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TERRE RARE di Sandro Veronesi (conversazione con l’autore)

gennaio 17, 2015

Terre rareTERRE RARE di Sandro Veronesi (conversazione con l’autore)

di Massimo Maugeri

Strano, il destino di certi personaggi letterari. Ci sono quelli che nascono con l’idea di vivere in più libri per diventare protagonisti di una serie di storie (celeberrimo il caso di Sherlock Holmes di cui Conan Doyle non riuscì a liberarsi e che fu costretto a riportare in vita dopo la “morte letteraria”) e altri, la maggior parte, la cui esistenza è confinata all’interno delle pagine di un unico volume. Accade però, talvolta, che anche i personaggi da “storia unica” reclamino più spazio. È quello che è accaduto a Pietro Paladini, protagonista del romanzo “Caos Calmo” di Sandro Veronesi, pubblicato nel 2006 per i tipi di Bompiani (vincitore del Premio Strega), e anche dell’omonimo film tratto dal libro (regia di Antonello Grimaldi, con Nanni Moretti).
«Come spesso succede si sono saldate suggestioni, bozze di idee e progetti che messisi insieme hanno generato un’intenzione», mi spiega l’autore. Da questa intenzione, e dall’esigenza di raccontare il cambiamento sociale, sfociato nella vera e propria deriva, che si è verificato in questi anni, è nato “Terre rare” (Bompiani), il nuovo romanzo di Sandro Veronesi che segna il ritorno di Pietro Paladini.
«Mi ero già accorto, dopo due o tre anni dalla pubblicazione di “Caos calmo”», prosegue Veronesi, «che la voce di Paladini non si era spenta dentro di me. A farmene accorgere fu proprio il film. Pur non partecipando, per mia scelta, alla redazione della sceneggiatura, mi resi conto che Paladini non era affatto morto come personaggio. Al contrario, mi sembrò che avesse ancora qualcosa da dire, che rispondesse alle varianti richieste dalla sceneggiatura del film. Insomma, a un certo punto me lo sono ritrovato ancora dentro. Era una voce che chiedeva ancora spazio».
Nel precedente libro questo personaggio si era trovato a vivere una situazione paradossale e tragica: mentre salvava una sconosciuta dall’annegamento in mare, la moglie Lara moriva a causa di un aneurisma. Da questa vicenda dolorosa, dallo choc della perdita e dall’ingigantimento del senso di responsabilità nei confronti della figlia Claudia, che allora aveva dieci anni, si era incentrata la storia di “Caos calmo”.
«È proprio in questo nuovo romanzo», continua a raccontarmi Veronesi, «che Pietro si ritrova costretto a fare i conti con una serie di situazioni che erano rimaste “sospese” in “Caos calmo”. In quell’altro romanzo Paladini era comunque avvolto da una sorta di benevolenza che lo aveva aiutato ad andare avanti. Certo, una benevolenza che, in parte, ritrova anche qui. Solo che adesso deve fare i conti con situazioni diverse e con le conseguenze spropositate di alcuni errori che ha commesso. E poi mi piaceva anche affrontare il cambio di luogo e di ambientazione. Non siamo più Milano, ma a Roma. E non la Roma della “grande bellezza”, ma quella del grande “raccordo”, quella cioè delle periferie».
In effetti il cambiamento è sostanziale. Sono passati otto anni dalla tragedia. Adesso Pietro è un cinquantunenne, vive – appunto – nella Roma delle periferie. Non svolge più il ruolo prestigioso di dirigente televisivo nella Milano bene, ma si trova a cogestire una società che si occupa della compravendita di auto con sede sull’Aurelia. Inoltre si è legato a una giovane donna separata; bella, sì, e da cui continua ad essere attratto, ma che forse non ama davvero. Un cambiamento che, visto sotto una certa ottica, non sembrerebbe in meglio. O no?
Terre rare«È vero. In “Caos Calmo” Paladini era un manager di successo. Qui gestisce insieme a un amico di giovinezza una società che si occupa del recupero, per conto del tribunale, delle automobili concesse in leasing che poi vengono vendute previo accordo con le banche che detengono i diritti su di esse. Che è cosa diversa dal vendere macchine usate. In questo caso c’è un po’ più di avventura, determinata dal fatto che bisogna andare a ritrovare queste macchine che molte persone nascondono.
È un romanzo che parla di furti e di “nascondimenti”. Qui tutti scappano, tutti si nascondono. E ci sono persone che si nascondono, appunto, per tenersi la macchina senza pagarla. Una volte recuperate, poi queste macchine vengono vendute. Quindi Paladini, in un certo senso, è come se dovesse svolgere un’attività di detective legata appunto al recupero delle vetture. E sì, è un lavoro che potremmo considerare inferiore, rispetto a quello svolto in precedenza (sul piano del prestigio, almeno); ma è un lavoro che a lui piace. In fondo a lui piace questa “diminuzione” che si è autoinflitto, innanzitutto perché è tornato nella sua città, che è Roma. E poi perché nelle periferie c’è molta più vitalità rispetto al centro, anche al centro di Milano, dove viveva prima. E poi, sì: è legato a questa donna molto bella, ma che lui stesso considera con un certo imbarazzo un po’ classista. Tuttavia, non è che Paladini sia caduto in disgrazia. Questa situazione in cui si trova adesso, se l’è scelta. In un certo senso ci si è nascosto; poi le vicende che si susseguono nella prima parte del romanzo, lo costringono a tornare sui suoi passi, a tornare da dove era scappato: Milano e quella vita nei confronti della quale aveva cominciato a nutrire un certo disprezzo
».
Ma non c’è solo il racconto del cambiamento della vita di Paladini, in questo romanzo. Veronesi coglie l’occasione narrativa e ne approfitta per raccontare un cambiamento più generale che ha riguardato l’intera società in cui viviamo. Una mutazione incentrata in una vera e propria deriva sociale. L’autore insiste molto su questo punto: «perché», mi spiega, «questa deriva sociale è ben più dell’omologazione raccontata da Pasolini. È una sorta di miscuglio torbido e opaco sotto il quale un popolo intero si sente quasi spinto all’illegalità; perché diventa la condizione più comoda in un impasto del genere».
In effetti, al di là della bellezza fluviale della prosa di Veronesi, oltre al susseguirsi di vicende che infarciscono una storia in cui tutti, in modo o nell’altro, fuggono da qualcosa o da qualcuno, sono tantissimi gli spunti di riflessione offerti da “Terre rare”. Lo stesso titolo, per esempio, offre già una possibilità di riflessione.
«Il concetto di “Terre rare” è introdotto, nel romanzo, non da Paladini, ma da sua figlia, che in questa storia ha diciotto anni: non è più la bambina di “Caos calmo”. Da liceale, Claudia, sviluppa una riflessione su questo argomento di cui si parla a scuola. È il racconto su un’interrogazione, peraltro andata male, sulle “terre rare”: elementi che oggi sono al centro dell’attenzione anche del mondo della finanza, perché pur trovandosi dentro a minerali piuttosto comuni, sono presenti in concentrazioni davvero minime. Quindi la loro estrazione diventa costosa e preziosa. E pure inquinante. E queste “terre rare” sono prodotte quasi soltanto dai cinesi, che – di fatto – dispongono di un elemento cardine della tecnologia più preziosa e pregiata che c’è».
Ai lettori il compito di scoprire il ragionamento della giovane Claudia, nonché quello di vivere – attraverso la lettura – le situazioni rocambolesche in cui si trova coinvolto Pietro, godendo della prosa avvolgente offerta da uno dei migliori libri pubblicati nel 2014. Un romanzo dalle rare qualità letterarie. Come le “terre” indicate nel titolo.

[Una versione ridotta di questo articolo è stata pubblicata sulla pagina cultura del quotidiano “La Sicilia”]

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