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Il Tao della parola e l’Arcano della poesia: intervista a VIOLA DI GRADO

gennaio 24, 2015

Il Tao della parola e l’Arcano della poesia: intervista a VIOLA DI GRADO

di Massimo Maugeri

Seguo Viola Di Grado sin dalla pubblicazione del suo romanzo d’esordio “Settanta acrilico trenta lana” (edizioni e/o), libro-rivelazione del 2011, premiato con il Campiello Opera Prima e il Rapallo Carige Opera Prima (e tradotto in otto paesi). Su quel romanzo ebbi modo di organizzare un dibattito online, coinvolgendo l’autrice.
Del suo successivo romanzo “Cuore cavo” (anche questo edito dalla e/o), nel parlammo nel mio programma radiofonico di libri e letteratura: “Letteratitudine in Fm”.
Successivamente Viola si è impegnata in altri progetti e attività… ma nel suo immediato futuro si prospetta un’iniziativa davvero originale e intrigante, come si evince dallo stesso titolo: “Il Tao della parola e l’Arcano della poesia“. Si tratta di un particolarissimo laboratorio di scrittura, o meglio… di un insieme di “percorsi di scrittura e intuizione” incentrati in un “Laboratorio di divinazione applicata alle tecniche narrative“.
Si tratta di un progetto che Viola Di Grado porterà avanti insieme a Francesca Genti.

-Cara Viola, spiegaci in cosa consiste questo particolarissimo laboratorio di scrittura che stai proponendo insieme a Francesca Genti…
E’ un progetto sperimentale basato su una concezione di scrittura come divinazione: come intercettazione dei luoghi nascosti della mente attraverso due sistemi simbolici diversi ma altrettanto potenti, gli ideogrammi e i Tarocchi. Al contrario degli altri corsi di scrittura, focalizzati sull’artigianato della scrittura, sull’apprendimento delle tecniche narrative, qui il focus è l’intercettazione della propria voce autoriale nello spazio inesplorato della propria mente.
Gli ideogrammi e i Tarocchi agiscono come sonde spaziali, linguaggi simbolici adatti a magnetizzare immagini inconscie, archetipi, destinazioni della propria mente. Attraverso due mesi di lezioni settimanali, dedicate ognuna a un aspetto della narrazione sia in prosa che in poesia e anche con il ricorso all’estetica letteraria e filosofica della tradizione sinogiapponese, insegneremo a trovare la propria voce autoriale e disciplinarla. Il Tao, o l’Arcano, della scrittura, è un luogo cosmogonico di materia oscura che- come il futuro secondo la divinazione cinese- esiste già, deve solo essere intercettato.

-Il riferimento agli ideogrammi mi ricorda qualcosa…
Sì, gli ideogrammi erano il sistema simbolico su cui era costruito il mio primo romanzo: comincia in una fossa di assenza di linguaggio e progressivamente il linguaggio è riacquistato attraverso il ritorno alla realtà. Camelia imparando il cinese riconquista e ricrea la realtà che aveva perso, attraverso il sistema delle “chiavi”: delle piste di senso che ogni ideogramma nasconde al suo interno. Così anch’io, da sempre, credo che nella scrittura creativa gli assemblamenti semantici degli ideogrammi siano uno strumento prezioso e per scomporre la materia narrativa indifferenziata e tracciare direzioni.
Da tempo lavoro con i sistemi simbolici dei singoli caratteri sinogiapponesi per indagare la gestazione della scrittura, intercettare la voce specifica di un romanzo o di un racconto e organizzare la sua struttura.
La scrittura cinese, al contrario delle altre scritture, non è nata per scopi commerciali ma per comunicare con l’invisibile: nelle pratiche di divinazione, veniva posta una domanda agli dei e la risposta veniva annotata su carapaci di tartaruga. E’ per annotare queste risposte che è nata la scrittura cinese. Allo stesso modo, ritengo sia possibile imparare a usarla per sondare lo spazio inconscio e recuperare la propria voce autoriale.

– Quale dovrebbe essere l’identikit ideale del frequentatore del corso?
Può partecipare chiunque: aspiranti scrittori, alle prime armi, ma anche persone che scrivono da molto tempo. Perché questo percorso assolutamente nuovo offre una prospettiva completamente diversa, che sorpassa la tecnica per sintonizzarsi su quella che Lao zi, il filosofo taoista del IV secolo, chiamava “non- azione”: l’azione spontanea, che scorre senza l’intermediazione castrante del raziocinio. In quest’epoca di assillante ricorso alla tecnica e di “romanzi ikea” fabbricati a tavolino, questo corso si dirige nella direzione opposta.

-Che cosa ti aspetti da questa esperienza?
Regalare nuove prospettive.

-Tanti in bocca al lupo, cara Viola, per questo nuovo progetto…

Il programma dell’iniziativa ed ulteriori dettagli, li trovate qui.

Per ulteriori informazioni, scrivete a: sartoriautopia@hotmail.it

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