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Archive for febbraio 2015

JOHN CHEEVER: Le lettere (un estratto della postfazione)

Pubblichiamo un estratto della postfazione del volume “LE LETTERE” di JOHN CHEEVER (Feltrinelli). La postfazione è firmata da Tommaso Pincio (che è anche il traduttore dell’opera). Per accedere allo “speciale” sul libro, cliccare qui…
Il volume è curato da Benjamin Cheever (figlio dello scrittore)

Il libro
“Conservare una lettera è come cercare di preservare un bacio” diceva John Cheever per esortare parenti e amici a gettare quelle che lui scriveva. E proprio perché convinto che i destinatari gli avrebbero dato ascolto, il Cˇechov dell’America suburbana ha confidato per lettera pensieri e timori, eventi importanti e cose di tutti i giorni, e lo ha fatto con un candore, una freschezza, un senso dell’umorismo, una verità che non si riscontrano neppure nei diari. Recuperata e riunita dal figlio dello scrittore, la corrispondenza di Cheever può essere considerata a tutti gli effetti un’autobiografia involontaria, e per questo più sincera e incantevole di una normale autobiografia”.

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La postfazione di “LE LETTERE di JOHN CHEEVER (Feltrinelli)

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ORAZIO LABBATE racconta LO SCURU

ORAZIO LABBATE ci racconta il suo romanzo LO SCURU (Tunuè). Un estratto del libro è disponibile qui

di Orazio Labbate

Perché “Lo Scuru” abbia possibilità di essere narrato, si deve annunciare una innaturale Trinità che il romanzo stesso dichiara di contenere nelle sue pagine: Lo Scuru, la Statua e U Diavulu. Questa scomposizione possiede gli elementi necessari di cui posso servirmi a mo’ di guida perché il racconto del libro si possa sostanziare in diversi periodi, posti e idee della mia breve vita, che hanno favorito la nascita del romanzo.

Il primo elemento: Lo Scuru

E’ stata la morte a farmi partorire lo Scuru.
A Butera, il mio paese natale (nonché spazio empirico e metafisico ove avviene principalmente Lo Scuru), morì mia nonna, quando avevo diciotto anni. La conoscenza del dolore, e l’evoluzione d’esso nella camera ardente, sino al punto di vederlo tramutarsi, secondo i miei occhi, in storpiamento delle cose reali, mi ha condotto a rivoluzionare la mia vita. Lì, in quel non-luogo, teatro della fine della carne, le potenti visioni religiose si sono scatenate. Visioni che covavo, anni prima da ragazzino, nella veste di chierichetto della parrocchia di San Rocco. La rabbia si è quindi frammischiata all’immaginazione di un nuovo ambiente e di una nuova, oscura, religione cattolica. Vidi quindi, grazie alla metafisica che accoglievo, le persone piangenti quali demoni o angeli, e poi vidi anche il soffitto divaricarsi per accogliere una luce e una Croce alle quali mia nonna si iniziò. Per contro, l’empiria fu padrona al cimitero dove mi resi conto definitivamente che mia nonna Maria fosse ormai sola: carne spenta. Fossimo io e lei nello Scuru. In questa Entità innominabile che è metà divina e metà diabolica eppure talmente malinconica, senza un Dio sopra di Essa solo gli uomini in grado di capirla.
Trascorsi la notte a scrivere in giro per il paese con un taccuino in mano, e poi di nuovo di nascosto al cimitero, da solo, scegliendo così i miei futuri posti di scrittura: la solitudine (la mia stanza), e i cimiteri. Ho dunque incominciato con impeto a scrivere il manoscritto embrionale che si chiamava “Sicilia mestruata” così battezzato dal mio maestro nonché grande sostenitore e amico Antonio Moresco.
Prima non avevo mai scritto seriamente, prima leggevo da impazzato Kafka, Dostoevskij, Borges, Bulgakov, Faulkner, McCarthy, Burroughs, Bufalino, D’Arrigo, e i gotici classici quali Hoffmann, Nodier, Meyrink, Poe, Stoker, e altri mentori di letteratura.

Il secondo elemento: la Statua Leggi tutto…

LO SCURU, di Orazio Labbate (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo LO SCURU, di Orazio Labbate (Tunuè)

Il libro
Poco prima che la morte lo raggiunga, Razziddu Buscemi, un vecchio siciliano da tempo emigrato a Milton, West Virginia, rievoca la sua vita passata. Nel disfacimento dei ricordi, mischiati a suggestioni metafisiche, il vecchio narrerà di un’infanzia suo malgrado visionaria, scaturita dagli esorcismi subiti, e di un’evoluzione violenta e dolorosa verso la maturità. Orazio Labbate, con una scrittura ispirata tanto dal gotico americano di Faulkner e McCarthy quanto dalla prosa ardita e barocca di suoi conterranei come Bufalino e D’Arrigo, disvela il segreto magico della Sicilia meridionale con un potente esordio letterario.

«È difficile prevedere il futuro di un giovane scrittore. Questo ragazzo siciliano che ha la faccia di Kafka tatuata su tutto il petto ha la fiamma, e quindi si può scommettere su di lui.»
– Antonio Moresco –

«Labbate ti trascina, di visione in visione, con una lingua scatenata e finalmente protagonista, nel suo magma. Un paese immaginifico, una terra restituita alla sua arcaica e feroce verità rurale, una teologia sconvolgente che abbandona le aule delle dotte e rassicuranti dissertazioni per dilapidarsi nel trivio della religiosità popolare incarnata e incendiata.»
– Emanuele Tonon –

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Un estratto del romanzo LO SCURU, di Orazio Labbate (Tunuè)
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LE NUOVE REGOLE DEL PREMIO STREGA

LE NUOVE REGOLE DEL PREMIO STREGA

Roma, 24 febbraio 2015. Cambia il regolamento del Premio Strega, il riconoscimento promosso dalla Fondazione Maria e Goffredo Bellonci e da Liquore Strega con il patrocinio di Roma Capitale e il sostegno di Unindustria (Unione delle Imprese e degli Industriali di Roma Frosinone Latina Rieti Viterbo). Nuovo meccanismo di voto, salvaguardia dei piccoli e medi editori, spazio agli autori stranieri che scrivono in italiano e alle diverse forme di narrazione: pluralità, bibliodiversità e accoglienza sono le parole che riassumono lo spirito delle norme introdotte dal Comitato direttivo del Premio, che si è riunito lunedì 23 febbraio.

“In un panorama librario che muta seguendo i tempi, con un’offerta in continua ridefinizione, modalità di lettura e fruizione dei libri inedite e nuove forme di autorialità, è fondamentale continuare a garantire una pluralità di voci e idee, salvaguardando quelle specificità e differenze che costituiscono la ricchezza del mercato editoriale italiano”, dichiara il presidente del Comitato Tullio De Mauro.

La prima importante novità nel regolamento riguarda il meccanismo di voto per la Cinquina dei finalisti: i giurati del Premio – gli Amici della domenica, lo storico corpo elettorale di 400 donne e uomini di cultura, ai quali si aggiungono sessanta lettori forti che ruotano ogni anno e quindici gruppi di lettura costituiti da scuole, università e Istituti Italiani di Cultura all’Estero – nella prima votazione dovranno esprimere la loro preferenza per tre dei dodici libri in concorso, non più per uno solo. Grazie all’introduzione di questa regola, aumenterà il numero di voti necessario per accedere alla finale, delineando un giudizio più meditato e attendibile.

La seconda innovazione istituisce una clausola di salvaguardia che favorisce la presenza nella Cinquina dei piccoli e medi editori, assumendo la bibliodiversità come valore in sé e riconoscendo l’opera di promozione degli autori emergenti e della letteratura di ricerca condotta da questo importante segmento di mercato (pari a circa il 40%). Se nella Cinquina non sarà compreso almeno un libro pubblicato da un editore medio-piccolo, si procederà all’inclusione di quel libro – o, in caso di ex aequo, quei libri – che avrà ottenuto il maggior numero di voti, determinando così una finale a sei o più candidati.

Un altro cambiamento importante consiste Leggi tutto…

ELENA FERRANTE accetta la candidatura al PREMIO STREGA

Sulle pagine del quotidiano la Repubblica, ELENA FERRANTE accetta la candidatura al PREMIO STREGA proposta da ROBERTO SAVIANO in coppia con SERENA DANDINI

Nei giorni scorsi avevamo sottolineato l’intervento di Roberto Saviano sulle pagine del quotidiano la Repubblica del 21 febbraio in cui lanciava la candidatura di Elena Ferrante al Premio Strega 2015 (con il quarto volume della serie de “L’Amica geniale“). Alla proposta di Saviano si era aggiunta quella di Serena Dandini (come secondo “Amico della domenica” disponibile a candidare il libro).
La risposta di Elena Ferrante giunge oggi (24 febbraio) sempre sulle pagine del quotidiano la Repubblica.

Caro Roberto Saviano“, esordisce la Ferrante “permettimi di andare subito al nocciolo della questione. Proporre la candidatura dell’Amica geniale al premio Strega è un tuo diritto di lettore e di Amico della domenica. Esercitalo pure, quindi, il libro è stato pubblicato apposta perché chiunque ne faccia l’uso e l’abuso che vuole. Più di venti anni fa un altro mio testo, L’amore molesto fu candidato a quello stesso premio e ci andò senza problemi“.
Nella sua lettera la Ferrante espone il suo pensiero sul ruolo dei libri, dopo che vengono dati alle stampe: “I miei libri, quando non sono rimasti nello spazio privatissimo del cassetto, possono andare dovunque li vogliano i lettori, l’essenziale è che io non debba andare con loro. Non li porto al guinzaglio, e al guinzaglio non mi lascio portare. Ci siamo separati definitivamente con la pubblicazione. E pubblicandoli ho consentito ad esporli al mondo nel bene e nel male. (…) Stimo te e i tuoi libri, sono contenta che tu abbia letto uno dei miei e che voglia schierarlo in una minuscola battaglia culturale, ma è inutile chiedermi il permesso“.
Nel corso della lettera, la Ferrante – di fatto – si dichiara favorevole alla candidatura del libro. “Tu giustamente non parli né di cinquina né di vittoria“, scrive rivolgendosi a Saviano, “ma di ‘sparigliare le carte’, espressione da tavolo da gioco che mi attrae“.

L’intera lettera della Ferrante è disponibile su Repubblica.it

Intanto, a partire da quest’anno (e proprio a salvaguardia dei piccoli e medi editori) entrano in vigore nuove regole per il Premio Strega.

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Il caso MONDADORI-RCS (approfondimento)

Nei giorni scorsi abbiamo pubblicato questo post in merito all’ipotesi di fusione tra il Gruppo Mondadori e il Gruppo Rcs. Di seguito segnaliamo ulteriori approfondimenti…

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1. L’appello su Il Corriere della Sera (21 febbraio) lanciato dagli autori della casa editrice Bompiani (insieme ad alcuni amici che pubblicano presso altri editori, intellettuali e artisti) nel quale manifestano la loro preoccupazione per il ventilato acquisto della Rcs Libri (che comprende le case editrici Adelphi, Archinto, Bompiani, Fabbri, Rizzoli, Bur, Lizard, Marsilio, Sonzogno) da parte della Mondadori.

2. L’articolo sul quotidiano “Libero” (22 febbraio), dove il suddetto appello viene considerato “fascista”

3. Il punto di Umberto Eco sul quotidiano la Repubblica del 24 febbraio (articolo non disponibile online), in cui il noto scrittore evidenzia i rischi derivanti dalla ipotesi di concentrazione (il nuovo gruppo editoriale dominerebbe il 40 per cento del mercato italiano) a prescindere dal nome del proprietario del gruppo. Tra le altre cose, “Il nuovo colosso assumerebbe un preoccupante potere contrattuale nei confronti degli autori“, sostiene Eco. Inoltre “avrebbe una influenza determinante nelle librerie e sarebbe capace di penalizzare gli editori minori“. Leggi tutto…

GLI ARCANI DELL’ANIMA, di Gualtiero Nicolini

GLI ARCANI DELL’ANIMA. Joseph Guarnerius “IHS” fecit Cremonae anno 1735, di Gualtiero Nicolini

Il vitalismo artistico-amoroso del Guarneri nel romanzo di Gualtiero Walter Nicolini

di Alfia Milazzo

Sarebbe stato possibile per Dante Alighieri concepire l’ascesa al paradiso nella Divina Commedia, senza aver vissuto l’amore per Beatrice?

Leonardo da Vinci avrebbe potuto dipingere la Gioconda senza subire la seduzione dello sguardo ambiguo di Monna Lisa?

Su simili interrogativi si arrovellano da sempre biografi e critici. Il problema in fondo è poetico-filosofico: in che misura o fino a che punto l’esperienza di vita plasma il genio artistico? E in particolare, quanto l’amore favorisce l’espressione artistica più elevata?

Il prof. Gualtiero Nicolini, nell’opera Gli arcani dell’anima – Joseph Guarnerius “IHS” fecit Cremonae anno 1735, prende una posizione in merito. Il romanzo, alla sua quarta edizione presso Stradivari, deve il suo successo al fatto di essere una delle poche ricostruzioni biografiche pur romanzate del “genio maledetto”, celebre quanto misterioso, annunciato dalla seconda parte del titolo, Guarneri detto Del Gesù.

Guarneri, uno dei più grandi liutai cremonesi del ‘700, non è noto solo per essere stato il costruttore del famoso violino “Cannone” suonato da Paganini, ma anche per una sfrenata passione nei confronti delle donne. Gli arcani dell’anima sembrano sposare la tesi secondo cui le vicissitudini erotico-amorose del Guarneri hanno influenzato significativamente gli esiti artistici di grande livello raggiunti dal maestro nella liuteria.

Il personaggio Guarneri si nutre dell’innamoramento delle donne, le quali non sono vittime, ma muse nella sua crescita artistica ed edonistica. La liuteria stessa appare come l’arte capace di unire in una sintesi armonica la disciplina tecnica a tutte le esperienze amorose, passioni, virtù e vizi del liutaio.
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