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SOPRASSEDIAMO! Franco & Ciccio story. Il cinema comico-parodistico di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia

gennaio 21, 2015

SOPRASSEDIAMO! Franco & Ciccio story. Il cinema comico-parodistico di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia – di Gordiano Lupi (Il Foglio letterario)

di Massimo Maugeri

Gli indimenticabili Franco e Ciccio continuano a brillare nel firmamento del cinema comico italiano. Protagonisti di innumerevoli film, il duetto comico siciliano per eccellenza meritava di essere “rispolverato” anche a vantaggio dei giovanissimi, nati quando la coppia aveva già ultimato la sua carriera. In tal senso, accogliamo con grande piacere l’uscita di questo nuovo libro di Gordiano Lupi intitolato “Soprassediamo! Franco & Ciccio story. Il cinema comico-parodistico di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia” ed è pubblicato da Il Foglio letterario.
Di seguito, la scheda del libro e un’intervista all’autore.

Franco e Ciccio sono due clown amati dal pubblico e disprezzati dalla critica, forse proprio perché la loro comicità è legata a un genere poco capito come la parodia. Il cinema italiano conosce la parodia grazie a Totò, Erminio Macario, Raimondo Vianello, Ugo Tognazzi, Walter Chiari, ma l’arrivo sul grande schermo di Franco e Ciccio sconvolge gli schemi e imposta il discorso parodistico in termini ben più radicali. La critica non li comprende, massacra ogni pellicola con attacchi virulenti, ai limiti dell’offensivo, definendo la loro comicità stupida e volgare, non rendendosi conto di offendere anche il pubblico che affolla le sale e rifiutando di capire i motivi del successo. Franco e Ciccio pagano la stagione dell’impegno politico, l’eredità del neorealismo e l’assurdo intellettualismo di certa critica che, come diceva Fulci, “deve vedere mondine e partigiani per apprezzare un film”, ma che uccide lentamente il cinema popolare.

– Gordiano, come nasce il tuo interesse per Franco e Ciccio?  In che modo questi due comici siciliani hanno colpito un toscano doc come te?
Franco e Ciccio sono universali, non certo siciliani. Sono stati la mia prima scoperta cinematografica, nei primi anni Sessanta. Piacevano molto a mia nonna e a mio padre e quando c’era un film da loro interpretato non ce lo perdevamo. Era una comicità naturale che arrivava a tutti. Non serviva una gran cultura e non era necessario conoscere l’attualità. Un bambino si immedesimava nelle loro smorfie (soprattutto in Franco), seguiva le loro peripezie, ridendosela di gusto per la dabbenaggine delle situazioni e per i semplici qui pro quo verbali. Certo, era un’altra Italia. Eravamo ragazzini più ingenui, forse, meno smaliziati… ma vedo – con piacere – che mia figlia (ha 8 anni) li ama quanto me. Non si tratta solo di nostalgia, quindi. Forse c’è dell’altro…
– Ti ricordi qual è stato il loro primo film che hai avuto modo di vedere?
Certo! Satiricosissimo, al Cinema Sempione, in Corso Italia, a Piombino. Un cinema che adesso è diventato una profumeria. Il mio Nuovo Cinema Paradiso. Non sapevo niente di Fellini. Non conoscevo Petronio. Ma c’erano Franco e Ciccio, c’erano i romani… io e mia nonna non ce li potevamo perdere! Avevo 10 anni, credo. Poi ho visto I due maghi nel pallone con mio padre, appassionato di calcio e soprattutto dell’Inter di Helenio Herrera. In quel film Franco realizza una satira grottesca del grande allenatore sudamericano.
– In che cosa, a tuo avviso, Franco e Ciccio si caratterizzano e si distinguono rispetto alle numerose coppie di comici di caratura nazionale e internazionale che hanno lavorato nel cinema, in teatro e in televisione?

In Italia sono la coppia comica per eccellenza. Si rifanno a Stan Laurel e Oliver Hardy, anche a Gianni e Pinotto (Abbott e Costello), ma Franco ha il mito di Totò e di Buster Keaton (ci lavoreranno insieme in un film di Scattini) ed entrambi sono figli della posteggia, della vastasata sicula e della commedia dell’arte. Ci sono state valide coppie che hanno interpretato pochi filmm (Cervi – Fernadel, Tognazzi – Vianello, Billi – Riva…), ma non esistono comici che hanno collaborato per oltre cento pellicole e per un numero incalcolabile di sketch televisivi! Sono bravi attori anche presi singolarmente, ma in coppia erano eccezionali, interpretavano parodie gustose come I due figli del leopardo e Don Chisciotte, film che senza di loro non avrebbero avuto ragione di esistere. Davano un senso anche al film più scadente, persino a modeste sceneggiature girate da Civirani, Ciorciolini e Di Gianni.
– In quale momento, e con quali opere, individueresti l’apice della loro carriera?
Sarebbe facile rispondere Che cosa sono le nuvole? di Pasolini e La giara dei fratelli Taviani, oppure Amarcord per Ciccio e Tango Blu per Franco, ma io ti indicherò tre parodie – la loro specialità – come Don Chisciotte e Brutti di notte di Grimaldi e I figli del leopardo di Corbucci.
– E il loro momento più difficile?
Per Franco trovarsi da solo, perché non ha avuto una spalla efficace e ha interpretato film modesti, inoltre subito dopo Crema, cioccolata e… paprika ha dovuto affrontare un’accusa ingiusta che l’ha fatto soffrire molto. Per Ciccio, la delusione come regista, nonostante le qualità dimostrate (L’esorciccio e Paolo il freddo sono due gioielli), per il fallimento della sua casa di produzione.
– A tuo avviso, perché la critica cinematografica non è riuscita ad apprezzarli a sufficienza?
La critica italiana non ha mai apprezzato i comici puri, o meglio, ha sempre atteso la loro morte per rivalutarli. Tu guarda quel che è accaduto con Totò. Per Franco & Ciccio stiamo assistendo a una simile operazione. Lasciami dire che critici come Tatti Sanguinetti mi sconcertano quando leggo cosa scrivevano negli anni Settanta e cosa affermano adesso. Certo, è vero che soltanto gli sciocchi non cambiano idea, ma est modus in rebus!
– Qual è l’eredità che Franco e Ciccio lasciano al cinema e al cabaret italiano?
Tanto per dirne una: Ficarra & Picone, che sono due comici intelligenti e vanno orgogliosi di questo paragone. Franco & Ciccio lasciano l’eredità di una comicità genuina, pura, apolitica, per tutti, non legata a mode e a periodi storici. I loro film sono ancora attuali e si rivedono con piacere. Prendi I due deputati (1969) di Grimaldi – insieme a Fulci uno dei registi che meglio ha saputo valorizzarli – ancora oggi affronta problemi attuali ed è invecchiato benissimo…

– Grazie mille, Gordiano. 

© Letteratitudine

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