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TEMPIO, QUESTO SCONOSCIUTO

gennaio 28, 2015

TEMPIO, QUESTO SCONOSCIUTO

di Chiel Monzone

Tempio, questo sconosciuto. Il titolo in questione, certamente non originale (1), riassume bene il destino che ha contraddistinto l’autore catanese (1750-1821). In effetti, già in vita, ma soprattutto dopo il decesso per tutto l’Ottocento e per la prima metà del Novecento la vox populi e una tradizione sia critica sia a stampa, tutte ben assestate, non hanno fatto altro che sottolineare un solo aspetto della sua figura umana e poetica: la pornografia. Se è indubbio che l’elemento osceno, quando presente, si riconnetteva a un’inclinazione artistica individuale, è altrettanto vero che essa si legava a sollecitazioni plurime: i vizi di una società decadente, in cui era saggia ed ipocrita norma mostrare apparente virtù a fronte di un’amplissima libertà sessuale, e le spinte di stampo illuministico (2). Rientra in quest’ultimo contesto uno stile letterario che aveva nella sessualità mostrata uno scopo anche didascalico o di denuncia. La musa dai toni più lascivi va, inoltre, rapportata a una dimensione culturale condivisa. Come ha sostenuto Santo Calì, «nell’isola c’è tutto un filone di pornografia in versi e in prosa» (3). Da tale punto di vista, pertanto, il poeta si allineò ad altri scrittori nella cui produzione si colse anche la componente licenziosa, sia nell’ambito isolano (si vedano, ad esempio, Giuseppe M. Calvino e Giovanni Meli), sia italiano (si ricordino, ad esempio, Giorgio Baffo (4), Carlo Porta e Giambattista Casti). Per non dire dei contesti stranieri, a cominciare dal francese (5). Quanto testé ricordato si inscrive in un ’700 cosiddetto siècle des plaisirs, nel corso del quale la rappresentazione licenziosa fu un canone estetico abituale. Tempio, dunque, non fece nulla di diverso rispetto ad altri autori, né di più. Anzi, si evince chiaramente che la sua produzione osée è numericamente limitatissima all’interno del corpus. Soprattutto, il codice osceno ha il valore di j’accuse nei confronti di ipocrisie, eccessi e ingiustizie, ma, come detto, la “tradizione” ha contribuito a fare del catanese uno scrittore esclusivamente “sporcaccione”. Ben riassumono tale posizione le parole di Carmelo Previtera, il quale ha parlato di una sola corda sensibile, quella erotico-lasciva (6). Ciò è il riflesso della «distorta ipoteca che incapsula la sua personalità, la sua memoria, la sua opera letteraria, disperde ogni resto, assume valore emblematico» (7), per usare le parole efficaci di Nino Pino. Molto, invece, dev’essere ancora detto oltre a tale stantio cliché, che ha reso il poeta, nel bene e nel male, un “mito” municipale e isolano. Tanti, dunque, gli aspetti che sono stati sottaciuti od osservati in modo insufficiente, se non malevolo. Solo a partire dal secondo Novecento una critica quasi tutta “seria” (8), non più ossessionata dalla corda oscena, ha proceduto con una rilettura di Tempio. Il rimando, d’obbligo, è ai vari Vincenzo Di Maria, Domenico Cicciò, Carmelo Musumarra, Jean-Paul De Nola, Salvatore Camilleri, Antonio Di Grado, i citati Calì e Pino, ecc., per non citarne che alcuni. Successivamente, il poeta è parso ricadere nel dimenticatoio – in realtà, a livello popolare è rimasto sempre vivo e “fruibile” grazie al “mito” e a supporti (9) di altro tipo – e più recentemente è stato ripreso da studiosi quali Marzia Finocchiaro (10) e Giuseppe Mirabella (11). I nomi indicati, ma pure quelli sottaciuti per evidenti ragioni di brevità, vanno doverosamente ricordati, per l’appunto, perché hanno osservato il poeta in modo diverso e per differenti aspetti.

Come si diceva, allo stato dell’arte molto resta da scoprire e da dire, oltre a quanto è stato reso noto recentemente (12). Alcuni dati significativi evidenziati qui di seguito danno la misura:

  • l’autore catanese risulta abbastanza assente dai manuali di letteratura italiana (13) – anche stranieri (14) – e dalle raccolte (15). Quando è presente, gli sono il più delle volte dedicate poche righe – in un caso solo il nome e l’anno di nascita e di morte (16), mentre in altro è definito «esperienza interessante» (17) – e l’elemento evidenziato è solo la pretesa pornografia (18). Talvolta si fa riferimento alla scrittura “altra” e l’erotismo resta solo accennato (19). Meno ancora sono i casi nei quali non si fa richiamo ad esso (20);
  • per quasi due secoli non si è avuta idea dell’entità della produzione poetica tempiana. Solo recentemente, puntuali ricerche (21) hanno evidenziato un corpus di 388 testi. Esso risulta molto variegato per forme poetiche e per generi. Del totale indicato, ben 56 componimenti permangono inediti, segno che i manoscritti sono stati lasciati al chiuso degli scaffali delle biblioteche catanesi piuttosto che essere consultati e analizzati – già Calì (22) ne paventava, giustamente, l’esame –;
  • Tempio è stato oggetto di attribuzioni arbitrarie relative a composizioni che allo stato dell’arte non risultano dai manoscritti – l’ipotesi di future scoperte e, dunque, di integrazioni a quanto già si conosce rimane in piedi –, ma anche di manipolazioni sul piano testuale, come già rilevato dallo stesso Calì (23). Purtroppo, a tutt’oggi manca un’edizione davvero critica dei componimenti. Il risultato ultimo di tutto ciò è la circolazione di non pochi testi la cui autenticità resta da dimostrare;
  • l’attenta osservazione condotta fino a questo momento su buona parte gli interventi critici che sono stati prodotti dall’indomani della morte del poeta ha permesso di rilevare come le composizioni prese in considerazione siano essenzialmente sempre le stesse. L’ovvia conseguenza di tale ripetizione è che un’abbondante fetta di componimenti, per quanto già editi, rimane ancora trascurata. Ciò vale per quelli cosiddetti “seri”, mentre, al contrario, si sono abbondantemente richiamati gli osceni;
  • la misura dell’impegno civile non è stata studiata abbastanza. La stessa scrittura dai tratti lascivi, quasi sempre mostrata nella vuotezza e negli effetti al contempo scandalosi e pruriginosi, ad un’analisi davvero critica mostra un certo engagement: tranne qualche eccezione (24), la mise en scene non risulta fine a se stessa;
  • la serietà di Tempio uomo è stata del pari trascurata e si è fatta, al suo posto, una certa (con)fusione tra aspetti letterari e privati: il rimando, ad esempio, è all’idea di “mangiapreti” (25), di uomo incolto (26) e, soprattutto, la “sporcizia” personale in aggiunta a quella di scrittore (27). Nel concreto, è stato il trasferimento degli aspetti “libertini” di una porzione più che limitatissima della sua produzione artistica alla vita. Insomma, un personaggio maudit, secondo il “mito”, ma, in verità, i suoi componimenti erano apprezzati anche negli ambienti colti oltre a quello popolare (28);
  • dalla rilettura delle poche notizie biografiche disponibili e dall’osservazione di versi precisi dai quali si dimostrò padre tenero, vedovo sconsolato e amico sincero (29) se ne deve concludere che la sua vita privata fu proba (30).

Per tutto quel che precede e per qualche altro aspetto qui tralasciato per motivi di concisione, l’autore etneo resta fondamentalmente un autore sconosciuto, oltre che mal noto (31), a tutto vantaggio del coevo Meli, da sempre osannato e indicato come il più eletto fra i poeti siciliani settecenteschi (32) o, comunque, quale autore più importante (33) – allo stato dell’arte, solo Michele D’Agata, en revanche, ha scritto che Tempio era «il più grande poeta di Sicilia di tutti i tempi» (34) –. Non negando certamente il valore dell’autore palermitano, la realtà delle cose, però, va in altra direzione. Questi fece il proprio percorso e fu ben diverso da quello tempiano (per ambiente frequentato, per lingua(ggio), per poetica, per “mondo” evocato letterariamente, per intenti). Tratti intrinseci molto diversi fra loro fanno sì che le due figure non possano essere granché messe a paragone (35). Tuttavia, a volte sono stati dati giudizi affrettati ed inopportuni (36). Per caratteristiche tutte sue, Tempio è stato certamente un poeta unico e per ciò stesso degno di nota. Talvolta ciò è avvenuto, ma in genere la conclusione è stata la sua damnatio memoriae e l’esaltazione di Meli. Va però qui precisato come sia stato espunto dalla figura del poeta di Palermo il fatto che anch’egli scrisse alcune composizioni dai tratti certamente pornografici (37), i quali fanno di lui un autore «per peso e per misura (…) licenzioso quanto il Tempio» (38), come ha affermato Di Maria: esse sono assenti nei volumi dedicati all’opera dell’autore in questione. Sorprendente, e altresì significativo, è il fatto che in una raccolta di composizioni il curatore si sia preoccupato di censurare il testo di alcune poesie che egli stesso dichiarò come oscene, ma delle quali fornì i titoli (39). Le ricerche condotte fin qui hanno permesso di rintracciarle, ma non tutte, in un volume (40) edito in Italia e in un altro (41) pubblicato all’estero. Inoltre, non mancano i versi irriverenti (42).

In conclusione, a differenza di una parte dei giudizi dati da coloro che hanno avvicinato nel tempo il poeta etneo e anche diversamente dal “mito” popolare tuttora vivo nella cultura catanese, si colgono con chiarezza una poetica e una produzione certamente più ampie rispetto all’elemento scabroso. Non sono lontani dal vero sia Santi Correnti quando affermava che Tempio «è, in realtà, più citato che letto, più conosciuto per sentito dire (spesso con macroscopiche deformazioni), che gustato per puntuale studio» (43), sia Calì nel concludere che «continua a essere il poeta più infamato e infamante della nostra epoca» (44). Pertanto, si pone una volta di più la necessità di correggere il giudizio sul poeta. Come sosteneva Pietro Schepis, la “pornografia” è un «cliché logoro» (45), che va rivisto per porre Tempio nella prospettiva che più gli compete, per fargli recuperare il posto che gli spetta nella storia letteraria italiana e per ridargli quella identità anche personale che da sempre risulta offuscata.

 

 

NOTE

(1)

Cfr. V. Di Maria, Tempio, questo sconosciuto, in S. Calì -V. Di Maria, Domenico Tempio e la poesia del piacere, vol. II, G. Di Maria editore, Catania, 1970, pp. VII-LXXVI.

 

(2)

Alcune opere, a cominciare dal poema La Carestia, testimoniano l’orientamento di Tempio diviso tra un riformismo moderato di una nobiltà che pretese opportunamente illuminata e uno scetticismo conseguente al languente stato delle cose.

 

(3)

Cfr. S. Calì, La riscoperta di Domenico Tempio, Edigraf, Catania, 1970, p. 6.

 

(4)

Giulio Natali definì Tempio il «Baffo della Sicilia»: cfr. Il Settecento, parte I, in Storia letteraria d’Italia, Casa Editrice Dottor Francesco Vallardi, Milano, 1955, p. 621.

 

(5)

Il rimando è, ad esempio, alle opere del marchese De Sade; al romanzo Thérèse philosophe – vi sono incertezze sulla paternità, di volta in volta attribuita a Diderot o a Jean-Baptiste de Boyer d’Argens –; a Histoire de Dom B… Portier des chartreux, Ecrite par lui-même; ecc.

 

(6)

Cfr. C. Previtera, La poesia giocosa e l’umorismo, Casa Editrice Dottor Francesco Vallardi, Milano, 1953, p. 314.

 

(7)

Cfr. N. Pino, Domenico Tempio tra Voltaire, Rousseau e Giovanni Meli, in “Archivio Storico Siciliano”, serie III, vol. XVII, 1967, p. 106.

 

(8)

Ancora nel Duemila vi sono critiche che fanno leva sulla pornografia: così, ad esempio, quelle di Carmelo Ciccia, il quale asserisce che sono «i laureandi per le loro tesi, gli “arrabbiati del sesso”, gli editori interessati alla cassetta, i ricercatori e gli aspiranti a cattedre universitarie a dare attenzione a Domenico Tempio» (cfr. Domenico Tempio, in Profili di letterati siciliani dei secoli XVIII-XX, C.R.E.S., Catania, 2002, p.15), e di Maria Carmela Coco Davani, che scrive del poeta in termini di «campione di oscenità e di turpiloquio» (cfr. Introduzione, in G. Leanti (1919), La satira contro il Settecento galante in Sicilia, Bruno Leopardi Editore, Palermo, 1999, p. XI).

 

(9)

Il rimando è ai CD  musicali che permettono l’ascolto di certe poesie di Tempio. In proposito, ad esempio, si ascoltino: Micio Tempio, introduzione di F. Arriva, interpretato da T. Musumeci (con O. Spigarelli e T. Giardina), Edizioni GRECO, Catania, 1998; Micio Tempio 2000, interpretato da Brigantony, Edizioni Seamusica, Catania, 2002.

 

(10)

Cfr. Il colore dell’arte. Indagine storico-biografica sull’opera di Domenico Tempio con un preludio all’edizione critica del poema “La Carestia”, Tesi di dottorato, relatore Prof. Antonio Di Grado, Dipartimento di Filologia Moderna, Università degli Studi di Catania, 2003-2004; M. Finocchiaro, Un paradigma intellettuale. La vita e la voce di Domenico Tempio (1750-1821), Bonanno Editore, Acireale-Roma, 2013.

 

(11)

Cfr. Per l’edizione critica dei componimenti di Domenico Tempio (1750-1821), Tesi di dottorato, relatore Prof. Mario Pagano, Dipartimento di Filologia Moderna, Università degli Studi di Catania, 2004-2005; G. Mirabella, Per l’edizione critica dei componimenti di Domenico Tempio (1750-1821), in “Le Forme e la Storia”, Studi in ricordo di Gaetano Compagnino, n. s., I, 2008, n. 1-2, tomo II, pp. 741-772.

 

(12)

È notizia di mesi fa (aprile 2014) il ritrovamento di due manoscritti tempiani presso l’Università Jagellonica di Cracovia (cfr. http://www.disum.unict.it/Comunicazioni/Iniziative/domenico-tempio).

 

(13)

Tempio, ad esempio, è stato ignorato, in: F. Flora, Storia della letteratura italiana, vol. 4, Arnoldo Mondadori Editore, Verona, 1966; G. Ferroni, Storia della Letteratura Italiana, vol. 8, Mondadori, Milano, 2002; Letteratura Italiana. I minori, Marzorati Editore, Milano, 1974; Atlante della letteratura italiana, a c. di S. Luzzato-G. Pedullà, vol. II, a c. di E. Irace, Giulio Einaudi editore, Torino, 2011; ecc.

 

(14)

Cfr., ad esempio: The Cambridge History of Italian Literature, ed. P. Brand-L. Pertile, Cambridge University Press, Cambridge, 1996; M. Hardt, Geschichte der italienischen Literatur. Von den Anfängen bis zur Gegenwart, Artemis & Winkler, Düsseldorf-Zürich, 1996; Littérature italienne par Henri Hauvette, Librairie Armand Colin, Paris, 1932; Dicyionar cronologic literatură italiană, Editură Enciclopedică Română, Bucureʂti, 1974; ecc.

 

(15)

Cfr., ad esempio: Le lodi dei più illustri siciliani trapassati ne’ primi 45 anni del secolo XIX scritte da Giuseppe Bozzo, Tipografia e legatoria Clamis e Roberti, Palermo, 1851; S. Salomone, La Sicilia intellettuale contemporanea. Dizionario biobibliografico, Tip. Francesco Galati, Catania, 1913.

 

(16)

Cfr. W. Binni-N. Sapegno, Storia letteraria delle regioni d’Italia, G. C. Sansoni, Firenze, 1968, p. 768.

 

(17)

Nel testo Tempio è ricordato solo quale «esperienza interessante» fra quelle che nel ’700 si ebbero a seguito dell’uso del dialetto: cfr. G. Ferroni, Storia della letteratura italiana. Dal Cinquecento al Settecento, Mondadori, Milano, 2012, p. 443.

 

(18)

Cfr., ad esempio: P. Emiliani-Giudici, Storia della letteratura italiana, vol. 2, Felice Le Monnier, Firenze, 1863, p. 410; Il Marzocco, La così detta “poesia” licenziosa, a. XXXIII, n. 31, 29-7-1928, pp. 1-2.

 

(19)

Cfr., ad esempio:  Dizionario dei siciliani illustri, F. Ciuni librario editore, Palermo, 1939, p. 438; N. Borsellino-W. Pedullà, Storia generale della letteratura italiana, vol. VII, Federico Motta Editore, Milano, 1999, p. 200; G. Compagnino-G. Nicastro-G. Savoca, La letteratura italiana. Storia e testi. Il Settecento. L’Arcadia e l’Età delle riforme, vol. VI, t. II, Editori Laterza, Roma-Bari, 1974, pp. 341-342; ecc.

 

(20)

Cfr. ad esempio: A. Tartaro-A. Simonini-R. Bertacchini-G. Manacorda (a c. di), Letteratura italiana Calderini, VII/17, Edizioni Calderini, Bologna, 1977, [s.p.]; Enciclopedia degli Autori Italiani, A.L.I. Penna d’Autore, Torino, 2003, p. 274; W. Binni-N. Sapegno, Storia  letteraria delle regioni d’Italia cit., p. 768; ecc.

 

(21)

Cfr. G. Mirabella, Per l’edizione critica dei componimenti di Domenico Tempio (1750-1821) cit.

 

(22)

Cfr. S. Calì, La riscoperta di Domenico Tempio cit., p. 12.

 

(23)

Cfr. S. Calì-V. Di Maria, Domenico Tempio e la poesia del piacere cit., vol. I, p. 373.

 

(24)

Si tratta dei componimenti dal titolo La grammatica pilusa (cfr. D. Tempio, Poesie siciliane, a c. di R. Corso, Libreria Tirelli dei F.lli Guaitolini, Catania, 1926, pp. 308-322), Lu sticchiu largu (cfr. D. Tempio, Canti erotici, a c. di V. Di Maria, Giuseppe Di Maria editore, Catania, 1974, pp. 125-135) e Lu cazzu grossu (cfr. D. Tempio, Canti erotici cit,, pp. 137-149).

 

(25)

Cfr. S. Reitano, La poesia in Sicilia nel secolo XVIII, Parte I, Remo Sandron Editore, Palermo, 1920, p. 207.

 

(26)

In verità, Tempio faceva parte di alcune accademie – dei Palladi e degli Etnei, entrambe site a Catania, e dei Trasformati di Noto –. Inoltre, era stato nominato professore di lettere greche e latine all’università – è fatto generalmente trascurato: solo Michele D’Agata lo ha evidenziato (cfr. Catania nella storia, Edizioni della S.S.C., Catania, 1968, p. 83) –, confermato da un e-mail inviato dal pronipote Antonio D. Tempio in data 25-11-2010. Non va poi tralasciato il fatto che aveva studiato in seminario, com’era costume a quel tempo, e, dunque, fu uomo di profonda cultura classica, come abbondantemente testimoniato dalla sua opera.

 

(27)

Il poeta è stato dipinto come un uomo ossessionato del sesso e libertino. La fantasia popolare ha trasferito sul piano personale quanto egli rappresentava su quello artistico, come hanno rilevato anche Santi Correnti (cfr. Gazzetta del Sud, Domenico Tempio poeta neoclassico nella conferenza di Santi Correnti, 15-2-1967, p. 5) ed Angelo Emanuele (cfr. Domenico Tempio. La vita e le opere, Francesco Battiato editore, Catania, 1912, p. 50). Non solo: anche certi studiosi hanno creduto di evidenziare tale aspetto, come, ad esempio, Silvia Reitano, la quale di Tempio sorprendentemente scrisse che «Amò parecchie donne» e che erano «tutte donne impure, anche se appartenenti all’alta classe sociale»: cfr. La poesia in Sicilia nel secolo XVIII cit., p. 67. In realtà, tutto depone contro tale idea: l’osservazione attenta indica obiettivamente il fatto che egli non aderì a quel libertinismo sessuale e a quell’amoralità che furono tratti caratteristici della società settecentesca (cfr. C. Monzone, Oltre l’erotismo. Per una ridefinizione dell’opera poetica di Domenico Tempio (1750-1821), Tesi di dottorato (inedita), relatori Proff. Edoardo Esposito-Marina Geat, Université d’Avignon et des Pays de Vaucluse (co-tutela con Università degli Studi di Salerno), 2012-2013, p. 8). Conferma di questo si può trovare in qualche composizione, come, ad esempio, il dramma Tatu alliccafaudi (cfr. C. Musumarra, Bozzetti drammatici, Arnaldo Forni Editore, Sala Bolognese, 1990, pp. 93-124).

 

(28)

Fra le testimonianze, si vedano, ad esempio, l’annotazione di don Francesco Strano in calce all’Odi saffica supra la necessità, origini di ogni beni secondo cui il viceré Caraccioli (Caracciolo, in realtà) apprezzava lo scritto in questione (cfr. D. Tempio, Poesie siciliane, a c. di I. Cicciò, Giuseppe Di Maria editore, Catania, 1972, p. 17); la lettera del 19 aprile 1814 inviata da don Strano al barone di Pedagaggi Vincenzo Guttadauro (ibidem, pp. 3-5); ecc.

 

(29)

Certi componimenti fanno trasparire dolcezza di sentimento. In particolare, si vedano: Pri la morti di la sua donna – fu scritto in memoria della moglie morta e ricordò pure la figlia – (cfr. D. Tempio, Poesie, vol. II, N. Giannotta Editore, Catania, 1874, p. 209), A lu so Pasquali amatu, o, più esattamente, Pri com’ora fa un cardiddu (cfr. D. Tempio, Poesie cit., p. 209), Figghiu cu sti vajoli e Figghiu infelici, in quali ristirai – tutti dedicati al figlio avuto successivamente –.

 

(30)

Cfr. C. Monzone, Oltre l’erotismo. Per una ridefinizione dell’opera poetica di Domenico Tempio (1750-1821) cit., pp. 747-748.

 

(31)

Di Tempio è stata indicata un’erronea data di nascita, il 1759 (cfr. G. Ferroni, Storia della letteratura italiana. Dal Cinquecento al Settecento cit., p. 443). Inoltre, l’abate Francesco Ferrara ha lasciato la seguente testimonianza sibillina: «il suo genio non ebbe mai tarpate le ali nel pingere la Natura sul nudo volendo formare quadri dell’amore fisico nel quale fu ambidestro» (cfr. F. Ferrara, Storia di Catania sino alla fine del secolo XVIII, A. Forni Editore, Sala Bolognese (Catania, 1829), 1974, p. 511). Si tratta di un’illazione su abitudini sessuali particolari del poeta?

 

(32)

Cfr., ad esempio: G. Meli, Opere poetiche, a c. di A. Leggio, Casa Editrice C. E. M., Napoli, 1977, p. 639; L. Natoli, Prefazione, in Musa siciliana, Casa Editrice R. Caddeo & C., Milano, 1922, pp. XLIX-L.; P. Emiliani Giudici, Storia della letteratura italiana cit., p. 420; W. Binni-N. Sapegno, Storia letteraria delle regioni d’Italia cit., p. 768; ecc.

 

(33)

Cfr., ad esempio: L. De Vendittis, La letteratura italiana, Nicola Zanichelli editore, Bologna, 1988, p. 489; E. Donadoni, Breve storia della letteratura italiana dalle origini ai nostri giorni, Carlo Signorelli Editore, Milano, 1943, p. 226; N. Borsellino-W. Pedullà, Storia generale della letteratura italiana cit., vol. VII, Federico Motta Editore, Milano, 1999, p. 200; L. Natoli, Prefazione, in Musa siciliana, Casa Editrice R. Caddeo & C., Milano, 1922, p. L.; G. Savoca, Domenico Tempio: dall’erotismo alla protesta sociale, in G. Compagnino-G. Nicastro-G. Savoca, Il Settecento. L’Arcade e l’età delle riforme cit., p. 341; G. Giarrizzo, Nel ’700, in Sicilia, in Domenico Tempio e l’Illuminismo in Sicilia. Atti del Convegno di studio «Società di Storia Patria per la Sicilia Orientale», Catania, 3-4-5 Dicembre 1990, a c. di C. Musumarra, Palumbo, Palermo, 1991, p 31; G. Getto-R. Alonge-G. Baldi-G. De Rienzo, Storia della letteratura italiana, Rizzoli Editore, Milano, 1971, p. 383.

 

(34)

Cfr. M. D’Agata, “Prefazione”, in A. Conti, Omaggio a Domenico Tempio, Edizioni della S. S. C., Catania, 1973, p. 11.

 

(35)

Carmelo Musumarra ha ben riassunto la diversa essenza dei due poeti evidenziando come, nella parte occidentale della Sicilia, Meli fosse il maggiore rappresentante dell’Arcadia, mentre Tempio, in quella orientale, lo fu in direzione illuministica e classicheggiante: cfr. Poesia e letteratura in Sicilia tra Sei e Settecento: introduzione alla lettura del poeta Domenico Tempio, in AA.VV., La Sicilia nel Settecento. Atti del Convegno di studi tenuto a Messina nei giorni 2-4 ottobre 1981, vol. I, Università degli Studi di Messina-Regione Siciliana Assessorato dei Beni Culturali e Ambientali e della P.I., Messina, 1981, p. 375-376.

 

(36)

È stato scritto: «Senza confessarlo, il Tempio voleva competere con il contemporaneo Meli, ma dalla sua arte restava infinitamente lontano». Cfr. N. Borsellino-W. Pedullà, Storia generale della letteratura italiana cit., p. 200.

 

(37)

Si tratta di composizioni fra le quali, ad esempio, Pirsuasiva amurusa, Lu multu rivirennu patri Onoriu, Contro l’abate Ricca, Li requisiti di ’na bedda, Cantata supra lu chiavari, A ’na nnamurata ritrusa, Supra li vesti di cammara.

 

(38)

Cfr. V. Di Maria, Tempio, questo sconosciuto cit., p. XXII.    

 

(39)

Nel testo si legge: «Sono poesie licenziose del Meli e non si pubblicano in questa edizione:

 

A ’na nammurata ritrusa, quartine, Al Barone Ricca, Supra li…, L’amuri – epigrammi, Cantata supra lu… ottave, Li requisiti di ’na bedda, ottave. A.».

 

Cfr. G. Meli, Opere poetiche, a c. di E. Alfano, G. Leggio e G. Piazza Editori, Palermo, 1908, p. 504.

 

(40)

Cfr. V. Di Maria-S. Calì, Domenico Tempio e la poesia del piacere cit., passim.

 

(41)

Cfr. O. Claypole, Sicilian Erotica. A Bilingual Anthology of Erotic Poems by Giovanni Meli, Domenico Tempio and Giuseppe Marco Calvino, Legas, New York, 1997, pp. 56-62.

 

(42)

Si vedano, ad esempio, i componimenti intitolati Lu specchiu di lu disingannu o sia la cugghiuniata (cfr. G. Meli, Opere, a c. di G. Santangelo, vol. 2, Rizzoli, Milano, 1965, pp. 993-997) e A Palermu (cfr. Poesie siciliane di Giovanni Meli, vol. II, Giuseppe Piazza Editore, Palermo, 1914, p. 142).

 

(43)

Cfr. Gazzetta del Sud, Domenico Tempio poeta neoclassico nella conferenza di Santi Correnti cit., p. 5.

 

(44)

Cfr. S. Calì, La riscoperta di Domenico Tempio cit., p. 9.

 

(45)

Cfr. Gazzetta del Sud, Domenico Tempio poeta neoclassico nella conferenza di Santi Correnti cit., p. 5.

 

 

 

BIBLIOGRAFIA

 

Testi

Atlante della letteratura italiana, a c. di S. Luzzato-G. Pedullà, vol. II, a c. di E. Irace, Giulio

Einaudi editore, Torino, 2011

Binni W.-Sapegno N., Storia letteraria delle regioni d’Italia, G. C. Sansoni, Firenze, 1968

Borsellino N.-Pedullà W., Storia generale della letteratura italiana, vol. VII, Federico Motta

Editore, Milano, 1999

Boyer D’Argens J.-B. (?), Thérèse Philosophe ou Mémoires pour servir à l’histoire du Père Dirrag

     et de Mademoiselle Éradice, in R. Trousson, Romans libertins du XVIIIe Siècle, Laffont, Paris,

1993 (1748)

Calì S., La riscoperta di Domenico Tempio, Edigraf, Catania, 1970

Ciccia C., Domenico Tempio, in Profili di letterati siciliani dei secoli XVIII-XX, C.R.E.S., Catania,

2002, pp. 15-19

Claypole O., Sicilian Erotica. A Bilingual Anthology of Erotic Poems by Giovanni Meli, Domenico

     Tempio and Giuseppe Marco Calvino, Legas, New York, 1997

Coco Davani M. C., Introduzione, in G. Leanti (1919), La satira contro il Settecento galante in

      Sicilia, Bruno Leopardi Editore, Palermo, 1999, pp. VII-XVII

Compagnino G.-Nicastro G.-Savoca G., La letteratura italiana. Storia e testi. Il Settecento.

     L’Arcadia e l’Età delle riforme, vol. VI, t. II, Editori Laterza, Roma-Bari, 1974

D’Agata M., Catania nella storia, Edizioni della S.S.C., Catania, 1968

–, “Prefazione”, in A. Conti, Omaggio a Domenico Tempio, Edizioni della S. S. C., Catania, 1973,

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Periodici

Il Marzocco, La così detta “poesia” licenziosa, a. XXXIII, n. 31, 29-7-1928, pp. 1-2

Pino N., Domenico Tempio tra Voltaire, Rousseau e Giovanni Meli, in “Archivio Storico Siciliano”,

serie III, vol. XVII, 1967, pp. 103-133

 

 

Giornali

Gazzetta del Sud, Domenico Tempio poeta neoclassico nella conferenza di Santi Correnti,

15-2-1967

 

 

CD

Micio Tempio, introduzione di F. Arriva, interpretato da T. Musumeci (con O. Spigarelli e T.

Giardina), Edizioni GRECO, Catania, 1998

Micio Tempio 2000, interpretato da Brigantony, Edizioni Seamusica, Catania, 2002

 

 

Siti

http://www.disum.unict.it/Comunicazioni/Iniziative/domenico-tempio

 

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