabokov.
Il suo terzo romanzo “Dentro due valigie rosse” esce nel 2014 sempre per Giulio Perrone Editore. Con esso vince il “Premio Letterario Nazionale di Calabria e Basilicata” e il premio speciale della giuria al Concorso letterario Franz Kafka 2014
Ha al suo attivo anche la pubblicazione di numerosi racconti per varie case editrici.

(Riproduzione riservata)

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